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Un abbraccio dovrebbe essere un gesto naturale, quasi un prolungamento materiale dei sentimenti, una rappresentazione corporea delle emozioni che hanno bisogno di essere condivise. Un fatto spontaneo di cui non è possibile non avvertire la necessità.

Ma per me non lo è.

Anzi, non lo è mai stato. Mi sento come se la possibilità di godere anche della più piccola forma di contatto fisico mi fosse stata negata per sempre, anche se io stessa non comprendo da chi o da cosa. Non so spiegarne il motivo, ma da sempre è cosi per me. La normalità a cui mi sono abituata consiste nel restare raggomitolata su me stessa come un elastico compresso, senza mai poter sfiorare nessuno, né essere sfiorata. Una cosa completamente contraria a qualsiasi legge di natura.

È come se avessi la capacità di trasformare un granello in un macigno.

Cosi leggero che potrebbe scivolare via dalle dita con un soffio, diventa invece un peso opprimente e insopportabile nelle mie mani. Un peso che schiaccia e riduce in polvere la naturalezza e la spontaneità dei movimenti. Il mio corpo si irrigidisce e i pensieri si bloccano.

Posta di fronte alla possibilità di liberarmi dalle costrizioni che per tutti questi anni mi sono in qualche modo autoimposta, provo un misto di curiosità e spavento. Mi risulta difficile mettere ordine fra le molteplici sensazioni contrastanti che avverto, e mi riesce difficile distinguere con chiarezza cosa si cela dietro alle parole che mi vengono dette. Forse bisognerebbe solo lasciarsi andare, e abbandonare ogni resistenza.

La voglia di sperimentare è tanta, ma la paura di non saper gestire la situazione e di non essere adeguata anche. Non trovo altro modo di reagire se non quello di negarmi, di tenere accuratamente le distanze in maniera tale da evitare che qualcosa possa accadere, in maniera tale da impedire che il limite tracciato intorno alle mie difficoltà possa essere valicato. Cosi nessuno potrà oltrepassarlo, nemmeno questa volta.

È possibile recuperare adesso una leggerezza ed una spontaneità che non ho mai avuto?

Quanto vorrei essere in grado di ritrovarla, anche solo per sapere come mi sentirei. Ma forse la spensieratezza è andata perduta quel giorno di tanti anni fa, quando per la prima volta iniziai a dire “no”, reprimendo fra le lacrime con tutte le mie forze il bisogno che invece avevo di dire “si”. Oppure è stato ancora prima, quando da bambina saltavo dalla sedia e scappavo perché non volevo neppure essere accarezzata. Non potevo neppure immaginare quanto mi sarebbe mancata nell’ età adulta la possibilità di trovare piacere in un abbraccio.

Chi se lo aspettava che sarebbe diventato tanto difficile sentirsi libera in un semplice contatto?

Ma di certe difficoltà e di certe catene forse non è possibile liberarsi. Continuano a stringere, a soffocare e a ferire. Pensare che crescendo si migliorerà, si capirà, e ci si metterà in grado di agire diversamente e di ottenere altri risultati, forse è solo una mera illusione. Il tempo perso non si recupera. Le esperienze non vissute segnano profondamente per sempre. Dovrei essere in grado di sopperire alla mancanza di tutto quello che non ho mai sperimentato attraverso il ragionamento.

Ritengo di aver fatto dei passi in avanti, ma cosa ho davvero ottenuto?

La possibilità di “affacciarmi” a vedere come sarebbe stato se avessi seguito un percorso di crescita normale. Ho assaporato la sensazione che forse poteva andare diversamente, forse potevo essere migliore. Forse poteva essere un granello, e non un macigno. Vorrei non avere l’ansia di dover sempre prevenire, anticipare e prevedere ciò che potrebbe accadere o non accadere.

Vorrei solo darmi un’opportunità.

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