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I condomini possono convocare l’assemblea?



 

Questa sezione, inquadrando il condominio come una microsocietà soggetta alle regole comportamentali relative ai rapporti interpersonali, pone l’accento sui condizionamenti che il livello maturativo del “singolo” determina nell’andamento della collettività.

Si analizzano le norme che regolano il funzionamento del condominio, alla “luce” delle conoscenze psicologiche che stanno alla base di qualunque gruppo ed organizzazione sociale.

Esperti risponderanno ai vostri quesiti, inviati all’indirizzo E mail erminia.acri@lastradaweb.it


Buona lettura


I condomini possono convocare l’assemblea?

Di regola legittimato a convocarla è l’amministratore, il quale vi provvede con un atto che si chiama ‘avviso di convocazione’, in cui devono essere indicati: il giorno e l’ora della riunione, il luogo della stessa, gli argomenti da trattare, fatta in modo non generico, ma specifico.

Tuttavia, in via eccezionale, possono convocare l’assemblea anche i condomini. Difatti, il codice civile prevede che almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio possono richiede all’amministratore la convocazione dell’assemblea. Se l’amministratore non provvedere a convocare l’assemblea entro dieci giorni dalla richiesta, gli stessi condomini possono convocarla direttamente.


Laddove manchi l’amministratore, invece, l’assemblea può essere convocata su iniziativa di ciascun condomino.

In ogni caso l’avviso di convocazione deve essere comunicato almeno 5 giorni prima della riunione.

ANALISI PSICOLOGICA

Abbiamo già visto nell’articolo specifico, che la figura dell’amministratore è equiparabile a quella del leader di un gruppo: quello costituito dall’assemblea dei condomini. A seconda della propria personalità, l’amministratore può condurre il suo mandato in maniera competente e, soprattutto, autorevole. Non sempre, infatti, la competenza nel proprio ruolo, è sufficiente a garantire il carisma necessario ad un capo “indiscusso”. È necessario emendare dal proprio “sé” elementi come “l’autostima in funzione del giudizio altrui”, “la ricerca di affinità nelle idee altrui”, “il bisogno di sentirsi accettati”, etc.

Di fronte a contestazioni sterili e pretestuose, è indispensabile evitare “la ritrosia allo scontro”, che non dovrebbe essere plateale ma costruito con una strategia impeccabile che porti i contestatori ad autosmantellare le proprie tesi. Ovviamente, per conseguire un simile successo, bisogna seguire dei training formativi appositamente studiati.

Bisogna ricordare che un leader deve essere stimato dal gruppo: di fronte ad un atto di sfiducia, se non si è sicuri di poter ribaltare autorevolmente la situazione a proprio favore, è meglio pensare a delle onorevoli dimissioni. 



E. A. – Avvocato – Counselor


G. M. – Medico Psicoterapeuta

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