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Lieve

di noia trasuda il giorno

e

di ore, di vicoli e caffè

Volteggiano, sospese,

scale immobili

e rigidi

i pensieri si trapassano

Ingenuo e leggero

giungeva il nostro tempo,

ricordi

mia tenera amica?

Rimembri anche tu quei bei giorni lontani?

Conservi, intatto,

il lume di allora?

Ancora un passo,

concedimi,

fra immote scintille

Stasera il mio cuore

trangugia fogli avvizziti

colmi di te

e la mia mente

vi cerca riparo,

conforto,

tepore

Effigi lontane

adornano il vuoto

Dell’aria al mattino

lambisco l’effluvio,

dell’alba

le linee dischiuse

e

gocciola di stelle

la notte

laddove l’aurora

si compie

Il mare si vanta di blu

e ostenta, il gabbiano, il suo canto

se,

vuotando le reti,

di lui, il pescator, si rammenta

E anela, quieta, lo zefiro

e il dolce riposo

la zattera sua

Di là dal monte

seduce di rosso Bacco

le ninfe

e

lascivi,

fra foglie

spiriti e idee,

bramano i satiri

e bruciano i sensi

Oh rorida selva

fresca di vita

che

emani, in silenzio,

dagli umidi petali,

or diafani e tenui

or fulgidi e accesi,

un soffio divino

Delizia, oh mia selva, la musa gioconda

così che, danzando,

ispiri di rime e parole,

di note e poesia

l’errante cantore

Ma giunse l’inverno

e fu lì che restò

Oh, dove sei tu

mia amica devota?

Dove li trovo i tuoi occhi?

Districa ancora questi miei nodi,

liscia le chiome,

lancia la palla

Rivoglio, sorella, quegli anni felici,

dammeli adesso

così

questa mano, tanto cresciuta, non mi parrà

E casa mia

rimane la tua

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