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Niente, impaziente, s’approssima.


 

Silenzio.

 

Il mondo ha sostato un istante di troppo fra i calchi di cera della mia stanza..

Non c’è più battito..

Non c’è più vita..

I sogni spezzati.. riposti su un tavolo vecchio,

ne ho perso i frammenti,

disperso l’essenza..

Tu eri lì, mi dicevi..

eppure

.. non c’eri.

La notte è finita,

il sonno pesante..

Il sole si arresta ad un metro da terra..

e l’ombra trafigge di vetro la luce..

La storia continua,

il tempo è assassino..

la morte.. una culla ghiacciata..

Tu giochi.. e sorridi di ciò che è irreale..

Osservi il vecchio che aspetta qualcuno..

lo aspetta da sempre..

e, di fronte, lo specchio soltanto..

La scheggia è tornata..

E’ grande.

E’ bella.

E’ mia.

Traduce lo sguardo di chi è sempre muto..

Ricalca i confini di un vuoto pesante..

Raggiunge lo scoglio,

soffoca il pianto,

ferisce,

ferisce

e si ributta giù..

E dopo è lo stesso.

Lo stesso colore..

Tu cadi.. e non sai più gridare.

 

Inverno 2007

 

 

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