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Intima intervista, per scoprire criteri e canoni da seguire.


Racconti, riflessioni ed emozioni.

 


Premessa. La cartina al tornasole della realizzazione di una persona consiste, a mio parere, nel dare la risposta “Assolutamente si!!!” (o, comunque, un’espressione di significato equivalente) quando le viene posta tale domanda: “Sei contento/a di te, della tua vita?” Proviamo, allora, a seguire questa intervista con un interlocutore anonimo nel quale, forse, vi riconoscerete. Almeno un po’


 

– Sei contenta di te, della tua vita?

(Profondo respiro.. ..)

*…No!

– ‘No’? Oppure ‘Non lo so’?

*Beh… io non… Non so rispondere a questa domanda. Troppo diretta.

– Allora a cosa sai rispondere?

*All’inizio preferirei domande quasi di contorno al mio problema.. che è lo studio.. Cioè.. non lo studio in sé, ma.. la paura di studiare, la paura dell’impegno… Credo di non riuscire a sopportare il “peso” del senso del dovere..

– Perché?

*Perché ..al solo pensiero di prendere un libro in mano per studiarci sopra (qualsiasi sia l’argomento) ..perché magari devo farlo, perché devo seguire un percorso obbligato (come può essere quello universitario) …mi assale un’ansia che si annida al centro del petto. Vede? Proprio qui.. fra la punta del cuore e la bocca dello stomaco. Comincia a venirmi l’affanno, bevo non so quante lacrime e mi si blocca quasi la parola, oltre che il respiro…

– Tipo.. attacco di panico quindi…

*No, affatto. Sa… sono stufa di tutte queste diagnosi, di queste espressioni mediche terrificanti. Non sono attacchi di panico. Perché quello che mi succede in realtà riesco, poi, a gestirlo in poco tempo, da sola.. Cerco di calmarmi respirando intensamente… I battiti rallentano, il respiro torna regolare…e così dò finalmente sfogo all’angoscia, che sgorga copiosa da quel preciso punto anatomico che le avevo poc’anzi indicato..

– Capisco… Resta il fatto, però, che non hai risposto alla mia domanda: “Perché credi di non sopportare il peso del senso del dovere”? Finora mi hai solo delineato, iperbolicamente, una reazione.

*Il fulcro del problema sta proprio lì.. Io non so rispondere a questa domanda. Nel momento in cui rispondo alla sua domanda, lei capisce, le fornisco già una potenziale soluzione al problema. Che non ho. Glielo assicuro.

– Me lo assicuri?

*Certo! Se avessi una dannata risposta gliela darei. Vorrebbe dire aver fatto già molti passi avanti da parte mia. Certo è che…

(silenzio..)

– Continua, ti prego.

*Certo è che se fossi in grado di affrontare, ogni volta, lucidamente il mio problema, avanzando ipotesi e potenziali conseguenze, come ho fatto stamani con la mia mamma… non sarebbe affatto male.

– Cosa hai detto a tua madre?

*Le ho illustrato… Beh… ho cercato di farle capire un aspetto di me.. che mi accompagna, ricordo, fin dagli anni delle elementari. E che si è evoluto nel tempo, peggiorando in alcuni periodi della mia vita, migliorando in altri (come in questo).

– Ti ascolto.

*Sin da bambina… ho sempre avvertito dentro di me… come dire… due poli opposti, ma ugualmente intensi.. Due poli che credevo inconciliabili. E questo è sempre stato un problema dilaniante, glielo assicuro. Mi sono sempre chiesta…:”Ma io… sono rigida o emotiva”?

– Beh… una domanda che forse un po’ tutti si pongono, poi… la risposta vien da sé col trascorrere del tempo. Almeno credo. Non mi occupo di psicologia… di sviluppo della personalità o cose del genere. A riguardo ne so quanto un albero. Ma tu cerca, comunque, di spiegarmi…

*Ci provo. Dunque, le dicevo di questi due poli opposti, nettamente delineati e divisi. Riuscivo ad essere rigidissima con me e con gli altri… ma anche estremamente emotiva, istintiva, senza regole. Mi ponevo, pertanto, il problema.. dal momento che vivevo questa cosa come una sorta di handicap. Volevo identificarmi in una “definizione” unica e precisa. Inequivocabile. Senza se, senza ma. Questa cosa mi avrebbe enormemente tranquillizzata. Ha sempre prevalso però (o meglio… ho sempre lasciato trapelare) il lato rigido. Nella mia vita non ho fatto altro che studiare. Studiare, studiare, studiare. E basta. Ma non perché avessi bisogno di studiare tanto. Anzi, spesso… pur di studiare, pur di non sentirmi in colpa, anticipavo i compiti dell’intera settimana. Ero veloce. E poi.. dovevo stancarmi. Stavo bene solo se mi sentivo stanca. Di studio. Allora si che avevo compiuto il mio dovere quel giorno. L’intensa rigidità con cui affrontavo “la vita” (rigidità relativa ad ogni campo ovviamente) relegava totalmente la mia sfera emotiva (intesa come sogni, “vere” aspirazioni, istinto, libertà, voglia di piacersi e di piacere) in fondo al mio cuore… alla mia anima. Solo io custodivo tutto questo. E la notte, nel momento che precede il sonno (considerato a quel tempo da me.. la parte più bella della giornata)… davo sfogo al mio cuore, alla mia anima, alla mia fantasia. Ben presto, però, dimenticai comunque i miei sogni.

Crescendo.. questa sorta di spartiacque si ingigantì. La situazione peggiorò. Tanto che… non mi limitavo più a ‘non vivere’ la mia naturalezza, ma la costruivo per finta, con gli altri. Mostrando una me sempre sorridente (perché mi sentivo in dovere di sorridere e di divertire gli altri, altrimenti che motivo avrebbero avuto di stare con me?)..sempre alla mano, gioviale, giocosa, divertentissima, pazzerella, una mascotte insomma. Tutto questo… lo facevo con la morte dentro.

Nel corso degli ultimi tre anni, però, gli anni dell’interruzione dello studio… qualcosa si è evoluto anche in tal senso. Credo ,anzi, di essermene resa conto proprio negli ultimi mesi.

Non mi sento più così dilaniata. Ho accettato (e ne sono addirittura contentissima) questa mia profonda “versatilità caratteriale”. Che non vuol dire più vivere rigidamente e costruire, contemporaneamente, una finta felicità emotiva per compiacere gli altri.

No.

Ora riesco ad essere me stessa.

– Cosa intendi esattamente quando dici “me stessa”?

*Intendo la quasi totale compenetrazione della me rigida e della me emotiva. Quasi totale perché ancora non ho raggiunto un perfetto equilibrio fra le due parti.. che sono, però, in fase di stabilizzazione. Quando troverò perfettamente quel punto… allora si… mi sentirò realizzata.

– Quindi è tutta una questione di equilibrio…?

*Si, più o meno è così. Quando concepirò un’idea di studio perfettamente plasmabile al mio stato emotivo… non sarà più un problema per me studiare.

– Cosa intendi precisamente quando parli di “stato emotivo”?

*La verità è che io non voglio stare al passo col mondo. E’ troppo veloce. Il mio spirito ha bisogno di calma, di tranquillità. E sa perché? Perché è già la mia mente a viaggiare velocissima, più del mondo. La mia è una mente incalzante, sempre curiosa di tutto, desiderosa di sfornare e applicare continuamente nuove idee, volte al miglioramento della mia vita. Non è facile starle dietro sa… E’ faticoso. Se poi dovessi “correre”, come fanno tutti oggi, per me sarebbe la fine.. E’ una sorta di compensazione la mia: vivo piano perché penso veloce. Devo afferrare pienamente anche quest’altra forma di equilibrio.

Ecco perché amo i romanzi ottocenteschi.. Perché, trame a parte, tutto si svolge in tempi iperdilatati (rispetto ai nostri).. Si assapora ogni attimo perché si ha il tempo di farlo. Si ha il tempo di emozionarsi (nel bene e nel male).. perché si ha il tempo di capire ciò che succede.

Questo mi dà molta tranquillità sa… Anche avere accanto una persona che “va piano”…che parla lentamente… che rallenta il mio passo troppo veloce… mi dà serenità e sicurezza..

Studiare oggi è una guerra. Darsi gli esami in tempo, scappare da una lezione all’altra, coprire tutti i corsi possibili…

– Beh… esistono le vie di mezzo…

*Come ha ragione. Lo so. Perfettamente. E’ per questo che adesso non ripiombo più nell’angoscia nera quando penso allo studio. E’ per questo che non vivo più la colorita reazione che le ho spiegato prima.

– Quindi stai meglio…?

*Decisamente meglio. Può dirlo forte.

– E allora, scusa l’indiscrezione, perché non provi a capire cosa vuoi fare, cosa ti gratificherebbe di più? Magari facendo delle ricerche in internet.. trovi qualcosa d’interessante su facoltà o corsi che forse nemmeno conosci. Perché tu vuoi laurearti a tutti i costi, vero?

*Detto così è un po’ “brutto”. Come se la laurea fosse un rimedio contro la morte. Però si… vorrei tanto laurearmi.. e questa volta non solo per “l’altrui” desiderio di realizzazione, ma… per il mio desiderio di realizzazione… che comprende anche l’entusiasmo di poter approfondire le mie conoscenze, di poter crescere ancora… Di poter migliorare. Perché lo studio ti migliora, t’insegna a pensare, ti suscita coscienza critica….

– Quando parli di “altrui” desiderio di realizzazione…. a chi ti riferisci?..

*Beh… ci siamo capiti!

– In definitiva.. ti senti in procinto di una svolta anche in senso..diciamo così..”professionale”..?

*Credo di si…

– Lo credi o lo pensi?

*Beh si, lo penso. Qualcosa si muove dentro di me. Qualcosa comincia a fremere…. a diventare quasi impaziente…

E’ l’onda anomala che inizia a formarsi, che si ritira per moltissimi metri… e che si prepara a distruggere tutto intorno..

– Un’immagine un po’ forte…

*E’ la giusta metafora di quello che sento.

– Anche se non hai ancora le idee chiare su quello che desideri fare nella vita… puoi azzardare qualche riflessione sul tuo futuro?

*Un po’ difficile direi… perché, appunto, non ho le idee chiare. Se allude alla scelta di una facoltà nuova… beh sicuramente mi discosterei di 180 gradi dalla precedente…

– Addirittura versi opposti….

*Addirittura versi opposti!

– Escludi, quindi, un’eventuale ripresa della vecchia strada?

*Al momento non escludo nulla, mi creda.

– Per l’immediatezza, invece, hai mai pensato…che so…di poter fare qualche lavoretto.. giusto per tenerti in attività? Ormai hai l’età per…

*..per darmi da fare, lo so. Eccome se ho l’età. Le dirò… Mi sta balenando spesso in testa l’idea di trasferirmi, per un po’, sù a Milano… Sa.. lì c’è un mio amico che all’inizio potrebbe ospitarmi e darmi una mano… Avrei voglia di provare, anche solo per qualche mese, il lavoro di cameriera… magari in un pub o in una pizzeria… Forse in una pizzeria sarebbe meglio… Ma per ora è un’idea.. un pensiero poco pregno di concretezza…

– Perché proprio Milano?..

*Beh.. questo mio amico m’invita spesso… e ci piace molto stare insieme. Ci si diverte da matti.

– E’ solo per questo?

*No. Ovviamente. Il motivo principale per il quale vorrei spostarmi in un’altra città (se devo provare a lavorare un po’).. è che non sopporterei l’idea di poter incontrare “certa gente”. Sa …i locali sono frequentati..

– ..”Certa gente”..? Spiegati meglio..

*Ho il terrore d’incontrare, o peggio, dover servire magari… qualche parente o vecchi compagni di scuola.. Con gli uni e con gli altri… ho rapporti pessimi, mi creda..

– Non dovresti vergognarti di lavorare. Non c’è cosa più nobile di questa a mio parere..

*Non me ne vergogno affatto. Altrimenti non avrei mai pensato all’eventualità di mettermi in gioco in tal senso.. magari cercando, nel frattempo, di schiarirmi le idee circa lo studio.. che sento la mia strada reale…

– …”Che senti la tua strada reale”…Hai detto una cosa molto importante… E’ già una risposta questa, un grosso passo avanti.

*Si, beh…considerato che circa tre anni fa, all’inizio della crisi, al solo udire la parola “studio” mi strappavo i capelli… direi che ha ragione..

– Tre anni non sono pochi..

*Nemmeno tantissimi…

– Dovresti, comunque, sentirti libera… Addirittura andresti a lavorare a Milano pur di non incontrare “certa gente”…

*So che è sbagliato ma.. perchè affrontare adesso questo forte disagio? Proprio ora che sto cercando di rimettermi in piedi?.. Ormai la gente ti ride in faccia, non si limita più nemmeno a voltarsi… perché vuole tu capisca che sta deridendo proprio te, con tutta l’intenzione di ferirti, di farti male…

– Beh.. dipende da te lasciarti ferire o meno… dalla gente. Libertà vuol dire riuscire a star bene in qualunque posto…(si parla, ovviamente, di luoghi vivibili)…

*Ha ragione. Gliela riconosco tutta. Ma sono umana. E orgogliosa. E poi… quella gente lì.. io proprio non la sopporto… E’ un mio limite, ne sono consapevole. Un grosso limite.. Ma non voglio dar loro “ulteriori soddisfazioni”…

– Si ma…

*Non sono un’eroina, non l’ho mai detto. Né nei miei, né nei confronti degli altri…

– Non sarà che il problema è tuo? Magari i tuoi parenti..o i tuoi ex compagni di scuola sarebbero solo stupiti nel vederti in panni diversi da quelli che immaginavano per te… Magari penserebbero solo ai fatti propri dopo un frettoloso saluto.. Ci hai mai pensato?

*In realtà no… Mai..

– E, magari, credi che loro possano pensar tanto male di te (scusa il gioco di parole).. perchè sei tu a giudicarti attraverso i loro occhi, attraverso le parole taglienti che pensi possano dire… e che, invece, saresti tu a dire a te stessa se ti “scorgessi” a fare la cameriera…

*Magari è proprio come lei dice…o magari no… Non lo so… So solo che non sopporto più l’idea di esser giudicata (positivamente e non) dagli altri e da me stessa. La verità è che voglio evitare situazione che potrebbero facilmente pormi in questo stato… come, ad esempio, fare la cameriera nella mia città… Se proprio devo sottopormi a giudizio.. (il mio)… voglio, quantomeno, evitare quello degli altri, quello di chi mi ha conosciuto prima di “cadere”.. Sa… dopo vent’anni di giudizi non ne posso davvero più, mi creda…

– Sai che chi scia o pattina deve imparare, come prima cosa, a cadere?

*Lo so…

– E che, se i bambini piccoli non cadono, non imparano a camminare?…

*So anche questo….

– Sei caduta, come tanti altri.. come quasi tutti… Non mi sembra questa gran tragedia…

*Non lo è infatti… Riconosco di essere ancora un po’ lontana dal liberarmi di certi schemi eccessivamente rigidi… Non è facile per me…che ho sempre vissuto così…

– Capisco… Però, se posso, credo che ce la farai.. Mi sembri una combattiva…

*Grazie.. Io, invece, ho sempre pensato il contrario.. Ho sempre pensato d’ esser debole e arrendevole.. Ma ultimamente.. sto cambiando idea.. Mi sento più grintosa..

– Perché pensi sempre il contrario di ciò che appari.. di ciò che, invece, sei?…Hai molti pregiudizi nei tuoi confronti… Perdonati, se credi di avere delle colpe.. e comincia a camminare prendendoti per mano questa volta… senza puntarti il fucile addosso come hai fatto per tutta la vita..

(sospiro…)

(…sorriso)

*..Lo sto già facendo.. Mi creda..

-Ti credo!

…Bene,credo anche che abbiamo terminato. Ti ringrazio del tempo dedicatomi…

*Grazie a lei!

-…E ..tra qualche giorno, magari in un mometo di relax, prova a rileggere l’intervista…

…Vedrai che le risposte che cerchi sono tutte lì.

 

Maria Francesca

 

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