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Una identità lavorativa.


 

Pensieri degli anni difficili.


Ho sempre pensato di voler concentrare tutte le mie forze bene in una cosa sola. Una che riempie stuzzicando la curiosità, che solletica l’ingegno ad affinarsi, che mi conceda di proporre per avanzare. E naturalmente, come per tutte le cose della vita, anche questo ha avuto un bel prezzo da pagare. Alto. Molto alto. Non lo so fino a che punto è stata una scelta, forse, a volte, siamo obbligati in un percorso.

Che cos’è la libertà scientifica?

Cade il silenzio, quest’oggi, non riesco più a trovare le parole per descrivere. Vengo avvolta da una nube di illusioni spente che, sprigionate ormai tutte le energie che le teneva in vita, blocca il mio pensiero confondendolo.

È difficile in questo periodo organizzarsi mentalmente per affrontare un nuovo discorso, nonostante, per natura, sono entusiasta della novità, impetuosa nella realizzazione, immediata nella conduzione. Ma…, troppi gli intralci ed i pensieri completamente estranei al mio modo di essere, che non mi appartengono e che mai mi apparterranno.

Ho sempre creduto che ognuno di noi debba realizzarsi secondo le sue propensioni, inseguendo il proprio “sentire”, combattendo per ottenere uno spazio che possa garantire l’espressione della propria creatività.

Il volere di pochi sul desiderio di molti. E, quando il desiderio in realtà è un diritto, è veramente difficile ingoiare il rospo. Pur arrotolandosi le maniche a ricominciare tutto daccapo. Spesso interviene la rabbia a ribaltare ogni tentativo di stabilizzazione.

Il principio della libertà scientifica. Ho sempre pensato non fosse solo un modo per inseguire e realizzare un progetto, ma anche uno stile di vita rivolto alla risoluzione e alla costruzione di dettagli che insieme potrebbero delineare una parte del disegno della vita. Libertà non intesa come anarchia di movimento, ma come espressione della propria capacità, di quello che si possiede al beneficio degli altri.

L’identità lavorativa. Mai avrei immaginato di doverla mettere in discussione in questa fase della vita. Conquistata a fatica in uno di quei momenti in cui il buio è invadente da ogni punto, quindi un raggio di sole a rasserenare un frammento, un traguardo raggiunto dopo una lunga corsa. Ma…

Inizia una lunga fase di elaborazione di quello che accade, costellata dalla rabbia di non volersi adattare alla prepotenza di pochi e soprattutto il non riuscire a trovare una spiegazione al perché.

In fondo non bisogna andare poi troppo lontano per assecondare la fuga dei cervelli.

Strano come le cose accadono così vicino a noi e ce ne rendiamo conto solo quando ci siamo dentro fino al collo , con ben poche possibilità di ritrovare.

In nome del principio della libertà scientifica!

Abbiamo lavorato concentrando il meglio della nostra attività di pensiero per tanto tempo, trascurando talvolta il resto di quello che ci stava intorno. Siamo giunti e arrivati ad un incrocio, ma, con molta tristezza nell’animo, mi accorgo che poche sono le strade davanti, a percorrere. Abituo, a fatica, la mia mente a pensare in un altro modo. Purtroppo in questo momento è necessario per sopravvivere, per mantenere alto l’umore.

Quando l’ostacolo si frappone al diritto, viene a mancare il principio della libertà scientifica.

Ben venga tutto ciò che possa potenziare e accrescere, ma sempre nel rispetto dell’essere umano, di chi ha donato per il solo piacere di lavorare, di chi ha contribuito per il desiderio di partecipare alla crescita della comunità di ricerca.

Amareggiata. Porto con me l’amarezza e cerco di lasciare la rabbia, non mi appartiene, non voglio mi appartenga.

 

Fernanda

 

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