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Un sabato d’incontro.


Pensieri degli anni difficili


Sveglia, fin dalle primissime ore dell’alba.

Un autunno scricchiolante di caldi colori che catturano senza darmi la possibilità di fermarmi, a pensare.

Un sabato di incontro.

Volo, per strada cercando di immaginare quello che sarà. A volte il tema può essere solo uno spunto per andare altrove, e questo attira sempre più la mia attenzione e curiosità. Una calda atmosfera mi investe immediatamente. Prendo posto, come sempre in posizione centrale, là dove posso incontrare meglio, ma anche sfuggire e raggiungere più velocemente il mio pensiero. Mi guardo intorno e con sorpresa intravedo una figura silenziosa che si aggira nella sala, senza più la dolcezza dell’arancio nel vestito. Parte immediatamente in me un moto di tenerezza che non riesco e non voglio in alcun modo fermare. Il mio viso si distende in un sorriso. Sono già contenta, è tanto poter provare questa sensazione, quasi un regalo che mi concede quella parte un po’ nascosta.

Mi sollevo e vado verso il fondo della sala. Voglio vedere da un’altra angolazione, osservare, cercando di immaginare cosa spinge le persone. Un altro sorriso, questa volta di buongiorno.

Il dolore sociale. Sullo sfondo troneggia l’immagine tratta da un film importante, degnamente interpretato.

Faccio un volo nel passato. Sono indietro nel tempo, quando il sabato era fatto di momenti da trascorrere sotto le coperte, in due, dopo aver scelto con accuratezza il film della serata per il piacere di goderlo insieme.

Chissà perchè questa associazione! Forse nasce da una capatina che proprio ieri sera mi ha trascinato nel baule dei ricordi, delle foto della vita che ho vissuto fino ad ora. Ho ritrovato un po’ a sorpresa, quasi come se avessi dimenticato, l’amore che mi ha legato per tanto e ho rivissuto dentro la mia anima il piacere di aver amato intensamente e di essere stata amata. Non lo so se nella stessa maniera, ma questo non è importante. Ognuno ama per come può, per come ha imparato, per quello che ha vissuto. Per quello che è. E non può esserci una maniera migliore dell’altra. Stiamo parlando dell’amore verso qualcuno. Metto da parte una delle più belle immagini che mi restano: il sorriso nel calore, un abbraccio a coronare.

Cos’è il dolore sociale?

Si parla di sofferenza, disperazione, paura. Siamo in contesto ospedaliero, circondati dall’odore della morte, ricoperti da sterili camici bianchi che a volte hanno bisogno di una mano a dare una mano.

Come si può offrire il proprio aiuto?

È impressa nella mia memoria visiva lo sguardo di un uomo magro vestito di un camice, che si aggirava speranzoso nella sala di attesa di un reparto ospedaliero di grande dolore, dove mi recavo, anni addietro, si può dire giornalmente. Non aveva funzioni mediche, era lì per portare il suo sostegno a quelli che combattevano una battaglia dura. A volte sembrava fosse lui a chiedere l’aiuto, con i suoi occhi. Timidamente si sedeva vicino l’attesa sofferente, aspettando in silenzio che qualcuno gli rivolgesse la parola. Posso dire che in quell’ambiente si stabiliva un clima caldo, che univa gli ammalati e i familiari e coloro che portavano il loro amore. E lui era lì, con nelle mani il suo.

La solidarietà. Era l’aria della solidarietà, del capirsi, perchè la sofferenza unisce ma non lega, non è necessario dover parlare. Forse, lasciar vibrare le corde del proprio sentire senza obbligarle all’ascolto di una musica scelta.

Il senso della vita. Sarà forse la maturità dei miei anni che non mi invita a porgermi questa domanda? Eppure solo poco tempo fa qualcuno me ne ha chiesto il significato. La risposta? Immediata. Imparare il valore della vita. Che non vuol dire doversi accontentare del niente fra le mani, ma riuscire a vedere quello che c’è oltre. L’ho già detto, L’altro lato, quello bello, nel piacere di ciò che ci offre la Natura ogni giorno al risveglio.

Come ho già avuto modo di dire abito in un quartiere popolare e quante cose che si imparano a saper guardare!

Attraverso la strada velocemente, ma non voglio perdere il gusto di riverderla. È sempre lei, la signora tutta bianca amica dei colombi. Lei li nutre, loro aspettano. Da un po’ di tempo si aggira in compagnia di un cagnone, quasi più grande di lei, e con lui lei conversa e lui risponde… Si possono vedere nei posti più disparati, alla fermata di un bus di una strada squallida, seduti su di una panchina a guardare e chiacchierare. Forse lei vive sola, ma in realtà non lo è. Può sembrarlo a chi non ha compreso il senso della sua vita.

L’amore, la solidarietà, la solitudine, la sofferenza.

Imparare ad ascoltare, cercando di essere il più naturale possibile. Non si può solo infilare il pensiero dentro un libro. Provare a capire cosa si sente quando si gira su se stessi, quando ci si trova circondati da un cerchio a tenerci separati dall’esterno e, tutto intorno, niente.

Mi commuovo dolcemente nelle immagini del film.

Vorrei guardare dentro gli occhi e vedere non solo il colore. Il risveglio, è un invito a non fermarsi quando tutto si frappone.

Rimango incantata dal sentimento che vive nelle cose che si amano.

 

Fernanda

23 ottobre 2010

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