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Non è cambiato molto.


 

Pensieri degli anni difficili


Un gioco che facevamo da bambini. Per distogliere l’attenzione divertendosi e, nello stesso tempo, alleggerire il finire della giornata.

La creatività. In ogni sua espressione può essere la mano che ti viene tesa per scaricare, per superare la difficoltà, per non perdersi d’animo né di vista.

Una piccola salita mi separa dal resto del mondo. La percorro, la prima volta correndo, poi torno indietro quasi scivolando, aprendo le braccia ad incontrare. Mi lascio accogliere. Quindi ricomincio a camminare. Lentamente però.

È molto difficile trovare un giusto equilibrio fra le aspettative e quello che realmente c’è o si può avere.

Preferisco pensare all’uomo come “all’essere umano in quanto tale”, con il suo bagaglio di incertezze e titubanze. L’ho già detto e scritto tempo fa: “si vede dalle mani!” E ripenso allora alle mani di un uomo grande: delicate, esitanti, forti della loro insicurezza. Vorrei poterle sfiorare ancora una volta.

Quando, a sera, mi rifugio dentro l’animo, non sempre trovo una luce a riscaldare. Può essere che le fatiche della vita incidano in maniera differente, ma senza far perdere di vista l’obiettivo principale. Che non è da perseguire però, mi piace pensare sia solo naturale.

È inutile tentare di lasciare le cose separate!

Vorrei poter mandare il mio messaggio.

Tendo la mano. La sento stanca questa sera però. La trattengo nella mia e la conservo con il respiro che l’accompagna. Per tutta la mia vita.

Tre passi avanti e due indietro. Tre saltellando e due più lentamente. Non arriveremo mai, ma non è questo lo scopo.

Quante parole che sfuggono alle mie mani in questi giorni.

Ritornano a me i freddi odori del passato, cammino lentamente nei luoghi già vissuti e visitati e sulla pelle lo stesso identico sapore.

Non è cambiato molto.

Fuori o dentro?

Avanti e indietro; vedo nello sguardo della gente la voglia di trovare un appiglio per potere superare e andare avanti, senza restare scossi dalle troppe sofferenze che regnano alimentate dai dolori.

Incontro la sua in un incastro naturale. Lo può solo un legame che non avrà mai fine, anche quando interverrà prepotentemente il muro del distacco.

Mi piace imparare da ogni cosa. Osservo chi con discrezione affronta senza fuggire e ne rimango incantata. Sento il bisogno di trasmettere il mio “sentire” col sorriso che sempre ci accompagna. È vero, riusciamo noi a sorridere anche nelle lacrime più profonde. Sono orgogliosa e fiera quando l’animo di chi riesce bene a vedere con semplicità lo fa notare.

Tre passi avanti e due indietro. Vado un po’ oltre e salgo su un gradino. Mi volto lentamente e, nella calda sera dell’estate, fotografo nella mia mente una coppia che si ama. Un po’ abbracciata a tenere unito quel legame fatto di mille intrecci, di parole a metà, di momenti di tensione e di allegria.

Nessuna delusione. Anzi, quasi quasi sono grata quando mi si lascia entrare a porte aperte, come a voler dire che le giornate passano su tutti a volte facendo un po’ del male. Vorrei che questo si capisse senza bisogno di usare le parole.

Un brivido di freddo mi pervade. Un istante, mi sfiora la paura. Quando ecco da lontano risento la voce canticchiante della purezza che ammira e parla senza filtri. E offre il coraggio necessario.

…e due indietro.

E mi ritrovo nella sua, camminiamo insieme. Un po’ stanca però.

Fernanda

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