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La storia di Strello.



Pensieri degli anni difficili – 119

Forse la prossima storia parlerà di aquiloni che incontrano il cielo, ascoltano le voci del vento e, quando si posano sulla terra, bisbigliano alle orecchie di chi sa ascoltare le mille favole che hanno afferrato fra le nuvole sfuggenti di una bellissima giornata d’estate.

Una bellissima giornata d’estate!

Sono giorni altalenanti questi, fra le torride note che confondono, intervallate da sprazzi di cielo che ti fanno ricordare quanto sia importante respirare e fare respirare.

La storia dell’aquilone detto “Strello” nasce in una domenica di riposo dalla calura. Quando le onde del mare sono alte al punto giusto da lasciare dondolare e non troppo da permettere alla paura di avanzare.

La spiaggia è un campo giochi, pochi gli sguardi, lontano lo schiamazzo, se non il rumore delle onde che, quest’oggi, hanno deciso di mostrarsi birichine.

Guardo l’orizzonte e mi accorgo della vastità del cielo proiettato su di un mare immenso. E questo senso della grandezza un po’ mi intimorisce.

Ne vedo molti in lontananza, volteggiano, alcuni sicuri nelle loro traiettorie. Sono quelli che hanno conformato la loro sagoma alla direzione dei venti, quindi si muovono senza ondeggiare, ma seguendo rigidamente i flussi d’aria. È difficile che questi si spezzino oppure cadano, lasciandosi andare. Sembrano tutti uguali: arancio di colore con un po’ di nero che contrasta, ma se guardi attentamente non ce n’è uno che assomiglia all’altro.

Mi fermo e decido di prenderne uno per me, per provare indirettamente l’ebbrezza del volo, o forse solo il piacere di ritrovarmi nel paese dell’infanzia a godere della libertà del gioco su di un campo fatato. Poche parole e tanta umanità. Mi si stringe un po’ il cuore pensando alle cose essenziali che spesso sfuggono, quando siamo invece presi dalle mille incombenze che ci sembrano a volte indispensabili. E invece…

Il vento soffia e mi trascina sulla riva delle onde, dove arrivano freschi gli schizzi dell’acqua e, proiettandomi in un tempo ormai passato, ma sempre vivo, mi ritrovo con il viso ad allungare lo sguardo verso la profondità del cielo.

Tendo il filo e catturo l’interesse di qualcuno che si è fermato ad osservare con curiosità.

Un giro dopo l’altro raggiunge il punto più alto e lì sembra fermarsi al centro a sovrastare e guardare tutto quello che avviene giù. Sembra immobile e sospeso ad ali spiegate quasi ad abbracciare il vento, ad accoglierlo con tutto il calore, come fa l’essere umano quando “vuole” perché finalmente “può”.

La libertà che emana si coglie dal profumo. Ancora una volta più sensi lavorano in perfetta sintonia a farti percepire il piacere dello spazio, la fragranza della volta.

-Ti senti già in volo?

-No, no. Ancora sono molto sulla terraferma. Ce ne vuole prima di potermi sentire veramente libero da lasciare tutto quello che assilla e mi trattiene e potere sollevarmi a braccia tese verso l’alto.

È incredibile come si possa provare lo stesso desiderio, nello stesso momento, in luoghi diversi ma non tanto lontani. Anche quando le corde sono allentate perché tenderle potrebbe risultare pericoloso per la sfera dei sentimenti… Ma poi, a sorpresa, ci si ritrova a raccontare la stessa cosa vissuta, lo stesso desiderio, nello stesso momento, in luoghi diversi ma non tanto lontani. E si fa veramente fatica a pensare che possa essere la casualità la chiave, la spiegazione, è molto più reale immaginare che sia la sintonia a legare le anime. Anche quando si tratta di aquiloni…

Il soffio per un momento decide di fermarsi e lui, assecondando il suo desiderio, comincia una lenta discesa. Da lontano sembra accompagnato da un velo di tristezza, in realtà, quando è così vicino a me da poterne sentire l’odore di cielo, è pieno di parole da trasmettere e raccontare. Mi siedo accanto alla riva, là dove arrivano violente le onde che aumentano ad ogni giro il loro ritmo, sia di potenza che di intensità e dove sento e meglio apprezzo tutta la maestosità della Natura.

Presto ascolto e rimango incantata dalle mille storie che vivono nell’alto, oppure che si colgono dall’alto. Non è importante dov’è che prendono vita, ma poterle abitare e immaginare.

Fernanda

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