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Emozionarsi.


 

Pensieri degli anni difficili – 116

 

Occuparsi di qualcuno con amore.

Quante volte nella vita ci si “scontra” evitando di incontrarsi, percorrendo strade parallele che mai si congiungeranno? Che peccato!

Una notte intera di pensieri che assillano, questa volta non per scacciare, solo per tirare all’estremo una sofferenza che va vissuta. Non si può ignorare.

Mi sorprendo solo un attimo più tardi, dopo che un po’ di tristezza mi ha investito costringendo a chiedermi se esprimersi così col cuore in mano sia stata la cosa più importante, fra le tante paure e insicurezze che, in questo tardo pomeriggio, hanno sopraffatto. Le insicurezze fanno l’essere “umano”. Non rinuncio all’incertezza e al dubbio, mi costringono a riflettere, a stimolare la discussione con me stessa, in fondo a crescere ponendo l’attenzione sui contorni della vita.

Vorrei poter solo trasmettere la parte più bella, quella che mi accompagna quando viaggio insieme ai miei pensieri più leggeri, freschi e densi di armonia e vitalità. Quando, sorridendo fra me stessa, con l’immaginazione me ne vado fra le nuvole, liberando le parole senza limiti, trascinando le persone in un vortice di piacevole allegria.

Prendo posto e cerco di spiegare, ma una nota di sorriso mi coinvolge. Mi rimetto allora sui miei passi, in cerchio, toccando ogni cosa mi passa lì davanti a trasmettere la carica che, mi dicono, và liberata. Poi mi fermo…e lasciando lo sguardo arrivare in un passato che è diventato ormai insegnamento del presente e speranza del futuro, mi rivedo.

Canticchio, con tutto l’amore di cui sono capace i versi di una allegra canzone, scritta da un uomo alla sua bella, intonata su poche note e tante parole. Nelle calde sere d’estate chiudeva le effusioni e preparava ad una magica notte, piena di stelle brillanti che spuntavano timorose dai tetti delle case, nel silenzio di una città che aveva scelto di fermarsi a godere della quiete.

Non credo sia una questione di profonda empatia, ma proprio il terreno desiderio che diventa impellente esigenza di volere e trasmettere l’amore, il piacere di avere la certezza del benessere dell’altro. Preoccuparsi dei minimi dettagli che possono riguardare ogni cosa, dalla comparsa di una ruga che solo ieri non era e che vedo come un pensiero, e semplicemente, alle tonalità che legano i vestiti.

Ma, questo non significa equilibrio e completezza. Manca qualcos’altro.

Le emozioni.

È un periodo che combatto a cercare di capirle. Vanno espresse, raccontate, dominate o “frustate”?

Boh, io penso vadano solo vissute, perché sarà pur vero che l’importante è metterle nel giro della vita altrimenti si reprime, ma è altrettanto vero che una volta tirate fuori non si possono domare o modificare a piacimento. Sarebbe come volerle costringere a muoversi all’interno di un binario troppo stretto, dal percorso stabilito.

Non riesco a non frenare il tremito che accompagna le mie mani quando una lacrima timidamente decide di lasciare il posto ad un momento di sollievo. Decido di lasciarmi andare. E tutto diventa più facile.

Qualcosa anche per se stessi. È nelle leggi di Natura.

Il piacere di avere il “bene” dell’altro ritorna dopo una traiettoria circolare, perché l’uomo, in generale, è fatto anche di corde che all’interno vanno pizzicate e forse a volte si produce confusione quando si afferma convinti che non si posseggono i freni che liberano i sentimenti senza pensare. Può accadere di non averli ma, ad un certo punto, diventa indispensabile percorrere la strada giusta, che vuoi o non vuoi, si deve fare in due. È lì che bisogna intervenire e avere colto.

Di cosa si può essere capaci per il piacere di amare!

Non vedo nessuna interferenza, sono presa solo dal donare, trasmetto tentennando una debole carezza che si trasforma nel gesto di una guancia che si porge, sorpresa di accogliere il calore che viene dalle mani, fino alla punta delle dita.

Donarsi, aspettare rispettando, tendere la mano quando ci si trova nell’oscurità di una stanza troppo buia che non dà possibilità di vedere.

Emozionarsi vibrando, immersi dentro il lago che avvolge i corpi. Vivere così d’intenso…

 

Fernanda

 

 

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