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Da una recente indagine è emerso che le banche continuano a remare contro ai consumatori.


 

E’ amara ma è la verità. Nonostante le leggi ed i decreti anche recenti, le banche agiscono noncuranti, come se, diversamente da tutti, fossero esentati dall’osservare le leggi.

Prendiamo per esempio il caso del consumatore che, dinnanzi alla scelta per l’apertura di un conto corrente bancario, è sempre più confuso a causa della scarsa informazione e dell’indisponibilità degli impiegati a dare le delucidazioni necessarie per la scelta più conveniente.

La conclusione a cui si arriva è che le banche non vogliono clienti informati e consapevoli, ma, al contrario, continuano a contare sulla pigrizia e “l’ignoranza” dei clienti e sul fatto che il nuovo cliente si affidi ciecamente, sottoscrivendo il conto, senza conoscerne i costi e le condizioni di contratto, continuando così ad imporre costi e commissioni altissime che vanno a rimpinguare solo le casse della banca.

L’autorità che ha il compito di vigilare sulla trasparenza delle banche è la Banca d’ Italia. Spesso la scarsità dei controlli fa sì che le banche ignorino la legge o la interpretino a modo loro, senza la reale volontà di dare informazioni chiare al potenziale cliente, contando solo sulla loro “opera di persuasione”.

Indicativo è quanto emerso recentemente da un’ inchiesta sulla trasparenza ed in particolare sulla presenza dei foglietti illustrativi, condotta da alcune associazioni di consumatori nelle banche delle maggiori città d’Italia: Bari, Milano, Roma , Napoli, Torino e sulla possibilità che hanno i consumatori di avvalersene.

Per legge i foglietti illustrativi devono essere posti in bella vista nelle agenzie, a disposizione del pubblico ma nella maggior parte dei casi non è così. Su 122 agenzie visitate dagli inviati delle associazioni, che si sono spacciati per potenziali clienti, solo in 45 avevano a disposizione i foglietti, in 30 li hanno rilasciati a coloro che li hanno richiesti esplicitamente allo sportello ed in ben 47 banche non sono stati consegnati, sebbene siano stati richiesti.

Anche qualora si è già titolari di un conto corrente è sempre bene prestare attenzione, perché per legge le banche sono autorizzate, previo preavviso di 30 giorni, a mutare condizioni e tassi d’interesse, ma solo per “giustificato motivo” come il cambiamento dell’affidabilità finanziaria del cliente (licenziamento, mancato o ritardato pagamento di più rate del mutuo ecc.). Rientrano tra le giustificazioni anche i cosiddetti “mutamenti delle condizioni di mercato”, che possiamo tradurre quasi sempre nella riduzione dei tassi d’interesse attivi per i clienti (cioè la remunerazione della giacenza del capitale) e nella maggiorazione dei tassi passivi, che in termini pratici possiamo definire come i profitti delle banche, che maturano sullo scoperto del conto di un cliente.

Ad ogni modo, è diritto del consumatore avere chiarimenti sul motivo della variazione che deve essere messo per iscritto nei prospetti del conto; non sono, infatti, accettabili motivazioni generiche.

Se non si è convinti della variazione, si hanno a disposizione 60 giorni di tempo per recedere dal contratto senza spese di chiusura. Inoltre, come si riduce il tasso attivo per la variazione delle condizioni di mercato giustificando così il minor guadagno, deve ridursi anche quello passivo che la banca applica se un conto corrente è in rosso. La legge è dalla nostra parte, pertanto è giusto far valere i nostri diritti di consumatori, pretendendo che sia ridotto anche il tasso passivo. Viceversa se aumenta il tasso passivo, a causa di aumento del tasso della Bce, allora deve essere aumentato anche il tasso attivo.

Ricordiamo che il conto corrente non è certo una forma d’investimento, anzi, la cosa più giusta da fare, è cercare di risparmiare quanto più possibile sui costi e negoziare con la banca il tasso d’interesse, la commissione sull’eventuale scoperto (in caso di fido), tenendo presente che non sono più previsti costi per chiusura conti o trasferimento titoli.

In realtà la strada per una reale semplificazione del rapporto tra cliente e banca, è ben lontana.

I tempi per la chiusura di un conto sono in media abbastanza lunghi: da un minimo di 6 giorni, ad una media di17 giorni, per giungere addirittura ad un mese e mezzo di attesa per l’ estinzione di un conto a cui sono legati più servizi, qual è il risultato? Che il consumatore continuerà a pagare le spese di gestione ed il canone del vecchio conto e quello del nuovo!

Data la situazione, dunque, è necessario tutelarsi individuando, per quanto possibile, il conto corrente più conveniente confrontando le diverse condizioni di conto offerte dalle banche ed attivarsi, puntando sulla concorrenza, e se necessario, cambiando anche operatore.

Per individuare sul mercato il migliore conto corrente è possibile usare internet.

I conti online sono più convenienti rispetto a quelli tradizionali, le spese sono ridotte al minimo o in alcuni casi del tutto assenti, sono più remunerativi, offrono tassi d’interesse vantaggiosi e sono molto trasparenti, infatti sul sito devono essere riportati per legge tutte le informazioni su costi e spese.

Maria Cipparrone

 

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