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Scrivere, a volte equivale a dipingere.


 

Pensieri degli anni difficili – 93

Il foglio davanti si presenta bianco, pronto per essere impresso. Parole che vorrebbero imporsi a lasciare una traccia. A volte la confusione nella mente trova spazio fra le pagine e si esprime.

Sempre più spesso provo una sorta di intolleranza verso la bella stagione! Mi sento costretta a dover trascorrere il tempo obbligatoriamente fra la gente, nei luoghi di villeggiatura, mare o monti, e minimizzare le ore a disposizione per me stessa. E così quando la pioggia fa capolino alla finestra è come se mi distendessi a trovare uno spazio fra le cose che appartengono a me, solo a me.

Gli umori altalenanti…

È incredibile quanto volubile sia l’essere umano. Penso di esserne uno degli esempi più calzanti. Consapevolizzo anche quando sono dedita ad una delle attività che preferisco, nella quale meglio riesco a tirare fuori la parte, non migliore, ma quella vera e lascio che la penna scivoli senza inibizioni su di un foglio bianco.

Entro in conflitto e mi arrabbio come non mai quando rileggo e scopro una terminologia che combatto, non voglio mi appartenga. Sento di aver perso un po’ di spontaneità, è come sapere di dover andare in una direzione prestabilita perché è la ragione che lo suggerisce, ma il corpo ti spinge da tutt’altra parte.

No, questa volta non voglio comprendere, lasciarmi guidare dalla maturità della mia esperienza, ma scatenare e liberare ogni irrazionalità che mi fa essere umano.

Il mondo delle emozioni colora il nostro momento di pausa, che può essere anche nel pieno della attività lavorativa, quando, senza accorgersene, si scivola nel piacere dell’intimità e ci si racconta. Le paure, le ossessioni, le proprie fobie, anche quelle che mai racconteresti perché non vuoi che le sentano le tue orecchie. E ci si confronta con un leggero imbarazzo, ma con la serenità e la sicurezza di essere compresi. Non si è poi così diversi gli uni dagli altri. Come sempre può variare la modalità di interagire, ma le difficoltà sono sempre più simili.


La dignità. Nutro il rispetto più profondo. I miei modelli di vita ne hanno fatto un insegnamento fondamentale, basilare a qualsiasi azione e comportamento. Ha trovato la massima espressione e si è incisa nella mia anima nella manifestazione del dolore. E ancora una volta mi si riempiono gli occhi di lacrime e con orgoglio penso di essere stata fortunata.


Scrivere a volte equivale a dipingere. Se lo si fa senza condizionamenti, non necessariamente a voler sapere dove si vuole arrivare, e, lasciando spazio ai pensieri della mente, fra la libertà delle parole.

Sento intorno a me come se stesse per spegnersi la luce. La sensazione del buio vista da quest’ottica non assume quell’aria di magia che colora le notti fatate, al contrario si veste di angoscia che sfocia nella solita tristezza legata alla paura più grande della vita di ogni uomo. E allora penso che è dentro di sé che si trova la via più rapida, cercando di ristabilire senza grossi perturbamenti la linea dell’umore. Ma in questo modo si rischia di perdere qualcosa, è come giungere rapidamente alla fine del percorso senza averne gustato il panorama.

Quanta fatica!


La noia. Il nemico principale di ogni forma di attività cerebrale.

Gioco con me stessa quando, captando senza accorgermene la nota di attenzione che attira, ruoto intorno alle cose, volgendole al piacere di indagare e spesso scoprendo con gusto la giusta percezione.

Il bianco si può considerare come il tappeto della propria vita che, anche se vissuta e forse un po’ tracciata, si può ancora disegnare. Sarà per questo che provo un senso di fastidio quando si arriva in quei momenti in cui risulta quasi d’obbligo stilare un consuntivo, i famosi giri di boa che ti costringono un po’ a rallentare. Non mi piace la costanza nel percorrere, semmai una buona imprevedibilità accompagnata da una dose di fantasia. Per poter meglio colorare…

 

Fernanda

 

 

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