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“Approfondiamoci” per capire meglio


 

Approfondimenti

La musicoterapia, come qualsiasi altra attività che preveda la costruzione di una relazione costruttiva, necessita di uno spazio definito (fisico e mentale) all’interno del quale incontrarsi. Il setting rappresenta un contenitore di elementi spaziali, temporali e relazionali che costituiscono una base solida , stabile e costante ( in termini di luogo, di tempo e di relazione) su cui poggia il lavoro del musicoterapista. In musicoterapia il setting può essere inteso come la sovrapposizione armonica di uno spazio fisico, di uno spazio psicologico e di uno spazio acustico (Borghesi-Ricciotti, 1998). Tale spazio deve possedere alcuni requisiti: deve esser delimitato, riconoscibile, riservato e protetto. Il concetto di delimitazione non riguarda solo il piano architettonico, ma anche quello acustico, essendo necessario un certo isolamento da e verso l’esterno. La stanza di musicoterapia non dovrebbe trovarsi in un luogo circondato da rumori forti, poiché qualunque rumore esterno potrebbe interferire nel processo di comunicazione. Allo stesso modo è importante che gli elementi sonori prodotti all’interno del setting non interferiscano con la vita normale dell’ambiente esterno. Uno studio con un buon isolamento acustico permette di lavorare con assoluta libertà lasciando spazio a qualsiasi espressione vocale o strumentale. La stanza non deve essere troppo ampia, poiché ciò potrebbe provocare dispersione, ed una conseguente perdita di punti di riferimento. La sala però, non deve nemmeno ridursi a pochi metri, perchè limiterebbe la libera utilizzazione del corpo e del movimento, che sono parti fondamentali della dinamica della comunicazione. È opportuno inoltre che la stanza sia priva di decorazioni, per evitare la presenza di stimoli che possano costituire fonti di distrazioni, e che l’arredamento sia essenziale. Secondo R. Benenzon lo studio di musicoterapia deve avere le pareti rivestite di legno fino a metà. Questo consente, da un lato, di diminuire il riverberarsi e il riflettersi dei suoni, rendendo più silenziosa la sala; dall’altro offre l’opportunità ai partecipanti di percuotere con le mani le pareti, ottenendo in tal modo un altro mezzo per percepire le vibrazioni con il tatto e con il corpo. Anche il pavimento deve essere di legno per permettere la trasmissione delle vibrazioni. È preferibile che il pavimento sia costruito ad una certa distanza dalla base di cemento, in modo che permanga uno strato d’aria che favorisca ancora di più la vibrazione de legno (Benenzon). Risultano idonei anche locali dotati di appositi pannelli fonoassorbenti sulle pareti e di moquette sul pavimento (Postacchini).

Per quel che riguarda la dotazione tecnica, un laboratorio di musicoterapia deve possedere uno strumentario per la produzione musicale, per l’ascolto di materiali preregistrati e per la ripresa audio-visiva degli incontri. Lo strumentario deve essere sufficientemente nutrito e vario, in modo che ognuno dei partecipanti possa compiere la propria ricerca con un margine di scelta relativamente ampio, sia per ciò che concerne le caratteristiche timbriche, sia per le possibilità di variazione dinamica, sia per le qualità melodiche, armoniche e d’intonazione.

Lo strumento in musicoterapia va considerato nella sua globalità. Ogni sua parte è significativa ai fini della comunicazione: forma, dimensione, colore, temperatura, sonorità, la qualità degli elementi che lo compongono.

Gli strumenti da utilizzare in musicoterapia devono possedere alcune caratteristiche fondamentali:

-devono essere preferibilmente strumenti di ampia facilità e libertà d’uso, e non è necessario possedere un’istruzione musicale per produrre con essi forme sonore. Non sono richieste particolari abilità motorie, sensoriali o psichiche;

-Di solito sono costruiti con materiali naturali, come pelle, cuoio, legno, pietre, frutti vari, ecc…;

-devono possedere forme e dimensioni differenti, in modo che i pazienti possano proiettarvi qualunque fantasia personale;

-Devono permettere spostamenti liberi;

-devono favorire la tendenza a stabilire relazioni con gli altri strumenti e permetter che il loro uso stimoli la comunicazione.

Una classificazione che include la maggior parte degli strumenti esistenti, convenzionali e non, folklorstici o di fabbricazione spontanea è quella proposta da Curt Sachs e da Erich Hornbostel, che suddivide gli strumenti in idiofoni, aerofoni, membranofoni, cordofoni ed elettrofoni.


Idiofoni: Il suono è prodotto dallo stesso materiale di cui è costituto lo strumento senza fare ricorso a tensioni aggiuntive di membrane o corde: xilofoni (tavolette intonate di legno), metallofono(tavolette intonate di metallo), legnetti, piatti, campane tubolari(tubi di metallo intonati e sospesi ad un telaio), maracas, triangoli, capanelli, glockenspiel(insieme di piastre metalliche che sostituiscono le campanelle del carillon), wood block ( parallelepipedo di legno). Questi strumenti appartengono allo strumentario ideato da Carl Orff , fondatore della metodologia didattica (sarebbe più corretto parlare di linea pedagogica, in quanto l’autore intendeva condurre l’allievo verso una espressività musicale personale e spontanea) denominata Orff- Schulwerk (opera didattica).


“[Io]… perseguivo l’attivazione dell’allievo attraverso il far musica autonomo, cioè attraverso l’improvvisazione e l’ideazione di musica propria. Così non mi interessava avviarlo a strumenti d’arte altamente evoluti, quanto a strumenti preferibilmente orientati al ritmo, di apprendimento piuttosto facile, primitivi, vicini al corpo. A questo scopo andava trovato uno strumentario adatto. Di strumenti puramente ritmici, nostrani o esotici, ne avevamo abbondantemente a disposizione grazie allo sviluppo del jazz… Ma senza strumenti melodici e di bordone non era pensabile la creazione di uno strumentario autonomo. Così costruimmo … i diversi tipi di xilofoni, metallofoni e glockenspiele. Si trattava in parte di modelli nuovi, in parte ispirati a modelli medioevali o esotici”.(Carl Orff)
Membranofoni: Il suono è prodotto da una membrana tesa su un’apertura. Si possono classificare in base alla forma ( Es: tamburi tubolari,cilindrici, conici, a barile , a clessidra, ecc…), al materiale, (legno, cocco, metallo, bambù), al tipo di attaccatura delle membrane( incollate, inchiodate, abbottonate, allacciate, legate), alla posizione di esecuzione (fissi sul pavimento, appesi al soffitto o ad un sostegno) e alla maniera in cui vengono suonati ( a percussione, a frizione, con le mani, con le bacchette, ecc…)


Cordofoni : Il suono deriva dalla vibrazione di una o più corde tese tra due punti fissi. Le corde possono essere percosse con bastoncini ( come in alcuni tipi di salterio), suonate direttamente con le dita o con un plettro (chitarra, mandolino) sfregate con un arco (violino, viola, violoncello, ecc..)messe in vibrazione dal vento( arpa eolia) .


Aerofoni: L’elemento vibratorio è l’aria. Sono i cosiddetti strumenti a fiato con l’aggiunta di pochi altri aerofoni liberi che si basano su principi acustici differenti.

  1. aerofoni a fiato: sono caratterizzati da un tubo che racchiude una colonna d’aria, e da un dispositivo per mettere l’aria in vibrazione, spezzando in pulsazioni il soffio dell’esecutore (tromba, clarinetto oboe, corno, flauto ecc…)
  2. aerofoni liberi :non hanno una colonna d’aria chiusa, ma agiscono direttamente sull’aria esterna (organo, armonium, fisarmonica, ecc…)


Elettrofoni : si dividono in analogici e digitali. Negli analogici il suono è prodotto da un processo elettromeccanico o da un circuito oscillatore. In quelli digitali avviene un processo di conversione del suono in formato numerico . Gli esempi più diffusi sono la tastiera elettronica, il microfono, e l’impianto di registrazione/riproduzione stereofonica.

R. Benenzon propone la seguente classificazione degli strumenti musicali ideata appositamente per il lavoro in musicoterapia.

Classificazione degli strumenti corporeo-musicali da utilizzare in musicoterapia:


Corporali: Il corpo umano è lo strumento più importante fra tutti quelli che il musicoterapista ha a sua disposizione. Il corpo può convertirsi in un idiofono, in un aerofono, un membranofono ed un cordofono. Il corpo è il primo strumento a essere utilizzato nel rapporto tra madre e feto, e successivamente tra madre e neonato, è lo “strumento” ritmico primario in quanto legato a intensi percorsi esperienziali . Alla funzione strumentale si appaia quella motoria espressiva: il corpo dice, il corpo delinea, il corpo rappresenta, il corpo interpreta, il corpo mima. Dal movimento espressivo libero alle forme strutturate il corpo dispone tutta la sconfinata area rappresentata dai linguaggi motori.


Naturali: Si definiscono naturali quegli oggetti che si ritrovano spontaneamente in natura e che producono dei suoni senza l’intervento dell’uomo, come ad esempio l’aria che sfiora le foglie degli alberi.


Quotidiani: Gli strumenti quotidiani sono quegli oggetti di uso giornaliero capaci di produrre suoni per il solo fatto di essere usato in un certo modo, come ad esempio riempire d’acqua un bicchiere.


Creati: Si tratta di strumenti che sono fabbricati, creati o improvvisati dal paziente o dal musicoterapista con l’obiettivo di stabilire una comunicazione mediante il loro uso. Possono essere fabbricati con i materiali più naturali più diversi, o con oggetti di uso quotidiano.


Musicali: Si dividono in convenzionali, non convenzionali, folcloristici e primitivi. Quelli convenzionali sono fabbricati su scala industriale o artigianale, e sono propri di una determinata cultura alla quale appartengono sia i il paziente che il musicoterapista. Alcuni esempi sono: chitarra, violino, pianoforte , flauto clarinetto, ecc…Quelli non convenzionali sono strumenti fabbricati che non appartengono alla cultura del paziente. Alcuni esempi sono: clavicordo, lira, cembalo, ecc…

Gli strumenti musicali folcloristici sono strumenti artigianali con un preciso carattere etnico. Un esempio di strumento folcloristico è la txalaparta (una o più tavole collocate orizzontalmente), strumento a percussione dei paesi baschi.

Gli strumenti primitivi hanno un preciso carattere etnico al pari di quelli folcloristici, ma a loro differenza hanno un’origine remota e generalmente hanno un minore impatto sull’identità sonora del paziente. Un esempio di strumento primitivo è lo Shofar, l’antico corno ebraico.


Elettronici: Appartengono a questa categoria tutti i riproduttori di suoni (giradischi, mangianastri, lettore compact-disc, sintetizzatore, ecc….

R. Benenzon classifica gli strumenti anche in base al loro uso comportamentale.

Ogni strumento può essere utilizzato come:


1) oggetto sperimentale o di sperimentazione:quando la persona sente il bisogno di guardare, toccare e suonare istintivamente, sperimentando la percezione tattile, la forma, il colore e il suon dello strumento. In questi casi la produzione casuale, poiché l’attenzione viene concentrata sull’osservazione dello strumento scelto nella sua totalità e nelle sue parti singole;


2) oggetto catartico o di catarsi: lo strumento viene utilizzato come mezzo per scaricare la tensione in eccesso, provocando sensazioni gratificanti;


3) oggetto difensivo o di difesa: lo strumento viene utilizzato come una sorta di scudo metaforico, dietro al quale nascondersi per celare le proprie ansie . In questi casi generalmente si osserva un atteggiamento rigido nella persona, che tende a muovere solo le parti del corpo necessarie a produrre certi suoni;
4) oggetto incorporato o di incorporazione: lo strumento non viene utilizzato per produrre suoni, ma viene semplicemente maneggiato. Viene accarezzato e manipolato come se fosse una parte del proprio corpo. Il corpo e lo strumento si trasformano in una unità indistinta. Tale modalità di utilizzo degli strumenti si riscontra frequentemente nei soggetti autistici;


5) oggetto intermediario o di intermediazione: si definiscono oggetti intermediari tutti quegli elementi che favoriscono il passaggio delle energie corporeo-sonoro-musicali con l’intenzione di stabilire una comunicazione. In altre parole s’intende qualsiasi oggetto in grado di funzionare come strumento di comunicazione, in grado di agire  terapeuticamente  all’interno della relazione, senza determinare stati di allarme o di ansia. L’oggetto intermediario svolge un ruolo di trasmettitore, permette cioè la comunicazione sostituendosi al legame fisico e mantenendo la  distanza tra i partners (R. Benenzon);


6) oggetto intermediario corporale: Poiché li primo oggetto intermediario che appare nella comunicazione fra madre e neonato è il corpo stesso della madre, Benenzon lo definisce oggetto intermediario corporale per distinguerlo dagli oggetti che lo sostituiranno: ciò significa che corpo può essere utilizzato come oggetto intermediario;


7) oggetto integratore: Quando lo strumento consente il passaggio di energia comunicativa fra più di due persone rendendo simultaneamente attivi più canali di comunicazione si definisce “oggetto integratore”.

Bibliografia


  • AA.VV., Il perimetro sonoro, in Musica e terapia , Edizioni Cosmopolis, Torino, 2001.
  • Benenzon R., Wagner G. , De Gainza V.H. , La nuova musicoterapia, Il Minotauro, 1997.
  • Postacchini P., Ricciotti A., Borghesi M., Musicoterapia, Carrocci,Roma, 2004.
  • Sachs C. Storia degli strumenti musicali, Mondadori, Milano, 2004.

 

 

Francesca D’Andrea – Musicoterapista

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