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Che cosa fa crescere l’economia di un popolo? Come mai la ripresa congiunturale, da molti annunciata, non riesce a decollare e, anzi, lo spettro della recessione è sempre dietro l’angolo? La tendenza depressiva non si inverte, perché gli indici di ripresa sono basati non già sulla capacità di presentare prodotti e servizi, utili al miglioramento della qualità della vita, ma sui consumi di un popolo che, “a mente spenta”, viene indotto a comprare effimero e superfluo. A queste condizioni, la ripresa non parte perché i leader delle aziende sono condizionati dalla paura relativa alla sovrapproduzione rispetto alle richieste di un mercato divenuto più parsimonioso rispetto ai consumi da cicala, tipici della seconda metà del secolo scorso. In che modo, leader politici e banche centrali, cercano di spingere la loro economia? Prevalentemente con il sostegno ad imprese ed istituti di credito in difficoltà… ma senza prevedere la formazione di una classe dirigente capace di restare tetragona ai colpi di ventura e, al contempo, in grado di individuare aree di effettivo bisogno, da colmare attraverso linee di prodotti e servizi mirati. È forse la paura di venire scalzati da persone più “fresche”, più “attente” e… PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



…maggiormente innovative? Il protezionismo e la salvaguardia di privilegi, al riparo del motto “vinca il migliore”, non hanno mai contribuito alla crescita di un popolo. “Le persone che riescono in questo mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano le creano” (George Bernard Shaw). Auspichiamo, quindi, un maggior spirito di competizione tendente al superamento dei propri limiti attuali. Siamo convinti, infatti, che proporre ciò che serve per vivere, effettivamente, meglio, crei i presupposti per una richiesta potenzialmente illimitata. “Non cercare di diventare un uomo di successo quanto, piuttosto, un uomo di valore” (Albert Einstein)