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Alcuni personaggi della storia e dell’attualità, con evidenti limiti strutturali dal punto di vista caratteriale, ne sono diretti testimoni?



Ogni soggetto umano – sia nelle volizioni che nelle decisioni che riguardano i comportamenti interpersonali, come pure nelle scelte operative – è sempre condizionato dall’impostazione caratteriale che lo connota.


Ogni nostro agire subisce, primariamente, un impulso interiore che si origina dalla precipuità degli stati psichici; e così, a seconda che veniamo sollecitati da situazioni commotive causate da diverse sensazioni come: gioia, dolore, ansia, rabbia, odio, insofferenza e passionalità di varia natura, sorge in noi un primo impulso, improvviso e violento, che condiziona il carattere, oltre che essere sollecitato da scariche di adrenalina che accentuano il battito cardiaco, il ritmo respiratorio e diverse contrazioni muscolari.


Se la natura ci ha fornito di un complesso sistema endocrino, ma anche di quell’impalpabile profondità interiore che chiamiamo ” IO”, o “EGO”, o “PSICHE”, pur se inseriti nella più vasta accezione del mondo animale, tuttavia essa natura ci distingue da ogni altra specie vivente e ci colloca al più alto gradino della vita perché siamo stati dotati di un sistema fisiologicio specifico: quello nervoso, che si pregia della RAGIONE.


Diceva un grande premio Nobel per la Fisica, nei passati anni ’70 del trascorso secolo, che non gli suscitava grande emozione avere la convinzione fideistica di essere una persona dotata di anima divina, ma quello che accendeva la sua meraviglia era la dotazione di quelle tre dita di materia grigia, della quale siamo tutti privilegiati destinatari, che è capace di accendere quella ingegnosità inimitabile che ha tratto l’uomo dal buio della caverna per scagliarlo, come protagonista, negli spazi siderali; perché questa dotazione ci ha consentito di innalzare templi e piramidi, testimonianze pittoriche, sculture che ci appaiono palpitanti di vita, di interpretare la fisicità della realtà e valicarne l’ultimo confine per approdare al regno del metafisico, di rapire l’armonia delle stelle e cullare i nostri riposi nella dolcezza dei suoni e che ci consente di tenere vivo il fuoco di Prometeo, per “seguir virtude e conoscenza”; ma, purtroppo, essere capaci, anche, di nefandezze e violenze che ci ributtano all’ultimo gradino della vita animale.

Solo chi ha la forza interiore di imporre il vaglio della ragione sulla propria istintività, è capace di attuare comportamenti caratteriali socialmente utili e civilmente propositivi.

L’ostinazione, anche la più obiettivamente finalizzata all’attuazione di principi generali, può determinare situazioni di crisi, di attrito e di rottura del tessuto sociale.

Robespierre, con la sua “Politica del Terrore”, finì , a sua volta, “sotto la concordia” della ghigliottina parificatrice, per quel periodo storico; eppure, era soprannominato : “l’INCORRUTTIBILE”.


Ché il principio egualitario della Legge non può atrofizzarsi in una sua attuazione manichea; ogni persona, sottoposto al giudizio della legge, deve essere considerata come espressione di un ceto sociale, di un’educazione assorbita nell’ambito del gruppo in cui vive ed opera, di una scala di valori etici vigenti in un dato periodo ed in un determinato territorio.

E’ appena dell’altro ieri la notizia, divulgata dalla stampa, circa la proposta del Consiglio Superiore della Magistratura di rimuovere il Procuratore Generale della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, dott. Agostino Cordova dalla sede attuale per “incompatibilità ambientale”, formula molto vaga per la sua sinteticità; prescindendo da ogni valutazione e commento della decisione in questione, non si può non rimanere sorpresi per il fatto che eminenti giuristi, alte cariche magistratuali hanno espresso lusinghieri giudizi ed apprezzamenti nei confronti del dott. Cordova, lodando, tutti, la sua probità, la sua onesta comportamentale; ma altri, gli hanno addebitato un’anelastica interpretazione del suo incarico istituzionale, che, a tratti, pare allinearsi alla concezione kantiana della legge, e che si condensa nel noto “pereat mundus sed fiat lex ” ( finisca il mondo ma si applichi la legge ).

E se provassimo, invece, a rivedere KANT con l’altro brocardo hegeliano “fiat lex ne pereat mundus”?

Giuseppe Chiaia ( preside )

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