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Da questa settimana inauguriamo una nuova sezione de Lo Spazio dei Consumatori con le notizie più importanti per il mondo dei consumi degli ultimi sette giorni. Non tutte le novità sono positive, ma sicuramente piene di speranze.


 

Innanzitutto, a Bruxelles sono tutti d’accordo nel ritenere che i prezzi dei messaggi inviati in roaming sono attualmente troppo elevati. A sostenerlo con convinzione è proprio il presidente del Gruppo Regolatori Europei che considera un prezzo tra 0,11 e 0,15 euro per sms più che equo.

In questo settore, il mercato unico deve giocare il suo ruolo e le frontiere non devono pesare sulle fatture telefoniche dei cittadini che viaggiano. A fare da eco a questa notizia, è l’iniziativa del Codacons che ha annunciato, appena entrerà in vigore, una class action contro le compagnie telefoniche che hanno praticato in Italia tariffe per i messaggini di gran lunga superiori alla media europea. Ciò nasce all’indomani dell’indagine dell’Autorità francese per le telecomunicazioni che ha evidenziato che inviare un sms in Italia da un cellulare con carta prepagata costa quasi 5 volte di più che per esempio in Danimarca.

Dal fronte delle vendite fuori dai locali commerciali arriva, invece, una buona notizia. Il Tribunale di Bolzano ha, infatti, condannato una società a restituire ai consumatori, che hanno sottoscritto ordini di acquisto di un’enciclopedia del valore di € 5.800,00 a Bolzano e che avevano esercitato il diritto di recesso restituendo la merce, assegni, danaro ed effetti cambiari di loro spettanza. Il Tribunale, inoltre, ha ribadito un importante principio, secondo il quale il diritto di recesso è valido anche quando la merce è restituita dal consumatore senza gli imballaggi originali, ordinando, tra l’altro alla società di eliminare dai propri contratti le spese accessorie a carico dei consumatori in caso dell’esercizio del diritto di recesso.

Per un veloce ripasso, per vendite fuori dai locali commerciale s’intendono quelle “porta a porta” e/o quelle per esempio fatte in strada, quando qualcuno ci ferma per venderci il classico corso d’inglese o qualcosa di simile. Insomma si tratta di vendita al di fuori di un negozio, per essere chiari. Nel caso di specie, i consumatori erano stati attirati con la promessa di regali, quali dvd, forni a microonde, tute per bambino etc. In realtà si trattava della sottoscrizione di un contratto per la vendita di un’enciclopedia di € 5.800,00, con la possibilità di sottoscrivere anche un contratto di finanziamento con ulteriore aggravio di spese. Da qui i consumatori avevano deciso di rivolgersi al CTCU (centro tutela consumatori ed utenti) che non ha esitato a dar corso alla battaglia in Tribunale il cui risultato rappresenta una grande vittoria in questo settore. Questa sentenza, infatti, è un precedente molto importante che ribadisce il riconoscimento di alcuni diritti per i consumatori e l’obbligo per i venditori di attenersi alle norme vigenti in materia, senza alcuna possibilità di vessare indebitamente i consumatori.

Infine, per chiudere il cerchio, proprio di oggi è la notizia che l’Unione nazionale Consumatori ha formalmente preso posizione contro lo stalking telefonico che, di solito, viene effettuato da società per promuovere i propri servizi e prodotti commerciali. Ogni giorno, infatti, quasi dieci milioni di utenti vengono bombardati da call center che, violando le norme sul trattamento dei dati personali e sulla privacy, pubblicizzano le offerte commerciale di società telefoniche. Tale pratica commerciale è illegittima e disturba la vita privata dei cittadini-consumatori che sono invitati a denunciare tali abusi alle forze dell’ordine e ad informare le associazioni dei consumatori per richiedere eventualmente il risarcimento dei danni esistenziali, senza considerare che tali insistenti telefonate, effettuate, senza il consenso dell’utente che le riceve, è considerato reato a norma dell’articolo 660 del codice penale (molestia o disturbo alla persona), punibile con l’arresto fino a sei mesi.

Maria Cipparrone

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