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Cinquant’anni tra poco, dopo ventotto di lavoro nel 2001 mi ritrovo disoccupato a causa del fallimento dell’azienda dove lavoravo. Raccolgo le sollecitazioni a riqualificarmi del precedente Ministro del Lavoro e riesco a ottenere un diploma di maturità. Mi metto di nuovo alla ricerca di una occupazione, ma la mia età rappresenta un ostacolo: la possibilità di trovare un lavoro vero è ormai un miraggio. Ora mi districo – pur abitando nel ricco Nordest – tra lavori precari o atipici e contratti a tempo determinato…”. Con queste parole iniziava una toccante lettera pubblicata dal quotidiano “La Repubblica” il 24 agosto 2006. In effetti, mentre in altri paesi europei si sono resi conto che un lavoratore anziano non è necessariamente meno efficiente di un collega giovane ma, anzi, spesso porta in dote un bagaglio di esperienza professionale e di adeguato comportamento di fronte a situazioni complesse, da noi le politiche sull’occupazione nei confronti degli ultra cinquantenni, a conti fatti, rappresentano un’incognita rilevante. “La tragedia della vecchiaia non è di essere già vecchi, ma di essere ancora giovani” (Oscar Wilde)… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Chi assume, di solito, preferisce i giovani ma, recenti studi sul cervello, dimostrano che i neuroni “ingrigiti” funzionano altrettanto bene di quelli ancora “bruni” e, in qualche caso, persino meglio. Eppure, sono ancora tanti i pregiudizi a sfavore di chi ha superato la barriera degli “anta” già da qualche luna: lenti, distratti, poco adattabili, non accettano il lavoro di equipe, rifiutano le nuove tecnologie, etc. “La vecchiaia inizia quando si è sicuri di non essersi mai sentiti così giovani” (Jules Renard).Riteniamo che sia giunto il momento di verificare le proprie convinzioni riguardo al rapporto tra il lavoro e l’età.Esistono occupazioni in cui le persone mature sono in grado di realizzare e mantenere in maniera costante, prestazioni raggiungibili solo grazie all’esperienza. A differenza di quanto si crede, le funzioni cognitive migliorano nel tempo perché la mente non smette mai di accrescere le sue competenze a patto, ovviamente, di rispettare due condizioni: tenere il cervello allenato e affrontare con interesse e motivazione tutto ciò che, in genere ci viene chiesto di risolvere.” L’uomo raggiunge da novizio la soglia di ogni età della vita” (Nicolas de Cham). In psicologia, quei valori esperenziali che inglobano conoscenza, capacità di capire, semantica culturale (conoscenza di vocaboli e loro utilizzo appropriato), competenza sociale, vengono definiti “intelligenza cristallizzata”. Tale concetto viene distinto dall’intelligenza “fluida” che, invece, connota la capacità di adattamento in tempi brevi. Quest’ultima, com’è facile intuire, è di pertinenza (anche se non sempre) dei più giovani, mentre la prima vede “vincente” chi è più avanti negli anni. Se è vero che gli esperimenti in laboratorio dimostrano tempi di reazione più lunghi in questi ultimi, è altresì provata una loro propensione a commettere meno errori rispetto ai giovani. Elevata crescita della speranza di vita e basso tasso di fecondità: un cocktail che porta il nostro paese a conquistare il primato europeo d’invecchiamento. Secondo l’Istat, in Italia ben oltre il 20 per cento della popolazione ha più di 65 anni, mentre la popolazione minorenne è molto al di sotto del 20 per cento del totale. I paesi che sono riusciti a sviluppare meglio le politiche per l’invecchiamento attivo sono quelli che hanno iniziato a combattere la discriminazione dei lavoratori anziani con opere di dissuasione verso gli imprenditori, campagne pubblicitarie e coinvolgimento dei sindacati, per far nascere un clima culturale e sociale che veda nell’anziano una risorsa, ovviamente se lo si “utilizza” nel posto giusto e per un tempo adeguato. A nostro giudizio, in Italia, il punto di accordo migliore si otterrebbe seguendo il modello delle antiche tribù degli indiani d’America, le quali utilizzavano gli anziani per ottenere suggerimenti e consigli al fine di giungere velocemente alla soluzione dei problemi, risparmiandosi il costoso “pedaggio” da pagare all’insegnante più difficile, quello che prima ti fa l’esame, e poi ti spiega la lezione: l’esperienza di vita.

G. M.

Si ringrazia Lina Gentile per la collaborazione nella stesura del dattiloscritto.

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