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Premessa: ci si rende conto del fatto che il contenuto dell’editoriale di questa settimana possa apparire, per lo meno, provocatorio, a cominciare dal titolo. Però, considerando alcuni aspetti aberranti in cui si è infilata la nostra Società contemporanea (prevalentemente quella del nostro Bel Paese delle “Caste” ingravescenti) e ritrovando il termine in questione in ogni dizionario della lingua italiana, è sembrata opportuna un’azione di sfondamento antireticente.

La derivazione del termine minchione prende origine dal latino mencla, formula volgare di mentula che è diminutivo di menta, che indicava appunto l’organo sessuale maschile (la radice ment- indicava una sporgenza, vedi parole come “mento” o “monte”).

La radice indoeuropea è mat- che probabilmente indicava lo scuotimento e da cui sono derivate parole che indicano arnesi per agitare il burro durante la preparazione (ad esempio nel sanscrito con manthara).

Altri fanno derivare la radice da mingere che significa orinare.

La parola ha prodotto anche altri termini derivati come minchiata, per indicare sciocchezza o minchione, per indicare una persona sciocca, insulsa, ingenua, credulona e autolesionista. 

Si lascia ai lettori il compito di stabilire l’attinenza di tutto ciò, con quanto si andrà descrivendo

Cominciamo a scorrere le immagini che, rotocalchi di ogni genere, sciorinano senza tregua… e senza ritegno alcuno. 

Meningite, il vaccino non sarà gratuito. Mancano i soldi. Il piano nazionale vaccinazioni 2008-2010 che avrebbe portato da 9 a 12 le profilassi gratuiti, “é stato ritirato perché non è sufficiente la copertura finanziaria”. Non serve che il settimanale The Economist ci dipinga come un Paese seriamente in difficoltà. I segnali della crisi appaiono evidenti anche all’osservatore più distratto e hanno ripercussioni perfino in un ambito serissimo come quello della sanità. Un lancio di agenzia lo ha evidenziato anche di recente: per questo e per i prossimi anni non ci sarà nessun ampliamento delle vaccinazioni gratuite. Non ci sono abbastanza soldi. 

Emergenza rifiuti in Campania. Nonostante l’avvicendarsi di amministratori straordinari (alcuni tali anche nel valore personale), il risultato corre di bocca in bocca, a livello planetario. Turismo quasi azzerato e distribuzione di prodotti agricolo caseari in forte crisi. Non nascondiamoci dietro un dito pietoso e “peloso”. Questo è ciò che ha voluto la camorra, in combutta con amministratori locali e nazionali (esponenti, oramai, di una casta di rara e spiccata ignoranza esistenziale, ciarlatana e parolaia). Quindi si dirà che, in fondo, chi ha governato non ha mostrato lungimiranza e capacità. Ma, scusate, le organizzazioni criminali, che razza di Business Plan (alias Piano di fattibilità) hanno messo in campo? Ma non era intuibile il risultato cui si sarebbe giunti, prima o poi? E come lo si sarebbe giustificato? E come lo si sarebbe risolto? Una volta, almeno, la malavita organizzata, garantiva ordine e disciplina lì dove lo Stato non poteva realizzare una sfera di controllo del territorio! E oggi, che figura hanno fatto, questi guappi di cartone, nei confronti di quel popolino che pensava di poter contare su protezioni e garanzie (anche se illegali)?

“Il minchione di quest’anno, se ne accorge quest’altr’anno!” (proverbio popolare). 

Questa storia fa il paio con i comportamenti da “furbetto del quartierino” che ogni estate, in molte altre regioni d’Italia, determina immensi roghi che feriscono e oltraggiano chi ci dà da mangiare e da respirare: la Natura. Si è sostenuto che tale operazione sia servita, il più delle volte, a consentire l’eliminazione di enormi quantitativi di rifiuti tossici, alla stregua di sterminati inceneritori a “cielo aperto”. In pratica, in cambio di denaro, si è tragicamente inquinata aria, terra e acqua: la stessa che respirano, “mangiano” e bevono gli autori del misfatto!

“La parte del minchione è la prima mangiata! ” (proverbio popolare). 

Ma avete mai visto la faccia di un delinquente mentre compie un’azione delittuosa? Non è simile a quella smaliziata e conturbante trasmessa dai telefilm americani, all’interno dei quali, un qualunque incidente stradale si trasforma in un rogo “nucleare”. È piuttosto vicina, invece, all’espressione di un soggetto psichiatrico appena uscito da un ciclo di elettroshock: spenta, vuota, “inutile”. Ma cosa volete di più? 

I precari e il precariato. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (articolo 1 della Costituzione). Fermo restando che nessuno può avere il diritto di sfruttare chi si trova in condizione di inferiorità,. Bisognerebbe riflettere, però, su un elemento: nessuno può essere chiamato a garantire, “per forza”, un lavoro a chiunque. Tanto più che, le Società Marxiste Leniniste (più sensibili a simili argomentazioni) sono riuscite a tirar fuori dalla miseria la popolazione, con l’introduzione di elementi come capitalismo e libero mercato: in pratica, chi merita va avanti! E gli altri? E gli ultimi? E i diseredati? Per intanto, bisognerebbe domandarsi come mai stanno in quella condizione e poi, soprattutto, perché non li si è messi in grado (magari con semplici ma efficaci azioni di formazione “effettiva” e counseling di orientamento), di governare, da soli la propria dignità. Diventare adulti significa aver compreso che non c’è più un genitore da cui potersi aspettare una “minestra” sicura. 

Cinismo? Niente affatto! Semmai un sano realismo che porta a verificare la possibilità di consentire (a chi ne abbia veramente intenzione) di imparare a tirare fuori quelle capacità che portano a capire che, in mondo migliore, siamo tutti un po’ più felici! 

“Il se e il ma son due minchioni da Adamo in qua” (proverbio popolare).

Si potrebbe continuare a lungo ma, considerando che, a ben riflettere, ognuno di noi è un po’ minchione, meglio passare alla terapia. Non esistono ricette miracolose (quelle sono per gli stolti!). Solo (si fa per dire) spunti per tirar fuori, ognuno per sé, per poi condividere, quello per cui vale la pena, veramente vivere.

Hai mai guardato I bambini In un girotondo, o ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra? Hai mai seguito lo svolazzare irregolare di una farfalla o osservato il sole allo svanire della notte? Faresti meglio a rallentare. Non danzare cosi veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Quando dici “Come stai”?” Ascolti la risposta? Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa? Faresti meglio a rallentare. Non danzare cosi veloce Il tempo è breve. La musica non durerà. Hai mai detto a tuo figlio – “lo faremo domani?” – senza notare nella fretta, Il suo dispiacere? Hai mai perso il contatto con una buona amicizia che poi è finita perché non si è avuto tempo di chiamare e dire “Ciao”? Faresti meglio a rallentare. Non danzare cosi veloce Il tempo è breve. La musica non durerà Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte Ti perdi la metà del piacere di andarci. Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, è come un regalo mai aperto .. . . Gettato via. La vita non è una corsa. Prendila più piano. Ascolta la musica. Prima che la canzone sia finita. (David Weatherford – psicologo dell’età evolutiva)

Giorgio Marchese – Direttore La Strad@


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