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…un tratto di strada fatato.



 

Pensieri degli anni difficili – 73

Alcune cose tendono verso l’equilibrio. Dopo tante e attente riflessioni concludo che a me piace prendere le sbandate. Sarà per questo che ho comprato un’automobile alta, è facile che il baricentro cada fuori dalla base di appoggio, si può così provare il brivido dell’instabilità.

Ho perso il desiderio di fare un giro! Che peccato.

Conduco la mia auto con imprevedibilità che non significa incoscienza. Seguo l’onda del pensiero e mi piace perdermi nelle strade tortuose evitando le buche. È importante la velocità, ma su di un tratto di asfalto nero, liscio e ben fatto è fin troppo facile raggiungere la stabilità nell’accelerazione. Trovo sia molto più intrigante districarsi nelle stradine senza confini, incorniciate da una natura spumeggiante e che lascia il dubbio…

Il dubbio. Primo segnale di un cervello che pensa, che mette in discussione, pronto ad inviarti i messaggi più complicati e che tormentano. Beh, a volte non credo sia importante giungere per forza ad una conclusione, quanto il percorso mentale che si sviluppa intorno a quel pensiero. Martellante e che arricchisce nella fantasia gli schemi più rigidi della realtà che ti ritrovi a vivere.

È difficile trovare il giusto accordo fra il pentagramma dei rapporti che si stabiliscono fra gli esseri umani. Tutto comincia con la ricerca dell’equilibrio, ma all’improvviso può accadere di doversi fermare e accorgersi di aver perso il filo. Forse, allungando il pensiero nello sguardo si scopre finalmente il senso.

Una giornata che va da sé, senza voglie né pretese.

Da lontano l’eco che rimbomba nel cielo, fra le nubi minacciose e gli sprazzi di sereno, messi apposta là per ricordarti che è anche bello viaggiare nell’incertezza. Se ti giri tu te stesso, guardando senza voler per forza capire, scrutando dentro e toccando con la punta delle dita quanto di più bello riesci a scolpire e allora viene fuori un tocco di magia che ti porta a galoppare fra le onde della parte più bella della fantasia. Quella che si avvicina, con un po’ di timore, alla follia…

Tende la sua mano e trascinando invita a salire, rassicurandoti dolcemente ma nello stesso tempo, prepotentemente, costringe alle domande, le più dure, quelle per le quali nessuno può trovare una risposta, se non nella parte più antica della tua memoria. E così se hai passato inconsapevolmente gran parte del tuo tempo a nasconderti cercando di dimenticare, eccole lì tutte in fila davanti ai tuoi occhi ansiose e bramose di parole.

Provo in questo istante un senso soffocante di solitudine per quanto non sono riuscita a creare intorno a me.

Non sempre è possibile realizzare tutto quello che compone armonia nell’essere vitale. Può capitare a volte e diventa necessario trascorrere più tempo con se stessi, magari quando è d’obbligo condividere il momento.

Mi sorprendo di me stessa. Ritrovo il piacere di rivivere i momenti del passato, anzi li cerco e li inseguo e quando finalmente li ritrovo, nelle mani poco o niente riesco a dire, se non che le cose meno importanti, quelle che si vedono da se senza necessità di comunicare. E invece osservo la quasi totalità degli esseri umani con la voglia di raccontare e raccontarsi. Mi sorrido e un po’ me ne dispiaccio.

La voglia di raccontarsi esplode nella sua interezza senza limiti, accompagnata dal piacere di spalancare quella porta che per troppo tempo è rimasta chiusa, fra la necessità di non lasciare intravedere e, molto più spesso, dai blocchi che vengono sistemati inconsapevolmente da chi circonda e riempie le tue giornate. Da chi è legato dall’istinto di proteggersi. Il non voler entrare dentro al mondo di chi ormai ci appartiene. E anche se combatti una battaglia, è ormai persa.

Tante ore nel silenzio, il pensiero sfiora varie volte il confine, supera l’equilibrio e sfonda nell’irrazionalità. Un abbozzo di sorriso molto lontano da una parvenza di serenità mi trascina fuori e, smorzando velocemente quanto si è riusciti a costruire, abbatte la mia voglia di trovare la giusta strada.

E così mi ritrovo nella mia auto, un po’ malconcia nell’aspetto, qualche colpetto qua e là senza che nemmeno me ne accorga. Vago senza meta o almeno così sembra, ma in realtà il percorso è già tracciato, è sempre quella la destinazione. Un tratto di strada fatato…, qualche stella nello splendore di un cielo buio di luce ma immenso di calore…, alimenta la fantasia che incontra a metà strada la follia…, il piacere del godere del silenzio nel profumo di una natura che un po’ dà il brivido…

È questa la follia!

 

Fernanda

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