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Anche se “light”…non sempre è sinonimo di leggero.


 

Impazzano, ormai, sugli scaffali dei supermercati, prodotti alimentari sensazionali, pieni di virtù salutari, dotati di magiche proprietà, che, pubblicizzati su riviste ed in televisione, promettono, più di altri, di essere più magri, più genuini, più buoni… Ci sono quelli senza grassi, quelli con meno zuccheri, quelli con più fibre e vitamine…insomma per tutti i gusti e le esigenze.

Ma effettivamente sappiamo ciò che mangiamo? Molte volte no. Scegliamo, spesso, senza accorgercene, condizionati dalla pubblicità e dagli slogan, senza approfondire la lettura delle etichette che, per legge, devono comparire sugli involucri dei prodotti.

Per esempio, il cibo leggero o privo di grassi, in realtà potrebbe essere il meno sano di tutti. Negli ultimi anni, alcune indagini compiute da esperti nutrizionisti hanno dimostrato, ad esempio, che molti cibi light non sono leggeri per niente, che i benefici per la salute vantati dalla pubblicità non sono quasi mai provati da studi clinici e che in molti casi le etichette andrebbero rifatte completamente per non ingannare il consumatore.

La maggior parte delle volte si tratta solo di messaggi pubblicitari per “adescare” il consumatore e spingerlo all’acquisto, non garantendo assolutamente né la qualità del prodotto, né la veridicità degli ingredienti.

Per garantire un’etichettatura veritiera e trasparente, che rispecchi effettivamente il contenuto e le proprietà del prodotto, è stato emanato il regolamento europeo n.1924/2006, entrato in vigore il 1° luglio 2007.

Il regolamento, fissa regole precise per l’utilizzo delle indicazioni nutrizionali ed introduce l’obbligo di esibire prove scientifiche che dimostrino la veridicità di uno slogan sulla salute, affinché questo possa essere utilizzato.

Non sarà più possibile, ad esempio, riportare, con facilità, sull’etichetta l’espressione “senza zuccheri aggiunti”, in quanto, il regolamento prevede che espressioni di questo tipo siano consentite solo se il prodotto non contiene ingredienti con proprietà dolcificanti.

E ancora, i prodotti recanti l’indicazione “a basso contenuto di sodio/sale” non potranno contenerne più di 0,12 g per 100 gr.

Tutte indicazioni che mirano alla trasparenza e soprattutto alla corretta informazione del consumatore.

Tale regolamento, tuttavia, è ancora in fase di attuazione, per cui, probabilmente, ancora per molto tempo, nei nostri supermercati, troveremo prodotti con slogan irresistibili, frutto di strategie di marketing, volti ad attirare la nostra attenzione, ma sicuramente poco realistici.

Maria Cipparrone (avvocato)

hanno collaborato Patrizia Volpintesta e Pamela Serra.

 

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