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Acquisizione di sapere.


Counseling – 17

Lo studio è acquisizione di sapere

Il sapere serve a nutrire e gustare lo spirito della vita

Nell’estate del 1975 spensierata giocavo nelle vicinanze del negozio di mio padre, quando all’improvviso una giovane donna mi chiama perché voleva insegnarmi a scrivere.

La ragazza in questione era la figlia di un amico di mio padre, abitava al piano superiore del nostro negozio.

Ho un vago ricordo di questo episodio, non saprei dire di chi è stata l’idea, so di certo che avevo tanta paura, nessuno mi aveva spiegato “l’importanza” di quello che mi stava succedendo per cui in maniera fisiologica(chiaramente all’epoca lo ignoravo) in me cresceva uno stato di allarme.

C’è da dire che la ragazza aveva la puzzetta sotto il naso, non mi trattava con dolcezza, ogni errore me lo faceva pesare creando in me una sofferenza insopportabile, per non parlare di mio padre!

Secondo i due “professori” il metodo d’insegnamento giusto era quello di terrorizzarmi ad ogni piccolissimo errore.

I due esperti avevano sottovalutato che qualsiasi processo di evoluzione prevede di fare errori, altrimenti che senso avrebbe, fare un percorso migliorativo, se sai già tutto…..

Non mi veniva data una adeguata spiegazione dopo l’errore commesso, solo offese e ricatti morali.

Questo è stato il mio impatto con lo studio.

Fino all’età adulta mi sono sentita un’incapace davanti ad un libro, persino davanti ad una semplice rivista.

L’anno successivo, nel 1976, mi hanno iscritto in prima elementare, chiaramente mio padre ha pensato di scegliermi la maestra, un’altra nevrotica, la quale ogni errore commesso mi prendeva a bacchettate.

Dal punto di vista psicologico è stato traumatico.

Ho iniziato a provare disagio, a non sentirmi accettata, mi sentivo l’incapace degli incapaci.

Questo stato è peggiorato nel corso degli anni scolastici, fino all’esperienza universitaria, scegliendo una materia che non aveva nulla a che spartire con la mia personalità.

E’ stata solo una fuga dall’ambiente ostile in cui mi trovavo.

Bisognerebbe suscitare, nei ragazzi sin da piccoli, interesse verso il sapere, insegnando loro a studiare con un metodo adeguato, facendo capire che il sapere è fondamentale nella nostra vita, indirizzandoli durante il percorso scolastico.

Spesso i ragazzi sono disorientati rispetto alle scelte scolastiche e anche post scolastiche.

Per agevolare il lavoro didattico esiste una figura professionale:

il counselor scolastico.

Ha la funzione di favorire l’orientamento scolastico e professionale:

counseling relativo al sostegno per la scelta scolastica e professionale.

Per quanto riguarda la scelta scolastica :

Il ruolo del counselor consiste nell’orientamento e nel sostegno per ciò che concerne l’indirizzo scolastico,
la scelta dello studio nell’indirizzo di studio e la scelta lavorativa.

Il primo, prevalentemente, nelle suole medie e il secondo nelle scuole superori.

Si dovrebbe decidere in terza media che tipo di scuola superiore andare a seguire in relazione a quello che si pensa, che si potrà poi fare da grande.

Un ingresso nel mondo lavorativo più precoce, oppure post laurea.

Nel primo caso è auspicabile una scuola di tipo professionale.

Nel secondo caso il liceo, il quale prepara di più per l’università ma di meno per il mondo del lavoro.

Questo è importante da stabilire perché ci sono persone che hanno un titolo di studio importante però non avendo, poi, proseguito all’università si trovano con un handicap.

Sarebbe stato meglio optare per un istituto professionale, per quanto concerne il mondo del lavoro.

Non decide al posto del ragazzo, il counselor sostiene il ragazzo e la famiglia nella scelta.

Per quanto concerne il lavoro tutto è in relazione al tipo di studi che si è seguito,

all’attinenza fra lo studio e quello che si vorrebbe fare,

al rapporto di equivalenza fra le attitudini della personalità e quello che si vuol fare,

alla possibile realizzazione in base anche al rapporto che esiste fra quello che si vorrebbe fare e l’ambiente in cui andare a lavorare.

Ad es. se un ragazzo vuole diventare ingegnere aerospaziale, bisogna spiegargli che difficilmente potrà prendere in considerazione l’idea di rimanere in Calabria perché non ci sono aziende.

Se pensa di non volersi spostare allora deve scegliere qualcos’altro.

Ad es. seguire scienze della comunicazione con indirizzo marketing non ti offre alcuna opportunità ,qui in Calabria, perché le aziende non sanno cosa sia il marketing.

Allora bisogna prioritariamente decidere di stare fuori a lavorare.

Scegliere scienze della comunicazione con indirizzo diplomatico, è inutile vivere in Calabria, pretendendo un lavoro d’ufficio, è un lavoro che ti porta ad andare in giro per il mondo.

Se caratterialmente sei un tipo stanziale, è necessario scegliere qualcos’altro.

Di solito un ragazzo ci pensa ma non abbastanza, perché a volte si sceglie in base alle proprie attitudini, però dopo non si fanno i conti con le esigue capacità economiche della famiglia.

 Ad esempio :

si segue una scuola di giornalismo e la famiglia non può mantenere, il figlio, per almeno due anni dopo la laurea.

Si è costretti a lavorare gratis, in una redazione di un giornale e quindi si ha il tirocinio necessario per poi fare gli esami da giornalista.

Se non si pensa prima a come “farai” in quei due anni, si corre il rischio che il pezzo di carta rimanga nel cassetto.

Aggiungiamo inoltre che, il counselor, serve come facilitatore nel rapporto con lo studio, cioè come imparare a studiare, come dare un senso allo studio e come motivarsi allo studio:

Aiuta a migliorare il rapporto con lo studio.

 

Come facilitatore di rapporto fra lo studente e il docente, fra il docente e lo studente, sempre se il docente ne abbia bisogno.

Come facilitatore di rapporto fra la scuola e le famiglie.

Come facilitatore di rapporto fra la scuola e il mondo del lavoro, spiegare ad esempio come costruire una cooperativa di lavoro, individuare gli elementi fondamentali per consentire ad una persona di realizzarsi nel mondo del lavoro.

Per i ragazzi in difficoltà la figura del counselor è fondamentale in qualsiasi ambito egli operi.

Oltre a dare sostegno psicologico , dà spiegazioni adeguate in relazione alla circostanza e alla personalità di chi ha di fronte.

Se si ha un buon rapporto con lo studio, il percorso vitale risulta più semplice, perché avviene in maniera naturale e non forzata.

Si riescono a superare i momenti di passaggio(fasi transitorie), di rodaggio che ogni essere umano deve vivere, più velocemente.

Il risultato è la costruzione di una sana autostima e di conseguenza anche dell’autoaffermazione.

Tutta l’esistenza poggia le basi su questi due concetti, senza i quali si rischierebbe di rimanere bambini poco cresciuti perché nutriti da fasi transitorie, da uno stile di vita scorretto per mancanza di apprendimenti giusti.

Certamente un counselor avrebbe evitato tanta sofferenza a tanti bambini, ragazzi, me compresa.

Ricordo degli anni difficili dove la sofferenza psicologica, generata dai professori dell’epoca, soffocava la nostra infanzia e giovinezza.

Perché, tanta violenza psicologica veniva sposata dalle famiglie, le quali invece di captare la motivazione dei nostri fallimenti scolastici e captare l’assenza totale di equilibrio degli intoccabili professori.

Ci davano contro con minacce e ingiurie, rimaste indelebili nella nostra mente.

Oggi la risposta mi è chiara:

modello educativo errato tramandato da padre in figlio con l’ausilio dei “grandi maestri didattici”.

Purtroppo ho imparato a studiare molto tardi..

L’incontro con il professor Marchese è stato risolutivo a riguardo.

Mi ha spiegato come si studia, e lo ha spiegato a tanti altri miei colleghi.

Ho dovuto cambiare atteggiamento verso lo studio, ho dovuto riprogrammare il meccanismo di apprendimento attivando la logica:

leggere e capire non andare oltre, non sforzarsi per non creare conflitto.

Cioè la voglia di fare: perché ne ho bisogno ma non sentirmi capace.

Di conseguenza ho capito l’importanza dello studio.

Quanti anni ho trascorso combattendo con questo nemico, che peccato! Se penso al tempo perso.

Non voglio trasmettere, a chi leggerà questo scritto, vittimismo e velleitarismo, semplicemente la mia esperienza con lo studio.

Non riuscirei a parlare di studio solo in termini tecnici, non fa parte del mio essere, porto sempre il mio vissuto in ogni argomento che tratto.

Lo sento più vivo, più dinamico, più vero.

Se così non fosse, non riuscirei a scrivere.

Durante il mio percorso scolastico e poi universitario, pur avendo studiato, ad un certo momento sentivo la mia mente completamente vuota come se non avessi assorbito dati.

Una componente emotiva – conflittuale mi rendeva difficile pescare i dati in memoria.

Perché per pescare i dati in memoria le fibre nervose( che partono dalla corteccia cerebrale alla zona centrale chiamata ippocampo) passano attraverso una zona chiamata amigdala( che significa a forma di mandorla) dove si generano le emozioni.

Se ci sono perturbazioni emotive( è una variabilità emotiva legata a delle manifestazioni di elaborati di pensiero quindi di emozioni che si generano conflittuali tali da farti sentire sbattuta qua e la) si fermano nell’ippocampo dove c’è il serbatoio della memoria e nei lobi temporali dove ci sono altri serbatoi di memoria.

Quindi pur avendo studiato non riuscivo ad accedere ai dati come se avessi perso la chiave per entrare in bagno.

“Il bagno c’è però non ci posso entrare”.

Io capivo, i dati li avevo, anche, incamerati in memoria però non li potevo prendere, e come se non avessi nulla: il vuoto.

Man mano che si prende confidenza con un argomento e confidenza a parlarne si generano delle emozioni meno conflittuali e quindi ci saranno meno perturbazioni in termini di impulso nervoso biochimico.

Ossia :

il trasferimento di segnale da un neurone all’altro avviene attraverso lo spazio che c’è fra due cellule, la corrente passa da un neurone all’altro.

Questo avviene grazie alla produzione di sostanze biochimiche (sostanze chimiche vitali) chiamati neurotrasmettitori o neuromodulatori.

Voglio dire , c’è un neurone e poi a fianco ne abbiamo un altro, fra questi due c’è uno spazio.

La corrente in uno spazio non passa quindi c’è un interruzione di segnale.

In questo caso l’umore che si avverte, non quello che si genera, è legato ai neurotrasmettitori.

La genesi degli elaborati di pensiero si determina nel DNA per poi propagarsi lungo i neuroni e le cellule nevrogliali della corteccia cerebrale, della formazione reticolare e del lobo limbico.

Succede che quando il cervello chiederà informazioni alla memoria le porte si apriranno e saranno prelevati i dati che servono.

Il blocco si genera quando non si riesce ad accedere ai dati della memoria è come rimanere fuori casa perché non si hanno le chiavi.

Personalmente ho avuto bisogno di più tempo per incamerare dati in memoria rispetto ad una persona che ha avuto meno difficoltà di vita.

Se non avessi avuto le difficoltà nello studio non avrei creato dei pregiudizi condizionanti verso la mia persona, di conseguenza avrei seguito un percorso più fisiologico.

Questa però è stata la mia personalissima esperienza: ho avuto un brutto rapporto con lo studio perché mi è stato “imposto” non proposto, da un modello educativo sbagliato.

Gli esseri umani che non hanno vissuto la mia stessa esperienza, iniziano il rapporto con lo studio in maniera naturale e piacevole, poi nel tempo, generano conflitti, incertezze e insicurezze.

Quando iniziano a capire che la didattica complica le cose, rispetto al loro punto di vista.

Infatti il bambino è interessato a fare esperienza facendo verifiche ad es. quando fa un graffio ad un mobile, lo fa perché vuole capire.

E’ solo con l’esperienza, la verifica si comprende cosa abbiamo di fronte.

La didattica complica le cose perché stimola alla ricerca di obbiettivi poco validi come la competizione con gli altri, per superarli, il loro scopo sarebbe quello di indurre il bambino a studiare.

Di conseguenza ottenere gratificazioni che vengono confuse con maggiore accettazione.

Non c’è cosa più sbagliata, si perde tempo, il bambino perde di vista il suo percorso e prende in considerazione quello di un altro perché considerato migliore, quindi si identifica con lui emulandolo in ogni cosa.

Così facendo il bambino non imparerà a darsi valore, di conseguenza non imparerà a realizzare lo studio.

Sarà un adulto con una scarsa autostima di conseguenza non saprà autoaffermarsi, perché avrà una personalità iposviluppata.

Sarebbe opportuno insegnare al bambino che è fondamentale perseguire il proprio obbiettivo(scegliendolo da solo: quello che gli piace di più, per dare un senso alla sua vita) facendo sempre meglio, per se stessi costruendo giorno per giorno in relazione a quelle che sono le proprie potenzialità.

 

Con le giuste spiegazioni si impara a vivere correttamente camminando da soli:

crescere e imparare non è una gara, ma un percorso che deve portare tutti al traguardo.

Spesso, si studia per accontentare i genitori, o per sentirsi superiori agli altri, per ottenere un titolo, non si da rilevanza all’importanza di acquisire conoscenze.

Il tutto dipende dagli insegnamenti ricevuti.

Da non dimenticare che vige fra i giovani il disinteresse allo studio perché si sono accorti che dopo la laurea si passeggia in attesa di lavoro.

Questo è vero ma è vero pure che esiste una risposta pragmatica che consiste in un’adeguata preparazione globale, come risultato di una buona formazione imparando ciò che serve grazie ad uno studio utile e specifico.

Molti desiderano possedere la conoscenza ma pochi ne vogliono pagare il prezzo.

Perché c’è sempre un prezzo da pagare, qualsiasi cosa facciamo, studiare è sacrificio, dedizione, impegno, non tutti sono disponibili a questo.

Lo studio è l’applicazione della mente in qualcosa di emotivamente valido con metodo e continuità.

Verso un obbiettivo da perseguire senza oppressione, ma in maniera corretta per sviluppare le nostre capacità.

Più la mente si allena e più facile la nostra risoluzione delle difficoltà.

Le applicazioni della mente variano da persona a persona ed è giusto che sia così.

Importante è applicare la mente in modo tale da provare piacere in quello che si fa:< fare qualcosa che ci piace>.

Non è importante uniformarsi ma darsi delle opportunità, in modo da dare un senso alla vita, per vivere bene.

Come si fa a vivere bene lo si spiega in maniera pragmatica:

soddisfacendo i bisogni primari necessari, ma anche i bisogni primari che riguardano la realizzazione personale.

Quanto di più pertinente dello studio, attuato possibilmente(come ho già detto) in maniera globale non solo in un settore, altrimenti saremo deficitari negli altri e generare sensi di colpa.

Dal punto di vista lavorativo svolgere un lavoro che ci piace, tanto da ottenere le giuste soddisfazioni.

E dedurre che il nostro operato serve è utile alla società.

Pedina importante, ma sottovalutata, è il tempo libero:

Il tempo libero bisogna ottimizzarlo al meglio, facendo cose che ci piacciono, che ci soddisfino.

Il tempo libero è quella parte di vita che ci consente di ritenerci liberi da costrizioni.

Spesso noi lo sottovalutiamo e lo sprechiamo inutilmente, non rendendoci conto della sua importanza.

Dovremmo godere di questi momenti ormai rari per vivere meglio.

Sarebbe opportuno organizzare questi spazi di tempo in maniera costruttiva per il nostro benessere, senza fare grandi cose, con serenità: fare una passeggiata in campagna, leggere un libro, riposare di fronte a un tramonto.

Così facendo il tempo libero sarà il nostro rigeneratore di energia.

Senza questo processo di” purificazione” da tutto quello che contamina la nostra mente ogni giorno, da stress, ansia, frustrazioni di vario tipo, vivremo sempre peggio perché manchiamo di razionalità la quale determina in noi le scelte più giuste:

quale percorso scegliere in ogni istante della nostra vita.

Lo studio di una materia serve a mantenere giovane il cervello.

Studiare è quanto di più fisiologico di un essere umano.

La mente non si usura mai sono le cellule che si deteriorano(con l’invecchiamento o con il cattivo utilizzo).

La stanchezza mentale è dovuta ai conflitti che produciamo.

Con un corretto lavoro cerebrale non ci si stancherebbe mai.

Il lavoro mentale può essere più o meno continuamente efficace dipende dal tipo di idee che costruiamo.

Come qualsiasi altra applicazione della mente , lo studio richiede tranquillità per essere concretizzato, la presenza di conflitti altera il suo processo.

Si tratta di un processo determinato da 3 fasi.

Acquisizione dati

Elaborazione dati

Comunicazione dati

L’acquisizione dati è la fase più attiva, è il momento dell’apprendimento.

L’apprendimento è una struttura della mente .

E’ il meccanismo di trasporto dati dal mondo esterno al mondo interno che consentono la costruzione di un archivio di memoria.

Rappresenta la qualità e quantità delle cose che una persona ha imparato.

Maggiori saranno gli apprendimenti maggiori saranno le idee elaborate.

Avere appreso tante informazioni non significa risolvere le situazioni in modo corretto.

Di regola una persona più cose sa e meno confusione ha, però dipende dalle cose che ha imparato.

Non impariamo tutto quello che ci investe, selezioniamo in funzione della motivazione, quello che ci serve

Apprendere significa far proprie le cose che abbiamo studiato.

 

Per ottenere uno studio corretto è indispensabile:

Leggere un breve periodo e capirlo

Se non si conosce il significato di alcune parole usare il vocabolario

Studiare tutti i giorni, anche se per un tempo non eccessivo

Quando sopraggiunge la stanchezza fermarsi

Individuare le parole chiave senza le quali la frase non ha senso.

Noi siamo in grado di apprendere grazie alla neutrergia la qualità più squisitamente mentale.

Si dice elaborato perché è frutto di apprendimenti cioè di idee memorizzate.

Elaborare significa costruire delle idee nuove, dopo aver riflettuto, per poi generare pensieri.

I pensieri saranno corretti in relazione a quanto sappiamo usare la logica (verifica se i pensieri prodotti sono corretti)

Questa fase avviene in maniera inconsapevole soprattutto quando dormiamo.

Vale anche in questa fase, meno conflitti si hanno più si elabora correttamente.

La comunicazione avviene dopo aver acquisito familiarità con il meccanismo dell’apprendimento.

Dopo aver acquisito facilità ad imparare quello che si studia sapremo trasmettere i dati nel migliore dei modi.

La comunicazione è cibo di vita, non si potrebbe vivere senza, alimenta la nostra esistenza, per questo è importante conoscerla e saperla gestire, in ogni situazione anche la più semplice.

L’essere umano produce “tantissimi” pensieri, è indispensabile comunicarli in maniera disciplinata perché altrimenti affollerebbero la nostra mente.

Prima di parlare chiediamoci:

Con chi devo parlare?

In base all’interlocutore mi esprimo.

Cosa devo proporre?

Mi preparo l’argomento

Qual è il motivo?

Cosa spinge a voler comunicare un argomento.

 

Dove avverrà la discussione?

In riferimento al luogo dove avverrà la discussione.

Sarebbe opportuna un’abreativa con sopraluogo: vivere in anticipo quello che si dovrà fare, recarsi nel luogo stabilito,per sciogliere la tensione nervosa.

Cosa propongo per ciò che chiedo?

Proporre un argomento che suscita interesse nel pubblico.

Cosa privilegerò nel modo di pormi?

La coloritura del comportamento verbale e del temperamento, dipende dall’ambiente, dal tipo di pubblico, comunque proporsi sempre in modo diverso per non annoiare.

E’ fondamentale tener presente.

Il significato del contenuto incide del 7%

Il contenuto è quello che noi diciamo.

 

Il significato del paraverbale incide del 38%

Il paraverbale è la coloritura del tono della voce, del volume, del tempo.

Il non verbale incide del 55%

È il temperamento, come ci poniamo( gesti, movimento, vestiario), fa trasparire sicurezza, coerenza.

Regole base dello studio sono:

La motivazione, deve essere molto valida tanto da permetterci di superare qualsiasi difficoltà nelle quali potremmo imbatterci.

Un’acquisizione di dati corretti, essere sicuri della validità delle informazioni in possesso.

Allenarsi per imparare a comunicare correttamente quello che abbiamo studiato.

Tutte le volte che abbiamo avuto difficoltà con lo studio è perché abbiamo avuto un approccio sbagliato con l’argomento che avremmo dovuto studiare.

Vorrei concludere facendo un invito a tutti gli educatori:

insegniamo ad amare lo studio,sapendoci rapportare con i bambini(che poi diventeranno ragazzi), presentando ogni argomento in modo piacevole e non pesante.

Grazie allo studio, che si sviluppano e potenziano le capacità di riflessione.

Una valida riflessione ci permette di approntarci alla vita adeguatamente

Lo studio è acquisizione di sapere.

Il sapere serve a nutrire e gustare lo spirito della vita, ci fa crescere e migliorare.

“Più sai meno difficoltà avrai”

 

 

 

 

 

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