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È una serata diversa…


 

La portava nascosta fin dall’infanzia in un compartimento inviolabile del suo cuore.

Aveva un carattere solitario e un cuore impenetrabile.

Ermetico e ostile.. ansioso di solitudine, morso da un astioso rancore contro il mondo (…) e

permeato di un’aura triste.

Gabriel García Márquez

A poche ore dalla fine di un misterioso anno, gremito di gioie a lungo desiderate e infine conquistate e godute, permeato di tristi scoperte e di sofferenti rinvenimenti grazie ai quali, però, schivare il terrore dello smarrimento, mentre ha luogo quell’eccitato movimento di telefonate e appuntamenti volti ad organizzare la notte di un S. Silvestro forse oramai un po’ annoiato da botti e rumori d’ogni sorta, ordigni complicati che ingannano i festeggiamenti -nulla a che vedere con i meravigliosi fuochi d’artificio- , rintanato in una camera amata e odiata, c’è un Essere Umano che, in questo momento, sta bene solo accanto una scrivania, senza alcuna necessità di arrovellarsi il cervello al pensiero di cosa indossare alle dodici e un minuto della corrente sera, come pettinare i capelli e che trucco adoperare per apparire divo tra divi nella città degli “sboroni”.. egli, godendo della tenue luce di una piccola candela, desidera solo scrivere di una malinconia che gli fa assaporare diversamente un giorno un po’ diverso, pensando “eccola: bussa..”

Infondo non è una sorpresa: l’attendeva.

Da giorni avvertiva il sentore del suo arrivo, si domandava dov’era nei momenti in cui la meditava e se era passata prima a trovare qualcun altro; si chiedeva in quale tratto si trovasse nel tragitto verso di sé e, potremmo dire “come da accordi” .. è giunta. Puntuale.

E’ pronto ad aprire: inutile farla rimanere fuori ad attendere, tanto non se ne andrà; quando ha un appuntamento non va via fin quando non incontra la persona: ostinata malinconia!

Il lato diabolico della malinconia è quello non solo di far ammalare le sue vittime, ma anche di renderle presuntuose e miopi, addirittura quasi superbe. Si crede di essere come Atlante che da solo deve reggere sulle proprie spalle tutti i dolori e gli enigmi del mondo, come se mille altri non sopportassero gli stessi dolori e non vagassero nello stesso labirinto.

Hermann Hesse

Fra poche ore tappi di bottiglie d’ogni genere verranno scagliati verso soffitti di case, all’aria aperta del blu nuvoloso o addosso qualcuno, le persone si abbracceranno e baceranno gridando auguri auguri!, e ancora bottiglie stappate e ancora abbracci!..

E lui? L’Essere Umano che cerca un po’ di quiete come i cani spaventati dai botti che si rintanano sotto i letti tremando e lamentando, lui, dicevo, che farà? Forse prenderà parte alla sceneggiata ben collaudata nel corso degli anni e poi, non potendo accucciolarsi sotto un letto, tornerà nella camera amata e odiata lasciando che i propri occhi si riempiano delle lacrime che poco prima non ha potuto lasciar scorrere -le persone intorno non avrebbero compreso- oppure opterà per la scelta, anch’essa collaudata, del finto coraggio e, non permettendo che le trattenute gocce scivolino giù per il viso, opportunamente le serrerà dentro di sé, per sentirle scendere lungo la strada parallela, quella interiore: all’interno del volto, giù per l’esofago e poi ancora giù fino al cuore.

Intanto egli sbircia verso le finestre delle case: famiglie riunite che trascorrono insieme solo questa occasione e che, mentre, tra falsi sorrisi ed educati modi, raccontano delle ultime novità, dentro loro rimuginano tutt’altro: chiedendosi se in questi giorni non si è speso un po’ troppo per tutti quei regali, promettendosi che col nuovo anno si farà “economia”; discutendo con la zia accanto e domandando “come sta questo, come sta quell’altro”, raccomandandosi “una sera dobbiamo vederci, vi aspetto a cena, ci incontriamo solo durante le feste!”, (…). Nel frattempo, la padrona di casa ha tutti e quattro i fornelli accesi e si ripromette che il prossimo anno farà meno spesa perché c’è troppa roba, rimarrà -è peccato- “si ma ormai per quest’anno..”. Qualche membro della famiglia ancora non è tornato: c’è l’orario continuato e c’è sempre qualcuno che ha scordato di acquistare qualcosa. La società del consumismo ha da tempo dettato le sue regole, tra turni per alcuni massacranti (commessi, camerieri, cassieri), ma è necessario consumare: per aiutare la “misera” economia di questo “povero” Paese!..

Le tavole imbandite e le posate delle occasioni, gli odori dei pesci cucinati in mille modi, le guantiere di dolci fatti in casa e di quelli acquistati in quella pasticceria che è la migliore in città, lo sguardo al nuovo paio di scarpe del cugino che veste sempre impeccabile e all’ultima moda; gli stessi discorsi dell’anno precedente.. formulati con le identiche frasi!, e quel bombardare di sms d’augurio per una felice fine e un felice inizio, mielati e irrealizzabili.

E intanto, c’è un Essere Umano che, dopo aver riletto di una moratoria contro la pena di morte spera che, presto, arrivi quel giorno in cui davvero nessuno toccherà più caino, che azzarda sperare ancora nel rispetto di quella decantata dignità umana eternamente lesa, mentre, nel frattempo, da fuori, si odono i primi spari di festa e, dentro le case sorrisi fittizi per apparire “felici”, perché è festa e non si tiene il muso a nessuno..

Egli si chiede che mangerà stasera quella bimba con i riccioli neri e la pelle scura di cui ha in camera una foto ritagliata da un giornale e di cui sa solo essere di un Paese grande e senza acqua; pensando che serviranno per cena alla mensa dei poveri della propria città e nelle celle di un carcere dietro casa, di fronte il quale, puntuale per la mezzanotte, amici e parenti stapperanno ancora bottiglie cantando e gridando verso quelle celle per salutare e sentirsi vicini, di fronte ma lontani.

C’è un Essere Umano che, mentre ascolta della buona musica, sentendosi in colpa per tutto ciò che ha e di cui non apprezza il valore, non riesce ad abbattere le mura di un orgoglio che avverte ferito, circondato da simulatori di finte gioie e necessari sorrisi da “indossare” davanti parenti familiari ma estranei quando, fino poco prima del loro arrivo, nella solitudine della propria casa, strilla e litigi hanno fomentato in lui il desiderio di fuggire da mura sporche di urla cattive e violente, unte di feconde sofferenze e tristi pensieri.. frammenti di vita da scordare seppur consapevoli dell’impossibilità, angosce ritenute sepolte che riemergono come gli zombie dalle paludi nei film dell’orrore.

C’è un Essere Umano che pensa “e le belle emozioni? dove riposano? e quando riemergono per spazzar via gli zombie?”; ognuno conosce bene le proprie e infondo sa in quale luogo ama tenerle nascoste.. forse aspetta quell’input per vederle spuntare, certo che, realizzati i propri sogni, non tarderanno, in un vortice festoso, ad arrivare.

E’ una serata diversa; tra inutili affanni e note lacrime, un Essere Umano immagina l’anno che verrà: tra sé e sé dà sfogo ad una interminabile fiera di piccole fantasticherie, sogni di cui spera il realizzarsi, forse illusioni ma non utopie, concesse chimere a chi ama scivolare pian piano nelle delizie della fantasia per non dover impattare con una realtà che ancora non ama come vorrebbe. Ancora..

 

 

 

 

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