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Spigolature su dignità, orgoglio e arroganza

A spasso verso un futuro migliore!

 

Caro Dottore, vorrei chiederle qualche chiarimento su
alcuni atteggiamenti, molto diffusi, riconducibili ad un unico concetto:
l’orgoglio. Tale “disposizione” caratteriale spesso è confusa con il concetto
di dignità. Iniziamo dal significato riportato sul dizionario della lingua
italiana “De Agostini”, che definisce così l’orgoglio: “sentimento
procedente da eccessiva stima di sé e poca o nessuna degli altri; con
significato non deteriore, fierezza, senso della propria dignità; con valore
concreto, cosa o persona che è motivo di vanto”. Il termine dignità viene definito come “alto sentimento di sé, nobiltà d’animo
che si manifesta anche nel contegno”. In sostanza, come deve essere inteso
l’orgoglio?  Cosa
caratterizza, invece, la dignità?

Per poter rispondere dobbiamo, prima di
ogni cosa, impastarci le mani nel concetto e nella realtà
dell’onorabilità e dell’onore, cioè di quel sentimento che ci porta ad aver
cura del nostro buon nome ed è testimonianza di onestà e correttezza. Il fatto
è che il parametro di riferimento di questo valore può essere inteso rispetto
solo a ciò che pensano gli altri, oppure anche a ciò che risulta essere vero,
dopo attente valutazione. È questo ciò che fa,
realmente, la differenza fra orgoglio e dignità.

Cioè?

“La dignità non
consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli”. (Aristotele)  Il
rispetto che gli altri mostrano nei nostri confronti attiva il meccanismo
dell’orgoglio. Il rispetto che portiamo nei nostri confronti,
per ciò che sappiamo di valere (a prescindere dal giudizio altrui), riguarda la
dignità e pone le basi per una corretta
e solida autostima.

È possibile qualche esempio pratico, per favore?

Potremmo cedere a compromessi e azioni poco
edificanti: nel caso in cui nessuno ne fosse a conoscenza, manterremmo intatto
l’orgoglio. Al contrario, nelle medesime condizioni, la dignità sarebbe
profondamente incrinata, perché riguarderebbe il nostro rapporto allo specchio.
Ancora, se per amore, subissi dei torti, ad andare in crisi sarebbe l’orgoglio
e non la dignità. Se, invece, accadesse una cosa
simile per biechi interessi, allora anche la dignità andrebbe “a carte
quarantotto”! “L’orgoglio è una bestia
feroce che vive nelle caverne e nei deserti; la dignità, invece, è quella
guardia del corpo che ti impedisce di bruciare la tua
integrità”. (Anonimo
)

Quando l’orgoglio può definirsi positivo
e quando, invece, negativo?

È corretto, ad esempio, sentirsi fieri di appartenere a
quella cerchia di esseri umani integri e puliti, dal
punto di vista dei valori importanti. In tal senso, non guasterebbe
“abbeverarci” alla fonte della cultura orientale e giapponese, in particolare.
Apprezzeremmo, così, fra l’altro, l’orgoglio e la dignità del sentire che il
nostro lavoro, qualunque esso sia (a parte quelli disonesti, è ovvio), è utile
in quanto anello di una catena senza cui i risultati
in termini di ricaduta sul sociale, tarderebbero ad arrivare.

Al contrario, l’orgoglio è negativo
quando
si scade nella boria e nell’arroganza perché, tra l’altro, ciò
starebbe ad evidenziare, oltre una maleducazione di fondo, anche un’autostima
costruita con la paglia anziché coi mattoni.

Mi sembra la storia della casa nella favola dei tre
porcellini!

Esattamente.

Se l’orgoglio è riferibile ad un’eccessiva stima di sé, in cosa
differisce dalla presunzione, di cui lei ha già parlato in più di un articolo,
spiegando che si tratta di “un aspetto del carattere che connota un’eccessiva
sicurezza delle proprie convinzioni senza verificarne la veridicità”?

Il rapporto fra questi due elementi è diretto. Una persona
orgogliosa, valuta (a volte in maniera spropositata) se stessa in base a quello che presume di essere o di valere.

Quali sono gli apprendimenti di cui si è nutrito chi è
“orgoglioso”?

Egocentrismo, rigidità, poca conciliazione,
onore, competizione con gli altri, permalosità, suscettibilità, complesso di
superiorità…

La fiera delle
“fasi transitorie”, insomma!

Proprio così.

Altro atteggiamento molto in voga è l’arroganza, che è definita,
nei dizionari più comuni,  come “opinione esagerata di sé;
presunzione dimostrata in modo sfacciato e insolente”. A differenza della
persona orgogliosa, spesso elogiata, l’arrogante è violentemente pretenzioso e
non incontra benevolenza, anche se, talvolta, ottiene ciò che vuole.  Qual è la differenza tra l’orgoglioso e
l’arrogante, e tra quest’ultimo ed il presuntuoso?

La persona orgogliosa reagisce alla mancanza di rispetto da
parte di altri. L’arrogante offende e si impone per
non dare la possibilità ad alcuno di mettere in dubbio ciò che dice o pensa,
per non andare in crisi! Il presuntuoso va avanti per la sua strada anche senza
bisogno di divulgare le proprie decisioni: tanto è convinto di aver ragione!

L’arroganza si può ritenere un’arma vincente?

Solo se l’interfaccia relazionale è costituita da gente
suggestionabile che si impressiona facilmente. È
facilissimo, per chi conosce un minimo di leggi sulla comunicazione e sa
“leggere” nella personalità altrui smontare un arrogante.

In che modo?

Con questa semplice domanda, posta in maniera neutrergica:”Qual è il motivo per
cui lei si pone in questa maniera?”

E la risposta non potrebbe essere: “Perché io sono superiore a
lei?”

Certo, è fin troppo scontato che cerchi di farci credere ciò.

E quindi?

Basterebbe chiedere:” E su quali basi ritiene di essere
superiore?”.
Con questo sistema lo si costringerebbe
a mettersi di fronte allo specchio della realtà… che, come sostiene mia figlia
Mariarita “non mente mai”.  Dopo poche
altre battute, il soggetto “crolla”.

Come bisogna comportarsi quando si
entra in comunicazione con una persona arrogante?

Ignorare la modalità scorretta di comunicazione e “andare al
sodo”. Se poi il soggetto è pernicioso e lei ha tempo da perdere, può rendergli
pan per focaccia” con il sistema che le ho spiegato
prima.

Si può mantenere la propria dignità anche quando di fronte
abbiamo persone scorrette e arroganti che vorrebbero imporci il proprio modo di
essere?

“A volte è
difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o
da quelli della fame” (Totò)
. Dipende da quanto ti sei compromesso con te o con gli altri.

È una cosa difficile da “gestire”.

“Il difficile non è
raggiungere qualcosa ma liberarsi dalla condizione in
cui si è”.( Marguerite Duras)

 

G. M. – Medico Psicoterapeuta

 

Si ringrazia Erminia Acri per la formulazione
delle domande.

 

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