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…da un altro punto di vista.


 

Pensieri degli anni difficili – 33

Non pretendo di dare insegnamenti. Anzi, ancora la mia ricerca è in corso. Forse solo delle indicazioni che possano dare una mano.

È frenesia allo stato puro. Paralizza dal terrore, hai il timore di perdere il controllo e vorresti aiuto. Negli sguardi delle persone. Chi ti conosce bene sa riconoscere il momento e, se non riesce, soffre insieme a te.

È una contraddizione che si esprime in pieno e ai massimi livelli. Vorresti essere protetto, ma nello stesso tempo non vuoi essere scoperto. Ma questo fa parte di un altro capitolo che potrebbe rientrare nell’incapacità di lasciarsi aiutare.

Ne parlerò, può darsi, un’altra volta.

La giornata illuminata da un sole pallido iniziava con i giusti presupposti all’allegria e voglia di divertirsi. Quando arriva il caldo della stagione è bello anche vestirsi di poco, senza troppo pensare alla forma e uscire via. Raggiungo rapidamente la mia solita pista di decollo. Gli alberi in fiore, l’odore dei pini e tanto verde. Ho cambiato musicalità alle mie orecchie, anche se non riesco a staccarmi dai suoni che hanno coronato alcuni dei momenti passati. Per nulla piacevoli.


La nostalgia. È uno strano stato d’animo. quasi sempre riferita ad un periodo trascorso, lontano, di spensieratezza e serenità. Col cuore piacevolmente sfiori i ricordi, anzi quasi provochi il pensiero, ma nello stesso istante, accompagnata dalla tristezza che stringe lo stomaco, ti invade. Mi piace spiegarla e trasmetterla come io la sento, così.

Qualcuno mi ha chiesto come ricordo i miei primi giorni di scuola d’infanzia. Senza pensarci troppo, senza elaborazione ho socchiuso gli occhi e ho rivisto la luce attraverso le grandi finestre di quel grande edificio, che allora sembrava enorme.


“Soleggiati!” Ho risposto. E la nostalgia era frammista alla parola.

Vorrei potermi esprimere in altri mille modi. Non solo attraverso la penna, sono sempre alla ricerca e vivo l’angoscia di non aver più niente da dire.

Un’ultima riflessione viaggia insieme al tramonto di questa giornata che tanto ha sofferto. Sono tante le cose che ancora non ho compreso di me stessa. Può essere che questa rincorsa duri in eterno, finché la vita scorre dentro, forse è proprio la vita.

Vivere un senso di vuoto e di affanno. Dentro defluisce un fiume di pensieri, di parole che cercano la forma. Desideri semplici che assumono un contorno complicato, quando il tuo più grande problema rimane sempre lo stesso, la comunicazione.

È paura. Non c’è dubbio ed è inutile fingerlo.

Il sangue scorre più velocemente, il battito del cuore accelerato. Ti senti più fragile, ma nonostante ciò inizia una dura lotta di resistenza. Sei concentrato e proiettato solo ad impedire che prenda il sopravvento. E invece… il trucco è proprio là.

Arrendersi a volte non vuol dire aver perso la battaglia, ma anche darsi la possibilità di prendere il respiro, concedersi una pausa e volersi un po’ più di bene, senza pretendere.

Ogni tanto mi soffermo a pensare a quanto è cambiata la vita in questi ultimi anni. Tante la cose conquistate, affinate direi, o solo che hanno avuto il coraggio di manifestarsi e dare il meglio di sé.

La più grande differenza fra prima e dopo è la consapevolezza, essere coscienti. Non sei più ignaro, sai bene quello che ti sta capitando e con un altro po’ di lavoro…

Fernanda

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