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Ma che sarà mai!


  

Pensieri degli anni difficili – 30

Stamattina mi sento come se la vita mi avesse preso in giro. Ti porta nella realtà o con l’immaginazione intorno ai pensieri più belli, ti lascia entrare, te li fa assaporare e poi…al momento opportuno ti sfila da sotto il naso. A pensarci bene fa in modo che tu li insegua per un po’, ti da la possibilità di raggiungerli ma non di apprezzarli, ti conduce intorno o in tondo, come dice qualcuno a me molto caro.

Mi piacerebbe che la mia mente fosse organizzata a compartimenti. Attivabili a comando, vorrei poter spegnere e riaccendere le aree che meglio si adattano all’umore di ogni momento.

Mah, forse ho solo bisogno di riprendere in mano le cose che più mi danno il sollievo, quelle che posso condizionare solo io senza interferenze di ogni genere. Purtroppo non è così semplice! Si vive insieme agli altri e non se ne può fare a meno, in ogni campo. Si interagisce sul lavoro, anzi credo fermamente che tanto più il gruppo è affiatato tanto meglio si dà e si riesce. A tal proposito uno dei miei maestri di scienza, forse il primo, diceva: “Team vincente non si cambia”. Ed aveva ragione.

Rileggo, come sempre, quello che scrivo. E sento di essere più critica che mai, con Fernanda naturalmente. Non mi piace la parola che ho adoperato, “condizionare”. Va contro la tendenza che intendo perseguire nel corso della mia vita, la spontaneità. Se condiziono un comportamento perde la naturalezza.

Oggi vivo questa giornata cercando di alleggerirmi dei pensieri che turbano la mia anima, sognando che finisca al più presto e senza grossi scossoni. Siamo fragili più che mai, gli scontri emotivi hanno bisogno di ammortizzatori sempre in uso e ben revisionati.

Non so perché a volte prendo delle decisioni che fanno male, come a volermi punire di qualcosa o per qualcosa che non ho realizzato con me stessa.

Faccio grande fatica a trovare la concentrazione dell’istante e per non perdere il fiume di parole che si alimenta dentro me stessa mi sforzo di fare due cose nello stesso momento. Ora sono qui, davanti la tastiera, con le dita in contatto con la parte più profonda e, oggi, più agitata che mai. Fra pochi minuti raggiungo il senso del dovere che alberga nella mia persona, quello che ho ereditato in pieno e con la massima capacità di espressione. Non potrebbe essere altrimenti col mio lavoro e forse anche se ne avessi fatto un altro.

Un uggioso sabato di fine inverno.

Scrivo con me stessa, di me stessa, su me stessa ma non riesco a spaziare con la fantasia. Solo realtà, quello che vedo, vivo e sento. Eppure questa giornata di insolito inizio primavera si presterebbe bene ad un racconto imperniato su quello che non avviene e che mi piacerebbe inventare. Forse avverrà in un’altra fase della mia vita.

Ora è tempo di verità!

Gestire le situazioni della propria vita senza determinazione e vivere questa mancanza come fosse un fallimento. Ciò si traduce in un senso di frustrazione che ti fa sentire impotente su ciò che avviene, senza nessuna capacità di agire e avere il tutto in pugno. Ma…se questo significa comunque non porre dei freni all’istinto che ti porta l’agitazione e tirare fuori il turbamento che vive dentro, che ben venga. Questa non è una mancanza di determinazione. Non è importante non avere i timori che accompagnano gli stati d’animo, non quello che si ha da dire ma l’averlo espresso a voce alta.

Un senso di nostalgia frammisto ad un piacere per l’aver raggiunto un traguardo accompagna una giornata che preannunciava un grande dispiacere. Mi guardo intorno e vedo la vita degli altri così com’è, fra le difficoltà della quotidianità e le allegrie dei momenti da cogliere. Assisto, come se fossi uno spettatore cui è dato solo il permesso di sbirciare ma senza dover per questo non partecipare. E infatti sul mio viso si delinea un’espressione di serenità, insieme alla tenerezza tipica di quello stato d’animo che ormai è tramontato, ma non ha lasciato l’amarezza.

No, la determinazione non è questione di durezza nel carattere, il non saper prendere le decisioni senza tentennamenti non denota necessariamente debolezza.

L’essere forti è tutt’altro!

Semmai è la delicatezza nel comprendere senza urtare, lasciandosi anche ingarbugliare senza dover risistemare e magari non pensando troppo alle parole…

Fernanda

 

 

 

 

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