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L’Italia è il veramente il paese dei balocchi anche se solo per i pochi(soliti)fortunati di turno, infatti basta seguire la vicenda che vede coinvolta la nostra compagnia aerea di bandiera (meglio conosciuta come Alitalia) per rendersene conto. Nell’ultimo decennio questa compagnia ha conosciuto mille disagi che, a ben vedere, sono stati solo il frutto marcio di un’attività e di una linea programmatica a dir poco allegra oltre che suicida. Partendo da alcuni dati appresi dalle pagine dei quotidiani parrebbe che il suo “timoniere” (o Presidente che dir si voglia) percepisca in un anno ben due milioni e mezzo di Euro di stipendio, persino l’amministratore delegato di Trenitalia S.p.A. percepisce quasi la metà nonostante le vicende economiche leghino a doppio filo le due realtà (o chimere?) del nostro assurdo Paese! Allora la domanda non può che nascere spontanea: ma com’è possibile che una qualsiasi azienda in evidenti, drammatiche, condizioni economiche riesca a garantire stipendi così elevati? Forse sarà per questo che i prezzi al pubblico dei biglietti Alitalia sono ai vertici in Europa, cosa resa ancora più grave se letta in un’ottica “low coast” (prezzi contenuti) praticata ormai da anni da molte altre compagnie. Cosa offrirebbe in più Alitalia per giustificare tariffe così elevate? Da indomito viaggiatore mi fornisco la risposta che è la seguente: nulla. Ma la cosa più grave è che, nonostante le scellerate tariffe… PER CONTINUARE LA LETURA, CLICCARE SUL TITOLO.



…i dati diffusi di recente sui ricavi ottenuti dalle principali compagnie aeree europee sono a dir poco sbalorditivi; infatti provate un po’ ad indovinare dove è posizionato l’unico segno negativo in una selva di segni positivi? Bravi, il solo e sconsolato segno “meno” si trova proprio davanti al nome della “nostra” compagnia di bandiera, ovviamente l’unica in perdita rispetto a tutte le altre. Mi chiedo allora come sia possibile, visto anche il periodo di grandi (?) inchieste giudiziarie che si vive oggi in Italia, che a nessuno sia ancora venuto in mente di controllare scelte e indirizzi programmatici che hanno guidato l’Alitalia verso “l’arakiri” (suicidio). Mi chiedo ancora come mai, invece, di osservare in lagrime “il malato terminale” somministrandogli solo continue quanto inutili boccate d’ossigeno, non si sia pensato seriamente di curarlo con decisione e determinazione per tentare di restituirgli la necessaria dignità. Perché, infatti, non si è mai pensato di ridurre sprechi e inefficienze (ma si potrebbe anche parlare di incompetenza: questa però è un’altra storia viste le tante simili vicende in Italia) in previsione di un futuro più roseo oltre che un po’ più serio? Già, quasi me ne dimenticavo, tanto paga papà pantalone: cioè noi cittadini, salvo poi spremerci come limoni per trovare i soldi necessari per tirare avanti una carretta sempre più sgangherata…ovviamente c’è sempre chi tira fuori i soldi, frutto di mille sacrifici e privazioni ma questo proprio non importa a nessuno, mentre, qualcun altro, tra mille sorrisi e solite promesse, provvede a spendere i nostri soldi con grande nonchalaches …non c’è altro da aggiungere se non che è sempre la solita storia.

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