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…dei sogni, delle speranze, dei ricordi.


 

Pensieri degli anni difficili – 18

Così si chiudono poche righe di pensieri e riflessioni, buttate lì di getto, afferrando l’attimo per essere soddisfatto un po’ della tua vita. Rileggendole, ma senza elaborarle troppo, affinché mantengano l’autenticità, la spontaneità. Immediatamente dopo, il volerle condividere. Non so perché, ma ho bisogno di penetrare negli occhi di chi mi sta accanto, forse anche per avere una conferma o solo per il desiderio di sentirsi insieme.

Tante le finestre sulle mie giornate.

La più importante, quella dei miei sogni, è grande abbastanza da contenerli tutti e non troppo sigillata da impedirne il volo. Quasi quasi mi pento di aver scelto e preparato un filtro per la luce, uno schermo di protezione dall’esterno. Già i vetri impediscono il fluire naturale dei desideri, l’espressione dei pensieri e l’esplosione delle emozioni. Mi piace l’idea di riaprire gli occhi al sole ed incontrare l’azzurro o il celeste più tenue, dipende molto dal tuo umore, dall’inconsapevole…da quello che ha vissuto dentro di te nel cuore della notte e ha dato inizio al nuovo giorno. È bello dal profondo del tuo letto incrociare le ali degli uccelli, il planare al di sopra delle strade, nel pieno della libertà, senza costrizioni né pretese invalicabili. Ma può capitare anche di visualizzare il grigiore delle giornate di pioggia, con sullo sfondo il buio più intenso, in lontananza il lento avvicinarsi delle nuvole più nere cariche quasi a scoppiare. Non sempre rappresentano i tormenti, a volte sono il preludio ad una intensa ed imponente sinfonia che con le sue note irrompe e apre il cielo, liberando il blu dai raggi del sole.

Poi esiste la finestra delle speranze. È mia cura tenerla sempre limpida e pulita in modo da renderla trasparente a me stessa ancor prima che agli altri. Non la lascio mai completamente chiusa, uno spiraglio sempre aperto, anche e soprattutto nell’inverno più freddo. Si possono sbirciare non solo i miei “vorrei” e “mi piacerebbe”, ma i pensieri rivolti al mondo intero, quelli agli altri, quando invece sei troppo attento sul perché di te e a te e corri il rischio di non riuscire a vedere al di là.

Là dove c’è una segreta e forte linea che conduce, che indica il percorso, ti suggerisce di guardare bene intorno a cogliere il senso del paesaggio. Gli orizzonti che definiscono, che delineano ma non delimitano, che stimolano i sensi e la ragione.

Gli attimi mancati!

Le atmosfere riflettono le anime della gente che si unisce, che si incontra e che trasmette. Ti fermi un momento, pensi e speri che torneranno nel giro della vita. Avrai ancora tempo.

Le dita delle tue mani stringono con forza il biglietto che condurrà, che ti lascerà dondolare fra le onde che avvolgono i punti di terra. Un debole e amaro sorriso è stampato sulla tua bocca, ma non nella rigidità delle espressioni, a voler dare sicurezza e nello stesso tempo a cercare il riparo.


La finestra della scienza. Quella è la più grande, intera come una parete, con i vetri scorrevoli l’uno sull’altro per aprire la mente ed allenarla in velocità, senza perdere del tempo. Cogliendo gli indirizzi e le tendenze, avendo sempre innanzi il perché e la sofferenza. Mettendo da parte l’ambizione, ma coltivando sempre la passione. È immersa in un giardino ricco di fiori e colori delle piante, in lontananza qualche casa, la strada principale che connette le città. Pochi i rumori dall’esterno, tanti i silenzi che concentrano. A volte la si spalanca all’improvviso, si lascia entrare l’intuizione, si coglie e si sistema su di un banco. Pensi con un po’ di soddisfazione che resterà nel tempo, nelle pagine che faranno un po’ di storia. E questo basta a riempirti di orgoglio.


La finestra dei ricordi è invece sistemata molto in alto, non è troppo grande ma si affaccia su di una vita intera. All’esterno puoi vedere i tuoi giochi da bambina, gli schiamazzi nel cortile della scuola, di nascosto i primi baci. Filtrano i raggi del tuo primo sole, non accecano ma illuminano e tengono sveglia la memoria.

Ed infine davanti a me quella dalla quale più spesso mi affaccio e guardo il mondo. Se mi sporgo un tappeto di foglie gialle o ormai marroni che preannunciano l’inverno, a volte vedo il bianco della neve, il rosa degli alberi in fiore, l’ombra fresca dell’estate.


È la finestra sui pensieri, in un certo senso è magica perché cambiando l’angolazione dalla quale osservi cambiano i tuoi stati d’animo e i tuoi umori. Può essere come un muro bianco ed invalicabile, ma spostandoti solo un po’ compare una casina in lontananza, immersa nel verde di una pianura che dà un senso di tranquillità e serenità. E spesso mi ritrovo a fantasticare su chi la abita, mi piace immaginare una storia di bambini, l’allegria e la spensieratezza degli anni di luce e quanto altro consenta alla mia fantasia di esprimersi.

Si, di esprimersi!

Fernanda

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