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Dedicato a chi ama… “in punta di piedi”.


 

Le ragioni del cuore – 5

 

“Vi voglio bene, figlie adorate, più della mia vita. Ma c’è anche un’altra persona che amo profondamente: il vostro papà. L’ho sempre amato tanto e, con il vostro arrivo, questo sentimento è diventato infinito. Ho scoperto di avere al mio fianco un uomo dolce, sensibile, affettuoso. Lo adoro quando gioca con voi e vi parla; quando mi fa sentire la donna più felice del mondo e, persino, quando perde la pazienza e si chiude in se stesso. È un uomo che cresce insieme a me. Ogni giorno, con tanti sogni e tanti progetti. Dal momento del vostro arrivo, è come se io e papà ci tenessimo per mano. Questo mi dà la forza e la speranza di cui ho bisogno per superare le difficoltà di ogni giorno”.

Che strano.

Ho sempre creduto che mi stessi accanto per la tua capacità di comprendere i miei limiti, nonostante gli scontri che hanno firmato il mio soccombere di fronte alla convinzione di non essere accettato per ciò che ero… e capito per quello che spendevo, di me stesso, per voi, senza riguardo per la mia persona. Quante volte è iniziato un viaggio nell’inferno della mia anima… tante lacrime mute, fra le mani, che hanno dato voce ai miei dolori imprigionati. Molte volte ti ho chiesto di lasciarti amare…

Dove ho sbagliato?

Ho temuto che il tuo cuore fosse una strada con molti tornanti; ho tremato all’idea che, un giorno, l’inverno spegnesse i sogni dietro i tuoi occhi, le tue splendide perle alabastro, con più niente che ti vede e più niente che ti tocca. Ho sperato di riuscire a cucire, con l’ago del mio amore, la notte all’aurora del tuo nuovo sorriso: tanto mi è sempre bastato.

Ma va bene lo stesso, va bene così.

Come passa quest’acqua del fiume di te, di me, di noi… che sembra che è ferma. Sarà che tutta la vita è una strada che, purtroppo, non vedi tornare. Come quando pensi di avere sempre i tuoi trent’anni ma, quando ti fermi a cercarli… non li trovi più. Nuove rughe testimoniano lo scontro con le intemperie del nostro tempo terreno ma, sempre e per sempre… se mi cercherai, dalla stessa parte mi troverai. Spesso ho vissuto con ansia i versi che ti ho letto quella volta, con la certezza che non ci sarebbe capitato mai… “Io vorrei, ma non ti dico. Tu vorresti, ma non mi dici. Io penso di te, provo per te, ma non ti dico. Tu pensi di me, provi per me…ma non mi dici. Noi non comunichiamo più i nostri pensieri e, gradualmente, ci perdiamo nel non pensarci più!”


Che strano.

A volte non ho capito bene se, quando mi tendevi la mano, con le stesse scarpe camminavamo per strade diverse, o con scarpe diverse su una strada sola. Qualcuno ha detto che il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai. Chi sa cosa pensi di me, quando ti dico che, sempre e per sempre, dalla stessa parte mi troverai. Chi sa cosa provi quando ti dico che non credo nelle parole scontate ma ho bisogno del loro calore. Certo è che, anche il cervello più preparato, di fronte ai dubbi dell’amore, può diventare analfabeta.


Friedrich Nietzsche ha detto che ogni abitudine rende la nostra mano più ingegnosa e meno agile il nostro
ingegno. Ecco perché probabilmente temo la routine dei sentimenti e il cliché di tanti copioni scritti dalla consuetudine dei gesti degli altri…interpretazioni che sbiadiscono i capelli così come la polvere invecchia la nostra casa, se ogni giorno non dedichiamo noi stessi affinché continui a rispecchiare la nostra giovinezza. Ho paura di dovermi sentir dire che, non c’è più molto da dire! Sono sicuro del nostro amore ma…

…ti prego, ascoltami.

Quanto tempo è trascorso dai nostri sussurri su quello che ci piaceva di più, delle nostre debolezze? Il lavoro, le responsabilità, il quotidiano e il futuro prossimo venturo. Non è un problema l’età. Aprimi la porta del cuore e parlami d’amore; almeno per un po’, mi apparterrai…ti apparterrò. Niente rumori di sottofondo: solo felicità. Per una volta, cerca di non guardare per terra, prova ad abbandonarti. Accarezzami le labbra e, quasi per magia, fammi perdere nei tuoi capelli. “Belli capelli, capelli neri, che t’ho aspettata tutta notte e tu chissà dov’eri; capelli lunghi che arrivavano fino al mare; belli capelli che nessuno li può tagliare. Capelli lunghi come autostrade, la mattina sopra il tuo cuscino”. Fammi starti accanto anche quando, bianchi, si fermeranno a una fontana a pettinare gli anni. “Belli capelli… che stanotte è notte, ma verrà mattino”.


D’altronde, “La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia” (Vasco Rossi).


 

Con affetto e gratitudine. 27.02.2006