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Viaggia insieme a quella di saper ascoltare.


 

Pensieri degli anni difficili – 6

 

La capacità di sorprendere. Oppure dovrei parlare ancora una volta di abilità?

Le cose della vita sono fatte in un modo tale che spesso perdi di vista il lato divertente, quello che ti porta a fare una sana risata anche quando non ne hai proprio nessuna voglia. Spesso le giornate, anche quelle piacevoli, passano senza nessuna pretesa. Oziando qua e la, fra un libro ed un trafiletto di giornale, una chiacchiera ed un pettegolezzo. E cercando di non rinunciare al piacere della compagnia. Di qualsiasi genere.

È piacevole conversare con la gente di ogni tipo ed età. Soprattutto con quelle che incontri per strada e che non conosci affatto. Ogni età, ogni fase della vita si conquista in un modo diverso. L’infanzia, la magia del gioco e l’innocenza della trasparenza si avvalgono della vitalità, che accompagna il gusto della scoperta. Con l’inesperienza dell’adolescenza si rende necessaria la complicità. Non è difficile, basta guardarsi un po’ dentro e ripescare i propri 15 anni, che, anche se un po’ lontani e di altri tempi con meno di ogni cosa, sono sfacciatamente uguali. Con gli stessi dubbi ed incertezze, lo stesso desiderio di contrapposizione, ma importantissimi perché è lì che si delinea la persona. Come sarà, i suoi valori, i suoi ideali, la sua voglia di contribuire. Andando avanti con gli anni si incontra la disponibilità. È una dote, un dono di natura, fa parte della bontà d’animo che spesso si eredita in maniera verticale, da padre a figlio.

Viaggia insieme alla capacità di ascoltare.

Quando cerco di esprimere un concetto mi sforzo di visualizzare un momento, una situazione che coinvolga le persone. E la disponibilità la vedo come una calda serata fra due amici a raccontare, a raccontarsi. Magari uno dei due un po’ in difficoltà e allora l’altro si rende disponibile, ad ascoltare. Senza però aspettare la richiesta di aiuto, potrebbe risultare difficile.

Ecco, era proprio questo quello che volevo dire.

In ultimo, ma non per questo meno importante, quella fase della vita che ha tanto tempo libero, che ha vissuto e accumulato, che ha molto da trasferire ma spesso pochi occhi su cui puntare. Questa, insieme al mondo della fantasia, è senz’altro l’età con la quale preferisco conversare. Accade naturalmente e senza inibizioni, forse perché non sei assillato dalla paura di deludere, ti aspetti che ti capiscano sempre. Un po’ come i tuoi genitori.

In giro per i parchi della città, oppure sulle panchine dei principali viali si ritrovano un po’ annoiati e accaldati ad osservare la vita che gli passa avanti, forse con un po’ di nostalgia per quello che è stato e un po’ di tristezza per quello che non c’è più. Però se ti fermi nella tua corsa e prendi posto accanto a loro sulla panchina del passato, così all’improvviso senza dargli la possibilità di replicare, riaccendi nei loro occhi quella luce, risvegli l’interesse per il futuro. Si annullano le distanze anagrafiche e si ricompone il puzzle della vita.

In ogni caso, fa da madre a tutte le fasi e al modo in cui ti poni loro, la spontaneità. Si materializza con la sincerità dei comportamenti, va intesa come la naturalezza dei gesti, dei modi di fare. Senza forzature, trascinata dal desiderio di esprimere e dalla genuinità.

Vitalità, complicità, disponibilità, spontaneità.

Credo che la capacità di sorprendere sia unita ad ognuna di queste caratteristiche. Non deve però essere legata alle nostre aspettative, non va ricercata. La si può ritrovare naturalmente fra le panchine del passato sistemate vicino ai girotondi nei parchi, là dove un po’ più nascosti vivono i tumulti dell’adolescenza e le difficoltà della disponibilità. È tanto più gradita quanto più sopraggiunge in maniera improvvisa, magari alla fine di una giornata qualunque, una di quelle di cui parlavo all’inizio. Oppure quando dà un tocco di colore persino a quel noioso tè sorseggiato all’imbrunire di una domenica grigia e senza tante parole ricche di sguardi. Quando senti che le cose si riempiono di gusto, quando il divenire consueto degli eventi si trasforma nel lato più bello dell’imprevedibilità.

 

Fernanda

 

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