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Cosa ci spinge ad “incrociare” i nostri destini?


That’s Amore – 2

Presentiamo un lavoro nato, all’interno di un colloquio di analisi personale, per il bisogno di capire come si fa a vivere con un altro all’infuori di noi, senza considerarlo un estraneo invadente.

BUONA LETTURA

Caro dottore, nonostante abbia letto molti dei suoi lavori sull’argomento amore, continuo ad avere delle perplessità, acuite dal fatto che dei miei amici, dopo un periodo difficile per ciò che riguarda la loro vita a due, stanno per convolare a nozze. Insomma, perché mi crea problemi l’idea del matrimonio?

Perché quello che riguarda il settore affettivo, nei reconditi meandri dei suoi più remoti pensieri, purtroppo, le scombussola il sistema neurovegetativo…

Cioè?

Le vengono i sudori freddi dalla paura!

È giusto… ma perché mi accade?

Le ho già spiegato altre volte che lei non ha potuto “vivere”, fin da tenera età, esempi di matrimonio positivi. Ha sofferto il matrimonio “facilitato” (per non dire “combinato”) dei suoi genitori, che non è stato proprio tranquillo. Poi, nel contesto della sua famiglia allargata (zii, cugini, etc.) e dei vari amici e conoscenti, è stato un susseguirsi di illusioni e delusioni. Questo ha comportato la creazione della convinzione, da parte sua, che il matrimonio sia più un fastidio che un vantaggio…

…e non solo il matrimonio, ma anche l’unione tra partner!

Già.

Quali sono i motivi che dovrebbero indurre una persona, al di là della scelta di avere un compagno che può essere frequentato anche vivendo in residenze separate, a scegliere di convivere o, addirittura, di sposarsi?

Tra gli altri, la disponibilità all’aiuto reciproco e le sollecitazioni affettive e “di crescita interiore” che ne possono conseguire, che solo la frequentazione assidua può portare; inoltre, condividere degli spazi, rappresenta uno stimolo a ridurre l’egocentrismo a favore dell’egoismo positivo.

E com’è possibile?

Se lei vive da sola, gestisce come meglio crede il suo spazio, mentre se ha altre persone per casa non lo può più fare ed è costretta a dimensionarsi in maniera più corretta.

A me darebbe fastidio avere una persona per casa!

Questo accade perché vive l’idea della presenza di individui come se fossero degli intrusi, in grado di portarle elementi negativi e non vantaggi.

In teoria lo capisco che potrebbero esserci degli aspetti positivi ma, nella pratica, sento troppe lamentele! Tutto ciò mi porta a vedere il matrimonio come una sorta di mortificazione e di sacrificio.

Sono pur sempre commenti esternati da una rappresentanza non significativa, dal punto di vista dell’autorevolezza in merito. parte di alcuni.

Anche se sono la maggior parte?

A parte il fatto che non può esserne certa, non è il numero che rappresenta un elemento attendibile, dal punto di vista scientifico.

Non capisco…

Molti di quelli che si lamentano, sarebbero (o, per meglio dire, sono) persone di per sé in difficoltà a realizzarsi pienamente come individui socialmente integrati in un contesto maturo ed equilibrato.

Mi ha colpito sentire affermare, in un programma televisivo, che molte donne sposate, che si separano dopo 20 o più anni di matrimonio, lo fanno per riappropriarsi dei propri spazi… e per fare ciò che la vita matrimoniale ha impedito loro di realizzare per loro stesse!

E’ un errore quello fatto precedentemente, perché il matrimonio fra persone assennate non blocca le aspirazioni della persona…

Ma non si può gestire la propria vita come se si fosse da soli, bisogna fare delle rinunce.

Si, ma a vantaggio di altro. Prenda me, per esempio: a cosa ho rinunciato? Se non avessi né moglie né figlie, cosa farei? Potrei lavorare ancora di più… e per quale motivo? Per guadagnare di più? E per spendere come, quei soldi? Oppure darmi, come si usa dire “alla bella vita”? Chi lo fa, non è detto che sia contento.

Perché?

Perché è un’esistenza “parziale”, non completa. Si ricordi che, per vivere soddisfatti, bisogna avere un lavoro che ci faccia sentire utili, una famiglia attraverso cui “tramandarsi”, degli amici affettuosi e del tempo libero da potersi dedicare.

Però, nella realtà, una donna ha più incombenze nella vita matrimoniale.

Bisogna analizzare bene la situazione. La mia compagna di vita, ad esempio, assolve il ruolo di moglie, di madre, di professionista e, al di là di una fisiologica stanchezza alla fine di una giornata particolarmente intensa, non mi sembra oppressa o depressa.

Ma ha delle responsabilità in più nella gestione delle cose quotidiane.

Diciamo pure che ha del potere in più. Ciò accade per scelta di entrambi.

Come sarebbe?

Le figlie la vedono come un elemento propulsore di “giocosa” intensità e per me rappresenta un’autentica gioia di vivere. Considerando che il mio lavoro non è rappresentato solo dalla ricerca scientifica o dall’insegnamento universitario ma, spesso, mi pone di fronte una sequela di “funerali” psicologici, ecco che diventa oltremodo importante una stimolazione “bella” e “giovane” dentro e fuori, a dispetto del tempo che passa. Allo stesso modo, per quello che posso, io cerco di offrire il meglio della mia esperienza per loro, attraverso il mio essere correttamente onesto e proteso verso la ricerca di dare una giusta dimensione alla vita in nostro possesso. Mi sento un ragazzo che legge nel pensiero di chi ama, per cercare di soddisfare bisogni e desideri, come nelle belle favole. C’è quando ci riesco e quando, invece, fallisco. È bello, comunque, poter dire:“Le mie chiavi di casa, puoi tenerle tu, hai il diritto di entrare nel mio cuore ogni volta che inciampi e vuoi ripartire da zero”.


E dove lo mettiamo il mito dell’angelo del focolare che sfacchina, senza vedersi riconosciuto l’impegno e i sacrifici?

Scusi, in una famiglia ben organizzata dov’è lo sfacchinamento?

Chi si occupa delle cose di casa e dei figli?

Bisogna imparare a ripartire i compiti, per il piacere di contribuire al “sistema” famiglia.

E la preparazione della colazione, dei pasti e la gestione delle esigenze dei figli?

E dalle! Nonostante la presenza costante di una babysitter – governante, io mi impegno alla gestione attiva delle cose di casa. Provo piacere a rendere più accogliente la nostra abitazione e ho addirittura comprato l’occorrente da utilizzare per curare la pulizia dei pavimenti.

Ha deciso di fare il “mammo”?

Le ho accennato prima, del ruolo fondamentale che mia moglie riveste per me e le figlie… è solo che lei esce la mattina presto e io torno la sera molto tardi (quando non parto per motivi di lavoro). Nonostante tutto, siamo felici del tempo che riusciamo a trascorrere insieme, inventandoci anche dei fine settimana “da brivido”.

Cioè?

Anche più di 800 km in una giornata, pur di raggiungere velocemente una meta turistica prefissata.

E ma la vostra, è una situazione privilegiata!

Non direi.

E come no! Soldi a disposizione, salute, figlie intelligenti…

Beh, i soldi sono il risultato di un duro impegno lavorativo ultraspecialistico, costruito negli anni, cha ha minato la mia salute, anche se sono riuscito a recuperare abbastanza bene al punto da aver ritrovato una notevole resistenza globale. Per quanto riguarda le figlie, sono due bambine normali sui cui riversiamo tempo, disponibilità e preparazione.

Perché la maggior parte delle persone sposate si lamenta?

Innanzitutto, perché è bugiarda; poi, perché sa osservare bene solo alcuni aspetti, in genere quelli negativi. E comunque, spesso, capita di incontrare degli immaturi che credono di esorcizzare le proprie paure atteggiandosi a vittimisti. Siccome non si hanno esempi di corretta organizzazione familiare, ognuno si porta dietro quello che ha imparato; però, basta che almeno uno dei due partner abbia le idee chiare, siccome l’altro non è uno sprovveduto, ma solo un ignorante in materia, sente il “buono” dell’altro e comincia a darsi da fare.

Perché, spesso, le donne, dopo qualche anno di matrimonio, appaiono invecchiate, trascurate?

Bisognerebbe analizzare il perché di quella donna, non delle donne in genere. Ci sono individui, ad esempio, che vogliono solo sposarsi e, poi, raggiunto lo scopo, non hanno più interesse a curarsi, perché vedevano l’aspetto esteriore come una forma di accalappiamento.

Non può essere che siano così affaticate da non poter pensare alla cura del proprio aspetto?

Può accadere che le incombenze quotidiane ti possano far perdere di vista l’importanza della cura “globale” delle tua persona.

E allora?

Il partner dovrebbe ricordarti l’importanza dell’autotutela. È una questione di egoismo positivo. Con una donna (o un uomo) gradevole accanto, si vive meglio.

Come e quanto vanno ridimensionati i propri spazi, nella vita matrimoniale?

In funzione di quanto la presenza del partner ti “sazia”, in senso globale.

E’ vero che l’abitualità che caratterizza il matrimonio, distrugge l’amore e la passione?

L’abitudine “costruttiva”, ci consente di conoscere meglio quell’entità che ci cammina accanto e incrocia il nostro destino accomunando gioia e dolori. Imparare a renderla felice è quanto di più appagante la vita possa riservarci. “La famiglia è la patria del cuore” (Giuseppe Mazzini).

E la noia?

Bisogna mantenersi vivi “dentro” cercando la giusta affermazione come appartenenti ad una specie pensante. A queste condizioni, non si finisce mai di conoscere se stessi e chi continuiamo ad osservare con occhi sempre diversi. “Si ama solo ciò che non si possiede del tutto”. (Marcel Proust)

Dolcetto o scherzetto?

Come, prego?

Ci salutiamo con un aforisma o col testo di una canzone?

Pensavo di proporle “I migliori anni della nostra vita”, di Renato Zero.

Perfetto!

“Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa e che è bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa. Io come un gentiluomo e tu come una sposa, mentre fuori dalla finestra si alza in volo soltanto la polvere. C’è aria di tempesta ! Sarà che noi due siamo di un altro lontanissimo pianeta. Ma il mondo da qui sembra soltanto una botola segreta . Tutti vogliono tutto, per poi accorgersi che è niente. Noi non faremo come l’altra gente: questi sono e resteranno per sempre… i migliori anni della nostra vita. Stringimi forte che nessuna notte è infinita. Penso che è stupendo restare al buio abbracciati e muti, come pugili dopo un incontro, come gli ultimi sopravvissuti. Forse un giorno scopriremo che non ci siamo mai perduti… e che tutta questa tristezza in realtà, non è mai esistita!”

G. M. – Medico Psicoterapeuta