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Cinema e amore nell’ultimo film di Piccioni.

“La vita che vorrei” è un film che racconta una storia credibile in cui l’amore tra i due personaggi sconfina nella vita reale dei due attori. Dopo “Luce dei miei occhi”, Giuseppe Piccioni, sostenuto dalla coppia già sperimentata, Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli si cimenta nel tentativo di percorrere l’insidiosa via del “cinema nel cinema”, raccontando una vicenda che ruota attorno ad un set e alla lavorazione di un film.

La storia si sviluppa su un doppio binario, raccontando da un lato la passione fra i protagonisti di un film in costume ambientato nell’Ottocento, Federico (Luigi Lo Cascio) ed Eleonora (Sandra Ceccarelli) dall’altro, quella meno complicata e problematica vissuta nei giorni nostri, fra Stefano e Laura.

Stefano è un attore affermato che, però, si sente insoddisfatto e teme di perdere il successo. Laura è una donna di trent’anni agli esordi nella carriera, con un passato che le ha tolto sicurezza. Quando Laura ottiene il ruolo di protagonista al posto di un’altra attrice già conosciuta, Stefano rimane sorpreso e, superata la diffidenza iniziale, si sente stranamente attratto dalla capacità che ha Laura nel confondere realtà e finzione. L’aspirazione di Stefano ad una vita “normale” lontano dal set si scontra con il desiderio di affermazione personale di Laura attraverso il cinema. I due attori trovano modo di comunicare tra di loro utilizzando le parole dei personaggi che interpretano.

“La vita che vorrei”, però, non è semplicemente la solita “arte che imita la vita e viceversa”.

Il punto centrale della questione è invece la scoperta e la ricerca di una difficile armonia delle personalità. Tutto il cast, dai due protagonisti, agli altri attori, tra cui Galatea Tanzi, Ninni Bruschetta, Roberto Citran, è perfettamente amalgamato, recitando con naturalezza e misura.

Forse l’unica nota negativa del film è una conclusione prevedibile e un po’ brusca, chiudendo un’opera che comunque ha i suoi risvolti interessanti e, in ogni caso, evidenzia l’esigenza di Giuseppe Piccioni di proseguire, senza cedimenti, nella sua indagine personale nell’ambito della psicologia umana e dei rapporti tra gli individui.

Di particolare interesse, vanno segnalate le musiche di Michele Fedrigotti e i costumi di Maria Rita Barbera, sicuramente non alla prima esperienza per aver già dato il loro contributo a film come “Caro Diario” e “Dillo con parole mie”.

Il film è stato realizzato con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, DGC e Euroimages.

Tra i celebri film che raccontano il “cinema nel cinema”, si ricordano: “La donna del tenente francese” di John Fowles e “Effetto Notte” di François Truffaut.

Roberto Cecere