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Pro? o contro?


Il presente lavoro costituisce un saggio nato dalle tante domande che ci si pone sui difficili rapporti che intercorrono fra due persone che cercano di amarsi. Un consiglio: anche se è facile leggerlo tutto d’un fiato, è meglio “ruminarlo”, tornandoci sopra. Sono graditi commenti, critiche e suggerimenti.

BUONA LETTURA

Caro dottore, l’ho ascoltata spesso spiegare come si costruisce un buon rapporto di coppia e ho letto molte delle sue pubblicazioni in merito ma, a questo punto del mio lavoro di analisi personale, sento il bisogno di verificare se, effettivamente nella realtà, ci siano persone che hanno realizzato una vita di coppia corretta e appagante.

Purtroppo, io vedo situazioni di genere opposto… e quindi… non è che ci creda molto…

E’ sicura di non avere costruito dei pregiudizi, a tal proposito?

In che senso? Non capisco!

Lei vorrebbe verificare quanto ha chiesto ma, in cuor suo, ha già stabilito che, una coppia gratificante la troverebbe solo nel paese di Utopia. Come fa ad esserne così sicura? Solo perché le persone che osserva, non la convincono?

Si è proprio così!

Ma scusi, quanto, del Mondo, ha osservato?

Molto.

Possiamo dire, invece, quasi nulla?

Non esageriamo… esiste, comunque, una mia vita sociale!

Si, ma limitata alla sua professione ed al contesto in cui si trova ad operare.

Nel senso che vivo in un ambiente gretto?

Questo può anche darsi ma, comunque, mi riferivo al fatto che, pur spostandosi molto, geograficamente parlando, lei focalizza nei suoi rapporti umani, degli obiettivi di pertinenza che la inducono ad osservare solo alcuni aspetti delle persone che frequenta, quelli più legati all’ambito lavorativo o, comunque, di “facciata”. Molto difficilmente si trova ad avere la possibilità di approfondire, anche perché, chi le sta di fronte, in genere si protegge da “sguardi indiscreti”.

Si, è vero!

E quindi, a queste condizioni, trarre delle conclusioni è possibile solo a condizione di poggiare su pregiudizi. Le suggerisco di leggersi l’articolo dedicato all’argomento.

Però, proprio perché tra quelli che conosco, vedo diffusi dei comportamenti poco corretti, temo che in giro ci siano poche persone con le idee chiare!

Partendo dal principio che non si può pretendere “la Luna”, siamo in grado di affermare che esistono anche degli individui validi, non è che siano tutti superficiali. È vero, comunque che, anche l’individuo maturo (dal punto di vista della personalità) ci può lasciare con l’amaro in bocca!

Perché?

Perché, carissima Mary, è necessario ricordarsi che tutto ruota intorno al fulcro della media sociale. Inoltre, possiamo aggiungere che, ciascuno di noi, punta su argomentazioni specifiche e individuali per cercare di raggiungere l’interesse degli altri. Non esiste, a questo punto della storia umana, una persona valida su tutto. Accade invece che, più si eccelle in settori particolari (professionali, estetici, economici, etc.), maggiore è la probabilità di incontrare dei pericolosi reconditi caratteriali.

Insomma, se ho capito bene, alla gente basta raggiungere un “posto al sole”, centrare un obiettivo: il resto non conta!

Più o meno. Molte volte le ho spiegato che ogni essere umano cerca di attirare l’attenzione degli altri, per sentirsi accettato e considerato. Ciò, ovviamente è inversamente proporzionale alla maturità acquisita, ma nessuno può dichiararsi privo di questa necessità. Dal momento che partiamo svantaggiati, perché ancora l’umanità è molto arretrata in termini di efficienza e qualità, per “riuscire”, possiamo coltivare solo alcuni delle nostre potenzialità… per il resto della personalità, bisogna accontentarsi!

Un momento, le devo fare un paio di domande!”

Prego.

La prima: io credevo che fosse possibile impegnarsi per imparare a diventare persone equilibrate ed armoniche, è per questo che faccio analisi personale!

Ha detto bene, si può imparare a diventare migliori ed a crescere in maniera equilibrata. Il tutto, però, richiede tempo. Noi adulti dobbiamo recuperare il gap di partenza, i nostri nipoti saranno avvantaggiati, ovviamente. Ecco perché, pur potendo “crescere” moltissimo, dobbiamo ricordarci di essere realistici e non velleitari.

La seconda: questo discorso vale anche per lei?

Certo, perché dovrebbe essere diverso?

Perché credevo che fosse più maturo degli altri!

Solo perché svolgo la professione di psicoterapeuta? La verità è che mi sono preparato a lungo riducendo i miei limiti e risolvendo molti problemi personali, però bisogna stabilire da dove sono partito, per valutarmi. Se osserviamo le mie capacità professionali, possiamo concludere che ho raggiunto dei buoni traguardi (sempre comparando il valore medio e l’età anagrafica). Analizzando la mia capacità di autoaffermarmi, invece, si conclude che esistono delle carenze. Infatti, per raggiungere certi traguardi riguardanti la mia preparazione scientifica, ho dovuto trascurare altri aspetti che rendono piacevole la vita di un uomo: tempo libero, vacanze, disponibilità e tranquillità per godere della presenza di affetti intimi, frequentazione di amici, etc. Solo da poco tempo, riesco a vivere in maniera più equilibrata… a scapito delle mie attività di studio e di ricerca, però. Tutto non si può fare…e sì che il lavoro di analista mi consente di trarre utili insegnamenti da ogni esperienza che vivo!

E con sua moglie?

Potremmo definirci una coppia di riferimento perché l’abbiamo messa su con le unghie e coi denti, a dispetto delle difficoltà personali che avrebbero potuto “avvelenarla”. Ci frequentiamo da 24 anni e, ogni giorno, scopriamo nuovi interessi da poter vivere insieme…

Una favola, insomma!

… ho detto “da poter vivere insieme”, poi bisogna vedere il tempo che riusciamo a trascorrere effettivamente, insieme! Mia moglie lavora fuori città e, ogni giorno percorre circa 150 Km, partendo la mattina molto presto e ritornando, a volte, il pomeriggio inoltrato. Il mio mondo professionale (fra annessi e connessi) mi assorbe, in media, per quasi 11 ore al giorno e capita, non di rado, di spegnere il computer quando ormai albeggia. Di conseguenza, anche se ci piacerebbe trascorrere la vita fra “teneri baci e languide carezze”… il problema consiste nel riuscire a dare un colpo alla botte ed uno al cerchio, dividendosi fra le esigenze personali, quelle lavorative, quelle (non meno importanti) delle figlie… tutto il resto non è noia (come, invece, sosteneva Franco Califano) ma, molte volte, stanchezza, anche se c’è tanto amore…

Che senso di impotenza!

Passare da uno stadio infantile a quello di adulti, significa capire che è necessario adattarsi alle limitazioni storiche contemporanee e farle integrare con le proprie, legittime, necessità. Ognuno ha carenze di sviluppo, rispetto all’eccellenza che, in teoria, può raggiungere: non illudiamoci!

Anche l’uomo più miserabile è in grado di scoprire le debolezze del più degno, anche il più incompetente è in grado di scoprire gli errori del più saggio. (Theodor Wiesengrund)

Poi, bisogna avere chiaro il concetto che un partner non va vissuto come qualcosa di assoluto, nel senso di “volersi perdere” all’interno di questo rapporto.

Può spiegarmi meglio?

Complimenti.

Perché?

Dal modo in cui ha posto la domanda, è chiaro che lei ha messo da parte suscettibilità e presunzione.

Addirittura…

Si perché, altrimenti, avrebbe formulato la domanda in questo modo: “Può spiegarsi meglio?”


C’è molta differenza?

Un abisso. Lei ha posto un quesito dichiarando, fra le righe, di avere difficoltà di comprensione non addebitali al sottoscritto. Nel caso in cui si fosse espressa come l’esempio che le ho fatto, allora mi avrebbe scaricato delle precise responsabilità.

Torniamo al punto focale. In realtà, è necessario realizzare le condizioni per provare piacere a stare con se stessi; poi, in seconda battuta, quando si frequenta il partner, si cerca di star meglio. Un compagno, quindi, deve essere visto come qualcosa che migliora una situazione già favorevole, non una condizione necessaria indispensabile per star bene.

Sì, però occorre un’omogeneità di visione delle cose e di interessi. Ed è qua che casca l’asino!

Ma non è necessario pensarla allo stesso modo su tutto. La compenetrazione dei pensieri, l’omogeneizzazione delle aspirazioni e dei sentimenti si crea nel tempo, se il rapporto funziona e… man mano che i problemi personali di integrazione sociale e realizzazione lavorativa, tendono a risolversi.

Nei primi tempi, c’è un’enorme diversità… e questo è naturale e positivo, perché consente di rivedere le proprie posizioni e certi modi di vedere le cose. Pian piano, ognuno dei due cambierà qualcosa del proprio modo di essere e di rapportarsi con l’altro, “avvicinandosi” al partner. Questo rende diversi e migliori.

Ma che tipo di difficoltà si incontra? Non l’ho ancora capito!

Partiamo dal fatto che, di solito, quando si è piccoli (anagraficamente parlando), si devono condividere e subire, spazi e prepotenze degli altri componenti della famiglia di appartenenza (fratelli, genitori). Di conseguenza, appena ci si emancipa (andando, magari, a vivere da soli) si cerca di affermare le proprie istanze su quelle degli altri. A queste condizioni, l’idea di condividere, sacrificandosi nuovamente, qualcosa con un altro, arride solo fino a quando non termina l’effetto “novità”.

È proprio quello che provo!

Stia tranquilla, è una cosa normale. Con una battuta, possiamo illustrare lo stato d’animo che connota i vari momenti della vita di relazione di un essere umano, partendo dall’adolescenza: “Purtroppo loro ( i familiari, soprattutto fratelli o sorelle), finalmente IO (per la libertà conquistata), in un certo qual modo… noi (l’ambivalenza che “tira la giacchetta”, nello stare col partner).

Ma ci sono persone che escono dalla famiglia d’origine solo quando si sposano o vanno a convivere. Saltano il periodo di libertà?

Effettivamente saranno prive di questa utile esperienza e, questo, potrà comportare delle perturbazioni nel rapporto.

È grave?

Dipende dalla voglia di migliorare se stessi, sul piano dell’autoaffermazione. Si potrebbe, addirittura, essere indotti a costruirsi, piuttosto velocemente, degli spazi di autonomia durante la vita “more uxorio”.

Tipo?

Attività lavorativa, hobby, spazio fisico all’interno dell’unità abitativa, in cui potersi concedere dei momenti da trascorrere da solo con se stesso (studiando, ascoltando musica, leggendo qualcosa, fumando la pipa, etc.)

Ottimo suggerimento! Torniamo, per favore, alle difficoltà che si incontrano durante la vita in comune.

Sostanzialmente, sono quelle che governano, in genere, i legami interpersonali. Tutte le difficoltà che emergono nel rapporto con un’altra persona, le si può osservare all’interno di una dinamica di coppia. Infatti, è richiesto di sviluppare una capacità di adattamento, una riduzione della quota egocentrica, per venirsi incontro reciprocamente: insomma, si verifica una riduzione della libertà personale.

Ma in virtù di cosa, si devono fare queste rinunce?

In funzione di una quota affettiva che l’altro ti dà, e che da solo non puoi alimentare, di un’intimità e di un dialogo costruttivo, di una vita sessuale appagante. Sono argomenti più che sufficienti.

E ma io, nonostante tutto, trovo difficoltà a vederne i vantaggi!

Lei, per favore, provi ad immaginare di avere un rapporto con una persona amica, veramente amica: le porta vantaggi o no?

Sì, però il rapporto con un amico non è esclusivo, è possibile avere più amici e la frequentazione è più dilazionata. Con un amico è più facile potersi incontrare solo su alcune cose, ma con un partner non mi sembra…come fai a dirgli, ad esempio che hai bisogno di restare un po’ da sola e preferisci non vederlo, magari, per una settimana?

E’ chiaro che lei, vivendo da sola, sta cominciando ad apprezzare l’assenza di chi potrebbe “romperle le scatole”… però, le faccio presente che si trascorre insieme solo il tempo utile e costruttivo, per il resto ognuno continua le proprie attività. Si può anche arrivare a coabitare, a convivere, ma non necessariamente a trascorrere 24 ore al giorno insieme! Si metterebbe da parte la propria identità.

Come si calcolano i tempi da stare con un “lui”?

Non certamente con carta e penna! Dipenderà dal piacere che proverà ed aumenterà nel tempo.

Ma io, infatti, con questo scopo cerco di frequentare molti ambienti eterogenei, però mi capita di osservare come vivono e scambiano le coppie e di notare ciò che, come le ho riferito, mi disturba.

Per favore, la smetta di osservare ciò che gli altri fanno vedere. quello che potrebbe notare, apparterrebbe ad errori fatti, che si potrebbero riparare, ma che neppure gli interessati sanno come si fa. Frequentando degli altri uomini troverà qualcuno che ha qualcosa che le interessa: Allora, da quel momento in avanti le sorgerà naturale tutta una serie di domande nuove a cui io potrò rispondere e lei, così, avrà più chiarezza.

Non puoi, ad esempio, farmi domande sulle difficoltà che incontrerà sulla mulattiera che unisce due malghe del Trentino Alto Adige: se non si reca sul posto, certe cose non le potrà neppure immaginare.

Un’altra mia preoccupazione è quella di essere grande e senza esperienze…

Questa è una constatazione non una preoccupazione. Io le ho già spiegato che, comunque, ha evitato situazioni squallide di coppia o separazioni legali. In ogni cosa ci sono pro e contro! Con i suoi pacchetti di apprendimenti non avrebbe potuto creare altro, che condizioni miserabili, in un rapporto di coppia.

Ma avrei accumulato esperienza!

Avrebbe chiuso!

Ho paura di incontrare qualcuno che mi possa coinvolgere in maniera affettiva o passionale…e poi scoprire di non andarci d’accordo caratterialmente!

A parte il fatto che non sarebbe la fine del mondo e si sarebbe, comunque, goduta un buon periodo sessuale… comunque, per la sua puntigliosità, è un po’ difficile che accada perché, per esserle simpatico, un uomo deve costruire degli argomenti interessanti, concreti e duraturi tendenti all’implementazione.

Un’altra paura che ho, è quella di non riuscire a reggere le difficoltà e le frustrazioni che incontro nel lavoro e nella vita, in questo momento particolare, sommate a quelle legate alla frequentazione di un uomo, nel caso in cui incontrassi una persona interessante. Potrò reggere questi due tipi di frustrazioni?

Certamente sì… e non sarebbe la prima, né l’unica. Le faccio presente che non si deve vedere il rapporto di coppia come un dramma. Interessarsi a qualcuno, innamorarsene, porta piacere… non vedi l’ora di incontrarla, di parlarci, magari per bere qualcosa insieme o tenerti mano nella mano o fare altro… Quindi, ti diventa uno sgravio dai pesi del lavoro e non il contrario. Le difficoltà vengono in seconda battuta, quando si decide di far diventare la cosa più seria, più impegnativa…

Ma sono, comunque, difficoltà compatibili con le altre, della vita quotidiana e del lavoro?

Se lei, tornando a casa, trovasse un uomo piacevole, molto sensibile, delicato, che iniziasse a farle dei massaggi, le raccontasse qualche storia, la portasse fuori a cena, si rendesse gradevole nei suoi confronti, le darebbe fastidio?

No!

Le renderebbe la giornata meno frustrante?

Sì.

Eppure, neanche lo conosce, glielo sto solo descrivendo: immagini a frequentarlo!

Sì, ma ci saranno pure degli elementi su cui si determineranno degli scontri!

Certo, ma non esisteranno solo quelli! Metti che stai leggendo un estratto conto che non ti piace, e questa persona ti prende sotto braccio e ti dice “Guarda che questi problemi si superano, parliamone insieme”

La cosa inizia a cambiare aspetto?

Beh, sì… mi vengono i brividi a pensarci.

Il rapporto di coppia è contraddistinto da uno scambio solidale tra due esseri umani, non in urto. Le coppie che cadono sotto la sua attenzione, sono in crisi perché nessuno dei due ha stabilito di modificare quegli aspetti che pongono in opposizione, perché ognuno dei due dice “io sono fatto così e non intendo cambiare!”.


Perché mi vengono tutte queste paure?

Perché si basa solo sull’aspetto teorico. E’ come quando io ho seguito il corso per diventare sommozzatore: ti spiegavano una serie di imprevisti e di difficoltà cui si poteva andare incontro, che, quasi quasi, ti demotivavano, mentre poi, una volta in acqua, ti accorgevi che tutto era di una semplicità incredibile.

Come possiamo salutarci?

Con questo aforisma: “Amarsi, non è solo guardarsi l’un l’altro, ma è soprattutto guardare nella stessa direzione avendo, entrambi, un proprio mezzo di locomozione!”.

Bello, di chi è?

Non lo ricordo, ma è quello che penso.


G. M. – Medico Psicoterapeuta

Si ringrazia Erminia Acri, per la cortese collaborazione.