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Brani scelti e riflessioni da Opinioni di un Clown di Heirich Boll




Io sono un clown

mi chiamo Hans e le mie giornate sono destinate ad essere sempre le stesse…

I miei movimenti, i miei gesti, le mie azioni hanno sempre lo stesso ritmo, la stessa durata, lo stesso antico e monotono susseguirsi.

Mi sveglio mi lavo mi trucco ,prendo il taxi ,scendo dal taxi di corsa e mi dirigo verso la biglietteria quindi faccio il biglietto per Bonn …

Da quando Maria mi ha lasciato.. a volte dimentico qualche passaggio di questo oramai consolidato canovaccio.

Io sono un clown

E faccio collezione di attimi,

ho due grandi problemi, uno è di certo la monogamia ,l’altro è la malinconia perenne. Essere clown vuol dire abbandonare una parte di se stessi, forse al più autentica, la più bella, me ne sono accorto solo giorni fa, si… mi sono scrutato per lungo, lunghissimo tempo allo specchio, avevo in mano ancora il mio tubetto di biacca troppo indurita e i miei trucchi…mi sono sentito perso, non era il mio volto quello nel riflesso, forse impazzirò mi sono detto.

Quando c’era Maria era tutto diverso, ti specchiavi nei suoi occhi e non avevi più paura, ti sentivi al sicuro, ti sentivi a casa.

Maria era l’unica cattolica che abbia apprezzato, i cattolici non mi piacciono, sono una razza troppo complicata, se parli con loro di religione si atteggiano a saccenti e ti condannano qualora non fossi delle loro stesse vedute..

Io non sono cattolico, c’è troppa ipocrisia in quella religione per potervi credere.. io non credo in nulla .

Ho cercato per lungo tempo di credere persino in quelle lacrime versate nella mia vasca da bagno inghiottito nei miei pensieri.

Ho cercato di credere in me stesso quando, la mia carriera si avviava ad una inarrestabile decadenza. Ho voluto credere che Maria tornasse da me e lasciasse perdere quel diacono di Zupfner ma adesso respira aria cattolica a Roma in viaggio di nozze, no nessuna possibilità di salvezza ,forse non potrò mai guardarmi allo specchio …è troppa la paura di scorgervi un estraneo. Tante volte credo che alcune cose siano esistite solo per me, tante volte penso che tutto quello che faccio sia pura finzione, come questa gente, questa casa ,questo cielo, come tutto e tutti.

La verità è che noi clown dovremmo fare ridere, la nostra maschera doveva avere questo scopo…invece suscitiamo il contrario, la mia vita è cosi diversa dal mio mestiere.

Io sono un clown

Ho cercato di consolarmi con il cinismo di chi mi sta intorno, ho cercato di consolarmi con il buonismo finto della chiesa che cercava di redimermi e di accogliermi a braccia spalancate ,ho provato persino a rassegnarmi all’idea di aver perso per sempre Maria…

La mia famiglia mi ha sempre considerato un artista, è un modo più elegante e più facile per etichettare le persone e di non fare brutta figura con gli amici nel dire che il proprio figlio fa il clown, come se ci si dovesse vergognare.

Forse mia madre mi avrebbe preferito contabile, avrebbe voluto un altro futuro per me. Mio fratello Leo è monaco e mia sorella Hanriette è morta tanto tempo fa.

Ah! che pena provo per mia madre, una perfetta borghesuccia e come odio quelle sue stupide feste piene di manichini che fanno finta di divertirsi, non si è mai curata di me ne tanto meno di mia sorella.

L’ha mandata incontro ad una morte sicura con una tranquillità disarmante.

Hanriette, se ci fossi stata tu di certo la mia vita non sarebbe così anomala, ma perché gli altri non si accorgono di me??

Persone cosi sono in via d’estinzione, siamo troppo sinceri per poter essere ascoltati, dobbiamo troppo vivere per rimanere intrappolati nel loro grigio meccanismo, siamo troppo schietti per poter promettere loro una cosa se sappiamo già da principio che non osiamo farla.

No.. non mi ci terrete nelle vostre chiese, sui vostri sacri altari, tra le vostre schiere, sono troppo umano, ma sono anche troppo insofferente.

Ora mentre sto parlandovi sono circondato da bambini che mi fanno linguacce, hanno delle maschere buffe e strane, la faccia dipinta e colorata , gli abiti abbondanti.

E’ carnevale, e’ un giorno di festa, e anche io mi sono truccato, ho la faccia piena di biacca bianchissima sparsa in maniera uniforme sul viso, tra le pieghe della fronte persino nelle orecchie.

Ho la bocca colorata, il naso rossissimo e gli occhi con la loro espressività cronica o forse con l’espressione di chi e’ affetto ad un cronico stato d’animo: la malinconia.

Sembra che questa gente in un giorno di festa si diverta, questi bambini qui attorno, mi danno quasi la sensazione di non sentire la mancanza dell’uomo. Io sono ancora qui è sera, fa freddo non ho mangiato nulla.

I bambini se ne sono già andati via nelle loro case da un pezzo, avranno già cenato e forse con un po’ di tristezza perché carnevale è finito.

Si stanno dirigendo nei loro caldi, lindi colorati lettucci e aspettano che le mamme diano loro un bacio sulla fronte, chiudano loro la luce e buonanotte.

E lo sapete cosa ci faccio io sul marciapiede alle dieci di una fredda sera di febbraio ??

Chiedo l’elemosina con la mia sigaretta sull’orlo del cilindro vuoto e poi aspetto.

Aspetto che Maria passi di qui, vorrei che accadesse cosi si sente in colpa, lei si proprio lei che dice di essere cattolica e invece mi ha abbandonato così. Aspetto che qualcuno si accorga di me, o meglio di quello che resta di me, di quello che resta del clown Hans, di quel povero clown più vero di tutti quei clown che parlano nelle piazze, che arringano alla folla, che si vedono sui giornali e nelle televisioni, con i loro accoliti e le loro pubblicità, nei loro deliri, che banchettano e sanno di non essere clown quando invece lo sono più di me…….ma la società …comunque darà sempre ragione a loro e quelli come me continuano a giacere qui invano ….


Valeria De Stefano


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