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Dai processi della mente umana, agli obiettivi dell’intelligenza artificiale.


 

Il cervello umano, e forse quello di alcuni animali superiori e dei primati, è capace di rappresentare le percezioni, il che significa che esso è dotato di un meccanismo e di una struttura che, affiancando la struttura senso – motoria, ne rIduplica le operazioni trasformandole in rappresentazioni.

I due sistemi, quello senso – motorio e l’altro rappresentativo, coesistono interagendo in perfetta armonia come se tra i due ci fosse una “interfaccia” che permette la convivenza perfetta.

Fisiologi e psicologi ritengono che ciò che riguarda il sistema senso – motorio costituisca “i processi del cervello” mentre ciò che si riferisce al sistema operativo costituisca i “i processi del pensiero”.

Il pensiero può essere definito come il recupero e la manipolazione di informazioni codificate in precedenza, alle volte con lo scopo di risolvere i problemi altre volte senza alcun fine determinato.

Esistono diversi tipi di pensiero: il pensiero finalizzato che di solito ha per oggetto un problema particolare e può portare a nuove idee o invenzioni, a nuova letteratura, musica, arte; ed il pensiero libero imperniato sul libero fantasticare che non comporta un processo di manipolazione mentale delle informazioni stivate nella memoria ma si articola e si sviluppa su un particolare percezione del mondo o anche su uno stato immaginario del mondo.

Tali rappresentazioni mentali sono la materia prima del pensiero e sono usate nella vita quotidiana di ogni essere umano.

La materia del pensiero, e quindi la sua rappresentazione, può avere varie forme.

Le rappresentazioni mentali possono avere forma linguistica (propositional rapresentation). In questo caso pensare può essere molto simile a parlare. Le rappresentazioni possono anche essere costituite da immagini (analogical rapresentation) e in questo caso pensare equivale a percepire: come vedere se l’immaginazione è visiva, come udire se l’immaginazione è uditiva, come svolgere una attività fisica se l’immaginazione è motoria.

Il terzo tipo di rappresentazione è quella che viene chiamata rappresentazione distribuita (distribuited rapresentation); costituita da reti di nodi dove la conoscenza è implicita nella connessione tra i nodi stessi.

Le prime due forme sono dette simboliche, l’ultima è considerate sub – simbolica (Eysenck e Keane, 1990).

La principale differenza tra il livello simbolico e quello sub – simbolico è che il livello simbolico ritiene che la cognizione debba dipendere dalla manipolazione di strutture simboliche attraverso l’uso di regole e preconcetti, mentre il livello sub – simbolico ritiene che la rappresentazione non debba utilizzare elementi di questo tipo.

La capacità che tutti i soggetti hanno, nella vita di ogni giorno, di usare indifferentemente rappresentazioni con immagini e con parole per pensare e per risolvere dei problemi può essere, senza ombra di dubbio, considerata “intelligenza”.

Sicuramente nel definire il termine “intelligenza” si rischia di attribuire discriminazioni ricche di paradossi infatti, molto spesso, si dice che le persone sono più intelligenti quando dimostrano di saper elaborare una risposta rispetto a ciò che non conoscono già (percezione intuitiva).

Ma si afferma anche che gli studiosi del grande sapere sono più intelligenti degli ignoranti.

Questo paradosso può essere risolto tenendo in considerazione il fatto che diventare uno studioso richiede si intelligenza, ma intelligenza intesa come capacità di apprendimento e di elaborazione dei dati osservati e non già come elaborazione di informazioni possedute in maniera innata.

L’intelligenza come conoscenza memorizzata e l’intelligenza dell’elaborazione, che serve per la soluzione dei problemi, possono essere distinte in intelligenza potenziale ed intelligenza cinetica.

Questi concetti, sebbene siano distinti, si trovano però interconnessi poiché una certa conoscenza è necessaria per risolvere i problemi ed una certa iniziativa è necessaria per applicare la conoscenza in modo appropriato.

L’intelligenza potenziale la troviamo non solo nel cervello o nella mente, ma anche nei libri e negli utensili. Gli utensili, infatti, contengono risposte già pronte per la risoluzione di problemi pratici.

La presenza di un paio di forbici, ad esempio, esclude la nascita del problema di come tagliare una stoffa, infatti la soluzione del problema è già insita nella struttura dell’utensile forbice. Le forbici, inoltre, sono state elaborate nell’arco di molte generazioni, uno studio dopo l’altro di intelligenza cinetica allo scopo di trovare risposte alla risoluzione dei problemi che via via si creavano.

Così facendo si è arrivati a produrre una intelligenza potenziale incorporata nella struttura delle forbici stesse.

Le forbici sono, dunque, strumenti creati dall’intelligenza umana col fine di pervenire alla risoluzione di problemi più omeno complessi.

La fabbricazione di utensili può, quindi, essere considerata una capacità particolare propria degli esseri intelligenti, poiché implica l’abilità di dotare un oggetto materiale di modalità specifiche, finalizzate alla risoluzione di una data problematica, prive di qualsiasi collegamento con la natura e l’origine dello stesso oggetto (come quando si spezza un ramo per usarlo come bastone).

L’uomo, quindi, usando l’intelligenza, nell’arco dei secoli, si è adoperato inventando scoprendo un sapere nuovo.

Poiché l’uomo vive in ambiente fisico con il quale è in continuo rapporto di interscambio, ha la necessita di realizzare un approccio interdisciplinare tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche.

Quelle scientifiche che utilizzano le capacità pratiche acquisite dall’uomo tramite l’esperienza e quelle umanistiche che analizzano l’ambiente allo scopo di consentire, di poter intervenire su di esso e miglioralo.

Per poter interagire però deve essere capace di comunicare, in modo da rendere interpretabili le proprie intuizioni e pervenire alla risoluzione di dati problemi.

Nel tentativo di agevolare il cammino evolutivo dell’uomo si è pensato di costruire un sistema intelligente artificiale in grado di simulare in tutto e per tutto il comportamento biologico.

L’obiettivo primario dell’intelligenza artificiale è quello di costruire sistemi “intelligenti” capaci di pervenire automaticamente alla soluzione di un dato problema o problem solving.

Stanislao Guglielmelli – Ricercatore