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Un articolo di estremo rigore scientifico, per conoscere il mondo biochimico dell’oppio (e dei suoi derivati), valutarne gli effetti terapeutici, riconoscere i “quadri” da intossicazione acuta e mettere in guardia dai rischi e dai pericoli della tossicodipendenza.


 

Questo e gli altri articoli del Dr. Angelo D’Alberti, farmacista, rappresentano il contenuto delle lezioni tenute (dal medesimo professionista) durante il Corso per Counselor ad Indirizzo Dinamico (Operatore professionale Tecnico Socio – psico – pedagogico) a Roma, presso la Scuola di Formazione di Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico del Dr Giovanni Russo.

COSA E’ L’OPPIO

È il succo condensato che si ottiene dal frutto della pianta, originaria dell’Asia Minore. Il frutto è una capsula che, quando è ancora immatura, viene incisa per fare fuoriuscire un lattice bianco che, all’aria, si condensa e diviene bruno. Ogni capsula fornisce dai 20 ai 50 milligrammi di oppio, che viene modellato in pani a forma arrotondata, di sapore amarissimo e di colore verde – bruno, all’interno. Il contenuto di morfina può variare dal 3 al 25 % con valori medi che si avvicinano al 10%. Con l’immagazzinamento della droga, si ha una parziale perdita di morfina per ossidazione.

DERIVATI DELL’OPPIO (alcaloidi)

L’Oppio contiene parecchi alcaloidi ma i più importanti ai fini terapeutici, sono la Morfina la Codeina e la Papaverina.

  • La Morfina è il più potente antidolorifico che si conosca.
  • La Codeina è un ottimo sedativo della tosse: pur avendo una formula molto simile alla Morfina, almeno alle dosi terapeutiche, non ha effetti collaterali.
  • La Papaverina è un sedativo della muscolatura liscia, molto usato negli spasmi intestinali.

AZIONE FARMACOLOGICA DELL’OPPIO

Anche se la Morfina è presente in quantità maggiore rispetto agli altri alcaloidi, l’effetto dell’oppio è diverso da quello della morfina pura, perché influenzato dagli altri componenti, per cui l’azione sedativa dell’oppio sull’intestino, anche per la presenza della papaverina in sinergia con altri alcaloidi, è molto migliore che non quella della morfina. Così pure l’azione depressiva sul centro respiratorio è molto meno pericolosa. Per questo motivo l’oppio è particolarmente indicato nelle patologie e negli interventi chirurgici che richiedono una messa a riposo dell’intestino, con una drastica riduzione dei suoi movimenti peristaltici. L’oppio viene anche fumato ma, per questo uso, deve essere opportunamente trattato. In linea generale si può dire che l’uso dell’oppio provoca una sensazione di benessere, con distacco dalla realtà e dai suoi risvolti negativi. Quando, però, finisce l’effetto, si provano sensazioni sgradevoli, con forte confusione mentale; questo spinge a ricorrere di nuovo alla droga, instaurando uno stato di dipendenza: è veramente difficile, infatti, resistere ai disturbi psicofisici provocati dall’astinenza.

MORFINA

Principali azioni della morfina sull’organismo


  • Enorme efficacia nel combattere ogni tipo di dolore fisico;
  • Azione deprimente sul centro del respiro.

Il centro del respiro, è situato alla base del cervello, in una zona definita “bulbo”; tale sistema di regolazione, è molto sensibile alla presenza di anidride carbonica disciolta nel sangue, consentendone lo smaltimento mediante il potenziamento degli atti respiratori. Se, a causa dell’azione deprimente della morfina (ad esempio nell’overdose), viene compromesso questo meccanismo, si può giungere ad un accumulo tale di anidride carbonica, da determinare situazioni incompatibili con la vita. Anche per questa motivazione, la morfina deprime il riflesso della tosse

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AZIONE DELLA MORFINA SUL SISTEMA NERVOSO

La morfina innalza la soglia di percezione del dolore a livello dei centri nervosi. Anche se il dolore non scompare completamente, viene sopportato molto meglio, dal momento che diminuisce anche la componente emotiva che accompagna uno stato di sofferenza fisica. Questa funzione è dovuta all’azione complessa che la morfina esercita in vaste aree del sistema nervoso, a livello neuronale e neurotrasmettitoriale, modificando la biochimica della trasmissione degli impulsi nervosi.

INTOSSICAZIONE ACUTA DA MORFINA

Sintomi


I° fase: stato di eccitazione euforica, arrossamento del volto, prurito.


II° fase: sonnolenza, difficoltà respiratoria (atti respiratori ridotti in frequenza ed ampiezza), rallentamento dei battiti cardiaci, abbassamento della pressione arteriosa e della temperatura corporea.


III° fase: se non si interviene, la sintomatologia si aggrava e sopraggiunge la morte per paralisi respiratoria.

Manifestazioni

Un segno caratteristico del sovradosaggio è quello del restringimento della pupilla (miosi), descritto anche come pupilla “a capocchia di spillo”. Questo segno, per la sua gravità, può essere molto importante se si riscontra in una persona che ha perso conoscenza: in queste condizioni, è indispensabile un pronto intervento terapeutico.

Trattamento

L’intossicazione acuta si combatte (se si interviene in tempo) con rapidità ed efficacia con Naloxone e Naltrexone, potenti antagonisti di Morfina ed Eroina. Questi farmaci, bloccano con grande selettività i recettori degli oppioidi, interrompendo l’azione di ambedue le droghe. Il Naltrexone ha una durata d’azione più lunga del Naloxone e, se preso per bocca, è più efficace.

INTOSSICAZIONE CRONICA

La morfina viene normalmente iniettata per via endovenosa perchè l’effetto è maggiore e immediato, mentre per via orale l’effetto è molto minore, ritardato e complessivamente anti economico, perchè ce ne vorrebbe una quantità maggiore.

Se viene assunta non da un malato in preda al dolore, ma da una persona sana, l’effetto è di grande benessere, felicità, euforia, distensione, sonnolenza, con la sensazione molto piacevole di trovarsi in una dimensione diversa dalla realtà quotidiana. È proprio l’insieme di queste gradevoli percezioni che finisce per irretire chi sperimenta per la prima volta la droga, ma poi, molto presto, arriva l’assuefazione. Poichè, per ottenere l’effetto desiderato, è necessario aumentare progressivamente le dosi, l’organismo, con la resistenza e l’assuefazione, arriva a sopportare singole dosi anche di mezzo grammo l’una, più volte al giorno, fino a cinque sei grammi nelle ventiquattro ore. Si tratta di una quantità incredibile se si pensa che la singola dose terapeutica è di 10-20 milligrammi, con un dosaggio complessivo giornaliero che di norma, non supera i 40 mg. La tolleranza a morfina ed eroina si sviluppa in tempi brevi se le somministrazioni sono piuttosto ravvicinate, mentre, se più ritardate, la tolleranza si instaura più lentamente.

DIPENDENZA FISICA

Purtroppo la morfina dà una dipendenza fisica molto grave e se il tossicomane non riesce a procurarsi la droga in tempo utile (circa otto – dieci, ore), si manifesta una sindrome da astinenza veramente impressionante, in genere con sintomi opposti a quelli caratteristici della droga: stato di agitazione e nervosismo in continuo aumento, sudore, lacrimazione, secrezione nasale acquosa, dilatazione della pupilla (midriasi), sintomo opposto a quello che si verifica nell’intossicazione acuta, poi sonno agitato, brividi a “pelle d’oca” (con erezione dei peli). Se non si interviene, in seconda o terza giornata compaiono crampi dolorosi alle gambe, con movimenti a scatto incontrollabili, una sensazione di grande malessere con disturbi gastrointestinali, come vomito e diarrea. Il giorno successivo compaiono febbre, tachicardia e respiro più frequente; ma, se si resiste al richiamo della droga, nel giro di una settimana, lentamente, i sintomi scompaiono.

DIPENDENZA PSICHICA

Anche se la dipendenza fisica è stata superata, il timore del ripetersi di tanta sofferenza e il pressante desiderio di provare le piacevoli sensazioni provocate con la droga ne rendono molto difficile il distacco per disintossicarsi e guarire completamente, dato che, per raggiungere questo i risultato, occorrono alcuni mesi. Questo è un periodo molto delicato nel quale è necessario un aiuto psicologico, poichè i danni che hanno sconvolto la personalità del paziente predispongono ad una ricaduta con grande facilità. Per questo motivo sono sorte in tutto il mondo delle comunità finalizzate al recupero dei tossicodipendenti, nelle quali i malati vengono protetti da situazioni a rischio ed aiutati in ogni esigenza, sia dal punto di vista fisico che psicologico, da specialisti di vari settori. Eppure, malgrado tutti questi sforzi, sono necessari a volte alcuni ani per arrivare ad un recupero definitivo.

EROINA

Non si trova in natura, ma si ottiene dalla morfina, molto facilmente, per via chimica, apportando una piccola modifica alla sua molecola; l’eroina, infatti, è diacetil-morfina, che è più potente e pericolosa della stessa morfina, per cui è senza dubbio una delle droghe più dannose. Anche l’eroina si assume per via endovenosa e, malgrado la sua pericolosità, è forse oggi la droga più diffusa.

Azione, intossicazione acuta e cronica, dipendenza

In tutto simili a quelle della morfina, ma in maniera più accentuata e grave. Grande è la sensazione di benessere psicofisico, che compare velocemente e per questo è chiamato “flash”, lampo. Esercita un’azione analgesica e sedativa della tosse molto potente, ma praticamente non si possono sfruttare queste proprietà perchè basta annusarla pochissime volte che si instaura subito la dipendenza, con la necessità di dover ripetere l’iniezione ogni poche ore. La sintomatologia da astinenza, simile a quella della morfina, è drammaticamente violenta, con coliche addominali dolorosissime, vomito anche con sangue, diarrea profusa, inappetenza, brividi violenti, pallore, assoluta impossibilità di mangiare, bere e dormire. In terza e quarta giornata si raggiunge l’acme della crisi con angoscia profonda e grande difficoltà a respirare, per cui c’è anche il rischio di un collasso cardiocircolatorio. Se si riesce a resistere, questi sintomi si attenuano molto lentamente e per scomparire richiedono tre o quattro settimane. Per evitare ricadute, oltre all’aiuto psicologico, è necessario somministrare droghe sostitutive, che vengono gradualmente ridotte fino all’eliminazione della dipendenza fisica.

Metadone

Per raggiungere questo scopo si usa il metadone, che è molto simile alla morfina e all’eroina e ne soddisfa il fabbisogno giornaliero con una sola dose e che in caso di somministrazione insufficiente, provoca una sindrome di astinenza assai meno grave e più facilmente controllabile. Purtroppo, la dipendenza psichica, che è molto più complessa e persistente di quella fisica, con la smania e quindi anche la necessità di farsi l’iniezione, costringe alla somministrazione per via endovenosa, anche quando sarebbe sufficiente, ugualmente efficace e molto più semplice la via orale.

Clonidina

Un’altra sostanza usata per la disintossicazione e prevenzione della sindrome di astinenza, è la clonidina, che agisce con un meccanismo diverso dal metadone, infatti riduce l’attività del neurotrasmettitore noradrenalina, responsabile in buona parte dello sviluppo della tolleranza e della dipendenza.

Urod

In alcuni centri specializzati si applica la tecnica urod (ultrarapid detoxification). Al paziente, sotto narcosi, si somministra una miscela di farmaci per mezzo di un sondino che, attraverso il naso, arriva allo stomaco. Si tratta di tranquillanti e antagonisti degli oppiacei che fanno risolvere la crisi di astinenza in sei sette ore. Successivamente si inizia un programma di riabilitazione in cui il farmaco principale è il naltrexone. Naturalmente, molto importante è il trattamento psicoterapeutico.

COMUNITA’ TERAPEUTICHE

Al fine del recupero, una terapia completa deve tener conto che il tossicodipendente e sì un malato, per cui la terapia medica inizialmente è indispensabile, ma è anche malato psicologicamente, con un’infinità di problemi. pensiamo alle difficoltà di una vita di relazione in cui il drogato si sente condannato, emarginato, isolato, considerato un soggetto pericoloso, forse criminale.. tutto questo distrugge i rapporti affettivi, di lavoro e fa perdere ogni speranza di reinserimento sociale, e crea anche una sofferenza psicologica non meno penosa di quella fisica. Non è più padrone della propria salute, della propria volontà, dei propri pensieri, magari anche spirituali che una volta forse aveva. Non gli resta più niente, ha perso proprio tutto, anche se stesso. Queste considerazioni fanno capire perchè è tanto difficile il recupero. Molte sono oggi le comunità terapeutiche, con vari indirizzi e tecniche, tentano questo recupero dei tossicodipendenti, i quali, quando si presentano per cercare un aiuto, sono ormai in uno stato così avanzato della loro dipendenza che rappresentano spesso dei casi veramente disperati. Eppure molti riescono a salvarsi. Queste comunità possono operare per autorizzazione e controllo delle apposite strutture dello Stato, il quale però tiene queste comunità in uno stato di subordinazione e spesso addirittura le boicotta, trattenendo con notevole coercizione i drogati nelle proprie strutture i Sert, per proseguire per anni la somministrazione di metadone, ottenendo solo il risultato di cronicizzare una malattia, che però in compenso non crea più pericoli dal punto di vista sociale. nelle comunità invece, si creano delle strutture e organizzazioni tendenti alla rieducazione e formazione professionale per un recupero completo della personalità, per un tempo sufficientemente lungo (anche alcuni anni) ad evitare ricadute e garantire un reinserimento nella società.

Anche i metodi che lo Stato attua in Olanda e in Svizzere, mirano a ridurre la microcriminalità, trascurando il recupero totale. Le Comunità, come ad esempio quella di S. Patrignano, hanno dato buoni risultati, in tal senso.

PSICOTERAPIA INDIVIDUALE

La funzione della psicoterapia non deve soltanto essere finalizzata a far capire che la vita è bella! Lo psicoterapeuta dovrà capire quali sono le problematiche profonde della personalità di chi, con la droga, cerca di compensare le proprie paure per poterlo aiutare nell’imparare a diventare una persona matura, capace di camminare con le proprie gambe, senza ausili tossici di alcun tipo.


Angelo D’Alberti (Farmacista)

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