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L’artista, il filosofo, e il pensatore: cosa unisce Michelangelo, Seneca e Leopardi, personaggi cosi diversi per epoca, pensiero e tematiche? Quale misteriosa alchimia accomuna questi tre grandi dell’universo culturale?


Tre personaggi in cerca d’autore: Michelangelo, Seneca, Leopardi

C’è qualcosa che li rende fratelli…sono compagni di malinconia, se fossero vissuti in una stessa epoca sarebbero appartenuti al medesimo cenacolo decadente. Il loro legame è da ricercare nella perenne lotta interiore in questo discidium che li rende contraddittori che li fa sentire lontani dalla realtà, dai rumores.

I tre, infatti, sono in cerca del loro autore, del loro demiurgo, del loro Dio.

In ogni parola, in ogni lettera dietro ogni pennellata, in realtà si cela l’arcana angoscia latente di un idolo che si cerca ma non si raggiunge mai.

Nel mondo dell’arte si distingue Michelangelo .Non esistono più rivelazioni eterne nella sua religione….Questi motivi si leggono chiaramente nella rappresentazione della “pietà” nella quale è assai presente il tema del rimpianto di una Madonna che sorregge il corpo di un Cristo maturo come se fosse un bambino, nella solenne e dignitosa contemplazione di un uomo morto.

E’ proprio questo segreto significato che rende l’arte di Michelangelo sempre attuale, sempre senza tempo, è questa sua rappresentazione tormentata e pervasa da oscuri presagi a rendere l’opera michelangiolesca universale, il suo dipingere pizie e sacerdotesse anziché cori di angeli, il suo rappresentare Caronte e Minosse anziché l’empireo.

Da ciò si evince la delusione dell’artista che pone in discussione la sua fede e vuole esprimere ciò creando immagini titaniche, trovando poi nella scultura quell’idea che vive negli occhi interni, ossia nell’immaginazione .

Michelangelo fotografa con le sue sculture i desideri di liberazione del male connaturato nell’uomo ,come accade negli “schiavi” che lottano con loro stessi ,e si dimenano per liberarsi dalle loro catene ,quelle prigioni senza odore ,senza sbarre ,il loro corpo stesso ,la loro carne.

E di questa stessa carne si lamentano Adamo ed Eva nella cacciata dall’Eden nella quale si presenta una natura matrigna alla maniera leopardiana dalla cui stessa poi sboccerà un fiore: la ginestra cosi semplice e piccola eppure cosi profumata ed unica.

Il simbolo della speranza, lo stendardo della cooperazione umana…

Tutto il mondo dovrebbe essere come una ginestra ,profumato dalle piccole cose, dalle semplici cose che rendono la vita grande, immensa.

Leopardi e’ l’anima di un piccolo uomo ma di un grande poeta che non riuscì a vivere la sua vita ma che attraverso la sensibilità di chi capisce più degli altri sapeva commuoversi e fantasticare, sempre alla ricerca dell’uomo come un piccolo principe ,tutta la sua poesia e’ la storia di quest’anima disturbata che si fa tante domande sul male nel mondo, sulla sua esistenza ,sul perché della sofferenza sull’incomunicabilità, sulla morte della parola .Perché e’ atterrato su un pianeta gelido ,senza vita?

L’aridità dell’esistenza deriva dal fatto che accanto a se non aveva amore affetto, fede…Il personaggio allora e’ la sua poesia stessa e cosi come una poesia stupenda ci dice tutto senza parlare non ha bisogno di commenti ,ogni parola spesa per tentare di spiegarlo sarebbe insufficiente e superflua.

Nella sua poesia egli compie un miracolo: rende visibile l’invisibile, udibile l’inudibile ,uno diventa tutto e tutti una cosa sola …come accade con la morte…il particolare diviene allora universale si riconduce all’imperscrutabile ,alla fine comune…al più grande mistero, sperando di poter contemplare la luce di un demiurgo, di un primo motore immobile.

Seneca invece non vagheggia il non essere ma lo attende senza paura e lo esorcizza imparando a conoscerlo in quel lasso di tempo nascita e morte che si chiama esistenza, qualche volta anche vita Seneca e’ il signore del tempo, che sa e che può capovolgere la clessidra, che muore ogni giorno ma ogni giorno nasce. Seneca il filosofo contraddittore e incoerente talvolta terreno ,talvolta spirituale che fa sparire la sua anima nelle regioni celesti ma che esalta anche la natura umana, che sa vedere nell’affetto delle persone Dio stesso e cosi facendo compie un miracolo. Per questo avrà parole benevole con i gladiatori, i plebei, gli ultimi del mondo per cercare una norma morale di vita ancora universalmente valida. Ogni meditazione ,ogni singolo problema morale nasce dall’esigenza di chiarire a se stesso il valore dell’esistenza nel dominio delle passioni e delle debolezze nella sopportazione decisa delle sofferenze, di una persona che ricerca nella filosofia la chiave per indagare nelle pieghe più riposte dell’anima.

La sua vita cosi contraddittoria e’ la storia di un uomo che oscilla tra cella e pulpito ,che non sa se sia più importante l’amore di sé o quello per gli uomini.

Egli infatti sosteneva che occorre vivere per gli altri se si vuole vivere per se stessi.

La sua filantropia e il suo amore per il prossimo si consuma sino alla fine quando deciderà di togliersi stoicamente la vita, lasciando ai suoi discepoli quell’unico bene che ancora gli rimaneva ma pure il più bello: l’immagine della vita stessa. I destini di questi tre fratelli dispersi nella parentesi del tempo si incrociano quando capiscono di non avere un Dio, di non portare croci ,di essere soli con loro stessi.

Valeria de Stefano 02/aprile/2002

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