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La recensione di un film che rappresenta la storia infinita di due anime confinate nel cimitero delle ambizioni, della felicità, della stabilità, nella fossa comune della vita.


Questo film è la storia di Tom ed Eloise, due reietti, un ritardato ed una prostituta che riescono a colorare e a squarciare l’indifferenza del mondo piatto .

Lo stesso mondo piatto che emargina gli strani abitanti del fatiscente hotel. Acrobati fuggiti dai rispettivi circhi, banditi, fuorilegge, cantanti e artisti mancati con gusti retrò, sono queste le figure che si nascondono negli antri bui, nelle soffitte recondite dell’edificio, un tempo monumentale e glorioso, oggi semplice rudere situato nella Los Angeles down town.

The million dollar hotel è il film che dà voce ai senza tetto, ma è anche uno stato d’animo.

Perchè?

Perchè sublima i valori veri, quelli taciuti, mortificati dal tempo che maledettamente incombe e scorre. Li sublima e li canta in maniera celestiale come solo Wenders sa fare, coadiuvato da Bono vox, vocalist della band U2.

E’ la storia di un miracolo che non sarebbe accaduto se un giorno Tom, per gli amici Tom Tom non si fosse affacciato da quella finestra e non avesse notato lei: Eloise.

Eloise, l’angelo della strada ,la principessa scalza, la regina senza regno e soprattutto senza re.

Sembrerebbe una favola.



In realtà The million dollar hotel si apre con la morte di Izzy , un artista drogato e ribelle, proveniente da una ricca famiglia. Il suo corpo, riconosciuto a fatica, viene ritrovato giù, sulla strada in una giornata senza nuvole, dopo un volo di molti e molti metri. Giù, sotto, sotto, fino a sentire il brutale, scabro contatto con un asfalto troppo vicino e troppo nero.

Suicidio?

no…sarebbe troppo facile soprattutto per Skinner l’agente…non è un qualunquista, è un uomo tutto ad un pezzo .Tom e’ giù per strada con la sua sacca e il suo skateboard sottobraccio che gongola scansando un venditore di caldarroste avvolto nei i suoi fumi e un ladruncolo.

Eloise?

Cammina scalza sul marciapiede nel suo vestito da principessa ,entra nel negozio di libri ,sale in punta di piedi su una scaletta che la porta lontano… azioni che si ripetono monotone nelle loro vite…

Le ricerche proseguono e l’hotel è sotto l’attenzione di telecamere e giornalisti. I suoi abitanti diseredati e miseri non si erano mai sentiti tanto importanti in vita loro. C’è solo un modo per archiviare il caso: trovare un assassino ,il miglior presunto assassino forse l’amico più stretto della vittima: Tom.

Certo è facile far ricadere la colpa sul ritardato. E mentre al piano di sotto c’è chi medita cattivi pensieri, e per strada qualcuno dovrebbe piangere, Tom è seduto, accovacciato braccia sulle ginocchia portate al petto sul davanzale della finestra, in una stanza, al 123esimo piano, nella città bassa di Los Angeles.

E’ sera, fa freddo, guarda giù, in basso negli abissi nei quali un giorno si perse Izzy, poi pensa e versa una lacrima. Versa una lacrima per Eloise, per la sua smania ed ostinazione, per l’ostinazione di sentirsi nessuno, di sentirsi e di ritenersi un fantasma .

The million dollar hotel è il viaggio alla scoperta dell’amore vero e quindi della vita e delle vite di tutte quelle persone che si ritengono fantasmi come Eloise, anziché vivere ed essere felici per se stessi. La vicenda ,dal tragico epilogo è raccontata dalla voce del protagonista, che sacrificherà se stesso al bene comune suicidandosi a sua volta, tentando di volare, come lo stesso Izzy .E nel farlo ci confessa di aver capito tutto nell’apparente ottusaggine di chi è ritenuto un idiota: in quel momento, nell’estremo istante che lo separa da terra, capisce che la vita è meravigliosa, che lo stesso amore che provava per Eloise lo porta all’uccisione.

L’amore muore nel tentativo di raggiungerla perché posta troppo in alto nella sua personale scala di valori. E sempre in quel volo ci confessa l’angosciante verità e cioè di aver lasciato che il suo amico si suicidasse.

Il film, con un cast d’eccezione (M. gibson Jeremie Davies, milla jovovic) vuole essere senz’altro una parabola, un insegnamento quasi cristiano, un messaggio d’amore verso chi soffre. Naturalmente il tutto è filtrato attraverso gli occhi di chi è vittima della sofferenza stessa, arricchito dalla tormentata ansia dei personaggi protagonisti, dal sentimento di riscatto e dalla voglia di voler essere qualcuno per qualcuno; sicuramente è questa l’ansia di Tom, unito alla voglia di non sopprimere ma anzi di ascoltare lo spazio infinito in ognuno di noi.

Un film che cambia la vita e che ci fa davvero pensare…

Valeria de Stefano

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