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“Habemus papam?.”: era il 16 Ottobre 1978 quando le parole del Cardinale Felici risuonavano nella gremita Piazza San Pietro ad indicare al popolo della Cristianità che la Chiesa Cattolica aveva un nuovo Pontefice…



 “Habemus papam….”: era il 16 Ottobre 1978 quando le parole del Cardinale Felici risuonavano nella gremita Piazza San Pietro ad indicare al popolo della Cristianità che la Chiesa Cattolica aveva un nuovo Pontefice dopo la prematura scomparsa dell’indimenticato Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani.

La figura bonaria di questo Papa montanaro placo’ gli animi rimasti attoniti dinanzi alla pronunzia da parte del Cardinale Camerlengo di un cognome straniero: era la prima volta dai tempi di Adriano VI (1522-23) che un Papa non italiano succedesse all’Apostolo Pietro nella guida della Chiesa.

Da allora si può affermare che il mondo è cambiato e parte di questo cambiamento lo si deve proprio al Papa “venuto di lontano“.

Oggi, a distanza di quasi 22 anni ,persino i suoi più stretti collaboratori, quelli da lui voluti ai vertici della gerarchia ecclesiastica ed elevati alla dignità cardinalizia “prospettano” una possibile abdicazione ,sollevando tra gli stessi fedeli ,ampia perplessità.

Ma andiamo per ordine. Che il Papa non stia bene è evidente: anzi gli impietosi occhi delle telecamere non tardano a mettere in evidenza tutti i sintomi della malattia che lo affligge: il Morbo di Parkinson.

E’ una malattia del sistema nervoso caratterizzata dalla lenta degenerazione della “substantia nigra” e di altri nuclei pigmentati del tronco encefalico , descritta per la prima volta da James Parkinson nel 1817 che la definì “paralisi agitante”. I sintomi più caratteristici sono: il tremore a riposo ; la progressiva lentezza dei movimenti fino ad un possibile blocco totale; anomalie della postura con tendenza ad assumere una posizione flessa del tronco; espressione amimica; scialorrea cioè abbondante salivazione, disturbi del linguaggio fino alla impossibilità ad esprimersi e, in alcuni casi , disturbi della sfera intellettiva fino alla demenza.

La forma che ha colpito il Papa sembra racchiudere tutti i sintomi anzidetti impossibili da celare o lenire nonostante i mille accorgimenti del cerimoniale Pontificio , dal leggìo applicato ai troni delle udienze alla pedana scorrevole che ha sostituito la sedia gestatoria di un tempo, dai montacarichi utilizzati per la discesa dagli aerei fino alla limitazione dei lunghi percorsi. Ciò è quanto accade alla luce del sole. Il problema è ciò che non si vede, ciò che accade nelle stanze della santa Sede le uniche a poter conservare il segreto di un papa “demente”.

Sta qui il nocciolo della questione: quanta autonomia decisionale resta a papa Woytila? Il fatto che , nonostante tutto, l’agenda degli spostamenti papali sia fitta di impegni extra moenia, indica che , seppur ridotta in ordine alla parte discorsiva, l’autorità e la volontà del Papa restano pressocchè indiscutibili.

Tant’è che lo stesso Pontefice, quasi “prigioniero” più del suo entourage che della malattia , invita il suo popolo a pregare perché possa continuare nel suo ministero Petrino usando un’espressione molto convincente: “Cristo non è sceso dalla Croce”!

In effetti lo stesso Ratzinger, Prefetto dell’ex sant’Uffizio, parla di dimissioni volontarie qualora lo stesso Pontefice si accorgesse di non farcela più.

A molti viene in mente l’abdicazione di Celestino V nel 1294 additato da Dante come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Ma la viltà mal si addice all’uomo Woytila. Il problema , in fondo, non è quello di creare un precedente unico nella storia, quello cioè di un papa “emerito” perché oltre a Celestino V vi furono altri Pontefici a dover rinunziare a tale mandato e per motivi i più svariati, da Clemente I nel 97 a Ponziano nel 235 per continuare con Benedetto IX nel 1045 e finire con Gregorio XII nel 1415.

Il fatto è che la routine del Pontefice ( che, lo ricordiamo, ha 82 anni), ha ritmi che metterebbero alla prova i fisici più atletici: udienze particolari, visite ad limina, soluzione di problemi pastorali, colazioni di lavoro ecc ecc.

Forse è questo che preoccupa i signori cardinali. Per quanto potrà reggere il già provato fisico del Pontefice?

Ma questo, cari amici lettori, è un ragionamento umano, direi quasi “spartano”.

Sarebbe meglio tacere e meditare dinanzi al dramma dell’uomo sofferente consapevoli che lo stesso Dio, che lo ha tratto dalla lontana Wadowice a pascere il suo gregge ,conosce le precarietà dell’uomo, le ha vissute nel Figlio Crocefisso, le rivive nel suo Vicario in terra.

Il guaio è che siamo troppo abituati all’efficientismo, relegando l’uomo sofferente ad un elemento scomodo, inutile, sia esso un umile manovale o un Pontefice.

Questo Papa ci ha insegnato a non aver paura, anzi tutto il suo Pontificato è un Inno all’Amore verso l’Uomo in tutte le sue condizioni dalla nascita alla vecchiaia. Tener fede al suo insegnamento e sostenerlo nelle sue scelte è la minima riconoscenza dovuta ad un uomo che ha cambiato il corso della storia aiutandoci ad essere più consapevoli della nostra dignità.

Pino Barbarossa

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