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Molto spesso si sente parlare di ipnosi ed il più delle volte a sproposito, condizionati probabilmente sia da alcune forme spettacolari di utilizzo del termine sia da episodi di cronaca che ne hanno visto alcuni soggetti malcapitati protagonisti. Per cercare di capirne di più abbiamo incontrato uno specialista del settore.


 

A colloquio con il Dott. Pietro Intrieri Medico -Chirurgo, Ipnologo

 

  1. Dott. Intrieri, che cos’è l’ipnosi?

  • L’ipnosi è un mezzo per riuscire a sondare in profondo il paziente e portarlo a una condizione di vita ideale o comunque vivibile, sopportabile.

  1. L’ipnosi può essere considerata un presidio terapeutico complementare ad altri od essere praticata a sé stante?

  • Può essere unica e lo è nei casi più impegnativi, complementare e di aiuto in altre terapie utilizzate tipo la psicoterapia, o terapie farmacologiche laddove si può ottenere un risultato più rapido

  1. Quali sono le patologie che l’ipnosi cura e quelle nei confronti delle quali si dimostra inefficace?

  • L’ipnosi ha un vastissimo impiego: si parte dagli stati d’ansia banali e dalla depressione, fino agli stati maniacali e fobici, ed a quelle psicopatie in genere che hanno un’origine ben precisa. Tra le condizioni che possono essere per così dire di ostacolo all’ipnosi ne conosco una sola: ovvero quando le persone hanno delle energie negative indotte da chi sa chi, in quel caso una terapia ipnotica non può fare assolutamente nulla.

  1. Si sa che l’ipnosi è nata con Freud così come si sa che lo stesso l’abbia in seguito abbandonata. Secondo lei questo può aver inciso sulla concezione meno favorevole che l’ipnosi ha tuttora nell’ambiente medico?

  • Sicuramente Freud è stato il primo ad utilizzarla e lo fece quando si trovò dinanzi al caso di una donna che aveva da poco partorito non riuscendo a dare il latte al proprio figlio . Freud fu in grado di capire, tramite l’ipnosi, che la donna aveva un blocco conseguente alla paura della gravidanza . Nell’attimo in cui questa donna fu sottoposta ad ipnosi Freud si accorse che cominciava ad ambientarsi e ad allattare il figlio riuscendo a capire che era il mezzo più rapido e sicuro rispetto alla normale psicoanalisi che lui di solito utilizzava. Abbandonò questa tecnica probabilmente per la mania di scrivere tanto. Ciononostante credo (e con me altri colleghi che utilizzano questo tipo di terapia) che sia lo strumento terapeutico più rapido e quello da preferire

  1. La frase con la quale nell’immaginario collettivo si identifica l’ipnosi è la celebre: “A me gli occhi”! con la quale spesso si è confuso scienza e spettacolo (leggi Giucas Casella). Nella realtà sono tutti ipnotizzabili e come viene indotta l’ipnosi?
  2. Si parla di induzione ipnotica, quindi di indurre uno stato di sonnolenza o comunque di rilassamento fino ad arrivare ad un sonno profondo. Il corpo in quel caso dorme ed è insensibile agli stimoli anche dolorosi , la mente però rimane sveglia perché resta sempre aperto quel canale di percezione che non si può assolutamente annullare. Il soggetto , dunque, a comando risponde , dice quello che ha e l’operatore riesce a capire quali siano, togliendoli, i pensieri sbagliati, per immetterne di nuovi con significato più valido. In seguito quando il soggetto riprende coscienza di sé e delle cose che gli stanno intorno non ritornerà a fare gli stessi errori che faceva in precedenza. Sembra strano ma è così perché la mente a volte necessita di una pulizia e di un comando che viene imposto e che non può essere tolto assolutamente se non da chi lo ha indotto e comunque sempre a fin di bene, non certo per creare danno al paziente. Esistono comunque diverse tecniche per indurre l’ipnosi al di là di quella classica codificata col famoso “A me gli occhi”. Ciò che necessita è sicuramente un catalizzatore che può essere qualsiasi cosa presente nella stanza anche un rumore, comunque costante, cui il paziente in quel momento non fa caso. Il massimo effetto collaterale che si può avere da una ipnosi di questo tipo è solo la sensazione di rilassamento ed una leggera pesantezza alle palpebre, ma non più di questo .

  3. La medicina ,si sa, non è una scienza esatta, e più bravo risulta alla fine chi sbaglia di meno. Nella sua esperienza ci sono stati degli insuccessi?

  • Gli unici insuccessi che posso ricordare riguardano solo i bambini di età inferiore ai 5 anni ed i casi di totale stato demenziale

  1. Volendo generalizzare quali sono i tempi di un trattamento ipnotico?

  • Ci sono pazienti per i quali la soluzione del problema necessita di una sola seduta ipnotica , per altri 3 o 4 di media, anche perché non esistono di fatto cronicizzazioni di ansia e di depressioni anche se so che questo desterà scalpore tra i colleghi. Tuttavia posso affermare sulla scorta della mia esperienza che sia l’ansioso acuto, ad esempio, che quello cronico hanno risposto alla stessa maniera e questo i colleghi mi devono spiegare come sia possibile che accada.

 

PINO BARBAROSSA

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