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Editoriali 2014

Ultimo aggiornamento : martedì 28 ottobre 2014.

E’ meglio un rimpianto o un rimorso?

martedì 28 ottobre 2014 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com ) e Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Che tu ci creda o meno, amico mio, c’è il tempo per ogni cosa. Non c’è niente di peggio che tormentarsi con la catena dei se. Si può decidere di prendere una direzione diversa solamente quando si è arrivati ad un punto in cui la strada, veramente, si divide. Non prima. (S.Bambarén). Innegabilmente, la vita consiste in uno scorrere di momenti in cui consapevolizzare gli aspetti della realtà, per coglierne le migliori opportunità. A quel punto, spesso, ci si domanda se sia meglio vivere di rimorsi piuttosto che di rimpianti. Che poi, è come dire che dovremmo scegliere se danneggiare o danneggiarci. Probabilmente, bisognerebbe partire dal presupposto che sarebbe opportuno trasformare entrambi, al massimo, in una frazione emotiva a cavallo fra nostalgia (quando ti mancano le cose che ti hanno arricchito) e malinconia (quando ripensi a quello che, a conti fatti, avresti potuto avere, se ti fossi comportato diversamente), senza dolersi per quello che non è stato ma concludendo che, ciò che siamo, è il risultato complesso di quanto siamo riusciti a fare, al meglio delle possibilità. Alla fine della giornata cosa conta davvero? Non molto. “Alla fine della giornata, se hai sorriso pi¨ di quanto ti sei accigliato, se hai gioito pi¨ di quanto hai pianto... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il pregiudizio, l’errore... e la condanna.

sabato 18 ottobre 2014 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com ) e Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Lo spreco della vita si trova nell’amore che non si è saputo dare, nel potere che non si è saputo utilizzare, nell’egoistica prudenza che ci ha impedito di rischiare e che, evitandoci un dispiacere, ci ha fatto mancare la felicità." (Oscar Wilde) Tante volte ci capita di ascoltare toccanti vicende dai tristi contenuti i cui protagonisti principali sono i deboli e gli indifesi che, per il solo fatto di trovarsi in tale situazione, sono meritevoli di ogni forma di assistenza e di tutela. Altre volte, invece, la nostra attenzione è catalizzata da vicende, a dir poco singolari, nei confronti delle quali non riusciamo a garantire un’adeguata tutela ma solo tanta solidarietà. Queste, rappresentano una valida occasione per riflettere sui rapporti che intercorrono tra esseri umani, troppo spesso intrisi di cattiveria e falsità (a discapito di quella onestà morale tanto decantata) tendenti ad offendere tutti quei sani valori e quei principi corretti che dovrebbero essere alla base di una corretta convivenza! Dai racconti traspare, forte, quel senso di impotenza di chi subisce gli eventi senza poter fare alcunché e quella rabbia interiore di chi, contro la sua volontà, vede la propria realtà quotidiana, fino ad allora decisamente gratificante, mutare in un "baleno" in un qualcosa di diverso e di estraneo... che non gli appartiene; quella rabbia di chi vede la propria vita "violentata" da altri, in nome di interessi ritenuti validi che poi risultano essere decisamente fallaci se valutati oggettivamente e dannosi per chi... PER LEGGERE TUTTO L’ARTICOLO, CLICCARE SUL TITOLO.


Morte e rinascita (angosce esistenziali)

venerdì 19 settembre 2014 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Rosa Mannetta ( rosa.mannetta@pensareliberi.com )


Coloro che desiderano la pace dell’anima e la felicità, devono credere a abbracciare la fede; quelli che, invece, desiderano perseguire il vero, debbono abbandonare la pace mentale per dedicarsi alla ricerca…” (F. Nietzsche). Ogni persona, consapevolmente o meno, spende il suo tempo cercando di dargli un senso. E allora, proviamo a pensare a quanto siamo, veramente, liberi, dal momento che, per trovare il bandolo di una maledetta matassa, ci arrabattiamo provando, in realtà, ad occuparci d’altro... Quanti di noi si trovano nella condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all’autorità o al dominio altrui, riuscendo a trarne godimento? E inoltre, siamo in grado di discernere il vero dal falso, riuscendo a dare conformità alla realtà delle cose e dei fatti? E allora, le teste che cadono sotto le lame di gente senza testa, i proclami di cambiamento (vedi la ventilata riforma della Scuola, a casa nostra) che “fanno tremar le vene e i polsi”, i raid aerei americani su Bagdad, i ricchi che pagano chi gli sfoglia il giornale (per non colorarsi le dita d’ìnchiostro…) e i tanti che si spengono, privi di pane e di amore…sono le contraddizioni del nostro tempo, che traumatizzano chi vuole capire... Cosa stiamo vivendo? Un film dell’orrore senza sceneggiatura. Un film d’azione dove, i protagonisti, improvvisano scene eclatanti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Goodbye, Giancarlo!

sabato 2 agosto 2014 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )


Apprendiamo dai giornali che alcune persone che hanno lavorato nellla piscina in cui ha perso la vita il nostro amato Giancarlo, conoscono particolari molto significativi per l’accertamento della tragedia che ci ha colpiti. Ci auguriamo ed auspichiamo che tutti coloro che hanno notizie utili, parlino al più presto con le autorità a ciò preposte, o mettendosi direttamente in contatto con noi. Riteniamo che sia una questione di coscienza e che, dinanzi a vicende di questo tipo, nessun interesse possa considerarsi superiore a quello dell’accertamento della verità. È evidente che ciò non ci restituirà la nostra vita ma servirà ad evitare che drammi di questo genere possono in futuro verificarsi”. Cari lettori, questa non è una “supplica” qualsiasi. Noi sappiamo che il tempo si misura in secondi (minuti, ore, giorni, etc.) e si racconta, come esperienza, nel corso degli anni. Non abbiamo pensato a sufficienza, forse che, la vita, invece, la “senti” nei battiti, la conti col cuore e puoi provare a raccontarla, si... ma con l’anima. Non è stato semplice, per me, sostenere lo sguardo di una madre e un padre, orfani di un figlio che, qualcosa o qualcuno, ha portato via. Senza un perchè adeguatamente motivato. A questo punto, con molta probabilità, a qualcuno di voi, si sarà attivata quella parte del sistema nervoso che controlla...PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


LibertÓ e veritÓ... PerchŔ non sia un cancro sociale!

giovedì 15 maggio 2014 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Conoscerete la verità. E la verità vi farà liberi (Giovanni 8.32).Ogni persona, consapevolmente o meno, spende il suo tempo cercando di dargli un senso. E allora, proviamo a pensare a quanto siamo, veramente, liberi, dal momento che, per trovare il bandolo di una maledetta matassa (complicata da una miriade di fattori), ci arrabattiamo volendo, in realtà, occuparci d’altro... Quanti di noi si trovano nella condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all’autorità o al dominio altrui, riuscendo a trarne godimento? E inoltre, siamo in grado di discernere il vero dal falso, riuscendo a dare conformità alla realtà delle cose e dei fatti? Da osservatore del Sociale, riflettendo su tutto ciò che accade (dentro e fuori di noi) e che la lingua italiana qualifica come "nefandezze", concludo che molti comportamenti auto ed etero lesivi, somigliano molto alle azioni dei bambini che, per assetto egocentrico, arrivano, metaforicamente, a tagliare il ramo dell’albero su cui sono seduti, pur di fare un dispetto ad un compagnuccio di giochi "antipatico". Da medico, tutto ciò lo chiamo cancro. Si cari lettori, non meravigliatevi. La Scienza ci spiega che la cellula cancerosa, somiglia incredibilmente ai componenti della Morula, cioè quella sorta di pallina da golf, che diventiamo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Ma... cos’Ŕ, la LibertÓ?

mercoledì 23 aprile 2014 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Nel 1952, Roberto Rossellini dirige Totò in un travagliato racconto che espone il dramma di un modesto barbiere il quale, (poco dopo la fine della seconda guerra mondiale), viene scarcerato dopo una lunga detenzione, inflittagli per aver ucciso la moglie per gelosia. Una volta "fuori", però, scopre una Società corrotta e amorale. Dopo aver capito di essere stato, addirittura indotto all’uxoricidio dai parenti della moglie stessa (che si sono serviti di lui per loschi traffici) fa di tutto per riuscire a tornare in galera (unico posto in cui si sente "libero" e al sicuro) e, addirittura, a farsi condannare all’ergastolo. Partendo dalla definizione dei dizionari della lingua italiana, secondo cui il termine "libertà" equivale alla "Condizione di chi è libero di pensare ed agire in piena autonomia", proviamo a domandarci, in questo particolare periodo storico: ma cos’è la libertà? "Ho cercato la libertà, più che la potenza, e questa solo perché, in parte, assecondava la prima" (Marguerite Yourcenar). Libertà, trae la sua radice etimologica dal latino ed equivale alla condizione di fare ciò che piace e che fa star bene. Quando possiamo affermare, di riuscire a determinare una simile e, paradossalmente semplice condizione esistenziale? Con molta probabilità, ogni volta che siamo stati in grado di capire la Natura per poterne seguire le regole. Forse non è indispensabile scoprire il posto che occupiamo, in quella scala gerarchica che governa l’Universo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Il Paese che perde i suoi giovani... ( Ogni popolo Ŕ maturo, quanto Ŕ matura la sua Scuola)

venerdì 11 aprile 2014 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

La fuga dei cervelli. È la formula usata per evocare la migrazione di tanti giovani italiani, ad alto profilo professionale e scientifico, verso altri Paesi. Non solo europei. Dove trovano occupazione e riconoscimento. Resta, comunque, un’espressione infelice. Un cervello, infatti, con la sua capacità di pensare, costruisce qualsiasi scenario immaginabile e, di conseguenza, un "soggetto" libero. Da cosa, dunque, dovrebbe fuggire? L’unica gabbia che possa imprigionarlo, è un corpo costretto in mortificazioni relative all’assenza di prospettive. Perchè, nel nostro Paese la mentalità è quella gattopardesca in base a cui, per fare in modo che tutto cambi, nulla deve, in effetti, cambiare. L’Italia è un Paese vecchio (dati Istat, 2012). Il più vecchio d’Europa. Dopo la Germania, che, però, può permettersi di invecchiare perché attira i giovani migliori dagli altri Paesi. Compreso il nostro. Il problema è che noi non ci accorgiamo di invecchiare. Perché siamo sempre più vecchi. Secondo gli italiani per considerarsi "over", occorre aver superato 84 anni (indagini Demos). Considerata la durata media della vita, dunque, in Italia si definisce "età avanzata", quella dopo la morte! Così ci immaginiamo giovani, sempre più a lungo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Caro Presidente...

domenica 16 marzo 2014 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Leggo di tante menti alte che offrono il fianco a ogni causa nobile e giusta, quando c’è di mezzo il carcere, penso che occorra avere rispetto per le vittime del reato, ma anche per il cittadino detenuto. Indipendentemente dalle strumentalizzazioni, dalle speculazioni, dalle pance bene pizzicate, questa marmellata di parole e pronunciamenti, non è di oggi, né di ieri, ma dell’altro ieri. Allora perché un Governo dovrebbe accettare un’eredità imposta e non condivisa? Perché, di fatto, dovrebbe sopportare un nodo storico che non le appartiene, legando a propria volta una zavorra che la sua antitesi politica non ha voluto impegnarsi a sciogliere. Di certo, si potrà obiettare che impedimenti di ordine tecnico e giuridico, hanno fatto si che tale argomento restasse a mezz’aria. Sta di fatto che, ora, il fardello è rimpallato a destra, a sinistra, di volta in volta rinculando senza alcun gioco di sponda. Ecco perchè Le scrivo, caro Presidente: vorrei dirLe che, davvero, gli uomini cambiano, perché davvero l’uomo della pena non è più l’uomo della condanna. Nonostante il carcere mantenga perversamente il suo meccanismo di deresponsabilizzazione e infantilizzazione, di maggior riproduttore di sottocultura. In questa condanna alla condanna, ci sono attimi che attraversano l’esistenza dell’uomo detenuto e, proprio nel sapere, nella ricerca della propria dignità, nasce l’esigenza di un’autoliberazione possibile... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICACRE SUL TITOLO.


Nascosti, dietro la festa della donna.

sabato 8 marzo 2014 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Se ne stava lì in un angolo della stanza, rannicchiata addosso alla parete, come volesse occupare uno spazio invisibile. Una signora con i capelli argentati, una donna esile, fragile, improvvisamente sola. Mentre l’accompagnavo da persone amiche disponibili ad accoglierla per la notte, mi raccontava una storia incredibile, ma tragicamente reale. Ogni tanto le succede di scappare da casa, attraverso i campi raggiunge la città, per recarsi al pronto soccorso: le accade di non riuscire a muovere le braccia, né piegarsi, o respirare bene. Ogni tanto succede che la testa le ciondola sul collo, svuotata di ogni pensiero, le gambe oppongono resistenza, non c’è più sincronia tra dire e fare, neppure nello sperare che le cose possano cambiare. Ogni tanto il marito la colpisce forte, la offende e la spintona, per il lavoro che non c’è più, per la malattia sopraggiunta, per lo sfratto imminente. Le percosse e le umiliazioni la fanno morire un po’ di più: "No, non denuncio a mio marito, perché se lo scopre mi ammazza stavolta, no, non lo denuncio mai, a che servirebbe, rimarrebbe in quella casa, ed io a rischiare di più". Guardo quella signora e mi vengono in mente le reiterate sensibilizzazioni a chiamare il numero verde, gratuito ed efficiente a difesa di chi non sa più a che santo votarsi per sopravvivere...PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Care figlie...

giovedì 20 febbraio 2014 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )


C’era una volta... Iniziano sempre così le fiabe. C’era una volta... iniziano proprio così, come se, oltre al sogno e alla speranza, non fosse più possibile aspettare nulla, neanche una carezza. Care figlie, Nessuno viene al mondo per sua scelta. Voi, però, siete state attese, cercate, volute e incontrate. Un padre, uno di quelli socialmente importanti, ha scritto, pubblicamente, al proprio figlio, invitandolo ad andare via da un Paese non più in grado di poter offrire prospettive incoraggianti. Io, invece, vi chiedo di sfidare questo stato di cose (e cos’è l’incoscienza, se non, in fondo, la voglia di osare "oltre"?) meglio di come non lo abbia fatto io, che sto andando troppo e senza troppo senso e, ogni tanto, avrei voglia di fermarmi, per fare qualcosa che non so definire. Care figlie, mi auguro che abbiate trovato in me qualcuno che vi ha insegnato a combattere non per fare del male ma, al contrario, per capire che la vita è un dono legato a un sospiro, a un’emozione che ci deve sorprendere, a quell’amore verso qualcosa o qualcuno che, all’apparenza, la ragione non comprende. Care figlie, ogni tanto mi accorgo del fatto che, chi mi sta intorno è felice... ma io non so spiegarmi bene il perché: non ne trovo il motivo con sufficiente nitidezza. Qualcuno mi ha detto che, forse, sento il peso del dolore degli altri.... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



La cretinetti e la platea plaudente.

lunedì 10 febbraio 2014 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il video della cretinetti che picchia una coetanea con calci e pugni alla faccia e alla testa, imperversa sul social-network, una ubriacatura di violenza gratuita, in bella mostra, alla mercè di emulazioni e fascinazioni, manuale per pavidi e sconfitti della vita. La cretinetti travestita da combattente, porta colpi sotto la cintura, usa le mani e i piedi come fosse una praticante di MMA, dove possono accedere contendenti di qualsiasi disciplina, invece non pratica proprio un bel niente, perché disconosce la correttezza, la lealtà, soprattutto il rispetto che un atleta vero nutre per il suo avversario. Una cretinetti come tante altre altre, circondata da altri ebeti che fanno platea plaudente, che fanno stadio, che fanno gabbia, che fanno recinto dove tutto può e deve esser condiviso. Una platea di stacanovisti della noia che paralizza i neuroni, della adrenalina agognata invano, del vicolo cieco da perforare con urgenza, un miscuglio di disagi e compromissioni familiari, scolastiche, una adultità perennemente votata all’assenteismo. Platea vociante di bestemmie e invocazioni a fare più male, a essere più cattivi, a colpire subito senza attendere oltre, giovani a perdere un briciolo di pietà per chi urla disperata: "AIUTATEMI VI PREGO!". La vittima cade ripetutamente sotto i colpi intenzionali, persistenti, asimmetrici... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



A ciascuno il suo.

giovedì 2 gennaio 2014 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Notti di scoppi, notti di botti. Gli auguri non sono mai troppi. 1000 baciotti con tanti schiocchi prima che il nuovo anno ci sciocchi". È questo uno dei più originali auguri che si possa ricevere all’inizio di un anno che, per tradizione, è sempre carico di speranze, attese... pretese e, a volte, povere illusioni. "Dovunque e comunque si manifesti l’eccellenza, subito la generale mediocrità si allea e congiura per soffocarla" (Arthur Schopenhauer). E allora, perché non provare sul serio a posare la pietra per costruire una Società non condizionata dalla paura? La paura del diverso, la paura del prossimo; il timore di quello che troveremo dietro l’angolo, la preoccupazione di abbassare lo sguardo di fronte al potente di turno (politico o delinquente, fate un po’ voi). Il lupo non si preoccupa mai di quante siano le pecore (Virgilio). A volte, le parole sono come sassi, precisi e aguzzi, che vengono scagliate su vulnerabili e indifesi. Perché, allora, non trasformarle in dardi intrisi non tanto di veleno quanto, piuttosto, di rabbia e ribellione? Che ci vuole a smetterla di vivere nell’ansia di venire scalzati da persone più "fresche", "attente" e innovative? Possibile che non esista qualcuno disponibile a trasformare, per davvero, il concetto di solidarietà da mero assistenzialismo a punto di partenza per la valorizzazione delle risorse umane (soprattutto delle persone in difficoltà), per ridurre il fenomeno della dipendenza... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




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