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Editoriali 2002 - 2011

Ultimo aggiornamento : sabato 17 dicembre 2011.

Domande, che salvano la vita, più delle risposte.

sabato 17 dicembre 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Nonostante i tanti giovani caduti malamente, le famiglie distrutte dai lutti e dalle rese, i sogni e le passioni rase al suolo dalla bugia più grande qual è la droga, il risultato è un dispendio irresponsabile di parole, di ottusità, di cecità, che scadono in una indifferente fatalità, come a voler significare che è così e sempre lo sarà. Contro l’uso e abuso di sostanze, il suo consumo ad alzo zero, contro questa mattanza psico-fisica, c’è una offensiva incrinata e finanche dubbiosa, persino quando questa battaglia riguarda l’annientamento delle personalità e delle persone. Non c’è una azione chiara e leggibile, rigorismo puro e attenuanti generiche prevalenti alle aggravanti rendono impraticabile l’obiettivo primario, fortificare le coscienze per condurre in porto positivamente gli eventi della vita, usando moderazione con le proprie possibilità, per esser pronti ad aiutare concretamente l’altro. E’ incredibile leggere tesi e sintesi completamente slegate le une dalle altre: le droghe sono differenti, alcune più usate, altre assai meno, calano i consumatori, i giovani sono finalmente più tutelati, l’alcol impazza, le dipendenze segnano il passo. Grafici e piramidali ci dicono che è tutto sotto controllo, obiettivi e risultati eccellenti sono convergenti, inducono a un certo entusiasmo. Ma qualcosa non quadra, soprattutto nell’incontrare, nell’accompagnare, nell’ascoltare, tanti ragazzi in riserva permanente di passioni, emozioni, giovanissimi rasenti i muri per non scivolare giù, entrano ed escono da una comunità terapeutica... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE3 SUL TITOLO.



Carcere fondante lo Stato di Diritto.

martedì 29 novembre 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un paese, il malessere-disagio sociale che recide il valore delle relazioni, è sufficiente smanettare nella rete, saltellando da un blog all’altro. C’è un po’ di tutto, il furore e la rabbia di un popolo di delusi, e c’è pure poca conoscenza, un metodo artigianale dell’imparare, poco propenso a educarci a conoscere quanto ci circonda. Di fronte a questo pasticcio delle intenzioni, che affondano le radici nelle nostre emozioni, c’è forte la richiesta di abbandonare i parolai interessati e intenzionali, di mettere in campo una giustizia equa, una solidarietà costruttiva, che non dimentica le priorità di tutela a garanzia delle vittime di soprusi e omertà, ma che da questo punto di partenza rilancia nuove opportunità di conciliazione da parte del detenuto. La Società non è qualcosa di astratto, che si riduce al parlato, al raccontato, è piuttosto una comunità fatta di persone, di istituzioni, di regole autorevoli da rispettare. Dentro le celle ci sono persone che scontano la propria pena, persone che lavorano, altre che svolgono il proprio servizio volontaristico, si tratta in ogni caso di cittadini, siano essi detenuti, o che prestano la loro professionalità, che consegnano il loro tempo alla speranza di tirare fuori insieme il meglio da ogni uomo privato della libertà. Ma ciò può essere raggiunto unicamente operando con lo strumento dell’educare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La giustizia giusta.

domenica 20 novembre 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Una studentessa mi ha chiesto cos’è la Giustizia, quale giustizia alberga nel cuore di una società, quanta giustizia c’è nella vita di un cittadino libero e di un altro detenuto. La domanda è venuta perché la giovane ha chiesto collaborazione per la sua tesi di laurea incentrata sulla effettiva possibilità di una risocializzazione carceraria. Parrebbe difficile dare una risposta lineare e quindi sensata, invece è proprio dalla mia esperienza drammaticamente folle che può arrivare una spiegazione consapevole, responsabile, infatti da quella in-giustizia nasce l’esigenza di una riparazione. Il crimine è sempre violazione intenzionale di una disposizione di legge, lo è doppiamente quando la rottura del patto sociale avviene con un atteggiamento criminogeno travestito di "giustizia" artigianale, fatta in casa, dentro agglomerati di criminali in pectore. Con i decenni chiusi dai chiavistelli e calati a piombo sulle spalle, la mente ritorna agli anni affondati nelle storie anonime e blindate di tanti uomini in catene, di altri che purtroppo non ci sono più. Sono frammenti di vita che non vanno nascosti, né manipolati, rendono trasparente il cammino da fare, quella mutazione possibile, accettabile, che invita le persone ad andare incontro a una intera società. Quando la Giustizia è lontana... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Non auguro questo carcere neppure al mio peggiore nemico...

mercoledì 9 novembre 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

"Nei paesi nei quali gli uomini non si sentono al sicuro in carcere, non si sentono sicuri neppure in libertà". (Stanislaw Lec). Spesso, fra una brutta notizia di politica e una pessima di economia, si sentono dichiarazioni importanti da parte di uomini autorevoli, si leggono lettere drammatiche scritte da persone detenute, che fino a ieri erano riferimenti certi per l’intero paese. Dobbiamo liberarci dal carcere degli affari e della politica. (Epicuro). Uomini di comando e di strategia politica incappano negli errori propri, nelle malefatte agite alle spalle, nei ripieghi del denaro che non fa prigionieri, scivolano dentro una cella dove rasentano la follia di una giustizia in solitudine, una legalità presa per il bavero, una equità che veste i panni del clown. Terribile e disperato l’urlo che si alza da quelle righe scritte in affanno, che ora fanno i conti con ciò che in carcere accade, ma che pure ieri era all’ordine del giorno, senza morso allo stomaco, senza un moto di consapevole disgusto civico. Qualcuno si sente in diritto di ridere e gioire del dramma di un onorevole caduto in disgrazia, invece è un liscio e busso che non assolve alcuno, che non fa scomparire la carenza di spazi, di materiali didattici e di mezzi, di attività trattamentali degne di questo nome, la disperante necessità di impiegare la volontà umana per riuscire diversamente dal passato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Generazioni a perdere.

giovedì 27 ottobre 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Ognuno di noi mantiene una sorta di memoria mentale, in base alla quale, fissato un momento significativo della propria esistenza, si continua a pensare di "essere" quell’immagine (non percependo, ad esempio, il tempo che passa e ci trasforma) e ci si convince di trovarsi sempre nella medesima situazione (rifiutando di adattarci ai cambiamenti). Per quel che mi riguarda, mi sono rivisto, da poco, in un’intervista televisiva ( di quelle in cui la telecamera ti riprende impietosa, al netto della luce adeguata e del profilo migliore) e... sembravo mio zio! Mi riferisco ad un fratello di mia madre cui somiglio e in cui, per anni, mi sono identificato (sul piano caratteriale e culturale). Qual è il problema? Ho dovuto accettare l’idea di non essere più un ragazzo ma un signore di mezza età, con il volto che ha perso i contorni decisi e presenta un insieme di elementi (rughe, minore tonicità muscolare, etc.) che accompagnano verso il tempo che verrà. "I matti e i bambini dicono sempre la verità: purtroppo i primi li rinchiudono e i secondi li educano" (Giorgio Fornoni). È da qui, che voglio iniziare il discorso di oggi: i giovani, visti (ormai... e purtroppo) da lontano. Anagraficamente. E allora, mi sono messo a riflettere su una realtà storica: da che Mondo è Mondo, ciclicamente, una generazione è stata "sacrificata", a favore dei superstiti. Senza affondare i ricordi nella... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Che nessun dorma.

mercoledì 19 ottobre 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Da non molto, la scuola ha ripreso a movimentare pensieri e parole, le vacanze sono trascorse da poco più di un mese ma questo momento di giusto riposo non deve indurre a lasciare le cose come stanno, a pensare che è tutto sotto controllo, che luci rosse di emergenza sono state spente. Nonostante il calo delle denunce, il fenomeno dei famosi per forza, della platea plaudente, degli sfigati domiciliati all’angolo indifferente, non stacca la spina, è stato in ferie su qualche spiaggia assolata, dove non esistono soltanto compagni di cortile periferico militarizzato. La scuola ha riposato le membra stanche, ma "nessun dorma", perché è inizio ancora, occorre pensare a un cominciamento più conforme alla vita che spetta di diritto a studenti, professori e genitori, finalmente più rispettosi del ruolo che ciascuno ricopre, dell’autorevolezza conquistata sul campo, del valore insito in ogni persona. Riaprono le aule, i più giovani saranno nuovamente in balia di una maturità che ancora non c’è, di una libertà spesso percossa con mille bugie, perché non è facile comprendere che " la libertà non è un regalo che si ottiene una volta raggiunta la maturità, ma la condizione per acquisire maturità in relazione alla libertà". Famosi e sfigati si ritroveranno ancora e quando la lavagna sarà imbrattata di scherno, l’aula avrà il rumore... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


L’uomo delle stelle.

lunedì 10 ottobre 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Cari lettori, un po’ più di una settimana fa, abbiamo avuto modo di parlare insieme (il sottoscritto a proporre idee e voi a rifletterci su, criticamente) di un eroe, poi commemorato a livello planetario, un attimo dopo la propria dipartita. Vorrei precisare, però, il motivo scelto per definirlo (ricalcando la mitologia classica) come un uomo nato da una divinità e da un mortale capace, perciò di imprese eccezionali. Leggenda popolare vuole che, circa 4000 anni fa, una civiltà aliena si sia presa la briga di innestare delle varianti genetiche all’uomo primitivo, rendendolo "sapiens". Alcuni sostengono che da ciò, nacquero i Sumeri che, tra le tante innovazioni fantastiche (rispetto ai tempi di allora) diedero ufficialmente vita alla "scrittura". Creare, innovare per dare un senso, piuttosto che, miseramente cercare un profitto. Il senso prima del denaro. Questo era Steve Jobs, con pregi e difetti. "Io dico che l’eccesso è un difetto in ogni campo. Non mi sento di scusare un uomo che va dappertutto in cerca di scaffali di cedro e avorio per stiparli delle opere complete di autori a lui sconosciuti o di nessun valore e poi, tra tante migliaia di volumi sbadiglia, compiacendosi unicamente dei frontespizi, dei titoli o della lussuosa edizione. (Seneca - la serenità - Mondadori ed.). Nonostante il suo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TESTO.



Precariato sociale. Il prezzo dell’intelligenza.

domenica 2 ottobre 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Lo spettacolo indecente che molti di voi stanno dando, non è più tollerabile da gran parte degli italiani e questo riguarda la buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici. Anche una parte del mondo economico, ha le sue gravi responsabilità". Questo è il succo della condanna espressa dall’imprenditore e finanziare Diego della Valle, sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali. Simbolicamente, gli fa eco il nostro Presidente, Giorgio Napolitano: "È un momento in cui si impreca molto contro la Politica ma, attenzione, la Politica siamo tutti noi. È Politica costruire qualcosa di fondamentale dal punto di vista sociale come ciascuno, nel proprio piccolo, cerca di fare, come fa la Chiesa, come fanno i presidenti che guidano le fondazioni capaci di rendere possibile ciò che altrimenti non lo sarebbe". Potremmo aggiungere che, purtroppo, è politica (con la "p" minuscola) anche quella che porta ad esibire le sue gesta nefande da Nord, a Sud (da Lampedusa a Milano, passando per Napoli e soffermandosi a Parma). A questo punto, una domanda: come si può sentire, un giovane, quando il ministro che rappresenta la Scuola e la Ricerca, dichiara la compartecipazione alla costruzione di un tunnel fra il Cern di Ginevra e il centro ricerche del Gran Sasso, per consentire il passaggio dei neutrini? Peccato che... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Veterani, di una guerra di nessuno!

martedì 13 settembre 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

È accaduto un’altra volta che un giovanissimo abbia fatto "piazza pulita" del proprio coetaneo: di certo non ci sono professionisti del crimine dietro questo schiantarsi della ragione, c’è solamente una periferia invisibile, un territorio esistenziale dimenticato per il carico delle sue eredità. Un bullismo che combatte altre schiere di pari, un disagio relazionale demenzialmente carismatico, una generazione di maledetti per vocazione, che irrompe negli spicchi di città lasciati senza custodi educazionali. Una colonna di impavidi per età, per inesperienza, per solitudine, che imperversa nelle mancanze altrui, a cominciare da quelle della strada, dove non esiste più regola, né valore, figuriamoci ideale, il disvalore non è più solo la spiegazione acculturata di una negatività, è soprattutto ciò che campeggia sui sellini degli scooter mal allineati ai margini della via. Ragazzi e ragazze cadono, colpevoli di non essere duri e prepotenti a sufficienza, o perché turisti innocenti di una sera. Rileggo le cronache, gli sforzi letterari per rendere meno ostico il messaggio che traspare, ma in queste morti c’è poco spazio per qualsivoglia letteratura noir, romanticismo o nostalgia criminale di altri tempi. Tanti anni fa raccontai della sofferenza che ho provato per il raglio di un mulo ferito a morte... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Eroi di tutti i santi giorni.

sabato 3 settembre 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

È trascorso qualche anno, acqua ne è passata molta sotto i ponti che accolgono e accompagnano i riesami, i mutamenti, le nuove condotte sociali. Il delitto è chiaramente un crimine odioso, inaccettabile, per cui occorre una Giustizia giusta, ma che rappresenti la pena come un tragitto di vita, che al suo declinare espliciti forza e umanità sufficienti, per ricomporre quell’inalienabile istanza che lega e salda le persone: la solidarietà sociale. Giustizia come trasformazione che coinvolge l’interezza della persona, dell’ultimo degli uomini, dalla sua colpa e dal suo rimorso, quale anticamera di ben altra dimensione. Giustizia che non veste l’abito del mito, ma consente di aiutarmi e farmi aiutare, e possibilmente di essere di aiuto agli altri, ai meno fortunati, affinché non abbiano a scavarsi la fossa con le proprie mani. Forse, quel prete conosciuto tanti anni fa, intendeva dire proprio questo, richiamando la nostra attenzione alla necessità di una cultura della legalità, nel rispetto di tutte le persone. In quella sorta di terra di nessuno che è il carcere, Don Giuseppe Baschiazzorre è stato un movimento lento, ma inarrestabile, soprattutto inalienabile, nonostante le contorsioni perverse prodotte dai meccanismi spersonalizzanti che si sprigionano da quel pianeta sconosciuto. Don Giuseppe ha dismesso gli abiti di Cappellano del carcere di Voghera, non lo incontri più nelle sezioni, a... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Il confetto e il maiale.

venerdì 26 agosto 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Fernanda Annesi ( fernanda_65@yahoo.it )

"Che cosa diventa un presuntuoso, privo della sua presunzione? Provate a levar le ali ad una farfalla: non resta che un verme!" (Anonimo). In un qualunque mattino del mese di marzo del 1994, a bordo di un anonimo bus di linea autostradale, trascorrevo, in mia compagnia, il tempo e la distanza necessari a raggiungere la scuola in cui stavo imparando a diventare un "uomo" (oltre che uno specialista in psicoterapia). Sul monitor tv di bordo, uno dei tanti film con cui provare a distrarsi. O a ricavare qualche spunto di riflessione. Ma quello non era un giorno qualsiasi. La storia (pare, realmente accaduta) descriveva l’avventura di uno scienziato americano (interpretato da Sean Connery nel film Mato Grosso) che, in una foresta del Brasile (nel Mato Grosso, appunto che, letteralmente, significa "giungla fitta"), scopre che una particolare specie di formiche, elaborava una secrezione antiossidante in grado di agire efficacemente contro qualsiasi forma di tumore. Fantastico? Mica tanto! Una multinazionale è interessata alla costruzione di una immensa quanto inutile autostrada (in una foresta tropicale!). A nulla valgono gli sforzi dello scienziato. Ineluttabilmente e criminalmente, si dà fuoco agli alberi, per giustificare il loro abbattimento. Quel tempo, in pullman... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Scusate il ritardo.

giovedì 11 agosto 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Scusate il ritardo, considerata dalla critica l’opera migliore di Massimo Troisi (vista l’efficacia con cui, l’autore, riesce a scavare all’interno della propria anima), deve il suo titolo sia al troppo tempo trascorso dal film precedente, sia ai diversi tempi dell’amore e alla non sincronia dei rapporti di coppia. Cari lettori, non era mai successo, dalla prima uscita "ON LINE" di questo Magazine (dal lontano 8 settembre 2000) di saltare l’aggiornamento settimanale dell’Home Page. Ciò è dovuto, essenzialmente, al maggior impegno nel sociale degli uomini e delle donne che, amorevolmente, si prendono cura del giornale. Forse (anzi, sicuramente), è aggravato dall’elevato standard di qualità (leggi "perfezionismo") che si aspetta il sottoscritto, che porta a perdere sintonia con gli impegni dell’aggiornamento. "Il peccato prediletto del demonio è l’orgoglio che scimmiotta l’umiltà" (Samuel Taylor Coleridge). Mi sono chiesto se, per caso, questa sorta di giustificazione, non nasconda un larvato vittimismo, condito da un pizzico di velleitarismo... potrebbe anche essere! "Sente assai poco la propria passione, o lieta o triste che sia, chi sa troppo minutamente descriverla" (Ugo Foscolo). Proviamo, allora, a trasformare la frustrazione del venir meno ad un impegno, in qualcosa di costruttivo.Qualche settimana fa, due amici mi hanno inviato una mail "di riflessione"... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


L’epopea del salmone.

sabato 23 luglio 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )


Ci sono due modi di vivere la tua vita. Una e’ pensare che niente e’ un miracolo. L’altra e’ concludere che ogni cosa sia un miracolo. (Albert Einstein). A volte basta veramente poco per trarre ispirazione e scrivere qualcosa di interessante, con cui esprimere in maniera sintetica, il contenuto di pensieri complessi, la cui folla di idee, non riusciremmo a trasmettere altrimenti. Proprio quest’oggi, casualmente, ho "gustato" un documentario televisivo sui salmoni del Pacifico. Questo pesce, dai fiumi, scende fino al mare per diventare forte abbastanza per risalire nuovamente i fiumi, in un lungo e faticoso viaggio controcorrente, per andare a deporre le uova in acque fredde e basse, in mezzo ad una ghiaia ben "ossigenata". Al termine di ciò, esaurito il suo compito ed essere scampato ad aggressioni di vario genere (pescatori, orsi bruni, ostacoli naturali di ogni tipo, etc.) si avvia a morire. Questo, già lo sapevo. E l’ho sempre trovato triste e incomprensibile. Come la vita degli esseri umani, in fondo. Ognuno di noi cammina verso un progetto specifico (molte volte condizionato da interventi esterni) che lo porta a recitare sul palcoscenico della vita in maniera da crescere, lavorare, avere dei figli, aiutarli a crescere, a cercare un lavoro e quindi... la storia si ripete di generazione in generazione... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Gli ultimi spari. A 10 anni dal G8 di Genova. Per non dimenticare.

sabato 16 luglio 2011 di Alessandro Citro ( alekoscitro@tin.it )

Adesso che lo sento sulla pelle, so quant’è caldo l’asfalto di Genova alle cinque del pomeriggio di fine luglio. Volevo andare al mare oggi, c’era anche una mezza promessa fatta a Luca ma stamattina si era messo male, il cielo era annuvolato, grigio, non come è adesso blu intenso, che da sdraiato che sono lo noto ancora di più, blu profondo, limpido, assoluto da guardarlo ore e ore senza rumori, senza confusione. Certo, il tempo adesso ce l’ho ma è la confusione che non riesco a eliminare; tutti quanti che si agitano, urlano mi stanno addosso, mi parlano, mi toccano: c’è anche la scorta armata che mi protegge, che lusso! Ma non l’hanno capito che è stato un attimo? Anzi meno di un attimo e mi son trovato così sdraiato, lungo lungo sull’asfalto caldo, incredibilmente caldo. Se ci penso bene, se fossi andato al mare, sarebbe stata la stessa sìtuazione. Io sdraiato, il caldo soffocante, la confusione sulla spiaggia e il cielo blu profondo, limpido, assoluto così come è adesso, forse l’unica differenza sarebbe stata il passamontagna, me lo sarei tolto, al mare proprio non serve. Insomma avrei potuto spassarmela oggi, invece devo sopportare tutti questi che si dannano attorno a me, non mi mollano, tutti addosso, ma... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La partita della fiducia e dell’amicizia.

martedì 28 giugno 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In una scuola, alcuni ragazzi hanno messo sotto un coetaneo, lo hanno costretto a diventare un quadrupede, a mangiare sale, a leccare polvere, a strisciare sulle ginocchia, fino a rasentare il nulla, senza più neppure il senso di una dignità presa a gomitate. In una scuola dove parlare di violenza e di bullismo diviene stranamente difficile, forse perchè discuterne e farne strumento di prevenzione, sviscerarne i rischi e gli interventi più urgenti da apportare, sottende il pericolo di rimanerne additati, invischiati come parte ingombrante di una in cultura. Invece si dovrebbe parlarne di questo disagio relazionale, stili di vita aggressivi, riti e totem, trasgressione e devianza, una violenza che non è più un atteggiamento conflittuale accettabile. Non sono più sufficienti le pubblicistiche d’accatto, i sermoni svolti da cattedre impolverate, non è più aria di prediche precostituite, di costruzioni piramidali che non hanno un senso compiuto, forse occorre non limitarsi alla lezione spocchiosa, alla punteggiatura bucolica, che caricano oltremisura la creatività e intuizione del valore della gioventù. Affrontare il disagio relazionale senza interrogarsi sugli effetti che produce, sulle collateralità... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Dall’angolo dove ci si dimentica del loro valore.

domenica 19 giugno 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Una ragazzina, poco più che bambina, buttata come la carta di una caramella. Una donna, afferrata con le parole, legata con i sussurri, strattonata dall’indifferenza. Donne di ogni età, comprate e vendute, prese a botte, con i pugni e con i gomiti, come si fa con un sacco appeso al soffitto. Mamme, figlie, sorelle, amate, desiderate, esiliate nell’angolo più buio dove la luce muore, insieme alla pietà, alla compassione crocifissa, alla giustizia tradita, umiliata, dove non esiste amore. Tanti nomi, occhi, corpi, in tante storie sconosciute, vissuti appena iniziati e giù terminati, amori che non posseggono più sorriso che fa del mondo uno spazio infinito dove ritrovarci, stare insieme, credere e avere fiducia nell’altro, anche in colui che offende e uccide i nostri sogni. Donne vittime e sacrificate, donne alla ricerca di un una salvezza, di un ruolo e di un riconoscimento, donne in fuga dal tallone caricato sulla testa, dall’angolo dove c’è dimenticanza del loro valore. Bambini strappati agli affetti, alla vita tutta ancora da interpretare, vittime di questo paese disarcionato, intontito dalla paura di perdere il domani, mentre è di oggi l’ennesimo omicidio di una bambina, di una donna, è violenza avversa al femminile, che s’allarga, non risparmia fragilità né innocenza, è violenza che... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Precariato sociale.

giovedì 9 giugno 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Dentro ognuno di noi c’è un talento che aspetta di venire fuori. Il segreto è trovarlo (Billy Elliot). Non prendiamoci in giro, osserviamo la realtà contingente e domandiamoci: Ma allora, perché per realizzarsi, in questa Società, il talento non basta? Talento. Oscuro e agognato termine che indica capacità naturali nell’inclinazione verso obiettivi. Chiunque sia dotato di un cervello strutturato in maniera normale, non può (per definizione intrinseca) essere privo di un talento potenziale. Gli impegni neurofisiologici di cui siamo capaci (scambiare anidride carbonica per ossigeno, generare e inviare mirabili impulsi che si trasformeranno in idee e vita, determinare battiti cardiaci, riuscire a deambulare e coordinarsi in qualsiasi momento e posizione, parlare al telefonino e, contemporaneamente, allacciare le scarpe e leggere il giornale, filtrare tossine mediante fegato, reni e polmoni, etc.) evidenziano attitudini impossibili anche al miglior computer. E allora, dov’è l’inghippo? Nel rapporto fra noi e gli altri, ogni volta che necessitiamo di proporre uno scambio (lavoro in cambio di attenzione e remunerazione, per esempio), dobbiamo attirare l’attenzione dell’interlocutore, partendo dal principio che... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Grida che non sempre riusciamo a cogliere.

sabato 28 maggio 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

A frequentare gli spazi e le strutture di comunità terapeutiche e di case famiglia, c’è la possibilità di fare i conti per intero con il disagio dilagante nel nostro paese, con quanto piega ed a volte spezza il futuro dei più giovani, fino a rendere quasi disumano lo sforzo per raggiungere la più dovuta delle speranze, una vita equilibrata e decorosa. Nei piccoli sentieri, nei laboratori del lavoro, nelle stanze del dialogo e dello studio, tante persone stanno insieme, per affrontare senza paura l’insidia delle rese assai più facili della lotta, della vita disperata perché mai del tutto vissuta. Uomini e donne, uno di fronte all’altro, senza più filo spinato a mordere la carne e il cuore, a guardarsi negli occhi, dentro la fatica non certo di vivere, ma nell’impegno a ritrovare e mantenere equilibrio e dignità, amore e stima per se stessi e per chi c’è intorno, anche là dove lo sguardo muore. Non è semplice accorgersi del rifiuto che proviene dai nostri figli, prendere atto della perdita a cui si è destinati, non è facile davvero comprendere il disagio che buca ogni logica, siamo tartassati da un riduzionismo irresponsabile, diventiamo soggetti passivi, oppressi dal conflitto quotidiano proveniente dalla comunicazione che ci è data in eredità, tra ciò che è vero e ciò che è falso, nel frattempo i più giovani... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Non può esistere l’una, senza l’altra.

martedì 17 maggio 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ho partecipato a un incontro pubblico in un comune del pavese, il tema: sicurezza e rieducazione. Come se questo diritto e questo dovere inalienabili, fossero improvvisamente percepiti come ingannevoli, poli opposti che non debbono convergere, perché fondamenta di una architettura malamente consumata. Eppure si tratta di diritto e rovescio della stessa partita da giocare, insieme, e non del risultato di una informazione malata, di una incapacità comunicazionale, di una notizia moltiplicata per mille, un fucile imbracciato così male da essere puntato nel mucchio, una specie di smercio e consumo della notizia, feroce nell’attualizzare ciò che è incomprensibile e irraccontabile, quale è il carcere odierno, ma che ci fa perdere contatto con la verità di questa realtà, con la necessità dell’indagine da svolgere correttamente, con gli interventi non più rinviabili. Sicurezza e rieducazione, un binomio inscindibile, non può esistere l’una senza l’altra, non può trovare tutela e garanzia l’una senza la responsabilizzazione dell’altra. Ma nuovamente questa volontà di confronto è genuflessa da un sovraffollamento carcerario che ha oramai superato il limite più disumano, dal susseguirsi di suicidi al ritmo dei sei al mese, dalle morti sospette che non sanno stare in silenzio, dalle... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Donne e bambine quotidianamente oltraggiate.

sabato 16 aprile 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Non passa giorno che ci arrivi addosso la notizia di una giovane donna scomparsa, o ritrovata con gli occhi reclinati. Donne e bambine afferrate, legate in qualche angolo buio dove non esiste rispetto né amore, soltanto l’infamia più grande, che non è più possibile accettare. Prese a botte, umiliate, senza un risveglio di coscienza, donne oggetto di violenza fisica, psicologica, sessuale. Siamo scandalizzati e arrabbiati, quando prendiamo atto di un sopruso su un innocente, rimaniamo sconvolti quando facciamo i conti con la notizia di una bambina rubata, dilaniata, dalla disumanità più indicibile. Eppure non siamo attenti, non mettiamo in atto partecipazione vera che avvicina alla condivisione profonda da cui ri-partire per dire basta e trasformare il male in un cambiamento che migliori le persone. Viviamo un paese storto, capovolto, monco di comportamenti e di significati che consegnano consapevolezza, un paese che stenta a dismettere i panni sporchi, a chiamare a raccolta la propria coerenza, intanto le sabbie mobili salgono vertiginosamente, rischiando di soffocarci. Nonostante questa emergenza, miserabile e intollerabile, non riusciamo a fare uno scarto, a possedere un rigurgito di vergogna dai silenzi, i mutismi, le omertà malcelate... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Come rumore di carta sfogliata.

giovedì 7 aprile 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Sento e vedo migliaia di persone, di ogni colore e nazione, diagnosticare terapie politiche e sociali per stabilizzare diritti e democrazie in paesi dilaniati dalla ferocia della povertà, dall’ingiustizia oramai globalizzata, che non sottrae religioni e dei dal taglione del mors tua-vita mea. Guerre e stragi, uomini in armi e bambini depredati di ogni sorriso, terre divise e derubate dei propri confini, inni alla pace gridati a tempo di musica, e richieste di giustizia licenziate con qualche parola travestita di compassione. L’Africa è in fiamme, il Medioriente tra le macerie, persone in marcia per la pace, altrettante in guerra per difenderla, altre circondate e maltrattate, per distribuire equamente il residuo di giustizia. Specialisti in relazioni spediti qui e là, equazioni e sottrazioni della comunicazione a supporto delle percentuali e delle statistiche, tutte ben contenute nella negazione del dato esponenziale, che accerta l’odio e la vendetta covare sotto il primo strato di pelle, che non si vede, ma si muove sotto carico, pronto a esplodere a ogni nuovo giorno. Scacchieri e pedine si muovono lentamente intorno a paesi dimenticati, città violentate, popolazioni abbandonate in confini inventati e frontiere frantumate. Il Far West non è poi così lontano, moltiplicato per mille, nelle sue nefandezze inenarrabili... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



150 anni, per un’Italia ancora alla ricerca della propria identità.

lunedì 28 marzo 2011 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Fin dalle scuole elementari mi è stato inculcato il mito di Roma ( parlo degli anni trenta e quaranta del secolo scorso ) e il sabato diventava, per me e per la gioventù del tempo, l’occasione di vestire una divisa che mi riempiva di vanità orgogliosa, convinto della supremazia storica e culturale dell’Italia fascista. Tutto mi parlava della grandezza della Patria; nelle aule delle elementari, riproduzioni in formato gigante delle grandi battaglie delle guerre di indipendenza, palpitavano di eroismi, di assalti all’arma bianca, di moribondi che, nello spasimo della morte,lanciavano l’ultimo sasso all’odiato austriaco: era una storia appesa alle pareti di un’aula; e fu così che imparammo l’audacia di Vittorio Emanuele II, tra gli zuavi francesi, nelle battaglie di Solferino , San martino, l’eroismo sfortunato degli eroi i Villa Glori o del Vascello, in quel di Roma, nell’utopia della repubblica romana; I Mameli, i Cairoli, i Manara, erano degni eredi dei Turno e delle Camille, degli Euriali e dei Nisi, che, dopo quasi 19 secoli, risvegliavano i fasti dell’impero dei Cesari,dopo i quali, non avemmo, caduto l’impero romano d’occidente, dignità di nazione; e mentre Francia e Inghilterra si fregiavano della " Chanson de Roland ", la prima, e della " Tavola rotonda " la seconda, noi, derelitti epigoni della maestà di Roma, preferimmo ammantarci nell’oscurità dei templi grigi dell’alto medioevo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TESTO-


Un pianto dignitoso.

martedì 22 marzo 2011 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Fernanda Annesi ( fernanda_65@yahoo.it )

Non si può, in questi giorni, non rimanere travolti emotivamente dalle notizie che si susseguono, su diversi fronti internazionali e su alcuni di casa nostra. Venti di rivoluzione nordafricana, controffensiva a danno della Libia (pur nel rispetto di risoluzioni ONU a difesa di civili inermi), disperati che tentano traversate mediterranee che terminano in squallidi centri accoglienza... Però, al di là di ogni altra considerazione, quello che, secondo noi, merita precedenza sul resto, riguarda le vicende nipponiche. Tutti attoniti di fronte la potenza della Natura, che si trasforma. Uno dei paesi più tecnologici, uno dei più preparati a fronteggiare le emergenze di questo tipo, completamente stravolto. Impressionanti i video che ripropongono più e più volte l’onda nera, la sua furia, che spazza qualsiasi ostacolo sul proprio cammino (cose, animali, persone). Per chi guarda, a distanza, è "facile" ritrovarsi col viso bagnato nelle lacrime. Per chi vive in prima persona, però, sussulti di coraggio e dignità. "Il primo bene di un popolo è la sua dignità" (Camillo Benso Conte di Cavour). Fra le macerie una speranza. Molti giorni, un lamento, ha resistito, strappata via dalla forza dell’acqua dalle braccia della madre. Un pianto sommesso, tenue, dignitoso. E poi la luce. Coraggiosa e forte della sua piccola età... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Alla scuola delle emozioni.

mercoledì 16 marzo 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il tema trattato con i ragazzi di una scuola lombarda spaziava dall’uso e abuso di sostanze stupefacenti, al bullismo dalle classi alla strada, la violenza come strumento identitario, di consenso, di riconoscimento sociale. Giovani schierati sulla difensiva, apparentemente lì per caso, come a voler significare che non c’è bisogno di conoscere ulteriormente questi temi, eppure non ci vuole un macchinario di ultima generazione per individuare chi ha familiarità con una canna, chi con qualche beverone, chi con la prepotenza tenta di travestirsi ogni mattina prima di entrare in classe. C’è chi assiste alla lezione con un’aria di sfida, chi è in cerca di una pacca sulla spalla, chi vorrebbe sentirsi dire che la vita è bella e bisogna avere fiducia, anche quando è schiacciata dalla volontà di non averne, perché ogni volta si pensa di rimanere fregati, e quando si è giovani un comandamento non scritto recita di non dare mai le spalle, se non a qualche amico all’angolo del quadrato. Una classe nè più nè meno trasgressiva di altre già incontrate, eppure i volti, gli sguardi non hanno maschere a sufficienza per celare un certo fastidio nel relazionarsi su temi e inciampi così ostici, ingombranti dirimpettai per quanti rimangono a difesa del proprio ruolo di famosi per forza, per la paura di rimanere impigliati nella... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Acque amare del Mediterraneo.

domenica 6 marzo 2011 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Quanta storia ha solcato questa conca di acqua, culla delle più antiche civiltà; lungo le sue coste sono nate, leggende, miti, popoli i più diversi, religioni, pirati e navigatori, esploratori e scienziati: insomma, un coacervo di razze che, tuttavia, ancora oggi, non riescono a trovare un’unità culturale, se non religiosa, che possa determinare una comunione d’interessi che non siano gli egoismi economici, causa prima della tragedia che affligge, oggi, masse disperate di popoli ai quali è ancora negata la dignità umana. In un articolo dello scorso anno, quando ancora nulla faceva presagire il sordo rancore che oggi corre dal Marocco agli Emirati Arabi, ricordai, ai pochi lettori che hanno la bontà di leggermi, che la Società italiana era pervasa da un senso di pessimismo politico che poteva sfociare in proteste più o meno accese da parte di cittadini, stanchi di una classe politica che si è costruita privilegi satrapeschi e che pesa, enormemente, sulla ricchezza sociale prodotta dal lavoro, allo stesso modo, come la pulce, sul vello di un cane. Ho sbagliato luoghi e popoli; invece di gridare, in malo modo, lo scandalo della corruzione dilagante nella nostra nazione, oggi rimaniamo ammirati dalla determinazione dei popoli della "quarta sponda" che, incuranti della strage ordinata dai loro tiranni, si stanno conquistando la libertà e la democrazia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Precariato adolescenziale e droga.

mercoledì 16 febbraio 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Sul problema droga, alcol e violenza collegata, ho l’impressione che non si voglia inquadrare in maniera comprensibile il massacro cui vanno soggetti soprattutto i più giovani. Esiste un tentativo piuttosto timido di indicare un certo precariato sociale, quella parte di collettività che rimane fuori dal mercato del lavoro, mentre sul precariato inteso come mondo adolescenziale e giovane adulto è calata una cappa, costringendoli all’indietro, come a voler nascondere i cedimenti che hanno prodotto un futuro che sembra non attenderli più. Qualcuno sostiene che ci sono due milioni di ragazzi che non frequentano la scuola, non vanno al lavoro, non fanno volontariato, non svolgono nulla che non sia un girovagare sotto vuoto spinto, due milioni di nomadi in una comunità assente, costretta a guardare da un’altra parte, a pensare a se stessa e poco agli altri, tanto meno ai propri figli che domani ne prenderanno il posto di educatori. Si tratta di una degenerazione che non è riconducibile ai guasti di una globalizzazione usata male, dalle leggi del mercato mondiale oppresso dall’appetito cannibalico in preda all’ansia di guadagno. C’è qualcosa di più a fare da ponte a questo scollamento di valori e solidarietà che integra le differenze... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La fuga e la coscienza.

mercoledì 9 febbraio 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In un momento in cui imperversano notizie che squalificano chi legge, oltre che chi scrive (Ruby "rubacuori" e signorine della stessa risma, ad esempio), forse è giunto il momento di rioccuparci di qualcosa di più importante. Magari possiamo riflettere sul caso Cesare Battisti con più cura e attenzione per le persone ferite, per quelle che non ci sono più, e parlarne senza l’obbligo della violenza verbale, dell’invettiva che buca il video. In questa vicenda così poco onorevole, giuridicamente, mediaticamente, l’unica cosa certa è la condanna passata in giudicato, la sentenza definitiva a seguito dei tre gradi di giudizio, l’ergastolo erogato. Battisti un imputato politico, un delinquente comune, il risultato di una risoluzione politica lungi dall’essere stata riconciliata e quindi accettata come tale. Ha confessato, ha negato, ha ammiccato alla lotta armata trapassata, da scrittore, da uomo libero, da colpevole ma innocente, nella convinzione che sia "normale" sentirsi innocenti di essere colpevoli. Inaccettabile che un uomo condannato all’ergastolo possa essere un uomo libero in un paese amico, evaso da un carcere italiano abbia potuto trovare ospitalità-asilo politico in altri paesi cosiddetti amici... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Johann Wolfgang von Goethe - I dubbi dell’amore.

mercoledì 2 febbraio 2011 di Redazione La Strada ( info@lastradaweb.it )

Non ama colui, al quale, i difetti della persona amata, non appaiano come virtù.


In carcere si va perché puniti. Non per essere puniti!

giovedì 20 gennaio 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Privazione della libertà personale nel rispetto della dignità di ogni cittadino detenuto. In questo inciso, lo scopo e l’utilità per ogni forma di prevenzione e risocializzazione possibili. Eppure qualcosa sfugge alla razionalità degli sforzi profusi per rendere il carcere un luogo di pena ma anche un tragitto di vita e di speranza. "Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti o pene inumani o degradanti", parole, una dietro l’altra, messe in fila per meglio fare chiarezza di una dimensione sottaciuta, mai del tutto svelata, parole che hanno il carico dell’obbligo assoluto e inderogabile. Sul carcere, sulle persone detenute, sulla colpa, il martello della bugia non conosce stanchezze, si alimenta sulla conflittualità quotidiana, che fa della comunicazione un’arma contundente, perché quasi certamente verrebbe alla luce una ordinaria follia di sopravvivenza. C’è un tentativo di ridurre ogni cosa a una sorta macabro gioco infantile, vittimismo, pietismo, solidarietà stiracchiata qua e là, non fanno del bene all’Istituzione carceraria, tanto meno alla popolazione detenuta, bensì, rischiano di annientare le ultime resistenze umanitarie, di cancellare maturità e speranze, di stroncare quel che rimane del senso di Giustizia, quel principio autorevole che consegna e difende il rispetto della dignità di ciascuno, anche in un penitenziario... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


...E’ la solita storia...

sabato 15 gennaio 2011 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Si dice che: " nemo propheta in patria". Ma non era difficile prevedere- per come si era previsto nel precedente articolo che il governo non sarebbe caduto, per il semplice fatto che la maggior parte degli eletti dei due rami parlamentari non sarebbe stata disposta a perdere le prebende mensili e la discreta pensione di ex onorevoli. Ma cio’ che turba l’elettorato è il degrado continuo delle istituzioni democratiche e il continuo disattendere dei principi fondamentali della nostra Costituzione, malgrado i continui forti richiami del Presidente della Repubblica. Tra maggioranza e minoranza esiste un vero baratro non di incomprensione ma di odio viscerale, per cui qualsiasi progetto legislativo proposto dalla maggioranza è da ricusare " a priori "; e viceversa, qualsiasi innovazione della minoranza non trova accoglimento, mentre ogni dialetica si riduce ad uno scambio quasi sempre contrario, ma sempre violento ed oltraggioso; E per la sinistra parlamentare le più violente " ’pasionarie " sono la Bindi e la Finocchiaro, nelle quali è evidente la turbativa del climaterio. Il presidente Fini è scaduto del tutto agli occhi dell’opinione pubblica, ancorchè cerchi di giustificare, con argomenti degni di un " azzeccagarbugli" qualsiasi, il prestigio di una carica che non gli appartiene più, nonostante i ridicoli sofismi dei suoi più fedeli sostenitori... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Riconsegnare, alle persone, il loro valore!

venerdì 7 gennaio 2011 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

C’è un collante misterioso che tiene insieme tragedie che in apparenza sembrano differenti. Un cittadino detenuto si toglie la vita dentro un carcere sempre meno umano e vivibile. Un ragazzo va in coma etilico alle nove del mattino, un altro in over dose nel pomeriggio. Adolescenti in gruppo picchiano e rompono nasi e denti, devastano cose e proprietà, mettono sotto coetanei e coetanee con l’arma della violenza, della prepotenza, del sopruso, infagottati da un’omertà appresa qua e là. Dimensioni che non possono essere relegate nei luoghi dell’invisibilità, neppure debbono suscitare e allargare indifferenze colpevoli, mentre moralità, etica e onestà intellettuale voltano le spalle alla coerenza e alla generosità per vestire i panni degli interessi di bottega, del consenso facile di partenza, antitesi, di quell’altro di arrivo, che invece comporta fatica, impegno e amore di Giustizia. C’è qualcosa che tiene insieme l’ingiusto di questo morire non raccontabile, così male inteso da essere accettato come evento critico ineluttabile, peggio, come interpretazione più o meno condivisibile. Forse occorre adoperarsi per una politica alta, per una società più matura, per riconsegnare alle persone il proprio valore. Ragazzi e droga, giovani e alcol, piccoli e grandi uomini alla ricerca di qualcosa... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Auguri?

domenica 26 dicembre 2010 di Stefania Labate ( stefanialabate@hotmail.it )

È periodo di auguri, di regali di "E’ Natale, siamo tutti più buoni"... Ma ci siamo chiesti quanto di tutto, questo corrisponda a realtà e quanto viva solo nella nostra mente in un clima di ipocrisia imposto dall’esterno? Sarebbe il caso di fare un attimo il punto della situazione. Come ognuno, sia via sms sia, oggi, via Facebook, mi trovo a leggere messaggi recapitatimi da vari mittenti che hanno un sapore di appiattimento affettivo e di stima. Sono messaggi uguali per tutti, messaggi gratuiti (per via di promozioni varie da parte delle compagnie telefoniche o per la libertà comunicativa di Internet). Mi domando: "... ma, serve sentirsi accomunato a chissà quante altre persone in un messaggio tristemente confezionato ( delle volte neppure dal mittente, ma squallidamente scopiazzato qua e là) per chiunque?" Direi di no! Assistiamo, quindi, alla fiera dell’ipocrisia e della falsità da parte di chi non fa affatto parte delle nostra vita o non è affettivamente così vicino a noi da impegnarsi un minimo per "confezionare" un augurio personale ed esclusivo! Il Natale, a parte il fatto che si possa essere credenti o meno, è un momento, se vogliamo, di riflessione ( perchè così ci insegna la nostra cultura), ci induce a cercare il buono ed il meglio in noi e negli altri... Sarebbe meglio cercare di fare chiarezza... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Conoscenza e solidarietà.

martedì 14 dicembre 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ad un incontro sul tema "migranti, conoscenza, solidarietà", insieme a Don Antonio Sciortino Direttore di Famiglia Cristiana. Dapprima ho ascoltato con attenzione che si è trasformata in partecipazione, ricordando le nonne e i nonni partiti tempo addietro per altre città, altri paesi, altri continenti. Quando si trattano problemi planetari come la povertà, la fame, la guerra, l’ingiustizia, non ci sono possibilità di chiamarsi fuori, occorre ripartire dai significati delle parole, da ciò che rappresentano, senza timore di farci i conti, di impegnarci tempo ed energie, perchè l’indifferenza "peso morto della storia", è già violenza delle dignità costrette a sopravvivere alle rimozioni della memoria. Ho ricordato quei due anziani seduti al bar a darsele di santa ragione a colpi di asso di bastoni e sette di denari, spesso le carte da gioco consentono di barare con la voce agli anni che incalzano. Entra il ragazzo indiano, vende roselline rosse, così rinsecchite che è un dovere acquistarne una, quanto meno per non averle più sotto il naso. Le carte sono improvvisamente ferme, gli sguardi ad altezza di uomo, le voci urticanti spingono a lato il divertimento, aprendo varchi alle parole lanciate come sassi: "ma vai al tuo paese, smettila di dare fastidio, tornatene a casa tua". Il ragazzo non proferisce parola... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Natale di guerra !

venerdì 10 dicembre 2010 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Mancano pochi giorni al 14 dicembre p.v. e tutti gli italiani aspettano, trepidi, lo sviluppo di nuovi eventi politici che dovrebbero portare una ventata di gioiosa ripresa economica e sociale a tutti noi. Già in precedenza, il sottoscritto pronosticava un nulla di fatto e che il confronto, teso fino a sfiorare la violenza, fra la suddetta maggioranza attuale, sarebbe stata tutta una farsa tra secessionisti di tutte le parti parlamentari, per meglio lucrare poteri di varia natura. Ma che ragione c’era di apportare questo enorme putiferio, in un momento storico come l’attuale, che ci vede in prossimità di una grave crisi economica, alla quale non si vuole applicare una serie di interventi legislativi capaci di garantire il superamento della presente fase storica ? Si badi bene che quanto si andrà esponendo non è la panacea del problema, né un susseguioso suggerimento lapalissiano: è soltanto l’amara conclusione della gattopardesca visione della politica, per come, genialmente, l’ha intuita il grande ed attuale pensiero di Tomasi di Lampedusa: in sintesi, bisognerebbe cambiare tutto, perché tutto abbia a rimanere come prima ! ! ! Pertanto, " nessun tema : tutto resterà immutato e le sorti d’Italia resteranno tali se non si determinerà un rivoluzionario e radicale rinnovamento di tutta la classe politica attuale, dall’estrema destra all’estrema sinistra da Roma alle regioni... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Omaggio a Mario Monicelli.

domenica 5 dicembre 2010 di Marilena Dattis ( marilenadattis@gmail.com )

L’ultimo "Ciak " Mario Monicelli lo ha voluto dare a suo modo. Non aspettando che la morte arrivasse, ma andandogli incontro, anticipandola senza concedere e concedersi abbuoni, lasciandoci con quel dolce amaro tipico dei suoi migliori film. Quel dolce, come lo definì Miccichè, di essere "autore" suo malgrado e l’amaro di una morte imprevedibile. Del resto in molti suoi film la rappresentazione della morte avviene senza sconti ne’ edulcorazioni, basti pensare a "I soliti ignoti" o a "La grande guerra". Era il 1958, quando Monicelli con Age e Scarpelli scardina completamente un genere definito per antonomasia comico e brillante: quello della commedia. Il film è naturalmente "I soliti ignoti", dove per la prima volta compare in un film "comico" la morte in scena, quella di Cosimo interpretato da Memmo Carotenuto. La morte tragica e solitaria di Cosimo getta una luce di amarezza irreversibile sul resto del film e sull’ulteriore sviluppo della "commedia all’italiana" che non sarà più quella di prima, anzi sarà qualcosa di completamente nuovo. Questo precedente costituirà la base di un processo di maturazione, che condurrà la commedia, le sue storie, i suoi autori, a sfidare il genere comico con sempre maggiori ambizioni. Così con "La grande guerra" (1959), Monicelli sfida produttori e critica... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La tournée nei perimetri dell’assenza.

lunedì 29 novembre 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

I grandi delitti italiani fanno audience, costituiscono il piatto forte della nostra informazione, si parla della morte, dei contorcimenti delle vittime, delle meschinità innominabili dei carnefici, lo si fa soprattutto per sentito dire, per interpretazioni personali, per voglia di gogna, se ne parla senza alcuna compassione per le assenze eterne. Scompaiono bambini, uomini e donne, ognuno di essi viene "liquidato", con una tecnica senza preambolo, la morte sopraggiunge senza neppure concedere l’ultima volontà di un perdono. Neanche più gridare è permesso. Quando di mezzo ci sono costantemente i più giovani, quando vanno a farsi male gli indifesi, uno stato e una società coesi non mollano la presa, non arretrano di un passo, divengono radice profonda per sostenere il carico che deriva dalla cultura universale che considera illegittimo, ingiusto e disumano appropriarsi con la forza e la violenza della vita altrui, soprattutto di donne e bambini. E morte che aggredisce le carni e le menti, che spedisce al Creatore senza tentennamenti, è morte che non bisogna rimuovere ma neppure renderla una danza, una gita turistica, una maniera nuova di passare il tempo. Di fronte ad accadimenti così indicibilmente cruenti, forse occorre meno parlottio da salotto, minore orecchio al ruminare di pancia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La caduta degli Dei.

lunedì 22 novembre 2010 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

L’incalzare degli ultimi avvenimenti politici ha messo a nudo quanta pochezza morale caratterizza l’agire dei rappresentanti politici della nostra Repubblica. Ed a ciò concorrono quasi tutti i mezzi di comunicazione; infatti, sia che si ascoltino i TG, sia che si leggano i giornali, tutti, concordemente, usano un linguaggio violento teso a ridurre l’avversario politico come un " Annibale alle porte di Roma ". Si considerino le interviste al Robespierre nostrano, cioè, all’On. Di Pietro ( il buon Totò gli avrebbe ripetuto quel famoso "mi faccia il piacere" rivolto all’On.Trombetta): ogni frase è animata da un’espressione di odio contro colui che si ritiene sia il male della politica italiana, vale a dire: BERLUSCONI,( che, a dirla tra noi, non è uno stinco di santo!! ): ed è tutto un coacervo di reciproche accuse; come lo scavare nella vita privata di ciascuno, alla ricerca spasmodica di scandali;e la notizia scandalistica tiene banco !! Persino il flemmatico D’Alema, in una recente trasmissione di BALLARO’ ha ceduto alla rabbia ed all’adrenalina, abilmente scatenata dalle provocazioni del flemmatico direttore de " IL GIORNALE ". E dove sta quella sobrietà, quella saggezza politica, quegli imperativi morali di Kantiana memoria, che fanno il paio con la precettistica evangelica, che furono abito comportamentale costante di uomini come... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



Da Report a Blade Runner.

sabato 20 novembre 2010 di Armando Lostaglio ( info@lastradaweb.it )

Per irridere di quel tanto che ci attornia, occorre rifarsi ancora ad Ennio Flaiano, fonte inesauribile di suggestioni realistiche, quando scriveva che "la situazione politica in Italia è grave, ma non è seria". Irridere non basta, non basta nemmeno arrabbiarsi alla visione di "Report" (RaiTre) che la domenica sera cerca (e lo fa con dati ineludibili) di fare luce sul buco nero del deficit nazionale, scrutando nelle carte del malaffare diventato istituzione. Ultima rovina si chiama Consob, la Commissione nazionale per le società e la borsa, che il programma della Gabanelli ha smascherato in ogni meandro dell’inutilità, ovvero della utilità a coprire sperperi senza controllo alcuno. Come a dire: chi controlla i controllori? Vi è una "povera" signora al suo posto di lavoro in quegli edulcorati uffici che si sente persino mobbizzata: da molto tempo non ha un carico di lavoro, e come lei tanti suoi colleghi. Ma quanto prende di stipendio? Le chiede con insistenza l’autore dell’inchiesta. Ma lei non lo dice, rivelerà solo che prende tanti soldi. Tanti, ma quanti? Almeno, crediamo, la quintuplicazione dello stipendio di un dipendente Fiat, o di un impiegato qualsiasi che la poveretta ha vergogna di svelare. E i "capitani" di questi carrozzoni? I numeri si sprecano nell’abbondanza degli zeri... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il male di una conduzione educativa assistenziale.

giovedì 11 novembre 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Mi occupo di disagio giovanile da tempo ormai, e mi accorgo che c’è sempre qualcosa da imparare, da rielaborare e tenere ben a mente. Anche quando i percorsi, i metodi, le dinamiche sono tutte al loro posto, c’è un lampo che attraversa il nostro passo, e ci obbliga a fermarci per riflettere. Molti sono i giovani accolti in queste strutture, e molti sono coloro che accompagnano i loro passi, con attenzione e capacità intuitive, che a volte "servono" più delle competenze acquisite con lo studio delle tecniche educative. Certo è difficile comprendere il disagio che li avvolge, ancor più esplicare metodi educativi risolutivi, perché ogni persona è un mondo a sé, allora intervenire diventa "scienza della mente e del cuore, scienza del non ancora, ma che avverrà", e non sempre è facile riuscire dove la vita non è stata ancora vissuta, ma è stata incredibilmente lacerata fin dal suo sorgere. Le storie che incontro sono pezzi di vita che sbarrano la strada, bussano alla porta della ragione per tentare di sfiorare finalmente un senso, quel senso che i giovanissimi prendono a calci, per reazione all’indifferenza o all’incapacità dell’altro di farsi carico delle sofferenze che sono state loro imposte da un mercato che disconosce il povero e annichilisce il ricco. La nostra è una società che etichetta... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Cepit efferri superbia...

giovedì 4 novembre 2010 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Quello espresso nel titolo, è il concetto lapidario col quale Cicerone bollò il desiderio smodato di Catilina per conquistare il potere assoluto nella lussuriosa e decadente repubblica romana ( 67-62 a.C.); e non a caso, a dirla con il Vico, stiamo rivivendo la fine di questa nostra Repubblica, che come allora, è sconvolta dagli scandali, dal degrado della società civile, dal crollo delle economie, dalla violenza dei tanti e troppi facinorosi. Di fronte a questi eventi non resta che precipitare in una dittatura che sarebbe il peggiore dei mali. Ma ritornando al tema, non vi è chi non paragoni il comportamento di molti politici tesi a conquistare (immeritatamente) mete poste al di là delle doti personali. Se, ad esempio, consideriamo il lavorìo politico messo in atto dal presidente della Camera dei deputati da un paio d’anni or sono,si nota, senza ombra di dubbio, la volontà di rompere col triumvirato - Berlusconi, Bossi, Fini-con metodo simile usato dal grande Cesare, allorché decise di far fuori i soci Pompeo e Crasso. Ma Cesare aveva ben altre doti che non il supponente Fini; perchè Cesare era Stratega militare ineguagliato; era forbito letterato, tanto da meritare, ancora oggi, il deferente omaggio dei latinisti e le lamentele dei liceali. Ancora, Cesare era politico di grandi capacità operative: basti, a tal proposito l’illuminata " Lex Julia agraria", con la quale distribuì i terreni... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



È la droga il maggiore distruttore di identità.

domenica 17 ottobre 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Non si parla più di droga, del suo consumo sempre più smodato, degli innumerevoli utenti al fior di latte, degli altri dal folto pelo sullo stomaco. Non se ne parla e basta, e se proprio siamo obbligati dal chiacchiericcio, lo facciamo quando qualcuno ci lascia le pelle, oppure quando un personaggio assai famoso, confessa di farne uso per i motivi più disparati, mentre si tratta unicamente di un consumo disperato che diventa disperante. Se ne parla per "colpa" di qualche famoso che dialoga spesso agli altri, quasi mai a se stesso, oppure per qualche sfigato che rimane a terra, esalando un rantolo che somiglia a un crack, siamo bravissimi ad arrabbiarci, scandalizzarci, quando riteniamo sorprendente il comportamento di un nostro "eroe", ma sul problema vero dell’uso e abuso, della accessibilità ad ogni angolo di strada, facciamo come gli struzzi, e affermiamo di non conoscerne il dramma, mentre ognuno di noi, adulti-genitori-educatori, potrebbe scrivere un trattato sul pericolo che ne deriva e affonda gli artigli sulla carne dei nostri figli. Drogarsi è reato, ma dentro una corresponsabilità collettiva, per fare comprendere che tutte le droghe fanno male... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La speranza che non tutto è perduto.

lunedì 11 ottobre 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Sono stato invitato a parlare in una scuola, da un giovane che qualche tempo fa ha svolto opera di volontariato nella Comunità Casa del Giovane (a Pavia), per partecipare a un dibattito sul tema della violenza e della giustizia, sul disagio che incancrenisce la società intera. In un momento così atomizzato dalle incurie educative, occorre davvero incontrarsi e discutere, soprattutto parlare e ascoltare, e ancora dapprima ascoltare e poi parlare, senza lesinare attenzione all’educazione che scaturisce dal confronto, educazione alla pazienza, educazione al rispetto altrui, educazione alla propria passione e fede, che non può permettersi di ammaccare né emarginare alcuno, solo perché meno numeroso o rumoroso. Il mondo dei giovani adulti non è poi così chiuso e concluso, neanche sono vittime sacrificali di un assolutismo che non c’è più, piuttosto nel chiedere aiuto agli altri, c’è tutta la volontà a leggere bene ogni riga del libro della vita, scorrerne le pagine, soffermandosi sulle pause, tratteggiando una nuova punteggiatura. Quanto accade "normalmente", nelle strade, nelle case, nelle scuole, più o meno consensualmente, è il risultato di un andazzo che non può essere licenziato come qualcosa di sconosciuto, per cui ogni volta rimaniamo sorpresi, poi tramortiti, dalle umiliazioni... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




La comunità: un nuovo stile educativo.

sabato 25 settembre 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Nel quotidiano bailamme di intemperanze etiche, di utopie violente, ci sono, a fare da ponte verso una qualche salvezza, realtà serie e credibili, che si mettono a mezzo a quel disagio sociale che miete vittime innocenti, mentre in seno al consorzio civile crescono persone sempre più fragili, giovani che non ce la fanno a prendersi in braccio e stringere i denti. Da molti anni c’è la Comunità Casa del Giovane a Pavia, una comunità di servizio e terapeutica per quanti sono in ginocchio a causa dell’assunzione di sostanze stupefacenti, dell’alcol, per vere e proprie patologie psichiatriche derivate dal poliabuso. Svolgendo il mio servizio di accoglienza e accompagnamento in comunità nei riguardi di chi è ultimo, azzoppato da una vita sopravissuta, mi rendo conto di quanto l’informazione sia soggetta a forme idiosincratiche, come a voler mantenere inalterati i meccanismi perversi che producono personalità disgregate o frantumate. Chi come me passa molto tempo in una comunità a lavorare e ascoltare non ha difficoltà a imbattersi nell’inganno per cui: i giovani sono il problema, e così dicendo gli adulti si autoassolvono dall’aver conciato a questa maniera non soltanto gli adolescenti, ma la società e le regole che ne tutelano i diritti e i doveri... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Degno erede di Luigi Einaudi.

sabato 18 settembre 2010 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Sono trascorsi appena trenta giorni dalla dipartita del Presidente Cossiga, e già il silenzio della politica la dice lunga circa la spocchiosa ipocrisia di quanti, falsamente compunti per la perdita di un così emerito italiano,cercano di ovattarne, quanto più è possibile, la memoria; e già! Perchè Cossiga fu il Socrate intemerato della classe dei politicanti, al punto che la sua morte ha fatto tirare un sospirone di sollievo a tutti quelli che della politica hanno fatto strame. Chi non ricorda l’accorrere ai funerali, di personaggi ai quali, quando era in vita, riservò giudizi fiammeggianti di feroce ironia che, al confronto,una spruzzata di vetriolo in faccia si sarebbe potuta paragonare ad un’acqua lustrale? A tal proposito, si riveda la galleria del "picconatore" che "Il Giornale" di Feltri altro "picconatore " ha pubblicato in data 10 agosto u.s., nella quale questo Presidente Emerito della Repubblica ha formulato una classifica impietosa di giudizi nei confronti di quanti (siano essi di Destra, o di Centro o di Sinistra) costellano, come astri opachi, il nostro parlamento; vale la pena ricordarne qualcuno, se non altro, affinché gli italiani se ne ricordino in caso di probabili nuove elezioni, per esempio, D’Alema ("il miglior fico del bigoncio del centro sinistra;buono scattista, ma non arriva ai cento metri")... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Se rinasco...

martedì 31 agosto 2010 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )


"Se rinasco, se c’è un’altra vita... mi organizzo e... non ci casco nella ribollita! Vedo di trovare l’armatura... Dopo esco per verificare quant’è dura; alle emozioni darò la parte migliore senza mischiare, però, la testa col cuore!" E’ strano come una "canzonetta" di qualche tempo fa (cantata da Loredana Bertè e Mario Lavezzi) possa calzare a pennello uno stato d’animo. Il mio. Cari lettori, voi non avete idea di cosa non mi capiti di ascoltare durante le lunghe ore della mia professione di psicoterapeuta. Si lo so, molti credono che io abbia a fa che fare con gente "strana", dai discorsi bislacchi... A parte il fatto che ognuno di noi porta con sé la propria originalità che, agli occhi degli altri, può diventare "stranezza", in realtà, le persone che mi vengono a cercare (professionalmente parlando) sono, sì, fuori dal comune, ma nel senso che non si accontentano dell’ovvio e soffrono per non riuscire ad andare "oltre". Quello che mi colpisce (e, a volte, mi snerva) risiede nel fatto che, ognuno (molte volte in buona fede) porta avanti la propria verità che collide, però, con la verità dell’altro (anch’essa, molte volte ineccepibile) intossicandosi il tempo che gli resta da vivere e attendendo da me, una "miracolistica" quadratura del cerchio... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



L’egoismo dell’io.

giovedì 5 agosto 2010 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )


Potete comprarla di qualsiasi colore, purché sia nera! Era questo il "rassicurante" e "condizionante" invito che Henry Ford rivolgeva ai potenziali acquirenti della Ford Modello T (quella di Stanlio ed Ollio, per intenderci). Un modo come un altro per imporre il proprio pensiero nascondendolo dietro un sorriso (almeno apparente). Quotidianamente, più volte al giorno (alla stregua di una somministrazione galenica), ovunque volgiamo il nostro sguardo, notiamo manifestazioni di egoismo totale, incondizionato, camuffato e truffaldino. La parola "Io". In psicologia rappresenta una struttura psichica (organizzata e relativamente stabile) deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esterna. Nella grammatica della lingua italiana, "diventa" un pronome personale che indica un soggetto (che in quanto tale non è disponibile a subire l’essere un oggetto). La sua derivazione etimologica trae origine dal greco "Ego" che, con l’aggiunta di "ismo" (suffisso che tende a formare parole astratte che indicano dottrine o atteggiamenti) diventa, guarda guarda, egoismo. Ogni qualunque operazione dell’animo nostro ha sempre la sua certa e inevitabile origine nell’egoismo (Giacomo Leopardi). I saggi sostengono che noi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La dignità calpestata.

domenica 18 luglio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Schiave, violentate, uccise, donne raccattate qua e là, senza un briciolo di umana desolazione, dietro la disumanità del potere, del dominio, della forza, che afferra, prende e getta via, come fanno quegli uomini che non hanno commozione agli occhi del cuore, solamente disonore dalla pancia alle tasche piene di dolore altrui. Donne ridotte a cose, che stanno alla catena con le caviglie legate, con le palpebre abbassate, con il cuore strappato, dentro una bugia travestita di domani che forse non ci sarà. Donne prese per il bavero, scaraventate ai bordi delle strade, lasciate lì a invecchiare dentro una minaccia, un insulto, un colpo di taglio, donne a morire senza proferire parola, lamento, una preghiera inascoltata. Donne di tutti i colori del mondo che non esistono più, donne nel solo colore del fondo, dove tutti gli uomini dovrebbero saper guardare per non consentire ulteriore degrado umano. Donne per strada, senza considerazione, dove non rimane neppure ipotesi di residenza, di cittadinanza, ai metri del pudore e della compassione, donne messe di lato, costrette a stare senza fissa dimora, se non quella della morte che verrà domani, perché oggi è tempo di sangue e lacrime che debbono ancora essere versate. Bambine, donne, mamme, nella tempesta... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Quando giungerà il tempo di riparare...

venerdì 2 luglio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Per superare la non-raccontabilità del carcere italiano occorre avere più coraggio per ciò in cui si crede, per non lasciare inalterata questa condanna aggiunta ingiustamente alla condanna da scontare, affinché l’uomo che convive con la propria pena, colga il senso di ciò che si porta dentro. Chi sbaglia e paga il proprio debito con decenni di carcere ( quando giungerà il tempo di sostituire quel verbo "pagare" con "riparare" sarà sempre troppo tardi ), attraversa davvero tempi e contesti di un lungo viaggio di ritorno, lento e sottocarico. Non c’è più l’uomo sconosciuto a se stesso, ma uomini nuovi che tentano di riparare al male fatto, con una dignità ritrovata, accorciando le distanze tra una giusta e doverosa esigenza di giustizia per chi è stato offeso, e quella società che è tale perché offre, a chi è protagonista della propria rinascita, opportunità di riscatto e di riparazione. Continuare a parlare del carcere che ancora non c’è, del carcere che occorre quanto meno migliorare, è obbligante non solo per l’uomo detenuto, ma anche e soprattutto per la ricerca di una Giustizia giusta ed equa, una Giustizia che è anche perdono, e che comprenda un granello di pietà, perché la pietà non è mai un atto di... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Giustizia che trasforma.

sabato 29 maggio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Tra gli appunti sparsi disordinatamente sulla scrivania, ho ritrovato un mio vecchio articolo sulla Giustizia e sul Carcere, facce della stessa medaglia che dovrebbero trasformare al cambiamento di mentalità il colpevole e rendere migliore l’intera società. Le parole su questa pagina ingiallita dagli anni trascorsi, possono ancora essere utili per pensare a quanti vivono nella marginalità, emarginando gli altri, e così facendo si crea una vera "giustizia ingiusta", che poggia le fondamenta su due basi: il mancato riconoscimento dei diritti altrui, e il fatto di confondere ottusamente l’omertà con la solidarietà. Due atteggiamenti di comodo, dettati da una necessità di sopravvivenza che però si maschera da "giustizia sociale". Quando si sta ai margini, ogni situazione, ogni limite e distanza, sono usate per giustificare le proprie azioni, la colpa è sempre degli altri che non ascoltano, non aiutano, rimangono indifferenti, eppure anche se povertà e solitudini creano ingiustizie, non sono sufficienti ad assolvere alcuno dalle proprie responsabilità. Quale giustizia e quale pena possono arginare l’illegalità diffusa, la furbizia assunta a valore la violenza cresciuta professionalmente... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Violenza Gratuita?

domenica 23 maggio 2010 di Redazione La Strada ( info@lastradaweb.it )

Sembra un bollettino di guerra, di una delle più crudeli ed assurde guerre. Ecco due episodi, di quelli che colpiscono e lasciano terribilmente un segno indelebile: "Palermo: dodici anni, con lievi disturbi cognitivi. Di lei hanno abusato in dieci, tutti giovani fra i 12 e i 18 anni, appartenenti a famiglie del ceto medio, in parte compagni di scuola di lei, altri residenti nel quartiere dell’istituto scolastico. L’hanno filmata con il telefonino mentre la stupravano e hanno fatto girare le immagini da un cellulare all’altro". Altro episodio, "Cinque minorenni, tutti al di sotto dei 14 anni di età, sono responsabili di alcuni episodi di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina portatrice di handicap. Teatro della vicenda è una scuola media del vibonese. A compiere gli abusi sarebbero stati quattro compagni di scuola più grandi della ragazza". Casi del genere purtroppo ce ne sono tanti e troppi di questi, spesso, rimangono nel sommerso! Ci si domanda cosa stia succedendo alla nostra società, quali errori abbiamo fatto come genitori, educatori, istituzioni e altro perché siano così esponenzialmente in aumento tali gesti scellerati ai danni di minori disabili da parte di loro coetanei. Di frequente, si tengono convegni, tavole rotonde sull’integrazione... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Complici e vittime plaudenti.

mercoledì 12 maggio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Sull’autostrada a giocare con la propria vita, con quella degli altri, nella frazione di un secondo più alcuna speranza. Un attraversamento folle, da non praticare neppure sotto tortura, eppure il piccolo plotone in armi virtuali, a turno decide di mandare gambe all’aria il tavolo verde, gioca e scommette contro la morte, decide di farlo con la forza ottusa dell’irresponsabilità travestita di coraggio, e quando questo accade, il più delle volte la morte passa all’incasso senza fare una piega, raccoglie il maltolto e scompare fino alla prossima occasione. Questo giro non è stata mattanza, sull’asfalto non sono rimasti occhi reclinati di innocenti, la sorte non ha chiamato "banco solo", i ragazzini sono tutti ritornati alle proprie case con una buona dose di pacche sulle spalle. Sull’autostrada a scavalcare le recinzioni a difesa delle regole, a oscurare ogni luce di emergenza, a infrangere ogni comando d’arresto salvavita, questa volta è andata bene....Questa volta. In una classe anonima del nord più attrezzato di denari e culture incrociate, s’è fatto avanti un altro gruppetto di spavaldi, di iracondi, di ometti a gambe larghe e mani in tasca, dietro il muro creato a misura dai compagni complici-vittime plaudenti: hanno afferrato una compagna, l’hanno... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Sinistri scricchiolii ad Est di Capo Matapan.

lunedì 3 maggio 2010 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Certamente Adenauer, De Gasperi e Spaak immaginavano un’Europa diversa da quella attuale. L’avevano sognata con la saggezza dei grandi politici che riescono a vedere di gran lunga lontano nel tempo: allo stesso modo, Mazzini sognò l’unità d’Italia. Tutti costoro non poterono assistere alla realizzazione del loro ideale. E buon per loro !! Considerato che l’unità d’Italia, ancora oggi, viene continuamente sabotata e l’EUROPA UNITA fa il paio con l’utopistica "Citta del Sole" di campanelliana memoria. Gli eventi di Grecia, purtroppo, inducono ad uno scetticismo politico che allontana, sempre più, la realizzazione del trattato di Lisbona. Nell’ultimo ventennio, lo sviluppo economico dell’occidente europeo è stato così frenetico da superare le più ottimistiche previsioni; Spagna, Irlanda, la solita Germania, lo stesso Portogallo irridevano alle nostre modeste fortune che si concretizzavano nell’enorme deficit che, purtroppo, ci affligge ancora: anche noi siamo indebitati con un disavanzo che tocca i centoquindicimila miliardi di Euro ( se la cifra è inesatta, il buon lettore mi perdonerà), però ci salva, ancora, quell’innata prudenza sparagnina che è connaturata nei nostri ceti operai e medio-borghesi. La Grecia, invece, a furia di indebitarsi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Facile ex amico inimicum facies cui promissa non reddas.

domenica 25 aprile 2010 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Il titolo appartiene ad un epistola di San Girolamo e sta a significare il dovere morale di mantenere le promesse: ed i recenti avvenimenti politici ce ne danno piena dimostrazione. Come ci ammonisce la storia, le alleanze politiche non sono mai durate a lungo, concludendosi, sempre, in tragiche risoluzioni; basti por mente al 1° triumvirato dell’epoca classica romana (quello stipulato tra Cesare, Pompeo e Crasso) che si concluse con l’orrenda morte di Crasso nella lontana Siria e lo scontro finale tra Cesare e Pompeo, che vide soccombere il secondo nella battaglia di Farsalo, oltre che trovare indegna morte per mano del re egiziano Tolomeo, presso il quale pensava di rifugiarsi. E così avvenne per il 2° triumvirato ( Ottaviano, Antonio e Lepido ); insomma, non viene alla mente un patto diarchico o una triplice alleanza che si sia conclusa con una calorosa stretta di mano tra i contraenti; si considerino le alleanze durante le 2 guerre mondiali. Con questa introduzione è possibile prevedere la quasi certa fine dell’attuale triumvirato stipulato, lo scorso anno, tra Berlusconi, Fini e Bossi: resta solo da individuare chi, fra i tre, farà fuori gli altri due. Ma proviamo a fare un po’ di fantapolitica . All’indomani della vittoria delle destre alle elezioni politiche, Fini scelse la poltrona di... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Omaggio a Raimondo Vianello.

venerdì 16 aprile 2010 di Marilena Dattis ( marilenadattis@gmail.com )

Un uomo elegante, colto, raffinato e con una dote innata: il senso dell’ironia al servizio dell’intelligenza, tutto questo ha fatto di Raimondo Vianello un personaggio unico nel panorama dello spettacolo italiano. La sua carriera artistica avviene in modo casuale, nel 1950 viene scelto dalla storica coppia Garinei e Giovannini per interpretare un piccolo ruolo in una rivista e la sua carriera teatrale prosegue accanto ai grandi nomi dell’epoca da Macario a Carlo Dapporto a Gino Bramieri. Per il cinema gira circa 70 film e dal 1968 inizia a collaborare anche come sceneggiatore. Ma il cinema non era la sua grande passione, la maggior parte del comico di tradizione si realizza attraverso il teatro ed è mediante il mezzo televisivo che Vianello riesce ad esprimere quel grande senso dell’humour che lo contraddistingue, mettendo in scena il teatro della vita. Nel 1954 ha inizio il suo sodalizio televisivo con Ugo Tognazzi, la trasmissione è Un, due, tre. E da grandi attori quali sono, con il loro modo di intendere il comico come cultura alta inteso anche come grande strumento di contatto con la vita quotidiana, che iniziano a prendere in giro quella stessa televisione di cui fanno parte (memorabile la parodia della trasmissione di Mario... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il triello.

mercoledì 7 aprile 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

"Nel 1966 Sergio Leone gira: Il buono, il brutto e il cattivo, nel finale c’è un memorabile triello in cui tutti sparano su tutti. Anche oggi accade una cosa del genere, magari con molto meno onore". Un carissimo amico mi ha scritto così, come a volermi incitare a riflettere su quanto sta minando alle fondamenta la nostra società, ma non riusciamo ad accorgercene, peggio, non vogliamo. La politica è un punto dolente per sua esplicita ammissione, infatti non fa più proseliti né sforna nuovi eroi, rimane lì, a barcamenarsi tra spot elettorali e slogan scopiazzati qua e là. Gli uomini al vertice, quelli a metà, gli altri alla base della piramide, sono a disagio nell’agire comune per programmare minimi obiettivi, per cui diventa miraggio la pratica condivisa nell’impegno di una buona vita, molto meglio stare in ordine sparso, in attesa, pronti al balzo. Famosi e sfigati sono strenuamente impegnati nell’abbattimento reciproco in corso d’opera, un piacere frontale nel mettere sotto l’altro, un piacere avvolgente nell’osservare il disfacimento personale del nemico, del rivale, dell’amico non più ritenuto tale. Un microcosmo di gestualità portate di taglio per fare più male, di parole lanciate come fossero cluster bomb per esser certi di conseguire il danno importante... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




La Sirena.

martedì 30 marzo 2010 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Qualche giorno addietro, ho avuto la possibilità di gustare una superba interpretazione di Luca Zingaretti, ne La Sirena (di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scritto negli ultimi suoi mesi di vita e pubblicato postumo con il titolo Lighea) di cui, l’attore, non è solo interprete ma anche curatore della regia e dell’adattamento drammaturgico. Ho potuto assistere, quindi, ad uno spettacolo a cavallo fra la carnalità del Presente e la spiritualità dell’Antichità, su cui emerge la ricchezza della poesia della terra siciliana da dove sembra palpitare quella melensa e liquorosa stasi del vivere, che connota gran parte dei paesaggi e degli uomini. Che c’entra tutto ciò, con l’editoriale della settimana? L’autore ha composto quest’opera, quando già sapeva di essere gravemente malato; Lighea, quindi, è quasi un’estrema comunicazione della propria visione del mondo. La lunga narrazione è formata da due racconti, uno inserito nell’altro: un racconto cornice e un racconto quadro che ha un carattere fantastico descrivendo, cioè, una situazione che sfugge alle norme riconosciute e codificate dalla ragione: l’amore tra un uomo e una sirena. Sia l’uno sia l’altro racconto (quello descrivente il rapporto emotivo fra il giornalista e il senatore) si riferiscono... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



19 Marzo, Festa del Papà.

sabato 13 marzo 2010 di Dora Principe ( kartasia@tiscalinet.it )


Anche papà... già, perché prima di tutto ho scoperto un essere umano tenero e affettuoso capace di dare amore e desideroso di riceverlo con grande dolcezza. Ti voglio bene, al di là del ruolo di figlia. Mi sta stretto, sento di essere molto di più, anche un’amica. E quando te ne servirà una, sarà là...accanto a te. Ti ho cercato tanto e il premio è stato grande, grandissimo. Hai i tuoi difetti (pochi), ma la tua umile voglia di imparare è così bella e pulita da farmi essere fiera di te. Io continuo la mia strada della conoscenza di me e degli altri per migliorare sempre e sempre di più, ma in questo cammino, utile e giusto, so di averti vicino. Sono contenta! Abbi sempre grande cura di te per dividere, finchè potremo, questo bellissimo viaggio di quotidiana affettività. Questo è il raccolto del mio giardino, la mia anima, la mia mente, il mio cuore. La bellezza della vita è la ricchezza della nostra conoscenza. E’ il nostro impegno a fare la differenza e se la signora "Gioia" guiderà la nostra rotta, il viaggio sarà "bellissimo". Ciao, dolcissimo.... Papà! Ti voglio bene.


Il tirapugni del bullo.

sabato 27 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Un fermo di routine della Polizia di Stato ha consentito il ritrovamento di un tirapugni sull’auto di un ragazzo da poco diventato diciottenne, un tirapugni per incontrarsi dietro l’angolo. Forse non è il caso di farne un dramma, di esagerare con le parole, di mischiare quel che è successo con ciò che non è possibile prevedere, ma la mia esperienza, unita a quella di tanti altri ragazzi che faticando, lavorando, impegnandosi, ritornano a vivere nelle comunità di recupero, spingono a pensarla diversamente, a tenere ben presente il rischio che possa accadere l’irreparabile, ciò che nessun padre e nessuna madre vorrebbero succedesse al proprio figlio, ciò che un adolescente non riesce neppure a immaginare, la vita a perdere di qualcuno, la propria esistenza gettata in pasto a una cella lontana dalla propria famiglia. Troppe sono le storie anonime che mi rammentano come nasce una tragedia, un dolore insopportabile, accade sempre così, con una sciocchezza autorizzata a passare inosservata, poi è troppo tardi per tentare di rimettere insieme i cocci. Rammento una pietra raccolta in gran fretta, il mito della forza, la prevaricazione, la violenza al palo, in attesa, pronta a fare il suo "dovere", alla prima occasione, con tutto il carico di disperazione che ne è seguita. Un tirapugni come quello che nei film sta nelle tasche... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Congedarsi da queste storie anonime non è facile.

sabato 20 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Lutrec non c’è più, lo hanno trovato privo di vita, riverso sul ciglio della strada, con la siringa nella vena e gli occhi grandi spalancati. Questa assenza è un dolore che lacera in profondità, perché si tratta di una persona conosciuta, un giovane con tante capacità al fondo recintato delle apparenze. Lutrec l’ho conosciuto anni fa in un oratorio, aveva 13 anni, tosto al punto giusto da farmi rammentare l’acqua ferma del lago dietro casa, uno scoglio e un ragazzino, una storia anche quella amara, ma in una vita tuttora nella ricerca mai stanca di un aggrappo da consolidare, da condividere e consegnare, per resistere alle proprie derive. Ricordo bene i sussurri, i bisbigli nei riguardi di Lutrec, un presente senza passato, storpiato da chi ha meno, da chi ha poco, da chi ha nulla, come se essere nato con le dita strette a pugno, fosse già condanna, più ancora di una madre che non c’è, di un padre in galera, di un fratello che si fa coinvolgere sempre più spesso dagli spiccioli facili. Quel giorno ritornando a casa pensavo: destinazione vicolo cieco, mentre una strana sensazione mi aggrediva alle spalle. Noi, il mondo adulto, così presi dai medagliamenti, dai lavori in corso per ricollocare i luccicanti curriculum, ci siamo disposti in cerchio per consigliare Lutrec, ognuno a fare valere le proprie ragioni... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCCARE SUL TITOLO.


Libertà non è uno spazio libero.

martedì 9 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ancora uomini a morire, ancora giovani a cadere, numeri che si accatastano in una fossa comune, dove la somma dei cadaveri non crea che qualche fastidio passeggero, usato per non concedere spazio alla pietà. In carcere si muore, è una continua discesa all’inferno, forse non è più praticabile alcuna osservazione e trattamento del recluso, alcun progetto di ricostruzione interiore, se non fosse per l’eroicità di qualche Direttore, Agente, Operatore penitenziario. Mi tornano in mente le parole di un grande poeta: "la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione". Come è possibile trattare di libertà, di dignità, di diritti e di doveri, in un perimetro relegato a discarica delle speranze, a contenitore muto di invivibilità, come è possibile parlarne quando ogni giorno dal carcere arrivano grida di aiuto e imprecazioni inascoltate. Libertà è partecipazione persino dentro la terra di nessuno, dentro la colpa che non è ancora consentito arretrare, così cantava il Gaber nazionale, e in questo presente di spot elettorali, c’è da svolgere una riflessione, un compito che possiede una sua obbligatorietà; se davvero intendiamo il carcere e la pena e le Istituzioni che ne compongono il senso e lo scopo per una effettiva utilità sociale, un progetto di vita futuro non solo per i detenuti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO,CLICCARE SUL TITOLO.


L’accettazione di una possibile trasformazione.

martedì 2 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

"La violenza regna dove l’ingiustizia ingrassa", per chi pensa che al male si risponde con altro male, nell’illusoria convinzione di risolvere i drammi individuali e le tragedie collettive. C’è sempre un momento nella vita di ciascuno, in cui occorre essere consapevoli che non è possibile sopravvivere a noi stessi, in un carcere, in una cella, dove gli occhi non vedono, le orecchie non ascoltano, mentre il corpo resta inerte, scomparsa la ragione, tramortita la fede. E’ possibile perdonare? E’ consentito all’uomo elevare la propria umanità? La risposta sta solo nel carcere, nella pena inflitta, ma forse la richiesta intima del perdono è atto che riguarda la persona, nessuno si salva, se non sa perdonarsi, se non trova nell’altro gesti e parole d’amore. Pagare il proprio debito alla Società non può significare la creazione di una nuova dimensione di violenza, in una pena distruttiva e immutabile. Un contesto disumanizzato e disumanizzante, come quello del carcere, toglie all’uomo la speranza, non solo privandolo della libertà, ma estraniandolo dalla propria dignità. Privare la persona della possibilità di rendersi conto dei propri errori, significa non consentirle di fare i conti con il peso delle proprie colpe, con le lacerazioni che hanno prodotto la rottura del vivere civile... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO


Nel fortino delle illusioni.

domenica 24 gennaio 2010 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Tanti anni sono trascorsi dal mio arrivo nella Comunità Casa del Giovane, a Pavia; ho conosciuto tanti ragazzi: nei sorrisi nascondevano il dolore delle assenze, delle rinunce, delle illusioni già morte, ragazzi e ragazze che pur nel silenzio della sofferenza mantengono una loro dignità, nonostante ciò che li colpisce a tradimento, gettandoli impreparati nella devastazione dell’assunzione delle sostanze, tutte le droghe, nessuna esclusa. Ragazze violentate, ragazzi perduti, giovani dentro una guerra che non è mai stata loro, né lo sarà mai, giovani inascoltati, mal accolti, persino da Dio troppe volte inteso così lontano e remoto, una storia che ci portiamo appresso come un peso quotidiano, adolescenti che drammaticamente stramazzano davanti a noi, eppure rimaniamo incollati alla nostra vocazione di cattivi maestri, di educatori presuntuosamente inventati, obbligandoli alle nostre spalle, senza possibilità di vedere il grande bluff. Pensiamo a questi ragazzi come plotoni allineati in un perimetro tutto loro, non riusciamo neppure a impegnare tempo a sufficienza per comprendere la loro capacità di sentirsi parte di qualcosa, di qualcuno: più noi rimarremo alla finestra a guardare, più loro si sentiranno parte di una fortezza a loro misura, a tal punto... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



2010. L’anno delle speranze possibili. Ma non probabili.

lunedì 18 gennaio 2010 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Anche se Natale è finito da un po’, ormai, continuiamo a scambiarci gli auguri con la segreta speranza di vivere, almeno, una molecola di felicità, di pace spirituale, anche se il cadenzare del tempo ci atrofizza nella monotonia della quotidianità; eppure, basta poco per sfuggire all’impalpabile tela che ci lega ad un serie estenuante di ripetitivi comportamenti, nei quali ci avvolgiamo, perdendo, sempre più, il senso della vita: basta intenderla, questa, come gioioso dovere verso infinite conoscenze; che, solo esse, ci gratificano del nostro esistere. Viene in mente il leopardiano "dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere", con l’amara deduzione del povero venditore ambulante che non ricorda nessuno dei suoi anni trascorsi che gli sia sembrato felice, ed in questo utopico inseguire la felicità anche il "solitario usignolo di Recanati" varcherà, deluso, "la detestata soglia" ove ogni conoscenza termina. Eppure, c’è qualcosa che ci trattiene dall’eterno oblio; c’è l’ansia dei genitori, l’amore dei figli, la serenità dell’amicizia, l’atarassia degli epicurei, il dover essere di Socrate e di Kant. Ma ci sono, pure, gli esagitati, i miseri ed infelici politicanti, quelli che, ogni giorno, si esercitano nello scambio di contumelie, a tal punto che, quando appaiono in televisione, rischiano... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO,CLICCARE SULTITOLO.



Come le rondini...

domenica 20 dicembre 2009 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Qualcuno vorrebbe entrare dentro i fili di una radio per volare sopra i tetti delle città, a mescolarsi con l’odore del caffè e spiare le espressioni di chi, al mattino, ha infranto i sogni contro la polvere della realtà quotidiana... Effettivamente, se potessimo girare in cielo come le rondini, osserveremmo dall’alto l’inutile corsa di una umanità che si affanna senza un effettivo perché, forse solo per schivare quello strano cupore... A volte, un uomo solo può cambiare il mondo. Almeno ci può provare. Basta entrare in sintonia con il bisogno degli altri, magari a parlare come non facciamo mai. E volare, volare... per entrare dalla finestra più luminosa a scoprire il segreto delle cose importanti, anche se questo può darci un po’ di dolore. E se qualche volta, col tramonto davanti, passiamo attraverso una lacrima, non fermiamoci ad asciugarla perché inaridiremmo la nostra parte più umana. Non mettiamola in gabbia e non leghiamola a un filo... ha bisogno d’aria. Ecco perché dobbiamo uscire fuori e fare un giro... sulle strade piene di tanta gente, che parla ma non "dice" niente, per cercare chi è capace di voltarsi e sorridere. A quel punto, portiamocela dietro perché ogni cosa comincia ma poi finisce e tra poche ore è già domani. Allora proviamo a volare verso est, dove sorge il sole, dove sta scritto che un vincitore vale quanto un vinto. Oltre le nuvole c’è quello che non si può comprare: la nostra libertà. Auguri.


Hic sunt leones.

martedì 15 dicembre 2009 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Signore sono Giuda, il tuo vecchio amico. Parlo dall’inferno, non dal paradiso. E mi grido dentro, tutto il mio dolore" (Antonello Venditti). Un colpo secco, preciso, mirato... e ti torna in mente una carrellata di gesti inconsulti anche se premeditati. Forieri, comunque, di escalation di brutalità e involuzioni civili. L’odio in genere e, particolarmente, quello politico è un’espressione emotiva che, una volta scatenata, risulta molto difficile da controllare e, men meno, da domare. Certe volte, simili sentimenti si depositano come un veleno in grado di intossicare qualsiasi discussione (pubblica e privata), soprattutto perché tentano di Ridurre l’avversario a un bersaglio da annichilire, tentando la distruzione fisica, morale, umana in genere. L’immagine del presidente del consiglio sanguinante nell’animo oltre che nel fisico, richiama alla memoria la vulnerabilità e la caducità che ogni stella (di prima o di seconda grandezza) si porta dietro, all’interno della sua parabola che, irrimediabilmente, dopo lo Zenith, virerà verso il proprio Nadir. Dall’apogeo verso gli abissi dell’inferno, si cammina, di fatto, in direzione uguale e contraria verso due facce della stessa realtà. "L’ho pagata cara la mia presunzione, io volevo solo essere il migliore. Ora sono qui ultimo tra gli uomini, a portare ancora tutte le spine della tua corona. Scusa se ti cerco... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Fuori dal mal di vivere.

venerdì 27 novembre 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

I fatti criminosi si ripetono in fotocopia, non risparmiano le età più tutelate, più amate: adolescenti e giovani adulti s’incontrano per la strada, sempre più spesso in un carcere, in una comunità, ribadendo la difficoltà a mettere insieme una qualche certezza, a venire fuori da un "mal di vivere " che è divenuta una vera e propria eredità sociale. Se non è la famiglia, la scuola, l’oratorio, a dover finire sul banco degli imputati, allora sarà meglio sbloccare il territorio, il pezzo di collettività che non intende emancipare sul serio i più giovani. Il leit motiv è che i ragazzi hanno tutta la libertà che vogliono, basti vedere le moltitudini in equilibrio precario a un rave party, le masse scomposte all’imbocco delle discoteche, le colonne sparse nelle periferie trasformate in sale giochi, bar, pub. Ma quale libertà è davvero loro consentita, quale accompagnamento alla consapevolezza, alla condivisione, se alle necessità sono opposti i vizi, al volere l’uso di sostanze, se al bisogno di trovare e custodire una motivazione forte, è contrapposto il luogo comune: tanto questi ragazzi pensano solamente a divertirsi, a disfare le regole e fuggire via. Non credo che gli adolescenti nascano così, piuttosto sarà meglio guardare a noi, gli occupanti-professionisti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.


Recuperare il valore delle proprie risorse.

sabato 21 novembre 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il carcere può dire qualcosa di importante, può riappropriarsi della sua funzione di salvaguardia della collettività: " dal carcere ci si può licenziare con merito, oppure rimanere detenuti per ripetizione, ma non si può ripetere la stessa classe quando si è stati promossi a essere se stessi a pieni voti ". In queste poche righe sono condensate tutte le contraddizioni su cui poggia l’intera organizzazione penitenziaria, e non solo, queste parole mostrano il volto dell’indifferenza, un plotone di esecuzione nei riguardi di una umanità che è impossibile cancellare. Chi commette una ingiustizia ha bisogno di essere riammesso nel consorzio civile attraverso l’unica via possibile, la consapevolezza della riparazione, ma perché questo possa diventare pane quotidiano per ogni detenuto, in quanto persona, occorre riconsegnare normalità al metodo umano della rivisitazione del proprio vissuto, la violenza non viene mai dal di dentro, ma dal di fuori di noi stessi. Nei riguardi del carcere bisognerà parlare anche in termini umani, di speranza possibile, non solamente con la voce delle emergenze e delle indicibilità moltiplicate all’infinito, riducendo le misure risocializzanti a meccanismi da operetta, farneticando sull’istituto di riordino come dell’indulto. Per la prima volta nella sua storia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



H1N1

sabato 14 novembre 2009 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"A". Come prima lettera dell’alfabeto italiano (rappresenta la vocale di massima apertura). "A". Come espressione di meraviglia. "A". Come stupore nella scoperta. "A". Come influenza H1N1. "A". Come inizio della fine. Dalle innumerevoli trasmissioni di informazione su questa variante virale (che non si chiama più "suina" perché le lobby degli allevatori hanno pagato affinché mutasse, almeno nel nome) si può ricavare che, in fondo, l’obiettivo manifesto è sempre e comunque lo stesso: "Non diffondiamo il panico!". Quindi, accanto a rassicurazioni, anche l’invito alla profilassi (leggi "vaccinazione di massa") senza, però, risultare molto convincenti. Più che altro, un dovere istituzionale che confonde e crea ansia e angoscia, aumentando la percezione del dubbio. "Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune" (Alessandro Manzoni ). Vediamo di intenderci, per stabilire che fare, secondo scienza e coscienza. Il virus dell’influenza A sottotipo H1N1, appartiene alla famiglia delle Orthomyxoviridae.. Ne esistono numerose varianti che causano forme influenzali pandemiche negli animali, come l’influenza aviaria e la febbre suina. Una variante di questi virus fu la causa dell’influenza spagnola che, tra il 1918 e il 1919 determinò la morte... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Coma etilico a tredici anni.

mercoledì 4 novembre 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

La ragazzina è distesa a terra, il vomito alle labbra, un’adolescente in rianimazione, tra la vita e la morte, la balbuzie esistenziale che non porta conforto né riparazione, solamente disperazione, coma etilico a tredici anni, rischio di morire per abuso di sostanze. Poco più di una bambina, strangolata dall’alcol, dalla cecità ottusa dell’età, dai desideri adulti improvvisamente insopportabili, sconosciuti e prepotenti. Quando un ragazzo rotola giù dall’amore che non arriva al cuore, la consuetudine sta nell’uso delle parole sempre più inutili, anche false, perché giustificano sempre e comunque, oppure nel rifugiarsi nella riparazione della "deduzione logica", negli editti delle buone intenzioni, le solite frasi a effetto. Una bambina o poco di più e la spirale del rischio estremo, come se tutto fosse nella norma, sono accadimenti di routine, una specie di ben nota abitudine all’evento critico, non c’è altro da fare che raccogliere i cocci e sperare di riuscire ancora a rimetterli insieme. Invece c’è qualcosa in più che deteriora gli anni più belli della gioventù, c’è qualcosa in meno a cui aggrapparsi per non andare incontro a un coma etilico a dodici anni, c’è qualcosa che si sottrae confermando la sua presenza. Rammento qualche anno addietro in... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



I bambini non si toccano mai.

giovedì 22 ottobre 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

I bambini non si toccano mai. Non so chi abbia coniato questo comandamento, ma chi lo ha fatto, aveva ragione. Ne aveva così tanta, che forse anche lui è finito pazzo per il dolore. I bambini non si toccano mai, o più propriamente gli innocenti non si toccano mai: chi lo disse, è finito crocifisso su qualche croce dimenticata, per un momento infinito è rimasto da solo, con l’urlo in gola a strangolarlo, con le braccia aperte, gli occhi ribaltati, il volto reclinato degli innocenti. I bambini non si toccano mai, muoiono per strada, sulle auto, sui campi di calcio, muoiono senza colpa né misfatti, per prossimità derivate da terzi, per una sorta di nemesi congenita, che propaga metastasi, come ogni condanna al silenzio. I bambini non si toccano mai, c’è quasi nostalgia delle leggende, delle storie che non stanno scritte da nessuna parte, delle regole e dei codici di ieri, un onore antico, di un tempo in fiamme, di un’era cretacea, dove sono andate perdute le responsabilità che almeno facevano gli uomini consapevoli della preziosità dei bimbi che "non si toccano mai". Neanche quando gli interessi sono trasformati in imbrogli e peggio in tradimenti, in quella pratica che smembra i legami affettivi, il diritto di appartenere a una città... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Una riflessione da svolgere con cura.

lunedì 12 ottobre 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Capita sempre più spesso di ascoltare inesattezze plateali, fino a farle diventare verità addirittura condivise, droghe pesanti e droghe leggere, una sorta di accettazione della anormalità, della canna che non fa più male di una sigaretta o di un bicchiere di vino, del calare giù settimanale, come fosse davvero un semplice fare sporadico che non ingabbia in alcuna dipendenza fisica, figuriamoci psicologica. Questa evidente menzogna, deriva proprio dal vivere male costruito a misura dalle persone mature, nel disertare quegli interventi preventivi che dovrebbero educare allo sviluppo del proprio senso critico. Quando parliamo dell’età in cui definire la propria identità contempla il rischio dimostrativo, i riti di passaggio, i totem schierati in bella mostra, non bisogna lasciare spazio alle confusioni e ai ritardi, occorre sbarrare la strada a una società incattivita e stanca, annoiata ancor più dei suoi adolescenti. Rammento un incontro con i ragazzi di una scuola, la contrapposizione tra i fautori del consumare uno spinello normalmente, e quelli che non ci stavano a ritenere la droga una cosa normale. Non rimasi colpito dalla percentuale di giovani che amavano sballarsi, piuttosto dalla confusione che riempiva le loro tasche. Racconto sempre un episodio per aiutare a fare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



I vascelli fantasma della ’ndrangheta.

sabato 3 ottobre 2009 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

È di qualche settimana fa che la notizia ha fatto il giro delle redazioni giornalistiche d’Italia e del mondo! Eppure, politici, magistratura, organi di informazione e ..... molti bene informati sapevano, da tempo, che il nostro mare era la pattumiera velenosa e mortale delle scorie residuali delle centrali atomiche. Né ci si deve meravigliare che solo ora la notizia sia esplosa come ( è il caso di dirlo ) un enorme nube al cui interno Cloto, Lachesi ed Atropo si danno da fare da oltre 30 anni. E, sì ! Perchè mai nessuno si è domandato dove siano finiti i fanghi radioattivi delle centinaia di centrali nucleari? Solo in Europa questa minaccia è in atto dal 1960; l’unica nazione immune dall’accusa in questione è l’Italia, grazie a quel referendum che ripudiò questa fonte alternativa e mortale di energia. Che, forse, ci siamo dimenticati della fuoruscita di acqua radioattiva della centrale atomica statunitense di "Three Miles" e dello scoppio del nucleo della centrale di Chernobyl, che, ancora oggi, genera morti e appesta le correnti d’aria che dall’Ucraina viaggiano verso l’Europa, trasportando impalpabili, inodori ed incolori raggi radioattivi ? E quanti altri incidenti sono stati tenuti nascosti all’opinione pubblica, giapponese, francese, coreana, slava ! Dire che il nostro Tirreno sia, ormai, un mare morto, una fonte ittica di prodotti contagiati dalle radiazioni... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Rave party e danza della sordità.

lunedì 28 settembre 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Da più parti si vuole insinuare un dubbio: i giovani sono vuoti a perdere, inutile prendersela con la società, con la famiglia, con il mondo adulto, il problema sono loro. Ogni volta che un adolescente inceppa il potente meccanismo sociale, c’è qualcuno che innalza bandiere "giustificanti", per ribadire che la generazione precedente era migliore. Con cappa e spada e qualche artificio clownesco portiamo in scena la rappresentazione più desueta sulla vita, su come viverla al meglio, su come sopravviverle quando non è di nostro gradimento. Nel frattempo si ripetono accadimenti poco edificanti, fatti che non possiedono alcuna attrattiva se non quella di seminare indifferenza per chi è piegato in due dalle proprie fragilità e dalle proprie rese. Rave party e giovani alla spicciolata, un mondo capovolto, inverso, uno sparo diritto a ogni banale conformità, a ogni inconfessabile obbedienza, che pesa come un macigno, insopportabile da trascinare appresso. Si muore nello sport, sul lavoro, sull’auto, al parco divertimenti, si muore nel rumore e nel silenzio, in modo consapevole e più impertinente verso la vita trasformata in una danza inarrestabile in onore della sordità, del rigetto, del disamore. Si muore muovendo il corpo, ma non vedendo, non sentendo, non capendo... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Beati quei popoli che non commemorano eroi.

domenica 20 settembre 2009 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Al tempo del nostro Risorgimento, l’anelito di libertà e d’indipendenza accese gli animi della gioventù borghese e colta, al punto che si coniavano frasi come: "Chi per la patria muor, vissuto è assai"; si era in un momento storico-politico particolare, pervaso dall’ideale romantico, che riscopriva la bellezza dei sentimenti, inariditi dal razionalismo. Oggi, invece, quell’atteggiamento melanconico ed idealistico ha ceduto il passo ad uno stato di bisogno economico che spinge molti giovani a vestire divise, ad imbracciare armi, con la segreta speranza di farla franca. Ancora una volta, i nostri C 130 sbarcano a Ciampino le bare di giovani nostri soldati che hanno lasciato la loro giovinezza sugli algidi deserti Afgani. C’è, d’altronde, il ricordo, recente e traumatico, di quell’undici settembre! E bisogna far fronte ad un terrorismo internazionale che trae la sua spinta da un massimalismo religioso e manicheo che contrasta con il nostro concetto di civiltà. Ma se ben riguardiamo la storia degli ultimi due secoli, ci accorgiamo che l’odierna violenza trae origini lontane; in quel colonialismo la cui matrice albionica ha tanto danneggiato quell’europeismo che, inutilmente, tentiamo di attuare. Né bisogna... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Morte di un presentatore TV.

domenica 13 settembre 2009 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Appena è giunta la notizia della morte di Mike Bongiorno, subito tutte le televisioni nazionali, private e pubbliche, provinciali e regionali hanno colto l’occasione per un loro rilancio mediatico, facendo leva sul sentimento nazional-popolare di commozione ed ammirazione per questa icona dell’intrattenimento ludico che ha furoreggiato sul piccolo schermo per oltre un cinquantennio.- Non si vuole, in questa occasione, sfruttare l’evento alla ricerca di un fatua notorietà che si potrebbe acquistare con la stessa alea di un terno al lotto. Qui interessa considerare il Sig. Bongiorno sulla base dello sfruttamento della sua immagine quale insinuante comunicatore di massa, che penetra nel subconscio dei teleutenti, determinandone scelte, inclinazioni, mode, linguaggi, utilitarismi e piaceri di varia natura. E’ appena il caso di accennare alla qualità dei programmi televisivi di tutte le reti, ove impazzano giochi, quiz, premi, pokermanie; ma dove la vera cultura, quella con la " C maiuscola" è bandita da più lustri. Che forse, qualche lettore, ancorché distratto, non si sia accorto che l’operetta è stata cancellata dalle reti Rai da oltre un quarantennio? Che, forse, non ci si è accorti che nessuna opera lirica viene più trasmessa? Che la grande prosa, o le grandi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Meritocrazia?

giovedì 3 settembre 2009 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"È meglio un lavoro sicuro, anche se poco remunerativo, oppure uno meno certo ma con migliori prospettive di reddito?" A questa domanda, il 60 per cento dei giovani si orientano sulla prima opzione. Allo stesso modo, un’indagine di Renato Mannheimer evidenzia come 4 italiani su 10 vorrebbero incentivi economici a rescindere dal rendimento. Benché, come sosteneva Tacito, "il desiderio di gloria sia l’ultima aspirazione di cui riescono a liberarsi anche gli uomini più saggi" Il nostro Paese sembra essere caratterizzato da una forza lavoro (soprattutto fra i giovani) con pochissima ambizione e voglia di mettersi in gioco e in discussione. Sembra, semmai, che vi sia un maggior interesse verso un lavoro soddisfacente (in termini di remunerazione) o, quanto meno, privo di rischi di alcun genere, piuttosto che nei confronti di un’occupazione motivazionalmente fuori dal gregge. "Finché ho un desiderio, ho una ragione per vivere: la soddisfazione è la morte" (George Bernard Shaw). Purtroppo siamo in presenza di pochi elementi che vanno alla ricerca di un sistema lavoro dove ciò che conta è il merito e l’eccellenza: sono gli studenti che da un paio d’anni hanno ricominciato a iscriversi alle facoltà scientifiche e i giovani imprenditori che pensano soprattutto per i mercati ( e le fabbriche)... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



Coscienze vaganti e salvadanai selvaggi.

lunedì 10 agosto 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Non è più sufficiente prendere in giro una legge, addirittura è lecito ribaltare la logica, la cultura, la stessa responsabilità di ognuno. Sì, perché se colpa c’è, se qualcuno ha infranto una regola, quello è il cane, l’essere vivente che non vuole essere poliglotta nonostante il terzo millennio, certamente l’ingiusto non è l’uomo, l’essere umano, il buon cristiano. Quanto accaduto a quel bambino in quel paese della cintura catanese, è terribile, non è semplice farsene una ragione accettabile, non è facile essere sereni di fronte a uno scempio così devastante, gli occhi rimangono bassi, fanno fatica a risollevarsi, sfuggono la realtà della carne fatta a pezzi, degli anni giovani impattati alla fine scellerata. Cani randagi, cani inselvatichiti, cani senza collare, cani allevati per i combattimenti, cani senza padrone, almeno fino al prossimo tradimento che farà di nuovo male al cuore. Randagi alla mercé della fame, della reazione istintuale, piccoli e grandi, di tanti incroci e una sola razza, quella degli abbandoni e dei bisogni presi a calci, buttati sulla strada, spesso su una autostrada di speranze giunte a termine. Cani asserviti all’uomo, dipendenti persino nell’abbaiare, padroni ipnotizzati dall’amore melenso per se stessi prima ancora che del proprio amico... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



L’indifferenza del sangue.

venerdì 24 luglio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Chi ricorda più l’uomo rumeno ridotto al macero nella metropolitana a Napoli? Ogni giorno andava a prendere la metro in compagnia della moglie, d’improvviso s’è scatenato l’uragano, gli scooter rombavano, le pistole crepitavano, in pochi attimi per terra morente un uomo, in piedi fortunatamente illesa la moglie, a gridare disperata un aiuto che non c’è stato. Per sbaglio è stata colpita a morte una persona, poco importa se uno straniero, un uomo innocente, oppure una persona dal credito esaurito ai giorni a venire. Quanto accaduto ai tornelli di quella stazione non solo è atroce per una vita annientata, lo è anche per l’atteggiamento nei confronti di una tragedia che non può lasciare indifferente alcuno, in quegli spazi di comuni partenze, in quegli attimi di coscienze nientificate. In quel morto ammazzato, in quella sua compagna devastata dalla paura e dal dolore, in quel via vai di sconosciuti protesi a una fuga salva vita, c’è dell’altro, non si tratta solamente di un rinculo per lo spavento, c’è altro di più, c’è altro in meno. Di più nell’eccesso di abitudine alla fatalità, alla sonnolenta indifferenza, un diritto acquisito sul campo a far finta di nulla, a passare avanti, tanto è cosa di tutti i giorni, come ieri i rifiuti sparsi qua e là, la solitudine delle vittime... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il mondo adulto, che disastro!

domenica 19 luglio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In questa estate di "divertimenti", ormai avviata a marciare a pieno regime, gli esami di riparazione si impongono, viene da dire "a volte ritornano", ma forse è meglio richiamare attenzione e sensibilità diverse nel promuovere qualche sano esame di coscienza. Nonostante il sipario sia calato, è meglio non dare tregua, spazio e possibilità di ritemprarsi a quel maledetto vigliacco a nome bullismo: forse è meglio non concedere vacanza alla mente e al cuore, per tentare di porre rimedio a un disagio relazionale che ci coinvolge tutti. Forse è il caso di conoscere meglio quel vicolo cieco, dove bulli e vittime recitano la loro parte, dove è semplice andare a sbattere la testa, e diventa assai più difficile rialzarsi, perché non c’è nessuno a cui chiedere aiuto, non c’è nessuno più in là del buio della solitudine, più in là della nostra malcelata fragilità. Chissà se in questo intervallo almeno per una volta sapremo ripensare a noi adulti, compromessi e stanchi, ma finalmente consapevoli del nostro ruolo e della nostra responsabilità. Il bullo, la vittima, la scuola: c’è una circolarità, un inseguimento a ritroso, come se ogni violenza e sofferenza derivassero da una dimensione di apprendimento meccanica, una polarità... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Sono cose che possono accadere!

sabato 11 luglio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In una sala giochi ho incontrato degli adolescenti, si spintonano, si scherniscono, si fanno coraggio l’un l’altro. Ho chiesto loro come reagire di fronte a tre coetanei che violentano e massacrano una compagna di scuola. Mi guardano da iracondi inguaribili, vorrebbero mettermi alla porta senza tanti complimenti, forse invitati a maggior cautela dalla mia stazza fisica, ritornano alla calma piatta che li contraddistingue, poi il più scafato, quello più avanti di un dente rotto rispetto agli altri, risponde che "SONO COSE CHE POSSONO ACCADERE", forse era una che non si faceva gli affari suoi, che non faceva parte del gruppo...Questa è la sottolineatura che va al di là del male che la natura consente di sopportare, erigere a percentuale, a statistica, qualcosa che non è più sostenibile né accettabile, che manipola subdolamente la verità, che invece è sotto gli occhi di quanti non vogliono assolutamente vedere a un palmo del loro bel naso, appena rifatto a misura, per il proprio benessere psico-fisico, che tanto bene fa ai giorni da vivere da leoni. "SONO COSE CHE POSSONO ACCADERE", è la vita che si riconosce tacitamente nella violenza come mezzo di autorealizzazione... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il colore della libertà.

venerdì 3 luglio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ho lasciato passare alcuni giorni per poterne parlare con pacatezza (nonostante gli eventi drammatici di Viareggio), di Roma città aperta, di Mario Balotelli campione del pallone e dell’età tutta ancora da giocare. Di una giornata trascorsa a passeggiare prima della partita, per fare onore alla propria bandiera, naturalmente quella italiana. Un italiano come tanti altri, con il carattere e le passioni che non fanno male ad alcuno, con il proprio diritto a esultare avendo raggiunto una meta importante, un ragazzo tranquillo e speciale, come la speranza che riveste il suo presente che è già diventato futuro, e che appartiene non solo al tifoso, ma a chiunque ne capisca di calcio. E’ un italiano nero, ma non per l’arrabbiatura, per la pelle fintamente imbronciata, dove il colore si tuffa nelle multiformità dell’ospitalità, che diviene valore nelle realizzazioni possibili, radici profonde di una umanità destinata a raccontarci ancora tanto. Violenza da curva, cultura degli estremi, senza attracco, sembrano queste le scintille che hanno messo il nostro giocatore nazionale sulla graticola dei significati svuotati di forme, di qualità, di estensioni, come se mandare a gambe all’aria la dignità delle parole, dei contenuti, delle esemplarità da mettere in gioco con cuore... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Riti e Miti.

sabato 27 giugno 2009 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Grazie per averci insegnato a sognare e a credere nei sogni. Il mondo è una perpetua caricatura di se stesso: in ogni momento è la presa in giro e la contraddizione di ciò che finge di essere. Sono queste le antitesi che girano per il mondo dell’informazione dal 25 giugno 2009 quando, alla (giovane) età di 50 anni, è scomparsa una delle più grandi e controverse figure della musica leggera di tutti i tempi, stroncata da eventi conseguenti al proprio "modus vivendi". E’ stata, sicuramente una delle persone più conosciute di questo pianeta, una delle più chiacchierate, criticate e, sicuramente, amate in maniera conflittuale! Da oltre 30 anni, ogni suo concerto si è trasformato in un pezzo di storia. Ancora oggi, il suo album "Thriller" è il più venduto al mondo con oltre 60 milioni di copie distribuite. Ultimamente, La stampa che non ha perso occasione per aggredirlo nello scoprire vizi e difetti, sembrava essersi dimenticata di chi ha rappresentato l’icona del Pop, del Ritm &Blues e del Soul, colui che ha consacrato la "black music" come musica popolare, riuscendo a fondere la musica dell’anima con ritmi pop e rock, generando qualcosa di totalmente nuovo fin dai primi anni ’80 (quelli dell’edonismo reaganiano, per intenderci) e consacrando il genere "Jacksoniano"... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il paese dei balocchi.

domenica 21 giugno 2009 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

L’Italia è proprio il paese dei balocchi...nel senso che ognuno fa un po’ quello che diavolo (veramente il termine appropriato dovrebbe essere un altro ma risulterei irriguardoso e maleducato nei confronti di chi mi legge) gli pare. La cosa veramente incredibile è che lo Stato, sempre pronto a ricordarci i nostri doveri di onesti cittadini e a chiamarci ladri anche quando non lo siamo (ma questa è un’altra storia) nel momento in cui dovrebbe ergersi a supremo difensore dei nostri interessi, proprio allora, che cosa fa? Incredibile a dirsi, si schiera dalla parte di disonesti malfattori e truffatori che ci raggirano senza pietà proprio perché consci dello stato di cose vigente nel nostro paese tutelandoli fino all’inverosimile. Voi mi chiederete chi saranno questi innominati disonesti, vi rispondo subito chiedendovi di riflettere sul tipo di rapporti che ognuno di voi intrattieni con banche, assicurazioni, società come Enel, Telecom e quant’altro si possa immaginare. A tal proposito non vi vengono in mente amari rospi da ingoiare, raggiri tutelati magnificamente dal questo nostro Stato latitante e "fetuso" come direbbero in Sicilia? Non vi è mai capitato di trovare voci di spesa incredibili ma, soprattutto, impreviste sugli estratti conto... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Fare teatro in carcere, cosa significa?

domenica 14 giugno 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ricordandomi di avere fatto parte di un gruppo teatrale carcerario, mi viene da dire che a volte il teatro entra in carcere esclusivamente per intrattenere e divertire, infatti molti spettacoli hanno avuto come unico obiettivo il gioco, l’animazione, senza che fosse richiesta alcuna professionalità, o vi fosse interesse ad ottenerla. Il carcere può essere visto come un laboratorio in cui gli attori, in quanto dilettanti, risultano capaci di esprimere un’autenticità raramente rinvenibile in un professionista, una spontaneità e un’immediatezza che si fa evidente nei lapsus, negli scherzi, negli approcci. La stessa genuinità che possiede probabilmente qualunque uomo della strada, dal momento in cui si trasforma in attore. Il detenuto infatti anche se recita "dentro", è il frutto di un "fuori", che non può essere dissolto solo perché segregato e nascosto. L’uomo della strada e l’uomo privato della libertà che si trasformano in attori non professionisti sono però divisi da una condizione imprescindibile: la reclusione. La differenza diventa la forza e la magia del teatro in carcere, e si manifesta nel carico di "energie" che viene riversato sulla scena, un condensato di sofferenza e frustrazione, forzatamente... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Navigatori, esploratori del multimediale.

domenica 7 giugno 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Saggi e profani insistono a dire che la televisione trasforma gli adolescenti in barbari. Penso invece che la televisione o meglio, le televisioni, non scopriamo l’acqua calda, contengono messaggi sub-liminali ormai ben noti, input "estremi" per raccogliere guadagni...e poco contano i limiti imposti dalle regole, o il bon-ton richiesto dal vivere civile. Questo andazzo, non autorizza a pensare che ciò induca una ipnosi collettiva, la deriva che un po’ tutti affrontiamo in questo presente, è sul serio un cataclisma che ferisce, soprattutto i più giovani, coloro che non sono in possesso di strumenti difensivi. In particolare coloro che ancora non hanno sviluppato capacità critiche. Di certo la televisione non è il nostro genitore, neppure il nostro educatore, ancor meno il nostro compagno di viaggio. Per cui affermare che: "la vita mi è passata davanti, e non me ne sono accorto", perché la televisione mi ha condizionato, o peggio ipnotizzato, è davvero una mera giustificazione. La televisione è l’imputata? La corte che giudica saremmo noi? Coloro che non hanno tempo neppure per fare l’amore? Per una carezza? Per una preghiera? Mi viene da pensare che la liceità di una accusa così qualunquista al tubo catodico, sia espressa per colmare e riempire quei vuoti e lacune... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



La pedagogia della nonna...

venerdì 29 maggio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Gli incontri con le classi di una scuola media secondaria sono terminati, anche quelli con i genitori e gli operatori, per tirare le somme, per tentare un bilancio sulla ricaduta avuta sui ragazzi, per prevenire gli atteggiamenti bullistici ed aiutarli ad entrare in possesso degli strumenti necessari a non risultare vittime né complici. Non è semplice disegnare una linea di confine netta, tra ciò che è una responsabilità imprescindibile nell’esser genitori, e una collettività sclerotizzata dai miti mediatici, dai maledetti per vocazione. Eppure rimanere alla finestra, abbarbicati a una linea mediana sonnolenta, a un trespolo di cera vicino a un fuoco che divampa, equivale a cadere a nostra volta, e, come ci ha detto qualcuno, " chi rimane accomodato alla balconata a osservare indifferente, non è un individuo innocuo, ma una persona inutile". Forse nei riguardi dei più giovani, non si è solamente inutili, ma anche esempi pericolosamente induttivi a sgretolare il valore della solidarietà e autorevolezza. Atti preventivi in azioni secondo coscienza, stili educativi e comportamenti equilibrati, per arginare nei giovanissimi gli atteggiamenti prevaricanti, violenti dentro le classi a studiare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.



Parole in trappola...

sabato 23 maggio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

E’ singolare come sulla guerra gli estremisti di ogni sponda ammettano l’uso della forza. Ci sono quelli che accettano l’uso di una violenza che sana altra violenza, con la pretesa di non esagerare troppo, e ci sono quegli altri che ancora non conoscono il colore del sangue, e non stanno da nessuna parte, se non con l’utopia della creazione di un mondo perfetto. In questa ottica c’è la nascita di un nuovo stradario, più modesto dello scudo spaziale, ma certamente più consono alla realizzazione di un rispettabile inferno, salvo poi chiederci chi riuscirà a controllare i Lucifero in maschera e i cherubini in armi. C’è davvero un grande spreco di sfide agli intendimenti, agli inganni; quando invece i morti sono morti, la guerra è guerra, i soldi sono soldi, il potere è potere..... Occorre chiamare le cose e le persone con il loro nome, avere il coraggio di indicare, sì, la strada maestra, ma dopo avere percorso per intero le vie laterali, quelle che hanno prodotto il presente. Indipendentemente dalla ragione o dalla compassione, c’è dispendio di immagini e di proclami, ma il cratere è in attesa di anime vaganti, un cratere che s’allarga e vomita tolleranze che non sono vissute, tanto meno convissute. E’ paura che procede spedita sotto i cingoli di... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TESTO.



Scuoterci... da subito!

venerdì 15 maggio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il crimine non è mai casuale, non ha forme sconosciute, neppure passaporto contraffatto, è violenza, e come tale conferma la sua avanzata o la sua ritirata, è la sua mutazione a sorprendere, la sua mimetizzazione a preoccupare, la sua codardia a fare la differenza con la realtà che si è costretti a vivere. Per chi nella vita ha percorso sentieri ingarbugliati, spesso inesistenti e inventati a propria misura, non è difficile spiegare perché si sceglie il pericolo dei rischi estremi, piuttosto che la "banalità" di una vita insieme agli altri. "Il voglio tutto e subito" lasciato a briglie sciolte, miscelato con il delirio di onnipotenza, fa da detonatore a una agire infantilizzato, e quando questa reazione prende il via, non c’è misura al dolore che arrecherà, alle tragedie che si consumeranno. Si torturano coppie di vecchi indifesi per quattro spiccioli, fino a ucciderli per arraffare i risparmi di una vita. Si bastonano a sangue due coniugi che non possono difendersi per appropriarsi della poca pensione che neppure c’è più. Si prendono a calci giovani donne per stuprarle con disprezzo per la dignità rubata. Perfino nella società sottobanco, in quella scolpita nel ferro e nel fuoco, nella cattiva vita che rigenera se stessa nella cultura della... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Quel lungo e lento viaggio di ritorno.

sabato 9 maggio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Eva è una bambina dai grandi occhi sparati addosso al mondo, è una fotografia che non s’impolvera, un tempo che non finisce mai di stupire. Eva è la risposta alle domande insolute, ai quesiti addormentati e messi da parte per non affrontare gli incroci, gli ostacoli che l’esistenza propone nelle scelte che arrivano, che avvertono delle precedenze, degli arresti, delle responsabilità da rispettare. Eva è lì che ascolta il racconto di una storia vera, che serva a dedicare un pensiero di speranza a chi è all’inizio della strada, e per cominciare bene, bisogna non sentirsi mai soli. C’è sempre un momento in cui anche il più ottuso degli uomini è costretto a lasciare sguarnito il proprio quadrato delle rigidità ostinate, scegliendo di essere interprete di una nuova attenzione, di abitare finalmente la responsabilità del proprio vissuto. E’ possibile farlo nel silenzio costretto di una cella, nell’ascolto di una preghiera, nella fatica di una relazione importante, condividendo il cambiamento che aiuta a spostare i piedi e il cuore dall’angolo in cui spesso restiamo disabitati. Come raccontare a una ragazzina e a qualche bullo inebetito dal proprio ruolo, che forse per cambiare la storia dovremmo condividere una responsabilità... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Dalla famiglia, la sfida al rinnovamento.

venerdì 1 maggio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

"Eclisse del mondo adulto", qualcuno ha così decodificato la realtà in cui gli adolescenti si appropriano del senso di appartenenza al vuoto, un nuovo amico che tace, accondiscende nel silenzio riverente. Ogni volta che l’incontro con il mondo dei grandi prende il via, accade qualcosa che sovverte le certezze e sicurezze riposte in bella mostra, armature luccicanti in dotazione a un esercito schierato, come a voler respingere qualsiasi attacco esterno. Il nemico non è quello dei barbari al di là del confine, degli indiani relegati nelle riserve, è seduto alla nostra tavola, partecipa alle nostre feste, sta riparato dalla speranza contusa ma insopprimibile che riponiamo nei nostri figli. Discutere di violenza, di quella capacità a offendere e ferire, di quella volontà a umiliare e lacerare, con cui gli adolescenti si fanno la guerra, equivale a dichiarare aperto un altro fronte di conflitto, quello esistente tra gli adulti, ed è in questa linea mediana incendiata dall’irresponsabilità che si guadagnano i galloni da generale i bulli. Proprio in quello spazio fintamente neutro, ove sottolineare l’autorevolezza necessaria a gestire i conflitti, i grandi hanno perduto una grande occasione, confutando l’estrema importanza del rispetto delle regole, prese a calci in anni oramai consunti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Nell’angolo che non intendiamo vedere...

sabato 25 aprile 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Le guerre, le disgrazie e tutto quanto fa "notizia orientata sul brutto", diventano padrone della nostra casa. Le immagini si susseguono velocemente, più ancora della nostra incredulità, più ancora della nostra capacità di elaborare una difesa. Le notizie che ci inondano sono concentrati di indicibilità, impossibilità, inaccettabilità, ma noi riusciamo a comprenderne l’orrore per una sorta di compassionevole diversità. Ingerenze umanitarie, elargizioni di democrazie, pari opportunità per tutti.....solo Dio sembra rassicurarci, rimanendo fermo alla finestra a guardare, lo spreco perpetrato a Sua insaputa. Si rimane incollati al video, sulle righe di un giornale, impressionati dal sangue sparso all’intorno, eppure riusciamo a essere solidali con chi attacca, con chi si difende, con chi rimane carbonizzato su un carro o in una trincea in ultima linea... con chi resta sotto le macerie. Condividiamo l’ingiustizia della morte, i segreti inconfessabili che stanno dietro ogni verità sparata con il cannone, noi seduti alla nostra tavola con i figli di fronte, gettiamo alle spalle ogni dubbio, ogni calcolo, indifferenti a quanto accade, all’angolo che non intendiamo vedere. Nessuno può chiamarsi fuori, sentirsi estraneo alla carneficina dei terroristi e assassini prezzolati che... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Punti di vista.

domenica 19 aprile 2009 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori vi invito a sognare! Provate a chiudere gli occhi per un solo momento e a lasciarvi cullare dal sogno di una vita civile, si, proprio una vita civile dove rispetto ed educazione siano presenti concretamente e non solo in tracce come, purtroppo siamo abituati a rilevare; cominciamo, quindi, a sognare partendo dalle piccole banalità di cui è fatto il nostro quotidiano. Come sarebbe bello, infatti, poter affrontare un attraversamento pedonale senza la paura di essere arrotati, senza il timore che l’automobilista di turno inveisca contro di noi, poveri pedoni, rei solo di non possedere lo scatto di un centometrista; come sarebbe rilassante se nelle nostre città genitori, figli, anziani riuscissero, poi, a godersi qualche attimo della propria vita in pieno relax, immersi nel curatissimo verde di ampi parchi, magari in compagnia di scoiattoli e uccellini che cinguettano tutto intorno; non aprite gli occhi ma continuate a sognare, provando ad immaginare strade senza buche e con l’asfalto livellato come un tavolo da biliardo che vi permettano di poter utilizzare l’automobile senza la paura di rompere un cerchione o una sospensione; provate, poi, a sognare una città dove i mezzi pubblici funzionino senza ritardi nè scioperi, dove la metropolitana sia la più efficiente del mondo e in grado di portarvi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Silenzio.

sabato 11 aprile 2009 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"E’ sincero il dolore di chi piange in segreto" (Marziale). Probabilmente, anche se il rischio di apparire retorico è oltremodo concreto, sarebbe ora di tacere sulle sofferenze umane e, semmai, cominciare a parlare di come si soffre e perché. Solo così, sicuramente, smetteremmo di frignare e cominceremmo a vagire, cercando in quel grido, la mano che ci guidi, lo sguardo che illumini, il sorriso che ci protegga. Silenzio. Condizione ambientale caratterizzata dall’assenza di suoni, rumori o voci, considerata una forma di rispetto collettivo nell’applicazione di momenti di "raccoglimento" durante la commemorazione di persone defunte. Qualcuno ha detto che le lacrime non sono espresse tanto dal dolore quanto, piuttosto, dalla sua storia. Dovremmo domandarci cosa non abbiamo fatto per lenire e mondarci, quello che non abbiamo detto per farci capire. La carezza più bella è quella che vorremmo ricevere, il bacio più caldo è quello che non abbiamo ancora dato. Siccome "nella vita non contano i respiri, ma i momenti che ti hanno tolto il respiro", proviamo a guardare nel buio cercando la luce della luna e orientarci con le stelle. Così, come i marinai di una volta, riusciremo ad approdare senza infrangerci sugli scogli. Non è vero che la vita sia un brutto quarto d’ora condito da momenti accettabili... è vero, però, che la sofferenza è, forse, l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito.


Tre ingiustizie da riparare.

domenica 5 aprile 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In una scuola lombarda per svolgere il tema: bullismo, che fare ? C’è una grande difficoltà ad ammettere questa forma di disagio, e perfino una non troppo velata presunzione a negarne la presenza in casa propria. Che ciò non si verifichi in tutti gli istituti scolastici è chiaramente una cosa buona, ma svolgere un intervento educativo, una forma diretta di prevenzione, per conoscerne i lati oscuri, quelli meno avvistabili persino da chi è deputato a ben vedere e meglio leggere una eventuale forma di disagio nei giovani, ritengo sia altrettanto buona cosa da svolgere tutti insieme. Ho incontrato ragazzi vivaci e pronti al gioco, ma soprattutto ho avuto modo di apprezzarne la partecipazione, l’attenzione e collaborazione a fare i conti con eventuali forme bullistiche. Allievi e docenti attenti a considerare nel rispetto delle distanze che sottendono i ruoli e i significati delle parole, lo sforzo di crescere insieme, di non dare forfait sotto il peso della fatica, quella che attende il ragazzo impegnato nello studio, e l’adulto-educatore a modificare un apprendimento sociale a volte irresponsabile. Raccontare a una classe di adolescenti posizionati al nastro di partenza, l’importanza di custodire la propria libertà, nel rispetto che ci vuole per mantenerla inalterata, farlo anche dove non c’è violenza né... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Riemergenza?

domenica 29 marzo 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Una vita spericolata, un eufemismo, una semplicizzazione, che non aiuta a venire a capo del problema, una esistenza bruciata, calpestata, eppure quanti giovani in quel "voglio una vita spericolata " hanno trovato un inizio senza più fine, senza più arrivo, l’illusione di una meta raggiunta quando invece si trattava di un punto di partenza. Con l’imprudenza di una canna, il respiro attraente di una sniffata, una alzata di spalle alla pazienza, un palcoscenico virtuale, scompaiono i valori importanti, la fiducia in se stessi e negli altri. Ogni volta che violenza e disattenzione miscelano un futuro senza paletti a difesa, ogni volta che accade qualcosa di brutto a un ragazzo, e il mondo adulto rimane indietro rispetto al pianeta degli adolescenti, e fenomeni come bullismo, droga, devianza, scardinano le certezze in bella fila, su piedistalli di cartone, è un comando a dare veramente una mano, ad incontrare il male con il bene della coerenza, quella che non dà il fianco alle interpretazioni, alle giustificazioni, alle facili conclusioni. Alla Comunità Casa del Giovane vengono a trovarci studenti, associazioni, esperti e uomini politici, è nostra consuetudine svolgere un tour negli spazi adibiti a laboratori, nei corridoi delle strutture di nuova generazione, accompagnando gli occhi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Come vorrei tornare bambino!

lunedì 23 marzo 2009 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Quante volte lo abbiamo pensato? La realtà che affrontiamo quotidianamente, ci riserva momenti felici e momenti tristi, attimi di serenità così come attimi di disperazione, gioia e dolore; la vita scorre veloce, maledettamente veloce, e presi dai mille pensieri che riempiono i nostri giorni non ci accorgiamo che il tempo passa, noi cresciamo ..invecchiamo. A quanti non è capitato di guardarsi allo specchio e notare i primi capelli bianchi, e nel toccarli, riflettere su quanto tempo abbiamo sottratto a noi stessi ed ai nostri cari, sulle cose che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto! Coloro i quali hanno seguito un percorso di formazione corretto, affrontano il passare inesorabile del tempo con relativa serenità ritenendolo logico e rispondente alle leggi di natura, altri lo vivono con terrore ed impreparazione non riuscendo ad accettare il fatto che la vita è un sentiero che, per dirla con Socrate, ci prepara alla maturità della morte! Gioia e dolore, dicevamo, si alternano ciclicamente ed inesorabilmente sul nostro, periglioso, sentiero e per quanto sia bello e gioioso, per un genitore, vivere la nascita di un figlio, godere felice della sua crescita, è molto doloroso, per un figlio, assistere, impotente, al lento sfiorire di un genitore... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.




Assalti...

sabato 14 marzo 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Non c’è giorno che non venga scandito da un assalto umano disumanizzato, perpetrato nei riguardi delle donne, nei confronti di un bambino, di una giovanissima. Il branco è nell’ombra, predisposto a un’opera demolitrice, a violare la realtà dell’altro, sconvolgendone l’equilibrio e compromettendone il benessere, un’azione infame nel più profondo del termine, dove non c’è lessico che tenga per definirne il raccapriccio. Ciò che deve scuotere le coscienze è l’infamia che non consente giustificazioni, né ansia da contagio, ma promuove una linea comportamentale priva di black-out ideologici: infatti con le ideologie stendiamo ipocrisie e false aspettative, non cogliamo le urgenze né le insopprimibili necessità-priorità, a riconferma che donne, bambini e anziani non si toccano, non si debbono toccare, non bisogna permettere che ciò accada. Il branco si fa beffe della bellezza, della fragilità, entra a gamba tesa dove l’innocenza e la stessa femminilità regalano al mondo il piacere dell’esistenza, e all’esistenza il miracolo del futuro che nasce e cresce, perché custodisce il segreto dell’amore più grande. Sociologi, pedagogisti, psicologi, preoccupati per le dimensioni crescenti di questo fenomeno, nella torsione in cui costringe l’attualità, che somiglia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Intifada?

domenica 8 marzo 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ricordo un paese del Nord, un campo sportivo, tanti ragazzini rincorrere un pallone, scalciare e gridare. A scuola, in classe, per la strada, le solite voci, sempre quelle, come i volti e le mani additare, "ecco arriva il terrone, eccolo è arrivato". Un giorno dopo l’altro, dalle elementari, alle medie, a rimbombare nella testa quella parola "terrone". Uno sgambetto, un goal annullato, un dribbling di troppo e quel ragazzino per terra, sempre sotto, schiacciato dal peso e dalle manate dei compagni, finché un giorno accadde qualcosa di imprevisto: "il terrone" fece una scoperta inaspettata, un incontro che mutò la sua esistenza, tracciò la sua storia e purtroppo quella di tante altre persone. Mentre la squadra compatta avanzava verso l’obiettivo da atterrare, il terrone afferrò una pietra ai bordi del campetto, senza pensarci due volte e la calò con forza sulla testa del primo ragazzino che gli stava venendo addosso. Il plotone d’assalto si arrestò, le urla cessarono: da quel giorno non ci furono più sberleffi, minacce, offese, né in campo, né in paese, il ragazzino era diventato il pericolo da rispettare, quel gesto aveva trasformato l’ambiente e le persone, a 13 anni era diventato un "protagonista". Così fu con tutte le tragedie che seguirono... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Parole, sulla paglia facile a bruciare.

domenica 1 marzo 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Voce grossa, minacce, multe e ammende, per barboni e clochard, per pezzetti di umanità dislocata qua e là, a margine delle coscienze. Fronte comune contro queste presenze inaccettabili, nelle città, come nelle periferie, come a voler scacciare un’immagine che fa paura, semplicemente perché quella fine non vogliamo neppure che ci sia messa di fronte, come uno spaccato di qualcosa poco bello che ci passa da tempo vicino, al punto da farci infastidire e sobbalzare. "Marginalizzati e solitudinalizzati", termini ufoidi per definire una nuova classe di intoccabili, "cose" da tenere lontano, ben recintate nella nostra indifferenza e timore di averci a che fare. Queste persone ( perché di persone si tratta ), rimangono concentrate dove il buio le nasconde agli occhi innocenti, in liste ben redatte per meglio distribuirne le strategie dell’incuranza, uomini e donne che ogni giorno trasudano la propria sofferenza nella malattia dell’inconciliabilità, in una diaspora esistenziale che esprime la resa di uno spicchio non indifferente di umanità. C’è un senso di inquieta ripulsa verso chi è povero e derelitto, verso chi inciampa e cade malamente, una sensazione strana e ambigua nei riguardi di chi non ce la fa a stare al passo del più fortunato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Disconnessioni mentali.

domenica 22 febbraio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Si violentano le donne, si umiliano, si offendono nella carne e nello spirito, poi si gettano via. Si bruciano vivi i barboni con una risata sgarbata, tutta l’indifferenza nei riguardi della dignità umana, un menefreghismo costruito a misura, verso quanti deboli e indifesi possono essere usati come divertimento contro la noia. Donne e clochard, scagliati in faccia alle coscienze, sempre pronte a trovare un capro espiatorio, sempre quello, sempre uguale, sempre meno attendibile: siamo circondati dagli stranieri, oramai siamo in preda al panico, ridotti al filo spinato delle parole lanciate a grappolo, dei colpi di pistola sparati nel mucchio. Come se tutti i guai fossero riconducibili ai comunitari indesiderati, certamente un fenomeno da riconsiderare nei numeri, nella qualità dei ruoli, ma altrettanto sicuramente non responsabili dei mali della nostra società. La mattina osservo gli adolescenti fermi alle stazioni dei pullman, nei pressi delle scuole, sono bestemmie e pugni sul muso, spintoni e occhiatacce, gruppi che si fronteggiano, muscoli e odio che sale nei riguardi dei più deboli, per quanti non hanno, non possiedono, non potranno avere. Nella famiglia, il microcosmo che costituisce, "costitutivamente", il macrocosmo collettività, anche lì vedo calci e... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Adesso se ne può parlare.

venerdì 13 febbraio 2009 di Dora Principe ( kartasia@tiscalinet.it )

Adesso se ne può parlare. Adesso, alla dolorosa, ma legittima conclusione di un dramma tutto personale di una donna "libera" e del suo dolcissimo papà. Alla fine della voluta, inaudita, ripetuta violenza praticata da una parte moralista e ottusamente ipocrita sulla scelta e il libero arbitrio di un essere umano a danno dello stesso e chi, legittimamente ed amorevolmente, ne fa le veci. Alla fine di una ammirevole e coraggiosa resistenza di un padre, al naturale dolore, che accompagna la drammatica morte di un figlio infinitamente, disumanamente aggravata dall’intromissione di estranei, che insistentemente e cinicamente frugano nella tua anima, instillando nell’opinione pubblica, l’atroce dubbio del "marcio". In quella parte di opinione pubblica particolarmente dedita, per debolezza e profonde paure, a seguire un credo di comodo e di facciata, che salvi la propria anima e dia un senso alla incapacità di affrontare e superare le proprie difficoltà e le conseguenze, inevitabili, di scelte, autonome e sofferte, fatte con rispetto; in piena coscienza. Rispetto per la vera vita, per l’individuo interessato e chi lo accompagna nel suo difficile percorso. Rispetto per il privato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Bullismo e contrapposizioni culturali.

giovedì 5 febbraio 2009 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Bullismo in percentuale accettabile, sento dire da qualche tempo, trasgressione da ragazzi, devianza che non è ancora diventata un dato esponenziale, insomma si tratta di una violenza addomesticabile, è tutto sotto controllo, come se la scuola innanzitutto e la famiglia in coda, avessero deciso di stendere un velo su questo argomento. Bullismo che non è più riconducibile al solo disagio relazionale che assale gli adolescenti e pure qualche adulto idiota, ormai bisogna parlare di una vera e propria contrapposizione culturale: una parte non troppo marginale dei nostri giovani ha deciso di intraprendere un tragitto di vita senza servirsi degli strumenti salvavita che la prudenza e la pazienza impongono, l’esperienza che il mondo adulto gli mette a disposizione. E’ pesante la sensazione che di bullismo non si debba più parlare, quasi non si trattasse di un cancro, una metastasi culturale da estirpare. Qualcuno cita inopportunamente altri paesi, altre realtà e altri organigrammi sociali per fare intendere come si dovrebbe operare per risolvere definitivamente l’epidemia; durezza e galera, come in Inghilterra, in America, omettendo però di dire che si tratta di parallelismi assurdi. Infatti sono situazioni e... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Quando il sonno della ragione genera mostri...

sabato 31 gennaio 2009 di Christian Coppolino ( christian.coppolino@alice.it )

Morti, feriti, superstiti, macerie, danni irreversibili, terrore, sgomento. Cronache di una Calabria in trincea, si perché è di guerra lo scenario degli ultimi giorni. Le piogge torrenziali sono solo la goccia di un vaso vacillante già da tempo. E i risultati sono quelli di una terra in discesa che per azione della gravità viene giù come pastafrolla. Il pezzo di A3 crollato, nella vicinanze di Cosenza città, è stato solo l’inizio di una escalation di paura; un evento che ha cagionato la morte di due innocenti ferendone diversi di passaggio proprio nel momento in cui la terra gridava vendetta, dall’entroterra roccioso alle colline, dal Tirreno allo Ionio. E ancora giù con le frane nei luoghi dove si è costruito selvaggiamente, disboscato senza remore, operato senza tener conto delle norme più elementari che probabilmente avrebbero evitato giorni come questi in cui non si sa di preciso come fare per rimettere insieme i tasselli di un quadro che appare oggi a tinte fosche. Gli esperti lo dicevano ormai da anni che sarebbe andata a finire così se non si fosse proceduto guidati dal buon senso. Ma il binomio crisi della politica e malaffare ha ridotto al lastrico ogni piccolo angolo di questa regione, strozzandola proprio quando si guardava... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Cultura e civiltà.

sabato 3 gennaio 2009 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori cos’è che rende un uomo veramente grande? Il suo grado di civiltà che sgorga naturalmente dai meandri della sua anima quando questa è intrisa di cultura; è la cultura, intesa nelle sue molteplici sfaccettature, che consente ad ogni uomo di affermare le proprie idee senza bisogno di ricorrere all’uso della forza o della violenza. Ma cosa occorre perché un uomo riesca ad abbeverarsi all’inesauribile fonte della cultura e della conoscenza? E’ necessario che egli percorra il difficile sentiero della ricerca, quella interiore prima, per capire realmente se stesso e quella esteriore poi, che gli consente di valutare con maggiore consapevolezza la sua fase transitoria, il suo breve passaggio terreno, le interazioni che avvengono tra gli esseri umani e tra questi e il mondo. Sembrano concetti al limite della comprensione, ma, credetemi, se li facessimo veramente nostri, se li riconducessimo nella sfera della nostra quotidianità, allora potremmo sperare veramente in un futuro migliore, un futuro fatto di certezze e sicurezze che ci consentirebbero di vivere meglio, almeno rispetto alla nostra realtà fatta d’insoddisfazione, fatta concretamente di poco. Ma perché ciò avvenga è assolutamente... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



La caduta degli Dei.

lunedì 22 dicembre 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Din, don... Dan! Anche quest’anno è arrivato Natale, per chi resta, per chi va, per chi è ricco o "leggero", per chi è triste o felice... Che bello sarebbe se risplendesse "dentro", per tutti. Soprattutto per chi soffre e non ha più storie da raccontare. Sarebbe magnifico dividerlo insieme, per poter dire che la paura passa ma i bei ricordi restano, come i doni appesi al camino: bambini ancora per un giorno... perché no? Ah, se la cometa riuscisse ad arrivare là, dove il mondo muore e "anche un cielo è di fango". Tutti una faccia... mai un nome o un cognome, stracci dalla cattiva sorte. Perché prima o poi, con le scarpe in mano e il fazzoletto in mezzo ai denti, quella strana voglia di "andare" ci porti dritto verso la "capanna", per scaldarci in fretta e asciugare i dolori. Periferia, meridione del mondo, dove tutto fa colore, sorrisi, sguardi, mani tese, rifiuti e povertà. Per non finire la nostra avventura di esseri umani, per non dover affidare ad un relais la sorte delle nostre emozioni, illudendoci di essere in prossimità dell’infinito, senza cercare l’universo dentro i nostri cuori. Per non dovere ammettere di esserci arresi, come nomadi senza storia, "ombre" in cerca di memoria... Per ritrovare, ancora il calore, la pietà, i battiti nel petto. Il guaio è che il nodo della corruzione in Italia, come in molti angoli del mondo, è rimasto... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Analfabetismi affettivi e contaminazioni subliminali .

lunedì 15 dicembre 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Se mai qualcuno abbia svolto servizio di volontariato in un dormitorio, saprebbe come la figura del clochard sia distante da quella raccontata in certa letteratura romantica, che lo vorrebbe felice e contento del proprio abbrutimento psicofisico. Il clochard, il barbone, adagiato sul cartone o sulla panchina è soltanto un uomo solo, impreparato alle nuove sfide, oppresso dalle proprie lentezze e stanchezze, fragile e ultimo davvero, per questo dovrebbe suscitare il rispetto dovuto. In quattro si sono adoperati per estinguere il clochard di turno, per arrostirlo e spedirlo all’altro mondo, in quattro per uccidere un uomo inerme e inoffensivo, ma colpevole di essere una persona abbandonata. Hanno cosparso di benzina una persona adagiata su una panchina, hanno tentato di farne un bel falò, non per fanatismo religioso, nè per razzismo congenito, lo hanno preso di mira perché tanto è una "cosa" senza valore, anzi un fastidio da scacciare via, in fin dei conti è uno di quelli non bello da vedere, da sloggiare in fretta dai parchi, dalle vicinanze dei cassonetti, dalle chiese, perché no anche delle città illuminate. Quattro "bravi" ragazzi, ciascuno con il suo bel pedigree fornito dalla scuola, dal datore di lavoro, dalla famiglia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO,CLICCARE SUL TITOLO.



Nuove droghe e vecchi merletti.

domenica 30 novembre 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Cocaina e spinelli, nuove droghe e vecchi merletti, sembra questo il leit motiv con cui i giovani si distinguono a scuola, nella strada, nella vita. E nonostante il mondo dei grandi, degli educatori, dei genitori, sia consapevole del proprio passato, ci si dimentica che forse o semplicemente siamo cambiati noi nel frattempo. Droga si, droga no, punire non punire, in carcere, no in comunità, un coacervo di brutte e belle intenzioni, di mappature pedagogiche, di prosa della sordità, ognuno a elevare il proprio ruolo e la propria competenza sopra il disagio che imperversa nei ragazzi. Disagio, trasgressione, devianza, droga, un modo autistico di interpretare le emozioni, disuniti dall’inganno delle parole adulte, dagli agguati predisposti dalle casate educative, prosopopee e dubbiosità senza misure, in una sorta di consueta delegittimazione, di malanno intellettuale. È proprio un bel vedere e un bel sentire per cercare di evitare contatti devastanti con droghe sempre nuove che invadono il mercato, la pratica sta nell’addomesticare le "curiosità e gli obblighi gruppali" dei più giovani, sino al momento dell’accidente che non consente uscite di emergenza. Ma nonostante la sofferenza che trasuda ogni singola... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La ricompensa per essere riusciti a ben educare... è averlo fatto!

sabato 22 novembre 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Nell’incontrare tanti giovanissimi e tanti adulti in una comunità, viene da pensare ai volti nuovi, alle carni zigrinate dagli inciampi, dalle droghe, dagli abbandoni seguiti a catena. Viene da pensare agli abiti vecchi e al tempo che ogni cosa riporterà al suo posto, ma io che di tempo ne ho avuto tanto, a ben pensare non so ancora bene cos’è, figuriamoci se posso spiegarlo ad un giovanissimo che del tempo a venire non sa che farsene. Metodo educativo e atteggiamento educativo sono indirizzi precisi, affinché chi affaticato cade, possa, attraverso un percorso di risalita, riacquistare autostima e conoscenza di sé, per poi costruire e mantenere rapporti e relazioni significative, con la capacità di custodire parte del futuro in esse contenuto. Occorre educare bene, educare con amore e fiducia! Queste sono parole grandi, affermate da chi grande è stato nel campo della pedagogia del servire. Sono passati anni, ma ancora mi stupisco di fronte all’incedere del disagio che aggredisce giovani e adulti, rimango perplesso, disarmato, senza frecce nella faretra, solo interrogativi. Ascoltando i ragazzi e le più autorevoli figure di riferimento nel campo della pedagogia e del metodo educativo, mi rendo conto che nel tentativo di " tirare fuori ", di costruire e crescere insieme... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Un passato da tenere pancia a terra.

domenica 16 novembre 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Quando una riforma prende a calci uno status quo consolidato, oppure mette in evidenza una rete di inefficienze, è naturale che crei dei contraccolpi, se non delle vere e proprie reazioni a catena, come ci conferma il decreto Gelmini sulla Scuola. Una contrapposizione che vede coinvolti studenti e genitori, professionisti della didattica e uomini politici, ognuno armato di parole dure, di speranze trasformate in carri allegorici delle ideologie, che confondono le idee, le progettualità, le stesse capacità di contribuire a raggiungere obiettivi comuni. In questo bailamme di primi della classe, di ideali sotto forma di offese, ecco a fare capolino la sbarra di ferro, il tubo contundente, il simbolo della virilità italica, teleguidata alla perfezione, appariscente e affascinante in tutta la sua stupidità utopistica. Nuovamente la storia diviene replicante di se stessa, siamo noi a manomettere i dispositivi di sicurezza, a imbrogliare senza mai voler pagare dazio, eppure quella storia che tanti di noi hanno contribuito a formare, ci insegna che prima o poi il pegno s’è dovuto pagare, con il peso di mille tragedie scagliate addosso alla nostra coscienza. Giudicare quanto accaduto in quella piazza a Roma, è come sparare sulla Croce Rossa, chi ha iniziato per primo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICARE SUL TITOLO.



Coraggio delle proprie idee o scontata elezione?

domenica 9 novembre 2008 di Francesco Chiaia ( francescochiaia@libero.it ) e Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Da oltre un mese, i mezzi di comunicazione di tutto il mondo facevano presagire la vittoria del giovane avvocato statunitense di colore; ma, nessuno azzardava un pronostico certo. E chi poteva immaginare che il puritanesimo dei discendenti del May Flower, i fautori dell’apartheid, i settari del Ku-Klux-Klan, avrebbero, un giorno, sopportato un discendente di Kunta Kinte a guidare il mondo dalla mitica stanza ovale? Eppure questo presagio era nell’aria; la dinastia dei petrolieri stava per aver termine, e, forse, anche Enrico Mattei, da lassù, avrà gioito. Chi ha seguito la campagna elettorale del "Giovane" Barack, non può non ricavare dai suoi innumerevoli discorsi ( sempre tenuti a braccio e mai letti ) una diversa visione della politica, intesa, quest’ultima, nel significato più puro e più antico: quello aristotelico. C’è, nelle parole ispirate del 44° Presidente degli U.S.A., un concetto ripetuto e dominante: quella ricerca della felicità che fu nei voti dei Padri della Costituzione americana; felicità che nasce dal lavoro, dalla libertà garantita dalla reciprocità, dal diritto riconosciuto a ciascuno di percorrere il cammino della elevazione culturale, dalla libera manifestazione delle idee. Scontato, in questo clima nel cui osserviamo il dato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Una vita in equilibrio.

sabato 1 novembre 2008 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Quando ci si erge a maestri di vita e conoscitori profondi degli esseri umani e della realtà che li circonda, forse bisognerebbe mettersi in condizione tale da non provocare il rifiuto dell’altro essere umano che, inevitabilmente, ci troviamo di fronte negando, così, nei fatti quello che si sbandiera con troppa faciloneria e scarsa riflessione! Quale miglior banco di prova se non la vita che conduciamo ogni giorno, a testare il nostro grado di sviluppo interiore? Logica, pensiero e leggi naturali sono i compagni di viaggio ideali per affrontare un lungo percorso, costellato dai tanti momenti da cui è composto: ascoltandoli, non si corre il rischio di esaltarsi troppo nei momenti di gioia, così come di non deprimersi troppo in quelli di sconforto? Ciò costituisce una verifica, quella che ogni essere umano dovrebbe effettuare di fronte allo specchio ogni giorno: ci si dovrebbe chiedere, infatti, cosa si è fatto di prodotto di utile per sé e per gli altri. Ma il sintomo di vero sviluppo interiore e di maturità sarebbe quello di avere il coraggio di chiedere a se stessi, guardandosi "nell’anima", dove e quando si è sbagliato, consapevolizzando gli errori e cercando di attrezzarsi per non ripeterli: questo non per gli altri, ma per se stessi! La vita va certo vissuta in base ai nostri bisogni primari, ma non ci... PER LEGGERE TUTTOIL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La condanna del silenzio.

domenica 26 ottobre 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ogni giorno che passa è scandito dalla notizia di un nuovo morto, quando va bene un ferito raccolto sbrigativamente per non creare ulteriori disagi. È un bollettino di guerra in piena regola, neppure sotto guerra di mafia, di camorra, di Sparta e di Troia, c’è stata così terrificante la somma di vite umane andate in frantumi. Un cliché sbalorditivo per la monotonia ripetitiva con cui si sottolineano sempre identiche le cause, riconducibili ai soliti ultimi anelli deboli della catena produttiva, eterno maledetto l’accidente inevitabile. Uno, due, tre morti al giorno, in fabbrica, in cantiere, sulla strada, per ogni posto di lavoro rimasto sguarnito, eccone subito un altro da conquistare, rimesso in gioco per il miglior offerente, quello che arrampica veloce, che produce e tace, senza bisogno di funi salva vita, di perdite di tempo che non possono essere conteggiate, di eccessivi e improbabili ripensamenti. Un morto, uno sull’altro, tutti uguali, senza nome né storia vissuta, ma con la stessa imperturbabile insignificanza, morti sul lavoro che non costituiscono allarme sociale. Sono morti che non hanno più odore, neppure quello dell’inaccettabilità. Il silenzio che avvolge questa ecatombe è... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



Alibi quasi perfetti.

domenica 19 ottobre 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

L’Italia non ha bisogno di lezioni per rimanere in piedi con dignità; eppure c’è nell’aria una tensione strana, un bisogno e una necessità impellenti. Lo Stato, la società, le persone esercitano il dovere e il diritto di tutelare e essere tutelati, solo che a volte queste esigenze insopprimibili sono ridotte a battute tra serio e faceto, sebbene non abbiano niente a che vedere con il galateo, con una certa estetica, piuttosto sono espressione morale ed etica. Non viviamo nel segno della discriminazione razziale, la perplessità nasce ogni qual volta ribadiamo la nostra estraneità a questa pratica del rigetto e dell’intolleranza, come a voler sottolineare per chi legge, la nostra avversione per questo tipo di violenza. Ma la notizia non sta nell’affermare fastidio e inaccettabilità per l’odio razziale, per quei comportamenti "facili" con cui si è forti con i deboli e deboli con i forti, neppure nello schierarsi dalla parte di chi viene messo in croce per il colore della pelle o per la sua condizione precaria. La notizia diventa tale quando cresce inavvertitamente e esponenzialmente l’urto del disagio. Non desideriamo il male degli altri, perché differenti da noi, eppure questa inondazione di "nero è bello", di Nord e Sud che si incontrano, di poli... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Per favore...lasciateci in pace!

domenica 12 ottobre 2008 di Raffaella Rende ( info@lastradaweb.it )

A volte ci sforziamo di capire gli altri, credendo di conoscerli così bene dal riuscire addirittura ad entrare nei loro pensieri e siamo così presuntuosi che ci permettiamo di giudicarne comportamenti, emozioni, stati d’animo. Con ciò non voglio dire che non dobbiamo metterci nei panni dell’altro (quando serve) né che sia impossibile scrutare la mente di chi ci sta di fronte, ma soltanto che è meglio lasciarlo fare a chi - per farlo - ha studiato e studia ancora: noi, limitiamoci a volere bene a chi ci sta vicino, a comprenderlo, a gioire e a sorridere con lui, a consolarlo e ad apprezzarlo... ma, per favore, non "sforziamoci" di entrare nei suoi pensieri... quelli lasciamoli liberi di essere solo suoi e, magari, "sforziamoci" invece di capire i nostri di pensieri. E’ troppo facile guardare con occhio esterno chi ci sta di fronte, è ben più difficile guardare con i nostri occhi noi stessi. Se ci fate caso, quando ci soffermiamo a guardarci nello specchio (sperando di riuscire un po’ a dialogare con noi stessi) i nostri occhi tendono a sfuggire il nostro stesso sguardo; è come se cercassero in tutti i modi di ergere una barriera, per non farsi scoprire, per non lasciare neanche una porta socchiusa dalla quale magari poter "spiare" cosa succede... niente... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



La paura di chi comanda, frena lo sviluppo.

domenica 5 ottobre 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Che cosa fa crescere l’economia di un popolo? Come mai la ripresa congiunturale, da molti annunciata, non riesce a decollare e, anzi, lo spettro della recessione è sempre dietro l’angolo? La tendenza depressiva non si inverte, perché gli indici di ripresa sono basati non già sulla capacità di presentare prodotti e servizi, utili al miglioramento della qualità della vita, ma sui consumi di un popolo che, "a mente spenta", viene indotto a comprare effimero e superfluo. A queste condizioni, la ripresa non parte perché i leader delle aziende sono condizionati dalla paura relativa alla sovrapproduzione rispetto alle richieste di un mercato divenuto più parsimonioso rispetto ai consumi da cicala, tipici della seconda metà del secolo scorso. In che modo, leader politici e banche centrali, cercano di spingere la loro economia? Prevalentemente con il sostegno ad imprese ed istituti di credito in difficoltà... ma senza prevedere la formazione di una classe dirigente capace di restare tetragona ai colpi di ventura e, al contempo, in grado di individuare aree di effettivo bisogno, da colmare attraverso linee di prodotti e servizi mirati. È forse la paura di venire scalzati da persone più "fresche", più "attente" e... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Macchinista o passeggero?

sabato 27 settembre 2008 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

La vita ci piace definirla come un lungo binario percorso a bordo di un treno fantastico: dipende da noi essere semplici passeggeri o audaci macchinisti di quel treno. Questo lungo binario percorre, infatti, spazi infiniti dei quali noi rappresentiamo la finitezza, il limite e, forse, sarebbe opportuno che ognuno di noi, tutto questo, lo ricordasse a se stesso. Lungo questo percorso infinito scorrono volti, situazioni, emozioni, sensazioni...insomma, scorre, lenta, tutta la nostra vita; il binario, lungo il suo tragitto, si confonde con gli scambi, con i coacervi di altri binari che conducono in grandi e piccole stazioni da cui, comunque, ripartirà, ancora, per il suo lungo viaggio; e noi? Noi siamo a bordo del nostro treno di cui seguiamo o indirizziamo le vicende. E’ proprio a questo punto che assume rilevanza la distinzione che abbiamo fatto in precedenza tra semplice passeggero e macchinista perché il primo, si lascia condurre sempre dal secondo? Non verificandosi mai il contrario; inoltre, il passeggero non ha mai alcuna responsabilità, se non riflessa, al contrario, il macchinista ne ha eccome; questo accade proprio perché il passeggero non può scegliere di indicare la ... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Dalla pelle al cuore. Si può uscire dalla crisi?

domenica 21 settembre 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

ISLAMABAD - Sessanta morti e centinaia di feriti. E’ il bilancio, probabilmente destinato ad aggravarsi, di un nuovo attentato compiuto il 20 settembre a Islamabad, in Pakistan. Un kamikaze alla guida di un camion bomba si è lanciato contro l’ingresso dell’hotel della famosa catena americana Marriot nel centro della città. L’esplosione ha provocato una forte fuga di gas che ha innescato un gigantesco incendio. Quasi 200 persone sono rimaste intrappolate nell’edificio in fiamme. L’albergo è andato in gran parte distrutto ed è concreto il rischio che possa crollare. La polizia ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il Paese. MILANO - Dopo alcuni momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine, una delegazione composta di tre persone tra cui lo zio di John, uno dei ragazzi che era con Abdul Guibre, il ragazzo ucciso domenica 14 settembre a Milano, è stata autorizzata a superare il cordone di Polizia per lasciare dei biscotti simbolici di fronte al bar "Shihing". Uno di loro si è inginocchiato per pregare. "Non vogliamo la violenza, solo la giustizia". CATANIA - Vigili a piedi e vie al buio la città sull’orlo del crac. L’elefantino simbolo di Catania è salvo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Siamo pronti per il Next - Step?

domenica 14 settembre 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Moltissimi luminari italiani, per poter lavorare al riparo da difficoltà legate a retrive concezioni "accademiche" e ad una rassegnata visione nazionale di ricerca scientifica di serie "B", sono costretti a studiare, insegnare e "brevettare", sotto l’ombrello protettivo degli Stati Uniti D’America, in cui si è capito che, una "mente al lavoro" rende più di tanti "compagnucci delle parrocchiette". Un patrimonio mentale all’avanguardia è, in questo modo, al servizio delle Università, delle industrie e della economia a stelle e strisce. L’alternativa consiste nel restare in Italia e morire anzitempo, corrosi dalla rabbia per le angherie subite dai soliti, mediocri, potentati che appannano le Università nazionali. Emblematico è stato l’esempio di Dulbecco che qualche anno fa, rinunciando alla direzione della ricerca in Italia, amaramente, ha dovuto accettare l’idea che, da noi, NON SI FA SCIENZA (e nemmeno fantascienza), è misera cosa, essere apprezzati per le capacità machiavelliche di tessere ragnatele di interessi atte a mettere d’accordo "appetiti" diversi (uno dei pochi campi in cui eccelliamo). Fra un po’, tutte quelle attività realizzate nelle "fabbrichette" brianzole... PER LEGGERE TUTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Certezza della pena e interesse collettivo.

sabato 9 agosto 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il Parlamento ha chiuso i battenti, forse è questo il momento più propizio per riflettere sulla funzione del carcere, senza il sibilo fastidioso delle strumentalizzazioni. In Italia, di pena e di carcere si parla poco e male, come se il "recinto chiuso" fosse una periferia da rimuovere, da annotare su una pagina stropicciata e illeggibile. I reati diminuiscono, ma la percezione di insicurezza aumenta, in rete la quota di allarmismo quotidiano straripa pericolosamente, formulando la pretesa di risolvere ogni questione con la galera, con la pedagogia dell’asprezza. Come se a una doverosa esigenza di giustizia da parte della vittima, non dovesse corrispondere l’onestà intellettuale di una pena erogata con umanità, quanto meno per tentare di ricomporre la relazione tra le persone secondo reciprocità e responsabilità. La certezza della pena deve comunque riconoscere l’importanza di un percorso di cambiamento, che non è realistico se non garantito da passaggi formativi e relazionali che spingono non solamente a apprendere quanto il proprio passato sia stato errato, ma anche a sentire il bisogno concreto e autentico di essere finalmente in relazione con gli altri. Quanto c’è ancora di intuitivo e positivo del fare reciproco tra il dentro e il fuori, tra gli operatori penitenziari e i detenuti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Mi calo e basta. La vita è tutta qui!

sabato 2 agosto 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In discoteca, al pub, alla festa sulla spiaggia, la droga "cala", e un’altra ragazza è stramazzata a terra, in coma, è morta. Questa volta la causa del decesso è l’Mdma, meglio conosciuta come ecstasy. E’ incredibile come dopo anni e anni di over-dose, di esplosioni chimiche, di implosioni biologiche, siamo qui a manipolare le parole, a violentare la ragione, a abusare della compostezza di una coscienza annichilita. C’è una maledetta disinformazione che parte da una comunicazione sonnolenta, ripetuta senza scalfire alcuna emozione, spesso didattica, già vecchia, troppe volte elargita da cattedre impolverate che nulla consentono alla possibilità di liberare la libertà, nel senso di immaginare un percorso di vita denudato dai falsi miti e dalle false aspettative, soprattutto da quella falsa normalità, che maschera nei migliore dei casi una avvenuta dipendenza. "Non mi calo" per essere contro, per trasgredire e stupire con rumore, " mi calo" per essere pronto a dire, a fare, a pensare svelto e non dormire. "Mi calo e basta tutto qui". Dieci, mille, diecimila a sbomballarsi, a muoversi in gruppo, in cerchio, in abissi capovolti, ma resi avventurosi, per l’incapacità di parlare, di fare i conti con le parole, che hanno un nome, una storia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Sodoma o Gomorra? (tra bullismo e babygang)

giovedì 24 luglio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Quando ci si addentra nel mondo giovanile c’è il rischio di imbattersi improvvisamente in un altro mondo vicino, c’è una difficoltà estrema a distinguere i tratti di una violenza priva di significati, soprattutto di utilità. Nel Regno Unito le babygang spadroneggiano nelle città come nelle periferie, gli adolescenti sono fotocopie di "eroi" delle playstation, i ragazzini non sono più imberbi fautori del "tutto e subito", ma veterani di una guerra che non è mai stata loro, un morto dietro l’altro. Accade in quell’Inghilterra che da anni ammiriamo, che vorremmo imitare per capacità creative e economiche. Da noi per ora, bullismo non è criminalità, non è ancora calamità nazionale, soprattutto non è ancora serbatoio di alcuna organizzazione criminale. Il nostro è un bullismo del benessere, è abuso dell’agio, persino chi non ha niente, possiede qualcosa al fondo delle tasche, non è disagio che picchia contro al mancato raggiungimento di un traguardo economico, è disagio relazionale, paura delle vita, non della morte, è incapacità e rigetto della scelta. Ciò che accade dall’altra parte della Manica è differente, perché nasce da una povertà endemica in alcuni strati sociali, da degenerazioni famigliari estese a interi quartieri, da un alcolismo adulto che insegna ai più giovani a non fare prigionieri... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Maschere teatralmente scomposte.

giovedì 17 luglio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Viaggiavo in autostrada e davanti alla mia auto, transitava un tir, di quelli che trasmettono a pelle un certo fastidio, con tante piccole finestrelle sulle fiancate, tante piccole celle, ravvicinate, troppo ravvicinate. Avevo la radio accesa, eppure nel momento del sorpasso, un suono acuto, lacerante mi ha colpito le orecchie e di più il cuore. Ho rallentato la corsa affiancandomi al mezzo, in bella mostra stavano dorsali color rosa e piccole code svolazzanti, ma non c’era sorriso in quella allegra scampagnata, piuttosto faceva pensare a ben altro carro merci e a ben altra carne da macello. Ho visto tanti, davvero tanti animali in continuo sballottamento, appiccicati alle inferriate, con i musi che parevano maschere teatralmente scomposte. Percepivo il terrore e lo smarrimento di quegli animali, era palese che tremassero non solo per il sobbalzare dell’autotreno, ma anche e soprattutto per il freddo e per la paura. L’autoarticolato è entrato in una area di ristoro, l’ho seguito, fermandomi a pochi passi dalla motrice, sono sceso dall’auto rimanendo a guardare l’infamia di fronte ai miei occhi. In spazi sporchi, angusti, ridotti all’inverosimile, stavano inscatolati vivi maiali di... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO,CLICCARE SUL TITOLO.





La rivincita dei senior?

sabato 5 luglio 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Cinquant’anni tra poco, dopo ventotto di lavoro nel 2001 mi ritrovo disoccupato a causa del fallimento dell’azienda dove lavoravo. Raccolgo le sollecitazioni a riqualificarmi del precedente Ministro del Lavoro e riesco a ottenere un diploma di maturità. Mi metto di nuovo alla ricerca di una occupazione, ma la mia età rappresenta un ostacolo: la possibilità di trovare un lavoro vero è ormai un miraggio. Ora mi districo - pur abitando nel ricco Nordest - tra lavori precari o atipici e contratti a tempo determinato...". Con queste parole iniziava una toccante lettera pubblicata dal quotidiano "La Repubblica" il 24 agosto 2006. In effetti, mentre in altri paesi europei si sono resi conto che un lavoratore anziano non è necessariamente meno efficiente di un collega giovane ma, anzi, spesso porta in dote un bagaglio di esperienza professionale e di adeguato comportamento di fronte a situazioni complesse, da noi le politiche sull’occupazione nei confronti degli ultra cinquantenni, a conti fatti, rappresentano un’incognita rilevante. "La tragedia della vecchiaia non è di essere già vecchi, ma di essere ancora giovani" (Oscar Wilde)... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Ragazzi, la vita non e’ un palcoscenico!

giovedì 26 giugno 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Una classe di un liceo lombardo, adolescenti molto colorati, qualcuno incuriosito, in attesa di saperne di più di quest’incontro. Il luogo del confronto, "la Comunità Casa del Giovane, i temi da trattare bullismo, droga e carcere, argomenti di una socialità vissuta sopravvivendo, nella sfrontatezza degli anni corti, quelli che non posseggono ancora residenza. "Avete sentito di quei ragazzi che hanno menato un compagno fino a mandarlo in ospedale? Sì, a volte succede, bisogna vedere cosa ha fatto il ragazzo, sarà sicuramente il solito sfigato". Il solito sfigato è chiaramente quello più debole, più fragile, out rispetto al gruppo in agguato, è quello lasciato indietro. Qualche canna me la faccio, ma non sono un tossico, il fumo non è droga pesante, somiglia a un paio di birre bevute in fretta, è roba normale. Normale come guidare un auto "prelevata" e andare a sbattere a 140 all’ora contro un platano, tra una risata sguaiata e l’altra, mentre l’amico seduto al tuo fianco, meno fortunato di te, c’è rimasto secco. A 14 anni è facile indossare l’abito del duro, per essere ammirati all’interno di quel recinto che viene prima di ogni altra cosa, della famiglia, il cui rapporto è rarefatto con gli insegnanti è fittizio, mentre con gli "amici" è... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.


Altro che spegnere la speranza!

sabato 21 giugno 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Molti hanno detto che per conoscere le fondamenta e i caratteri di una democrazia, occorre indagare anzitutto il sistema penitenziario come la misura più indicativa della civiltà di un popolo. Da detenuto ho avuto la fortuna di conoscere un grande uomo e un grande cardinale, che mi ha mostrato in pochi minuti come la sola ritorsione non solo è contraddetta dall’etica evangelica, ma non porta i risultati desiderati. Da qualche tempo sul carcere italiano è calato un silenzio refrattario all’impegno dell’ascolto, una indifferenza che genera un trascinamento lontano dal dolore e dalla sofferenza, come se dialogare sulla umanizzazione della pena fosse diventato un atto di lassismo politico e istituzionale. Eppure il carcere è luogo deputato alla elaborazione della pena, della colpa, dove l’uomo della pena nel tempo non sarà più l’uomo della condanna, ma quale uomo potrà diventare in una condizione di perenne disagio, costretto fino alle ginocchia nel proprio malessere, e in quello dell’altro. Un tempo il dentro e il fuori interagivano, riuscendo a edificare ponti di socializzazione, attraverso una capacità di coinvolgimento-partecipativo da parte del personale penitenziario, con impegno da parte di quel volontariato solidale perché costruttivo, basato sulla fatica dialogica e... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Unica vera risposta: la formazione.

venerdì 13 giugno 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

E’ un susseguirsi di episodi tragici, con l’impronta della minore età a fare da balzello per un mondo adulto sempre più somigliante a un impiastro da rieducare. Adolescenti prese a botte e violentate, ragazzini rapinati e percossi, professori umiliati e qualche volta feriti, studenti-combattenti in marcia verso obiettivi da allagare, distruggere, in quella violenza che il più delle volte si ritorce contro senza preavviso. Ci muoviamo "disturbati" dentro una società ridotta a ballerina di terza e quarta fila, esperti e stregoni, tutti bene intruppati su poltrone comode, visibili, snocciolano dati, aggettivi e avverbi di rara bellezza, programmi che però a fatica vengono compresi e condivisi dagli adulti, le cui tensioni riforniscono di carburante le corazzate dei bulli in attesa. E’ in atto una strage della ragione, un vero e proprio annientamento della coscienza, attraverso la composizione sistematica di significati sempre più moderni e sempre meno attendibili, quando invece occorrerebbe semplicemente fare di più e bene. Di fronte a un tredicenne che bastona a morte un compagno, o improvvisamente perde contatto con i suoi domani, quando una giovanissima prende a ceffoni un insegnante, brucia i capelli a una prof, sono davvero importanti le frasi a effetto, di alto registro? E’ difficile dismettere... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Dall’altra parte della strada.

venerdì 6 giugno 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

La strada è affollata, i negozi aperti, una giornata di festa, dove il tempo a disposizione finalmente non è tiranno, non corrode la possibilità di camminare lentamente, consentendo agli occhi di vedere ciò che accade intorno. Il marciapiede non è di quelli stretti, possono transitarci comodamente tre pedoni, una coppietta mano nella mano è costretta a fermarsi, innanzi a loro c’è un capannello di ragazzi che sbarra il passo, parlottano e ridacchiano, mani in tasca e gambe larghe. I due giovani chiedono sottovoce di potere passare, educatamente interrogano il gruppetto dei nuovi "frontalieri", ma questi persistono a comandare alle orecchie di non udire, al corpo di informare quelli dietro del pericolo incombente. Dall’altra parte della strada osservo la scena, la coppia retrocede qualche passo, stralunata si guarda intorno, poi riprova a superare l’ostacolo, ma non resta che la ritirata strategica, la fuga come salvezza al famigerato diverbio che potrebbe fare male. E’ un film già visto troppe volte, potrebbero sembrare accadimenti di poco conto, ereditati dalla diseducazione e indifferenza. Ma alcune cose destano attenzione, proprio perché è andata bene e non è successo nulla. I deliranti, espressione di umanità nord sahariana, sono... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCCARE SUL TITOLO.



Non è possibile omologare alcuna violenza.

mercoledì 28 maggio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Quando c’è di mezzo il problema sicurezza non è lecito pensare di arginare lo sconcerto per fatti incresciosi con le ideologie ed i proclami, c’è il rischio di inficiare anche le cose buone già fatte, gli intendimenti, le speranze, su cui poggia il futuro carico di attese. Da qualche tempo l’impressione è che alla realtà che viviamo sovrapponiamo la trama di un film, che però non è mai stato girato, dunque si tratta di sequenze prodotte dalla nostra fantasia o disabitudine a vedere le cose per quello che sono. I nostri confini sono valicati da colonne di umanità allo sbando, i reati connessi aumentano, ma qualcuno insiste a non vedere, piuttosto di ammettere l’inammissibilità di una ospitalità perennemente in apnea, in asfissia, ci si arrabatta in pericolose trapezie solidaristiche. Nella scuola l’eroe da imitare non è quel ragazzo silenzioso dell’ultimo banco, quello che scrive come il mio autore preferito, piuttosto è quell’altro, che mette sotto il più debole con l’aiuto degli altri, con metodo e ruolo da lager o da gulag gli bruciano i capelli e le speranze. Il gruppo è in marcia, batte i piedi, è diventato assai più importante della famiglia, è famelico nel ricercare gli obiettivi, nell’individuare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.





La gratitudine: un’ispirazione provvidenziale.

martedì 20 maggio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ogni uomo, nella propria vita deve ringraziare qualcuno che lo ha aiutato, magari anche salvato dal proprio destino. Spesso non c’è tempo per pensare, per riflettere, per essere grati a chi si è fatto così vicino da avere compassione e cura di te. Eppure occorre trovare lo spazio per recuperare equilibrio e consapevolezza, avvicinare le nostre dimenticanze alla gratitudine per l’altro che si è trovato là quando abbiamo avuto bisogno. Sono trascorsi anni da quando fui letteralmente raccolto da don Franco Tassone, dai fratelli e dalle sorelle della grande Casa del Giovane, anni uno sull’altro, un viaggio intero di scoperte, di esperienze, di obiettivi vicini e lontani, finalmente chiari alla mente e al cuore. A volte si dice grazie allo stesso modo di come agisce la robotica in una catena di montaggio, è un grazie sonnolento, senza entusiasmo, come certe verità sono segrete solo per chi non le vuole proprio vedere. Un uomo pensa alla vita che scorre e a quella che verrà, difficilmente riflette su quanto gli è stato insegnato, su come è stata costruita la sua maturità e capacità di vivere in armonia con gli altri. Si dice grazie ma molto raramente si fa grazie per il bene ricevuto, il tempo passa e noi cambiamo con la nostra età, la nostra tristezza, la felicità... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Liberare la libertà.

martedì 13 maggio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Morti sulle strade, morti sul lavoro, morti per droga, morti per soldi e morti per legge di sangue, morti tutti per noncuranza. Un paese piagato dall’ingiustizia della violenza, prepotenza, arroganza, incapace di valorizzare ciò che è bene, disattento a smitizzare quanto è virtuale, ma assolutamente reale. Ogni tragedia appare come una sequela di errori sfornati in serie, tutti uguali per quantità e qualità. Un paese dalle interpretazioni sfumate, una società bullistica che non ha più niente da con-dividere, se non parole prive del Dna, atteggiamenti fotocopiati e impolverati. E’ tutto così scontato e banale, che l’abitudine alla fatica, quella che accompagna il pensare al fare, ha cambiato residenza, non abita più la nostra struttura mentale, s’è dislocata altrove, a debita distanza. Un paese di spari e di rapine, di morti per un’offesa che non scalfisce il viso, ma il portafoglio, di feriti e di umiliati dal primo venuto, un treno merci di prassi, di moventi, di simulazioni. Un paese alla berlina nell’umanità disintegrata, nelle preghiere accartocciate ai piedi di una croce resa invisibile al pentimento, che non ha più voce interiore, eppure è il nodo della questione sotto il profilo culturale e anche da un punto di vista politico. Promesse, lanci pubblicitari, matite spuntate e racconti inefficaci di uomini e donne presi per il bavero... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Una promessa importante.

domenica 20 aprile 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Da qualche anno c’è in corso una diatriba politica, anzi un vero e proprio apprendimento sociale, sull’assunzione di sostanze stupefacenti. Convincimenti e interpretazioni arbitrarie che nulla hanno a che vedere con le reali metastasi prodotte dall’espansione delle droghe tutte, e non solo nella parte definita con malcelata insignificanza, droga leggera, quindi accettabile, se non addirittura omologabile al consumo quotidiano. Fraintendimenti e bugie, che alimentano un silenzio imbarazzante, quando l’ennesimo ragazzo rimane disteso sul selciato, privato di ogni sicurezza, derubato di quella libertà che sta nella capacità di affrontare delle scelte, colpevolmente mimetizzate. Trasmissioni televisive, giornali, dibattiti, fanno un gran parlare di giovani e droga, di adulti e tossicodipendenza, del pericolo derivante dal consumo delle sostanze stupefacenti. L’impressione è che ci si è adoperati affinché le droghe risultassero propaggini di luoghi comuni, tanto da sembrare non luoghi. Marginali, marginalità, a margine, come se questa devastazione fisica e mentale, appartenesse a uno sparuto gruppo di indiani, sollevati di peso, e relegati in qualche riserva, come a volere tranquillizzare la... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Era uno di quelli...

domenica 6 aprile 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Su un quotidiano c’era un articolo posizionato in modo da esser letto poco e male, diceva che nella parte abbandonata di un Ferrotel, era stato trovato sopra un materasso lacero e sporco, un extracomunitario privo di vita. E’ trascorsa una settimana per scoprire nei sotterranei di una mensa-accoglienza, il corpo senza vita di una persona, di un ultimo perfino nella malattia. E’ quanto meno indecente che un episodio del genere passi sotto silenzio, come fosse la risultanza di un dazio collaterale da mettere in conto, da sopportare e digerire, a fronte di un’inondazione dell’essere "diverso", che tanto fa adirare e imprecare chi in casa propria non ha più diritto di vivere in sicurezza. E’ formidabile l’atteggiamento indifferente e anche intimidatorio dei mass-media, quando intendono cavalcare la tigre nazional-popolare, che vorrebbe le strade pulite, mai più auto in doppia o tripla fila, ma anche e soprattutto poter mandare a quel paese il vigile che redige l’eventuale sanzione. Indifferenza come strumento di difesa al dilagare della minaccia incombente, del bisogno di sicurezza e protezione, indifferenza verso chi muore senza fare baccano, verso chi disturba da vivo e finalmente diparte senza più scocciare alcuno. E’ indifferenza a voler allontanare un peso, un carico, perfino il ritaglio di un giornale... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




La Società dei Minchioni.

venerdì 28 marzo 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Premessa: ci si rende conto del fatto che il contenuto dell’editoriale di questa settimana possa apparire, per lo meno, provocatorio, a cominciare dal titolo. Però, considerando alcuni aspetti aberranti in cui si è infilata la nostra Società contemporanea (prevalentemente quella del nostro Bel Paese delle "Caste" ingravescenti) e ritrovando il termine in questione in ogni dizionario della lingua italiana, è sembrata opportuna un’azione di sfondamento antireticente. La derivazione del termine minchione prende origine dal latino mencla, formula volgare di mentula che è diminutivo di menta, che indicava appunto l’organo sessuale maschile (la radice ment- indicava una sporgenza, vedi parole come "mento" o "monte"). La radice indoeuropea è mat- che probabilmente indicava lo scuotimento e da cui sono derivate parole che indicano arnesi per agitare il burro durante la preparazione (ad esempio nel sanscrito con manthara). Altri fanno derivare la radice da mingere che significa orinare. La parola ha prodotto anche altri termini derivati come minchiata, per indicare sciocchezza o minchione, per indicare una persona sciocca, insulsa, ingenua, credulona e autolesionista. Si lascia ai lettori il compito di stabilire l’attinenza di tutto ciò, con quanto si andrà descrivendo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Manca l’informazione. Quella seria...

mercoledì 19 marzo 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Sono continue, da parte dell’opinione pubblica le polemiche sull’uso disinvolto, da parte della Stampa, di notizie riservate (come ad esempio le intercettazioni ambientali effetttuate dagli inquirenti) e, soprattutto su come è condotta la televisione di stato. "Un oltraggio alla civiltà del diritto" è stato sentenziato, un’offesa alla dignità della persona coinvolta ingiustamente, è stato affermato. Intercettazioni e contrattazioni si sommano volgarmente, diventano gossip, peggio, terreno di conquista politica. Le vittime designate non risulteranno i protagonisti della vicenda, bensì i soliti cittadini dal silenzio imposto democraticamente. Insomma che la fa da padrona è la scolara ripetente a nome ingiustizia, anche la carta stampata non si sottrae a questo andazzo, e senza andare a parare sui paragrafi irreggimentati dei giornali di partito, è sufficiente dare un’occhiata su qualche quotidiano nazionale. La recita è talmente intenzionale e persistente da indurre a credere che sia l’utente a richiedere notizie disegnate su fiumi di sangue, sparate dagli effetti speciali, sempre chi legge a preferire l’immagine dell’orrore a discapito di una obiettività che risiede nella realtà vera delle cose. Tutto ciò è quanto meno suggestivo. Fare informazione... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO CLICCARE SUL TITOLO




Mai arrendersi a questa Società bullistica.

venerdì 14 marzo 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Nella Comunità Casa del Giovane sono venuti a trovarci tanti giovani del decanato meneghino, per conoscere la nostra proposta educativa, per discutere di quel disagio che apparentemente aggredisce il mondo adolescenziale, ma appartiene alla collettività tutta, divenuta essa stessa fornitrice di cultura bullistica. I bulli si moltiplicano nelle classi come nelle strade, le droghe sono intese come prodotti di uso comune, le regole un optional. Gli adolescenti si difendono attaccando, la famiglia alla finestra a aspettare, la scuola ricompone la trama trascinando i piedi come un vecchio che ne ha viste troppe per rimanere almeno un po’ indignato. Forse occorre chiedersi se l’autorevole assente in questo protrarsi di contraddizioni e accuse incrociate, sul disagio e la devianza dei più giovani, non sia il fantasma della comunicazione, quella che sottoscrive la soglia di attenzione necessaria affinché la volontà ad ascoltare e discutere si propaghi nel rispetto dei ruoli e delle competenze, e non scompaia furtivamente alle prime stanchezze dovute ai fallimenti. Raccontandoci le nostre storie personali, inizia a crearsi una via maestra dove meglio osservare per scoprire se qualche bullo/a c’è in prima fila, se qualcuno uno spinello l’ha provato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Schiaffi in faccia al futuro.

domenica 2 marzo 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Nei corridoi di una scuola pavese, una studentessa ha preso a schiaffi il docente, ma soprattutto lo ha ridicolizzato, denudando il malcapitato della sua autorevolezza. Bullismo? Atti di vandalismo mentale? No, più semplicemente è il risultato di un’abitudine alla trasgressione, una specie di attitudine a mandare in pensione la prudenza, che invece serve a individuare il pericolo celato dietro l’angolo camuffato a rettilineo, con la negazione dei propri limiti, optando volontariamente per una vocazione di maledetto per forza. La ragazza è stata sospesa per quindici giorni, il fattaccio denunciato alle autorità competenti. Eppure l’impressione che se ne ricava, è che una nuova medaglia al valore sia stata appuntata al petto di una amazzone iraconda. A parte l’autocelebrazione connotata dalla gestualità della allieva, quanto accaduto è lo specchio e il riflesso di tratti caratteristici della realtà sociale in cui prendono vita. Sarà una ripetizione, una indicazione noiosa, ma c’è un processo di atomizzazione-disgregazione, che inizia da lontano, da mamme indaffarate a procurare il migliore paradiso in terra per le loro creature, da opulenze monetarie famigliari, da deresponsabilizzazioni che consentono il fiorire di ruoli non ben definiti, insufficienti ad arginare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Gli angeli protettori non si arrendono mai.

domenica 24 febbraio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Da pochi giorni si è concluso il processo di beatificazione di don Enzo Boschetti, il fondatore della Comunità Casa del Giovane di Pavia. Quest’Uomo ci ha lasciato in eredità un patrimonio di valori e insegnamenti senza eguali: "servire il fratello " è il conio della sua opera, che, per mezzo di altri grandi uomini che con lui hanno condiviso fatiche ed emozioni esaltanti, continua nel tempo ad affiancare chi non ce la fa più. Un vero e proprio desiderio di resurrezione da parte delle tante persone che hanno avuto la fortuna di accompagnarlo in vita, indelebile l’attualità del suo messaggio, le radici di un servizio su cui poggia l’intero impianto della comunità. Don Enzo e la sua storia, che è avventura da raccontare, i suoi modi rocamboleschi nella Fede per affrontare le emergenze più disparate, le critiche più feroci, senza mai badare alle conseguenze. Per chi non l’ha praticato nel suo verbo, diventa difficile non inciampare nella leggenda, nella moltiplicazione degli eventi, ma quest’uomo è stato capace davvero di prevalere sull’errore e l’imperfezione umana, che sbarravano ogni giorno il suo cammino, obbligandolo a chinarsi, a sporcarsi fino ai gomiti nell’oceano di dolore e solitudini al suo intorno. Un uomo che seppe riconsegnare dignità e coerenza a chi non l’aveva più, e ovunque si guardi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



L’urlo, ora, si è disperso.

domenica 17 febbraio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

A 14 anni non si pensa al carcere, ti ci trovi "dentro" improvvisamente e ne sei respirato e concluso. Sì, ti ci trovi dentro ed é davvero troppo tardi. L’età più bella improvvisamente devastata nell’incontro affascinante e frontale con il mito della trasgressione. Io me lo ricordo bene, ero impegnatissimo a fare vedere alle Autorità di essere un duro, e quando mi stavano portando nel "mio" primo carcere dei minorenni ho pensato " ecco sto per iniziare finalmente’’. E’ tutto accaduto in una vita precedente? No, é stato ieri. Quando vago con la mente tra questi fotogrammi impolverati e ingialliti dal tempo, rivedo la mia immagine scomposta e inquieta, mentre i pensieri mi cadono addosso e raccoglierne i cocci è un’ardua impresa. Gli anni sono trascorsi, uno dopo l’altro, passo dopo passo, uno scarpone chiodato dopo l’altro, fino a giungere a ’quell’urlo" che ha squarciato la notte. Quell’urlo che ho tenuto compresso in me, sorvegliato a vista dalla mia incredulità, contenuto nei miei tormenti, divenuto un dono prezioso da custodire. Svegliarmi nel buio, nel mezzo di una tempesta silenziosa, e due occhi bellissimi scrutarmi, scuotermi. Due occhi lucidi e profondi come l’anima che traspare al di là della coscienza, della ragione che indaga e accusa... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Al voto, al voto!

domenica 10 febbraio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il governo è andato a farsi benedire un’altra volta. Per le strade, nei negozi, sui volti delle persone appare evidente lo sconforto per tanta ottusità politica, la derisione per l’incapacità cronica a concludere un percorso di riforme. Insomma siamo alle solite, pur di non pagare dazio per le frenesie poco politiche di qualcuno, per le mire territoriali di qualcun altro, per le somme che non debbono incontrare detrazioni da parte di altri ancora, sì è preferito recitare un copione usurato, ma alla bisogna ferocemente attualizzato. Uomini di potere allo sbando, che proprio alla frutta non sono, diciamo pure che si tratta di una ritirata strategica, un percorso all’indietro, alla faccia di chi le tasse le paga, di chi alla terza settimana fatica ad arrivare, di chi è allo stremo pensionistico. Si sciolgano le camere, si ritorni a votare, basta con i governicchi, slogans e battutacce la fanno da padrona, mentre i soliti ignoti, di certo poveracci, si aggirano inquieti tra le bancarelle del mercato, per raccattare insalata al minor costo. Nei posti di lavoro, sempre quei soliti ignoti non hanno neppure il tempo di commentare il teatrino delle maschere con voto di fiducia al seguito, perché immancabilmente e banalmente rimangono stesi sotto una pressa, dentro un forno, giù da una impalcatura. Sempre quelli, i più esposti all’accidente che verrà... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Transizione infinita...

domenica 3 febbraio 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Mariarita Marchese ( info@lastradaweb.it )

Los Angeles è la città americana del futuro possibile, dove nessuno ti chiede chi sia mai stato tuo padre e a quale "parrocchia" o "loggia" tu appartenga. Con il 47% dei suoi abitanti che non è nato negli States e la presenza di ben 37 nazionalità differenti fra i cittadini, fonda la sua forza sulla pluralità culturale che evita rigurgiti nazionalisti e mentalità campanilistiche. In Italia essere irraggiungibili è un segno di potere. Se una persona è disponibile, non ha prestigio. "Il più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle illusioni" (Giacomo Leopardi). Le nostre università, spesso, si concentrano su enormi quantità di nozioni teoriche utili, più che altro, a fare vendere i testi dei loro docenti di riferimento. Questo, non tanto perché l’erba del vicino sia sempre più verde quanto, piuttosto, perché esistono prove in base a cui all’estero, troviamo "oasi" di buonsenso in grado di creare ambienti fertili per la ricerca e la creazione dei leader del futuro. Magari, lì, i professori migliori sono quelli aperti al confronto e interessati al dialogo. Il loro insegnamento "socratico" sollecita gli studenti, li stimola a pensare, criticare, formarsi un’opinione, una coscienza civile. I giovani demotivati, i "bamboccioni" disinteressati alla Società, sono figli di un sistema educativo da riformare e di... PER LEGGERE TUTTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Ma mamma, quando torna?

lunedì 21 gennaio 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Mariarita Marchese ( info@lastradaweb.it )

Cos’hanno in comune Leonardo del Vecchio (padrone della Luxottica), Angelo Rizzoli (fondatore dell’omonima casa editrice), Edoardo Bianchi ("creatore" della Bianchi biciclette) e Franco Zeffirelli (rinomato regista)? L’essere cresciuti all’interno di quelle strutture che tanto ricordano gli angusti reconditi dei Miserabili di Victor Hugo e che rispondono al nome di "orfanotrofi". Rifugio e contenzione di tutti quei bambini abbandonati che non hanno avuto la fortuna di volare verso la seconda stella a destra... e poi dritti fino al mattino, verso l’Isola che non c’è. Secondo la legge n° 149 del 2001, questi tristi ambienti avrebbero dovuto cessare la loro "accoglienza" per dare ad ogni bambino (possibilmente entro il 31 dicembre 2006) un padre, una madre e il calore di una famiglia. Quello che, ad oggi, si è riusciti a regalare a tante guanciotte dagli occhi tristi, si rachiude in una soluzione a metà fra case famiglia e comunità alloggio. Il tempo, all’interno di quelle camerette con le nuvole sui vetri e gli orsetti alle pareti dipinte di quel tenue verde che tiene viva la speranza di poter ricevere amore e attenzioni, scorre lento ma, nell’insieme, veloce perché, come l’esperienza insegna, superati i dieci anni di età, non li vuole più ... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO,CLICCARE SUL TITOLO.



Folli corsi e ricorsi storici...

domenica 13 gennaio 2008 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Mariarita Marchese ( info@lastradaweb.it )

Come trascorrere la giornata? In Gran Bretagna dilaga il fenomeno di sdraiarsi in mezzo ai binari, aspettare che passi il convoglio e filmare il tutto col videofonino. Ogni anno centinaia di giovanissimi perdono la vita a causa di questi "passatempi". Nel video pubblicato su YouTube un ragazzo si sdraia in mezzo ai due binari. Il treno sfreccia sopra la sua testa, ma il giovane ne esce indenne. Tutta la scena viene ripresa con un videofonino. Sono casi gravissimi e dilaganti, specialmente tra i più giovani, ha denunciato Colum Price, della polizia ferroviaria britannica (BTP). Ma la preoccupazione è forte anche tra i responsabili delle ferrovie inglesi. Iain Coucher di Network Rail ha spiegato alla BBC che gli adolescenti inglesi, annoiati dalla quotidianità, usano i binari come dei campi da gioco. Benché queste esibizioni sono punibili anche col carcere, negli ultimi anni si sono verificati circa una sessantina di incidenti mortali; la maggior parte delle vittime aveva meno di 18 anni. Una sfida contro se stessi e, a volte, la morte, che però ha molti emuli in Gran Bretagna, specialmente tra i ragazzini. Come racconta l’inglese Telegraph una di queste "performance" è stata pubblicata in Rete. Perché? Negli anni sessanta Nino Manfredi, in un "gustoso" cortometraggio... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Soldato di pace.

domenica 6 gennaio 2008 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Già in quel lontano 1988, quando Benazir Bhutto salì al potere in Pakistan, il mondo intero non credette al messaggio che perveniva da un’umanità sempre più derelitta. Il mondo non credette all’occasione storica di cambiamento, di emancipazione di un popolo attraverso una nuova generazione di donne, con idee e leggi morali non più mutilate da pressioni fondamentaliste non sempre riconducibili alle solite interpretazioni coraniche. Il mondo non credette a un messaggio chiaro e diretto, non tramutò quel dovere di giustizia in eredità di vita, non credette neppure al successivo richiamo delle coscienze nel 1993, non credette nella storia personale di una famiglia che gridava giustizia, per la troppa ingiustizia ricevuta e vergata nel proprio DNA. Quel mondo "intero" ora non potrà sottrarsi dal farci i conti, non potrà ritenersi escluso da una qualche responsabilità, per una morte, quest’ultima, almeno, svenduta al miglior offerente. Non un suicidio annunciato come qualcuno vorrebbe dare da intendere nell’intento di licenziare sbrigativamente l’inciampo, ma un omicidio perpetrato da esecutori ben conosciuti, ma con la complicità della disattenzione politica di Stati e Governi. Certamente questi uomini del potere non hanno fornito le pistole, gli esplosivi, il materiale umano implodente... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.





I fuochi di... Natale!

venerdì 28 dicembre 2007 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

"C’era una volta..." Così cominciava mio padre, quando ancora io sognavo tra le sue braccia un’eterna felicità! Ed il sonno mi avvolgeva in una nuvola lieve, e castelli incantati, e cavalieri erranti, ed un mondo di fate e di maghi popolavano i miei sogni e la mia fantasia! Poi, la dura realtà! L’addio improvviso! e quel tenero abbraccio mi si riaffaccia alla memoria, pur dopo mezzo secolo! Il vate Carducci singhiozza ancora in quel "Pianto antico"; perché riecheggia lo strazio di Adamo quando vide il corpo esanime di Abele: e quello fu il primo dolore che l’uomo provò; anche il figlio piange la morte del genitore con lo stesso struggente lamento. Ma non è con questo "introito" che voglio trasmettere le mie mestizie all’occasionale lettore; questi miei ricordi - che il tempo stempera nella malinconia - mi si accendono nel cuore, al rintoccare della vespertina natalizia; anzi, quasi mi riecheggiano nel corpo se penso alla tremenda e crudele morte degli operai delle acciaierie di Torino; sento le urla di dolore e quel grido inespresso che si strozza nella gola delle mogli, dei figli, dei genitori di quei disgraziati. Cantava, qualche lustro fa, il grande chansonnier Aznavour "come è triste Venezia"; come è triste questo Natale che si consuma nelle fatue luminarie, nelle pallide luci degli addobbi, nella rassegnazione dei poveri il cui numero cresce come schiere di larve armate di rassegnazione... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICARE SUL TITOLO.



Sfatare i luoghi comuni.

domenica 25 novembre 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Romeni, Sinti, migranti, nomadi, perseguitati, parti di uno stesso universo, ma distanti e differenti tra loro, una umanità non convergente ma diametralmente. Come operatore sociale ho visto, ho ascoltato, ho toccato con mano il degrado umano, quello con l’alzo zero nei riguardi di una dignità colpita a morte. Come uomo della strada ho osservato il cambiamento indotto nelle persone dalla miseria, fino a farle diventare marionette in balia del più prepotente. Come cittadino abituato a leggere la realtà che vivo, non posso non obiettare per quella letteratura di sinistra, e quell’altra non meno deleteria di destra, che vorrebbero sindacare l’indicibile, che vorrebbero programmare il vuoto di valori, e progettare futuro, senza però fare i conti con il passato. Popoli migranti con tradizioni e culture, con il proprio carico di disperazione e violenza insita nei bisogni disattesi, popoli e persone non meno malavitose di altre, in guerra tra poveri non meno di altri. Fare sociologia di comodo è affermare che tutti i Romeni rapinano, che i Sinti sono tutti ladri, che i Rom sono l’ultima linea non più sanabile della convivenza civile, una etnia a parte, addirittura esclusa dai soliti esclusi. Forse è davvero così, ma i fatti di sangue che hanno scatenato la caccia all’uomo nomade o stanziale che dir si voglia, sono accadimenti gravi non perché... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO


Ma il gioco del calcio è da considerare, ancora, una disciplina sportiva ?

venerdì 16 novembre 2007 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Giorni fa ho avuto il piacere di leggere un brillante e vibrante articolo del direttore di questo Web magazine - dott. Giorgio Marchese - nomato "fino all’ultima curva" sulla Ferrari che riconquista, ancora una volta, il titolo di Campione del Mondo, sia per merito della macchina e sia per merito del pilota; un titolo, questo, ancora più esaltante perchè raggiunto, quasi, all’ultima curva. Ed è stato bello e commovente l’esultanza di tutti i meccanici - guidati dal saggio direttore sportivo Jean Todt, persona che, a vederlo, pare abbia un grande dominio sui proprì impulsi ormonali, e che riesce a mostrare la propria soddisfazione solo con un lieve e dolcissimo sorriso - che sventolavano il vessillo della casa di Maranello ed intonavano, a squarciagola, l’inno di Mameli. Caro dott. Marchese, è proprio vero che l’uomo si misura con la determinazione razionale che prescinde dalla spavalderia, e dove il coraggio si sposa con la scienza e la tecnica. C’è, però, un’altra lezione che ricaviamo dall’articolo del dott. Marchese, e che mi ha fatto meglio percepire - attraverso un avvenimento sportivo - l’intuizione fichtiana dell’idealismo soggettivo. Proprio "quell’ultima curva" se è il coronamento finale di un’impresa, diventa, poi, la condizione morale che non pone limiti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


In ricordo di Michele Coiro.

sabato 10 novembre 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Ricordo il giorno della sua scomparsa, le parole scritte alla sua famiglia, gli attestati di stima, la gratitudine per quest’uomo mite e forte davvero. Il suo insediamento al Ministero non durò molto, ebbi però la fortuna di conoscere la sua grande umanità e giustezza, due valori non sempre perseguibili nell’amministrare il mondo carcerario italiano, non sempre raggiungibili all’interno di una cella. Michele Coiro ex Procuratore Generale del Tribunale di Roma, poi divenuto Direttore Generale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, sebbene desse l’impressione di non essere del tutto "scafato", dei gangli e dei meccanismi obliqui dell’apparato penitenziario, mostrava apertamente lo stupore per tanta conservazione ideologica, e allo stesso tempo affermava con la sua proverbiale risolutezza l’intendimento a voler riconsegnare al carcere strumento e funzione di salvaguardia della collettività, ma anche investire risorse per fare realmente promozione umana, emancipazione e cambiamento, affinché il carcere fosse interpretato diversamente dal solito contenitore di numeri, e l’uomo detenuto fosse posto nella condizione di attuare una seria revisione critica del proprio passato. Ho conosciuto personalmente il Prof. Michele Coiro durante una trasmissione televisiva a Roma: come sua abitudine... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.



Fino all’ultima curva.

domenica 28 ottobre 2007 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Gli italiani sono sempre gli altri. In negativo. Anzi, con un forte accento spregiativo. Sono stati gli altri per Leopardi, perché scettici e cinici. Gli altri per Manzoni, perché si beccano come i capponi di Renzo pur nella comune disgrazia... per Cavour, che parlava francese e pensava come un liberale inglese... per Benito Mussolini che li voleva rifare da capo a fondo... per il sardo comunista Enrico Berlinguer che li vedeva perennemente afflitti dalla ’questione morale’. E oggi gli italiani sono sempre gli altri per Eugenio Scalfari o Romano Prodi, quando votano Berlusconi, e per Giuliano Ferrara e per Silvio Berlusconi, dopo che hanno fatto vincere Prodi per ventiquattromila voti." Questo è il senso dell’ultimo libro di Francesco Cossiga "Gli Italiani sono sempre gli altri" (Mondadori Ed.). Ebbene, ad una settimana dall’ultima gara del campionato mondiale di Formula Uno, volutamente "a bocce ferme", vogliamo tornare sull’avvenimento che ha consacrato l’utilizzo del cervello in maniera ottimale da parte di Kimi Raikonen sull’emotività aggressiva conflittuale di chi sa di essere ad un passo dalla vetta e, di conseguenza, (magari per aver sgomitato un po’ e aver danneggiato un altro po’) non gradito agli altri competitors: Lewis Hamilton. Cos’è un agone automobilistico e, soprattutto, perché a livello internazionale è più considerato del tanto osannato mondo del pallone? Forse dipende... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Una parte di mondo brutalmente mutilato.

venerdì 19 ottobre 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Accedere a Internet, viaggiare e cambiare sistematicamente percorso appare come una liberazione, perché c’è sempre la possibilità di sganciarsi dai tanti interrogativi che opprimono. Eppure non è sempre così. Inavvertitamente cliccando su una opzione è apparso un filmato sulla guerra in Cecenia ( poi ho scoperto che ci sono molteplici filmati prodotti da tutti i contendenti in campo ). Tutte le guerre, ogni conflitto, detiene il proprio record di orrore, di sangue, di strategie più o meno involute e più o meno sofisticate, per cui lo sbalordimento è mitigato dall’eccesso mediatico che ogni giorno ci investe per tramite della televisione. Eppure nell’osservare il filmato su quella parte di mondo brutalmente mutilato, ho riflettuto sulla follia di nascondere all’umanità la cancellazione di ogni diritto, tranne quello di morire in silenzio: infatti le televisioni non trasmettono nulla o quasi di quel genocidio. A differenza di altre parti del pianeta in fiamme, dove intere città, persone e cose, sono fotografate tra gli scoppi al plastico e i cappi in bella mostra, in Cecenia macellai e carne da insacco, a ruoli alterni e ben delineanti, sono e rimangono ben mimetizzati, mentre una intera nazione, un intero popolo, sono polverizzati sotto il tallone di un imperativo categorico, quello della vittoria a tutti i costi, poco importa se a discapito della democrazia. In medio oriente la violenza, i bombardamenti... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Il questore giusto.

giovedì 11 ottobre 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Mi è capitato tra le mani "Giovanni Palatucci il Questore giusto", scritto da Padre Vanzan, Gesuita dallo sguardo trasparente, scrittore che non conosce le opacità di comodo, e in compagnia del Signore è sempre in cerca della verità. Bella l’introduzione del Ministro dell’Interno Giuliano Amato, colma di ferma speranza a uscire dall’oblio per ricomporre una tavola di valori condivisa. In questo volume colpisce lo spessore del personaggio, Giovanni Palatucci un poliziotto di quelli che non danno il fianco al ritratto in bella mostra, un uomo semplice nelle sue scelte difficili, ma chiare, un uomo e un poliziotto " per servire meglio il prossimo ". In una contemporaneità che mette alla gogna i buoni sentimenti, che regala valore agli iracondi, che intercede con voce tonante ai miti e agli eroi che non sono, c’è a far da ponte, la storia di quest’uomo, che è bene conoscere a fondo, per comprenderne il martirio, rigettando l’ossequioso asservimento delle parole, per incontrare l’attenzione e la considerazione del suo ricordo. La vita di Giovanni Palatucci va letta con la praticità di chi osserva e ascolta, di chi annota e elabora con riguardoso rispetto, quella parte di noi mai in avanscoperta, mai in prima linea, mai giustamente corretta. Questa terza edizione ampliata da prefazioni e documenti inediti, meriterebbe miglior guida della mia, per rendere giustizia a un uomo e alla sua storia, soprattutto una migliore scoperchiatura del sommerso storico, quello che sempre più spesso rimane inculturalmente ottuso... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Gli ultimi giorni di...

venerdì 5 ottobre 2007 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

E’, questa, un’espressione che conclude vari aspetti della realtà; infatti, possiamo abbinarla a significati diversi, come : "...di scuola"; oppure, "...di primavera"; oppure "....di guerra" ; e così via. Ma, qui, si vuole assemblare la citata espressione ad un evento che non è molto distante nel tempo, ed è foriero di gravi eventi politico-sociali: non è azzardato dire: "GLI ULTIMI GIORNI DEL NOSTRO SISTEMA DEMOCRATICO". Se ben si considerano gli eventi economici, politici e sociali che nell’ultimo ventennio si sono manifestati nella nostra Repubblica, c’è poco da stare fiduciosi in un risveglio di quei comportamenti etici che caratterizzarono la nascita dell’età repubblicana, post seconda guerra mondiale. Il nostro Parlamento è saturato da un numero abnorme di deputati e senatori che ci rende criticabili dagli altri Stati Europei; sono troppi, inutili, dispendiosi 950 circa tra deputati e senatori, lautamente pagati, la maggior parte dei quali parcheggia nei rispettivi scranni, ed il cui unico impegno consiste nello schiacciare i tasti elettronici del "Si" o del " No "; ai quali deputati vengono riconosciuti privilegi ed esoneri che ci fanno venire in mente le guarentigie dei potentati assolutistici dei secoli scorsi; i quali deputati sono esclusi dal principio costituzionale dell’Uguaglianza; che viaggiano gratis, che usano i mezzi pubblici statali per i loro svaghi privatistici, unitamente a quelli dei loro familiari; che se qualcuno è accusato di "sniffare" cocaina od eroina, non può subire i rigori del codice penale: anzi, qualcuno, “in odore di droga”, anche se dichiara di utilizzarla a fini terapeutici(!?) è stato nominato senatore a vita!!! L’ultimo scandalo pubblicato dai giornali - ci si riferisce a “ Palazzopoli” ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Attraversando la strada.

mercoledì 26 settembre 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Mentre attraversavo la strada per recarmi in ufficio, due ragazzi mi sono sbattuti addosso, non avevano più di tredici - quattordici anni, l’aspetto spavaldo di chi non chiede permesso, i cappellini da rapper duro, avevano un’aria tra le righe, come se non toccassero terra con i piedi. Si passavano con ingordigia una sigaretta, non proprio una siga, ma uno spinello, di quelli fatti male perché arrotolati in fretta. Il giardinetto della stazione è diventato un rifugio momentaneo, incuranti del traffico e della gente, tra uno sberleffo e una pacca sulle spalle, hanno continuato a farsi la canna senza interruzione. Mi ricordavano una scena messa in atto qualche decennio addietro, ma completamente differente non tanto nel paesaggio, piuttosto negli atteggiamenti, nelle esplicazioni trasgressive, nell’intendimento di quel tempo a fare qualcosa "contro". Questi due davanti a me, non si preoccupavano dei tanti occhi indiscreti, né come degli eventuali disturbi in agguato, derivanti da norme e leggi malamente in stand by. L’alone lasciato dal fumo disegnava l’impunità della normalità, come se nulla e nessuno potesse intaccare quello spazio di trasgressione a perdere, perché rigorosamente tollerata. La differenza tra quell’era protestataria, contestataria, quella mia, e questa attuale, sta in un disagio giovanile assai più prematuro ma, soprattutto, nel mancato “nascondimento" che faceva da corollario allo sballo dei miei tempi... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Quando la dignità viene dimenticata.

giovedì 20 settembre 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il mercato del delitto non va mai in ferie, le televisioni ci rendono ciechi nella ragione, affidiamo agli occhi il compito di tradurci i messaggi, mentre con il pensiero cerchiamo altre cose da fare, qualche scorciatoia per acquistare al banco dell’usato i soliti giudizi affrettati, persino la vergogna ha il volto tumefatto dalle disattenzioni e gli abbandoni di chi è disperato. Di fronte alla morte non dovrebbe mai esserci spazio per quel chiacchiericcio che rende la pietà simile a un privilegio, al punto da non scorgere più il dolore per una dignità derubata, calpestata. Da qualche tempo fanno incetta di audience i delitti da grande fratello, quei fattacci su cui imbastire programmi televisivi, e perché no, presunte innovazioni giuridico culturali, mentre nella preoccupazione per una prevenzione di facciata, c’è comunque posto per l’esplicazione reiterata di leggi di emergenza rattoppate a una contemporaneità malata. Ci sono persone che muoiono, persone che scompongono il futuro assai incerto, che scompaiono improvvisamente, persone che lasciano ad altri la possibilità di ritrovare una parvenza di umanità, persino attraverso il tentativo estremo del suicidio. Ma per queste persone anonime, non esiste spazio di comunicazione, il grande fratello è oltre, non è interessato a questa diaspora esistenziale, dirompente, non solo per i numeri ma per l’incomprensibilità dei tanti suicidi in carcere... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Scempio e imbarazzo alla SNIA di Pavia.

giovedì 13 settembre 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In questo periodo di risparmi che non ci sono più, di difficoltà ad arrivare a fine mese, di disagi relazionali, sociali e politici, moltiplichiamo per dieci la nostra insofferenza per quanto siamo costretti a sopportare non condividendone l’assunto. Non si riesce a dire che siamo ormai troppi, in quest’italietta del pago per due e ne prendo tre, senza ricevere di contro umiliazioni o sberleffi. Non si riesce a esprimere un pensiero comune per questa inondazione di multiculturalità a basso prezzo, se ne ricava la sensazione di non essere più in grado di sentirci italiani in casa propria, italiani con orgoglio, con il dubbio di non possedere più il diritto di affermare quel che si pensa, a esempio sul problema della densità, delle sempre nuove presenze, sulla logica dello sviluppo, senza per questo correre il rischio di essere etichettato come "razzista". Ma cosa c’è di male ad avere timore di qualcosa, a esprimere preoccupazione per ciò che non si comprende, soprattutto a non condividere ciò che non intende essere civile, solidale, emancipato. Nella città di Pavia, come del resto in altre sparse per la penisola, vi sono realtà indescrivibili, sprazzi di inumana sopravvivenza, agglomerati urbani che nulla hanno da spartire con i principi universali dell’accoglienza e della promozione umana. Vi sono permanenze subumane che si protraggono nei tempi... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


La razzia degli intelletti.

domenica 26 agosto 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Mi chiedo spesso perché sull’extracomunitario da rimandare alla riva opposta, ci si spende in tanti, mentre sono davvero pochi quelli che prendono in considerazione con lo stesso furore ideologico la possibilità che c’è un’altra umanità, ed è lasciata al caso, peggio, dimenticata sul ciglio di una strada, quasi sempre sotto gli occhi indifferenti del cittadino. E’ disumana la razzia degli intelletti posti sotto il tallone delle ideologie fast food, ma forse ancor più miserabile è l’accettazione di un massacro di carne e ossa e sentimenti così ben consolidato da non creare ulteriore vergogna: l’assassinio sistematico degli animali attraverso la pratica ben oliata del loro abbandono. Certamente sono due intendimenti diversi, ma entrambi forme occulte di razzismo, comportamenti imparentati all’incultura, per cui ci si rifiuta di integrarsi da una parte, di fare proprie le regole del vivere civile dall’altra. Sono operazioni neppure tanto sotto traccia, che hanno la pretesa di passare inosservate nel rifiuto a osservare quelle misure di prevenzione, che sono sinonimo di promozione e accoglienza umana. In questo vicolo cieco, andare a sbattere non è casuale, la domanda scava nel fianco, mal tolleriamo i diversi da noi, e mal operiamo per renderli cittadini migliori. Così ogni giorno raccogliamo animali abbandonati, raccattiamo resti inguardabili di animali lacerati, animali denutriti, picchiati, lasciati al sole e alla catena, senza acqua e senza cibo. L’incultura più pericolosa è proprio il non rispetto dell’altro, perché è sostanza estranea al fattore umano che dovrebbe ricorrere in ognuno di noi, quando anche un animale in quanto essere e fratello vivente, è preso a calci, con l’impunità che deriva dal concetto tutto italiano, che tanto è costume, è tradizione, che al primo caldo si sciolga l’affetto e l’alleanza con l’amico a quattro zampe. Non credo di essere razzista a fare questi accostamenti, non riconosco piani differenti sul valore universale della solidarietà e sul richiamo a fratellanze allargate, non nutro sentimenti di avversione per chi è diverso da me culturalmente o per epidermide più o meno abbronzata dalla natura... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


A Sud del Sud...

mercoledì 8 agosto 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Essendo ormai giunti alle ferie estive comincio a svestirmi dai panni dell’avvocato- giornalista per indossare quelli a me più consoni del viaggiatore...Molti sono i chilometri percorsi durante la mia vita, dai deserti ai poli, tra mare, cielo, terra e con ogni tipo di locomozione, cammello compreso ma, credetemi, lo scempio che mi è capitato di vedere nella mia terra è tanto abominevole da non riuscire a paragonarlo a nessun altra realtà, Africa compresa. Improvvisandomi turista in Calabria, tra un viaggio di lavoro e l’altro, mi sono fermato ad osservare la mia terra e a considerare cosa realmente offre ai malcapitati che la scelgono come meta per il meritato riposo estivo; a tal proposito, facendo salve le solite mete per eccellenza (da precisare che nessuna si trova in provincia di Cosenza.), ho notato una precarietà e un’impreparazione a dir poco sconvolgenti, con lavori di ripristino che sarebbero dovuti iniziare mesi or sono (come accade in luoghi civili tra gente civile e previdente) sconci edilizi in barba alle più elementari normative, mare inquinato e infrastrutture che metterebbero a dura prova anche la pazienza di un asceta. Qualche tempo fa mi capitava di riportare quanto affermato in una strana conferenza stampa dal nostro Governatore coadiuvato dallo zelante assessore al turismo i quali gioivano (lasciatemi sorridere) per un clamoroso risultato ottenuto: un più due per cento delle presenze nella nostra Regione... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Contenti noi!

sabato 28 luglio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Sfogliando le pagine di un quotidiano calabrese, tra, le tante notizie sulle solite "cose nostre", omicidi, furti rapine e inchieste clamorose (solo per un lettore sprovveduto) mi sono lasciato tentare dalla lettura di un articolo incentrato sul turismo in Calabria; vorrei sottoporre all’attenzione del lettore i primi righi dello stesso perché mi piacerebbe regalargli un breve momento di ilarità in una vita così piena di affanni: "La Calabria è una meta turistica sempre più in crescita. Rispetto al 2006 le presenze sono aumentate del 2%. I dati confortanti sono stati illustrati dal Presidente della Regione Loiero e dall’assessore al turismo Adamo ma resta il problema del mare sporco soprattutto sul Tirreno cosentino" Dite la verità c’è da scompisciarsi dalle risate di fronte a questa barzelletta (degna del miglior comico oggi in circolazione) oppure no? Allora, ricapitoliamo: il Governatore della Calabria Agazio Loiero insieme all’assessore al turismo si sono prodigati ad illustrare alla stampa i lusinghieri risultati ottenuti con il sudore delle rispettive fronti, nel settore del turismo! Per un attimo ho chiuso gli occhi (invito il lettore a fare altrettanto) immaginando la scena: i due importanti personaggi del nostro panorama politico che, tronfi e soddisfatti, da dietro una mega-scrivania esponevano i dati confortanti (il lettore aggiunga la s)... PER CONTINUARE LA LETTURA CLICCARE SUL TITOLO.



Misfatti...

mercoledì 18 luglio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Nel novembre dello scorso anno si è concluso con una raffica di assoluzioni il processo denominato tamburo messo in piedi per le solite infiltrazioni mafiose nei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno Reggio; il maxi processo vedeva alla sbarra noti esponenti di "clan" malavitosi e cosiddetta gente per bene colpevoli, secondo l’accusa, di aver gestito ed essersi spartito l’enorme fiume di denaro stanziato dal governo per i lavori di ammodernamento, di aver imposto maestranze, tangenti e quant’altro di illecito la triste situazione poteva prevedere. Quel processo fu un tremendo schiaffo nei confronti della giustizia ma, a sorpresa, è di questi giorni la notizia che nel corso di una vasta operazione condotta dalle forze dell’ordine e denominata "operazione arca" sono finite in manette quindici persone mentre cinque aziende sono state sequestrate perché in odia di mafia. Stando a quanto dicono gli inquirenti la mafia si sarebbe inventata la tassa sulla sicurezza cantieri per estorcere denaro alle aziende (in verità è da quando sono nato in questa terra maledetta che sento parlare di estorsioni, perché di questo si tratta e mi meraviglia molto come questa, notizia sia vista come una novità dalla D.D.A,) un "pizzo" da dover pagare per poter lavorare, un dazio per poter aprire un cantiere in questa terra di delinquenza e malaffare. Delinquenza che impone anche l’acquisto di calcestruzzo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Una fune sull’abisso

martedì 26 giugno 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Inutile nasconderlo, la prigione non riesce a piegarsi a nessuno scopo sociale condivisibile, essa sequestra i bisogni-desideri, e stabilisce quando questi debbono essere soddisfatti, persino decidendo quando e dove sarà possibile realizzarli. È in questa dinamica che la mente finisce in un anfratto remoto, in un angolo dove non è più possibile vedere niente. Penso che fino a quando non si comprenderà che in carcere si va perché puniti e non per essere puniti, questa non dimensione spingerà il detenuto privato della libertà a sedersi a tavola con la morte, decidendo di guardarla in faccia e sfidarla. Senza però tenere in considerazione che la morte quasi sempre vince. E’ una prova questa, che indica la paura del potere della morte, ma ugualmente il carcere continua a rimanere un luogo non autorizzato a fare nascere vita né speranza, non rammentando che l’uomo privato della speranza è un uomo già morto. Momento dopo momento, giorno dopo giorno, anno dopo anno, in compagnia del solo passato che ricompone la sua trama, e passato, presente e futuro sono lì, in un presente che è attimo dove non esiste futuro, e allora riconoscere i propri errori è un’impresa ardua. Le analisi sistematiche a questo punto servono poco, per rendere più umano l’inumano: dalla mia ridotta specola sono più propenso a credere che occorre convincersi dal di dentro, della possibilità di raggiungere dei traguardi e degli obiettivi, per ritornare a volersi un po’ bene, per riuscire a essere persone e non solo numeri usati per la statistica... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



La vergogna del sangue.

sabato 9 giugno 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

E’ incredibile come il passato ricomponga la sua trama sulle macerie del presente, rivestito di disattenzioni e disamore per la verità. La televisione ed i quotidiani ci mostrano cortei a favore della liberazione della Lioce, dei brigatisti in carcere, di quanti sono sottoposti al 41 bis, al carcere duro. La città dell’Aquila è attraversata dai vecchi e usuranti slogan, Bologna è rapinata della propria dignità, nelle scritte sul muro dell’abitazione del Prof. Biagi, ulteriore umiliazione a un morto che non può più difendersi. Ma di quali simpatie pseudo brigatiste si tratta; quelle di oggi, quelle che imperversavano nelle piazze ieri? Di quali uomini in armi e incappucciati in piazza dobbiamo avere timore, se questo velleitarismo è ormai sconosciuto persino ai più vecchi e incalliti degli utopisti o rivoluzionari che dir si voglia. In queste camminate autocelebranti per la città, in queste scritte ordinatamente scomposte, qualcuno può pensare che ci sia una reinterpretazione a misura del nostro tempo? Mentre osservavo i volti dei contestatari, la mia esperienza spingeva la mente a misurare l’ingiustizia della spersonalizzazione, della eccessiva durezza dell’isolamento in un carcere, misure di contenimento legittime, ma che sospingono le persone a suicidarsi nella più colpevole indifferenza. Una riflessione, un dissenso, non possono però essere ghermiti come clava, per favorire speculazioni ideologiche elaborate in troppi sepolcri imbiancati... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Caino e Abele.

domenica 3 giugno 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

"A Perugia un marito con il volto solcato dal dolore piange la propria moglie, barbaramente uccisa nel corso di una sanguinosa rapina; un padre lacerato dal rimorso di non essere stato presente forse nel momento più importante piange con la consapevolezza di chi sa di non poter abbracciare il figlio atteso da otto mesi e accarezzato amorevolmente solo attraverso una pancia che prometteva la gioia di una nascita e invece...Le lacrime di quel padre inumidiscono la mia coscienza, il suo dolore annebbia i miei pensieri e vorrei solo per qualche momento quei barbari assassini tra le mie mani... Solo per qualche momento nulla di più, perché sono consapevole di non poter desiderare altro."- Più o meno con queste parole concludevo un mio articolo scritto con rabbia e dolore all’indomani di quel caldo giovedì di maggio quando una donna, incinta di otto mesi, Barbara Cicioni, fu ritrovata esanime nella propria abitazione di Marciano, in provincia di Perugia; tutti ritenevamo che fosse rimasta uccisa durante una maledetta rapina nel tentativo di difendere da barbari senza volto ciò che era suo, tutti ritenevamo che la donna avesse difeso fino all’ultimo anelito anche la propria dignità e quella degli altri due figli...almeno gli elementi forniti dai mass media fino a quel momento portavano a credere proprio questo in quanto era stato ingegnosamente... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



I tatuaggi invisibili del bullo.

martedì 29 maggio 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Sono stato invitato a un incontro con gli alunni delle scuole secondarie di 1 grado, con la presenza degli insegnanti e di alcuni medici di base. Ho raccontato la mia adolescenza da bullo, da prevaricatore: un cancellino lanciato alle spalle della maestra, la gomitata sulla testa del compagno più debole, il gioco del capro espiatorio che ingiustamente patisce le pene dell’inferno, e calcio dopo calcio, silenzio dopo silenzio, il gruppo si rafforza, tutti dentro quel territorio ben delimitato. I ragazzini stanno fermi sulle sedie, ascoltano la mia storia raccontata piano, comprendono che non è quella dei videogames, dei violenti scambiati per eroi, bensì è la storia della vergogna. Bulli crescono intorno a una equipe senza tanto tempo a disposizione, attraverso un giudizio espresso senza titolo, con l’impossibilità a leggere più in là di un voto elargito a piene mani. Prepotenti e sprinter dell’immediato bruciano le tappe nell’indifferenza colpevole, in quel cancellino lanciato, senza il timore del dazio da pagare, perché nessuno parlerà, nella sfida scagliata senza troppi inciampi, tatuaggi invisibili di medaglie guadagnate sul campo, un potere riconosciuto, che assomiglia a una condanna senza appello. I bulli crescono e gli insegnanti sopravvivono, i genitori indisturbati sono in gara per poter vincere il traguardo del benessere, ognuno gioca la propria partita evitando la fatica di un confronto... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




La desertificazione di ogni riservatezza.

lunedì 21 maggio 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Come è possibile in un paese progredito, dove a democrazia sta giustizia, dove a società sta solidarietà, che un fatto di cronaca, sebbene assordante per disumanità, ammutolente per indicibilità, possa diventare uno spazio ove fare convergere le attenzioni più morbose, a tal punto da relegare di lato quelle doverose garanzie di tutela appartenenti a ogni cittadino? I mostri pedofili di Rignano Flaminio sono stati tutti scarcerati, "inspiegabilmente " sono ritornati in seno alle proprie famiglie, vicino ai propri figli. Donne e uomini liberati dalle catene, e soprattutto, dalla infamia più grande, quella di avere abusato di bambini inermi. Processi di piazza così ben elaborati da divenire programmi da prima serata, format così ben confezionati da dirottare opinioni e giudizi. Articoli su carta stampata disegnati senza la fatica dell’indagine svolta sul campo, verifica necessaria per poi formulare eventuali convinzioni o dubbi, non per narrare trame romanzate infettate dalla dietrologia più spicciola. C’è un paese che rimane preso dentro, non dalla sofferenza di una vita malamente al macero, bensì dall’emozione scatenata dall’eventuale ipotesi da affiancare e supportare ideologicamente, per crocifiggere o assolvere repentinamente. Il risultato in ogni caso è di alterare le condizioni di equità, di pari dignità tra accusa e difesa, soprattutto di mettere al bando, fuori dalle coordinate sociali, persone innocenti fino a prova contraria... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Geografia e Politica.

lunedì 14 maggio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Le continue lamentele politiche, i messaggi diretti e trasversali giunti all’indirizzo del sottoscritto circa le dovute riflessioni sulle mille inefficienze che affliggono la Calabria, non fanno altro che stimolare la mia mente a produrre nuovi pensieri che, purtroppo, confermano quanto scritto in questi anni; ho il dovere di ricordare a lor signori che alle denunce spesso sono seguite proposte fattive e concrete concertate insieme a gruppi di esperti che però sono rimaste inascoltate o, per essere più chiari, sono state apprezzate, lodate ma riposte in quei bui cassetti della burocrazia da non riaprire mai più. Poi mi si viene a raccontare la storiella della collaborazione. Il fatto è che in Calabria l’unica forma di collaborazione che si tollera è quella dei pentiti, ma questo è un capitolo a parte che forse nessuno vuole leggere fino in fondo. A questo punto non riesco proprio a capire perché dovrei dimenticare, diciamo così, e scrivere esaltando le intenzioni e le promesse di chi potrebbe fare tanto ma che invece si guarda bene dal concretizzare rimettendo i motivi di tale scelta scellerata esclusivamente alla loro coscienza. Del resto, se tutto andasse bene, così come sbandierato da questa gente, allora mi si dovrebbe spiegare perché, da qualche anno, un numero sempre crescente di Comuni starebbe manifestando con sempre maggiore convinzione le proprie intenzioni, in verità non troppo lusinghiere per gli amministratori calabresi, ossia la marcata volont? di annessione alla Regione Basilicata.... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Strane cose...

lunedì 7 maggio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Da qualche tempo, in Italia e, soprattutto, in Calabria succedono cose veramente strane...anche se, a pensarci bene, in questa terra abbandonata da Dio e dagli uomini le strane cose sono all’ordine del giorno! Penso che tutti noi siamo a conoscenza, chi in un modo chi nell’altro, che il mese di maggio schiuda le porte all’estate permettendoci, così, di assaporare con il suo clima mitigato, con i colori d’ineguagliabile bellezza e con i suoi profumi d’intensità senza pari brevi afflati della bella stagione, preparando le nostre anime al meritato riposo estivo. Ma, perché dalle nostre parti c’è sempre un ma con cui fare i conti, non tutti lo sanno, o meglio, non tutti dimostrano di esserne a conoscenza, che è tutta un’altra storia; ad esempio, dimostrano di non saperlo i nostri politici che, ad appena due mesi dalle vacanze, nulla fanno per rendere la nostra terra papabile per le migliaia di turisti in cerca di mare pulito, relax o sano divertimento. A questo punto ho il dovere di spiegare a chi legge perché mi sono lasciato andare ad una simile riflessione; Cari lettori, innanzitutto dovete sapere che le bugie hanno le gambe corte e che i nodi vengono sempre al pettine, mi spiego meglio: non riesco proprio a capire perché, invece di spendersi in cose futili (forse utili però ad apparire con snervante costanza su giornali e televisioni) i nostri amministratori non tengono fede alle promesse fatte in campagna elettorale (quando, cioè, si mendica anche un solo voto regalando in cambio... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Bulli con le spalle al muro.

martedì 17 aprile 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Guardavo il telegiornale e il servizio che andava in onda parlava di scuola, di studenti, di bullismo. Un telefonino aveva ripreso tutta la scena, il bullo che dall’ultimo banco scagliava un astuccio all’indirizzo della professoressa che stava scrivendo alla lavagna, colpendola alla nuca. Gli altri alunni seduti immobili come se nulla fosse accaduto, mentre l’insegnante in lacrime fuggiva dalla stanza. Osservando la scena alla televisione, ho sentito un brivido percorrermi la schiena: in quei fotogrammi, quel ragazzo nascosto dall’ultimo fila, quel lancio codardo a colpire alle spalle, ho rivisto un altro bullo allo sbaraglio, in quei ragazzi educatamente seduti ai loro banchi, ho ricordato altri compagni, in quella fuga scomposta l’umiliazione di altre persone incolpevoli. Il telegiornale mi ha rispedito a una classe anonima, dove rimanere un figurante non protagonista del proprio vivere, e diventare "diverso" a scuola, in famiglia, nella strada, è stato il passo più breve per fare conoscenza dapprima con un carcere per minorenni, poi con il resto del panorama penitenziario. Le risate dei ragazzi intorno al bullo risuonano come mine vaganti, il filmato ne conserva i ghigni soddisfatti, e in questa desolante attualità, fanno capolino i genitori diventati specialisti forensi, protesi all’assoluzione in formula piena, mentre gli stessi professori sono ridotti a semplici trasmettitori di mere nozioni, poco interessati alla tecnica dialogica, che però consente di instaurare relazioni importanti... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Tasse: cui prodest?

martedì 3 aprile 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Caro Presidente Prodi, in qualità di presidente del Movimento per la Tutela dei Diritti Umani le giro un quesito che alcuni cittadini di Calabria (ma la cosa riguarda l’intero territorio nazionale) mi hanno sottoposto ed al quale, in tutta onestà, non sono riuscito a trovare una valida risposta. La domanda è la seguente: perché, attualmente, dovremmo pagare le tasse? Per quanto ridicolo e scontato possa sembrare il quesito, La invito, però, a valutarlo cogliendone l’essenza più profonda; forse, allora, concorderà con me sulla difficoltà oggettiva nel trovare una valida risposta da fornire all’onesto cittadino che ha sempre pagato le tasse, insomma al cittadino per bene! Come vede l’argomento è interessante anche perché rappresenta il cavallo di battaglia di tutte le tornate elettorali dal momento che si paventa di diminuire drasticamente la pressione fiscale per poi smentire clamorosamente se stessi incrementandola a più non posso. Ma, torniamo al quesito da cui siamo partiti, che avremmo posto ugualmente al rappresentante di un eventuale Governo di centro-destra in questo delicato momento del nostro Paese; a pensarci bene, lo Stato cosa garantisce al cittadino onesto nella sua quotidianità per pretendere di diventarne "il socio di maggioranza"? Garantisce sicurezza? Concorderà con me che forse è meglio non affrontare questo punto dolente, soprattutto in terra di Calabria; magari opportunità di lavoro? PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Un Santo in Calabria?

martedì 13 marzo 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori, ho appreso dai giornali dell’arrivo di Santo Versace nel centro storico di Castrolibero, isola più o meno felice nel mare disgraziato e periglioso qual è quello calabrese. Il Tema di questo incontro, un importante incontro con i giovani, è stato il trinomio in realtà molto utilizzato (ma oserei dire anche molto abusato) da politici e affini, magari con l’approssimarsi di una tornata elettorale: educazione, legalità e meritocrazia. Mi sarebbe piaciuto incontrare Santo perché onestamente in un mondo marcio e corrotto mi pare che rappresenti una sferzata di energia positiva su cui edificare basi concrete per la proposizione e la realizzazione di nuovi progetti, insomma per poter finalmente cominciare a intravedere un po’ di luce dopo tanto buio. Non dimentichiamo che si tratta del fratello di Gianni, che a sua volta rappresenta quell’un per cento dei calabresi (ma passi anche uno su diecimila) che ce l’ha fatta a realizzare il suo grande sogno sognato con la purezza di un bambino! Penso sia incontrovertibile, infatti, che Gianni Versace, attraverso la sua opera fatta di tenacia, costanza e umiltà, abbia tenuto e tiene ancora alto il pennone sul quale sventolano i colori dell’orgoglio della gente di Calabria: un patrimonio da non disperdere. Devo dire in tutta sincerità che mi è molto piaciuto il tono di un’intervista rilasciata da Santo Versace ad un quotidiano locale... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Corsi e ricorsi storici...

martedì 20 febbraio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Corsi e ricorsi storici o, magari, solo silente continuità tra disattenzione e arroganza? Questo è l’amletico dubbio che angoscia ( o meglio che dovrebbe angosciare) l’animo degli italiani dopo le preoccupanti notizie degli ultimi giorni relative ad un evidente quanto improvviso ritorno delle brigate rosse, meglio conosciute come B.R.. L’intera nazione è rimasta attonita, quasi come se fosse caduta nell’oblio dei tragici ricordi macchiati dal sangue di gente innocente e lordati ancor di più da strani atteggiamenti di uno Stato a dir poco inqualificabile oltre che, ovviamente, ingiustificabile, atteggiamenti consumatisi tra processi farsa, assoluzioni eccellenti e clamorosi depistaggi che ci hanno portato ad una verità probabilmente non vera così come non vera era, in realtà, la verità annunciata al popolo italiano di aver sconfitto il terrorismo. Qualcuno, a quei tempi, fu deriso nel mentre raccontava la propria verità, una verità che raccontava di una semplice quanto calcolata ritirata strategica del terrorismo piuttosto che di una sua sconfitta, avvertendo chi di dovere di non abbassare la guardia. Ma così non è stato e altro sangue in questi anni è stato versato fino a giungere ai nostri giorni e alle recenti scoperte di arsenali e di covi in cui si è decisa, ancora una volta, la morte di altri esseri umani. Gli Italiani seguono con seria trepidazione l’evolversi di una situazione che sembrava essere stata debellata ormai da qualche... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Colpi sotto la cintura.

martedì 13 febbraio 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In questi giorni continuano a sprecarsi lacrime, accuse, opzioni più o meno ardite per fare Giustizia di un accadimento tragico, culminato con la morte di un uomo. Ucciso a margine di una partita di pallone, volutamente a margine, per significare la distanza che ormai intercorre tra il gioco e la realtà che incombe. Per dare senso a questa morte non c’è bisogno di andare a parare nelle scienze sociali, nelle violenze di altre epoche: ove la civilizzazione è più alta, più è certa la tragedia dietro l’angolo. Se di disagio si tratta, non è certamente riconducibile alle regioni dello stivale basso, per intenderci quelle dal reddito iniquo, infatti quanto ha investito Catania, non è associabile al solito luogo comune del sud mafioso, contaminato dalle organizzazioni criminali, perché i morti ammazzati ci sono stati a Catania, come a Milano , Genova, Roma e Ascoli. Ci si ostina a quantificare i commandos spaccaossa a pochi sparuti gruppi di criminali, per cui basterebbe poco per renderli inoffensivi. Anche questa disamina appare una sorta di sociologia spicciola, è vuoto il calice della conoscenza di fronte a un uomo disteso sul selciato, riverso con gli occhi increduli sulla lacerazione inferta all’umanità. Forse per avvicinare una soluzione occorre chiederci perché le famiglie non frequentano più lo stadio, mentre i loro figli ne riempiono le biglietterie. Forse occorre osservare meglio dentro il nucleo famigliare, dove i grandi corrono... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Fratelli d’Italia?

sabato 3 febbraio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ancora morte, ancora scene di feroce guerriglia tra le buie strade di una città, più di un pronto soccorso ingolfato dalla presenza di centinaia di feriti per cinquanta dei quali è stato disposto il ricovero, vista la gravità delle ferite riportate durante gli scontri e, per concludere, purtroppo si conta anche un morto...No, cari lettori, questo non è il tragico bollettino che puntualmente giunge da Baghdad, questa volta siamo in Italia e, precisamente a Catania dove si è scatenata la furia dirompente dei tifosi in occasione di una semplice partita di calcio. Come non rimanere sconcertati di fronte alle immagini raccapriccianti mandate in onda da tutte le tv nella serata di venerdì 2 febbraio? Come non fermarsi a riflettere su quelle scene di ordinaria follia? Una volta il nostro Paese fungeva da esempio, era considerato come culla della civiltà e il nostro popolo era definito come un lusinghiero agglomerato di santi, poeti e navigatori. Oggi, invece, cosa siamo diventati? Bisognerebbe interrogare le proprie coscienze perché ritengo che abbiamo imboccato la via del non ritorno in quanto simili episodi altro non sono se non chiari campanelli d’allarme di una situazione di malessere generale che degenera in gesti intollerabili e inqualificabili: no, morire per una partita di calcio non è ammissibile, l’intero mondo del calcio è degenerato, flagellato da squallidi episodi intrisi di corruzione, di violenza, distruzione e morte... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Quando a morire è il sistema...

domenica 28 gennaio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

"Non è il momento delle polemiche", " Una giornata di lutto per tutta la Calabria", "Garantisco l’impegno del sindacato alla ricerca della verità", "Solidarietà ad una famiglia veramente straordinaria", "Impossibile accettare una morte così", "nessuna speculazione sulla vicenda", "Il ministro Turco riferisca in Parlamento" ...eccetera, eccetera, eccetera. Questo, cari lettori, è più o meno il tono (molto meno che più, in verità) delle dichiarazioni rilasciate dagli esimi esponenti del mondo della politica nazionale e calabrese accorsi frettolosamente al capezzale della povera Federica, ennesima vittima disgraziata e incolpevole delle catastrofiche inefficienze del carrozzone rattoppato chiamato sanità! Ricordiamo che la vittima era di Vibo Valentia e che per un’assurda mancanza di energia elettrica verificatasi nella sala operatoria della struttura ospedaliera locale (dove era ricoverata per una banale appendicite) si è ritrovata incredibilmente in coma; trasportata successivamente nella struttura ospedaliera di Cosenza, Federica rimaneva in questo stato per circa una settimana: oggi Federica ha ritrovato la pace dei giusti lasciando molti dubbi e tante perplessità tra coloro che sono rimasti su cosa sia successo realmente in quella sala operatoria dell’ospedale di Vibo Valentia venerdì 19 gennaio 2007. Insomma, stando ai fatti, l’interruzione dell’energia elettrica (causato probabilmente da uno sbalzo di tensione esterno- dicono i medici)... PER CONTINUARE LA LETURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Regia infamante.

domenica 21 gennaio 2007 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

In questi ultimi tempi l’attenzione dei mass media è concentrata su due fenomeni che, in Italia, stanno assumendo proporzioni decisamente preoccupanti. Mi riferisco alla diffusione di video hard via Internet e alla pedofilia che, scusate la mia rabbia, non riesco proprio a giustificare in nessun modo pur sforzandomi di osservare questo fenomeno da più angolazioni. Per quanto riguarda il primo argomento, l’ultimo, raccapricciante episodio si è verificato ad Enna, in Sicilia ( negli ultimi dieci giorni la stessa cosa, sebbene con protagonisti e modalità diversi, si è verificata a Milano e Cosenza) ed è stato segnalato da uno studente alla magistratura competente che ha subito avviato un’inchiesta sull’accaduto. Si tratterebbe di una nutrita serie di video a luci rosse diffusi su Internet che mostrerebbero giovani donne della provincia di Enna impegnate in "calde" prestazioni non meglio specificate; la cosa veramente raccapricciante di tutta la vicenda è che le protagoniste sarebbero state riprese a loro insaputa (quanto ciò possa essere vero, onestamente, non saprei dire...).Comunque, dando per scontato che le protagoniste dei video non siano commiste con i "registi" (che io definisco spazzatura) non riesco proprio a capire come qualcuno possa arrogarsi il diritto di infamare la reputazione altrui in un simile e barbaro modo, così come mi viene altrettanto difficile immaginare che lo stesso qualcuno possa pensare di entrare nella vita di un’altra persona... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


In barba al profeta (e a Gesù sulla croce).

lunedì 8 gennaio 2007 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Queste feste natalizie stavano portando molti di noi, indifferenti, alle orecchie del bambino, foss’anche per ottenere una giustificazione alle nostre innumerevoli assenze. Natale stava riuscendo a viverci, addormentando la nostra smania di vincere la vita, questa volta eravamo davvero vicini al miracolo del bambino. Invece come una spada di Damocle appesa sulla ragione dell’umanità, costretta perennemente a replicare se stessa, ecco che dall’altra parte del pianeta è stata recapitata nelle nostre case la notizia del dittatore Saddam Hussein appeso a una corda, e non contenti di questa comunicazione diretta e spropositata, ci sono state scagliate in dono, le immagini della sua esecuzione: il primo dono è stato un indomito Saddam pochi attimi prima di tirare gli ultimi, il secondo dono un albero di natale a mo’ di forca, lì, ben posizionato per gli sguardi più morbosi. A tutto ciò si sono aggiunte le molte voci peraltro inadeguate di tanti e troppi personaggi famosi, che non hanno perso tempo a giustificare e anche definire coraggioso e pieno di dignità il rais al cospetto della morte. Dimenticando che quel coraggio era imbottito di farmaci e droghe, e quella composta dignità una lontana parente del rispetto verso se stesso e gli altri, persino in quel momento. Forse per i tanti protagonisti di questo scempio della pietà è tempo di arrossire dalla vergogna, mussulmani e cristiani, religioni diverse, culture distanti, si sono incontrate oltre la linea... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Tanti Auguri.

mercoledì 27 dicembre 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Con l’approssimarsi del nuovo anno, il pensiero è concentrato maggiormente sui tanti che vivono in condizioni disagiate: come non pensare, infatti, ai disadattati, ai tanti che vengono considerati come rifiuti umani, scartati ignobilmente da una società senza più valori, una società ormai alla deriva; come non rivolgere un pensiero ai malati, ai più deboli, a quanti soffrono gli abusi del più forte, a chi dorme per strada tra i cartoni perché senza una famiglia che sappia accoglierlo, perché vittime dell’indifferenza e del disprezzo, perché senza voce e senza identità; che il nuovo anno riempia i cuori e le anime di quanti, per una vita intera, si sono sentiti soli o abbandonati, perché la solitudine, per chi ancora non lo sa, è proprio una gran brutta cosa! Per equità e magnanimità mi tocca rivolgere un pensiero e un augurio anche a coloro che abbandonano i propri cari, gli amici o il proprio cane, (questo non fa differenza) perché senza cuore, perché senz’anima né coscienza. Auguri ai tanti che si arrogano il diritto di impossessarsi dell’altrui vita in nome di un proprio tornaconto, a quanti spacciano per le strade, nei locali, distribuendo morte a chi va e dolore a chi, invece, resta; un pensiero e un augurio è "umanamente" doveroso farlo anche ai tanti che impiegano la propria vita a predicare bene e a razzolare male, così come bisogna farlo ai nostri politici e amministratori concentrati ad accaparrasi il consenso popolare con il gran concerto in piazza previsto per l’ultimo dell’anno piuttosto che preoccuparsi delle reali esigenze dei cittadini e delle problematiche delle città ormai, tranne in qualche rara occasione, al collasso; i miei auguri vanno, poi, anche all’indirizzo di tutti quei cittadini che preferiscono andare ad un concerto piuttosto che esercitare il diritto di essere pedoni, fruendo di marciapiedi non dissestati o cosparsi di maleodoranti... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Natale di trasformazione.

giovedì 21 dicembre 2006 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Persino il generale inverno delle nostre interiorità piega di lato, quando inizia il conto alla rovescia per Natale, senza più la maschera del tempo, il cielo si abbassa a sfiorare orme indelebili, nella speranza di una Festività finalmente normale, non perché mediocre o banale, ma perché avvento di Giustizia e Compassione. Natale non conosce barriere, né ideologie, non consente disattenzione né indifferenza, non è un momento vano neppure per il più sciocco degli uomini, quello che lo intende per un sol giorno, come una rappresentazione imposta dalla coscienza. Natale non è catarsi da acquistare al supermercato degli affetti, né emozione costruita in laboratorio, non è veste da indossare in politica, né iconografie digitali per spot multimediali. Gesù nasce e rimane bambino nella nostra identità flessibile, Egli resta un pargolo, che incredibilmente non riusciamo ad associare a quella sua rivoluzione ancor oggi sinonimo di libertà. In questa nascita c’è la libertà che consente a ciascuno di noi di chiudere una porta per poi aprire un portone, allontanando utopie travestite di estremismi. Libertà che non si è spenta neppure nei chiodi piantati nella carne, in una croce che è venuta per nostra scelta. Di scelta si è trattato, scelta che ancora attende parole e gesti compiuti per chiedere perdono, ritrovando senso e coraggio per un Amore che non ha somme da accreditare né divisioni da marcare. Le domande che assalgono ci fanno riflettere sui grandi misteri: il nostro cuore è aperto per accogliere? Le nostre mani si alzano al cielo con purezza, o cerchiamo solo un... PER CONTIUARE LA LETURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Alitalia...

sabato 16 dicembre 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

L’Italia è il veramente il paese dei balocchi anche se solo per i pochi(soliti)fortunati di turno, infatti basta seguire la vicenda che vede coinvolta la nostra compagnia aerea di bandiera (meglio conosciuta come Alitalia) per rendersene conto. Nell’ultimo decennio questa compagnia ha conosciuto mille disagi che, a ben vedere, sono stati solo il frutto marcio di un’attività e di una linea programmatica a dir poco allegra oltre che suicida. Partendo da alcuni dati appresi dalle pagine dei quotidiani parrebbe che il suo "timoniere" (o Presidente che dir si voglia) percepisca in un anno ben due milioni e mezzo di Euro di stipendio, persino l’amministratore delegato di Trenitalia S.p.A. percepisce quasi la metà nonostante le vicende economiche leghino a doppio filo le due realtà (o chimere?) del nostro assurdo Paese! Allora la domanda non può che nascere spontanea: ma com’è possibile che una qualsiasi azienda in evidenti, drammatiche, condizioni economiche riesca a garantire stipendi così elevati? Forse sarà per questo che i prezzi al pubblico dei biglietti Alitalia sono ai vertici in Europa, cosa resa ancora più grave se letta in un’ottica "low coast" (prezzi contenuti) praticata ormai da anni da molte altre compagnie. Cosa offrirebbe in più Alitalia per giustificare tariffe così elevate? Da indomito viaggiatore mi fornisco la risposta che è la seguente: nulla. Ma la cosa più grave è che, nonostante le scellerate tariffe... PER CONTINUARE LA LETURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Triste ma vero...

lunedì 4 dicembre 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Carissimi e affezionati lettori, sfogliare le pagine dei quotidiani calabresi è veramente una cosa deprimente infatti trovare una sola notizia di cui andare fieri è veramente raro. Mille sono i problemi che affliggono la mia, terra eppure nulla, e sottolineo nulla, si muove sul fronte politico-istituzionale per tentare di risolverne seriamente almeno uno! Ma altrettanto deprimente per me è la presa di coscienza del fatto che dopo circa quindici anni di lotta e denunce il risultato ottenuto è pressoché prossimo allo zero assoluto. E si, cari lettori, durante tutti questi anni trascorsi al fronte contro malaffare, cattiva organizzazione e pessima gestione della cosa pubblica mi rendo conto che manca la reale volontà, da parte di chi potrebbe fare qualcosa di concreto, di voler effettivamente cambiare le cose; in questi anni si sono succeduti governi locali, provinciali, regionali e nazionali, di destra e di sinistra ma le cose, purtroppo, non solo non sono cambiate ma, stando a ciò che vedo, sono addirittura peggiorate. In questi anni ho vissuto la lenta agonia del ceto medio mentre ho visto allargarsi la deprecabile frattura tra il ceto ricco e quello povero: insomma i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri mentre il ceto medio, la famosa spina dorsale della nazione come lo definiva qualcuno, si è suddiviso tra i primi due dissolvendosi così come neve al sole di questo nostro logoro stivale. Come presidente del movimento per la tutela dei diritti umani mi vergogno di non essere riuscito a contribuire... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Caro governo!

giovedì 23 novembre 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Mai prima d’oggi mi era capitato di vedere che un Governo in carica fosse contestato (vorrei dire odiato ma il termine risulterebbe forse troppo forte anche se appropriato) così duramente dopo appena sei mesi dal suo insediamento. Il signor Prodi, a mio avviso, piuttosto che affannarsi a trovare giustificazioni a sostegno dell’operato alquanto scellerato dei "suoi" scienziati, forse dovrebbe fermarsi un attimo a riflettere su questo inconfutabile dato di fatto. Risulta alquanto evidente, infatti, che un certo malcontento serpeggi in tutti gli ambienti del nostro Paese e che le continue trovate del Governo mirate (dicono loro) a sanare la finanza pubblica e ad invertire il senso di marcia del malandato "carrozzone" targato Italia, ossia dal basso verso l’alto (?), non soddisfino veramente nessuno. Credo che il malcontento generale stia assumendo toni molto preoccupanti che potrebbero degenerare se solo ci fossero gli uomini giusti al posto giusto: ma questa è un’altra storia. Ricordo ancora quando molti elettori del centro-destra, subito dopo il voto della scorsa tornata elettorale e a bassa voce, dichiaravano di aver cambiato bandiera appoggiando il signor Prodi come unica alternativa possibile per non votare il signor Berlusconi salvo giustificare poi questa scelta con affermazioni del tipo "abbiamo provato a cambiare le cose tanto più in basso di così non si potrà scendere!" Oggi, quegli stessi signori si stanno probabilmente rendendo conto di aver commesso un errore assai clamoroso che... PER CONTINUARE LA LETTURA. CLICCARE SUL TITOLO


Canis canem edit.

mercoledì 25 ottobre 2006 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

LOS ANGELES - Jimmy Hopkins ha 15 anni, frequenta la Bullworth Academy ed ha uno scopo: farsi rispettare. Le sue armi sono calci, pugni, sassi, pallonate... e chi più ne ha, più ne metta. La Rockstar-games ha ufficialmente annunciato l’uscita (il 27 ottobre) di "Bully", il videogioco sul bullismo osteggiato dalle associazioni consumatori di mezzo mondo. Realizzato per Play Station 2, in Europa ha un titolo diverso da quello usato negli Stati Uniti: la casa produttrice ha deciso di cambiare l’inglese "Bully" con la frase latina, ribaltando la massima del "canis canem non edit", cioè il cane non divora cane, per evitare l’immediato accostamento del gioco con il problema del bullismo. C’è un però. Il giocatore protagonista veste i panni di uno studente che deve sopraffare altri studenti e cercare di sopravvivere ad atti di bullismo in una scuola per ricchi, con risposte alle aggressioni e alle violenze dei compagni spesso dello stesso tenore di ciò che subisce. Per cercare di "limitare i danni", il videogioco è consigliato a chi ha più di 16 anni. A parte il fatto che non si potrà evitare che anche ragazzi più giovani si imbattano con tale format, c’è da dire che il messaggio peggiore che si invia alle nuova generazioni è che, sempre e comunque, per raggiungere degli obiettivi si debba far ricorso alla violenza e alle sopraffazioni.E pensare che, in Natura, vince non il più forte ma chi elabora le strategie più intelligenti... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO




Il banchiere di Dio (... e dei poveri).

domenica 15 ottobre 2006 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Strana genesi, quella della parola "lavoro". La sua derivazione etimologica è alquanto incerta. Si sa, però, che il termine è stato coniato dai latini, probabilmente come processo sincopato di due vocaboli: Labi (scivolare, andare verso) e orare (pregare). La conclusione che possiamo trarre è che, probabilmente, si volesse intendere l’impegno di energie fisiche e intellettuali nell’esercizio di un’arte, un mestiere o una professione, alla stregua di una missione protesa a dare un senso concreto e positivo all’esistenza di ciascuno, con il rispetto e la dignità che si deve alle attività di meditazione contemplativa. In effetti, ciascun essere vivente si applica in qualcosa per appagare delle necessità e per migliorare, nel contempo, l’esercizio di determinate funzioni. E questo lo chiama lavoro, da che mondo è mondo. In "questo" mondo, invece, il lavoro viene, per lo più, inteso come sfruttamento teso a produrre reddito in nome di un effimero consumo di beni e risorse non rinnovabili. Una opportunità di riscatto viene offerta, al mondo, dalle potenzialità di crescita dei paesi emergenti, a condizione che, tanti esseri umani in cerca di realizzazione, vengano orientati e accompagnati nella direzione di uno sviluppo sostenibile, consapevole, utile e flessibile. Le lobby di quelli che contano, ha riconosciuto il sessantaseienne Muhammad Yunus meritevole del premio Nobel per la pace... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Ideologia compra e vendi.

domenica 1 ottobre 2006 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Il nostro è davvero un paese emblematico: decenni trapassati dagli scioperi a oltranza, di elargizioni e susseguenti prelievi, di proteste e rinculi repentini, di grida e urla forti nei riguardi dei deboli, di lamenti deboli verso i forti. Eppure mai come in questo momento di grandi sfide al cambiamento, all’innovazione delle menti, che poco hanno a che fare con le iperproduttività strutturali, c’è strisciante, il bisogno di rivendicare la propria casta, nella bottega delle proprie idee, tutto ciò per accedere ai colori della vittoria......senza fare troppo caso alle ginocchia piegate dalla necessità di fare ritorno ai propri passi, sotto il peso di un’esigenza di giustizia che rivendica nel dialetto di ciascuno quell’equità che disconosce calcolo e privilegio. Così qualcuno ammette che sorprendentemente stava meglio, prima, con il governo di centrodestra, meno tasse e più soldi nella pensione, mentre per lo stesso motivo qualcuno si morde le dita per la rabbia e la delusione di aver dato il proprio voto al governo di centrosinistra... Orientamenti politici diversi e anche assai distanti, che convergono verso lo stesso principio: il reddito pro capite è ciò che più conta, il reddito pro capite è soprattutto ciò che fa democrazia, il reddito pro capite fa celebrare il funerale dell’ideologia "compra e vendi", di quel credo politico che attraversa ogni sponda, nell’ordinata e furtiva dimenticanza di cecità sempre più ottuse. Persone diverse con lo stesso... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Violenza e viltà .

sabato 23 settembre 2006 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

In Italia c’è una bambina Bielorussa che è stata nascosta dai genitori adottivi, i quali hanno deciso di infrangere una norma e quindi rischiare la galera, pur di non farla rientrare nel suo paese, o meglio nel brefotrofio-orfanotrofio che la ospitava, e in cui è stata sottoposta a umiliazioni e violenze inenarrabili, in sequenze miserabili raccontate non solamente dalla stessa bimba, ma soprattutto, dai coetanei, carnefici, rei confessi. Violenza sui bambini, infamia tracotante di viltà. Fin troppo facile dare briglia sciolta all’emozione, fin troppo facile rimanere incollati al televisore, a tal punto da imbrigliare la colpa, quella colpa che è sempre di altri, ma ci sbatte addosso la nostra consueta impotenza. Bambini sottratti a una vita ancora tutta da venire, bambini rapinati della propria età e dei propri passi, bambini perduti nello strapotere dei confini eretti a stati distratti, dimentichi del rispetto della regola più naturale, quella che ci fa essere e rimanere uomini, persone, senso e parte di una umanità che sta ontologicamente dalla parte dei bambini. La piccola Maria è in Italia, in attesa che il suo paese di origine metta di lato l’orgoglio nazionale, ponendo al centro l’amore per la sua giovane cittadina, nella comprensione per la nuova famiglia incontrata. Occorre avere il coraggio di guardare fino in fondo in quegli occhi, non fermarsi alla periferia esistenziale che ci coglie sovente impreparati... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.





La nazione dei bisonti.

giovedì 14 settembre 2006 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Sento e vedo migliaia di persone, di ogni colore e nazione, diagnosticare terapie politiche e sociali per stabilizzare diritti e democrazie in paesi dilaniati dalla ferocia della povertà, dall’ingiustizia oramai globalizzata, che non sottrae religioni e dei, dal taglione del mors tua-vita mea. Guerre e stragi, uomini in armi e bambini depredati di ogni sorriso, terre divise e derubate dei propri confini, inni alla pace gridati a tempo di musica, e richieste di giustizia licenziate con qualche parola travestita di compassione. L’Africa è in fiamme, il Medioriente tra le macerie, Israele difende e la Palestina muore, l’Irak è in ginocchio e il Libano scomparso. Persone in marcia per la pace, altrettante in guerra per difenderla, altre circondate e maltrattate, per distribuire equamente il residuo di giustizia. Specialisti in relazioni spediti qui e là, equazioni e sottrazioni della comunicazione a supporto delle percentuali e delle statistiche, tutte ben contenute nella negazione del dato esponenziale, che accerta l’odio e la vendetta covare sotto il primo strato di pelle, che non si vede, ma si muove sotto carico, pronto a esplodere a ogni nuovo giorno. Scacchieri e pedine si muovono lentamente intorno a paesi dimenticati, città violentate, popolazioni abbandonate in confini inventati e frontiere frantumate. Il Far West è qui, moltiplicato per mille, nelle sue nefandezze inenarrabili.... PER CONTINUARE LA LETURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Giuda accanto a noi.

lunedì 4 settembre 2006 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Le immagini scorrono veloci, sembrano sequenze sparate con il lanciarazzi, ma non è il resoconto di una guerra oltre i confini nazionali, è il riassunto di una meschinità tutta nostrana, che ci riguarda da vicino, che si ripete ogni anno durante la stagione del sole. Così tra un abbandono che spesso diventa un vero e proprio assassinio, e un altro che miracolosamente si trasforma in una adozione, la mattanza canina non conosce pausa, neppure quella della coscienza. L’umano di turno "persona civile", facente parte la collettività, a volte persona preposta ai processi educativi e di crescita dei più giovani, di quanti, ad esempio i propri figli, assistono passivamente a drammi come quello di un cane spintonato sul ciglio di una strada. E’ incredibile come sottopelle, l’indifferenza e la disattenzione si insinuano senza lasciare traccia; sbalordimento e il dolore scompaiono con una scrollatina di spalle, si allontana lo sgomento per due occhi impietriti e ormai sezionati sull’asfalto, o se va bene disegnati sullo schermo di una televisione, pupille dilatate dal terrore di una solitudine imposta, senza colpa né rimando a ferire. Abbandoni e crudeltà travestite di infame perbenismo, abbandoni e dimenticanze in personalità mature infantilizzanti, abbandoni e disumanità nei ruoli e nei titoli di eccellenza nella nostra società, nelle nostre belle famiglie... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Indulto o inganno?

martedì 22 agosto 2006 di Vincenzo Andraous ( vincenzo.andraous@cdg.it )

Quando si parla di carcere, si rischia di incorrere in esternazioni ideologiche, per non percorrere la strada faticosa a nome Giustizia e Umanità. Per partorire davvero riforme, invece occorrono costruzioni mentali forse difficili, non basta esprimere giudizi. Tutti sappiamo che è più facile non guardare a quel che succede nei meandri di un penitenziario. Altrettanto sappiamo che è ancora meglio non interessarsi a quel che non succede in una prigione. In fin dei conti è più consono non accollarsi troppi mal di testa per "persone" che hanno sbagliato, e pagano giustamente pegno. Tranne poi scandalizzarsi e farne un dramma di coscienza, quando molte di queste persone, una volta ritornate in libertà, al termine della loro pena, ricommettono gli identici reati , creando allarme sociale e insicurezza. Allora si auspica, inasprimento delle pene, carcere duro..... il capo reclino negli strati più profondi, con l’unico risultato di nascondere la verità, quella che fa male e ci indica come corresponsabili di un’assenza che perpetua vittime e carnefici. L’impressione che si ricava dal dibattito attuale sull’indulto, è di una somma di parole che non favorisce speranza, eppure per superare lo scompenso, la diastasi tra punizione e recupero, occorre ripristinare un clima di collaborazione e di partecipazione attiva. Forse è il caso di prendere in considerazione il fatto che il reato, il delitto, necessitano anche di un risanamento oltre che di punizione... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


I giusti e la giustizia.

sabato 12 agosto 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Se da un lato il Ministro Mastella evidenzia il collasso del "sistema" giustizia in Italia per la cronica carenza di fondi, dall’altro il Governo ( buono, saggio e giusto ) annuncia nuovi tagli alla spesa pubblica; indovinate, però, per quale settore sono anche previste le "sforbiciate": manco a farlo apposta proprio per il settore della giustizia! Permettetemi una sana riflessione, ma ci sono o ci fanno? A fronte però dei lauti stipendi di cui godono i nostri cosiddetti "onorevoli" (chissà poi perché) per i quali pare non siano state previste le sforbiciate kamikaze di cui sopra le croniche carenze di "picci" che affliggono il sistema giudiziario hanno portato alla seguente situazione che definire imbarazzante è veramente pochino: una carenza di organico nelle procure sparse su tutto il territorio del nostro logoro stivale che pare sia stimata tra il 30 e il 50% , la benzina per le auto di servizio si somministra con il contagocce (pare sia stato impartito l’ordine di inseguire solo le auto di piccola e media cilindrata in modo tale da non consumare troppo!) il materiale di cancelleria, poi, è stato abbondantemente cancellato, e di questo, essendo avvocato, ne ho contezza visto che con sempre maggior frequenza sono costretto ad acquistare da solo le "risme" di fogli su cui redigere i verbali d’udienza! Ma non è mica finita qui, infatti, mancherebbero... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Quanto ci costa?

mercoledì 2 agosto 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Non capisco cosa stia succedendo oggi in Italia, in verità anche ieri...Percorriamo strade degne di...chiedo scusa al lettore ma non so più come definirle, abbiamo le ferrovie peggiori d’Europa per la fatiscenza dei treni e le pessime condizioni delle linee oltre al fatto che (solita storia tutta italiana) dopo aver realizzato la linea per l’alta velocità si sono resi conto che la tensione non sarebbe distribuita in maniera uniforme su tutta la linea e quindi...a voi cari lettori concludere la mia osservazione piuttosto scontata! Insomma siamo ridotti piuttosto maluccio e questo perché le casse della sgangherata casa Italia sono pressoché vuote almeno stando agli allarmismi lanciati dall’attuale Governo che ovviamente attribuisce ogni responsabilità a quello precedente. Stando così le cose, ma, soprattutto stando al decreto Bersani volutamente approvato vista la necessità e l’urgenza di reperire fondi per tirare avanti la carretta...perché di carretta si tratta, saremmo in emergenza e quindi non in grado di permetterci spese se non quelle necessarie alla mera sopravvivenza... o no? Se qualcuno mi chiarisse le idee su questo punto dissipando le nebbie che invadono i miei pensieri gliene sarei veramente molto grato! E come non avere qualche perplessità sulla reale consistenza delle nostre casse quando, in questi giorni capita di vedere i volti sorridenti dei nostri governanti seduti intorno al tavolo delle trattative di pace a Roma o impegnati in dispendiose missioni in Medio Oriente. Ma, scusate, non eravamo poveri? PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Cari e onorevoli signori...

mercoledì 19 luglio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari e onorevoli signori che da poco siete al timone del carrozzone targato Italia vorrei rivolgervi una domandina semplice, semplice: non vi siete resi conto di avere un tantinello esagerato, il 4 luglio scorso, approvando il decreto legge Bersani-Visco? Peccato di gioventù o intento truffaldino? Ai posteri l’ardua sentenza: e che sentenza! Sarò pure un umile avvocato di periferia ma il vostro benedetto decreto disorienta la mia pur scarsa intelligenza; si paventava con spavalderia l’abolizione dell’i.v.a. sulle transazioni immobiliari poi smentita e spacciata per mero errore tecnico; avete sbandierato la liberalizzazione delle licenze dei taxisti che poi, in tutta fretta, avete provveduto a smentire; ma la bufala più grossa, a parer mio, l’avete commessa con l’abolizione delle tariffe minime degli avvocati giustificandola, addirittura, come richiesta avanzata a gran voce dall’Europa, insomma nascondendovi dietro quel ditino birichino e coprendo una marachella grossa così! Forse sarò anche di parte, ma, a tal proposito mi pare che tutte le componenti del Parlamento Europeo, con in testa il P.p.e. e il P.s.e., si siano espressi in maniera "leggermente" diversa votando una risoluzione contenente "indicazione" esattamente all’opposto di quanto da voi dichiarato! Allora, forse per onestà intellettuale, non sarebbe stato il caso di leggere gli atti di quella seduta del Parlamento Europeo ( esattamente del 23 marzo u.s.)... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Dio denaro... e truffe regine.

sabato 8 luglio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Non si era detto che la Calabria fosse la terra dell’indigenza e del bisogno? Allora come si spiegano i continui e imbarazzanti sperperi di denaro pubblico perpetrati ai danni della collettività? Insomma che razza di amministratori si sono alternati sugli scranni del potere della Regione Calabria in tutti questi anni? Dov’è il confine tra onestà e disonestà visto che una volta ottenuto il potere buona parte degli amministratori si adegua al malcostume imperante piuttosto che salvaguardare gli interessi dei soggetti amministrati? Da qualche tempo gli uomini della Guardia di Finanza in collaborazione con le altre forze di polizia stanno portando alla luce, attraverso certosine ed encomiabili operazioni di controllo, alcune maxi truffe perpetrate da chi avrebbe dovuto amministrare saggiamente il denaro pubblico e che invece...E’ di questi giorni, infatti, la notizia, (che ormai non fa più notizia) che gli uomini delle fiamme gialle hanno scoperto l’ennesima truffa ai danni della Regione Calabria, mi riferisco alla maxi inchiesta sulla sanità in Calabria e ai sedici milioni di Euro destinati inizialmente per la concretizzazione di una fantomatica e tanto paventata campagna di prevenzione per i tumori femminili e per la realizzazione della quale sono state addirittura acquistate attrezzature all’avanguardia...ritrovate poi dagli uomini delle Fiamme Gialle ancora imballate negli scantinati delle varie aziende... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Una su tre...

domenica 25 giugno 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Delle tante notizie apprese dagli organi di stampa nell’ultima settimana e riguardanti "il continente calabrese" tre su tutte hanno destato la mia attenzione; la prima e la seconda rappresentano una vergognosa recidiva già oggetto delle mie "attenzioni" mentre la terza è una piacevole conferma a testimonianza del fatto che quando si opera bene i risultati arrivano! Vorrei cominciare proprio da quest’ultima affinché possa essere di buon auspicio per i futuri accadimenti di Calabria... Secondo un recente rapporto del Censis - Repubblica l’ateneo calabrese per eccellenza (senza con ciò voler togliere alcunché agli altri atenei calabresi), quello di Cosenza, sarebbe tra i primi nel panorama nazionale soprattutto per quanto riguarda le facoltà di economia, scienze politiche e ingegneria; Il rapporto mette chiaramente in evidenza il miglioramento nei parametri riguardanti la didattica e lo standard dell’offerta, ma la notizia che a mio avviso lascia ben sperare per il futuro è che fra poco tempo saranno operativi alcuni accordi con università straniere, in particolare asiatiche, in un ottica di internazionalizzazione dell’ateneo calabrese che ha finalmente condotto alla stipula di accordi e convenzioni con università statunitensi e canadesi: insomma una bella pagina di un libro rovinato dall’incuria e rosicchiato dai topi. Sono queste le notizie che vorrei riportare nei miei scritti, intrisi invece, quasi sempre, di tristezza e delusione per le enormi potenzialità inespresse di un territorio ostaggio... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Buon governo?

lunedì 19 giugno 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

C’è ancora qualcosa di buono anche in una terra dove, di solito, non c’è nulla di nuovo sotto il sole! Si, cari lettori finalmente posso raccontarvi una vicenda che fa onore alla categoria degli amministratori della "res publica"...non è certo cosa di tutti giorni. Spesso ci lamentiamo di essere governati da classi politiche inadeguate (qualcuno parla di incompetenza) ma non altrettanto spesso ce ne chiediamo i motivi. Sarebbe utile allora capire cosa spinge un essere umano a intraprendere la difficile scelta di entrare in politica, quali interessi interagiscono per determinare una simile scelta cercando, ovviamente, di non fare di tutta l’erba un fascio. Personalmente ritengo che, oggi, l’interesse principale sia da inquadrarsi nei lauti profitti che una simile scelta comporta a chi dovesse farla senza troppo interessarsi, poi, della reale gestione né dell’amministrazione della cosa pubblica. Prendiamo ad esempio il caso della Città di Cosenza dove in occasione delle ultime due tornate elettorali amministrative sono scesi in campo una miriade di candidati per contendersi un posto in consiglio comunale! I numeri sono di quelli altisonanti pertanto non posso non interrogarmi (altrimenti sarei un ipocrita) sui reali motivi che inducono tanti onesti cittadini, di cui buona parte non si è mai interessata di politica o elezioni, a contendersi lo scranno in consiglio; chi mi legge potrebbe mai pensare che il reale motivo di tanto interesse possa essere l’indennità... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Addio, bandiere blu!

domenica 11 giugno 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Qualche tempo fa ho scritto delle condizioni non proprio soddisfacenti in cui versano i mari italiani e quelli della Calabria, in particolare, specialmente il tirreno; quell’articolo scatenò le ire di coloro i quali ipocritamente, lasciatemi passare questo termine, sostenevano e, incredibilmente, continuano a sostenere il contrario! Recentemente i mass media locali hanno dedicato molto spazio alle affermazioni, in verità non troppo confortanti, rilasciate da Legambiente e Touring che hanno provveduto, senza mezzi termini, a declassare anche una delle poche isole felici da un punto di vista ambientale rimaste in Calabria, ovvero, Tropea, nel vibonese; insomma anche questa rinomata località balneare calabrese ha perso la propria bandiera blu di cui, fino a poco tempo fa, andava fiera; ancor più triste, per non dire altro, è il fatto che tutte le bandiere blu calabresi sono state melanconicamente ammainate! Ma come ha potuto permettere, una regione che ha speso e spende miliardi in pubblicità, in Italia e all’estero, infatti basta pensare al famoso slogan - Calabria, perla del Mediterraneo- che accadesse tutto ciò? Gli amministratori hanno riflettuto sui danni che notizie del genere comporteranno agli operatori turistici e all’immagine della Calabria intera una volta famosa proprio per la salubrità delle sue acque? Ma le risposte non hanno tardato ad arrivare, risposte avvilenti esattamente come le notizie diffuse dalla stampa... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Mare... d’amare?

sabato 3 giugno 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

In genere con l’approssimarsi della bella stagione le amministrazioni serie e responsabili si prodigano per rendere accoglienti i propri litorali al fine di garantire ai turisti vacanze indimenticabili...In quasi tutte le province della Calabria, questo non accade ormai da anni! Riecheggiano ancora nei meandri della mia memoria le promesse fatte agli elettori nel corso delle ultime tornate elettorali riguardanti il rinnovo del consiglio Provinciale di Cosenza, prima, e del consiglio Regionale poi, quando i vari candidati, oggi presenti nelle stanze che contano ovvero quelle dei bottoni, avevano posto in primo piano l’impegno della tutela dell’ambiente e, quindi, dei mari che rendono questa terra, una penisola nella penisola. Come interpretare, allora, le parole dell’attuale presidente della Giunta provinciale di Cosenza, esternate nel corso di convegni e dibattiti sull’annoso problema dello stato di agonia in cui versano i nostri mari al pari dei nostri fiumi, come intendere le sue promesse circa l’impegno assunto di rendere le acque fruibili a tal punto da poterle addirittura bere? C’è solo un modo per poterle intendere al meglio: bugie, clamorose e ridicole bugie, viste le attuali condizioni (e sono trascorsi già due anni!)! Così, come altrettanto ridicole e menzognere appaiono oggi le scuse presentate ai turisti dal nostro attuale Presidente della Regione nel 2005, al culmine di una stagione che definire disastrosa appare riduttivo viste le pessime condizioni del mare e dei litorali; scuse fatte pervenire al popolo dei vacanzieri illusi e poi delusi attraverso le pagine dei principali quotidiani nazionali e regionali a cui però si aggiungeva l’impegno, (la Calabria è indubbiamente terra di continui impegni e... pegni)... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Mondo pallone!

sabato 27 maggio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Da tempo, ormai, assistiamo allo scandalo che ha travolto il mondo del calcio svelando collusioni al limite dell’umana comprensione...calciatori, allenatori, presidenti e dirigenti di squadre blasonate e non, ( non dimenticando anche gli arbitri) tutti insieme nel calderone del malaffare; e pensare che questo è lo sport nazionale che entusiasma gli animi dei tanti tifosi sparsi lungo lo stivale: che delusione! Quel mondo sferico del calcio così ricco di lustrini e di paillettes oggi mostra il suo vero volto: una cloaca fetida e puzzolente dove si muovevano loschi figuri a caccia di imbrogli piuttosto che di risultati veri e onesti. Anche il saccente Aldo Biscardi, mattatore indiscusso della trasmissione televisiva "il processo" è finito, a sua volta, sotto processo per le clamorose collusioni con il direttore sportivo della Juventus, Luciano Moggi finalizzate a taroccare la verità: roba italiana, fenomeno tutto italiano quello dell’imbroglio; come si può giungere a tanto...come si può tradire la fiducia di chi crede in quello che fai? Il tifoso ora come si potrà sentire? Chi se ne frega...questo, probabilmente, era il motto dei signori del calcio quando allungavano i loro lunghi tentacoli su questo mondo dorato senza più dignità. Ma non è tutto perché, cari lettori, i signori calciatori, strapagati e straviziati, si permettevano anche il lusso di taroccare le partite alla ricerca di altri guadagni:vergogna! Come si fa ad essere schifosi fino a questo punto? Possibile che non si conosca un limite per le proprie nefandezze?... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Cose nostre...

domenica 21 maggio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Dedico questo articolo a coloro i quali, ( pochi in verità e mai direttamente ma solo per "riporto", una delle tante usanze tipiche delle nostre parti) continuano a insistere sul mio eccessivo pessimismo nei confronti delle "cose" di Calabria! A lor signori questa volta rispondo in qualità di presidente nazionale del movimento per la tutela dei diritti umani e mi permetto di esternare il mio pensiero anche in virtù delle nove minacce di morte (alcune serie, altre un po’ meno) pendenti sul capo del sottoscritto e collezionate durante anni di militanza attiva nel campo della tutela dei diritti umani. Invito queste brave persone a seguirmi virtualmente (con un minimo di pazienza e di obiettività) nel breve viaggio tra le cose di Calabria che mi appartengono, che vi appartengono e che dovrebbero appartenere a tutti gli italiani! Iniziamo obbligatoriamente da una cancrena che, decennio dopo decennio, sta dilaniando la nostra terra: la "NDRANGHETA una cosa brutta almeno quanto il suo nome...allora ditemi faccio forse male a parlarne? Come potrei tacere dei tanti Consigli comunali sciolti nel corso degli anni proprio a causa delle ingerenze mafiose nella gestione della cosa pubblica o delle capillari infiltrazioni in tutti i settori del nostro vivere civile (definiamolo pure così, ma rappresenta una evidente forzatura)? Come tacere dei mille attentati, delle tante minacce e dei molteplici omicidi di cui si è resa protagonista conquistandosi... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Calabria ora...

lunedì 15 maggio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Signore e signori ecco l’ennesimo scandalo che ha riportato alla ribalta della cronaca nazionale la terra calabra: ancora infiltrazioni mafiose, questa volta all’interno dell’Azienda Sanitaria di Locri, in provincia di Reggio Calabria, già tristemente famosa per fatti di questo genere e riconducibili alla stabile e ingombrante presenza della malavita organizzata; la "ndrangheta, perché sempre di questa maledetta piaga si tratta, è la maggiore responsabile della chiara agonia di una realtà che sta soffocando lentamente la classe imprenditoriale onesta che inutilmente cerca di investire sul territorio! E pensare che proprio da questo centro calabrese era partita una straordinaria iniziativa che ha visto un lodevole coinvolgimento popolare a tutti i livelli: proprio da Locri, infatti, si è tentato di gridare a voce alta e in piazza un secco "no" alla mafia e ai suoi squallidi derivati in modo tale da rompere il muro del silenzio che da queste parti, credetemi, avvolge tutto e tutti... per la prima volta nella storia di questa terra, il primo maggio scorso, in occasione della festa del lavoro, è stato organizzato un megaconcerto che avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una svolta verso l’affrancamento dal malaffare! Oggi, forse, abbiamo finalmente preso coscienza del fatto che la strada da percorrere è molto più ripida di quanto non si pensasse e che gli ostacoli da superare sono veramente difficili oltre che pericolosi... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Punti di vista?

domenica 7 maggio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Coloro che mi conoscono sanno che ciò che scrivo della mia terra corrisponde al vero: un vero fatto di verità estrapolata dalla realtà, nulla di più e nulla di meno rispetto a ciò che vedo e a ciò che sento! Eppure a qualcuno questo proprio non piace, sostenendo che sarei un mistificatore fornendo della Calabria un’immagine distorta e allarmante! A tal proposito, come mi è già capitato di scrivere in altre occasioni, ribadisco che mi piacerebbe poter dare al lettore un’immagine positiva della mia terra ma proprio non posso: leggo i giornali, guardo i notiziari insomma vivo la realtà che mi circonda e osservo tante cose che proprio non mi piacciono e che non fanno onore al popolo calabrese in genere! Tra l’altro, forse qualcuno dimentica non so quanto inconsapevolmente, che il sottoscritto presiede il movimento per la tutela dei diritti umani e che la realtà, quella vera però, la vive anche attraverso gli sfoghi dei tanti che si rivolgono a noi per avere giustizia attraverso il nostro operato: poi sarei io a mistificare la realtà...ci vuole veramente un bel coraggio per affermare ciò; per farla breve, mi si rimprovera di essere onesto e realista: ci rendiamo conto della gravità della cosa? Tanto per continuare ad essere attinente con la realtà voglio riportare integralmente una notizia che hanno diffuso le agenzie di stampa il giorno 27 aprile di quest’anno... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Un buon giorno per morire.

domenica 30 aprile 2006 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Non sono un Libertador. I Libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé" (Ernesto Che Guevara). Ci risiamo. Per la seconda volta e a breve distanza di tempo, il nostro editorialista di riferimento, mio fratello, è stato fatto oggetto di "attenzioni" vili e meschine da parte di chi, tra l’altro, viene comandato ad agire perché, comunque, non riuscirebbe a decidere nulla se non scodinzolare quando il padrone manifesta le proprie volontà. È presumibile concludere (anche se saranno le autorità competenti a confermarlo) che ciò sia la conseguenza delle denunce riguardanti malversazioni e ingiustizie sociali di cui è vittima la terra di Calabria. Non condivido la scelta di mio fratello che, da buon idealista, tenta di sovvertire l’andamento di abitudini incancrenite durante secoli di buio, responsabili di aver portato il meridione d’Italia ad autoconsiderarsi l’ultima ruota del carro di chiunque. Sono convinto del fatto che solo "quando il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa". Questa è storia, non punti di vista. Il resto appartiene alla categoria delle battaglie inutili perché non richieste. O meglio, pretese da qualcuno che, prima tira la pietra (o fa finta) e poi, spesso, si rimette la mano in tasca per non essere individuato. Anche questa è storia. La nostra, del Sud. Però, ora il gioco cambia tavolo e regole... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Una rotta da invertire...

martedì 25 aprile 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ opinione comune che tutti siano desiderosi di parlare e di scrivere bene della propria terra, compreso chi scrive; però, per ovvi motivi, in questo momento, proprio non è facile, ovviamente, se ci si vuole attenere alla realtà "reale", quella di tutti i giorni quella, cioè, sotto gli occhi di tutti e non quella mistificata, alla quale (semptre più in affanno) ricorrono "volpi e gatti" per dimostrare il contrario di ciò che realmente, invece si determina nel tentativo (che, ormai, ha stancato) di rabbonire un popolo maledettamente strano, che ama vivere delle promesse altrui e osannare i potenti (o i santi) di turno salvo lamentarsi, poi, quando questi sono tanto lontani da non poterli ascoltare; per capire che non mento, bastano piccoli e semplici gesti quotidiani come ad esempio sfogliare le pagine dei quotidiani (locali e nazionali), ascoltare la radio oppure osservare qualche tg (regionale o nazionale) per rendersi conto che questa nazione, ormai, si è incamminata sulla strada dell’oblio dalla quale, purtroppo, sarà veramente difficile, tornare indietro! "Tu sei un pessimista" dice qualcuno, semmai realista rispondo io a quei troppi "qualcuno" che si affannano a screditare i miei "diari di bordo", che altro non sono se non semplici pensieri e amare riflessioni su quello che si vede, anzi, su quello che si vive, insieme agli altri troppo distratti per accorgersi di quello che hanno intorno... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Terra di Calabria...

sabato 15 aprile 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ davvero strana questa terra. Prima, tutti sono pronti a lamentarsi poi, nessuno muove un dito per cambiare le cose; dicono che questo accade perché la paura attanaglia l’animo dei calabresi, ma comincio a sospettare che, l’immobilismo bieco e ipocrita di cui scrivo, sia una bella posizione di comodo assunta da molti che, altrimenti, non saprebbero come condurre i propri loschi e miseri giochetti; insomma da queste parti si adotta l’antico adagio "armiamoci e partite" perché conviene, perché permette di non rischiare nulla e poi, sport da molti praticato, di stare con un piede in dieci scarpe: è questa la verità vera di Calabria, il resto non sono altro che chiacchiere, chiacchiere ipocrite e superflue appunto! A tal proposito dichiaro di non stupirmi più di fronte alle inutili richieste rivolte al mio indirizzo di smetterla di trattare argomenti scottanti come la mafia o il malaffare avanzate proprio da chi, in silenzio e al riparo da orecchie indiscrete, se ne lamenta paventando di abbandonare questa terra proprio perché diventata ormai invivibile; insomma un vecchio tormentone che ascolto da tempo, solo inutili parole che fomentano e alimentano il dissenso, ma che non trovano una soluzione al problema ormai nel pieno della sua metastasi virtuale, una metastasi che, a mio avviso, lascia ben poche speranze ad una terra ormai incancrenita e incapace di reagire ai violenti attacchi del malaffare: già ma da che parte sta il malaffare? ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Ad armi pari...

sabato 8 aprile 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Spesso mi è capitato di annoiarvi a causa dei miei tanti anatemi scagliati contro l’A.N.A.S. compartimentale della Calabria unica responsabile, non solo a parer mio, delle condizioni vergognose in cui versano le arterie principali e meno principali (ma non meno importanti) della regione; anatemi scagliati come ultima risorsa rimasta disponibile per chiedere giustizia e conto delle tante nefandezze compiute in questi anni e subite puntualmente quanto incolpevolmente dagli utenti della strada. Di eguale natura, poi, sono stati gli anatemi scagliati contro Trenitalia S.p.A. colpevole di prendere quotidianamente a calci nel fondoschiena gli utenti dell’alto ionio cosentino, sopprimendo utili fermate intermedie dei treni interregionali e chiudendo stazioni importanti per lo sviluppo di un turismo tanto paventato ma, a tutt’oggi, più che agonizzante; come se non bastasse, la disgraziata, forse meglio dire "onorata", società ha avuto il barbaro coraggio di andare oltre, superando, quindi, se stessa e spingendosi fino a sopprimere treni di vitale importanza per i tanti pendolari costretti a muoversi quotidianamente per lavoro o, in alcuni casi, modificandone gli orari in modo tale da arrecare agli stessi il maggior danno possibile in nome di un servizio su gomma che verrebbe garantito sul mitico (si fa per dire ovviamente) percorso della 106 ionica altrimenti detta, pensate un po’, la strada della morte, chissà poi perché... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Mondi paralleli.

giovedì 30 marzo 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

In questo periodo (non solo in questo in verità) sfogliare un quotidiano locale (soprattutto del Sud Italia) è veramente mortificante! Da calabrese sono offeso e indignato di fronte ai titoli che campeggiano sulle prime pagine dei giornali perché comincio a ritenere che per la mia, anzi, per la nostra terra non ci sia più la speranza di un affrancamento dal malaffare, dalla delinquenza e dalla mala gestione della cosa pubblica. Insomma il vivere civile non potrà mai appartenerci fino a quando persisterà questo stato di cose anche perché abbiamo un’infinità di problematiche che, da soli, evidentemente, non riusciamo proprio a risolvere. I morti ammazzati ormai non si contano più e gli atti intimidatori sono all’ordine del giorno in una realtà fatta di disoccupazione, immobilismo e...omertà; certe cose bisogna avere il coraggio di denunciarle per come sono in realtà, non possono rimanere "cosa nostra" fingendo che tutto vada bene! Non si può più tacere di fronte ai mille soprusi che una terra come la Calabria ci riserva, ogni giorno, nel nostro piccolo fatto di niente e silenzio condito dal sangue innocente di coloro i quali sono stati sacrificati negli anni, immolati sull’altare puzzolente della mafia e del malaffare che (beati loro!) prolificano spavaldi in assenza di regole dettate da uno stato che dovrebbe essere presente e che, invece, risulta essere latitante proprio come i mafiosi. E già, cari lettori, diciamola tutta: da queste parti lo Stato è latitante proprio come... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


La lingua batte, dove il dente duole...

sabato 25 marzo 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Se è vero che la lingua batte dove il dente duole e che in Calabria sono davvero tanti, anzi meglio dire troppi, i denti che dolgono allora è altrettanto vero che la mia lingua batte a tal punto da essere diventata un tamburo impazzito! E’ proprio per questo che torno a parlare delle infrastrutture di una terra maledetta, soprattutto in un periodo in cui il dibattito intorno alla realizzazione del ponte sullo stretto si è riacceso fino a diventare una vera e propria farsa: infatti questo benedetto ponte, indifferente per i più, e, addirittura, non voluto dai siciliani (ho contezza di ciò che affermo) che perderebbero la loro caratterizzazione di isolani è, invece, fortemente desiderato da chi ha veramente interesse a realizzarlo, lascio a voi capire chi e perché! Farse su farse, bugie su bugie, una dietro l’altra che mortificano l’intelligenza di un popolo, quello calabrese, continuamente preso in giro da classi dirigenti sempre meno attente ai problemi reali di una terra che sprofonda lentamente nella dimensione del non ritorno...ma qualcuno afferma che tutto va bene, beato lui! Da calabrese, infatti, mi interrogo e vi domando come sia possibile pensare la realizzazione di una simile opera monumentale quando dalle nostre parti non funziona più nulla, dalle ferrovie alle infrastrutture primarie e secondarie tutte afflitte dal male incurabile dell’abbandono e dello sciacallaggio... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Ancora Leonardo, ancora il silenzio.

sabato 18 marzo 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ inutile nascondervi che ogni tanto mi piace riproporre argomenti dei quali ho già scritto per evidenziare la loro drammaticità; credo, infatti, che il ripetersi alcune volte non guasti, anzi! La riproposizione di argomenti scottanti dovrebbe toccare la sensibilità di chi legge e spronare gli animi più nobili alla risoluzione del problema (un semplice tentativo sarebbe bene accetto comunque), non sempre è così, purtroppo, ma io, indomito sognatore, ci provo lo stesso! Questa volta torno su un caso che ha contribuito a rendere amare le mie vacanze natalizie ovvero la triste vicenda che ha come protagonista principale un ragazzo di appena sedici anni scomparso nel nulla da oltre tre mesi; Leonardo Algieri (questo è il suo nome per chi ancora non conoscesse la sua storia) è un ragazzo dai difficili trascorsi consumati tutti ad Apollinara, nel cosentino, ovvero in una periferia di provincia a sua volta periferia d’Europa, dimenticata da Dio e dagli uomini... a rendere più complicato il tutto sono le sue precarie condizioni di salute che, ormai, fanno temere il peggio; Il piccolo Leonardo è un figlio incompreso del nostro tempo che pare avere spazio solo per nomi e imprese altisonanti, altrimenti...amen; non bisogna dimenticare, però, che, da queste parti, in questa terra maledetta, sono tanti i figli incompresi in una realtà di per sé difficile da comprendere, ma questo figlio, in particolare, ha una marcia ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Danni di guerra.

domenica 12 marzo 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Mi sarebbe piaciuto commentare l’assurda notizia apparsa qualche settimana fa su alcuni quotidiani Nazionali circa le minacce indirizzate al nostro paese dal Leader libico Moammar Gheddafi (sempre lui) e relative (ancora...!) al presunto mancato pagamento da parte del nostro governo dei danni di Guerra alla Libia; Il colonnello, infatti, avrebbe detto testualmente che " (...) in futuro non si possono escludere altre aggressioni nei confronti di obiettivi italiani (dopo quella subita dalla nostra ambasciata a Bengasi) se il Governo di Roma si rifiuterà di indennizzare il popolo libico per quanto commesso dal regime coloniale italiano in Libia, un regime sotto il quale migliaia di libici furono uccisi..." e via discorrendo sempre con il medesimo tono arrogante utilizzato dal leader libico per le sue cicliche rivendicazioni! Avrei voluto commentare l’ennesimo episodio di una farsa che va avanti, tra alti e bassi, da almeno trent’anni ma, scorrendo le pagine di alcuni quotidiani calabresi (del 3 marzo 2005), la mia attenzione è stata calamitata dalla notizia relativa al primo risarcimento in favore di Ugo Di Bennardo attuale capo compartimento dell’A.n.a.s. del Veneto e direttore dei lavori di ammodernamento per il cantiere a Nord di Cosenza, sulla Salerno Reggio Calabria, ai tempi in cui iniziò l’inchiesta della procura antimafia di Catanzaro che portò allo svolgimento del processo Tamburo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Il colore dell’abbandono.

sabato 4 marzo 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Sull’ultimo numero di Panorama, il 2061 per la precisione, l’ex "picconatore" della Repubblica, Francesco Cossiga, si è pronunciato sul solito, triste problema che da sempre affligge la Calabria: la mafia, una cancrena degenerante e contagiosa, mai curata veramente e che sta uccidendo un’intera regione con la complice negligenza di chi potrebbe...ma non fa! L’ex presidente della repubblica al suo intervistatore, che gli chiedeva abilmente spiegazioni sull’affermazione -"Lo Stato c’è!"- (in verità poco credibile) fatta dal Ministro dell’interno Pisanu subito dopo l’omicidio Fortugno, molto candidamente rispondeva: "voglio bene a Pisanu, ma se in Calabria lo stato c’è, evidentemente non si vede. Quando Loiero (l’attuale Governatore della Regione Calabria) denunciò il clima di intimidazione, in tanti fecero spallucce". Tale affermazione si ricollegava all’atto intimidatorio subito dallo stesso Loiero nel mese di giugno dello scorso anno (lo ricordo molto bene quel periodo in quanto anche al sottoscritto, come a tanti altri personaggi della mia terra, della nostra terra, giunse "un pensiero, poco gradito in verità, scritto da eguale squallido pugno e recante simile concetto di base") e mi lascia alquanto perplesso, infatti, combinando tale esternazione con un’altra - tanto incredibile, quanto vergognosa - fatta dallo stesso Cossiga... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


C’era una volta...

domenica 26 febbraio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

C’era una volta una terra senza troppe pretese...ma con molta dignità! Era una terra dove "la stretta di mano" tra uomini seri leali e sinceri valeva più di qualsiasi carta scritta e più di un volgare contratto: "onore" e "dignità", a quei tempi, erano elementi imprescindibili dalla vita di relazione ben e al di sopra di un "semplice" atto di compravendita; ricordo, con un velo di nostalgia, che in quella terra, non di rado, capitava di vedere automobili incustodite con le chiavi addirittura inserite nel quadro strumenti: nessuno, allora, temeva di non ritrovarla, si era tranquilli; tale oggettiva e diffusa serenità si rifletteva anche sulle abitazioni, all’interno delle quali non esistevano sistemi di allarme a protezione dei propri beni né, tanto meno, porte blindate o sistemi di telecamere a circuito chiuso; era una terra dove potevi passeggiare tranquillamente senza temere brutte sorprese, dove gli anziani non venivano scippati per strada, facile preda di delinquenti senza scrupoli; ricordo con una lagrima di commozione come a quei tempi "i nonni" ricoprissero il ruolo di guida all’interno della famiglia in cui trasferivano il loro bagaglio di esperienza anche attraverso racconti che tenevano uniti intorno ad un tavolo adulti e bambini lasciandoli con il fiato sospeso... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Chi voterò...

sabato 18 febbraio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori, sembra che il mondo della politica locale, trascinata da quella nazionale, non riesca a pensare ad altro che alle prossime due tornate elettorali: quella delle politiche (a livello nazionale) che si consumerà nel mese di aprile e quella delle amministrative per il rinnovo di alcuni Consigli Comunali. Le attenzioni sono tutte rivolte alle tematiche scaturenti da questi due avvenimenti che, per importanza, sembrano quasi aver superato il momento iniziale del "Big-Ben"! Tutti presi, tutti indaffarati a seguire le notizie dell’ultima ora che potrebbero sconvolgere gli equilibri in campo ed essere quindi determinanti per la conquista della torta (in realtà molto succulenta) in palio (o di una delle comode poltrone disponibili). Politica, politica ed ancora politica quindi, null’altro si ritiene importante in questi delicati frangenti, dimenticandosi che, nel frattempo, il mondo continua a girare; il mondo, cari signori, gira con tutte le sue problematiche legate alla nostra quotidianità...il resto, conta veramente poco! La mia mente vola ad un triste episodio verificatosi in Calabria (dove i contesti politici sono in subbuglio più che mai) per esattezza a Polia, in provincia di Vibo Valentia, poco prima delle recenti festività natalizie, episodio che ancora non ha avuto soluzione nonostante... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


ANAS e ananassi... di bugie.

domenica 12 febbraio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ci è capitato di leggere una comunicazione dell’Ufficio pubbliche Relazioni dell’A.n.a.s. con cui si intendeva dare notizia al mondo intero dell’acquisizione della certificazione di qualità Uni Iso 9001/2000. A tal proposito, vi chiediamo di analizzare insieme a noi e molto attentamente i motivi per i quali è stata acquisita: 1) sorveglianza stradale svolta da apposite squadre e capocantonieri e che attiene all’esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria (a tal proposito, come dobbiamo considerare tale riconoscimento se lo valutassimo alla luce delle effettive pessime condizioni delle arterie gestite proprio A.n.a.s.? Possibile che solo in pochi si siano accorti della presenza sul manto stradale di buche grandi come caverne? Ci chiediamo, ancora, come sia possibile che nessuno, in questi anni, si sia accorto della presenza di numerosissimi detriti sulle nostre strade.... guarda caso controllate proprio dall’A.n.a.s., che vengono proiettati come proiettili sulle nostre autovetture da chi, incolpevole, ci precede?) 2) progettazione e direzione dei lavori stradali... (occorre dire ancora altro sulle condizioni di alcuni tratti ammodernati della Salerno- Reggio Calabria se non "vergogna"?)... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Elezioni ed elettorato.

lunedì 6 febbraio 2006 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ci avviciniamo al periodo elettorale, la febbre sale e le promesse fioccano! Come sempre accade in questi momenti pre-elettorali e di fibrillazione assoluta le debolezze e i problemi della povera gente diventano i punti di forza, le feroci tigri da cavalcare per alcuni politici senza scrupoli: le richieste di voto si sprecano e gli impegni (sul proprio onore) di risolvere le problematiche più disparate non si contano visto che, per l’occasione, vengono prese in considerazione proprio tutte, nessuna esclusa. Siamo alle solite perché ancora non vogliamo proprio capire che, ad elezioni concluse, i riflettori si spegneranno non solo su "tutti" ma anche su "tutto" e...buonanotte ai suonatori! Io, però, non mi sento di condannare quella categoria di politici scaltri e approfittatori anzi, il mio ditino indice lo punto, solo ed esclusivamente, su quella parte di elettorato che è sempre pronto ad inchinarsi davanti al politico di turno chiedendogli di tutto ben sapendo che ciò che gli verrà promesso, almeno nella maggior parte dei casi, non si realizzerà mai. Allora caro elettore mendicante, che senso ha sparlare di questo o quel politico dopo averne incassato consapevolmente l’ennesima bugia, forse, o anima candida, non sapevi che sarebbe finita così? Lo sai che così facendo le problematiche che...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Ancora qui...

sabato 28 gennaio 2006 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Finalmente. La luce dei lampioni ci rivede sulle barricate e si riflette sulla strada lucida di un Web tanto utile quanto, ancora, troppo vulnerabile. Siamo in rete dall’alba del terzo millennio, nati come una scommessa che si vince o si perde, la mattina, nello specchio di un caffè. Siamo qui per chi ha qualcosa da dire o solo voglia di ascoltare. Piccoli dolori, che vivono dentro ai cuori: non vogliono dottori ma solo spazi per pensare. Per chi non può dormire ma non riesce a svegliarsi; per chi ha la notte alla finestra e cerca il chiaro del semplice e vero; per chi ha vuoti nel futuro e morsi nella memoria. Siamo qui e non ci smuove nessuno. Come una cosa che era meglio non fare, come polvere di sabbia in bocca a un assetato, qualcuno ci ha oscurato. O meglio, ci ha provato. Quest’acqua che ha rotto gli argini, però, ha lasciato una riga nera lungo i muri del nostro lavoro. Anni di impegno corale, avvolti nell’oblio di un server lontano. Così come il giorno, che ha gambe per andare, ci siamo rimessi all’opera per ricostruire l’architrave dei nostri database, con gli occhi a cercare il passato in una terra diventata straniera, alla stregua di un giorno di festa, diventato tempesta. Prendiamola come un’assenza che ci ha reso migliori, non come un lungo saluto, o un sorriso che dura un minuto. Semmai, uno sguardo rivolto al futuro, un’occhiata al di là del muro. Come una nuvola sul sereno, però, non siamo ancora completi. Manca, all’appello il frutto di quelli (voi e noi) che hanno voluto creare sogni sulle pagine di questo giornale. Provvederemo. Siamo stati nel buio... e non c’era nessuno. Solo un po’ di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente.


Spigolature di fine anno...

mercoledì 28 dicembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Eccoci finalmente giunti alla fine di questo anno; fioccano i bilanci dentro ognuno di noi e, come sempre, qualcuno riderà e qualche altro s’imbroncerà. L’ultimo dell’anno è un giorno particolare in quanto, anche se per qualche istante, ed in maniera del tutto incontrollabile, le nostre vite, come in un film, saranno proiettate dai cinematografi delle nostre anime sui candidi schermi delle nostre coscienze; è su questi schermi che, soli con noi stessi, potremo tracciare i veri bilanci della nostra vita, senza maschere nè complessi. Questa, sarà la vera occasione, per poterci giudicare, avendone il coraggio; potremo valutare i nostri comportamenti, le nostre difficoltà, i nostri punti di forza, le nostre debolezze. Avremo, anche, facoltà di "portarci a verifica", una verifica molto personale, che sovrapporremo a quelle degli anni precedenti, così, da valutare i nostri miglioramenti o, gli eventuali, passi a ritroso. Sarà anche un giorno di profonda riflessione dove metteremo a confronto il nostro piccolo mondo interno con tutto quello che ci circonda; e sarà proprio in quel momento che considereremo i piccoli problemi del quotidiano che, per un anno ci sono sembrati insormontabili, come avvolti da un’aurea di semplicità ed estrema risolvibilità, se paragonati alle grandi piaghe che affliggono l’umanità nel macrocosmo e, magari il nostro vicino di casa o il collega di lavoro, nel microcosmo della nostra realtà. Ma, per realizzare questo "piatto di capodanno,"... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Tanti Auguri!

lunedì 26 dicembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cimentarsi nella stesura di un editoriale, durante il periodo delle festività natalizie, comporta notevoli difficoltà perché si corre il rischio di risultare troppo qualunquisti. Però non si possono sottacere alcune riflessioni che assumono un valore particolare, visto il periodo che ci prepariamo a vivere. Vorremmo, allora, invitarvi a sfogliare il libro dei ricordi, che è in ognuno di noi, per rivedere e rivivere, con un pizzico di nostalgia, i giorni delle festività della nostra infanzia. Se li paragonassimo a quelli degli ultimi anni, salterebbe agli occhi la differenza di spirito con il quale ci apprestavamo a viverle. Fino a qualche anno fa, infatti, eravamo noi a vivere la festa, una festa interiore, esteriorizzata con estrema felicità; oggi, invece, è la festa a viverci con i ritmi frenetici di un consumismo in evidente crescita a caratterizzarle. Chi di noi non ricorda i profumi degli abeti che inondavano le nostre case, insieme all’odore dei dolci natalizi che ogni brava mamma si apprestava a preparare in cucina coadiuvata, magari, da nonne e zie? E sè, erano veramente altri tempi visto che, oggigiorno, i dolci si usa acquistarli nei negozi specializzati delle nostre città e gli abeti sembrano aver perso quel forte odore di resina che li caratterizzava. C’era una grande spontaneità nel vivere il Natale, c’erano le tombolate in famiglia, c’erano tante sedie occupate intorno a quei tavoli da gioco mentre si estraevano i numeri della tombola, mentre si chiamava il lattante o la paradisea...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Ricchezza effimera.

venerdì 18 novembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari e fedeli lettori, sapete cosa c’è? C’è che l’Italia e gli italiani non finiranno mai di stupirmi.

Non potrebbe essere altrimenti visto che, nonostante gli allarmismi lanciati dall’Unione Europea e alcune analisi redatte da pregevoli riviste americane come l’accreditatissimo "Economist", sulla grave recessione che imperversa sul nostro Paese, ci sia ancora qualcuno, che tenti di sconfessare tutto e tutti sostenendo il contrario, anzi, ostentando pure una preoccupante sicurezza; Ma la cosa più simpatica è rappresentata dal fatto che questo qualcuno fondi le sue dichiarazioni prendendo ad esempio il numero di beni voluttuari posseduti dai singoli o, addirittura sul numero di sms che i nostri figli inviano dai loro telefonini alle proprie fidanzate! Oggettivamente non so cosa pensare...sogno o son desto? Credo che ad ognuno di noi, anche incidentalmente, sia capitato di fare la spesa e di paragonare i prezzi attuali con quelli dello scorso anno; siccome sono convinto di si, allora, vi chiedo di calcolare l’aumento del costo della vita rispetto alla crescita del potere di acquisto dei salari: a conti fatti c’è da mettersi le mani nei capelli, guardandosi bene dal metterle nei portafogli, dal momento che sono sempre più vuoti. Ma come si fa, dico io, a basare la ricchezza degli italiani sui beni di consumo visto che, oggi, è possibile comprare tutto, o, quasi tutto grazie a finanziamenti d’ogni genere che, poi, però, bisogna pagare e, anche, con gli interessi... Se aggiungiamo che noi italiani ( e non celo devono dire gli altri), amiamo ostentare anche e soprattutto ciò che non abbiamo, ecco che la tesi di quel qualcuno è smontata prima ancora di poterne parlare; Ma c’è di più, quel qualcuno si è mai chiesto quanto caviale del Volga si riesca a comprare con duemila euro al mese? E quanti telefonini? Per non parlare, poi, delle costose autovetture o di lussuose barche da diporto il tutto, ovviamente in contanti? Perché i ricchi, quelli veri, quelli che i soldi li sperperano tra bagordi e champagne, pagano, quando pagano, sempre in contanti! Lo stesso discorso vale per chi di euro ne guadagna duemila e cinquecento; e quel qualcuno si è mai chiesto quante siano le persone che guadagnano le somme appena menzionate? In genere ci si attesta intorno ai mille, al massimo, mille e cinquecento euro mensili! Allora, verrebbe da chiedersi cosa, di lussuoso, si riesca ad acquistare con tali somme dopo aver provveduto a pagare la spesa settimanale o quotidiana, le rate dei mutui, le bollette, le tasse(vere e proprie sanguisughe dei tempi moderni), i "bolli" per la circolazione della propria autovettura che comporta anche il pagamento dell’assicurazione oltre alle somme da investire in combustibile che permette loro di muoversi? Ditemi, allora, a che tipo di ricchezza ci troviamo di fronte: vera o effimera? Propenderei per la seconda; la verità è che il ceto medio è in via d’estinzione e la forbice ricchezza-povertà si fa sempre più preoccupante, ATTENZIONE!


Come mai...

giovedì 10 novembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ogni tanto mi piacerebbe sfogliare le prime pagine dei quotidiani locali e nazionali e leggere parole d’encomio per questa nostra martoriata regione...ogni volta, invece, sfogliare quelle pagine equivale a darsi un pugno nello stomaco; ma perché i figli di questa terra, una volta faro di cultura, sono ridotti così?. Perché non riescono a voltare pagina indirizzando la propria storia, la propria cultura, verso altre direzioni? E’ amaro, soprattutto in un momento delicato come quello che stiamo vivendo, apprendere ancora di inchieste, indagini e arresti di esponenti del passato governo regionale; se fosse vero tutto quello che trapela dal mondo della giustizia intorno alla delicata vicenda che vede coinvolti nomi noti e meno noti, ebbene, allora sarebbe veramente un disastro, dovremmo sentirci tutti, nessuno escluso, feriti nell’orgoglio e orfani, ognuno, della propria dignità. Il tutto, mentre a livello locale, provinciale e regionale si discute su come captare le risorse necessarie per liberare i nostri mari e i nostri fiumi dalla piaga dell’inquinamento sempre più incancrenita...già, chiedo scusa, non si tratterebbe di inquinamento, bensì, di sporcizia, per come mi è capitato di leggere e ascoltare lo scorso anno; per favore, qualcuno mi spiega la differenza? I risultati di questa sporcizia, invece, sono sotto gli occhi di tutti, anzi, a ben guardare proprio di tutti no, magari sotto gli occhi di chi non li tiene ben celati sotto la sabbia; concedetemi, però, un’osservazione, che, per carità, non vuol essere una critica: ma perché, se vi erano tali certezze, non si è proceduto prima in questa direzione, magari quando ognuno era saldamente al suo posto...un posto di comando e di potere? Questo, per me, rimarrà un mistero anche perché sembra di leggere un copione già scritto: una, dieci, cento volte. Confidando nella magistratura rimango in attesa dell’evolversi degli eventi speriamo, solo, che la verità, quella vera però, possa emergere dalle paludi dei sospetti, degli indizi e dei reati. Credetemi, mi sento male a scrivere sempre di queste cose, aiutatemi a vedere dell’altro, io, purtroppo, da solo, perché mi sento solo, proprio non ci riesco. In effetti, a ben guardare, qualcosa in "odore" di primato in Calabria esiste veramente e, a momenti, me ne dimenticavo, la ndrangheta! È notizia di questi giorni, infatti, che questa "sana"organizzazione abbia, finalmente, ed era ora aggiungo io, scalato la vetta della classifica del malaffare collocandosi al primo posto nel mondo; ma che bella soddisfazione, ora da calabrese verace potrò sbandierarlo con estrema fierezza ovunque mi capiterà di andare...e poi dicono che siamo sempre ultimi! Signori miei è veramente triste osservare quei pochi imprenditori di coraggio essere strangolati, uno per volta e in maniera lenta e angosciante, da questa anaconda assassina che si muove nel sottobosco dell’omertà, della vigliaccheria e della violenza; Se non fossi così convinto che le cose un giorno potrebbero cambiare a patto che ognuno prenda coscienza dei propri mezzi...farei la mia brava valigia di cartone per emigrare dove cultura, educazione, orgoglio e serietà non siano così sconosciuti come da queste parti.


Quanti avvisi!

giovedì 20 ottobre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Quanti avvisi di garanzia, quante parole, quanto tempo, quanto denaro dei contribuenti...quante assoluzioni! Mi riferisco alla vicenda legata al Processo "Tamburo" che ha visto coinvolti personaggi noti e meno noti, inizialmente ritenuti responsabili dello scempio perpetrato ai danni dell’autostrada A3 (insomma la Salerno -Reggio Calabria) che poi, invece, a fine processo sono risultati tutti o quasi tutti innocenti perché non responsabili di quanto era stato loro contestato: insomma tutta brava gente! Intendiamoci, non voglio certo sindacare l’operato dei magistrati che si sono occupati dell’intera vicenda giungendo a ben quarantuno assoluzioni e sette condanne ma, permettetemi qualche riflessione a "rigo scritto" piuttosto che a voce alta...ad esempio non andiamo lontani dal vero se affermiamo che, evidentemente, la giustizia non sempre ha i mezzi necessari per individuare gli autori dei reati e per assicurarli alle patrie galere; il caso in questione rafforza quanto da me asserito, infatti, ci troviamo di fronte ad un’infrastruttura realizzata con i piedi, per non dire altro, che, per la sua riconosciuta pericolosità, ha cagionato numerosi incidenti alcuni dei quali mortali falciando povere anime innocenti ree solo del fatto di essersi trovate nel posto sbagliato (dalle nostre parti è sempre il posto sbagliato) nel momento sbagliato, per non parlare poi della lungaggine dei lavori di ammodernamento (e chiamiamolo pure ammodernamento) che dilatano cronicamente i tempi di consegna dell’intera arteria prevista inizialmente per il 2006! E del denaro pubblico ne vogliamo parlare? Bene parliamone, l’intera somma stanziata per la realizzazione della stessa è già stata spesa per intero mentre i lavori realizzati coprono appena il cinquanta per cento! Ma dove sono finiti tutti quei soldi? Nessuno lo sa perché sono tutti innocenti. Ebbene i responsabili di tutto questo scorazzano ancora liberi alla facciaccia mia e vostra, anzi sorridono allegri trascorrendo il loro tempo a contare i proventi del malaffare in cui sguazzano beati; aggiungo ancora qualcosina, così, tanto per gradire...ricordate il tratto di autostrada compreso tra Tarsia e Cosenza? Bene, allora, ricorderete anche che quello stesso tratto è stato sotto sequestro per anni proprio a causa della sua pericolosità derivante da lavori eseguiti non proprio a perfetta regola d’arte per non dire altro! Ebbene, la sentenza di cui ci occupiamo in questa sede comporta il dissequestro dell’intero tratto, come a dire che da oggi, pur senza interventi migliorativi ciò che era pericoloso non risulta esserlo più...e buonanotte ai suonatori; Non voglio condannare chi è stato ritenuto innocente, però chiedo che i colpevoli siano individuati e puniti per i danni arrecati...è chiedere troppo?


Calcio e follia.

martedì 20 settembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Credevo di non dover parlare mai più di calcio e invece eccomi qua a raccontarvi scene di ordinaria follia che offendono una città incredula oltre che l’intero mondo di uno sport che ormai è diventato altro...Si, cari lettori credevo di non dover parlare mai più di calcio dopo ciò che avevo visto a Cosenza in occasione di un derby con il Catanzaro prima e nella tranquilla Monopoli, in terra di Lucania, poi per una partita che doveva essere di commiato al campionato e che invece si trasformò in vera e propria inspiegabile guerriglia. A Cosenza ci furono gravissime responsabilità delle forze dell’ordine ( i cosiddetti celerini) che provenivano da altri centri della regione; ricordo con terrore quella che doveva essere una semplice partita di calcio e che invece fu occasione di scontro ad altissimi livelli tra una cittadinanza che ancora oggi, dopo quasi venti anni, s’interroga sui motivi di tanta violenza e quei signori in divisa antisommossa che si lasciarono andare a gesti che offendono la dignità di un corpo di polizia; ricordo gli inseguimenti di quei signori tra le vie attigue allo stadio S.Vito fin dentro le abitazioni di privati che si sono visti sfondare le porte d’ingresso senza un valido motivo e le botte, botte da orbi tante quante non ne avevo mai viste fino a quel tragico momento, io stesso fui aggredito durante una carica di lor signori reo solo di essermi letteralmente accartocciato su una signora in stato interessante nel tentativo di proteggerla dalle manganellate! A Monopoli fu ancora più assurdo perché la nostra squadra era stata matematicamente promossa mentre quella locale era praticamente salva; nonostante ciò si scatenò l’inferno , autovetture capovolte alcune delle quali furono bruciate, vetri infranti, grida, botte, sirene e chi più ne ha più ne metta....quella fu la goccia che fece traboccare il mio personalissimo vaso! Da allora le scene di violenza che meriterebbero pene severissime oltre che provvedimenti d’altra natura si sono susseguite fino a farne perdere il conto e domenica 18 settembre a Eboli è accaduto l’rreparabile, un episodio che mi auguro faccia finalmente riflettere il tifoso sul proprio ruolo di dodicesimo uomo in campo: vergogna! A tal proposito sono contento di aver appreso che Presidente e allenatore del Cosenza calcio si dimetteranno solidalmente dai rispettivi incarichi, entrambi delusi e disgustati dalla scene alle quali sono stati costretti ad assistere oltre che a viverle di persona; Vergogna, vergogna e ancora vergogna questo mi sento di dire nei confronti di quanti tentano di dipingere la propria violenza con i colori della propria squadra di appartenenza facendo del male ad uno sport già agonizzante che non è neanche lontanamente paragonabile a quello dei tempi di Sivori, Mazzola, Rivera, Pelè e Platinì; credo che una sospensione di tutti i campionati farebbe bene a questo sport rappresentando anche un momento di riflessione per quei tifosi che tali non sono ma comuni delinquenti.


Due pesi...

giovedì 8 settembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

In questi ultimi tempi mi capita spesso di andare in Sicilia, per la precisione a Palermo, e altrettanto spesso mi capita di paragonare due realtà che dovrebbero essere simili ma che invece sono distanti anni luce... le realtà di cui parlo sono la Calabria e la Sicilia, così vicine ma così lontane...lontane molto di più rispetto al breve tratto di mare che le separa geograficamente. Allora io mi domando perché... perché ogni volta che sono al di la dello stretto debbo avvertire un profondo senso di rabbia che attanaglia la mia anima; la rabbia cresce dentro man mano che mi inoltro nel ventre verde e pacioso dell’isola sicula, un’isola che ha saputo trovare il bandolo della matassa per spiccare quel salto di qualità che, purtroppo, la nostra regione non riesce a fare. Poi, però, mi chiedo quanta volontà ci sia, dalle nostre parti, di volerlo fare, quel salto: la risposta, ovvia, la trovo tra mie riflessioni! Quanta voglia di cambiamento può esserci in una terra legata alla lamentela piuttosto che alla fattiva operosità, fatte salve, ovviamente, le dovute eccezioni? Quanta voglia di cambiare può esserci in quegli operatori che non vedono l’ora che la bella stagione finisca perché... "sti turisti mo c’hannu proprio siccatu, ma picchì u ssi nni vannu ara casa loro"? Passato lo stretto, però, le cose cambiano e anche tanto! In Sicilia ciò che ti colpisce è la disponibilità della gente, anche l’educazione, perché no, e la voglia di cambiamento che traspare da quello che ti circonda; posso affermare ciò in virtù di un’assidua frequentazione dell’isola, che mi permette di verificare le mutazioni verificatesi negli anni; poi esistono i denigratori che, nella nostra terra, non mancano mai...ma si sa che dalle nostre parti quando qualcuno è meglio di noi, allora... non vale niente e che i risultati ottenuti (magari migliori dei nostri) sono solo il frutto maturo delle pesanti raccomandazioni! Perché non dovrei scrivere ciò che vedo? Perché, ad esempio, non dovrei raccontare che a Palermo su cento volte che capita di attraversare sulle strisce pedonali almeno novanta gli automobilisti si fermano rispettosamente per cedere il passo ai pedoni? A Cosenza, invece, per cento volte che mi è capitato di attraversare le strade della città (ovviamente sulle strisce pedonali) non riesco a contare le volte in cui ho rischiato l’arrotamento! E i commercianti? Be, in Sicilia entri in un negozio e le commesse sono capaci di smontartelo pur di soddisfare le tue richieste, dalle nostre parti...tranne le dovute eccezioni (che però confermano la regola) meglio non soffermarsi sull’argomento. Poi capita di voler fare un bagno a mare e... lascio a voi concludere la frase per come sentite in cuor vostro di volerla completare! Non è solo questo, parliamo di infrastrutture, di economia, di voglia fattiva di riscatto...e tanto altro; lasciatemi dire che anche la mafia è più intelligente della nostra...proprio non pensavo che un giorno avrei usato queste parole!


Mare da bere?

domenica 4 settembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ci approssimiamo all’ autunno, ma consentitemi di fare una riflessione che poco c’entra con questo periodo. Per qualche strana alchimia, in Calabria, alla fine della stagione estiva, il mare diventa cristallino, non rimanendo traccia alcuna, (almeno apparente) di quell’inquinamento che ha riempito gli ospedali di mezza costa tirrenica a causa delle tante infezioni verificatesi ai danni dei bagnanti. Cari lettori la questione è molto seria, in quanto, dalle nostre parti, le cose evidentemente, funzionano alla rovescia. Mi spiego meglio, perché vorrei cercare di capire insieme a voi il motivo di tanta dabbenaggine. Durante tutto l’arco del periodo estivo, appena trascorso, abbiamo assistito ad uno spettacolo veramente offensivo: il mare, o, per meglio dire i nostri due mari, si sono presentati all’appuntamento con i bagnanti in condizioni vergognose e al limite della balneabilità; dallo ionio al tirreno sono piovute le più varie lamentele e, per così dire, alcune irripetibili e intense "maledizioni", da fare sentire ogni vero calabrese veramente mortificato. Quello che, però, dovrebbe infastidirci maggiormente è rappresentato dal fatto che, come ogni anno, sempre le solite isole felici risultino esenti da tali problematiche; mi riferisco ad esempio, alla zona compresa tra le località di Pizzo e Capo Vaticano, per quanto concerne il tirreno, mentre quella tra Botricello e Copanello, per quanto riguarda lo Ionio. Penso venga spontaneo domandarsi il perché di una tale curiosa situazione, o no? Ma la problematica più affascinante rimane quella che nel pieno della stagione estiva che, poi, dalle nostre parti, si riduce a soli venti giorni, il mare diventi, fino a prova del contrario, impraticabile mentre, a stagione finita, cioè dai primi di settembre, verrebbe voglia di berla quell’acqua...eppure trattasi dello stesso mare! Non definitemi pesante ma, proprio, non riesco a spiegarmelo! A questo punto se da un certo periodo dell’anno, stando a quello che vediamo con i nostri occhi, il mare può essere pulito, anzi, cristallino, evidentemente esistono gravissime responsabilità da parte di qualcuno che avrebbe dovuto fare qualcosa che, chiaramente, non ha fatto. Certo, non è nostro onere quello di rintracciare i colpevoli di tale situazione bensì delle autorità competenti alle quali giriamo queste nostre ultime osservazioni, al fine di fare la chiarezza necessaria su questo strano mistero che, forse, tanto misterioso non è! La cosa più vergognosa è rappresentata dal fatto che qualcuno si ostina a fornire dati che vorrebbero confutare, senza però riuscirci, ciò che abbiamo davanti agli occhi; del resto si è arrivati a sbandierare dati entusiasmanti in merito alla presenza di turisti in Calabria quando sappiamo bene che la realtà alberga in altro luogo...se è così che si vuole far decollare una Regione in crisi d’identità non mi resta che chiudere con una frase mutuata da una canzone di Daniele Silvestri che recita testualmente : " più in basso di così non ci resta che scavare"


Passato il Santo...

venerdì 2 settembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Passato il santo... passata la festa! Questo sembra essere il motto che troneggia nella nostra terra...e non solo; mi spiego meglio..."un mare da bere" era (sarebbe scorretto usare il presente) lo slogan-tormentone urlato con forza e spavalderia dalla nuova giunta di centro sinistra e dal suo Presidente appena insediati sugli scranni dell’ente Provincia di Cosenza...poi a qualcuno è capitato di berlo davvero ed è successo che è finito in ospedale per farsi curare! Altrettanto clamorosa è stata la posizione assunta dalla nuova Giunta di centro-sinistra insediatasi alla Regione Calabria: aveva promesso, urlandolo al mondo intero, un’estate all’insegna del mare pulito, insomma la doppia perla di un mediterraneo, in realtà ormai agonizzante, più volte reclamizzata in tv... è finita poi con le scuse del super-Presidente Loiero a tutti quegli italiani che, nella passata stagione turistica, hanno deciso di trascorrere le proprie ferie nella nostra regione. Il motivo delle scuse? Indovinate un po’...proprio le pessime condizioni del "mare nostrum". Con le precedenti giunte di centro-destra, bisogna dirlo, non è che le cose andavano meglio anzi...qualche passato Assessore, di fronte alle giuste lamentele dei turisti (calabresi e non) è arrivato a negare clamorosamente (leggi sfacciatamente) la verità, sostenendo la purezza delle acque quando, invece, il mare faceva letteralmente schifo e le sue azzurre acque, piuttosto che da impavidi bagnanti, erano solcate ciclicamente da chiazze di immondizia puzzolente oltre che da una strana schiuma deprimente. Ai limiti del ridicolo o del drammatico, fate un po’ voi, sono state, poi, le dichiarazioni di qualcun altro, che è arrivato al punto di affermare, quasi con soddisfazione (la soddisfazione degli incoscienti) che il mare non era inquinato bensì sporco(??) ( chissà a quale differenza voleva far riferimento!) Da esseri pensanti e mediamente intelligenti, cosa si dovrebbe rispondere a lor signori quando propinano simili affermazioni? Meglio tacere... Comunque, e torno all’argomento principale di questo editoriale, da un po’ di tempo non si parla più d’inquinamento né di interventi risanatori in grado di assicurarci un bagno ristoratore durante il prossimo periodo estivo che, nel frattempo, si avvicina. E’ giusto o no, parlare di Santi e di feste passati? L’associazione Neutrergon, (movimento per la tutela dei diritti umani) di cui mi onoro di esserne il presidente, aveva lanciato delle proposte, addirittura partendo dai fiumi, principale fonte d’inquinamento del mare. Si parlava di creare un corpo di polizia fluviale, di valorizzare il fiume Crati rendendolo navigabile in alcuni tratti, magari aggiungendo la creazione di parchi fluviali a tema archeologico nel tratto ionico. Si sono avanzate mille proposte sino a giungere alla creazione della figura del Magistrato delle acque anche nella nostra regione; tutti erano d’accordo, qualcuno ne ha fatto la bandiera per la propria campagna elettorale...poi il silenzio!


Dolce estate.

venerdì 2 settembre 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Da molti anni, di questi periodi, mi pongo sempre la stessa domanda e la cosa mi avvilisce perché significa che non trovo la risposta che cerco; mi domando perché, in Calabria, soprattutto in provincia di Cosenza, la stagione estiva, turisticamente parlando, cominci intorno alla prima settimana di agosto per concludersi verso la fine dello stesso mese. Certo, si parla di crisi economica (in verità ormai da tempo immemorabile) e l’argomento viene, puntualmente, liquidato adducendo, proprio, tale motivazione. Se ciò fosse vero, però, un’altra domanda nascerebbe spontanea, ovvero, questa benedetta crisi economica non dovrebbe coinvolgere tutto il nostro paese comprese le altre province calabresi?A ben guardare le cose non stanno proprio così, infatti, in altre regioni del bel paese, sin dal mese di giugno, gli stabilimenti balneari al pari dei tratti di spiaggia considerata "libera", sono popolati da vacanzieri che, oltretutto, muovono l’economia di quelle zone turistiche. Dalle nostre parti, se vogliamo veramente intraprendere un cammino di verità, le spiagge vivono, eccezion fatta per i week-end, periodi di beata solitudine...ma fosse solo questo, in realtà c’è di più; per esperienza personale, infatti, posso affermare che, nei giorni infrasettimanali, se si volesse decidere di sfuggire alla calura estiva e di andare a dormire baciati dalla fresca brezza marina, l’indomani, quando si sarebbe pronti ad affrontare una nuova giornata di lavoro, alle ore otto della mattina, prima di ripartire, saremmo costretti a lunghi giri prima di trovare un bar aperto per poter gustare un buon caffè ristoratore; la cosa più simpatica da un lato ma, angosciante dall’altro, è la risposta che, purtroppo, viene fornita per dare una spiegazione più o meno plausibile a questa imbarazzante situazione, che è la seguente: -"olla, ma chini na fa fa a ni risbiglià priastu pi rapa su barru si pu u’ nn’ c’è nissunu ca si piglia nenti?"- che tradotto in italiano corrente significherebbe -"ma chi ce la fa fare a svegliarci in orario per aprire il nostro bar se poi non viene nessun turista a consumare?" - ecco, signori miei, è questa la tragicomica realtà che affligge il tirreno casentino, fatte le dovute eccezioni. Un dato è certo, il turismo vive e neanche tanto bene solo a cavallo di ferragosto per poi scemare miseramente subito dopo. A pensarci bene, però, bisognerebbe chiedersi perché il turista dovrebbe fare tappa proprio dalle nostre parti? In fondo, cosa offriamo per calamitare la sua attenzione? E, piano piano, siamo giunti al capolinea! Il nulla più assoluto se leviamo alcune manifestazioni distribuite lungo i paesi della costa come, ad esempio, la sagra della melanzana, il concorso fotografico, alcune feste religiose senza tradizione e la mostra di prodotti tipici con degustazione quando e dove è prevista...Se poi ci soffermassimo un solo attimo a valutare le infrastrutture che conducono in Calabria...ecco, perché non lo facciamo veramente?


Ferie e intemperie.

lunedì 8 agosto 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori, siamo finalmente giunti alle tanto agognate ferie estive, pertanto, ci rivedremo fra un po’ di tempo sempre su questa rubrica. Alcune riflessioni, però! Partendo, infatti, dalla comune e assodata opinione che la realtà calabrese non brilla per efficienza e lungimiranza ( fatte le dovute, solite eccezioni) ci si è trovati in palese disaccordo su quale delle due realtà espresse dalla provincia di Cosenza, quella tirrenica e quella jonica, prevalga per efficienza e lungimiranza -ovviamente di misura- l’una sull’altra: da qui le due verità soggettive emerse di cui parlavo in precedenza! Infatti, da un lato il caro Emilio ha impalmato la costa tirrenica perché meglio organizzata e, di conseguenza, più efficiente, ovviamente tenendo sempre in considerazione il punto di partenza rappresentato dalla tristezza della nostra terra, dall’altro, il sottoscritto che ha assegnato, molto di misura, la palma della vittoria alla costa jonica perchè più fruibile nel suo complesso, almeno per potenzialità oggettive. Vorrei coinvolgere anche voi, cari lettori, sull’argomento invitandovi a visitare personalmente queste due realtà anche alla luce degli ultimi avvenimenti che, definire vergognosi, è veramente poco. Infatti, a stagione iniziata, le condizioni di fruibilità del mare, lungo l’intero arco della cosa tirrenica sono al limite del collasso, anzi, dell’infarto! Enormi chiazze di sporcizia,di natura non meglio identificata, cavalcano, con mortificante quotidianità, le onde al posto dei soliti turisti che, dal canto loro, mestamente, rimangono sulle spiagge delle varie località balneari in attesa di tempi migliori che,nel frattempo, tardano ad arrivare. Ma c’è di più, infatti, conti alle mani e portafogli ben celati in tasca, il costo di un’abitazione decente (a volte nemmeno quello)si aggira tra i duemila e i duemila e cinquecento euro per il mese di agosto! Follia? NO, Realtà! Realtà amara per quanti quelle cifre le hanno dovute sborsare per rimanere sul bagnasciuga a scrutare le condizioni di fruibilità del tirreno casentino, magari recitando a memoria la lista dei santi contenuta sui moderni calendari. Per alleviare tali condizioni di inopinabile fastidio la Regione Calabria ha inteso, allora, mandare in scena una striscia quotidiana, rigorosamente dal vivo, di comicità fuori dal comune. Infatti, delle piccole imbarcazioni, in verità, soltanto una, pilotata da un improbabile capitano senza fronzoli né orpelli, sfida le chiazze di liquame marrone che minaccia il turismo locale ponendosi sulle loro tracce, raggiungendole, tentando, quindi, di ripulirle... ma lo spettacolo dove sarebbe chiederete voi? Eccovi serviti, dopo il passaggio della potente barca, come per comica magia, le chiazze risucchiate all’interno del natante ricompaiono più consistenti di prima! Giudicate voi...


Questione di fede?

domenica 24 luglio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Erano ancora impresse nei nostri occhi e nei nostri cuori le immagini di morte che provenivano dalla civilissima city londinese ed ecco che quegli stessi occhi sono stati costretti ad osservare ancora altro orrore, altro sangue, altra sofferenza...la nostra dignità di uomini liberi, secondo il concetto di universalità senza confini, è stata sepolta sotto cumuli di macerie fumanti, è stata macchiata dal sangue delle vittime che, ancora una volta, sono state immolate in nome di un qualcosa che non ci appartiene ovvero la violenza. I bastardi che hanno rivendicato i vili attentati, evidentemente, non si sono resi conto del grave errore che hanno commesso nei confronti degli uomini, della storia e, perché no anche nei confronti del mondo islamico che trova il suo riferimento più importante nel profeta Maometto! Già, perché adesso, con l’attentato, anzi, con gli attentati vili e disumani perpetrati in un paese islamico qual è l’Egitto, seppur moderato in quanto a politica e religione, non potranno più nascondersi dietro la causa che conosciamo tutti; no, oggi non più perché hanno versato anche sangue islamico e lo hanno fatto senza pensarci su due volte; è vero anche che, purtroppo, sono stati immolati molti occidentali, ma, di contro, nel bazar preso di mira in quella parte d’Egitto tanto amata dal turismo mondiale c’erano solo egiziani, quegli stessi figli di Maometto che, fino a ieri, questi bastardi di kamikaze dichiaravano di difendere dai figli di satana, ovvero, noi occidentali! Da oggi i figli sanguinari di satana sono diventati proprio loro e le conferme, in tal senso, non sono mancate; le prime reazioni del mondo arabo, infatti, non sono tardate ad arrivare, dure reazioni di condanna che confermano l’estraneità del mondo islamico con i vili attentati che si stanno verificando in molti paesi del mondo; tali reazioni contengono impliciti inviti a tutte le nazioni allo scopo di rimanere tutti uniti, senza distinzioni di razze e religioni, contro queste vili forme di terrorismo che stanno insanguinando un mondo attonito e triste nel bieco tentativo di avviare la nuova jhihad; cari senza fede nè Dio, siete giunti al capolinea! Finalmente vi siete tirati la cosiddetta zappa sui piedi, avete commesso l’imperdonabile errore di cui pagherete le dovute conseguenze! Però, noi occidentali sarebbe ora che cominciassimo a porci delle domande come, ad esempio, se invece di armi, strategia politica, prodotti di largo consumo avessimo esportato cultura le cose sarebbero potute andare diversamente? Io dico di si, infatti la politica della violenza senza dialogo può attecchire solo laddove c’è ignoranza e la storia è piena di esempi in tal senso; come dice un vecchio adagio non è mai troppo tardi e allora proviamo a cambiare le cose esportando cultura e smettendo di sostenere questa o quella fazione che, un giorno ci si ritorcerà contro com’è già accaduto...la cultura non può essere estirpata né presta il fianco alla violenza.


Usi e abusi.

martedì 12 luglio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ amaro dover mortificare la propria libertà di pensiero su richiesta, più o meno gentile, di sconosciuti senza volto, ma la cosa non sarebbe meno amara se questi sconosciuti fossero, invece, conosciuti e con un volto ben delineato, non pare anche a te caro lettore? Il punto, in fondo, è che in questa terra maledetta bisogna ancora imparare a sentirsi veramente liberi, bisogna avere il coraggio di spezzare le catene di una paura, purtroppo, ancora sempre presente sul palcoscenico della nostra vita; il profumo della libertà è una cosa meravigliosa, essere liberi è una cosa meravigliosa e non avere padroni è fondamentale per poter anche solo immaginare di voler conseguire un risultato o inseguire un obiettivo, magari la propria chimera personale. E’ bello poter inseguire i propri sogni, le proprie aspirazioni e sarebbe delittuoso verso se stessi sacrificarli in nome di un buco nero chiamato paura; per carità, non mi sento di condannare chi ha paura perché, da queste parti, è veramente difficile non averne; come difficile è pensare di avviare una semplice attività commerciale o professionale, infatti, in questi casi, tante sono le incognite di varia natura che portano alla titubanza se non, addirittura alla rinuncia supportata da un morticante "ma chi me lo fa fare". Però, un pensiero sconvolge la mia mente, ovvero, come si può pensare di crescere, come si può pensare di uscire dalla preoccupante situazione di stallo in cui ci troviamo se non si pensa anche al cambiamento? Cambiamento significa anche coraggio, coraggio di essere se stessi sempre anche quando sugli steli della nostra esistenza incontriamo le prime pungenti spine che fanno male, che pungono lacerando carni e pensieri; forse è proprio nei momenti più difficile che dovremmo far uscire tutto il nostro positivo ma la domanda è se, dopo tanta sofferenza, esista ancora dentro di noi quel positivo che apre il cuore alla speranza. Io penso di si, ho fiducia nel popolo calabrese, sono convinto che, prima o poi, saprà prendere coscienza dei propri mezzi in maniera consapevole, riuscendo, così, a riappropriarsi di ciò che gli appartiene, in primis coraggio e dignità, strumenti con i quali combattere omertà, paura e immobilismo. Voglio vederlo roseo il futuro che ci attende, voglio sentire viva la speranza nel cuore dei giovani che mi paiono poco interessati all’argomento; saranno loro, un giorno, a raccogliere il testimone e a dover preparare un futuro migliore alle generazioni che verranno per cui sveglia, suoniamola insieme la tromba che segnerà la riscossa di un popolo mortificato dagli eventi e dalla storia. Io ci credo e per questo ero, sono e rimarrò in prima linea contro il sopruso e l’abuso, una linea rovente e pericolosa ma so di non essere il solo, allora basta avere pazienza e costanza, basta saper attendere in trincea tra bombe e minacce perché un giorno da quella trincea usciremo a respirare la fresca aria pulita con il sapore della libertà.


Ndrangheta.

domenica 10 luglio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ancora un segnale, un segnale forte di quelli destinati a lasciare il segno...di chi stiamo parlando? ma della ndrangheta e di chi senno? L’ennesimo avvertimento è giunto a destinazione, l’ennesimo messaggio ha centrato il bersaglio e la magistratura è avvisata: non rompete le scatole altrimenti...che ognuno completi la frase a modo suo, tanto questo è un argomento che conosciamo tutti no? Che schifo, mi rifiuto di aderire a questa logica del sopruso, anzi proporrei a questi signori di trovarci su un campo per regolarcela con i vecchi metodi ad armi pari e con eguale numero di persone sia da una parte che dall’altra, insomma all’antica: io sono pronto e voi? Alla fine, valuteremo nella sede, a questo punto, più opportuna chi impone la legge del più forte! E’ troppo semplice, infatti, far parlare le canne dei fucili e delle pistole contro della gente inerme e impaurita benché maledettamente, ancora, troppo omertosa; ma si sa che l’omertà, nella maggior parte dei casi, è figlia della paura e di paura, da queste parti, ce n’è davvero tanta! Vi rendete conto, e mi rivolgo alle poche categorie che producono oggi nella nostra terra, che, con il silenzio, lavorate anche per loro? Per questa massa di vigliacchi che non usa le braccia o il cervello per industriarsi operosamente per portare a casa onestamente il pane quotidiano, ma solo per pretendere il denaro dagli altri disonestamente, del resto è semplice no? Tu lavori e Io sperpero,Tu lavori e mi dai parte dei tuoi guadagni perché Io non ho voglia di lavorare...e se non Ti sta bene: "boom"! Ma che cacchio di schifo è, di quale logica perversa, riluttante e inaccettabile si tratta? Alla luce di tutto questo schifo, allora, non posso che condividere le scelte fatte, in illo tempore, dal tanto vituperato Benito Mussolini, quando decise di sbattere questi sporchi parassiti sulle varie isole disseminate nel mare nostrum...poi sappiamo tutti com’è andata a finire e cioè che aiutarono gli alleati ad abbattere l’aquila nazista e...il resto è storia, il cancro mafioso degenerò in una metastasi mondiale. Poi, ogni tanto, un giudice leva gli scudi a protezione della giustizia e, anche in questo caso...sappiamo tutti come va a finire; se non lo sapete, provate a cercare qualche medium di comprovata esperienza e fatevelo spiegare dai vari Imposimato, Borsellino, Falcone e via discorrendo...magari chiedete loro anche che tipo di commistioni avevano scoperto, ma, soprattutto, tra quali poteri; poi, con calma e attenzione, rivedetevi i filmati dei loro funerali e allora si che potrete sganasciarvi dalle risate; perché? Voi fatelo e capirete! Sono triste ma non mollo, non sono Masaniello ma ne ho lo stesso furore e non smetterò mai di lottare contro chi tiene il sud in catene tra paure e minacce; Caro Stato fai anche tu la tua parte, non latitare, io sto con Facciola, magistrato integerrimo, perché lui sta, a mio avviso, dalla parte GIUSTA e tu...tu con chi stai? Allora inviaci l’esercito, cosa aspetti, con tanto di napalm e di lanciafiamme così...senza pietà per chi di pietà non ne avrà mai per nessuno.


La nuova provincia.

lunedì 27 giugno 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

In Calabria, c’era una volta un sogno...quello di realizzare la sesta provincia: la Sibaritide. Un’intera popolazione da anni culla quel sogno, un sogno che sa di libertà e di affrancazione.A volte, lasciatemelo dire, quel sogno è come un destriero impazzito cavalcato da qualcuno in cerca solo di gloria. Ora, che un figlio, legittimo o adottivo, della sibaritide, politico o meno, ne possa parlare, in un bar come nelle stanze dei bottoni, nulla quaestio, anzi mi sembra doveroso; ma, che altri possano farne strumento da utilizzare per tornaconti personali questo no, non riesco proprio a tollerarlo. Chi volesse affrontare la questione della provincia della sibaritide, dovrà prima interessarsi delle innumerevoli problematiche che affliggono questo comprensorio, problemi per i quali da anni ci battiamo nel tentativo di risolverli. Problemi spinosi che bloccano lo sviluppo di un territorio schiaffeggiato e insultato da una politica fatta di abbandono e sfruttamento. Problemi che a volerne compilare una lista non basterebbe un’intera agenda. A mio modesto parere bisogna avere il buon gusto di conoscere a fondo un argomento prima di avere la presunzione di poterlo affrontare. A coloro i quali dovessero cominciare ad affrontarlo in vista di importanti scadenze elettorali inserendo questa delicata vicenda nel proprio eventuale programma con il solo scopo di calamitare il voto della gens sibarita ricordo che interverremo perché questo non accada. Di parole ne abbiamo sentite tante e le promesse di aiuto esterno sono rimaste sempre inevase. E poi, mi domando, dove erano lor signori quando si lottava per la sibaritide? Forse impegnati a cercare voti altrove, lontano da questa terra che allora non serviva e i cui voti oggi o domani potrebbero tornare utili? Hanno mai sposato la lotta contro Trenitalia rea di considerare come ultimi gli utenti della tratta ionica del cosentino? Sanno che si muore sulla 106? Se si, perché nulla hanno fatto per sensibilizzare chi di dovere? Sanno che il problema amianto, da queste parti, rappresenta una pericolosa realtà al pari delle tante discariche contro le quali la gente sibarita si organizza e scende in piazza? Sanno che la gens sibarita ha bisogno di tutelare la propria dignità? La stessa istituzione della Provincia rappresenterebbe una forma di tutela della dignità di un’ intera popolazione mortificata e abbandonata a se stessa, da qui nasce l’esigenza di autonomia; troppo semplice appellarsi alla storia come radice su cui fare attecchire questo sogno; l’oggi rappresenta, forse il motivo più forte per pretendere l’affrancazione e l’autodeterminazione, proprio alla luce delle condizioni di abbandono e sfruttamento in cui versa questo territorio. Voglio sperare che la gens sibarita sappia capire quanti veramente hanno a cuore i loro problemi e quanti invece...lascio al lettore concludere il senso della frase.


Ancora promesse...

mercoledì 8 giugno 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Che strana realtà quella della Calabria, vero mezzogiorno d’Italia (per meglio dire vera mezzanotte d’Italia!)... tutti predicano di voler cambiare le cose ma le cose, in realtà, non cambiano mai! Dopo l’ennesimo, sfrontato, omicidio mafioso, infatti, il popolo di Calabria è sceso ancora una volta nelle piazze, ancora una volta, capeggiato da una folta schiera di rappresentanti istituzionali che, ovviamente, non hanno perso l’occasione di condannare quel vile gesto (fin qui nulla da eccepire) e per promettere, quindi, interventi risolutori contro quella cancrena che sta dilaniando, giorno dopo giorno, questa terra (a parer mio e con i mezzi a disposizione, cosa molto ma molto improbabile). Una scena che ho visto tante altre volte e che, se non ricordo male, non ha mai portato i risultati promessi con l’apparente sicurezza di chi sa cosa sta dicendo; insomma, quella tanto paventata estirpazione della ndrangheta dalla Calabria non è mai avvenuta, anzi, attentato dopo attentato, bomba dopo bomba, omicidio dopo omicidio, la stessa ha addirittura imposto la propria leadership in campo locale, nazionale e mondiale: questo si che può definirsi un risultato concreto! Ai limiti del ridicolo, poi, è stata l’affermazione di Prodi quando, con piglio deciso, ha affermato che -"I voti della mafia noi non li vogliamo!"Io mi chiedo, ma come farà il centrosinistra a selezionare i voti? Interrogheranno gli elettori con le schede in mano ad un passo dall’urna sui loro trascorsi o sulle loro attuali collusioni e invitandoli, se mafiosi, a votare per il centrodestra? Questo non è dato saperlo...però di una cosa sono assolutamente certo, in una terra che trasuda mafia non ottenere anche i cosiddetti voti sporchi sarebbe auspicabile quanto impossibile; forse la frase giusta sarebbe dovuta essere: -" lotterò contro la ndrangheta per evitare alla politica ancora infiltrazioni mafiose"- Il signor Prodi questo si è ben guardato dall’affermarlo perché, forse, si è reso conto che non potrà mai essere così, almeno in questa terra maledetta di Calabria. Se è vero, infatti, che zero per zero è uguale a zero è altrettanto vero che promessa per promessa è uguale a tutto come prima e buonanotte ai suonatori!. Come non andare, allora, con la nostra mente agli esiti del processo Tamburo, celebrato proprio per punire gli eventuali autori dei tanti scempi realizzati o, per meglio dire, in corso d’opera, sulla Salerno-Reggio Calabria altrimenti detta A3? E si, cari signori, in Calabria si cambia: vi assicuro che quando lo si decide veramente, si cambia velocissimamente! Un esempio? Fino al giorno precedente la lettura della sentenza del processo Tamburo, infatti, la A3 veniva considerata ai limiti della Praticabilità tanto da decidere il sequestro di alcuni tratti e imporre limiti di velocità assurdi, poi, miracolo, l’autostrada è a perfetta regola d’arte, quindi, non è stato commesso nessun reato tanto da revocarne il sequestro! Ma, dico io, può essere possibile una cosa del genere nel secondo millennio? Ma l’avete vista l’autostrada? Erano meglio le barzellette raccontate dal povero Macario, facevano più ridere, mentre quelle attuali fanno piangere.


A volte succede...

lunedì 30 maggio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

A volte capita che qualcuno, nel corso di accese discussioni intorno alle mille problematiche che affliggono la nostra terra, si lasci andare a delle riflessioni che mi lasciano, a dir poco perplesso; riflessioni che non ti aspetteresti mai come, ad esempio, "è così che vanno le cose qui da noi, non te la prendere più di tanto perché è impossibile risolvere tutto quello che non quadra, l’essenziale è comportarsi bene perché potrebbe essere che, tale comportamento, venga visto, a sua volta, come esempio da seguire" A tali osservazioni, rispondo che il buon esempio, da solo, non basta. Infatti, penso che in questa terra ciò che manca è la fattività; cioè al pensiero troppo spesso non segue l’azione. A cosa serve, infatti, rilevare la presenza di una problematica se, poi, non si ha il coraggio di denunciarla? E a cosa serve denunciare se poi non si tenta di studiare un rimedio per risolverla? Capisco che i passaggi siano tanti ed estenuanti ma se mai si comincia mai potranno cambiare le cose. Penso, inoltre, che se nella nostra terra cominciassimo a mettere da parte campanilismi, individualismi, interessi personali e omertà forse le cose potrebbero veramente cominciare a cambiare. Riconosco che, a volte, sono troppo estremista nelle soluzioni proposte ma, ritengo che l’arma della deterrenza sia importante in un momento delicato come quello che stiamo vivendo; non lo credete anche voi? Per intenderci, non la stessa utilizzata da qualcuno che invece di tutelarci viola apertamente i nostri diritti attentando alla nostra sicurezza con comportamenti a dir poco scorretti. Un esempio servirà, forse, a chiarirci meglio il concetto: risulta, infatti, che l’organo della Polizia municipale dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini e fin qui ci siamo, poi capita di osservare alcuni zelanti rappresentanti, quando capita di vederli, che sulle nostre strade compiono dei veri e propri agguati agli automobilisti usufruendo dello strumento dell’autovelox! Ecco, mi sapete dire a che tipo di tutela ci troviamo di fronte? Credo che si tratti di tutela delle casse comunali troppo spesso vuote e, quindi, da rimpinguare. Ma che tipo di prevenzione può praticare chi nasconde questo maledetto strumento sotto i guard rail o in posti assurdi e, soprattutto, invisibili agli occhi degli automobilisti? Allora qualche provvedimento dovrebbe essere adottato per arginare questo strano fenomeno, non lo credete anche voi? Una soluzione, ad esempio, potrebbe essere rappresentata dal rendere partecipi di tale incresciosa situazione, rispettivamente, i Sigg.ri Prefetti e Procuratori della Repubblica di competenza, ovviamente con le prove di quanto denunciato, magari una bella fotografia "artigianale" per verificare l’attinenza di simili atteggiamenti con il disposto delle leggi in materia e chissà che qualcosa non cambi veramente....del resto "audax fortuna iuvat", lo dicevano anche gli antichi e, allora, facciamolo!


A proposito di terrorismo...

lunedì 23 maggio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Una notizia sconvolgente ha fatto il giro del mondo; parrebbe, infatti, secondo fonti bene informate, che l’introvabile Bin Laden sarebbe in possesso di due ordigni ad elevatissimo potenziale distruttivo, insomma Al Quaeda disporrebbe di due superbombe in grado di attuare quella famosa distruzione di massa tanto paventata dall’ormai inerme Saddam Ussein. Un’altra notizia, altrettanto sconvolgente e scaturita nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata da "el lobo", nome di battaglia di un personaggio dei servizi segreti spagnoli, ha gettato il mondo civile in una dimensione di dolore, sgomento e tristezza; sembrerebbe, infatti, almeno stando alle parole di "el lobo" che i morti negli attentati compiuti a Londra nei giorni scorsi sarebbero molti di più rispetto al numero fornito dalle autorità britanniche; tale, sconvolgente, rivelazione scaturirebbe da un attenta analisi dei servizi segreti spagnoli che hanno accertato la natura del materiale con il quale sarebbero stati confezionati gli ordigni della morte; insomma, quel tipo di esplosivo sarebbe devastante in maniera esponenziale rispetto al "semtex", ovvero il tipo di esplosivo utilizzato fino a ieri da queste bestie senz’anima! Se tale notizia corrispondesse al vero bisognerebbe moltiplicare il numero di vittime comunicato dalle autorità Londinesi almeno per dieci....un disastro vero e proprio. Come voi, cari lettori, sono rimasto senza parole di fronte a quanto vi sto comunicando! Mille pensieri sono sfrecciati nella mia mente e mille preoccupazioni albergano nel mio cuore e nella mia coscienza...provate ad immaginare le dimensioni catastrofiche che un altro, l’ennesimo, attentato potrebbe causare se solo quel gran figlio de puta di Bin Laden desse l’ordine di impiegare il materiale esplosivo in suo possesso; occorrerebbe la collaborazione dei servizi segreti di tutto il mondo per sperare di annullare il pericolo di una nuova strage di innocenti e, invece, cosa si viene a sapere? Semplice, che anche tra i servizi segreti dei vari Paesi esisterebbe l’invidia, quella maledetta invidia che, ormai, siamo tanto abituati a ritrovare anche nella nostra quotidianità. Infatti, stando ad altre rivelazioni shock, le operazioni antiterrorismo contro la maledetta organizzazione di Al Quaeda verrebbero spesso gonfiate attraverso i media, in pratica, si utilizzerebbero i media per mandare messaggi ai Ministeri; vengono anche riportati degli esempi a suggello di quanto affermato in tal senso, infatti, sembrerebbe che in Spagna, dove c’è molta informazione sul terrorismo di matrice islamica, si fanno molti arresti ma giusto per qualche giorno poi, tutti allegramente in libertà! Nella realtà dei fatti sarebbe solo una falsa dimostrazione di efficienza dei servizi di quel Paese nei confronti degli altri ma, di notizie veramente attendibili ce ne sarebbero ben poche; insomma la solita porcheria rivestita con il candido vello della collaborazione...questa è la nostra armata contro il terrorismo:giudicate voi!


Perchè?

sabato 21 maggio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ogni tanto mi piacerebbe sfogliare le prime pagine dei quotidiani locali e nazionali e leggere parole d’encomio per questa nostra martoriata regione!Ogni volta, invece, sfogliare quelle pagine equivale a darsi un pugno nello stomaco; ma perchè i figli di questa terra, una volta faro di cultura, sono ridotti così? Perchè non riescono a voltare pagina indirizzando la propria storia, la propria cultura, verso altre direzioni? E’ amaro, soprattutto in un momento delicato come quello che stiamo vivendo, apprendere ancora di inchieste, indagini e arresti di esponenti del passato governo regionale; se fosse vero tutto quello che trapela dal mondo della giustizia intorno alla delicata vicenda che vede coinvolti nomi noti e meno noti, ebbene, allora sarebbe veramente un disastro, dovremmo sentirci tutti, nessuno escluso, feriti nell’orgoglio e orfani, ognuno, della propria dignità. Il tutto, mentre a livello locale, provinciale e regionale si discute su come captare le risorse necessarie per liberare i nostri mari e i nostri fiumi dalla piaga dell’inquinamento sempre più incancrenita? Già, chiedo scusa, non si tratterebbe di inquinamento, bensì, di sporcizia, per come mi è capitato di leggere e ascoltare lo scorso anno; per favore, qualcuno mi spiega la differenza? I risultati di questa sporcizia... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Come Tollerare...

domenica 15 maggio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Sin da bambini ci hanno insegnato alcuni principi e valori fondamentali che avrebbero dovuto accompagnarci nel corso della nostra vita, parliamo, ad esempio, del rispetto, della tolleranza e dell’educazione; viene spontaneo, allora, porsi delle giuste domande come, ad esempio, se tali principi siano stati inculcati proprio a tutti o se a qualcuno siano stati, per qualche sconosciuto motivo, taciuti. La risposta non pare che possa innescare dubbi, in quanto, a prima e a seconda vista, pare che qualcuno proprio non sappia cosa siano nè dove si trovino! Sia chiaro, questo editoriale non vuole avere il crisma di una lezione sulla sfera dei valori, anche se, forse, ce ne sarebbe bisogno, sebbene, chi scrive non ne sarebbe stato, certamente, all’altezza, il solo scopo è quello di innescare il meccanismo della riflessione in chi lo legge. Mi vado subito a spiegare, come si può, infatti, rimanere impassibili, di fronte ad alcune pubblicità che, da qualche anno, ci vengono propinate, aggiungerei, dai principali mezzi di comunicazione? Cominciamo, ad esempio, dall’ultima panzanata propinata dal più grande gruppo automobilistico italiano, ora in evidente stato di difficoltà economica; mi riferisco allo spot televisivo in cui persone di altra nazionalità, tedeschi e giapponesi, ringraziano noi italiani per aver acquistato un loro prodotto?PER CONTINUARE IL LAVORO, CLICCARE SUL TITOLO.


Panzane?

martedì 10 maggio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Sin da bambini ci hanno insegnato alcuni principi e valori fondamentali che avrebbero dovuto accompagnarci nel corso della nostra vita, parliamo, ad esempio, del rispetto, della tolleranza e dell’educazione; viene spontaneo, allora, porsi delle giuste domande come, ad esempio, se tali principi siano stati inculcati proprio a tutti o se a qualcuno siano stati, per qualche sconosciuto motivo, taciuti. La risposta non pare che possa innescare dubbi, in quanto, a prima e a seconda vista, pare che qualcuno proprio non sappia cosa siano né dove si trovino! Sia chiaro, questo editoriale non vuole avere il crisma di una lezione sulla sfera dei valori, anche se, forse, ce ne sarebbe bisogno, sebbene, chi scrive non ne sarebbe stato, certamente, all’altezza, il solo scopo è quello di innescare il meccanismo della riflessione in chi lo legge. Mi vado subito a spiegare, come si può, infatti, rimanere impassibili, di fronte ad alcune pubblicità che, da qualche anno, ci vengono propinate, aggiungerei, dai principali mezzi di comunicazione? Cominciamo, ad esempio, dall’ultima panzanata propinata dal più grande gruppo automobilistico italiano, ora in evidente stato di difficoltà economica; mi riferisco allo spot televisivo in cui persone di altra nazionalità, tedeschi e giapponesi, ringraziano noi italiani per aver acquistato un loro prodotto. A questo punto, il lettore si starà già chiedendo dove starebbe la panzana colossale, allora continuo nella descrizione dello spot dove una persona fuori campo, dopo aver spiegato il motivo dei ringraziamenti nei nostri confronti, invita a comprare italiano; in fine lo spot si conclude con una grande scritta che invita a mettere alla prova il prodotto italiano...probabilmente perché giudicato, dallo stesso costruttore, come migliore rispetto a quello straniero! Il tutto, ovviamente, quando le officine ufficiali risultano essere strapiene di vetture afflitte da svariati problemi benché siano ancora nuove e le statistiche, a livello mondiale, collochino le vetture italiane agli ultimi posti per livello di qualità del prodotto, sebbene ai primi posti per validità di progetto! Ma perché non investire nella ricerca e nel miglioramento del prodotto esistente piuttosto che in pubblicità? E non finisce qui, infatti, altre menzogne ci sono state propinate dalla società autostrade quando, attraverso degli spots assillanti ci illustravano percorsi alternativi, in previsione dell’estate, nel nostro e vostro meridione d’Italia martoriato da lavori in corso senza fine per l’intero tratto della A3, altrimenti detta fabbrica di San Pietro:ma dov’erano quelle segnaletiche e perché non sono stati chiusi i cantieri di lavoro,(di lavoro si fa per dire ovviamente) in quei periodi: al solito sono stati bugiardi; come bugiardi sono stati i signori di trenitalia che per molto trempo ci hanno bombardato con spots raffiguranti il famoso piccione viaggiatore che, invece di usare le ali, per raggiungere la propria destinazione, usufruiva di brillanti vagoni e comode quanto pulite poltrone...ma per cortesia, rido per non piangere comunque mi viene da aggiungere che se continuiamo a subire senza lamentarci evidentemente ci meritiamo di essere trattati in questo modo:BUONE RIFLESSIONI!


Una croce sulla libertà.

martedì 10 maggio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Una croce, una croce nera e foriera di cattivi auspici su di una fotografia scattata, invece, in un momento lieto per suggellare gli articoli di un uomo libero e indipendente...una x sulle sue parole, sui suoi pensieri, una busta candida ma anonima recapitata all’ignaro destinatario...un freddo contenitore metallico con inneschi visibili e minacciosi posizionato "casualmente" sotto la sua abitazione...il sinistro trillo di un telefono che squarcia la quiete della notte, le tetre parole nascoste dietro il solito, vile, anonimato, condito da pesanti atti vandalici contro autovetture ree solo di averlo accompagnato nelle battaglie a tutela della dignità di un popolo mortificato dalla storia e dagli eventi... questo strano percorso è, forse, parte della sceneggiatura di uno dei tanti film sulla mafia? No, raccontiamo soltanto alcuni risvolti della vita di un uomo che, ad un certo punto della sua esistenza, ha deciso di combattere contro i tanti mulini a vento di cui è costellata la sua terra, una terra benedetta dalle cartine geografiche ma condannata dalla malvagità di uomini senza scrupoli! Raccontiamo la vita di un uomo che, nonostante tutto, continua a crederci ...raccontiamo la mia vita, molto simile a quella dei tanti che, per un verso o per l’altro, compiono un eguale percorso e che, alla fine, finiscono per impattare contro la violenza e la malvagità di chi rema in opposta direzione, ovvero, verso l’immobilismo, la paura, l’ignoranza e l’omertà, perché è proprio questo il panorama deprimente che abbiamo innanzi a noi, un panorama dove paura e omertà si alternano come il sole alla luna...Viene da chiedersi, allora, perché continuare a lottare contro questi mulini a vento recintati da insormontabili muri di gomma, a pensarci bene, però, di uomini simili la Calabria credo che ne abbia bisogno proprio per gettare le basi di un futuro nuovo, quel futuro pulito che, ognuno di voi, cari lettori, auspica ai propri figli. Alla luce delle ultime intimidazioni, alcune delle quali mi vedono coinvolto in prima persona, e che si sono verificate in tutta la Calabria negli ultimi tempi non si può che rimanere sconcertati e io lo sono, ve lo assicuro; il messaggio è chiaro, sin troppo forse, qualcuno vuole che le cose, da queste parti, non cambino mai e, allora, cosa escogita costui? Semplice, attua una politica di deterrenza preventiva, la solita deprecabile e vomitevole strategia della paura; il messaggio che io lancio, proprio in questo momento, è esattamente all’opposto, ovvero, non cediamo alla tracotante forza di questo potere invisibile, siamo gli ultimi custodi di valori in via di estinzione, valori tesi a concretizzare la novità e la pulizia in un mondo sporco e corrotto dove la malavita organizzata in molteplici forme, la fa, ormai da padrona. Ringrazio di cuore le forze dell’ordine, le istituzioni tutte e la gente cosiddetta comune per la solidarietà dimostrata in un difficile momento in cui ti chiedi se stai facendo la cosa giusta, adesso ho la risposta:si!


(Ri)prenditi l’anima!

sabato 30 aprile 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Sarebbe auspicabile che i calabresi si fermassero un attimo a riflettere sulle condizioni in cui versa la propria regione visto che, ormai, è assodato, che la Calabria rappresenta l’ultima realtà d’Europa, una triste realtà che, mi chiedo con sempre maggiore convinzione, quanto, nelle stanze dei bottoni, e, cioè, quelle che contano veramente, si voglia cambiarla in meglio. La storia, con tutti i chiaroscuri che l’hanno contraddistinta, ci insegna come i problemi rappresentino un valido strumento di controllo delle masse, una leva su cui agire per crearsi una clientela redditizia su cui fondare le proprie fortune. Rifacendomi a questi postulati che ci vengono da un saggio passato invito i calabresi a prendere atto di questa situazione, infatti, ritengo che sia veramente giunto il momento di rimboccarsi le maniche e di fare qualcosa, magari, cominciando a rialzare il capo con fierezza e caparbietà, visto che per troppo tempo, lo si è tenuto sotto la sabbia al pari degli struzzi. Fare qualcosa quindi, ma cosa? Innanzitutto, smettere di credere sempre alle storielle che ci vengono propinate, sebbene ricche di buone intenzioni, a cui, però, non hanno mai fatto seguito i fatti. Una delle storielle più proposte è rappresentata dalla chimera del colpo di spugna sul Governo precedente, un pò come accade a livello nazionale dove tutti? PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Potere e volere....

domenica 17 aprile 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Un giorno, un capo di Stato chiese al suo segretario se il Papa, Giovanni Paolo II, per intenderci, fosse da annoverare tra i potenti della terra; alla risposta affermativa del segretario, il capo di Stato, molto preoccupato, chiese, allora, di quante divisioni, quel Papa, potesse disporre e la risposta che gli fu data lo turbò non poco: nessuna! Il "presunto" grande della Terra si lasciò andare ad una risata liberatoria condita da un’affermazione che avrebbe dovuto rivedere qualche tempo più tardi, ovvero: un uomo senza eserciti non può essere considerato un pericolo nè un problema per la stabilità delle cose; quell’uomo altri non era che uno degli ultimi "capi" dell’U.R.S.S. che avrebbe dovuto assistere da impotente spettatore, poco alla volta, alla scomparsa del comunismo, al crollo del famoso muro di Berlino, e, in fine, allo smembramento di quella che, dalla storia e dagli uomini, era ritenuta la Repubblica socialista dove non avrebbe mai potuto tramontare il sole per la sua vastità assicurata da un’incrollabile stabilità; scusate se è poco! Quel piccolo uomo di nome Karol, vestito di bianco e già compromesso da quella malattia che lo costrinse ad una lunga ma fiera agonia, dimostrò all’intera umanità composta da tanti piccoli uomini... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Gli occhi di Karol.

sabato 9 aprile 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

La semplice bara di cipresso recante uno stemma che trasuda umiltà e devozione ha confermato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, l’imprimatur di eccezionalità che ha contraddistinto il percorso terreno di Papa Giovanni Paolo II “il grande”. Papa, è vero, ma soprattutto uomo con mille pregi e, scusate la mia eventuale cecità o parzialità, senza alcun difetto, almeno visibile; un uomo coraggioso e umile che ha saputo aprire il cuore degli uomini a qualcosa di nuovo, qualcosa che in tanti, compreso me, non riescono ad esprimere con le dovute parole, sebbene si sia riuscito, insieme, ad avvertirlo ognuno nel proprio io più profondo. Oggi, provo un’emozione incontenibile nell’affermare che gli occhi di Karol rappresentavano la porta d’ingresso di un viaggionell’universo del bene ancora, così, poco conosciuto a buona parte degli esseri umani; è quasi come se avesse voluto immolarsi, tra mille sofferenze, per dimostrare che solo attraverso la parolae, quindi, con il dialogo, con il calore del contatto fisico, un abbraccio o una carezza, si può tentare di unire volti, caratteri, pensieri e religioni...prova ne è l’immensa folla di credenti e non credenti che hanno invaso, pacificamente e compostamente... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Un uomo di bianco vestito...

sabato 2 aprile 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Avrei voluto parlare di autostrada e menzogne, avrei voluto denunciarvi l’ennesima clamorosa bugia perpetrata ai danni dell’utente da parte dell’ente proprietario della Salerno- Reggio che aveva promesso per le festività pasquali la riduzione dei cantieri di lavoro e lacreazione di punti di assistenza lungo tutto il percorso, o meglio, il campo di battaglia della A3 per garantire gli automobilisti da qualsiasi problematica, avrei voluto raccontarvi ciò che invece ho personalmente verificato lungo il tratto che va da Cosenza a Villa San Giovanni e, cioè, un dedalo mostruoso di cantieri senza operai, asfalto irregolare con pietrisco annesso per la gioia dei cofani delle nostre autovetture colpiti ripetutamente dalle pietruzze scagliate da chi precedeva pur se incolpevole; avrei voluto raccontarvi di quanta pazienza occorrerebbe a quanti si accingessero a percorrere quel tratto; avrei voluto confrontarmi con voi su quanto dannosa sia, per il turismo calabrese, questa intollerabile situazione, ma qualcosa di più importante credo debba essere, oggi, menzionata. Mi riferisco alla persona del Santo Padre, le cui condizioni di salute, purtroppo, sono peggiorate tanto da aver già ricevuto l’estrema unzione. Al momento in cui scrivo è ancora in vita, e vorrei tanto, quando queste riflessioni saranno lette, che lo sia altrettanto... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Scaricabarile...

mercoledì 23 marzo 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori, sempre più numerosi e interessati, voglio parteciparvi tutto il mio stupore, condito da profondo disgusto, nell’apprendere che, l’Anas, ovvero, l’Ente proprietario della nostra autostrada interpoderale definita A3, ha affidato al collega Ripamonti il compito di presentare alla Procura della Repubblica di Cosenza un esposto-denuncia al fine di accertare e valutare (questi sono precisamente i termini dell’esposto) il comportamento dei conducenti dei mezzi pesanti che nella giornata del 25 gennaio ( e in quelle successive) scorso avrebbero causato,(solo loro ovviamente) in vari tratti della menzionata mulattiera, la tragica situazione che noi tutti ricordiamo dopo le abbondanti nevicate che hanno interessato tutto il centro sud. Bisogna doverosamente precisare che altrove, i candidi fiocchi di neve avrebbero costituito certamente un volano economico e che, invece, qui da noi, hanno rappresentato, rappresentano e, a mio parere, rappresenteranno una iattura per una terra che, per due terzi, pensate un pò, è costituita proprio da colline e montagne e che, si presume molto erroneamente, dovrebbe essere preparata a simili emergenze che poi, emergenze non dovrebbero essere! Ma valutiamo insieme, perché stimo ogni singolo lettore di questo giornale, la faccia di bronzo dell’Anas che... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Dialogando...

martedì 1 marzo 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Nel corso di un convegno organizzato dalla casa delle libertà, uno dei candidati alla Presidenza della Regione Calabria, rivolgendosi ad un’attenta platea e con molto coraggio, si è espresso, più o meno, in questi termini: " Non ho un programma da sottoporvi, non ho bacchette magiche da esibire per la risoluzione di tutti i problemi che affliggono questa nostra terra, non ho promesse da farvi nè posti di lavoro da distribuirvi, posso solo manifestare il mio impegno nella ricerca di soluzioni pratiche per tentare di cambiare le cose che, allo stato attuale, proprio, non vanno". Credo che questa affermazione abbia manifestato tutto il disagio di un uomo, o meglio, di un candidato che tentava di convincere un uditorio stanco delle solite promesse, di soluzioni miracolose che lasciano il tempo che trovano, un uditorio che, forse, per la prima volta e finalmente, vorrebbe fatti e non parole! Alla fine, il lungo applauso della platea ha sottolineato l’esigenza dei presenti e della gente in generale, di credere in qualcuno, un qualcuno che possa finalmente restituire dignità ad un popolo, quello calabrese, per troppo tempo mortificato da una politica diciamo così, un pò troppo distratta, almeno stando a quanto afferma il calabrese comune. Vedremo, qualora dovesse vincere lo schieramento di centro- destra, quali... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Regole d’oro.

lunedì 14 febbraio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Con l’approssimarsi della nuova tornata elettorale assistiamo alla solita battaglia senza quartiere dei tanti candidati che, ancora una volta, si sfidano a colpi di "buone intenzioni! A tale proposito l’editoriale di oggi, vuole indurre il paziente lettore-elettore a riflettere su alcune valutazioni che dovrebbe fare nella cabina elettorale prima di accordare la sua fiducia a questo o quel candidato; innanzitutto, bisognerebbe tassativamente valutarne la rettitudine morale, e, questo, al fine di preservare la politica da arruffoni di vario genere. Come dire "prevenire piuttosto che curare"! La seconda valutazione che un buon elettore dovrebbe fare riguarda il percorso politico del candidato, verificare con cura il numero di "casacche" indossate dallo stesso nel corso degli anni per valutarne il grado di coerenza; come si può accordare, infatti, la propria fiducia ad un soggetto politico che "salta lo steccato" dopo essersi proposto come baluardo insormontabile di uno schieramento per anni, contraddicendo, in questo modo, il suo elettorato, se stesso, i propri ideali, che finiscono, inevitabilmente, per diventare quelli contro i quali, a torto o a ragione, ha combattuto, e, in ultimo la propria coscienza politica. A proposito di coscienza, quale e come potrebbe classificarsi quella di un elettore che dovesse votare proprio quel personaggio politico, dopo avergli accordato la sua fiducia allorquando militava sotto una certa bandiera politica? Ecco, cari lettori, è successo di tutto fino ad oggi, facciamo in modo di avercela una coscienza, perché proprio questa potrà permetterci di esprimere, a testa alta, ognuno il proprio parere... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Arrestiamone uno...

venerdì 4 febbraio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori, siamo giunti veramente alla frutta... e attendiamo il dessert! Sono appena trascorsi i giorni della memoria, della Shoah, giorni densi di commemorazioni per non dimenticare gli scempi della seconda guerra mondiale. Aggiungo, però, che bisognerebbe cominciare a commemorare i tanti scempi perpretati negli ultimi cinquant’anni nei confronti degli italiani in generale e dei meridionali in particolare. Avevamo, infatti, dimenticato le centinaia di automobilisti che, lo scorso inverno, rimasero intrappolati lungo la mulattiera, com’è stata giustamente definita dal presidentissimo Luca Cordero di Montezemolo, rappresentata dalla Salerno-Reggio Calabria, per via delle avverse condizioni climatiche che avevano portato sul meridione d’Italia vento, pioggia e neve, tanta neve. Molti automobilisti, infatti, in quei terribili giorni, rimasero bloccati nel tratto della disgraziata A3, compreso tra Pontecagnano e Lauria, bloccati nelle proprie autovetture senza aiuti immediati, prigionieri dell’incapacità di chi avrebbe dovuto provvedere a tutelarli da tutto quello che, invece, furono spudoratamente costretti a subire: vergogna. Arrivarono, allora, le prime giustificazioni, ovvero, che l’evento era stato di natura eccezionale e che, comunque, presto, ci si sarebbe attrezzati per il futuro, proprio per prevenire eventuali altre, simili, situazioni di disagio per gli automobilisti in transito sulla maledetta arteria in questione; passato il Santo, passata la festa! PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Ah, la coscienza!

giovedì 27 gennaio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Carissimi lettori, mi piacerebbe smuovere le vostre coscienze attraverso un breve "excursus" di problematiche ad ampio respiro che affliggono, ormai cronicamente, il nostro quotidiano e di cui, come sempre, mi assumo ogni tipo di responsabilità sia civile che penale; il mio pensiero va alle migliaia di docenti ancora senza una cattedra che attendono invano l’assegnazione di un posto di lavoro che dovrebbe essere garantito dallo Stato, che invece, al solito, nicchia, senza pudore, da destra, da sinistra e dal centro, mentre cerca di prendere tempo attraverso un cumulo di umilianti bugie condite da mille inutili promesse; e come non pensare alla categoria dei pensionati, sempre più nutrita, che stenta ad arrivare, nella maggioranza dei casi, alla fine del mese per l’esiguità delle somme percepite; questo fa da contraltare, ad esempio, alla ristretta cerchia dei super fortunati che percepiscono le famose pensioni d’oro di centinaia di migliaia di Euro all’anno, e me ne domando il perché, quale la differenza tra i soggetti in questione; a tal proposito come non accennare agli incentivi sullo stipendio che sono stati garantiti a coloro i quali, nella pubblica amministrazione, sarebbero in età pensionabile, per indurli a rimanere ancora qualche anno in attività, il tutto al fine di preservare le casse dello stato che, però, vengono svuotate in altro modo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Anno nuovo, speranze antiche.

mercoledì 12 gennaio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Cari lettori abbiamo appena fatto l’ennesimo balzo in avanti in questo nuovo millennio; eccoci finalmente giunti nella casella 2005! Ricordo quel lontano primo gennaio dell’anno 2000 quando tuonavano le promesse e si sbandieravano programmi per il millennio che avrebbe dovuto portare gioia, felicità, lavoro e sicurezza per tutti gli italiani e, soprattutto per noi calabresi e sappiamo tutti com’è andata a finire! Lasciamo quindi la casella numero 2004 in cui abbiamo trovato ancora morti sulla statale ionica 106 ma non i soldi per renderla quantomeno sicura; sempre nella stessa casella abbiamo trovato gli interminabili lavori del tratto calabrese dell’autostrada Salerno - Reggio Calabria che in 365 giorni hanno certosinamente scippato la pazienza degli automobilisti oltre a innumerevoli vite umane colpevoli solo di aver deciso di usufruire di tale vergognosa arteria, non abbiamo, però, ancora trovato (dubito seriamente che li troveremo mai) i responsabili di un simile scempio che è innanzi ai nostri occhi e dentro le coscienze di noi tutti solo "assoluzioni" per il momento; rovistando ancora tra i regali che i calabresi hanno avuto modo di trovare nella casella di vita numero 2004 troviamo i cadaveri cagionati dalla Ndrangheta, che ci ha garantito le prime pagine dei quotidiani con i morti ammazzati...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


... E guardiamo avanti, nonostante tutto.

sabato 1 gennaio 2005 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

A ben riflettere su quest’anno che se ne va, possiamo concludere che, come al solito, tra tutte le cancrene di cui è vittima la nostra Società ve n’è una che spicca su tutte, ovvero quella rappresentata dalla mafia. Questa piaga sta lentamente stroncando il decollo di un’economia che, già di suo, è oramai al collasso. Questa mafia che risponde al nome di "ndrangheta", camorra, etc. ha ormai scalato i vertici del malaffare mondiale occupando di diritto le prime posizioni. Ma come può essere possibile che non la si riesca a debellare? Ci si sente in difficoltà al pensiero che undicimila lavoratori dell’A.F.O.R. (forestazione calabrese) sfidino pioggia e freddo in difesa del proprio posto di lavoro, molti dei quali padri di famiglia che vivono di pochi Euro pur lavorando le canoniche otto ore al giorno, mentre i cosiddetti mafiosi, proprio nel momento in cui mi accingo a scrivere queste mie riflessioni, stano contando fiumi di denaro frutto di proventi illeciti: questo proprio non riesco a sopportarlo. Vengono in mente i loro volti maledetti mentre scelgono il locale al quale andare a riscuotere il "pizzo", mentre si affannano nella ricerca di acquirenti per una nuova partita di coca o di altre sostanze stupefacenti fatta pervenire illecitamente dall’estero e da piazzare sul nostro mercato sempre più esigente, sempre più marcio; E poi si resta allibiti quando si apprende dai giornali che il vice presidente della commissione antimafia è sospettata di collidere proprio con questa... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


BUON NATALE E BUON ANNO!

venerdì 31 dicembre 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Come si può, di questi tempi, non parlare delle festività natalizie. Questo, forse, rappresenta il periodo più atteso dell’anno, perché oltre alle festività regnano delle atmosfere particolari, atmosfere pregne di significati profondi che richiamano in noi valori troppo spesso dimenticati. La gente sembra essere più buona, ed, apparentemente, vige una maggiore propensione verso l’altro...si è forse più sereni con se stessi o ci si mente credendolo? E’ questo il concetto su cui riflettere profondamente...infatti il Santo Natale viene vissuto, oggi, come momento in cui cercare di essere più sereni e, di conseguenza, ci si sente ( forse è meglio dire che ci si vuol sentire a tutti i costi) più buoni..... In questo periodo, infatti, le visite ai malati si moltiplicano, quelle ai detenuti non si contano e, molti, vengono contagiati dalla frenesia di dover aiutare un bisognoso...ma durante tutto l’arco dell’anno siamo sicuri di aver fatto altrettanto? Eppure i malati erano "al loro posto" anche prima, così come lo erano i detenuti ed i bisognosi ed allora che umanità può risiedere in chi si interessa dell’altro solo a Pasqua ed a Natale? Ci siamo mai chiesti quante promesse fatte in questi periodi, proprio perché falsamente più buoni e disponibili, siano poi state effettivamente mantenute? Ed ancora, come si può rimanere ciechi di fronte allo spreco di denaro pubblico, investito malamente in spettacoli e cerimonie, quando si è coscienti di emergenze primarie che vengono posposte proprio perché mancano i fondi necessari a risolverle... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Nonostante tutto...

lunedì 6 dicembre 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Dallo Ionio al tirreno la paura è tanta e le coscienze dei cittadini si sono svegliate di botto da quando le vergogne dei veleni sotterrati e affondati, comunque nascosti stanno riemergendo dall’oblio dell’incoscienza e dell’omertà. Giorno dopo giorno, infatti, la problematica sta assumendo tinte sempre più fosche e risvolti sempre più inquietanti. Tante erano le voci che circolavano da anni sulla possibilità che in Calabria potessero trovare "ultima dimora" rifiuti di dubbia o meglio di indubbia provenienza; si parlava di mare e di monti meglio individuati come Sila e Tirreno. Tante le parole, tanti i dubbi, molti i sospetti ai quali hanno fatto eco solo cecità, sordità e omertà da parte di chi avrebbe potuto fare e non ha fatto; poi, d’un tratto il caso della nave "Jolly Rosso" da un lato e quello delle polveri di ferriti di zinco "dormienti" nelle campagne intorno alla località di Cerchiara dall’altro, hanno riportato l’opinione pubblica alla realtà e, cioè, a dover fare i conti con una problematica di estrema e preoccupante attualità ovvero quella dell’illecito smaltimento di rifiuti altamente pericolosi per la nostra salute sotto la nostra terra e negli abissi del nostro mare. Forse poca attenzione è stata dedicata a questo problema che sta assumendo proporzioni preoccupanti e, forse, meno che meno nella nostra Regione, oggetto di ripetute "attenzioni" di questo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Buon lavoro, signor Tod’s.

lunedì 22 novembre 2004 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Oggi un vero imprenditore deve anche assolvere a un compito di solidarietà verso il prossimo. Questo è un principio che dobbiamo cominciare a diffondere". In una Società dove orientare l’obiettivo della telecamera interiore verso il centro della propria coscienza costituisce un esercizio di rara maturità, Diego della Valle (padrone del marchio di lusso "Tod’s") dimostra di poter porre, sul tavolo del dinamismo costruttivo, un ottimo biglietto da visita. Aver lottato contro i Romiti (Cesare e figlio) per salvare il Corriere della Sera dalla "Famiglia Adams", l’esser riuscito ad entrare in Mediobanca (salotto buono della finanza italiana), il voler duellare con Adriano Galliani ("longa mano" di Berlusconi) per liberare la Lega Calcio dai prepotenti, ha creato, dietro e davanti questo nuovo modello di uomo di potere, un alone da Robin Hood. Innegabilmente innamorato della sua compagine lavorativa, cui dedica il 95% del tempo e delle energie è riuscito a porre le basi, insieme col suo amico Luca Cordero di Montezemolo, per uno sviluppo formativo di nuove generazioni di giovani lanciati alla ricerca di nuove opportunità da valorizzare più che da sfruttare. D’altronde, in un panorama di aziende in decozione, l’essere a capo di un gruppo privo di debiti che, addirittura, si autofinanzia senza ricorrere a truffe e artifici vari, è sinonimo di lungimiranza e disponibilità a creare reddito, piuttosto che a bruciare risorse...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Come è difficile vivere bene!

lunedì 8 novembre 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Come è difficile ai nostri tempi riuscire a vivere bene.. questa affermazione presta il fianco a molteplici riflessioni, infatti, nel leggerla, tornano in mente le tante frustrazioni subite nel corso della nostra esistenza. Dopo questo volo a ritroso e, cioè, dopo aver ripercorso il tracciato delle frustrazioni, come per magia, ecco subentrare la paura insita in ognuno di noi che si palesa nella domanda che sorge spontanea: a cosa vado incontro?cosa mi riserverà il domani? Come si può notare, la realtà che ci troviamo a vivere nel quotidiano è ricca di difficoltà, dalle più pregnanti, come quella di soddisfare i propri bisogni primari necessari indispensabili, a quelle meno importanti ma, altrettanto presenti. Ecco, allora, generarsi la paura di non farcela, di non essere all’altezza che, spesso, viene palesata attraverso un atteggiamento spavaldo e sicuro nei confronti della vita; ed a tal proposito , quante volte ci è capitato di discorrere con un conoscente, che la società riteneva essere un modello da imitare e di vederlo, invece, crollare sotto il peso della paura, della insoddisfazione e della insicurezza? I modelli e gli esempi da imitare che ci vengono propinati ogni giorno, spesso, sono sbagliati per non dire pericolosi. Le sicurezze ed i punti fermi dobbiamo trovarli dentro di noi, non dovremmo permettere che altri ce li propinino e la presenza dell’altro, in questa fase, sarebbe giustificata se servisse ad aiutarci in questo lavoro di ricerca dentro di noi! Ma siamo maturi abbastanza da riconoscere di essere in difficoltà? Siamo umili abbastanza per ammettere gli errori? PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Non si finisce mai d’imparare...

martedì 12 ottobre 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

almeno dovrebbe essere così per ognuno di noi; infatti non dovrebbe mancarci mai la disponibilità ad apprendere le continue lezioni che la vita ci impartisce, o che tenta di impartirci. Occorre fare tesoro di tutto ciò anche perché, questo, rappresenta un momento di crescita interiore non indifferente per quanti sanno coglierlo. Solo così, infatti, si potrà capire che il mondo che ci circonda, al pari di quello che serbiamo dentro di noi, è in continuo divenire e che rimanere statici ci porrebbe al di fuori della realtà. Solo così potremo riconoscere ognuno i nostri errori, ognuno le proprie responsabilità; solo così riusciremo a non scaricare le nostre colpe sugli altri, cosa, questa, che accade troppo di frequente...per continuare la lettura, cliccare sul titolo .


Mare... d’amare?

sabato 18 settembre 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Lasciamo l’estate alle spalle e ci incamminiamo lungo le fresche e ramate fronde autunnali, ma consentitemi di fare una riflessione che richiama il caldo, i bagni... e i disagi, in una regione, la Calabria, un tempo regina nell’offerta di Natura incontaminata. Per qualche strana alchimia, in Calabria, alla fine della stagione estiva, il mare diventa cristallino, non rimanendo traccia alcuna, (almeno apparente) di quell’inquinamento che ha riempito gli ospedali di mezza costa tirrenica a causa delle tante infezioni verificatesi ai danni dei bagnanti. Cari lettori la questione è molto seria, in quanto, dalle nostre parti, le cose evidentemente, funzionano alla rovescia. Mi spiego meglio, perché vorrei cercare di capire insieme a voi il motivo di tanta dabbenaggine. Durante tutto l’arco del periodo estivo, appena trascorso, abbiamo assistito ad uno spettacolo veramente offensivo: il mare, o, per meglio dire i nostri due mari, si sono presentati all’appuntamento con i bagnanti in condizioni vergognose e al limite della balneabilità; dallo ionio al tirreno sono piovute le più varie lamentele e, per così dire, alcune irripetibili e intense "maledizioni", da fare sentire ogni vero calabrese veramente mortificato. Quello che, però, dovrebbe infastidirci maggiormente è rappresentato dal fatto che, come ogni anno, sempre le solite isole felici risultino esenti da tali problematiche; mi riferisco...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Che ne sarà di noi?

martedì 7 settembre 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Questa la domanda che una società civile dovrebbe porsi alla luce degli ultimi avvenimenti in Cecenia. Inoltre viene da chiedersi se esista ancora una società civile o se sia mai esistita; a questo punto, forse, ci si dovrebbe domandare, con umiliante coscienza, se non sia giunto il momento di iniziare una profonda opera di civilizzazione attraverso la reintroduzione globalizzata di quei valori palesemente estinti da tempo. Certo è che l’intera umanità vive uno dei momenti più bui della sua millenaria storia. Siamo a settembre, e, stringendoci ancora una volta intorno al popolo americano, ci stavamo preparando alla commemorazione di quel famoso undici settembre 2001, giorno in cui la follia umana si rese follemente protagonista di un clamoroso gesto omicida, mietendo circa duemilacinquecento vittime colpevoli solo di essersi trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato.Penso che ognuno di noi serbi ancora, impresse indelebilmente nella sua memoria, le incredibili scene dei due aerei impazziti mentre impattavano sulle strutture delle twin towers, le torri gemelle! Abbiamo assistito, quasi in diretta, alla lenta agonia di quelle torri, definite indistruttibili, mentre, al pari di costruzioni in plastica, si ripiegavano su se stesse in una nuvola di fumo, tra carte svolazzanti ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


La vita è bella...

sabato 3 luglio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

...questo è il titolo dell’opera da Oscar del noto attore regista Roberto Benigni. Il film mette in evidenza come, nonostante le terribili angherie subite e patite in un campo di concentramento, un giovane ebreo, catturato dalle spietata e sanguinaria polizia nazista, abbia scelto per sè e per il figlio, prigioniero anche lui, di lottare per la sopravvivenza, piuttosto che di lasciarsi morire, come, purtroppo è successo, nella realtà, a migliaia di prigionieri nei famigerati lager del Reich. Quello che stupisce e commuove, allo stesso tempo, è che il prigioniero ebreo sia riuscito a trasformare la dura prigionia del campo, in un candido gioco nel quale coinvolgere proprio il figlio nel tentativo di proteggerlo dalle orrende barbarie di un periodo, forse il più buio, della storia dell’umanità... e di come, alla fine, ci sia riuscito. Il film contiene una morale molto profonda che andrebbe fatta propria e non dimenticata subito dopo aver varcato l’uscita del cinema. Come non apprezzare, quindi, il messaggio di Benigni il cui intento era proprio quello di far capire allo spettatore che la vita deve essere presa con allegria prima ancora che con filosofia! Se ognuno di noi, infatti, si interrogasse sul proprio rapporto con la vita, si renderebbe conto di quanto non riesca ad apprezzarla fino in fondo; a quanti, in questo momento, stanno storcendo il naso, ricordo che la maggior parte degli esseri umani dedica il proprio tempo a correre dietro alle ineffabili cose da cui è circondato piuttosto che ad imparare a gustare la vita in modo pieno... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Buon viaggio!

martedì 22 giugno 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Siamo prossimi alle ferie estive, la nostra testa comincia ad assaporare momenti di pre-vacanza durante i week-end, anche grazie alla clemenza del tempo; inizia, quindi, il conto alla rovescia, sebbene, un vecchio detto calabrese reciti " a cuda è a chiù brutta a ra scurcià" che tradotto testualmente significa " la coda, è la parte più dura da scorticare"; di questi tempi molta gente affolla le agenzie di viaggio e le mete da prendere in considerazione sono le più disparate. Ma ci siamo mai chiesti che cosa rappresenta un viaggio per ciascuno di noi? Se potessimo pubblicare le risposte ci renderemmo conto che sarebbero molteplici e, ognuna, diversa dall’altra, lo storico Strabone riteneva che "viaggiare rappresenta la liberazione della propria anima dalle catene della quotidianità che impedisce ai nostri occhi di vedere oltre il nostro confinato orizzonte"; concordiamo con il pensiero di Strabone aggiungendo che un viaggio può dare molto alla nostra interiorità, a patto che venga vissuto con la necessaria profondità; ovviamente dipende dalla meta prescelta. Potrebbe rappresentare, infatti, un’occasione per incontrare nuove culture, un’occasione che potrebbe permetterci un "salto" nel passato così come nel futuro. Insomma un viaggio rappresenta molte cose ma, una in particolare, merita la nostra attenzione: l’arricchimento interiore... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Election Day.

domenica 13 giugno 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Anche questa tornata elettorale è volata via... del fragoroso clamore di una dura e sfiancante campagna elettorale, ora rimangono solo dei cartelloni con impressi volti e parole in grado di convincere anche i più restii. I giochi sono ormai fatti, la realizzazione dei propri sogni ha fatto da contraltare alla solita, profonda, delusione di speranze infrante. Alcuni sono andati via altri occupano ancora saldamente la stanza dei bottoni, altri ancora vi entrano per la prima volta speriamo solo che sappiano premere quelli giusti. Auspico veramente che l’elettore, nella solitudine "controllata" della cabina, prima di distribuire i vari nominativi sulle schede dai mille colori di questa tornata elettorale, abbia passato una mano sulla propria coscienza; questa volta non ci sarebbero scusanti, per anni, infatti, abbiamo pazientemente ascoltato, (condividendole) le lamentele dei tanti che non credevano nella politica, dei molti che giuravano l’astensionismo più sfrenato: ecco, caro elettore ti è stata data l’occasione che aspettavi, anzi, le occasioni per dare alla tua coscienza un motivo di soddisfazione; l’occasione per cambiare le cose e dare vita ad una classe politica veramente attenta ai bisogni del cittadino, una classe politica saggia, in grado di tutelare l’ambiente violentato da anni, una classe politica che sappia pensare allo sviluppo di un territorio mortificato da "disattenzioni", soprusi e abusi;... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Nell’Anno del Signore.

lunedì 7 giugno 2004 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Luci, al neon, accese sempre. Suoni, cupi, costanti. Odori, forti, di sterilizzazione. Questa è una sala di rianimazione. E questo è l’ambiente in cui Pasquino (dal bellissimo film di Gigi Magni), alias, Saturnino Manfredi è stato costretto a vivere nell’ultimo periodo della sua intensa vita... professionale e non solo. Che tormento deve essere stato, il non potere trasmettere quel suo modo "perfetto" di rendere accettabili anche le cose più tristi, che lo hanno reso famoso sugli schermi di chiunque possegga un sistema tv. Gli occhi, quelli, sono rimasti vigili ed espressivi, come nelle sue migliori interpretazioni, fino all’ultimo, fino a quando non ha deciso che era arrivato il momento delle rimembranze, di "passare alla storia". In grado di trovare da solo la formula del successo, è riuscito a diventare una multiforme "maschera" del nostro cinema e della nostra vita, grazie al suo impegno costante, nello studiare (era anche laureato in legge, oltre che diplomato all’Accademia di arte drammatica) e nel migliorarsi, senza peli sulla lingua. Fra i tanti personaggi interpretati, merita un segno preferenziale quello di Pasquino, da ciabattino a Cardinale "illuminato", con inclinazione a fustigatore dei costumi morali, all’epoca della Roma Papalina. Sensibile alle difficoltà delle persone meno fortunate (disabili psicofisici, etc.) ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


La dignità del Cadetto.

lunedì 31 maggio 2004 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Il mio unico grande affetto, fin da piccolo, è stato Gianni, il mio fratello maggiore. Anche i bambini ricchi possono essere soli e infelici." Caro dottore, gentiluomo della vecchia guardia, rispettoso di regole di educazione ormai scomparse, ma forse un po’ attillate, come una giacca di un paio di taglie più piccole... Caro signore, che quando si è trattato di porsi al servizio della famiglia, sei sempre stato pronto a mettersi sugli attenti e a sapere fare un passo indietro (anche di fronte ad ingiustizie palesi), consapevole, con la dignità del "cadetto", di essere il numero due, dopo l’avvocato... due fratelli uniti da un abisso. Caro Umberto, così all’antica da avere un rapporto con lui, così deferente da non chiamarlo mai per nome ("Una vecchia storia, lo chiamavo l’Avvocato e mi alzavo in piedi quando entrava. succede ancora adesso. Lo chiamo l’Avvocato come tutti, in famiglia. Anche se parlo di lui con mia moglie, non è Gianni, ma l’Avvocato. Ogni volta che è venuto a trovarmi, in casa mia o in ufficio, l’ho salutato alzandomi. Mi è sembrato normale, anche fra fratelli.") Caro Presidente che hai accettato per amore il tuo posto di responsabilità a leader della vostra azienda e della vostra famiglia ("Quando mio fratello, sentendosi prossimo alla fine, mi chiese se sarei stato disponibile a sostituirlo alla Fiat, gli risposi "si, guarda, lo faccio!". ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Le stranezze della vita

lunedì 24 maggio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

A volte la vita è proprio strana, ti succedono cose che ti capita di vivere, come lontane emozioni, solo attraverso lo schermo di un televisore o, al massimo, di un cinema. Capita di commuoverti per una scena triste ma poi ti tranquillizzi perché, tutto sommato, si tratta solo di un film. Ma quando il film si materializza nel tuo quotidiano catapultandoti in una realtà che non vorresti mai che ti appartenesse, allora per te inizia un brutto incubo dal quale non basta aprire gli occhi per potergli sfuggire. E’ in questi momenti di vera difficoltà che ti rendi conto di come il tarlo della paura si insinui, lento ma costante, nelle anime di familiari e amici devastandole; e ti accorgi di non poter fare nulla per loro perché devi fare ricorso ad ogni energia sparsa nel tuo corpo e nella tua anima; tu hai veramente altro a cui pensare, infatti, devi recuperare tutte le tue forze per superare quel brutto incubo, per tentare di scorgere la luce alla fine di un lungo e buio tunnel, al fine di determinare, ancora una volta, il tuo futuro, quel futuro che senti sfuggire piano piano e che tenti di riprenderti perché ti appartiene, è tuo! A volte però dell’incubo non ne sei il protagonista ma semplice spettatore! Mors tua vita mea, verrebbe da pensare, la realtà, invece, sta proprio da un’altra parte; se ad essere infelice protagonista di quel brutto incubo è un familiare molto stretto, mettiamo un fratello, allora l’incubo diventa dramma; dentro di te si innescano dinamiche indescrivibili che ti conducono sul sentiero della paura. In quel momento hai due possibilità...Per continuare a leggere cliccare sul titolo


Fermiamoci un momento a riflettere!

sabato 8 maggio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Proviamo a ricordare quante volte ci sia capitato di farlo realmente; a conti fatti, forse, a qualcuno di noi, nel corso della vita, non è mai capitato. Eppure fermarsi a riflettere rappresenta un momento importante nelle nostre esistenze perché ci fornisce l’opportunità di rivedere tutto quello che abbiamo fatto per poi sottoporlo al vaglio delle nostre coscienze; tutto questo, al fine di tracciare una bozza di bilancio su cui costruire la prossima tappa del nostro futuro. Infatti, per poter ben costruire è necessario saper programmare e verificare, tappa per tappa, il nostro operato; questo, al fine di correggere eventuali errori di programmazione o di valutazione e per rimetterci, finalmente, in carreggiata; ma, senza un momento di chiara riflessione come si ritiene di poter svolgere questa opera di valutazione e di eventuale riprogrammazione. Riteniamo, a questo punto, che, per potersi esaminare attraverso lo strumento della verifica, è necessaria una buona dose di umiltà, quindi sincerità verso se stessi e un minimo di disponibilità a farlo; queste sembrano cose scontate ma, a ben vedere, tanto scontate non sono! Forse il nostro vero problema è rappresentato dal fatto che, a volte, non vogliamo riconoscere a noi stessi i nostri errori, perché,...per continuare a leggere cliccare sul titolo


Vivere

sabato 8 maggio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Vi è mai capitato di valutare quante persone, intorno a noi, si lascino vivere piuttosto che tentare di attivarsi a vivere? Sembra di trovarsi in un’epoca in cui lottare è una cosa che appartiene ad un passato ormai lontano. La natura, maestra indiscussa di vita, avrebbe tanto da insegnarci se solo noi avessimo l’umiltà e la pazienza di apprendere, infatti, sin dalla notte dei tempi ogni creatura appartenente al mondo animale o a quello vegetale ha dovuto sempre lottare per conquistare i suoi spazi, non si capisce, allora, come mai oggi la musica debba cambiare. I sociologi e gli psicologi hanno utilizzato fiumi di parole per riempire migliaia di pagine sull’argomento, nel tentativo di offrire le proprie conoscenze in tale direzione. Le conclusioni a cui si è pervenuti francamente ci lasciano un pò perplessi, infatti, si è attribuita questa passività dell’individuo ad un fenomeno socio culturale postmoderno! Pensiamo, forse peccando di presunzione, che la nostra epoca offra lo smarrimento più assoluto dovuto all’appannamento del ruolo di centralità dell’essere umano. A riprova di quanto asseriamo rimane il fatto che l’uomo ha imparato a cercare fuori dal sè, attraverso l’identificazione e l’emulazione, che non conducono, a parer nostro, ad una giusta crescita attraverso una corretta ricerca e, perché no, ad un convincimento dei propri mezzi: insomma, consapevolmente o inconsapevolmente troppo spesso si giunge all’erronea conclusione che l’altro è meglio di noi! ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Emendamenti pasquali...

domenica 11 aprile 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Vorremmo cominciare questo editoriale con i canonici auguri di buona Pasqua, visto il periodo. E’ nostro desiderio ricordare a tutti che Pasqua vuol dire rinascita che, mentre per il Cristo ha significato resurrezione, per l’uomo comune e mortale potrebbe e dovrebbe significare emendamento. Ma perché parliamo di emendamento? Forse bisogna ricordare quello che l’uomo è riuscito a fare nei confronti del Cristo (almeno stando a quanto la tradizione cristiana ci ha tramandato nei secoli) che, in fondo, era sceso sulla terra per fare un favore al genere umano il quale, per ringraziarlo, ha ritenuto opportuno crocifiggerlo senza troppi complimenti. Una volta crocifisso il Redentore, l’uomo ha pensato bene di sconvolgere e deturpare tutto quello che lo circondava natura in primis. Poi si è accanito contro i suoi simili dando origine ad un lungo periodo di guerre, che dura tuttora ( avvalorando la tesi che vede il terzo millennio come l’epopea della civiltà più avanzata), e che ha prodotto una scia infinita di sangue versato, secondo i fomentatori, per una giusta causa. Fatto fuori il Redentore, occorreva dare un senso a quel malsano gesto e allora l’uomo ha pensato bene di estirpare quella radice faticosamente piantata dallo stesso Cristo, sempre secondo la tradizione cristiana, la radice del bene per seminare un terreno ancora vergine con delle colture pregiate quali quelle dell’odio, della cattiveria, dell’invidia e quant altro di così pregiato potesse durare nei secoli; ma l’uomo ha saputo superare se stesso, camuffando... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Il male di vivere

martedì 6 aprile 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Durante il medio evo una malattia, allora sconosciuta quanto temuta, ha mietuto milioni di vite umane, dalle verdi praterie irlandesi alle sponde del Volga eguale era il rischio di contrarla: si trattava della peste, un morbo che non guardava in faccia nessuno e non risparmiava nessuno tra mille sofferenze ed atroci dolori! Ai nostri giorni, invece, si vive di paura a causa di un altro terribile quanto oscuro male: "il male di vivere". E mentre la prima straziava i corpi, il secondo annichilisce le anime siamo nel terzo millennio, il millennio della civiltà eppure si muore di questo: si muore di angoscia e paura! Paura dell’oggi ma, soprattutto, del domani che, inesorabile giunge per riproporci un oggi collocato diversamente solo in termini temporali. E’, in effetti, triste la realtà del quotidiano: siamo accerchiati dall’insoddisfazione permanente di quanti non hanno il posto di lavoro agognato, seppure, e sono pochi, abbiano faticato per ottenerlo. Siamo circondati dall’insoddisfazione di chi, pur tra mille raccomandazioni e senza stenti occupa un posto immeritato e non sudato, pretende di più perché reca seco un cognome altisonante. Siamo accerchiati da servizi che non funzionano e per i quali ci tassano puntualmente in nome di una presunta efficienza crescente. Siamo accerchiati da uomini che hanno unilateralmente deciso che il loro unico e redditizio lavoro debba essere... quello degli altri!Quello di colui il quale se, malauguratamente, dovesse rifiutarsi, verrebbe inesorabilmente colpito da una mentalità e da una mano mafiosa.
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Tempi moderni...

giovedì 1 aprile 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Spesso si criticano i tempi andati e le tradizioni di cui erano portatori; si pensa al progresso, alle innovazioni e si dimenticano i valori, quei valori che hanno caratterizzato la storia durante tutto l’arco del suo lento divenire. Sfogliando le pagine di una storia fatta di luci e ombre ritroviamo la fierezza delle prime, grandi, civiltà che costituiscono le fondamenta del nostro presente; rispolveriamo l’illuminante cultura dell’oriente che ha rappresentato un faro per gli altri popoli denominati, a torto o a ragione, barbari. Ritroviamo la saggezza della filosofia applicata al vivere quotidiano e che rappresentava un vero e proprio derivato delle leggi naturali, quelle stesse leggi naturali oggi cadute nel dimenticatoio; in quelle pagine ritroviamo, poi, i valori, di altissimo contenuto etico, dei cavalieri medievali, leggiamo di regole non scritte protese verso la lealtà, l’onestà e la devozione; come non soffermarsi, allora, sulla grande lezione di civiltà impartita dalla simbolica tavola rotonda di re Artù. Già, una tavola rotonda, dove non esisteva un capotavola ecco uno splendido esempio di pari condizione e di rispetto per l’altrui essere umano: nel 2004, ovvero nel pieno del terzo millennio, si osannano le commissioni per le pari opportunità; vigeva una pari dignità intorno a quella tavola, si decideva insieme, si aveva libertà di pensiero e, quindi, di parola; ci si confrontava oltre che su problematiche inerenti i territori amministrati, anche sui grandi misteri all’uomo per tentare una crescita profondamente spirituale che innalzasse la soglia delle proprie qualità morali... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


8 Marzo, gioie e dolori!

lunedì 8 marzo 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Il giorno otto marzo ricorre la festa delle donne e la maggioranza di queste lo "commemora" con fiumi di parole che vengono versati sull’argomento....già fiumi di parole si dicono l’otto marzo, e tante sono le riflessioni stimolate attraverso convegni, dibattiti e conferenze....ma trascorso questo fatidico giorno cosa rimane? Niente, a ben sentire si odono solo i lamenti degli alberi di mimosa che vengono "spogliati" senza ritegno in nome del Dio denaro, infatti si spengono i riflettori e tutto torna come prima. Ognuno a recitare la sua parte sul palcoscenico della vita, di una vita che di distinzioni, discriminazioni e predilezioni, di per sè, ne fa già abbastanza e di più dannose! Ma quale può essere l’importanza di una ricorrenza come questa e per chi, se non per ristoratori e venditori ambulanti di mimose a prezzi assurdià Ritengo che l’essere umano femminile debba essere preso in considerazione sempre e le vada riconosciuta l’importanza che merita in qualsiasi giorno dell’anno solare e non, come oggi succede, solo l’otto di marzo. La rivincita sociale e culturale della donna è un fenomeno che è andato affermandosi nel tempo, con sacrifici costanza e coerenza, per cui non può essere commemorata al pari della presa della Bastiglia come avviene in Francia o al giorno del ringraziamento negli Stati Uniti o, altresì, al pari della giornata contro il fumo o contro il cancro. No! Non può essere così riduttiva, non può essere considerata come un affrancamento dall’essere umano maschile! PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Africa, bel suol d’amore...

lunedì 1 marzo 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Scrivere dello Ionio cosentino, equivale a narrare la storia di un decollo mancato e di tante potenzialità inespresse! C’è da chiedersi quanta umana e volontaria responsabilità vi sia in tutto questo ma, soprattutto, bisogna domandarsene il perché? Perché, infatti, qualcuno ha lasciato deliberatamente che la zona ionica cosentina vivesse una cosi lenta agonia? Eppure, questo territorio potrebbe rappresentare, a ben vedere, il fiore all’occhiello della Provincia di Cosenza e dell’intera Calabria con i suoi tesori artistici fin troppo nascosti, con il suo mare in alcuni tratti, addirittura cristallino, con i suoi chilometri di spiaggia continua e sfruttabile turisticamente in un susseguirsi di incantevoli paesaggi e che, forse, rappresenta un "unicum" nell’intero meridione d’Italia in quanto ad estensione balneabile. Non occorre riflettere più di tanto per capire che bisognerebbe puntare tutto sullo sviluppo turistico di queste zone, ma per realizzare ciò occorrerebbe organizzarsi seriamente, al fine di offrire dei servizi adeguati e, soprattutto, degni di questo nome, per quanti volessero usufruire dell’ospitalità di questa terra. Ma come si può pensare ad un decollo economico di questa zona della Calabria se le sue arterie principali e cioè la SS 106 e la tratta ferroviaria la collocano in pieno Medio Evo? Per i pochi che ancora non volessero riconoscere questo stato di cose, ricordiamo che la SS 106 è, "honoris causa", definita la strada della morte, e la linea ferrata è continuamente sotto accusa per la sua vetustà ed inefficienza. Si promettono industrie e posti di lavoro ma non si riesce a far combaciare sviluppo e salvaguardia del territorio, che rappresenta il vero patrimonio da tutelare ed il volano per un decollo verticale ed inarrestabile di questa zona! PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Guardarsi dentro...

venerdì 13 febbraio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Avete mai provato ad andare a ritroso con la memoria e ripercorrere, ognuno, le tappe della propria vita? E’ un’operazione interessante dal momento che si potrebbe esaminare la propria crescita alla luce delle varie esperienze che ci hanno visti protagonisti nel bene e nel male. E’ bello, ogni tanto, rituffarsi in un passato che, forse si vorrebbe come presente solitamente si è abituati a farlo nei momenti di sconforto, quasi a volerli esorcizzare, altre volte per recuperare un proprio spazio interiore troppo spesso violato da una quotidianità fatta di niente e di vacuo ma invadente, troppo invadente; però, a parer nostro, dovrebbe rappresentare un’abitudine, una sana abitudine tesa a verificarci in ogni momento della nostra vita vissuta, per proiettarci nel futuro consapevoli delle nostre capacità effettive. La filosofia "zen" invita a rileggere con estrema attenzione e ciclicamente le "pagine della nostra memoria" per fare tesoro dell’esperienza accumulata. Spesso ci si lascia andare a frasi quali "se potessi tornare indietro non lo rifarei", poi, a ben vedere, trovandosi nella medesima situazione, si commette lo stesso sbaglio; ecco, rivisitare l’enciclopedia della nostra vita, esaminandone tutte le voci, dovrebbe servire proprio a questo, ad evitare gli stessi errori così come a verificare la propria crescita, al fine di vivere il presente in modo più sereno e prepararsi, così, ad affrontare il futuro con minori preoccupazioni e maggiori certezze. Uno degli strumenti indispensabili, per potere svolgere questa operazione è, senza ombra di dubbio, l’umiltà al pari della disponibilità al cambiamento e... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


L’interiorità del macrocosmo...

giovedì 29 gennaio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

L’essere umano ha il dovere di evolversi in quanto la staticità non gli giova; questa affermazione potrebbe fare storcere il naso a qualcuno, eppure se noi imparassimo ad intendere l’uomo come un microcosmo contenuto in un macrocosmo, ecco che questa affermazione acquisterebbe la giusta e dovuta pregnanza. Infatti, al pari del macrocosmo, l’essere umano è in continuo divenire per cui la fossilizzazione non è prevista anzi, risulta essere addirittura contro natura; ma cosa vogliamo intendere per evoluzione? Questo concetto è da intendersi come evoluzione interiore, insomma come crescita interiore. Ai giorni nostri risulta essere inevitabile lasciarsi prendere, chi più chi meno, dal vortice del quotidiano che lascia poco tempo alla riflessione. E’ strano come il dedicare del tempo a se stessi debba essere inteso solo come cura del proprio aspetto esteriore:...e l’interiorità? Questo rimane un argomento tabù, addirittura, in alcuni casi, da evitare; ma ci si chiede il perchè di tutto ciò? La nostra cultura, oggi, non prevede il confronto ma l’imposizione di un’idea, e, questo, dal mondo della politica a quello del lavoro così come in quello delle relazioni sociali, da quelle di amicizia a quelle sentimentali. Viene lecito affermare che stiamo vivendo un’epoca di chiusura che trova la sua genesi nelle nostre paure interiori... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Scioperi...

giovedì 22 gennaio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

L’Italia non vive uno dei momenti migliori della sua lunga storia dal mondo della scuola a quello dei trasporti si scende in piazza per protestare; probabilmente è vero che molti conti non tornano, ma è altresì vero che, considerati i molteplici disagi che tali atteggiamenti stanno comportando alle varie utenze, si sta abusando dello strumento dello sciopero. Qualsiasi mezzo, quando lecito, se viene utilizzato in maniera corretta risulta essere efficace, in caso contrario, non porta ai risultati sperati. Insomma è giusto scioperare ed è anche garantito dall’art 40 della nostra Costituzione, ma non è altrettanto giusto quello che stiamo vedendo e vivendo in questi giorni. Abbiamo appena citato l’art. 40 della Costituzione che tutela il diritto di sciopero e vorremmo esporvi il contenuto, in grandi linee, per capirne, insieme, l’essenza. Come prima cosa si pone in evidenza il passaggio essenziale, e cioè che tale disposto costituzionale "riconosce il diritto di sciopero consentendone l’esercizio nell’ambito delle leggi che lo regolano" e, prendendo in considerazione quello che sta succedendo nel mondo dei trasporti, valutiamo insieme se, alla luce delle leggi che disciplinano questa materia, il comportamento dei lavoratori stia seguendo la linea della correttezza o meno. A tal proposito, stando al combinato disposto delle leggi 146... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Il grande Erg.

domenica 11 gennaio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ci permettiamo di suggerirvi un’esperienza fantastica, un viaggio nel deserto del Maghreb. Questa esperienza segnerà le vostre anime ed illuminerà le vostre coscienze. Il grande Erg, come viene definita sulle mappe questa vasta porzione di mondo, rappresenta un universo a parte che è molto difficile da spigare nei canonici trenta righi di un editoriale. Il deserto non è uno spazio sconfinato fatto di sabbia e sole cocente, ma è di più, molto di più; a noi è capitato di giungere in questo posto fantastico, attraversando l’intero territorio tunisino, da nord a sud; è in questi posti che abbiamo avuto modo di capire quanto sia errata la tipica espressione, tutta italiana, "roba da terzo mondo", utilizzata, unicamente, nell’accezione dispregiativa. La realtà che abbiamo incontrato e vissuto, infatti, si è rivelata del tutto diversa da quella che avevamo appreso dai testi scolastici o che avevamo mutuato dai racconti di presunti viaggiatori; ci siamo trovati di fronte ad un popolo che, della civiltà e delle proprie tradizioni, ne ha fatto una bandiera. Abbiamo avuto modo di confrontarci con i mercanti delle Medine, con la gente comune e con le tribù berbere del nord e del sud, costatando che più ci si allontana dalla, cosiddetta, civiltà più si respira il profumo, ormai dimenticato, della vera civiltà fatta di valori, fatta di solidarietà, fatta di sorrisi e di serenità. Abbiamo verificato quanto lo Stato centrale sia vicino alla sua gente, quanto investa perché questo rimanga vicino alle sue tradizioni, quanto assista le famiglie di coloro i quali sono stati costretti ad emigrare nel tempo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Parlami di te...

giovedì 8 gennaio 2004 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Parlami di te bella signora... dimmi perché, per una calza che riempi, svuoti i nostri giorni della gioia delle feste e ci restituisci la vita di sempre... quando soffriamo anche se non c’è motivo, cerchiamo la gioia nei posti sbagliati ed indugiamo davanti al fuoco dell’amicizia per ascoltare la coscienza "crescere" nella mano. Forse, la vita è come una gara fra "il coyote, le cui parole corrono come acqua di un fiume verde verso il mare... e una stella che, col passar del tempo, fa fatica a raccontare..." Accendi la tua sfera, dolce signora... e di ritorno, al mattino presto, mescolandoti con l’odore dei caffè, prova ad osservare come si fa ad inchinarsi ai potenti, o qual è il modo di migliore di sorridere a chi fa finta di batterti le mani... cercando di capire in che modo andare a letto "insieme" senza pace, senza più niente da inventare! Riapri la cesta dei tuoi doni... E proteggi, questa sera che la luna è pulita e il cielo sembra un biliardo, gli sguardi che vanno incontro alla speranza del proprio avvenire ... non farli cadere in mano a chi, senza amore, confonde la brina col sole... Anche quando tira forte il vento, da qualche parte un faro brilla e un uomo ricomincia il suo canto! Ti parlerà di me, bella signora... Entrerà in una favola per comprare una bacchetta che "renda veri sogni ed illusioni", qualche goccia d’insonnia per godermi la notte (quando la polvere del passato ti fa perdere il segno)...e con un fazzoletto dei miei ricordi più belli saluterà chi ha deciso di restare a contare le stelle. Bella signora seguirà la scia della tua stella... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Professori di musica!

sabato 3 gennaio 2004 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Con questo epiteto, il grande Totò, nei suoi films, apostrofava quanti ritenevano di essere i depositari della verità rivelata! Se ci soffermassimo per un solo momento ad osservare il mondo che ci circonda, troveremmo che tantissimi sono i professori di musica (e ci scusiamo con gli autentici diplomati al Conservatorio musicale!) con cui siamo costretti a condividere molti dei nostri spazi vitali e, forse, senza volerlo, avremo trovato la risposta esatta alla domanda da un milione di Euro sul perché, nei vari settori in cui si articola il nostro quotidiano, le cose, proprio, non si può dire che vadano per il verso giusto! Per esempio, a quanti non è capitato di trovare, lungo il proprio percorso di vita, un altro essere umano con l’inflazionato privilegio di volergli indicare " la strada" per molteplici motivazioni, o perché più grande di noi, o perché con più esperienza di noi, o perché più saggio di noi (chissà poi perché) o perché più maturo di noi eccetera eccetera, comunque un invadente ed irrispettoso "più" di noi c’è sempre a giustificare un loro intervento ; però c’è un piccolo particolare, non proprio di poco conto, che troppo spesso sfugge ai professori di musica, e cioè che viene discussa la nostra vita che a sua volta è basata su personali apprendimenti che hanno, nel bene o nel male, costruito la nostra personalità per cui ciascuno ha la sua con delle precise peculiarità ed aggiungerei... da rispettare. Tra i professori di musica, la peggiore branca è rappresentata da quelli che, per aver letto o studiato qualche nozione di psicologia, ritengono di potere consigliare... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO




Ah, scellerati!

lunedì 15 dicembre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Questa settimana vorremmo dire la nostra su un argomento che sta tenendo con il fiato sospeso l’Italia intera, ovvero, il caso, cosiddetto, "acquabomber". Ormai, non si tratta più solo di psicosi collettiva, in quanto, le segnalazioni inerenti bottiglie di acqua minerale contaminate, sono decine su tutto il territorio nazionale. Infatti, in Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania, Calabria, Puglia, ci sono casi di persone ricoverate d’urgenza, nei relativi ospedali, per casi di intossicazione dopo aver bevuto acqua minerale imbottigliata nelle confezioni di plastica. La spiegazione fornita agli inquirenti dalle ignare ed innocenti vittime, risulta essere sempre la stessa dalle alpi all’Etna e, cioè, l’aver accusato forti dolori addominali, accompagnati da bruciori insopportabili alla gola; il tutto, solo dopo aver ingerito il prezioso liquido contenuto all’interno delle bottiglie di plastica, senza distinzione di marca. Come dire, quasi che questi sabotatori abbiano voluto dispensare, con estrema uguaglianza, una comune disgrazia. Il dato, già di per sè è molto preoccupante ma, risulterebbe esserlo ancor di più se ci soffermassimo a riflettere, un solo istante, su quanto siamo esposti alla follia altrui nel nostro quotidiano. A riprova di ciò, immaginiamo per un momento cosa potrebbe accadere se, in virtù di deplorevole ricatto, qualcuno decidesse di avvelenare l’acqua degli acquedotti: sarebbe una strage. Nel caso in esame, le cose non stanno, evidentemente, così; è chiaro che, gli ignoti sabotatori, non vogliono cagionare... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


I falsi ideali del Terrorismo.

lunedì 8 dicembre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

La paura di nuovi attentati si allarga a macchia d’olio nel mondo intero creando un allarme generale. A Nairobi, l’Intelligence americana, consiglia la massima allerta per ambasciate e uffici economici americani ed europei, così come in Arabia dopo i due ultimi, sanguinosi, attacchi subiti. La situazione che si profila per le imminenti festività natalizie non è delle migliori perché le solite schegge impazzite del terrorismo internazionale minacciano azioni clamorose che tengono milioni di esseri umani incolpevoli con il fiato sospeso. Come non giustificare, allora, la durezza di quanti si stanno adoperando per combattere questi delinquenti senza nome nè bandiera nè, tanto meno, credo religioso? Riteniamo, infatti, inammissibile che qualcuno si arroghi il diritto di credere che le stragi di innocenti siano l’unica forma possibile di azione al fine di attirare l’attenzione di un mondo sempre più sgomento su questioni che potrebbero essere risolte mediante l’utilizzo della parola e della trattativa. Il Creatore, a qualsiasi nome esso risponda, ci ha dotati dell’intelletto per utilizzarlo al meglio delle nostre capacità quindi, chi non dovesse farlo, partendo dal presupposto che tutti abbiamo eguali capacità, risulterebbe, certamente, consapevole delle proprie azioni; da quanto scritto, si evince facilmente che coloro che fanno saltare in aria le mosche e uccidono senza pietà persone innocenti e, per giunta, completamente allo scuro delle vicende politiche dietro le quali si nascondono queste bestie senza cuore nè cervello... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Scorie meridionali...

venerdì 28 novembre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ma il Governo c’è o ci fa? Questa è la legittima domanda che viene da porsi alla luce di quanto di scellerato si sta perpetrando nei confronti del meridione d’Italia; stiamo parlando di scorie nucleari, e più precisamente, di un deposito unico da realizzare proprio in un sito individuato, guarda caso, in quella zona dello stivale dove le uniche cose che forse non mancano sono i problemi a breve, medio e lungo termine. La notizia che il Consiglio dei Ministri si fosse impegnato a rivedere attraverso alcuni emendamenti, il decreto n. 314 riguardante lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi al fine di depennare il nome della località di Scanzano Ionico (come unico rimedio alle coraggiose barricate erte dai cittadini lucani a difesa della dignità del comprensorio oltre che a quella di un intero sud ormai stanco di abbassare la testa) sembrava aver cominciato a placare gli animi dei caparbi manifestanti sulla delicata questione?ma, purtroppo, altre nubi si addensano da Napoli in Giù. Infatti dal dossier presentato alla Commissione ambiente della Camera dei Deputati dal generale Jean, presidente della Sogin, sembrerebbe che di siti presi in considerazione per la realizzazione del deposito per lo stoccaggio delle scorie radioattive ce ne fossero addirittura cinque, e tutti e cinque localizzati nella terra di nessuno, ovvero, nel meridione! Viene da prendere in considerazione l’idea di sentirsi considerati al pari di una grande pattumiera ed ecco, forse, la risposta all’inquietante interrogativo sulle motivazioni dei tanti disservizi, di ogni genere e luogo, in questo nostro sud sempre più profondo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Basta!

mercoledì 19 novembre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Diciannove persone non rispondono all’appello chiamato tra le macerie della caserma dei carabinieri di stanza a Nassirya in Irak; oltre venti persone non rivedranno più la luce del sole e ben duecentoquaranta hanno visto le loro vite tingersi del rosso del caldo sangue che gli scorreva addosso così come dal rosso del fuoco dal quale sono state investite nei pressi delle due sinagoghe di Istanbul in Turchia, almeno loro, per un puro caso del destino, riusciranno a rivedere il rosso- arancio del sole che, da oggi, tramonterà mestamente, quasi offeso da tanta barbarie, sui verdi tetti delle moschee della città posta a cavallo tra due continenti, quello europeo e quello asiatico; una persona, che risponde al nome di Saddam Hussein, urla al mondo attonito che - altri soldati stranieri moriranno se gli invasori americani non lasceranno il suolo iracheno -. Tre situazioni lontane geograficamente ma tristemente legate tra loro da un unico filo conduttore, quello ignobile e vigliacco del terrorismo. Diciannove carabinieri, infatti, sono morti per aver assolto in modo encomiabile il loro dovere; per un beffardo destino, hanno trovato la morte proprio laddove si erano recati per portare la pace, un intero popolo, riscopertosi tale, li piange; un intero popolo si è stretto in un caloroso abbraccio attorno alla "Benemerita", ferita da una bestia inferocita, capace di nutrirsi solo del sangue di vittime innocenti ma di fuggire, poi, sul campo di battaglia. Una sola definizione può essere data a chi nasconde eccidi di innocenti dietro una guerra santa, la Jihad, che nessun musulmano vuole, la definizione è quella di vigliacchi ... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Autostrada a canne mozze!

venerdì 14 novembre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Sembra quasi che il mondo della giustizia abbia ascoltato le nostre rimostranze in merito al muro di gomma eretto intorno alla vicenda inerente i lavori per l’ammodernamento dell’autostrada Salerno - Reggio Calabria! Caro lettore, parliamo di infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti, ennesima vergogna di questo ultimo lembo di territorio italiano che risponde al nome di Calabria. Oramai la regione dell’estremo sud baciata dal sole e tinta dal colore rosso vivo del sangue che la mafia ha fatto scorrere lungo il corso degli anni, deve la sua notorietà solo ed esclusivamente a questo fenomeno che ha generato due figlie: paura e omertà! La mafia non si vede, la mafia non si sente eppure tutti sappiamo che c’è, si avverte nell’aria, resa putrida dalla paura come dall’odore intenso e fastidioso della polvere da sparo; una paura che potrebbe dissolversi come neve al sole se solo le istituzioni e, quindi, lo Stato facessero avvertire la loro presenza costante e rassicurante, tanto da spingere i cittadini verso una forte collaborazione che contribuirebbe a debellare questo male che sta divorando, irrimediabilmente, la dignità dei calabresi. Ma torniamo all’argomento principale di questo editoriale, e cioè, la vergogna delle ingerenze mafiose nei cantieri (e non solo) aperti per il riammodernamento dell’autostrada A3. Finalmente saranno processati i settantadue indagati tra cui spiccano nomi eccellenti di funzionari, dirigenti, responsabili delle varie ditte aggiudicatrici delle "ormai famose" gare d’appalto, oltre a tecnici dell’ANAS e personaggi di spicco della malavita organizzata... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Infanzia venduta.

domenica 9 novembre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ nostra ferma intenzione, con questo editoriale, ritornare sull’infame commercio di bambini "importati" dai paesi dell’est europeo. Tale nostra intenzione trova la sua genesi negli ultimi accadimenti a tal proposito. E’ infatti recentissima la notizia del ritrovamento, da parte del nucleo mobile della polizia di Pescara, del piccolo Admiral, di undici anni e fratello maggiore del bimbo acquistato dai coniugi calabresi Borelli nel 1999, di cui abbiamo trattato ampiamente nel corso di un altro editoriale. Molto scalpore ha suscitato proprio il nostro editoriale, per il semplice fatto che invitavamo il lettore ad una attenta valutazione della situazione scabrosa determinata dal turpe commercio di bambini e per le situazioni di sfruttamento che da questo derivavano ad opera di gangs specializzate che sono arrivate a barattare l’infanzia per qualche spicciolo, rivendendo bimbi a peso d’oro ovunque ce ne fosse richiesta nel mondo. Si vuole premettere al lettore che, proprio mentre si stanno battendo queste righe l’abominevole commercio viene perpetrato con maggiore impegno e costanza fruttando agli autori dello stesso enormi guadagni. Nostro unico intento, quindi, e’ quello di fornire la massima chiarezza sull’argomento a quelle coppie giovani e meno giovani che volessero rivolgersi a questi loschi figuri senza scrupoli per avverare il sogno di poter essere genitori. A queste persone ricordiamo che la loro volontà, seppur comprensibile dal lato umano, determinerà condizioni di sfruttamento e lucro attraverso veri e propri rastrellamenti minorili... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


L’Onorata Società.

giovedì 30 ottobre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Un nuovo allarme mafia scuote la dignità del popolo calabrese.. è di questi giorni, infatti, la notizia che il Consiglio dei Ministri ha deciso lo scioglimento dei consigli dei Comuni di Africo, Monasterace e Roccaforte del Greco, in provincia di Reggio Calabria. Il motivo di questa decisione a livello centrale, è purtroppo sempre lo stesso, ingerenze mafiose all’interno dell’attività di amministrazione e gestione della cosa pubblica. Ancora una volta, quindi, la Calabria conquista il titolo sulle cronache e, ancora una volta, purtroppo, in negativo! Forse è giunto il momento di interrogarsi seriamente sulle motivazioni che permettono alla mafia di essere sempre presente nella cosa pubblica. Tale notizia acquista un peso importante perchè si aggiunge ad un’altra, diffusa negli ultimi giorni, secondo la quale la Ndrangheta avrebbe conquistato il primato mondiale all’interno della complessa realtà del malaffare. In parole povere tutto l’illecito passerebbe sotto il controllo inderogabile di questa terribile piramide delinquenziale. Ma perchè la malavita riesce ad infiltrarsi all’interno della cosa pubblica riuscendo, il più delle volte, a condizionarne l’andamento? La risposta ci viene dal pensiero espresso qualche anno fa, con grande coraggio, da Indro Montanelli, secondo il quale, - l’attività del buon mafioso verrebbe tutelata dal garantismo dello stato italiano... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Lamerica.

martedì 21 ottobre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Quante vite umane costa il miraggio di una vita migliore? Sembrerebbe il titolo di un film, invece altro non è se non la realtà del quotidiano che apprendiamo sfogliando le pagine dei giornali o ascoltando un qualsiasi telegiornale. Assistiamo impotenti alla tragedia che si consuma ogni giorno nei mari italiani, vite bruciate che giungono ad un mortale capolinea tra l’indifferenza dei tanti che potrebbero fare e che, purtroppo, non fanno. Vite bruciate tra l’indifferenza della gente quindi, ma il colmo è rappresentato dal fatto che questi uomini pagano un prezzo, un prezzo molto alto colmato con una serie infinita di sacrifici, in fondo solo per andare a morire in una terra straniera! Nell’immaginario collettivo l’Italia è vista come la terra del sole e dell’Eldorado ma per questa povera gente, il "bel paese" rappresenta la terra del non ritorno, la terra dove il loro sole tramonterà per sempre nei flutti di un mare che, a volte, non restituisce i loro corpi, quasi a volerli custodire per sempre dopo tanta sofferenza. Il tributo da pagare è davvero pesante per una speranza che, per qualcuno di questi disgraziati, si trasforma in una terribile realtà fatta di stenti, sofferenza e sfruttamento, addirittura superiori rispetto a quelli sopportati nei rispettivi Paesi d’origine. Le immagini dei disperati del mare, come oggi vengono definiti i nuovi emigranti del terzo millennio...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


W l’Italia!

mercoledì 15 ottobre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Sul palcoscenico del teatro Italia si consuma l’ennesima replica dello spettacolo "separati in casa" per la sapiente regia di Umberto Bossi. Lo spettacolo è incentrato sull’enorme divario che esiste tra un nord, sempre più proiettato verso il pianeta Europa, e un sud allo sbaraglio che vede in Masaniello l’ultimo baluardo prima del baratro senza ritorno. La vicenda narra la storia di un popolo che non riesce a riconoscersi, nei fatti, in quell’unitù proclamata nel lontano 1871; la coreografia è molto bella perché curata dalla famosa artista "madre natura" che si è prodotta in un lodevole sforzo per realizzare meravigliosi paesaggi di bucolica memoria che, nel corso della rappresentazione, degradano sempre di più fino ad apparire quasi senza forma per opera della mano dell’uomo, che molto "sapientemente", ha provveduto a distruggere piuttosto che a preservare. Ma procediamo con ordine, la vicenda si snoda sul sentiero di una storia che si perde nella notte dei tempi, quando un popolo, quello dei gloriosi romani, aveva realizzato un impero ove riuscivano a convivere più culture, sebbene in un’armonia a dir poco forzata, per arrivare, dopo aver sfogliato le pagine del libro di una storia fatta di alti e bassi, fino ai giorni nostri per evidenziare come non solo quell’impero si sia disgregato tra bagordi, gozzovigli, tradimenti e inerzia ma che, addirittura, quello stesso popolo che, nel frattempo ha cambiato denominazione chiamandosi Italiano, non riesca più a trovare la sua unità di pensiero pur se avvolti dalla stessa bandiera... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO



Vuoti a perdere...

mercoledì 8 ottobre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ma come si fa a comprare un bambino di tre anni e pagarlo dieci milioni? E’ assurdo ma è proprio così, questo è quanto è accaduto nel mese di aprile in Calabria dove il "lupo perde il pelo ma non il vizio". Infatti, anni addietro, un’inchiesta svolta da solerti rappresentanti delle forze dell’ordine portò alla scoperta di un imponente traffico di bambini che travolse nomi eccellenti così come gente comune. Chi si rivolgeva a codesti "signori dei bimbi" (come vengono definiti questi infami trafficanti) infatti, lo faceva con il preciso scopo di "velocizzare" un iter che, altrimenti, sarebbe stato troppo lento a causa della solita burocrazia (almeno così dicevano loro, sarà stata, poi, una semplice giustificazione? Mah chi lo sa..). Ciò che lascia perplessi, però, e che stimola profonde riflessioni, è il fatto che nessuno di coloro i quali commettono questo illecito, perché di illecito si tratta, si preoccupa di sapere "l’iter" alternativo che il bambino è costretto a subire per giungere nei loro rispettivi stati di famiglia! Nel caso di specie, i coniugi catanzaresi hanno acquistato, per dieci milioni delle vecchie lire (circa cinquemila Euro) un essere umano che una gang di albanesi, sempre loro, aveva a sua volta "rilevato" al modico prezzo di un televisore. La vita di un bambino di tre anni in Albania vale quanto un televisore! E’ amaro constatarlo, è sconvolgente verificarlo, è, però, terribile viverlo! A tal proposito, infatti, saremmo curiosi di sapere quante persone, responsabili di simili adozioni, ha avuto o avrà il coraggio di raccontare la verità ai loro figli. Ci incuriosisce ancor di più sapere se la novella "mamma"...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Associazionismo...

mercoledì 1 ottobre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ma quando un cittadino si rivolge ad un’associazione cosa si aspetta? Questa è una bella domanda, a cui tentiamo di dare una risposta. Una premessa, però, è d’obbligo e cioè che anche in questo campo esiste una forte divisione tra nord e sud! Il cittadino del Nord, infatti, è attento al mondo dell’associazionismo, lo sostiene, contribuisce alla sua crescita, insomma, gli da la forza necessaria a curare, nel migliore dei modi, gli interessi collettivi. In questo modo, le associazioni possono agire con la forza dei numeri al costo della modica cifra dell’adesione. Nel Sud, invece, e siamo alle solite, il cittadino, forse per antiche abitudini, vede nell’associazionismo un grande insieme di crocerossine pronto ad agire ad ogni suo comando e gratuitamente, non tenendo minimamente in conto che per esistere, le associazioni hanno bisogno del sostegno dei fruitori. Senza questo muoiono. A volte, poi, le associazioni rappresentano il classico dito dietro il quale nascondersi, un po’ della serie armiamoci e partite, ma non deve essere così perché associazionismo è sinonimo di collaborazionismo! Ad aggravare questa situazione c’è il fatto che al Sud il mondo dell’associazionismo è diviso e in forte competizione con se stesso, come se l’obiettivo da raggiungere non sia poi il medesimo. Il cittadino deve, necessariamente, sapere che il mondo dell’associazionismo è regolato da Statuti che ne limitano, a seconda dei casi, il raggio d’azione. Capita, a volte, che qualcuno chieda cose impossibili, denigrando poi l’associazione di turno se questa non riesce a soddisfare la sua richiesta. Altre volte il cittadino, magari esasperato da tante angherie subite chiede alle associazioni di marciare contro l’ordine costituito, la qual cosa, è di difficile realizzazione...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Ave... Caesar!

martedì 23 settembre 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ strano come la gente si lamenti ma, poi, non faccia nulla per cambiare le cose! Questa è una delle tante riflessioni che attanagliano la nostra mente nel momento in cui abbiamo l’occasione di dare una rapida lettura alle testate giornalistiche, sia nazionali, che locali, spesso, infatti, troviamo numerosi articoli riguardanti varie problematiche che diventano veri e propri cavalli di battaglia per molti esponenti politici i quali, eccetto qualche mosca bianca, altro non fanno che cavalcare il malumore della gente, ergo, degli elettori! Forse, questo è il modo più bieco di comportarsi ma, certamente, quello più rapido per ottenere il consenso. Prendiamo, ad esempio quello che sta succedendo in Italia, attualmente, infatti, tutta la sinistra che conta, è schierata contro una maggioranza in evidente difficoltà, anzi, decisamente in affanno; si spende troppo spesso il termine, forse poco conosciuto, di opposizione costruttiva, ma ci siamo domandati quanti propositi costruttivi ci siano nell’attuale minoranza di Governo? Forse, allora, sarebbe il caso di coniare un nuovo termine politico e cioè quello di opposizione distruttiva! Certo non si può dire che la nave Italia proceda spedita nei mari dell’ottimismo, però crediamo di potere affermare che, se al posto dei tremendi siluri e delle cannonate di un opposizione sempre all’erta, ci fossero delle scialuppe di salvataggio, rappresentate da proposte valide, concrete e alternative allora si potrebbe sperare di far rotta verso un risanamento globale e, di conseguenza, verso la stima e la considerazione delle altre nazioni europee che, al momento, non fanno altro se non deriderci e, forse, a ragion veduta... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


I Diritti Umani

mercoledì 20 agosto 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

"Tutti gli esseri umani, senza distinzione alcuna di sesso, razza, nazionalità e religione, sono titolari di diritti fondamentali riconosciuti da leggi internazionali. Ciò ha portato all’affermazione di un nuovo concetto di cittadinanza, che non è più soltanto anagrafica, o nazionale, ma che diventa planetaria e quindi universale". Questa è una delle tracce assegnate, quest’anno, agli studenti che hanno sostenuto la prova scritta, di italiano, agli esami di Stato. Questo argomento, a nostro parere, è uno dei più importanti mai trattati nel corso della tradizione scolastica, in quanto è di estrema attualità oltre che di notevole pregnanza etico morale. Sarebbe stato utile fornire agli studenti anche la definizione di diritti umani, per rendergli più agevole il percorso di orientamento in un settore così ampio e dispersivo, a volte, trattato con estrema superficialità! Per diritti umani si intendono, infatti, tutti quei diritti connessi alla natura stessa della persona umana; essi rinviano al concetto di identità universale dell’uomo secondo cui la persona umana ha gli stessi diritti ed aspira alle stesse libertà quali che siano la razza, l’etnia, il sesso, le opinioni, la nazionalità. Benché, in linea di principio i diritti umani debbano essere considerati indivisibili la distinzione più utile nella quale ci si può avventurare, senza tema di essere smentiti, è la seguente.... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


A proposito di PIL...

martedì 12 agosto 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Nel periodo in cui la maggioranza degli italiani sta vivendo le tanto agognate ferie estive, ecco giungere una notizia, diramata dall’ISTAT, secondo cui il P.I.L., ovvero il prodotto interno lordo, anche nel secondo trimestre è in calo, ma la notizia più preoccupante è rappresentata dal fatto che ciò non accadeva dal lontano 1992, ovvero più di dieci anni or sono! Ciò, in parole povere significa che l’economia italiana è veramente in affanno, per non dire in difficoltà; e, mentre gli analisti ritengono, crediamo a ragion veduta , ( e per il fatto che questo è, o, almeno, dovrebbe essere il loro mestiere), che si possa utilizzare il tanto temuto termine di "recessione", l’ISTAT parla di "stagnazione" gettando la "solita" acqua sul "solito" fuoco delle polemiche che l’opposizione alimenta al pari dei drammatici incendi che stanno affliggendo mezza Europa! Riteniamo che in questo, cosi come in altri casi, la polemiche aventi ad oggetto esclusivamente il discredito e, quindi, senza alternative propositive valide, in grado di invertire il trend negativo della nostra economia siano veramente ridicole, ma ridicole sono anche le minimizzazioni del problema, infatti, qualche economista, con "posto sicuro" all’interno del Governo, ribaltando le posizioni degli analisti, rassicura tutti sostenendo che poi la situazione non è così drammatica come si vuol fare credere, perché, in fondo, (ma molto in fondo aggiungiamo noi) il P.I.L. sarebbe diminuito dello 0,1 % rispetto al trimestre precedente del 2003 e... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Pontifichiamo?

venerdì 8 agosto 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

"Il ponte sullo stretto diventa una realtà"...con questa frase Rocco Buttiglione, Ministro delle politiche comunitarie, ha annunciato che i lavori per la realizzazione di quella che viene definita "un’opera storica, epocale "e cio? il ponte sullo stretto di Messina non tarderanno a cominciare. Il gaudio con il quale viene data la notizia, si trasforma in sconcerto per chi l’ascolta! No, non si tratta di disfattismo ideologico, come viene definito da qualcuno, ma di semplice constatazione della realtà, diciamo noi. Ma come possono i cittadini, calabresi e siciliani, sopportare l’ennesimo , doloroso schiaffo, quando a livello infrastrutturale vivono una realtà fatta di perenni lavori, carenza di servizi, assenza di infrastrutture degne di questo nome e mancanza di fondi (almeno così ci viene dato di sapere) per porre rimedio a tale, fastidiosa, situazione? A quanti storcono il naso di fronte a queste affermazioni dedichiamo la spiegazione di quanto scritto! Procediamo con ordine partendo dalla prima "verità rivelata" quella dei perenni lavori; è presto detto, ci riferiamo alla insostenibile situazione derivante dalla mega truffa perpetrata, al solito, ai danni dell’utenza autostradale in Calabria; ma come si può affermare, da parte dell’A.N.A.S., attraverso costosissimi spot pubblicitari, mandati in onda dalle più note televisioni nazionali, che "si stia lavorando per noi"per garantirci una maggiore fruibilità del tratto Salerno-Reggio Calabria, mostrando volti di automobilisti sorridenti e tracciati autostradali paradisiaci, quando quella che siamo costretti a vivere...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


L’Unione Europea.

venerdì 1 agosto 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

In un periodo in cui si parla spesso di costituzione europea e di Europa unita, ci sembra doveroso chiarire il percorso compiuto per arrivare alla nascita dell’U.E. o Unione Europea che poco piace alla superpotenza americana! Innanzitutto è essenziale, come introduzione, spiegare in cosa consiste questo "esperimento istituzionale" per capire di cosa si parla; L’U.E. nasce negli anni ’50 su impulso di alcune nazioni quali la Francia, La Germania occidentale, l’Italia, l’Olanda, il Belgio ed il Lussemburgo con il fine, per un verso, di allontanare, le contrapposizioni di diversa natura che avevano trascinato gli stati Europei in due, disastrosi, conflitti, per l’altro, di porre in essere un sistema di difesa comune. Ma nel concreto cosa rappresenta? Al momento rappresenta un’unione di 15 Paesi Europei ( da cui la denominazione di U.E.) che ha ritenuto di delegare alcuni poteri interni propri di ciascuna Nazione aderente (tra cui quelli economici e politici) alle Istituzioni centrali dell’Unione; tale operazione ha permesso alla stessa Unione di affermarsi come maggiore potenza commerciale del mondo! Quale lo scopo che il soggetto politico-istituzionale U.E. vuole ottenere? Come vedremo, questo è veramente importante ed impegnativo infatti, si lavora alacremente per il raggiungimento finale di un’unità sostanziale, come viene definita da noti politologi di livello mondiale, ma, per ottenere questo risultato, sarebbe auspicabile che si realizzassero prima la cittadinanza europea, così come una sempre maggiore collaborazione degli stati aderenti sia per quanto riguarda la politica estera...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Giù la testa?

mercoledì 23 luglio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

La nostra attenzione deve, ancora una volta, soffermarsi sull’ennesimo bluff perpetrato ai danni della gens di Calabria e, più precisamente ai danni dei cittadini della parte ionica, che sta occupando la ribalta delle cronache nazionali per i mille soprusi che è costretta a subire nell’indifferenza di quanti dovrebbero fare e che, invece, purtroppo, non fanno. A sentire le dichiarazioni dei tanti politici che, a turno, riempiono le pagine dei giornali, cosiddetti "a tiratura nazionale", di buone intenzioni verso una terra che, a sentir loro, meriterebbe le attenzioni maggiori per favorirne lo sviluppo economico, verrebbe spontaneo di sentirsi soddisfatti, perché tranquilli e speranzosi, ma, poi, alla luce dei risultati concreti, che sono fin troppo tangibili, non ci viene altro da dire se non che di buone intenzioni sono lastricate le vie del Paradiso! Che la Calabria sia terra di nessuno e che somigli sempre di più al far West di "Leoniana" memoria, dove il sibilo dei proiettili si sovrapponeva a quello, un po’ più naturale, del vento, questo lo si sapeva ma, che si debbano sopportare notizie positive sulle sue condizioni quando ciò non corrisponde, poi, al vero, proprio non lo si può tollerare! E’ il caso del litorale ionico calabrese, definito e pubblicizzato ( spacciato diremmo noi!), a livello nazionale, come uno tra i più puliti e balneabili d’Europa, (ma chi avrà fornito mai questi dati menzogneri?)! I recentissimi monitoraggi effettuati nelle acque delle coste ioniche calabresi, e, più precisamente, nel tratto ricompreso tra Bovalino, nella provincia di, e Marina di Amendolara, in provincia di Cosenza, smentiscono quanti... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICARE SUL TITOLO


L’oblio iraniano...

mercoledì 16 luglio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Uno scenario preoccupante si sta delineando nella regione mediorientale, dopo la questione irachena (che non può certo considerarsi chiusa alla luce degli episodi di violenza verificatisi negli ultimi giorni) e dopo la "sempreverde" vicenda israelo-palestinese che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso, ecco diffondersi la preoccupante notizia di scontri tra studenti iraniani e gruppi di sostenitori del clero conservatore, appoggiati dalle forze dell’ordine del governo islamico; Teheran, antica e gloriosa capitale persiana, è sconvolta da sanguinosi scontri fratricidi! Il 9 luglio sono stati consumati gli ultimi tristi episodi di violenza, la miccia esplosiva è stata innescata dalla celebrazione del quarto anniversario della rivolta studentesca del 9 luglio 1999; il governo islamico aveva proibito, categoricamente, che tale celebrazione avesse luogo ma, le piazze si sono progressivamente riempite di aderenti al "movimento studentesco" sin dal tardo pomeriggio, fino ad estendersi in ogni quartiere della città di Teheran, soprattutto nel quartiere popolare di "Teheran Pars"; il braccio di ferro tra studenti e governo centrale è sfociato in vero e proprio scontro armato quando, dopo una animata conferenza stampa, tre esponenti di rilievo del movimento sono stati tratti in arresto dalle forze dell’ordine, perché rei di avere espresso, liberamente, che "le riforme di Khatami sono finite" alla notizia dell’arresto, che ha rappresentato una negazione della libertà di pensiero che dovrebbe appartenere ad ogni popolo civile, sono scoppiati gli scontri con l’epilogo che ci è stato palesato, molto chiaramente, dai mass-media internazionali! PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Niente di nuovo...sotto il sole del Sud!

mercoledì 9 luglio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Avevamo appena finito di denunciare lo scandaloso comportamento tenuto da Trenitalia S.P.A. nei confronti degli utenti della zona dell’alto ionio cosentino, con atteggiamenti impositivi e mafiosi come la chiusura di stazioni ferroviarie strategiche per il comprensorio, soppressione di treni a lunga percorrenza modifiche assurde degli orari dei treni, tutto questo in nome di un miglioramento complessivo del servizio offerto ed ecco che Trenitalia s.p.a. dimostra, ancora una volta la sua noncuranza verso la propria utenza, almeno quella della provincia cosentina (ma è del tutto casuale ci chiediamo?) minacciando di sopprimere(temporaneamente) la linea di collegamento Cosenza - Paola per paventati lavori di manutenzione in una galleria, più precisamente la galleria Santomarco. Spieghiamo subito, per i tanti lettori che non conoscono la realtà infrastrutturale dei luoghi, che tale tratta funge da raccordo, tra la città di Cosenza e la costa tirrenica e che questa, ogni fine settimana permette ad un gran numero di utenti di potersi godere qualche ora di sole, dopo una settimana di stressante lavoro sulle spiagge della costa tirrenica, quella inferiore come quella superiore. La mancanza di rispetto di trenitalia si concretizza nel fatto che, ad oggi, si sono avuti circa 7 mesi per poter effettuare i lavori di manutenzione ordinaria de quo e che si sia deciso di farli solo ora, e cioè nel periodo di massimo traffico di passeggeri. Chi pensa ai pendolari, chi al fatto che, di questi tempi la statale 107, unica alternativa alla linea ferrata per quanti volessero recarsi da Cosenza sulla costa tirrenica... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Ah...Trenitalia!

martedì 1 luglio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Correva l’anno 2001, più precisamente il 14 luglio, quando, a Marina di Sibari, rinomata località turistica calabrese che si affaccia sul mar ionio, si verificava un evento straordinario, un’assise generale di particolare rilevanza: lo ionio cosentino, infatti, si radunava per lanciare una controffensiva istituzional-popolare ai danni di Trenitalia S.p.A., rea di aver abusato della nota pazienza degli abitanti di quelle zone, provvedendo a sopprimere, con estrema non chalances, numerose stazioni ferroviarie, cancellare treni a lunga percorrenza e cambiare gli orari in modo da arrecare ai tanti pendolari che, quotidianamente ne usufruivano, notevoli disagi. Da quell’assise, emergeva, forte, da parte delle Istituzioni e della gente dello ionio, la voglia di riscatto dopo l’ennesimo schiaffo subito! In quell’occasione furono dette tante parole e gli impegni assunti non si riusciva più a contarli, l’on. Geraci si fece portavoce del malcontento generale portando la vicenda in Parlamento, attraverso lo strumento dell’interrogazione Parlamentare, le premesse c’erano tutte per permettere a qualcuno di credere, e non solo di sperare, che le cose potessero cambiare. Ma Trenitalia, con la sua logica manageriale che non può sposare le esigenze senza portafoglio, provvedeva, con tempestività, a disilludere tutti, tenendo un atteggiamento di distacco in merito all’intera vicenda se il cittadino utente doveva affrontare un viaggio alla ricerca di una stazione ancora funzionante, levandosi alle 5 del mattino per poter salire su un treno e, magari, per potersi recare sul posto di lavoro, questo, in fondo, ma molto in fondo, rappresentava solo il "piccolo sacrificio" chiestogli in nome di una ristrutturazione e di una paventata efficienza di cui, ancora oggi... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




E’ utile piangere sull’acqua versata?

martedì 24 giugno 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Come ci ricorda Corbellini in un suo articolo pubblicato dal SOLE 24 ORE, Il 2003 è l’anno mondiale dell’acqua, elemento indispensabile per la vita sulla terra; ma, nel 2003, ricorre anche il cinquantenario della scoperta della struttura a doppia elica del D.N.A, si tratta, senza alcun dubbio, di una coincidenza, sebbene le due cose, siano accomunate, nell’immaginario collettivo, dal significato simbolico che esse contengono: entrambi, infatti significano vita, l’acqua ne è il presupposto naturale, mentre il D.N.A. lo è dal punto di vista biologico; già, nell’antichità, si era intuito come dall’acqua avesse avuto origine la vita sulla terra, e, a conferma di ciò, riportiamo un passo contenuto nella Sacro testo della Bibbia -" lo spirito di Dio aleggiava sulle acque"-; allo stesso modo si evidenzia l’importanza attribuita a questo preziosissimo liquido, nel "Regveda" quando troviamo scritto -"tutto, in origine, era acqua indistinta"-, senza dimenticare, poi, Talete, il primo grande filosofo naturalista, che, intuì, magistralmente, il rapporto tra acqua e vita, così come era stato vissuto in maniera simbiotica da tutte quelle civiltà che, nel corso dei secoli, si sono sviluppate sulle sponde dei grandi fiumi e, quindi, in continua relazione con essi. L’acqua rappresenta una grande risorsa naturale di cui dispone l’intera umanità, senza la quale, questa, scomparirebbe in brevissimo tempo, eppure, per ironia della sorte, proprio l’umanità sta dissipando questo bene preziosissimo, forse, perché la società contemporanea si è abituata all’idea che tale risorsa essenziale per la vita e per le attività economiche e produttive, sia inesauribile e sempre disponibile...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



...E Tre !

martedì 17 giugno 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ed eccoci giunti alla terza puntata della nostra trilogia incentrata sulla crisi israelo -palestinese in principio ci si era illusi che il nuovo progetto di pace o "Road Map", come viene definito dagli esperti del settore, avesse potuto "traghettare" questa martoriata area del mondo verso una auspicabile pacificazione, ma, stando alle notizie che rimbalzano da un’agenzia all’altra e osservando le immagini che ci vengono sottoposte dai canali di informazione, l’illusione sta progressivamente, lasciando il posto ad una realtà molto diversa da quella che tutti avremmo voluto vivere! IL mondo, ora, si interroga se il fiore della pace colto, speranzosamente, a Gerusalemme nel mese di maggio, stia appassendo velocemente nella canna di quei fucili che avrebbero dovuto tacere per sempre ma che, invece, hanno ripreso a tuonare con sempre maggiore violenza! La situazione sta progressivamente degenerando e le speranze di una pace che sembrava così vicina, quasi ed insperabilmente, dietro l’angolo, vanno dissolvendosi, attimo per attimo, sotto le macerie fumanti dei molteplici e sanguinosi attentati di Hamas, come sotto la pioggia di missili con la stella di Davide che, oltre al cemento, cancella, per sempre, le vite umane, che, nella maggior parte dei casi, sono del tutto estranee al terrorismo e alla violenza, benché, da queste parti, l’integralismo regni sovrano. Gli ultimi avvenimenti, che hanno sconvolto il mondo per l’odio e la ferocia con i quali sono stati compiuti (da una parte e dall’altra),hanno spinto il portavoce della casa Bianca ad esternare l’esigenza di un immediato invio di truppe di pace...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Quel pasticcio chiamato QMO...

lunedì 9 giugno 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Il mondo si augurava che dall’incontro di Aqaba, in Egitto, la crisi israelo - palestinese uscisse minata nei suoi presupposti, ma, purtroppo, non è stato così! Infatti, dopo lo storico avvenimento di Gerusalemme tra il premier israeliano Sharon ed il nuovo leader (fortemente voluto dagli Stati Uniti) Abu Mazen, in cui si gettavano le basi per la concretizzazione effettiva del nuovo, l’ennesimo, piano di pace tra Israeliani e palestinesi, da più parti ci si sentiva autorizzati a pensare ad un’area mediorientale più tranquilla ma, nessuno, poteva immaginare che il vecchio leone palestinese, Yasser Arafat, potesse creare ancora complicazioni, nessuno, infatti, riteneva che il fondatore di "Al fatah" potesse avere ancora la forza politica di poter imporre il suo pensiero, al contrario di ogni previsione è stato così! L’anziano leader palestinese, indiscusso protagonista della politica mediorientale degli ultimi quarant’anni, non ha tardato a dare la sua zampata sul processo di pace ed a tuonare contro le offerte di Sharon. Infatti, il leone di Palestina, come viene, da sempre, definito Arafat dalla sua gente, ha manifestato scetticismo nei confronti dell’impegno del leader israeliano di smantellare i cosiddetti "avamposti illegali" creati dai coloni ebrei sul sacro suolo di Palestina, ed ha invitato i palestinesi, prima, ed il mondo intero, poi, a diffidare della "volpe israeliana", come Yasser definisce il primo ministro Sharon! Infatti, a supporto di questa sua posizione, il presidente palestinese ha manifestato il seguente pensiero... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.





Speriamo nelle colombe!

lunedì 2 giugno 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Giovedì 22 maggio 2003, ha costituito, per gli equilibri politici mediorientali, una data molto importante ..di quelle da ricordare! Infatti, proprio quel giorno, si è verificato lo storico incontro tra il leader israeliano Sharon ed il nuovo rappresentante palestinese Abu Mazen. Il luogo prescelto per l’incontro è stato la città di Gerusalemme (anche questo rappresenta un fattore molto importante, in quanto, fino a qualche tempo prima, era ritenuta una cosa improponibile, per una serie di motivazioni.). In effetti, questo, in ordine cronologico - temporale, non è stato il primo incontro tra i due leader, perchè in precedenza si erano già visti e, precisamente, il 17 maggio, cioè, qualche giorno prima; ma, per i contenuti e per la conseguente rilevanza storico - politica, il 22 maggio 2003 è da considerarsi come "posa della prima pietra " o "inizio dei lavori", per la costruzione di una "struttura" (di natura politico - istituzionale) in cui, si spera, dovrà trovare stabile dimora la pace in medio oriente! L’evento è di notevole rilevanza perché segna l’inizio di un dialogo concreto tra i massimi rappresentanti istituzionali di due popoli che hanno immolato migliaia di vittime a sostegno ognuno della propria causa, l’incognita drammatica, è rappresentata, però, dal fatto che gli interessi in gioco sono stati sempre contrapposti, mai collimanti tra loro e che un nonnulla potrebbe innescare la scintilla che porterebbe, inevitabilmente, ad una nuova escalation della crisi! Quello che fa rabbrividire, stando a quanto hanno evidenziato le cronache di tutto il mondo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Occasioni perdute...

domenica 25 maggio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ strano come la solidarietà, nel terzo millennio, si debba riscontrare solo nei momenti di calamità, un esempio è rappresentato dal disastroso evento naturale che ha sconvolto l’Algeria. Come si sa, questo Paese dell’area nordafricana che si affaccia sul bacino del mediterraneo, ha sempre manifestato una certa riluttanza nei confronti di un occidente che viene apostrofato come "spregiudicato imperialista che, con lo strumento del capitalismo e, attraverso il progetto della globalizzazione, vuole conquistare il mondo, col mero fine di aggiungere virtualmente il maggior numero di stelle alla bandiera del grande satana: gli Stati Uniti" Questo è il clima con cui si vive la quotidianità in Algeria, sebbene ad onor del vero, vengano sottaciuti dai governanti la maggior parte degli accordi di sottobanco proprio con quei Paesi per lo sfruttamento delle proprie risorse... ma si sa, stando al pensiero di Malthus, "la fede è cieca e l’unica ad avere gli occhi bene aperti è quella nel Dio denaro"; e dire che molte stragi, per quanto deprecabili possano essere, vengono compiute proprio da quanti, accecati dai messaggi di odio sposano la causa, arrivando ad immolarsi per essa! In un istante, la violenza di un evento tellurico che non ama fare distinzioni tra capitalisti e non, tra appartenenti ad una fede religiosa piuttosto che ad un’altra, tra ricchi e poveri riporta tutti alla realtà, ad una dura realtà fatta di sofferenza, morte e distruzione! Oltre 6000, al momento, il numero delle vittime del sisma in Algeria, e più di 8000 risultano essere i feriti, e, di fronte a queste cifre e alle immagini di sofferenza di un popolo che... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Verba volant...

mercoledì 14 maggio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

L’importanza della comunicazione, in una realtà caotica qual è quella che ci troviamo a vivere, viene, troppo spesso, sottovalutata, anzi, oseremmo dire, fin troppo scontata e poco curata!. Per affrontare questo tema così delicato non possiamo non ricorrere alle nozioni che uno studioso, il dott. Giovanni Russo, medico psicoterapeuta, ci ha tramandato attraverso le sue opere dedicate alla conoscenza del complesso pianeta chiamato essere umano. Lo studioso siciliano, che ha immolato la propria vita alla Dea della ricerca, riteneva che la comunicazione consterebbe di tre momenti ben distinti tra loro e cioè identità, individualità e collettività; nel primo si materializza il rapporto che ogni singolo individuo ha con se stesso quindi con la propria personalità che rappresenta il suo mondo interno; attraverso il secondo si concretizza la relazione tra l’individuo e gli altri; mediante il terzo si estrinseca, invece, il rapporto dell’individuo in funzione degli altri. Alla domanda " con chi si comunica?" si è abilitati a rispondere: in primis con proprio il mondo interno ovvero con se stessi, poi con il mondo esterno, in tutte le sue molteplici manifestazioni; risulta chiaro, a questo punto, quanto sia importante il primo rispetto al secondo, in quanto a questo propedeutico. Infatti l’essere umano è sempre in comunicazione con se stesso prima di esserlo con l’altro che lo circonda ed a volte lo assilla! Bisognerebbe tener presente che la comunicazione non si esaurisce nel momento dell’esternazione, che, di contro, rappresenta, solo, la punta di un iceberg di un lungo procedimento di acquisizione, filtraggio, elaborazione e verifica. E’, poi, importante ricordare che si è sempre in comunicazione, anche quando non vorremmo farlo o, addirittura... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Non c’è pace fra gli ulivi!

domenica 4 maggio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Avrei voluto trattare altri argomenti, ma gli ultimi avvenimenti che stanno catalizzando l’attenzione del mondo intero mi impongono di scrivere su quanto la cosiddetta ragione sia ancora così assente dalle coscienze del terzo millennio . Signori siamo in guerra, e la cosa più triste è rappresentata dal fatto che questo conflitto, prima ancora di iniziare, abbia già procurato le prime due vittime illustri e cioè, da un lato la ragione nella mediazione, che dovrebbero sempre prevalere in ogni tipo di decisione, dall’altro un’Istituzione internazionale istituita nel 1945 con il precipuo scopo di assicurare il mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo (l’O.N.U.) entrambe sepolte sotto le macerie dei palazzi di Baghdad in Irak, ed entrambe già ferite a morte l’undici settembre del 2001 a New York, città simbolo degli Stati Uniti d’America. "Mai più guerra" ha invano esclamato Papa Giovanni Paolo II durante tutti i suoi molteplici sforzi tesi a preservare la pace in un mondo già saturo di problemi, "mai più guerra" disse, prima di lui, Paolo VI all’indomani della fine del secondo, tragico conflitto mondiale, ed invece eccoci a scrivere e commentare una guerra che sembrava essere osteggiata da tutti e con la quale, oggi, tutti si trovano a convivere. E’ una guerra che ci coinvolge e che ci fa paura, perché dentro ognuno di noi si rafforza, purtroppo, la convinzione che dal 1945 ad oggi niente sia cambiato e che le proprie ragioni, oggi come allora, vengono fatte valere con le armi piuttosto che con la diplomazia come ci eravamo illusi che fosse...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Buona Pasqua...

sabato 19 aprile 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Auguri a tutti da parte della redazione: questo augurio lo inoltriamo agli esseri umani di tutto il mondo perché riteniamo che i momenti di gioia, di festività e di riflessione vadano condivisi senza distinzione di razza o religione, in quanto, determinati momenti, a parer nostro, debbono rappresentare, necessariamente, un motivo di aggregazione e non di divisione. Questo augurio collettivo, lo porgiamo con maggiore intensità proprio in un momento storico molto difficile, caratterizzato da forti tensioni in varie zone del mondo, che, qualcuno, vorrebbe sfociassero in conflitti di religione. Ricordiamo che la Pasqua rappresenta, per il mondo cristiano, la più significativa festività, in quanto esprime la rinascita proprio attraverso la resurrezione di Cristo dopo la sua Passione, vissuta come catarsi interiore per mezzo del dolore fisico, e questo è sottolineato da un pregnante simbolismo di cui le uova pasquali di cioccolata, così come i dolci rappresentanti le bianche colombe, di cui si è impossessato il pagano Dio del consumismo, ne vorrebbero rappresentare la massima espressione sin dai tempi più antichi, anche se ognuno con una propria valenza, fortemente, caratterizzante. E se le prime esprimono nuova vita, esattamente come quella serbata nelle uova reali, le seconde devono intendersi come dolce messaggio di pace, quella pace di cui ogni essere umano e, di conseguenza, ogni popolo hanno bisogno per esprimersi al meglio delle loro potenzialità! PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Il caos della democrazia!

martedì 15 aprile 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E ritorniamo a parlare di guerra ma non per le nefandezze che questa comporta, bensì per le problematiche che questa, inevitabilmente, produce, una volta che le armi, progressivamente, cominciano a tacere. Inizia, infatti, la fase del caos più completo e, stando alle immagini che ci vengono propinate dai media, in Iraq si vive proprio questo momento drammatico; sempre attraverso le immagini, infatti, si coglie lo smarrimento della popolazione civile che s’interroga su quale sarà il destino che li attende e diversi, risultano essere gli atteggiamenti nei confronti delle truppe anglo-americane che vengono considerate da taluni "invasori" da altri "liberatori"; a conferma di ciò osserviamo la gens irachena ora disperarsi, preoccupata di non avere più una patria protetta dalle insegne irachene, bensì soffocata dallo stendardo dello "Zio Sam", ora gioire per la libertà ritrovata dopo 35 anni di tirannia "consumata" da un sanguinario Saddam Hussein. La anarchia di questa delicatissima fase di transizione, è rafforzata dalle razzie che si stanno moltiplicando giorno dopo giorno nelle città cadute sotto il controllo (che controllo non è) degli alleati, ottenuto bomba dopo bomba. I saccheggi delle ultime ore non risparmiano niente e nessuno, rappresentano, quasi, una rivalsa nei confronti dei simboli del potere iracheno, quel potere sempre più ricco e contrastante con la povertà di quanti, costretti nell’ignoranza, non hanno mai osato ribellarsi per quel sentimento di paura che una tirannia, in ogni dove, diffonde tra i sudditi-schiavi il cui pensiero non ha mai contato più di tanto...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Paure contemporanee

giovedì 10 aprile 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Per quanto accade nel mondo, emergono, con prepotenza, sentimenti di paura, di ansia e di insicurezza sentimenti, questi, concatenati tra di loro, e che troppo spesso tentiamo di nascondere dietro false sicurezze, piuttosto che provare ad affrontarli a viso aperto con il proposito di risolverli attraverso la consapevolizzazione e la relativa metabolizzazione. E’ la società in genere a far paura, una società dove le certezze sono svanite da tempo! C’è allora da chiedersi se si è in possesso dei mezzi necessari a neutralizzare queste paure che, giorno dopo giorno, vengono alimentate dal sacro fuoco dell’incertezza! La nostra società è intrisa di falsi miti dietro ai quali, i più, si perdono irrimediabilmente, uno fra i tanti è rappresentato dal Dio denaro per il quale, spesso, si è disposti a fare di tutto; veniamo costantemente bombardati da messaggi che trasmettono una verità non vera, secondo la quale chi più ne ha maggiormente viene preso in considerazione dal mondo che lo circonda! Ed ecco, allora che ci si affanna in molteplici modi per tentare di accumularne il più possibile, trascurando così noi stessi, le nostre reali esigenze, i nostri bisogni primari. In nome del Dio denaro vengono, anche, commessi crimini efferati che vanno dalle estorsioni, ai rapimenti, alle rapine.. fino alle guerre(di cui l’odierna crisi del Golfo ne rappresenta un tragico quanto magnifico e calzante esempio). Bisognerebbe, forse, prestare meno importanza all’apparenza per privilegiare la sostanza, ma cosa importa se non si riesce ad acquistare un telefonino di ultima generazione... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO



Bush Vs Saddam.

lunedì 31 marzo 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Alla luce di quanto sta accadendo in quella zona del mondo che, a ragione, viene, unanimemente, definita la polveriera più a rischio del pianeta, possiamo rilevare una sacrosanta verità e cioè che esistono tante verità quanti sono gli individui che le propongono! Questo assunto, forse un po’ presuntuoso, è dimostrato dalle mille versioni che scaturiscono dai tanti opinionisti che in ogni momento della giornata compaiono in tv o dagli articoli che, quotidianamente, possiamo leggere sulle testate giornalistiche nazionali e locali. Ma partiamo da quelli che possiamo definire i protagonisti dell’intera vicenda bellica che rispondono al nome di George Bush da una parte, Saddam Hussein dall’altra; entrambi, infatti, forniscono due versioni diverse per giustificare una tragedia bellica che sta tenendo il mondo intero con il fiato sospeso a causa dei mille, drammatici risvolti che questo conflitto potrebbe assumere! Il primo sostiene di essere giunto a questa inevitabile conclusione a causa delle tante aggressioni subite, in questi ultimi anni ed in tutte le zone del mondo, dai cittadini e dalle istituzioni americane; e come non ricordare gli attentati alle ambasciate americane di Kenya e Tanzania in cui trovarono la morte centinaia di persone.. come dimenticare quelle drammatiche immagini degli aerei di linea che si schiantavano sui simboli di un’America forse troppo sicura di se stessa e che da quei giorni è costretta a fare i conti con una realtà che rappresenta una nuova verità, verità fatta di paura e presa di coscienza... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Vizi privati... pubbliche virtù!

sabato 15 marzo 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

In un momento in cui tutti sono con il fiato sospeso per via dei venti di guerra che spirano minacciosi sul mondo, a causa dell’ormai imminente conflitto USA - Iraq, nascono in me delle doverose riflessioni. Vedo in televisione e sulla carta stampata, la catena di solidarietà che si stringe, ogni giorno di più, intorno al popolo iracheno che altra colpa non ha se non quella di dover tollerare, forzatamente, l’ingombrante quanto stritolante presenza di un dittatore al potere che risponde al nome di Saddam Hussein! Tutti, o quasi, condannano gli Stati Uniti d’America per il dichiarato intento di voler intervenire militarmente, anche senza il consenso dell’O.N.U., in territori che vengono definiti "culla e arido covo del terrorismo islamico". Viene condannata, dai più, l’arroganza con cui si muove il più potente Presidente del mondo libero George w. Bush e viene condannata perché intesa come sopruso del più forte ai danni del più debole! Tutto questo ci dovrebbe far riflettere sul fatto che si è sempre propensi a catalizzare l’attenzione sulle nefandezze ed i soprusi altrui finendo, inevitabilmente, per coprirsi gli occhi ed aggiungerei di turarsi il naso, su quello che di altrettanto grave, anche se per motivi diversi, si verifica dalle nostre parti, forse con il precipuo scopo di allentare la tensione con lo specifico intento di riprendere fiato è se solo ci soffermassimo ad osservare la situazione italiana non credo esistano dei margini per poterci definire soddisfatti. Il nostro problema, a mio avviso, consiste nel quotidiano, martoriato da mille problematiche e difficoltà, per le quali è ben lontana una risoluzione definitiva...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Ciao...Nando!

sabato 1 marzo 2003 di Giuseppe Chiaia ( peppinochiaia@libero.it )

Anche questo Web Magazine sente il bisogno di piangere la grave perdita che il cinema - quello italiano soprattutto - subisce con la scomparsa dalla scena del mondo di Alberto Sordi, uno dei pochi grandi interpreti del grande schermo. Con questa nota di sincero rimpianto riconosciamo, in Alberto Sordi, quel multiforme attore che ha saputo impersonare quella italianità popolaresca e borgatara, fatta di irriverenti astuzie o di malinconica rassegnazione, di ignoranza e fatalismo; comportamenti, tutti, che si svilupparono nell’Italia dell’immediato dopoguerra. La natura lo aveva dotato di una voce calda ed appassionata, illuminata da una mimica facciale che si sprigionava dagli occhi grandi, indagatori e mobilissimi, a cui si accomunava la gestualità delle mani e che si concludeva, spesso, con quell’indice teso e minaccioso rivolto al viso dell’interlocutore. Più che recitare, Sordi si trasformava, intimamente, nei tantissimi personaggi dei suoi films, sicuro e spontaneo al punto che riusciva ad annullare lo stacco spaziale e temporale tra lo spettatore e lo schermo. C’è - forse per malcelata invidia - chi ha voluto sottolineare il messaggio negativo che si ricava dalle interpretazioni di Sordi nelle quali si caratterizza e si alterna un tipo di italiano imbroglione, furbo, egoista, a volte vigliacco, a volte insolente ed ignorante; ma proprio da queste interpretazioni si ricava una lezione di vita morale... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Impariamo a saper chiedere aiuto...

mercoledì 26 febbraio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

La propria vita è un bene prezioso ..il più grande ed intenso che possiamo custodire, ci tocca, quindi, di proteggerlo, salvaguardarlo come meglio possiamo, dal momento che, una volta intaccato o profuso malamente, nessuno è in grado di potercene fornire un altro, anche avendo a disposizione cifre da capogiro, la vita è, quindi, un patrimonio inalienabile ed inacquisibile che occorre amministrare saggiamente! Troppo spesso, invece, lasciamo che altri lo amministrino per conto nostro, non valutando l’ipotesi, non troppo remota, che, in caso di errore, lieve o insanabile che possa essere, a scontarlo saremo solo ed esclusivamente noi! Alla luce di tali riflessioni, siamo in grado di comprendere quanto sia importante gestire la propria vita, ma proprio in questo consiste la difficoltà maggiore e, cioè, nel saperla impostare correttamente per poterla, poi, gestire nella maniera migliore. Dovremmo affrontare, allora, un altro problema dal quale, chi per un motivo chi per un altro, rifugge rimandando la sua risoluzione fino al giorno in cui diventerà inutile affrontarlo dal momento che sarà troppo tardi. Il problema è il seguente: siamo in grado di saper stare, al pari di un esperto nocchiero, al timone della nostra vita? Sapremo tracciare le rotte giuste, sulle mappe della nostra vita, che possano consentirci una navigazione sicura? Occorrerebbe, inoltre, chiedersi se abbiamo la strumentazione necessaria alla navigazione ed uno scafo utile allo scopo?PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Autostima, paura, rinunce ... e contropartite.

martedì 18 febbraio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ma come si fa a decidere cosa è bene o cosa è male quando si tratta di fare delle scelte che potrebbero influenzare il corso della nostra vita? Questa è la famosa domanda da un miliardo di Euro (che oggi vale più del dollaro ) che ognuno di noi si pone quando è in evidente difficoltà! E’ in questi momenti che si potrebbero verificare vere e proprie crisi della nostra identità dovute proprio alla sua carenza di sviluppo. Ma, dopo questa breve divagazione, torniamo ad affrontare la domanda che ci siamo posti all’inizio delle nostre odierne riflessioni.. partendo dalle parole contenute in un testo scritto dalla cantautrice siciliana Carmen Consoli, secondo le quali "(?)ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita"; il senso di queste parole dovrebbe indurci a riflettere sul nostro vero grado di sviluppo dal quale scaturisce naturalmente l’intensità della nostra autostima! A questo punto, vi starete chiedendo quali attinenze possano esserci tra la nostra autostima e la capacità di decidere correttamente nella nostra vita: è presto detto! Spesso, troppo spesso, pur sapendo nel nostro io più profondo per quale decisione optare, si finisce poi con il valutare e scegliere l’altra perché questa la riteniamo più sicura, forse più scontata, comunque la meno traumatica; ed il nesso che dapprima non risultava evidente, lentamente viene a delinearsi nella sua chiarezza! Infatti le scelte meno traumatiche vengono fatte perché dettate, nella maggior parte dei casi, dalla paura e questa risulta essere inversamente proporzionale.... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Dalle marcette al Jazz, volgendo al Quartetto d’archi.

mercoledì 12 febbraio 2003 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Tanti bei proclami ma, in pratica, lunedì mattina, cosa debbo fare ?" Ovvero, cosa deve inventare chi vuole rischiare in proprio capitali, salute e reputazione (imprenditori, operatori del sociale, liberi professionisti, lavoratori in genere) per mantenere competitivo il risultato del proprio lavoro? Nel XXI secolo, l’era dell’altissima velocità (e degli incidenti mortali!), ogni attività con più di tre persone (dalla scuola materna alla media impresa) dovrà sempre più essere "event driven" (guidata dagli eventi), in grado, cioè, di sapersi adattare e costituire un sistema "sense and respond", capace di percepire in tempo reale gli elementi strutturali e dinamici che caratterizzano il proprio business (l’insieme delle attività remunerative in termini di gratificazione e profitti) e regolarsi costantemente per il meglio. Tutto ciò è possibile solo a condizione che i flussi di informazione interessino in egual misura i vari componenti del team ed i processi operativi. Una sorta di Network intra ed extra aziendale. Secondo Vivek Renadiv? (Ingegnere con Master ad Harvard, ideatore della TIBCO ed autore del libro The Power of Now Ed. Olivares - 2000), le informazioni non sono più una risorsa passiva ma un catalizzatore in grado di innescare ed accelerare reazioni efficaci in tutta l’organizzazione. Se, per esempio, in un cantiere edile, si apporta un minimo cambiamento al progetto originale, questo viene trasmesso a tutti coloro i quali debbono venirne a conoscenza... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


è difficile mentire a se stessi... quando si è soli con se stessi!

lunedì 3 febbraio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Nella vita ci è capitato e ci capiterà sempre di dover fare i conti con la realtà. Infatti, operiamo e ci affanniamo cercando di realizzare quello che riteniamo possa rappresentare il meglio per noi, accorgendoci il più delle volte, di aver inseguito delle chimere o meglio, dei miraggi che svaniscono non appena siamo nelle immediate vicinanze per poi ricomparire in un altro posto lontano dal nostro. Ci si domanda, allora, quale possa essere la direzione da seguire, la rotta da tenere per non sbagliare ancora... ed intanto il tempo passa inesorabile. Ed è a questo punto che non bisogna demoralizzarsi, è proprio a questo punto che bisogna insistere e perché no continuare a cercare! Chi non ricorda, infatti, le parole di Diogene Laerzio il quale con la lanterna in mano continuava a cercare,"non bisogna mai smettere - diceva Diogene- di cercare tutto ciò che la vita potrà riservarci di positivo come di negativo perché tutto serve di quello che troviamo lungo il nostro percorso, tutto è esperienza e l’esperienza spesso dimentichiamo che contribuisce ad accrescere la nostra maturità, la nostra forza interiore". L’esperienza è ciò che viviamo al di fuori di noi stessi, ma vi è una cosa molto più importante che dimentichiamo di cercare e che invece rappresenta un elemento cardine della nostra esistenza ed alla quale non diamo l’importanza che, invece, dovrebbe avere: la conoscenza di se stessi, quel "conosci te stesso" a cui esortavano con insistenza i classici...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Semplicemente... Giovanni.

martedì 28 gennaio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

E’ ormai "consumata" la notizia della scomparsa di un personaggio che ha contribuito alla crescita economica e, quindi, allo sviluppo industriale del nostro Paese si parla, come il lettore potrà facilmente immaginare, del Senatore a vita Giovanni Agnelli, presidente onorario della più grossa azienda privata italiana: la FIAT. Nelle ultime ore, questo rappresenta l’argomento principe dei dibattiti televisivi, dei forum su Internet, della gente per strada e della carta stampata, per cui vorrei commemorare l’avvocato per eccellenza, attraverso una serie di riflessioni che sono maturate mentre, attraverso le parole di una giornalista, apprendevo la notizia della sua scomparsa. Infatti, mentre sul televisore scorrevano le immagini dell’avvocato esaltando le sue doti di potente uomo d’affari che, nella sua vita, ha saputo creare un impero economico, tra me e me riflettevo su come doveva essere il signor Giovanni Agnelli nella sua vita privata.. in una vita lontana dai riflettori, quali fossero le sue emozioni, quali le sue paure, le sue ansie di comune mortale. Mi sono anche tornate in mente le parole del grande Totò, quando recitava "a livella" in cui traspariva la profondità dell’attore nel mentre affermava che nella vita si può essere chi si vuole ma che la morte livella, appunto, tutte le anime, azzerando titoli nobiliari, cariche istituzionali, rilevanza sociale fama e notorietà. Ebbene, l’attore napoletano aveva profondamente centrato il problema, ed a riprova di ciò, come non ricordare il dialogo che avveniva all’interno di un cimitero tra un nobiluomo ed un umile spazzino il quale, alla richiesta del primo di spostare le proprie ossa lontano da lui perché il fatto di essere stati tumulati vicini offendeva il suo lignaggio, questi gli rispondeva invitandolo a guardarsi intorno ed a constatare di persona il sentore dell’uguaglianza...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Nè rimorsi, nè rimpianti!

domenica 12 gennaio 2003 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

A volte ci si domanda se, nella vita sia meglio vivere di rimorsi piuttosto che di rimpianti. Partendo dal presupposto che forse sarebbe meglio vivere senza nessuno dei due, ho trovato che la domanda potesse servire da stimolo per molteplici e realistiche riflessioni. Comunque nell’affrontare l’argomento in oggetto ho ritenuto necessario chiarire il significato dei due termini con l’ausilio dei dizionari più utilizzati: per rimorso si intende il dolore che si prova per la coscienza di aver fatto del male, mentre del rimpianto viene fornita la seguente definizione: desiderio per un qualcosa che non si ha più! Tengo a precisare che in tutte le mie dissertazioni parto sempre dall’elemento che considero più importante e cioè l’essere umano. Infatti, troppo spesso, nel guidare la nostra quotidianità sui binari della vita, ci si dimentica delle nostre esigenze, non rispettando se stessi, in nome di falsi valori e false "etichette" imposteci da una società che è sempre più demenziale e, consequenzialmente, sempre meno concreta ma, in compenso, sempre più effimera! Detto ciò, il dilemma tra una vita di rimorsi ed una di rimpianti dovrebbe, a mio parere, essere inquadrato in termini soggettivi prima, per vederlo nei termini della sua oggettività poi. Osservando il problema dal punto di vista soggettivo, noteremo che lo stesso andrebbe collocato, assumendo così varie sfaccettature e significati, nei molteplici momenti storici che attraversiamo nella nostra vita, i quali sono sempre diversi e carichi di nuove esperienze che, nel bene o nel male, ci aiutano a cambiare e, quindi, a vedere le cose in modo diverso e, forse, più maturo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Benvenuti nel Non Luogo!

mercoledì 8 gennaio 2003 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Benvenuti nel quarto anno del nuovo millennio! Architetti e filosofi stanno diventando i nuovi sceneggiatori dei villaggi globali, costruttori di scenari che indichino le strade per una città just and time, in grado di evitare il down sizing a favore del ritorno in campagna, recuperando il dialogo interrotto con la Natura mediante imprimatur neurali pulsionati da un Web "Big Brother". Con un terminale, chiunque potrà partecipare al governo ed all’amministrazione della metropoli e dei suoi quartieri, generando un assioma policentrico, un ambito complesso e dinamico, un sistema di sistemi dotato di metabolismo ad elementi interdipendenti con implementazione orizzontale, stop and go. Signore e signori, ecco a voi il "non luogo", il nuovo territorio dello spazio pubblico, il segno più indicativo della trasformazione della Polis. Il termine "non luogo", coniato dall’antropologo francese Marc Aug?, si riferisce a tutti quegli spazi contraddistinti dall’assenza di un’identità riconducibile ad imprinting localistici,. Centri commerciali, Fast Food, multisale cinematografiche, aeroporti, costituiscono luoghi di transito in cui si organizza la Società provvisoria, dove non si determinano vere relazioni individuali ma flussi di passaggio che si disperdono senza lasciare tracce nè memoria. Nei non luoghi domina un logo che li identifica come ambiente affettivo, rassicurante e ripetitivo. Mediante la rete si partecipa sempre più alle emozioni del peaple jame (letteralmente "marmellata di gente") e, al tempo stesso, si sente l’esigenza di andare alla ricerca di quel cyberspazio più riservato delle Chat e dei newsgroup... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Tanti auguri...razza padrona!

mercoledì 25 dicembre 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Se offri del cibo a chi ha fame, lo nutrirai per un giorno, se gli insegni a procurarselo, si rifocillerà a vita". In questo pulviscolo di ore che ci separa dall’anno che verrà, in questa Società opulenta e avara, viviamo di speranze e di ciò che resta di quel fondo di barile "grattato" nei favolosi anni ottanta dai tanti "piccoli" capitani coraggiosi che hanno operato scorribande in ogni settore (allora) produttivo. Capitalisti, imprenditori, finanzieri e politici, hanno realizzato il gioco di prestigio più difficile dal miracolo economico in avanti: quello di trasformare l’Italia da reginetta del "G 8" a cenerentola del Club dei New Competitors, dietro a Corea e Cina Popolare! "Chi vuol muovere il mondo, muova prima se stesso". La paura di chi comanda, infatti, frena innovazione e sviluppo: ecco perché un Paolo Fresco qualsiasi, possa calare su di noi, ottenebrando un’azienda decotta (da anni di scellerata gestione), con l’intento di servirla come spezzatino ai padroni d’oltreoceano...gli stessi che hanno preteso lo smantellamento dei laboratori di ricerca avanzata dell’ENEA e che ci hanno impedito l’utilizzo delle "nostre" risorse energetiche. Anche se gli uomini, in genere, non imparano molto dalla storia, la morte di Enrico Mattei, avrà pur voluto significare qualcosa! L’ala nobile del capitalismo italiano (caratterizzata da "pupari" e "gattopardi") si è inchinata al business for business dei nuovi condottieri (che intendono l’alta finanza come "arte di passare denaro da una mano all’altra finch?, alla fine, sparisce"), i quali ascoltano già lo scricchiolio di un sistema parcellizzato su disvalori entropici.. PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Triste e amaro...questo calice beviamo!

lunedì 16 dicembre 2002 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Com’è triste osservare un numero sulla propria rubrica telefonica e pensare di non doverlo comporre mai più perché mai più avrai la possibilità di contattare quella persona questa amara riflessione ha attanagliato, quanti di noi negli ultimi giorni hanno subito la perdita di una cara persona, scomparsa per colpa di un sentimento che troppo spesso offusca la mente umana al punto tale da renderla irrazionale, totalmente irrazionale fino, come in questo caso, alla follia. Ed allora, mille dubbi ti assalgono, tanti pensieri invadono la tua mente e senti crescere dentro, straripante ed incontenibile, un profondo sentimento che si chiama odio, che altra cosa non è se non il rovescio di una medaglia rosa che si identifica con un altro sentimento: l’amore. E’ quasi invisibile il confine tra questi due sentimenti sebbene siano intrisi di valenze marcatamente diverse, di contenuti estremamente differenti e questo confine è stato abbondantemente varcato da chi ha osato ritenersi legittimo proprietario di una vita umana, a tal punto da decidere di troncarla così di netto con la fredda lama di un coltello in una buia, fredda e piovosa notte d’autunno! Così infatti è stata recisa la vita di chi non ha avuto il tempo di viverla, di chi non è riuscita a godere i frutti di tanti sacrifici fatti in nome di un obiettivo che stava preparandosi a centrare con l’entusiasmo di chi a soli 27 anni si sente su di un trampolino di lancio ed invece del grande, sospirato e meritato balzo, ecco il baratro , il freddo buio di una morte giunta troppo presto. 27 anni, aveva Maria Rosaria... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


L’economia, gira con te?

domenica 24 novembre 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Da un pò di tempo siamo sottoposti a messaggi pubblicitari che hanno come obiettivo, quello di convincerci a spendere, per sostenere l’economia nazionale. Che il premier in persona inviti a non tenere i soldi sotto il mattone, ma ad immetterli nel circuito economico può, legittimamente, essere inteso come un’operazione per recuperare credibilità verso una politica economica per alcuni versi strana e dubbia. Tentare di imporci, però, l’equazione "maggiori consumi / più benessere", rappresenta un tentativo teso a sovvertire la pianificazione di qualunque "buon" padre di famiglia. Cerchiamo di andare a fondo di questo che sembra, piuttosto, un pasticcio "globalizzato". Il consumo identifica la destinazione finale di beni o servizi (pagati dal singolo o dalla collettività) al soddisfacimento dei bisogni umani. I bisogni si classificano in indispensabili (il cui appagamento consente di sopravvivere), primari "necessari" (che danno la possibilità di raggiungere degli standard "qualificanti" come, ad esempio, la costruzione della propria autostima), necessità del tempo storico (che rispecchiano le esigenze e le scoperte contemporanee, utili per creare comodità ed opportunità lavorative) e desideri (che si appagano con valenza compensatoria agli affanni della vita o per conformarsi ai gruppi di riferimento). Risalta con evidenza, che appagare i bisogni mediante i consumi abbia come obiettivo, quello di raggiungere una condizione di benessere. E allora, cerchiamo di definire questa "chimera": condizione temporanea conseguente allo stato di equilibrio metabolico psicofisico (OMEOSTASI) che deriva dall’appagamento dei propri "bisogni". PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


La giustezza della norma...

domenica 10 novembre 2002 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

A distanza di qualche giorno dalla tremenda scossa che ha sconvolto il Molise, ci si interroga sulle responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. La nostra mente, non può fare a meno di ricordare le 26 vittime della scuola di S. Giuliano di Puglia di cui ben 24 erano bambini che altra colpa non avevano se non quella di essere felici e spensierati! Ciascuno di noi vorrebbe spiegarsi come possa accadere, per tragica fatalità o colpevole responsabilità che l’ultimo edificio che sarebbe dovuto crollare si sia, invece sfaldato, sotto i colpi di quel terribile sisma che ha lasciato dietro di sé, non solo macerie lutti disperazione ma anche, a sorpresa, tanta voglia di ricominciare. Sono d’accordo con Gaspare Barbiellini Amidei quando afferma che in Italia vige la regola della "prorogatio" secondo la quale, legalmente, si annullano i rischi rinviando obblighi e sanzioni. E’ stato così per alcuni centri della nostra Italia "garantista" e "liberista" quando si è dovuto far fronte al problema dell’inquinamento delle falde acquifere per le quali fu trovato un rimedio all’italiana: se le acque contengono una quantità eccessiva di sostanze inquinanti secondo quanto previsto dalla norma, niente di più semplice che elevare il limite di tolleranza delle stesse con un’altra norma che annulla il disposto precedente! Risultato? Presto detto, molte falde sono di fatto inquinate ma la norma le considera tollerabili. E come non ricordarsi del risveglio dell’Etna, vulcano che tiene in apprensione i centri abitati del catanese? Vi domanderete cosa c’entra, ebbene il passo dall’Etna al Vesuvio è breve... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


MA PERCHE’ LAMENTARSI? IN FONDO...

lunedì 4 novembre 2002 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Ma perché lamentarsi sempre dei nostri Governanti quando siamo noi che gli permettiamo di tirare le leve del potere? Se ci trovassimo di fronte ad uno specchio, potremmo dire a noi stessi: io non c’entro nulla? E’ di moda gridare al voto di scambio subito dopo il periodo elettorale, anzi, ben oltre la promulgazione degli eletti; perché non farlo prima proprio nel mentre ci viene proposto questo benedetto scambio? Abbiamo la coscienza di chiederci quante sono le persone che non hanno ricevuto, in cambio del proprio voto assicurato, delle promesse mirabilanti relative a posti di lavoro (la cui latitanza è arcinota) o piaceri palesemente irrealizzabili? Egregio lettore, nel periodo elettorale tutto si chiede perché tutto diventa possibile, ma poi cosa succede? Esattamente quello che viviamo ogni giorno e cioè il malcontento, scaturito dall’immobilismo di maggioranza ed opposizione in relazione ai problemi annosi quanto seri, di quanti, puntualmente, si lasciano abbindolare dalla solita marea di promesse. Che senso ha allora denunciare i mille problemi che attanagliano il nostro quotidiano se non si è in grado di tentare di proporre qualcosa di concreto nella speranza di risolverli? Abbiamo provato a guardarci intorno e ad osservare quante Associazioni, Comitati, Club esistenti possono riconoscersi in quello che auspichiamo? Perché allora i cittadini suddivisi per ordini e professioni non si riuniscono per creare dei Comitati di studio e ricerca spontanei al fine di proporre, piuttosto che sbraitare, progetti per ogni tipo di problematica? PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



L’Europa occulta

domenica 20 ottobre 2002 di Gianluca Ion ( info@ionaonline )

L’Unione europea è stata salutata da tutti con entusiasmo. Sopravvivenza di quell’ideale di unione sovranazionale che aveva animato imperi ed ideologi, faceva presagire chissà quali cambiamenti epocali e positivi. In realtà la si può salutare in altro modo: si può dire "Benvenuti nell’Europa degli sprechi e degli scandali". Infatti il simbolo dell’Europa è il ricco e desolatamente vuoto palazzo di Berlaymont costruito nel 1967 e abbandonato nel 1991, quasi a presagire come monumento allo spreco, gli sprechi futuri dell’Unione. Unione grandiosa ed inefficiente, edificata su grandi speranze e devastata da piccole meschinità. Prendiamo il Parlamento europeo ad esempio non è un vero Parlamento: si chiama così ma è un inganno linguistico. Difatti non fa le leggi, perciò la domanda sorge spontanea: e allora che cosa fanno quei 626 strapagati euronorevoli? In realtà il potere di approvare le leggi spetta al Consiglio, quello di proporle alla Commissione. In più merita di entrare nel Guinness dei Primati per i suoi costi: 230 miliardi delle vecchie lire all’anno, per tenerlo in funzione. Lusso, superlusso, stravizio. Quindici saloni da conferenza, 52 per le riunioni, negozi, palestre, campi da squash e sale per la meditazione. Ognuno dei 626 parlamentari ha a disposizione un sontuoso ufficio con annessa sala da bagno: one man, one wc, e la democrazia è ok. Ed in tutto questo ben (?) o mal di Iddio, cos’è che si decide tra Strasburgo e Bruxelles? PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Il nuovo autoritarismo

domenica 13 ottobre 2002 di Gianluca Ion ( info@ionaonline )

Viviamo un’era straordinaria, in cui il progresso cresce con rapidità esponenziale; la prosperità in 250 anni è aumentata più che nei diecimila anni precedenti. Poiché la nostra aspettativa di vita è molto più alta, il tempo che trascorriamo al mondo è un sesto dell’intero tempo trascorso dall’umanità. E in questo sesto del tempo vediamo, facciamo, pensiamo più dei nostri predecessori. Alla base di tutti i nuovi scenari sta la "globalizzazione" dell’economia che, tramontate le ideologie, sembra essere guidata dai grandi gruppi finanziari multinazionali. In questo contesto per il "lavoro" si è aperta l’età della diseguaglianza , perché la globalizzazione pone in concorrenza i lavoratori del mondo, stabilendo un bipolarismo tra circuiti di top managers, dove gli stipendi vanno alle stelle e dall’altra il circuito dei prestatori d’opera dove le retribuzioni vengono compresse verso il basso. La "Sanità", per gli enormi costi imposti dalle nuove tecnologie e dall’invecchiamento della popolazione, si dirige verso il tramonto del Welfare. Il "crimine" si espande ovunque, proprio per l’allargarsi delle diseguaglianze, ed anche quella parte della popolazione un tempo garantista e libertaria viene spinta verso forme di autoritarismo ed intolleranza. Le politiche di governo, le strategie di mercato, le tecniche di organizzazione del personale si assomigliano tutte, perché plasmate sulle società di consulenza delle multinazionali. Esse pianificano e livellano tramite l’azione di predicatori liberisti. Il nuovo ordine economico mondiale si regge sulla forza del danaro. non occorre più, quindi, la politica, perché le leggi vanno interpretate. E la loro applicazione spetta ai tecnici dell’economia...PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


Girotondi si...girotondi no

sabato 5 ottobre 2002 di Concetta Bruno

Una nuova forma di manifestazione della volontà popolare si è andata affermando negli ultimi mesi, contestualmente alle iniziative legislative del Governo in materia di giustizia: il girotondo. Persone adulte e rispettabili, per manifestare disagio, indignazione e protesta, si sono appropriate del gioco che più ha caratterizzato l’infanzia di ognuno di noi. Vasto e molto variegato è, come è ovvio, il panorama di critiche che il fenomeno ha suscitato. Si va dall’apprezzamento tout court, all’approvazione con riserva, alla posizione del tutto negativa che negano il carattere democratico di una simile posizione assunta: tutte opinioni di chi siede sui banchi del Monte Olimpo della politica italiana. A chi ritiene che le battaglie politiche debbano essere condotte solo ed esclusivamente nelle sedi istituzionali, ci sentiamo di rispondere che, in democrazia, è bello poter dissentire pubblicamente e senza "interposta persona". Inoltre, per la prima volta, tanta gente è scesa in piazza non per reclamare un lavoro o per difendere salari e pensioni, ma per prendere le distanze da scelte governative in materia di giustizia. Quando la maggioranza politica decide di usare)l suo peso schiacciante per imporre, napoleonicamente, scelte "in odore" di favoritismo e quando l’opposizione (già responsabile di non aver affrontato al momento opportuno il nodo del conflitto d’interessi) sembra incapace di andare al di là dei proclami di circostanza, vittima dei Mazarino o dei Talleyrand di turno, il popolo ha il diritto di far sentire la propria opinione, per evitare di andare (come già abbiamo detto, in altre occasioni) tutti giù per terra!


Deglobalizziamo?

lunedì 30 settembre 2002 di Gianluca Ion ( info@ionaonline )

La globalizzazione ha mietuto vittime nel Sud del mondo. Il famigerato WTO (World Trade Organization)per rimediare a questa atavica colpa deve legittimare i Paesi del Sud del mondo, troppo penalizzati. Dietro l’azione del WTO si intravede l’ombra della longa manus statunitense : le modalità di esercizio del suo potere, con la sua egemonia apparentemente intoccabile, hanno impattato negativamente l’economia e la politica globale. L’ultima decade del Ventesimo secolo ha glorificato il nuovo sistema economico mondiale: la nascita delle grandi società transnazionali, simbolo della libertà di mercato, (che nelle attese di molti avrebbero abbattuto confini anacronistici),ed il WTO, creato a metà di questo decennio per fornire la giustificazione legale a tale sistema, (in interazione col FMI - Fondo Monetario Internazionale - e con la Banca Mondiale).In realtà gli accordi del WTO hanno favorito il monopolio americano, anzichè la prosperità globale. La crisi della grande impresa, il cui potere rappresentava una dimensione del potere statunitense, era la dimostrazione che in un mercato privo di regole diventava arduo riconciliare le richieste di responsabilità sociale con le ragioni del profitto. Con la crescente illegittimità della globalizzazione e con una forbice sempre più ampia fra Nord e Sud del mondo, emerge l’idea della deglobalizzazione?PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Venti di guerra - I conflitti del Medio Oriente

domenica 22 settembre 2002 di Gianluca Ion ( info@ionaonline )

Da giorni siamo bombardati da continue notizie di venti di guerra: il paladino del mondo, Mr. Bush contro il Signore del Male, Saddam Hussein (ma non era Bin Laden?). Ma sarà veramente così? O piuttosto questa ennesima parata di forza militare americana si scontra con un Oriente che dalla Grande Guerra in poi, orfano dell’Impero Ottomano, è apparso in cerca di un progetto politico conveniente? La colonizzazione secolare, la creazione dello Stato di Israele, avamposto Occidentale, nel 1948, la conseguente nascita dell’OLP e dell’Intifada, sono le tappe di un’evoluzione orientale che ha visto nell’islamismo e nel petrolio i motori dei conflitti futuri. Le ancestrali rivalità, le spartizioni territoriali, la religione musulmana che ha sottomesso il potere temporale alla legge religiosa e ai suoi precetti ha condotto il mondo arabo nel cuore della tormenta. Dopo la cosiddetta "guerra mediatica" del Golfo del 1991 l’Iraq di Saddam Hussein resta soggetto alla rigida cappa di piombo dell’embargo, e tale situazione si innesta nella difficoltà incontrata dagli Occidentali di smantellare l’arsenale di armi di Saddam. D’altronde a fare da sfondo alla situazione irachena, resta il conflitto arabo israeliano con l’eterna altalena di negoziati/attentati. D’altronde il mito maledetto di Saddam è stato partorito proprio dagli americani e da molti Stati Occidentali che l’hanno armato fino ai denti ed indebitato fino al collo... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


C’era una volta il Bel Paese...riflessioni d’inizio stagione

domenica 15 settembre 2002 di Pino Barbarossa ( isbak@libero.it )

L’estate sta per concludersi (ma quando mai è arrivata mi direte!) e con essa se ne vanno tanti tormentoni che hanno tenuto testa sulle prime pagine dei giornali. Anzitutto, in ordine di tempo, il Superenalotto. "Finalmente" qualcuno ha fatto 6, non se ne poteva più. Pochi stavolta quelli che "non avrebbero saputo come spendere" i 100 miliardi e passa del montepremi; molti quelli che hanno fantasticato parlando delle solite ville da costruire e degli immancabili viaggi; nessuno (almeno tra quelli intervistati ) che abbia parlato di fondi di solidarietà e di beneficenza. E così da oggi abbiamo in Italia altri miliardari grazie ad un gioco largamente immorale laddove non si riesce a creare un tetto massimo di vincita incrementando i premi cosiddetti minori, cosa che invoglierebbe altrettanto i giocatori a scommettere. Ma si sa, quando si parla di soldi, c’è poco da ragionare. Prova ne è stata quel fenomeno di ipocrisia di Ronaldo, altro tormentone estivo, che, per niente memore delle lacrime da coccodrillo versate per il mancato scudetto, non ha esitato un secondo a succhiar miliardi da un seno più prosperoso, lasciando attoniti quei tifosi che del calcio fanno una ragione di vita e dei suoi protagonisti veri e propri idoli! Ma alla fine ecco il tanto sospirato fischio d’inizio partita a stemperare gli animi con tanti pensionati ed impiegati a seguire, radiolina alla mano... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Pluralismo e democrazia

giovedì 15 agosto 2002 di Concetta Bruno

Il pluralismo dell’informazione è un ingrediente essenziale della democrazia, anzi ne è il presupposto fondante. Infatti, poiché la democrazia si basa sulla ricerca e sull?espressione del consenso, fondamentale diviene il modo in cui esso si forma. Per dar vita ad un sistema di governo in cui ogni cittadino possa scegliere lucidamente e consapevolmente la parte che più ne rappresenta i bisogni e le istanze, è necessario che vi sia un’informazione varia ed articolata, tale da garantire le condizioni ottimali per la formazione di giudizi politici ed ideologie consapevoli e mature. Laddove, invece, questa varietà informativa è carente, il cittadino elettore risulta menomato nel suo diritto di scelta, poiché gli vengono sottratti gli strumenti per mezzo dei quali pervenire ad un voto che ne rispecchi gli effettivi interessi. I paesi in cui ciò si verifica, lungi dall’essere democrazie compiute, sono oligarchie malate in cui, derive plebiscitarie, demagogiche e populiste, inficiano la tutela ed il rispetto delle minoranze: carattere essenziale di ogni vera forma di governo basata sull’uguaglianza e sulla libertà di tutti i cittadini e in cui la sovranità risiede nel popolo. E’, dunque, precipuo interesse di ogni cittadino, avere a disposizione un’informazione la più ampia ed articolata possibile, tale da garantirgli condizioni ottimali per l’esercizio di quel diritto che si traduce in visione chiara per una scelta politica e, quindi, di voto, più coerente possibile.


Uno per tutti, tutti per uno (tanti partiti, un solo interesse)

martedì 30 luglio 2002 di Pino Barbarossa ( isbak@libero.it )

VERGOGNA! Onestamente non c’è altra affermazione che potrebbe meglio commentare la notizia, fresca di cronaca, dell’approvazione in via definitiva al Senato dell’aumento del finanziamento pubblico ai Partiti! Divisi sul provvedimento i Senatori della Margherita, metà dei quali hanno preferito lasciare l’aula, mentre l’altra metà ha votato no. No anche dall’Udeur e dal sen. Del Pennino (Pri). Astenuti i Verdi . Si ,da tutti gli altri, compresi i Ds che però hanno ottenuto che passasse la clausola in virtù della quale pare che la normativa debba riguardare solo l’attuale legislatura. Nel mentre gli Italiani "finanzieranno" i partiti con 125 milioni di euro in più all’anno con l’aggiunta del diritto al rimborso elettorale di 5 euro per ogni voto ottenuto per quei partiti che avranno raggiunto l’1% (mentre prima la soglia era del 4%). Ma non si erano spesi miliardi delle vecchie lire per una consultazione elettorale che, fra l’altro, riguardava proprio il finanziamento ai partiti? Non si era espressa la maggioranza degli Italiani con un parere contrario? Quasi dovunque in Italia si è potuto assistere ad un decadimento dell’originaria funzione dei partiti: gli interessi di potere, i trasversalismi, le logiche di corporativismo ,i poteri occulti e quant’altro hanno dimostrato come il partito non sia più il luogo della manifestazione di un ideale politico da difendere quanto piuttosto una buona occasione per far carriera. Al giornalista resta solo il compito di dare la notizia così com?è. PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Siamo uomini o caporali?

sabato 20 luglio 2002 di Concetta Bruno

Alcuni giorni fa, è stato presentato alla Commissione Affari Costituzionali e Giustizia, da parte di un parlamentare della maggioranza, un emendamento alla Costituzione che prevedeva la sospensione dei processi e dei termini di prescrizione per i processi dei Parlamentari in carica. Di fronte al clima di "imbarazzo" creatosi, il proponente ha deciso di addivenire a "più miti consigli", anche se non è esclusa la ripresentazione, sotto forma di progetto di legge ordinario. Questi i fatti. Quanto all’interpretazione, è ovvio che gli opposti schieramenti diano versioni alquanto discordanti. Secondo il proponente "sarebbe un servizio reso alla democrazia per evitare scontri durissimi fra Politica e Magistratura ". Il Direttore de La Repubblica lo definisce, invece, "una riscrittura integrale dell’Istituto dell’immunità, trasformata in impunità totale, retroattiva e perenne" (di cui usufruirebbero i parlamentari della maggioranza e quelli dell’opposizione, con buona pace di tutti!). Per il privato cittadino, nove anni dopo la cancellazione dell’autorizzazione a procedere, rappresenta il tentativo di istituire, in una Società di eguali, una casta di privilegiati, trasformando i rappresentanti del popolo in soggetti del tutto sottratti alla legge, contravvenendo al comune senso della giustizia, nonchè ai dettami della Carta Costituzionale: neanche tanto lontano da quello che Totò fece vedere con il suo film "Uomini o Caporali?"


Errare humanum est!

sabato 6 luglio 2002 di Raffaella Rende ( info@lastradaweb.it )

Imparare dagli errori, dai propri errori, è una dote rara quanto preziosa; non tentare nemmeno di farlo è, però, peccare di presunzione, di quella presunzione che non fa crescere e che non aiuta ad essere ciò che potremmo essere. Ammettere di aver sbagliato, assumersi le proprie responsabilità è da uomini; fuggire, tagliare la corda, non avere il coraggio di guardarsi allo specchio è da ignavi: è proprio di chi, talmente sicuro di non commettere mai errori, non si rende conto di essere, così, già in errore. L’arroganza, la superbia, la tracotanza, sono ormai diventati strumenti per mostrarsi ciò che non si è: è lepoca dell’uomo vincente a tutti i costi, che manca di rispetto, che alza la voce, che giudica l’intero genere umano (guardandosi bene, tuttavia, dall’includervi se stesso) è dell’uomo convinto più che mai di avere davanti una vita che sarà sempre un successo, perché è soltanto a questo che aspira. Sè, è vero, è necessario per ogni uomo affermarsi nella vita, essere soddisfatto di ciò che si è, ma sempre nel rispetto di se stessi prima e degli altri poi: l’affermazione di sè ne presuppone un’adeguata conoscenza, che non può prescindere mai dal mettersi a nudo, dal riconoscere i propri errori e dal fare di tutto perchè questi non abbiano a ripetersi. Se siamo sinceri con noi stessi, se abbiamo il coraggio di affrontare lo specchio - non solo quello che ci giudica fisicamente, ma quello dell’anima - per non nasconderci nulla della nostra esperienza di vita, allora, davvero, avremo fatto un passo avanti nella costruzione del nostro essere... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCA SUL TITOLO


Internet ? Oggi: siamo pronti?

venerdì 17 maggio 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it ) e Rosa Maria de Pasquale ( info@lastradaweb.it )

Titoli depressi, fallimenti eccellenti, licenziamenti massicci. A parlare di Internet sui mercati finanziari oggi, si rischia molto. Eppure c’è chi crede ancora in questo centauro, sintesi tra New e Old economy e pianifica investimenti a medio termine. A nostro avviso, la fase adolescenziale della rete è finita: oggi stiamo entrando nell’età matura dove tecnologia, Old economy ed "usabilità di massa" si incontrano. Come per gli esseri umani, la post adolescenza si porta dietro gli errori di crescita dei primi periodi della propria vita. Così accadrà per Internet: diminuirà la presenza di personaggi "ibridi", a cavallo fra vecchio e nuovo "mondo", per lasciare spazio a chi, veramente, voglia usare il Web per comunicare elementi utili in un villaggio globale maturo e non speculativo. Indubbiamente relazionarsi alla velocità della luce (quella delle fibre ottiche) favorirà i nuovi rapporti di affari (il business to business) per accorciare la catena concretizzativa, ma ci permettiamo di affermare che, come per ogni forma di comunicazione di massa, Internet DEVE essere utilizzato per migliorare la qualità della vita di chi ne usufruisce. I sistemi sono tanti (servizi per la New Society, corsi di formazione e di istruzione On Line, Forum per affrontare tematiche importanti, etc.): siamo pronti ad utilizzarli sul serio?


La politica e gli ordinamenti umani

venerdì 17 maggio 2002 di Mariano Marchese ( marianomarchese1@gmail.com )

Perché puntare l’indice sulla politica definendola sporca ed amorale, quando la stessa è il prodotto di un dato momento storico ed il risultato di un operato molte volte scorretto di menti pensanti che la utilizzano a proprio uso e consumo? La politica, infatti, originariamente era nata per "disciplinare gli ordinamenti umani" , come sosteneva il grande Filottete, per cui era al servizio dell’intera umanità al fine di migliorarne la qualità della vita. La politica era fatta da "grandi uomini e da grandi menti che lavoravano per gli uomini e per la loro libertà", questo era il pensiero di Astianatte in tal senso, un pensiero che è ben lontano dal nostro quotidiano..... dal nostro vivere sociale. Ai nostri giorni, infatti, parlare della politica equivale a parlare del grande mostro che tutto inghiotte e che nessuno riesce a fermare e per il quale molte vittime sono state immolate! A questo punto una riflessione è doverosa....se è così facile puntare il dito o sparare nel mucchio, altrettanto non è guardarsi dentro per capire quanto si è contribuito e quanto contribuiamo al persistere di una situazione così...Per leggere tutto l’editoriale, cliccate sul titolo.


Santa Pasqua

venerdì 17 maggio 2002 di Redazione La Strada ( info@lastradaweb.it )

Una ricorrenza da rispettare e vivere con letizia...senza esagerare! Fa parte della vita di tanti che, in questo periodo di festività, celebrano l’esaltazione della bontà all’insegna dell’umiltà, nel nome di un Cristo, in cui molti si riconoscono e troppi si identificano senza, però, professarne i principali insegnamenti: carità, umiltà... Ci si sente più disponibili a dispensare regali, dolci e paganità di vario genere (necessari per la crescita del Prodotto Interno Lordo ). Si mette in atto uno scambio di reciproche attenzioni addirittura in eccesso. Si viene coinvolti in riti e propiziazioni augurali che culminano in "febbre di santità". Stiamo attenti, però, ad evitare di inebriarci troppo di quella santità che non ci appartiene. Siamo esseri umani e la differenza diviene evidente attraverso il nostro quotidiano operato: ricordiamoci della "resurrezione" anche quando la sua commemorazione non è. Ognuno di noi dovrebbe rivedersi in quel Lazzaro risvegliato da un uomo giusto e realizzare, nella libertà, tutto quello che può esprimere, non quello che gli altri credono che si debba fare.


La figura del giornalista

venerdì 17 maggio 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Secondo un’indagine condotta da .COM (il quotidiano di marketing e comunicazione fondato da Marco Barbieri) Il 68% dei giovani sogna un futuro come giornalista televisivo, il 41% preferirebbe "sfondare" nella carta stampata e sempre maggiore risulta essere la percentuale di quelli che vorrebbero "professare" il giornalismo via Internet. Chi non è affascinato dai Media? Ma chi può affermare di sentirsi adeguatamente "rappresentato"? Per un Italiano su tre, i contenuti trasmessi dai canali di comunicazione di massa, risentono sensibilmente di una distorsione della realtà. Noi riteniamo che la missione del giornalista sia quella di informare chi è all’oscuro dei fatti del mondo e di contribuire, attraverso messaggi costruttivi, al miglioramento educativo di base, rispettando il più possibile il seguente pensiero di J. F. Kennedy: << Ogni persona deve fare ciò che ritiene giusto e corretto, quali che siano le conseguenze. Questo è alla base della moralità umana>>.


Solidarietà e risorse umane

venerdì 17 maggio 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Questo giornale costituisce una emanazione dell’Associazione per la Tutela dei Diritti Umani - Neutrergon ONLUS (www.neutrergon.org). La nostra linea editoriale, di conseguenza, è molto sensibile al concetto di solidarietà intesa, però, non tanto come assistenzialismo ma come punto di partenza per la valorizzazione delle risorse umane (soprattutto delle persone in difficoltà) per ridurre il fenomeno della dipendenza ed aumentare l’autonomia propositiva e realizzativa. In ogni organizzazione sociale, il "fattore umano" è sempre più importante per determinare il successo. La qualità delle risorse umane, la preparazione professionale e la motivazione, portano ad un livello "di alto profilo", in termini di risultati. Per questa serie di valutazioni, abbiamo pensato di proporre la creazione di una nuova figura professionale, in grado di incrementare e valorizzare le risorse umane e ne esponiamo i contenuti essenziali nei progetti di formazione, all’interno della rubrica Sliding Doors. Stiamo diventando una realtà editoriale sempre più mirata a fornire servizi utili alla collettività ed a considerare l’individuo come protagonista e risorsa in ossequio al principio naturale in base al quale, ognuno ha il diritto di vivere ed operare al meglio delle proprie possibilità.


Conoscere, capirsi... vivere meglio

venerdì 17 maggio 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

"Breve e irrevocabile è della vita il corso ma, con i fatti, eternarne il ricordo è concesso". Questo magazine è nato per affrontare e vincere una impegnativa scommessa: contribuire alla preparazione di una Società che "cresce". L’esperienza e la saggezza, hanno dimostrato che l’umanità può imparare ad appagare le proprie necessità senza inibire i processi evolutivi di un contesto proiettato verso traguardi sempre più pragmaticamente tesi ad un miglioramento della qualità della vita. Mettere al servizio di tutti le ricerche, le conoscenze e gli studi realizzati costantemente da chi vuole contribuire al conseguimento di nobili obiettivi, è stato e sarà sempre la nostra ragion d’essere. L’umanità può diventare migliore sviluppando ed utilizzando nella maniera più adeguata, le capacità che la Natura le ha donato. Siamo fermamente convinti del fatto che, ogni uomo, ogni donna, possa imparare a mostrare le capacità più evolute all’insegna del motto: "L’ESSERE UMANO PER UNA VITA MIGLIORE!".


CARI NAVIGANTI, SIAMO TORNATI!

venerdì 17 maggio 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )
Dopo qualche settimana di fermo dovuto a motivi tecnici (assenza di vento nelle infrastrutture, bonaccia mentale in alcuni degli operatori chiave, etc.) riprendiamo con più interesse di prima il nostro compito, che è quello di fornirvi informazioni utili per capire e vivere meglio il quotidiano ed il futuro a medio e lungo termine. Abbiamo cominciato questa avventura dal mese di maggio 2001 ed abbiamo ottenuto fino ad oggi risultati lusinghieri (per una testata veramente indipendente), totalizzando 50.000 contatti e oltre 4.000 visite da ogni angolo del mondo (Italia, Stati Uniti, Germania, Canada, Svezia, ex USSR, Austria, Svizzera, Grecia, Irlanda, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Hong Kong, Korea del Sud, Olanda, Turchia, Taiwan, Venezuela, etc.): il tutto, con la costante e fastidiosa presenza di difficoltà tecniche che caratterizzano il mezzogiorno d’Italia e, in particolare, la Calabria...CONTINUA NELLA RUBRICA EDITORIALI

L’ora delle tenebre!

venerdì 17 maggio 2002 di Pino Barbarossa ( isbak@libero.it )

Realtà e Verità

venerdì 17 maggio 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

Nella Società del "Just and Time" (quello che ti serve, al momento opportuno) è sempre meno possibile verificare la validità delle notizie. Non dobbiamo dimenticare che raramente vediamo accadere i fatti con i nostri occhi: di solito ci vengono raccontati attraverso i Media. Raccontati e fotografati, finiscono per essere una reinterpretazione della realtà. Inoltre, ciascuno di noi, filtra le informazioni con il proprio pensiero politico, religioso, economico ecc. Le notizie hanno anche un valore economico: si comprano, si vendono... e si pagano. Questo è dunque un mondo che possiamo definire "prevalentemente artificiale", costruito e ricostruito di continuo, che ci offre l’immagine di una realtà, molte volte lontana dal vero.. Ad esempio, siamo proprio sicuri che il virus responsabile dell’AIDS sia stato veramente scoperto? Pare che, molti scienziati "imbavagliati" (dai poteri forti) siano in grado di dimostrare che questa patologia dipenda da tutt’altri fattori, molto più gestibili e meno pericolosi! In questo mare di acque agitate da falsità diffuse, noi ci sentiamo in dovere di stare dalla parte di chi può garantire lealtà e correttezza: la salute della nostra mente, così come la dignità dell’essere umano, infatti, non può essere in vendita.


Guerra, nel nome di Dio !

venerdì 17 maggio 2002 di Pino Barbarossa ( isbak@libero.it )
“Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”: sono le 3 di un triste pomeriggio di circa 2000 anni fa; Cristo, inchiodato per invidia dal potere politico-sacerdotale del Sinedrio, consuma gli ultimi istanti del suo pellegrinaggio terreno. Agonizza per le inaudite pene inflittegli, ma, soprattutto, per avere davanti agli occhi la scena della durezza d’intenti cui andranno incontro i suoi seguaci nel corso dei millenni. “Perdonali, perché non sanno”, perché ignorano, perché non vogliono o non possono capire. E’ l’apparente fallimento di un uomo che aveva speso tutte le sue energie per far capire al mondo che la visione dell’Antico Testamento andava superata nella rivoluzionaria accettazione del principio dell’Amore sovrano sull’Odio, del perdono come forza e volano per la pace. “Vi è stato detto ma io vi dico...”. Non più “occhio per occhio, dente per dente” bensì “amatevi gli uni gli altri”. Era lo stesso “Dio degli eserciti” a scendere in campo a far capire che mutavano i luoghi comuni della storia, terreno per una civiltà nuova fondata sull’Amore; un Dio che scelse di farsi Verbo quindi Parola per gridare questa Verità. “Padre, perdonali..”: come dire, non hanno capito niente! ...CONTINUA NELLA SEZIONE EDITORIALI

Una strada, tante piazze

venerdì 17 maggio 2002 di Giorgio Marchese ( direttore@lastradaweb.it )

A meno di dieci mesi dall’ingresso in rete, la "nostra" rivista telematica ha raggiunto una maturità di forma e di contenuti più che soddisfacente. Possiamo affermare di aver tracciato una linea guida che, con coerenza, garbo e curiosità scientifica, invita il lettore a soffermarsi su numerosi punti focali: si percorre, in pratica, una strada che attraversa molte piazze, aventi come filo conduttore, la realtà dell’essere umano. Dalle News (consultabili attraverso il link adnkronos), allo studio delle risorse umane, dallo spazio dedicato a chi voglia pubblicare "gratis" racconti e poesie, alla lettera aperta contro i tabù della scienza, dall’approfondimento medico e psicologico alla tutela dei diritti umani, passando attraverso il miglioramento della realtà operativa della Scuola italiana e di molto altro ancora, tutto concorre al raggiungimento del nostro obiettivo: provare a dimostrarvi che LA VITA PUO’ ESSERE SINCERAMENTE BELLA!


A te che navighi su Internet !!!

venerdì 17 maggio 2002 di Pino Barbarossa ( isbak@libero.it )
Mi rivolgo a te , che stai navigando da solo od in compagnia di amici. Concedimi solo lo spazio di uno scatto telefonico; giusto per dirti che stai sfogliando un nuovo giornale telematico. Nuovo non solo per le tematiche trattate , quanto , piuttosto , per essere impaginato da persone libere; professionisti di vario genere, stanchi di vedere il giornalismo trasformato in arma di ricatto politico. Liberi, naturalmente, nel rispetto della dignità delle persone. Un giornalismo che onori la Verità non dissacrando la personalità dell’uomo, spesso oggetto, suo malgrado, di tante strumentalizzazioni. Questo non è il nostro giornale; è il TUO, IL VOSTRO giornale. Troverai nel “portale d’ingresso” , una lista di rubriche; scegli un argomento che ti sta a cuore ed inviaci il tuo contributo all’indirizzo di posta elettronica che è indicato nel sito. Non perdere quest’opportunità di dire la tua. Diventa anche tu giornalista; esprimi attraverso la più antica arte -quella del comunicare- ciò che ti passa per la mente.... A presto, allora e...buon lavoro!!!


PROPRIETARIO Neverland Scarl
ISSN 2385-0876
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