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Una vita controvento.

Vincenzo Andraous

Articoli di questo autore

La casa del Cuore...
lunedì 21 gennaio 2019 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous


Un equilibrio difficile, il nostro. Come due placche convergenti, che scatenano un terremoto. Un equilibrio delicato come un fiocco di neve nel vento, come una foglia in autunno, come un castello di sabbia. Un equilibrio retto da un sentimento vero come le cellule di cui siamo fatti, che terrà insieme quel castello di sabbia, lo difenderà dalle onde e dalla pioggia; farà rimanere la foglia sull’albero; renderà eterno quel fiocco di neve. Un equilibrio fragile, il nostro. Ma noi sapremo tenerlo in piedi. (Mariarita Marchese). Cari Lettori, quante volte ci è capitato di domandarci: Ma io, chi sono?”. Beh, con evidente oggettività, la risposta potrebbe “vederci” come il risultato di ciò che incontriamo sul nostro cammino e, in sostanza, la somma di tutto ciò che è accaduto prima di noi, che abbiamo visto fare e che ci è stato fatto. Chi sono... io?” Posso tranquillamente riflettermi (grazie, anche, ai “neuroni specchio”) in ogni persona e in ogni cosa, il cui “essere” al Mondo è stato condizionato dal “mio” Mondo e dalla voglia di inserirmi, integrarmi ed essere incluso. E, quindi, sono tutto quello che accadrà dopo che me ne sarò andato e che, comunque, non sarebbe accaduto se io non fossi mai stato presente. Ma la meraviglia riportata finora, non ci rende, in alcun modo, particolari o, peggio, eccezionali; il bello di tutto ciò è che ogni “IO” costituisce la base della moltitudine del Mondo che, in tal modo, finisce col diventare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO


Messia (Il vero significato del Natale).
giovedì 27 dicembre 2018 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous


Quante belle lettere di Natale, quanti propositi. Ci sono finalmente i buoni a zittire i cattivi! E quante preghiere moltiplicate per dieci, quanto desiderio di un incontro, di un ascolto, per accorciare le distanze, per mettere pancia a terra la paura, per risultare infine persone migliori. Natale porta spesso con sé il carico del coraggio di un qualcosa che inizia (come se fosse la prima volta, anche se si ripete da più di 2000 anni...) non soltanto attraverso le parole che fanno scintillante la notte ma, soprattutto, nel risveglio in mezzo al buio, di traverso a una tempesta silenziosa, innanzi a due occhi bellissimi che scuotono. Due occhi lucidi e profondi come l’anima che traspare al di là della coscienza, della ragione che indaga e accusa. Con le mani fredde ed il cuore in gola, il respiro che non esce, il dolore nei polmoni salire alla gola e fare fatica a respirare. Cari Lettori, la vita di ciascuno dovrebbe essere connotata dalla disposizione del proprio animo a fare del bene. Questo, secondo gli antichi Greci e Romani, richiama a quelle Virtù in cui, probabilmente, Amore, Saggezza, Verità, Giustizia e Bontà, convergono a creare la Stella a 5 punte che ha brillato, la sera del 24 dicembre dell’anno “zero”, per indicare la nascita del Re dei Re. Secondo quello che la Scienza moderna ci spiega (attraverso la Teoria del “Tutto” di Stephen Hawking) ...PER CONTINUARE, CLICCARE SUL TITOLO


Natale...
mercoledì 26 dicembre 2018 di Vincenzo Andraous

della Compassione


Educare...
lunedì 2 luglio 2018 di Vincenzo Andraous

...non significa indottrinare.


Sul carcere e sulla pena...
giovedì 7 giugno 2018 di Vincenzo Andraous

Questo, non è un film!


Enzo Tortora.
domenica 20 maggio 2018 di Vincenzo Andraous

L’anniversario.


Tutt’intorno...
sabato 19 maggio 2018 di Vincenzo Andraous

...stanno gli indifferenti.


La paura...
martedì 24 aprile 2018 di Vincenzo Andraous

...dello zero.


Scacco matto in tre mosse...
sabato 14 aprile 2018 di Vincenzo Andraous

Suggerimenti, per un carcere più umano.


Pasqua...
venerdì 30 marzo 2018 di Vincenzo Andraous

...delle orme e delle tracce.


Il massacro degli innocenti.
sabato 17 marzo 2018 di Vincenzo Andraous

Contorta e potente gelosia


Festa della donna?
mercoledì 7 marzo 2018 di Vincenzo Andraous

Meglio, forse, “Compagne” nella battaglia!


Moralità, Onorabilità, Incorruttibilità (Una crescita condivisa).
giovedì 8 febbraio 2018 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous


"Rabbi, che cosa pensi del denaro?" - chiese un giovane al maestro. "Guarda dalla finestra" - rispose il maestro - "Cosa vedi?" - "Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da due cavalli e un contadino che va al mercato". "Bene. Adesso guarda nello specchio. Che cosa vedi?". "Che cosa vuoi che veda Rabbi? Me stesso, naturalmente". "Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio è fatto di vetro. Basta un sottilissimo strato d’argento sul vetro e l’uomo vede solo se stesso". Moralità, onorabilità, incorruttibilità. Tre semplici parole. Però... se le ascolta un bambino, potrebbe trasformarle in una bella rima; se ci si galvanizza un adolescente, quest’ultimo potrebbe immaginare contesti simili a quelli del film "L’ultimo Samurai". Se ci si discute con un adulto, le si dovrebbe connotare come "la carne e il sangue" di ogni pre-requisito per una vita degna e proba. Dovrebbe e potrebbe esser così. Ma, purtroppo, così non è. Ci sono, infatti, innumerevoli motivi che si stagliano all’orizzonte e si frappongono fra il "dire" e il "non fare". La Morale, l’onore e il mantenersi "integri" nei pensieri e nei comportamenti, costituiscono, da sempre, il prodotto della migliore efficienza espressa dagli esseri umani per convivere in una dimensione di equidistanza, rispetto al positivo e al negativo. "Fino ad ora, sulla morale ho appreso soltanto che una cosa è morale se ti fa sentire bene dopo averla fatta, e che è immorale se ti fa star male. (Ernest Hemingway)"... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Amore che non trema.
giovedì 14 dicembre 2017 di Vincenzo Andraous

Io ti amo. Nell’addio della sera, nell’abbandono della notte, nella rabbia del giorno...


Un essere vivente davvero speciale.
lunedì 27 novembre 2017 di Vincenzo Andraous

"Non so chi dei due abbia trovato l’altro..."


Un fendente.
sabato 15 luglio 2017 di Vincenzo Andraous

Uno solo, definitivo.


Bambini colpevoli...
sabato 20 maggio 2017 di Vincenzo Andraous

...di essere innocenti


Angelo, è quello che noi non siamo.
giovedì 27 aprile 2017 di Vincenzo Andraous

So bene che, il perdono, è l’origine di tutto. Ma, altrettanto bene, so che...


Libertà va cercando ch’è sì cara...
domenica 23 aprile 2017 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous

Ma, esattamente, di cosa stiamo parlando?


PASQUA di Resurrezione...
sabato 15 aprile 2017 di Vincenzo Andraous

...e di Rispetto.


Ti ho conosciuto sulla croce della pace...
sabato 15 aprile 2017 di Vincenzo Andraous


Contro ogni guerra.


Gesù dovrebbe rifiutarsi di risorgere!
sabato 15 aprile 2017 di Vincenzo Andraous

Faccio a pugni con te, poi ti vengo a cercare...




Il sapore della responsabilità.
sabato 4 marzo 2017 di Vincenzo Andraous

La legalizzazione delle droghe...


Quest’anno il Bambino è nato a casa mia...
sabato 24 dicembre 2016 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous

Benvenuta, Marinella.


Eroi di cartone.
giovedì 3 novembre 2016 di Vincenzo Andraous

Un uomo è rispettabile solo quando porta rispetto.


Quella pedata...
sabato 1 ottobre 2016 di Vincenzo Andraous

...che, a volte, ti salva la vita


Quando il Male aggredisce il Bene...
martedì 9 agosto 2016 di Vincenzo Andraous

e tu, non sei più di nessuno!


Potenti ruggiti o solo vagiti?
lunedì 23 maggio 2016 di Vincenzo Andraous

’’Quando torni, Vince?"


Libertà che non ritorna...
venerdì 8 aprile 2016 di Vincenzo Andraous

Il carcere: una contraddizione sociale.


Vergogna e speranza.
giovedì 24 marzo 2016 di Vincenzo Andraous

Sia Pasqua, per ciascuno che conquista la propria dignità.


Giubileo...
mercoledì 2 marzo 2016 di Vincenzo Andraous

...e misericordia.


Vittime... O Carnefici?
sabato 30 gennaio 2016 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous


Dicono gli esperti di psicologia dell’età evolutiva che, a condizionare il carattere dei bambini, non è tanto quello che osservano (attraverso i mass media) quanto, piuttosto, come "vivono" quello che entra nelle loro menti. Sostanzialmente, molto dipende da quanto ritengono accettabile, condivisibile e vicino al proprio sistema di vita, grazie agli esempi che ricevono dalle persone di riferimento: genitori e affini. Spesso accusiamo la Televisione e la Rete di Internet, di plagiare le coscienze delle nuove generazioni... eppure, nessuna delle due è il nostro genitore, neppure il nostro educatore, ancor meno il nostro compagno di viaggio. Per cui affermare che "la vita mi sia passata davanti, e non me ne sono accorto, perché la televisione e il computer mi hanno condizionato o, peggio, ipnotizzato", è davvero una mera giustificazione. Sarebbe come sostenere che la dipendenza sia nata insieme alle Slot Machine! La tecnologia è l’imputata? La corte che giudica, saremmo noi (cioè, quelli che non hanno tempo per una carezza, né per una preghiera)? O, semmai, la verità è che siamo proprio noi, ad aver creato distorsioni educative, in quanto confusi e mal preparati? Forse sarebbe meglio ammettere che, quando cominciano i compromessi con le proprie responsabilità di genitori, di educatori o di accompagnatori si è destinati a una proiezione virtuale, che indica nei ragazzi una deficienza non loro... PER LEGGERE TUTTO IL RESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Alle cosiddette persone civili...
giovedì 21 gennaio 2016 di Vincenzo Andraous

Giuda, vestiti di agnello!


Natale 2015
mercoledì 23 dicembre 2015 di Vincenzo Andraous

Avvento mai banale come il male.


La guerra degli innocenti.
mercoledì 9 dicembre 2015 di Vincenzo Andraous

Dio è morto. Tradito un’altra volta.


Studenti, insegnanti e genitori .
sabato 31 ottobre 2015 di Vincenzo Andraous

Un maledetto tradimento culturale.


Cadaveri...
mercoledì 9 settembre 2015 di Vincenzo Andraous

...in cerca d’autore.


Nel nome del Popolo Italiano!
sabato 8 agosto 2015 di Vincenzo Andraous

A volte, il Carcere, ti seppellisce, ti annienta, ti devasta così profondamente...


L’accoglienza...
sabato 4 luglio 2015 di Vincenzo Andraous

... e il rispetto delle regole.


Libertà va cercando ch’è sì cara...
giovedì 23 aprile 2015 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous


Prima di percorrere la mia strada, io, ero la mia strada” (A. Porchia). Cari Lettori, 70 anni fa, si concludeva una delle peggiori guerre "dichiarate", lasciando spazio a tanta voglia di ricostruzione. A parte il fatto che, da allora, si è dato il via alla scoppio di tanti altri conflitti "non dichiarati" ma, ugualmente brutali e dissimilmente ignorati, proviamo a domandarci se, a distanza di tanto tempo possiamo trovare giustificato il sacrificio di milioni di giovani vite, per la riconquista della condizione di Esseri Liberi. E allora, Cari Lettori, di cosa stiamo, letteralmente, parlando? Cos’è la libertà guardandola con gli occhi di oggi? Chi può definirsi, veramente, libero? Intorno a noi, le strade dove i ragazzi stazionano perché non sanno cosa fare, dove il tempo è una comoda convenzione, una tabella di marcia da espletare, in cui ogni suo surplus è da riempire in qualche modo. “L’uomo moderno crede di perdere qualcosa - il tempo - quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo” (Erich Fromm) Il vicolo cieco diventa il prosieguo per dare un contenuto al proprio essere, dove c’è la scoperta del contesto di forza, dove il legame cresce e si rafforza nella trasgressione. Sforziamoci di osservare meglio: probabilmente vedremo gli “adulti” affannati... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Un uomo in vendita.
venerdì 17 aprile 2015 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous


Questo editoriale è stato già pubblicato nel lontano dicembre 2011. Oggi, a distanza di quasi 4 anni (e in presenza di una profonda decadenza dei valori umani, si è ritenuto, insieme all’amico Vincenzo Androus , di riproporne i concetti fondamentali, Io sono cresciuto nutrendomi di quell’onore e di quella dignità trasmessa dagli scenari western di Sergio Leone, in cui, col sottofondo di Ennio Morricone, potevi innamorarti di una donna o morire per una pallottola, esattamente allo stesso modo: senza un cenno emotivo significativo. Quindi, in poche parole, non sono, propriamente, uno che si piange addosso e posso, di conseguenza, affrontare certi discorsi, senza il rischio di apparire un vittimista. Non so se vi è mai capitato di assaggiare quella pietanza amara, che viene servita dagli eventi ogni volta che non ci mettono in condizione di sentirci accettati. "Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale! Vengo anch’io? No, tu no! Ma perché? Perché no!" Quante volte ci siamo convinti (forse velleitaristicamente) che fosse venuto il momento di una partecipazione attiva al benessere collettivo? Scendo in campo anch’io! Voglio fare qualcosa per cui, i miei figli, possano essere fieri di me! Lungo il mio percorso esistenziale, che somiglia ad uno di quei tratti in salita adatti alle cronoscalate... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Come pugni...
venerdì 6 marzo 2015 di Vincenzo Andraous

nello stomaco!


Terrorismo...
domenica 11 gennaio 2015 di Vincenzo Andraous

...o peggio ancora


Terra di Odio...
sabato 13 dicembre 2014 di Vincenzo Andraous

e di vendetta.


Mia figlia non c’è più.
giovedì 13 novembre 2014 di Vincenzo Andraous

La rosa di lassù, ora, è l’unica che sorride. E ognuno, intorno, piange.


Giustizia...
sabato 21 giugno 2014 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous

...Costretta di spalle.


Ma... cos’è, la Libertà?
mercoledì 23 aprile 2014 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous

Nel 1952, Roberto Rossellini dirige Totò in un travagliato racconto che espone il dramma di un modesto barbiere il quale, (poco dopo la fine della seconda guerra mondiale), viene scarcerato dopo una lunga detenzione, inflittagli per aver ucciso la moglie per gelosia. Una volta "fuori", però, scopre una Società corrotta e amorale. Dopo aver capito di essere stato, addirittura indotto all’uxoricidio dai parenti della moglie stessa (che si sono serviti di lui per loschi traffici) fa di tutto per riuscire a tornare in galera (unico posto in cui si sente "libero" e al sicuro) e, addirittura, a farsi condannare all’ergastolo. Partendo dalla definizione dei dizionari della lingua italiana, secondo cui il termine "libertà" equivale alla "Condizione di chi è libero di pensare ed agire in piena autonomia", proviamo a domandarci, in questo particolare periodo storico: ma cos’è la libertà? "Ho cercato la libertà, più che la potenza, e questa solo perché, in parte, assecondava la prima" (Marguerite Yourcenar). Libertà, trae la sua radice etimologica dal latino ed equivale alla condizione di fare ciò che piace e che fa star bene. Quando possiamo affermare, di riuscire a determinare una simile e, paradossalmente semplice condizione esistenziale? Con molta probabilità, ogni volta che siamo stati in grado di capire la Natura per poterne seguire le regole. Forse non è indispensabile scoprire il posto che occupiamo, in quella scala gerarchica che governa l’Universo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Buona vita anche a te...
venerdì 18 aprile 2014 di Vincenzo Andraous

Mio caro Gesù.


Caro Presidente...
domenica 16 marzo 2014 di Vincenzo Andraous

Leggo di tante menti alte che offrono il fianco a ogni causa nobile e giusta, quando c’è di mezzo il carcere, penso che occorra avere rispetto per le vittime del reato, ma anche per il cittadino detenuto. Indipendentemente dalle strumentalizzazioni, dalle speculazioni, dalle pance bene pizzicate, questa marmellata di parole e pronunciamenti, non è di oggi, né di ieri, ma dell’altro ieri. Allora perché un Governo dovrebbe accettare un’eredità imposta e non condivisa? Perché, di fatto, dovrebbe sopportare un nodo storico che non le appartiene, legando a propria volta una zavorra che la sua antitesi politica non ha voluto impegnarsi a sciogliere. Di certo, si potrà obiettare che impedimenti di ordine tecnico e giuridico, hanno fatto si che tale argomento restasse a mezz’aria. Sta di fatto che, ora, il fardello è rimpallato a destra, a sinistra, di volta in volta rinculando senza alcun gioco di sponda. Ecco perchè Le scrivo, caro Presidente: vorrei dirLe che, davvero, gli uomini cambiano, perché davvero l’uomo della pena non è più l’uomo della condanna. Nonostante il carcere mantenga perversamente il suo meccanismo di deresponsabilizzazione e infantilizzazione, di maggior riproduttore di sottocultura. In questa condanna alla condanna, ci sono attimi che attraversano l’esistenza dell’uomo detenuto e, proprio nel sapere, nella ricerca della propria dignità, nasce l’esigenza di un’autoliberazione possibile... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICACRE SUL TITOLO.


Nascosti, dietro la festa della donna.
sabato 8 marzo 2014 di Vincenzo Andraous

Se ne stava lì in un angolo della stanza, rannicchiata addosso alla parete, come volesse occupare uno spazio invisibile. Una signora con i capelli argentati, una donna esile, fragile, improvvisamente sola. Mentre l’accompagnavo da persone amiche disponibili ad accoglierla per la notte, mi raccontava una storia incredibile, ma tragicamente reale. Ogni tanto le succede di scappare da casa, attraverso i campi raggiunge la città, per recarsi al pronto soccorso: le accade di non riuscire a muovere le braccia, né piegarsi, o respirare bene. Ogni tanto succede che la testa le ciondola sul collo, svuotata di ogni pensiero, le gambe oppongono resistenza, non c’è più sincronia tra dire e fare, neppure nello sperare che le cose possano cambiare. Ogni tanto il marito la colpisce forte, la offende e la spintona, per il lavoro che non c’è più, per la malattia sopraggiunta, per lo sfratto imminente. Le percosse e le umiliazioni la fanno morire un po’ di più: "No, non denuncio a mio marito, perché se lo scopre mi ammazza stavolta, no, non lo denuncio mai, a che servirebbe, rimarrebbe in quella casa, ed io a rischiare di più". Guardo quella signora e mi vengono in mente le reiterate sensibilizzazioni a chiamare il numero verde, gratuito ed efficiente a difesa di chi non sa più a che santo votarsi per sopravvivere...PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La cretinetti e la platea plaudente.
lunedì 10 febbraio 2014 di Vincenzo Andraous

Il video della cretinetti che picchia una coetanea con calci e pugni alla faccia e alla testa, imperversa sul social-network, una ubriacatura di violenza gratuita, in bella mostra, alla mercè di emulazioni e fascinazioni, manuale per pavidi e sconfitti della vita. La cretinetti travestita da combattente, porta colpi sotto la cintura, usa le mani e i piedi come fosse una praticante di MMA, dove possono accedere contendenti di qualsiasi disciplina, invece non pratica proprio un bel niente, perché disconosce la correttezza, la lealtà, soprattutto il rispetto che un atleta vero nutre per il suo avversario. Una cretinetti come tante altre altre, circondata da altri ebeti che fanno platea plaudente, che fanno stadio, che fanno gabbia, che fanno recinto dove tutto può e deve esser condiviso. Una platea di stacanovisti della noia che paralizza i neuroni, della adrenalina agognata invano, del vicolo cieco da perforare con urgenza, un miscuglio di disagi e compromissioni familiari, scolastiche, una adultità perennemente votata all’assenteismo. Platea vociante di bestemmie e invocazioni a fare più male, a essere più cattivi, a colpire subito senza attendere oltre, giovani a perdere un briciolo di pietà per chi urla disperata: "AIUTATEMI VI PREGO!". La vittima cade ripetutamente sotto i colpi intenzionali, persistenti, asimmetrici... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



I Media e la guerra che non c’è.
sabato 8 febbraio 2014 di Vincenzo Andraous

Un coacervo di tiratori scelti...


L’attesa...
lunedì 23 dicembre 2013 di Vincenzo Andraous

...del grande dono che verrà


Natale...
lunedì 23 dicembre 2013 di Vincenzo Andraous


...non e’ un panettone!


La svuota carceri.
mercoledì 18 settembre 2013 di Vincenzo Andraous

Misero solco, scavato nel deserto delle parole.


No slot, no droga.
martedì 16 luglio 2013 di Vincenzo Andraous

Un uomo, è ciò che ha fatto!


Del carcere, tutti sappiamo tutto.
domenica 10 febbraio 2013 di Vincenzo Andraous

È proprio cosi’?


Una difficile realtà.
venerdì 25 gennaio 2013 di Vincenzo Andraous

Abbiamo perduto tutti.


Il Purgatorio...
sabato 5 gennaio 2013 di Vincenzo Andraous

Tra l’inferno in Terra e il paradiso in Cielo.


Il Tempo e l’Avvento.
sabato 29 dicembre 2012 di Vincenzo Andraous

La domanda è sorta spontanea, sprovvista di provocazioni premeditate, una necessità espressa a bassa voce: "Ma tu, come hai usato il tuo tempo? E, già che ci siamo, cosa fai per proporti da stimolo, per evitare che, altri, non abbiano a sprecare una così importante risorsa vitale?" Sembrano domande banali, talmente è inusuale chiederci qualcosa sul tempo, il suo significato e senso ricercare. Eppure è il tempo che scandisce le nostre attese, speranze, il nostro futuro se saremo capaci di approfittare di quanto ci sarà concesso. È un perfetto sconosciuto, un ospite fastidioso, una presenza non sempre gradita, ci costringe a correre o rallentare, a farci a pugni quando non vogliamo aspettare e la fretta irrompe da cattiva consigliera. Non ne comprendiamo il valore, il ruolo, sebbene lo abbiamo incarcerato, ammanettato, ingabbiato in ogni suo minuto e per tutte le sue ore, quasi a volere magnificare la convenzione stipulata con il nemico più grande: quell’ignoto che ci incute timore, a volte persino terrore. Il tempo non è una semplice contrattualità, una comoda veduta panoramica, neanche un tour nel paese delle meraviglie. E’ un compagno di viaggio, lo diventa nell’abbraccio fiero, nella mano che stringe la tua, e non è una cartolina illustrata di... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Silenzi, che non aiutano.
mercoledì 10 ottobre 2012 di Vincenzo Andraous

Silenzi che non aiutano alcun esame di coscienza, distrazioni che non leniscono alcun dolore, guardare dove non è consentito farlo davvero, e fare chiacchiere da mercato sulla morte e l’abbandono di ogni pietà. Non è facile descrivere il carcere, approfittandone, con riflessioni di taglio storico, nonostante i tanti articoli, libri, dossier, mentre un altro detenuto si è lasciato morire (un numero tra i tanti), ha deciso di mollare gli ormeggi da una condanna ulteriore e non scritta oltre quella erogata dal giudice in nome del popolo italiano. Del carcere si parla per levarci di torno un fastidio, per non rendere giustizia a chi è stato offeso né a chi l’offesa l’ha recata. Se ne parla per rendere nebulosa e poco chiara ogni analisi, un messaggio annichilente che impedisce di intervenire. Il detenuto non è un numero, invece la realtà che deborda da una prigione è riconducibile all’umiliazione che produce il delitto, ogni delitto nella sua inaccettabilità. Un ragazzo ha deciso di ammazzarsi per stanchezza e per follia, per l’insopportabile sofferenza a scegliere di sopravvivere. Quando un essere umano è posto nelle condizioni non solo della privazione della libertà personale, ma anche di quell’altra meno onorevole e legale, dove neppure più esiste la convergenza di altre scelte per un possibile cambiamento... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


L’eufemismo dell’inferno di Dante.
martedì 4 settembre 2012 di Vincenzo Andraous

Il carcere attuale...


Violenza spicciola, che fa male...
sabato 25 agosto 2012 di Vincenzo Andraous

Occorre ritornare all’educazione delle buone maniere.


Dove la Giustizia, spesso, arranca.
giovedì 5 luglio 2012 di Vincenzo Andraous

Nelle classi scolastiche i più giovani non sanno nulla o quasi dell’istituzione carcere, della pena, della privazione della libertà, se non quanto gli viene propinato dai film, dai fumetti, dalle cronache spesso riduttive. Le persone mature, agenti sociali responsabili, forse ne sanno qualcosa di più, dico forse perché oppressi dall’insicurezza: da una parte la precarietà lavorativa e ideale, dall’altra la scarsezza di fondi, di interventi, che spostano l’attenzione dove non c’è luce per meglio vedere. Eppure in questo paese dei balzelli dialettici, della semiologia a effetto, degli ermetismi che privilegiano i suoni alle verità, sarà meglio riflettere sul dentro e sul fuori che avvolge il pianeta sconosciuto, su quel "dentro" privo di utilità, di uno scopo condivisibile, che non consente di rimanere avvinti alla speranza di un "fuori" accettabile di intenti e di fatiche partecipate. Il carcere non è un castello di parole, di ideologie vetuste, superate dal tempo e dalla storia, è ben altro di più importante, non solamente il perdono, la compassione che vorremmo incontrare, neppure è la vendetta di rimando al male ricevuto, non è violenza da accettare né da fare, il carcere è pratica di revisione, di mutamento, di un nuovo stile di vita, quale unica garanzia per una maggiore tutela sociale... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Gioco d’azzardo e fallimenti quotidiani.
mercoledì 27 giugno 2012 di Vincenzo Andraous

A Pavia s’è svolto da poco un corteo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del gioco d’azzardo, sul rapporto grottesco, perverso, e quasi incredibile tra cittadino e slot machine. Il serpentone ha attraversato la città tagliandola in due, separando gli indifferenti dai partecipanti a un diritto inalienabile, della cura e della manutenzione quotidiana della propria libertà, il rispetto di se stessi e degli altri, della propria famiglia, che a causa del gioco va letteralmente in frantumi. Indipendentemente dal numero esorbitante di slot per una città come Pavia che non è una metropoli, sbalordisce la quantità dell’armamentario messo in campo, slot dappertutto e in bella mostra, distribuite con una architettura e ingegneria mentale apparentemente casuale. Congegni ruba marenghi e rapina coscienze totalmente autorizzati, in regola con le norme e con leggi statuali. Da tempo c’è una proposta in Commissione Giustizia, a Roma, per arginare e controllare questo fenomeno, che gioca il suo fascino maledetto nello scommettere denaro (e molto altro) sull’esito incerto ma pianificato per invogliare a puntare e inequivocabilmente perdere. Lo Stato gestisce la torta in prima persona, definendola ipocritamente ludicità sociale, ne autorizza legalmente l’uso, ne appalta a organizzazioni private la febbricitante avventura, a patto che paghino le irriverenti ma corpose tasse... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Piove...
domenica 27 maggio 2012 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous, Alessandro Citro

"A New York, c’è una violenza pazzesca. Sul giornale di oggi, c’era la notizia di un leone che si è liberato dallo zoo di Central Park ed è stato seriamente malmenato. (Bob Newhart). Ironia a parte, non è stato semplice imbastire l’editoriale della settimana cercando, soprattutto, di evitare luoghi comuni e analisi puramente demagogiche. "Piove, sui monti e sulle scale su petali e parole, sul cuore mio che batte... Piove sui poveri soldati sui campi abbandonati e sulla mia città" (Alex Britti). Al di là di chi sia stata la mano assassina (quella di un folle, di un terrorista, di un mafioso, o di un "deviato"), probabilmente è la prima volta che si colpisce una scuola e dei giovani studenti. La Scuola, come sosteneva Antonino Caponnetto (capo del pool di magistrati siciliani, all’epoca di Falcone e Borsellino), è l’unica via d’uscita da qualsiasi forma di mafia perché, con la cultura, si taglia l’erba sotto i piedi a tutti quelli che cercano di portare i giovani (senza prospettive) verso un mondo alterato che conduce all’antiStato. Quanto accaduto a Brindisi, sabato 19 maggio 2012, in quella scuola, potrà avere i colori, i connotati, l’identità che la Storia sarà capace di fornire... ma rimane il fatto che, il valore della vita umana è inalienabile, il ruolo delle persone è incancellabile. Così come, l’omicidio è imperdonabile. Più ancora, però, dovrà avere il "comandamento" fondamentale: i bambini, le donne, gli anziani, non si toccano, non si debbono toccare mai... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Spread, articolo 18 e vecchi merletti...
venerdì 30 marzo 2012 di Vincenzo Andraous

Ci sono guerre dimenticate, alcune sottilmente retrocesse, altre spettacolarmente pubblicizzate. Guerre appena fuori l’uscio, ma lontane dalle nostre tavole ben imbandite di sapori e di colori vivaci. Eppure c’è un’altra guerra con la residenza a fianco della nostra dimora, che deruba vite, che recide esistenze, che rapina umanità nel silenzio più malato di illegalità. Mentre tutti, quindi nessuno, giocano a fare dello spread, dell’art. 18, il grimaldello intangibile per ogni eventuale crescita possibile, continua la sequela dei morti accatastati uno sull’altro, morti insignificanti di ieri, di oggi e di domani, morti che non parlano, che non possono dettare i tempi alla giustizia disattenta. Sono morti e basta. Morti meno importanti di quelli dell’emergenza mafia, terrorismo, criminalità, infatti quelli, sebbene con il ritardo assassino della storia, hanno imposto il risveglio delle coscienze. Questi altri invece sono morti che vengono da prima della vittoria su ogni mafia, e continuano a dispetto di ogni tragedia, di ogni solitudine, soprattutto a causa di ogni smemorata ingiustizia. Sono i morti che ogni giorno inzuppano di lacrime di coccodrillo i tanti contratti di lavoro fantasma, nei cantieri, nei luoghi destinati alla fatica ma privi di ogni sicurezza. Sono troppi questi morti che gridano vendetta, lo fanno senza armi, ma con la richiesta feroce di una ingerenza umanitaria, dal momento che quella sindacale rimane inevasa alla coscienza... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La prevenzione preziosa.
sabato 3 marzo 2012 di Vincenzo Andraous

Anche oggi, un minore è caduto.


Ma di quale normalità stiamo parlando?
lunedì 27 febbraio 2012 di Vincenzo Andraous

La voce normalità, nel dizionario italiano, fa riferimento a quanto è conforme a una regola, a ciò che serve a dare una norma. Concetto ondivago, la normalità, a seconda del punto di vista, dell’angolazione, ma non è più dissertazione di poco conto se diviene pratica per non rispettare la persona. Mi sono chiesto quanta normale tolleranza ci sia, sull’uso e abuso di sostanze, sulla possibilità di ognuno di comprarne una dose, di venderne altre, di averci a che fare per una serata o per il resto della propria vita. Quando parliamo di droga, di tutte le droghe, parliamo di persone allo sbando, giovani e sordità al futuro che bussa alla porta, stiamo parlando di una parte della nostra vita davvero difficile, allora bisogna discuterne senza lacrime di coccodrillo che derubano tempo a una indagine seria e agli interventi più efficaci. C’è urgenza di vestirci di dignità sufficiente a opporci al boia di questo terzo millennio, l’indifferenza. Come può essere normale un affaire che supera di gran lunga qualsiasi altro commercio di prodotti, un vero e proprio attentato alla vita, illegale e omicidiario, cosa c’è di normale nella disattenzione che attanaglia la tragedia "roba", è forse normale spalancare gli occhi, quando le fogne ci danno le dritte giuste, ( se andassimo a verificare nuovamente, non mi stupirei se la percentuale di sostanza fosse aumentata ) per arrivare al buco nero che manda in rovina intere famiglie... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Un intruso gioca con la tua vita.
sabato 4 febbraio 2012 di Vincenzo Andraous

Il gioco d’azzardo.


Domande, che salvano la vita, più delle risposte.
sabato 17 dicembre 2011 di Vincenzo Andraous

Nonostante i tanti giovani caduti malamente, le famiglie distrutte dai lutti e dalle rese, i sogni e le passioni rase al suolo dalla bugia più grande qual è la droga, il risultato è un dispendio irresponsabile di parole, di ottusità, di cecità, che scadono in una indifferente fatalità, come a voler significare che è così e sempre lo sarà. Contro l’uso e abuso di sostanze, il suo consumo ad alzo zero, contro questa mattanza psico-fisica, c’è una offensiva incrinata e finanche dubbiosa, persino quando questa battaglia riguarda l’annientamento delle personalità e delle persone. Non c’è una azione chiara e leggibile, rigorismo puro e attenuanti generiche prevalenti alle aggravanti rendono impraticabile l’obiettivo primario, fortificare le coscienze per condurre in porto positivamente gli eventi della vita, usando moderazione con le proprie possibilità, per esser pronti ad aiutare concretamente l’altro. E’ incredibile leggere tesi e sintesi completamente slegate le une dalle altre: le droghe sono differenti, alcune più usate, altre assai meno, calano i consumatori, i giovani sono finalmente più tutelati, l’alcol impazza, le dipendenze segnano il passo. Grafici e piramidali ci dicono che è tutto sotto controllo, obiettivi e risultati eccellenti sono convergenti, inducono a un certo entusiasmo. Ma qualcosa non quadra, soprattutto nell’incontrare, nell’accompagnare, nell’ascoltare, tanti ragazzi in riserva permanente di passioni, emozioni, giovanissimi rasenti i muri per non scivolare giù, entrano ed escono da una comunità terapeutica... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE3 SUL TITOLO.



Un uomo in vendita.
sabato 17 dicembre 2011 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous

Cosa siamo diventati?


Razza in estinzione.
domenica 11 dicembre 2011 di Vincenzo Andraous

In risposta a "Un uomo in vendita..."


Carcere fondante lo Stato di Diritto.
martedì 29 novembre 2011 di Vincenzo Andraous

Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un paese, il malessere-disagio sociale che recide il valore delle relazioni, è sufficiente smanettare nella rete, saltellando da un blog all’altro. C’è un po’ di tutto, il furore e la rabbia di un popolo di delusi, e c’è pure poca conoscenza, un metodo artigianale dell’imparare, poco propenso a educarci a conoscere quanto ci circonda. Di fronte a questo pasticcio delle intenzioni, che affondano le radici nelle nostre emozioni, c’è forte la richiesta di abbandonare i parolai interessati e intenzionali, di mettere in campo una giustizia equa, una solidarietà costruttiva, che non dimentica le priorità di tutela a garanzia delle vittime di soprusi e omertà, ma che da questo punto di partenza rilancia nuove opportunità di conciliazione da parte del detenuto. La Società non è qualcosa di astratto, che si riduce al parlato, al raccontato, è piuttosto una comunità fatta di persone, di istituzioni, di regole autorevoli da rispettare. Dentro le celle ci sono persone che scontano la propria pena, persone che lavorano, altre che svolgono il proprio servizio volontaristico, si tratta in ogni caso di cittadini, siano essi detenuti, o che prestano la loro professionalità, che consegnano il loro tempo alla speranza di tirare fuori insieme il meglio da ogni uomo privato della libertà. Ma ciò può essere raggiunto unicamente operando con lo strumento dell’educare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La giustizia giusta.
domenica 20 novembre 2011 di Vincenzo Andraous

Una studentessa mi ha chiesto cos’è la Giustizia, quale giustizia alberga nel cuore di una società, quanta giustizia c’è nella vita di un cittadino libero e di un altro detenuto. La domanda è venuta perché la giovane ha chiesto collaborazione per la sua tesi di laurea incentrata sulla effettiva possibilità di una risocializzazione carceraria. Parrebbe difficile dare una risposta lineare e quindi sensata, invece è proprio dalla mia esperienza drammaticamente folle che può arrivare una spiegazione consapevole, responsabile, infatti da quella in-giustizia nasce l’esigenza di una riparazione. Il crimine è sempre violazione intenzionale di una disposizione di legge, lo è doppiamente quando la rottura del patto sociale avviene con un atteggiamento criminogeno travestito di "giustizia" artigianale, fatta in casa, dentro agglomerati di criminali in pectore. Con i decenni chiusi dai chiavistelli e calati a piombo sulle spalle, la mente ritorna agli anni affondati nelle storie anonime e blindate di tanti uomini in catene, di altri che purtroppo non ci sono più. Sono frammenti di vita che non vanno nascosti, né manipolati, rendono trasparente il cammino da fare, quella mutazione possibile, accettabile, che invita le persone ad andare incontro a una intera società. Quando la Giustizia è lontana... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Non auguro questo carcere neppure al mio peggiore nemico...
mercoledì 9 novembre 2011 di Giorgio Marchese, Vincenzo Andraous

"Nei paesi nei quali gli uomini non si sentono al sicuro in carcere, non si sentono sicuri neppure in libertà". (Stanislaw Lec). Spesso, fra una brutta notizia di politica e una pessima di economia, si sentono dichiarazioni importanti da parte di uomini autorevoli, si leggono lettere drammatiche scritte da persone detenute, che fino a ieri erano riferimenti certi per l’intero paese. Dobbiamo liberarci dal carcere degli affari e della politica. (Epicuro). Uomini di comando e di strategia politica incappano negli errori propri, nelle malefatte agite alle spalle, nei ripieghi del denaro che non fa prigionieri, scivolano dentro una cella dove rasentano la follia di una giustizia in solitudine, una legalità presa per il bavero, una equità che veste i panni del clown. Terribile e disperato l’urlo che si alza da quelle righe scritte in affanno, che ora fanno i conti con ciò che in carcere accade, ma che pure ieri era all’ordine del giorno, senza morso allo stomaco, senza un moto di consapevole disgusto civico. Qualcuno si sente in diritto di ridere e gioire del dramma di un onorevole caduto in disgrazia, invece è un liscio e busso che non assolve alcuno, che non fa scomparire la carenza di spazi, di materiali didattici e di mezzi, di attività trattamentali degne di questo nome, la disperante necessità di impiegare la volontà umana per riuscire diversamente dal passato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Che nessun dorma.
mercoledì 19 ottobre 2011 di Vincenzo Andraous

Da non molto, la scuola ha ripreso a movimentare pensieri e parole, le vacanze sono trascorse da poco più di un mese ma questo momento di giusto riposo non deve indurre a lasciare le cose come stanno, a pensare che è tutto sotto controllo, che luci rosse di emergenza sono state spente. Nonostante il calo delle denunce, il fenomeno dei famosi per forza, della platea plaudente, degli sfigati domiciliati all’angolo indifferente, non stacca la spina, è stato in ferie su qualche spiaggia assolata, dove non esistono soltanto compagni di cortile periferico militarizzato. La scuola ha riposato le membra stanche, ma "nessun dorma", perché è inizio ancora, occorre pensare a un cominciamento più conforme alla vita che spetta di diritto a studenti, professori e genitori, finalmente più rispettosi del ruolo che ciascuno ricopre, dell’autorevolezza conquistata sul campo, del valore insito in ogni persona. Riaprono le aule, i più giovani saranno nuovamente in balia di una maturità che ancora non c’è, di una libertà spesso percossa con mille bugie, perché non è facile comprendere che " la libertà non è un regalo che si ottiene una volta raggiunta la maturità, ma la condizione per acquisire maturità in relazione alla libertà". Famosi e sfigati si ritroveranno ancora e quando la lavagna sarà imbrattata di scherno, l’aula avrà il rumore... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Veterani, di una guerra di nessuno!
martedì 13 settembre 2011 di Vincenzo Andraous

È accaduto un’altra volta che un giovanissimo abbia fatto "piazza pulita" del proprio coetaneo: di certo non ci sono professionisti del crimine dietro questo schiantarsi della ragione, c’è solamente una periferia invisibile, un territorio esistenziale dimenticato per il carico delle sue eredità. Un bullismo che combatte altre schiere di pari, un disagio relazionale demenzialmente carismatico, una generazione di maledetti per vocazione, che irrompe negli spicchi di città lasciati senza custodi educazionali. Una colonna di impavidi per età, per inesperienza, per solitudine, che imperversa nelle mancanze altrui, a cominciare da quelle della strada, dove non esiste più regola, né valore, figuriamoci ideale, il disvalore non è più solo la spiegazione acculturata di una negatività, è soprattutto ciò che campeggia sui sellini degli scooter mal allineati ai margini della via. Ragazzi e ragazze cadono, colpevoli di non essere duri e prepotenti a sufficienza, o perché turisti innocenti di una sera. Rileggo le cronache, gli sforzi letterari per rendere meno ostico il messaggio che traspare, ma in queste morti c’è poco spazio per qualsivoglia letteratura noir, romanticismo o nostalgia criminale di altri tempi. Tanti anni fa raccontai della sofferenza che ho provato per il raglio di un mulo ferito a morte... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Eroi di tutti i santi giorni.
sabato 3 settembre 2011 di Vincenzo Andraous

È trascorso qualche anno, acqua ne è passata molta sotto i ponti che accolgono e accompagnano i riesami, i mutamenti, le nuove condotte sociali. Il delitto è chiaramente un crimine odioso, inaccettabile, per cui occorre una Giustizia giusta, ma che rappresenti la pena come un tragitto di vita, che al suo declinare espliciti forza e umanità sufficienti, per ricomporre quell’inalienabile istanza che lega e salda le persone: la solidarietà sociale. Giustizia come trasformazione che coinvolge l’interezza della persona, dell’ultimo degli uomini, dalla sua colpa e dal suo rimorso, quale anticamera di ben altra dimensione. Giustizia che non veste l’abito del mito, ma consente di aiutarmi e farmi aiutare, e possibilmente di essere di aiuto agli altri, ai meno fortunati, affinché non abbiano a scavarsi la fossa con le proprie mani. Forse, quel prete conosciuto tanti anni fa, intendeva dire proprio questo, richiamando la nostra attenzione alla necessità di una cultura della legalità, nel rispetto di tutte le persone. In quella sorta di terra di nessuno che è il carcere, Don Giuseppe Baschiazzorre è stato un movimento lento, ma inarrestabile, soprattutto inalienabile, nonostante le contorsioni perverse prodotte dai meccanismi spersonalizzanti che si sprigionano da quel pianeta sconosciuto. Don Giuseppe ha dismesso gli abiti di Cappellano del carcere di Voghera, non lo incontri più nelle sezioni, a... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La partita della fiducia e dell’amicizia.
martedì 28 giugno 2011 di Vincenzo Andraous

In una scuola, alcuni ragazzi hanno messo sotto un coetaneo, lo hanno costretto a diventare un quadrupede, a mangiare sale, a leccare polvere, a strisciare sulle ginocchia, fino a rasentare il nulla, senza più neppure il senso di una dignità presa a gomitate. In una scuola dove parlare di violenza e di bullismo diviene stranamente difficile, forse perchè discuterne e farne strumento di prevenzione, sviscerarne i rischi e gli interventi più urgenti da apportare, sottende il pericolo di rimanerne additati, invischiati come parte ingombrante di una in cultura. Invece si dovrebbe parlarne di questo disagio relazionale, stili di vita aggressivi, riti e totem, trasgressione e devianza, una violenza che non è più un atteggiamento conflittuale accettabile. Non sono più sufficienti le pubblicistiche d’accatto, i sermoni svolti da cattedre impolverate, non è più aria di prediche precostituite, di costruzioni piramidali che non hanno un senso compiuto, forse occorre non limitarsi alla lezione spocchiosa, alla punteggiatura bucolica, che caricano oltremisura la creatività e intuizione del valore della gioventù. Affrontare il disagio relazionale senza interrogarsi sugli effetti che produce, sulle collateralità... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Dall’angolo dove ci si dimentica del loro valore.
domenica 19 giugno 2011 di Vincenzo Andraous

Una ragazzina, poco più che bambina, buttata come la carta di una caramella. Una donna, afferrata con le parole, legata con i sussurri, strattonata dall’indifferenza. Donne di ogni età, comprate e vendute, prese a botte, con i pugni e con i gomiti, come si fa con un sacco appeso al soffitto. Mamme, figlie, sorelle, amate, desiderate, esiliate nell’angolo più buio dove la luce muore, insieme alla pietà, alla compassione crocifissa, alla giustizia tradita, umiliata, dove non esiste amore. Tanti nomi, occhi, corpi, in tante storie sconosciute, vissuti appena iniziati e giù terminati, amori che non posseggono più sorriso che fa del mondo uno spazio infinito dove ritrovarci, stare insieme, credere e avere fiducia nell’altro, anche in colui che offende e uccide i nostri sogni. Donne vittime e sacrificate, donne alla ricerca di un una salvezza, di un ruolo e di un riconoscimento, donne in fuga dal tallone caricato sulla testa, dall’angolo dove c’è dimenticanza del loro valore. Bambini strappati agli affetti, alla vita tutta ancora da interpretare, vittime di questo paese disarcionato, intontito dalla paura di perdere il domani, mentre è di oggi l’ennesimo omicidio di una bambina, di una donna, è violenza avversa al femminile, che s’allarga, non risparmia fragilità né innocenza, è violenza che... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Grida che non sempre riusciamo a cogliere.
sabato 28 maggio 2011 di Vincenzo Andraous

A frequentare gli spazi e le strutture di comunità terapeutiche e di case famiglia, c’è la possibilità di fare i conti per intero con il disagio dilagante nel nostro paese, con quanto piega ed a volte spezza il futuro dei più giovani, fino a rendere quasi disumano lo sforzo per raggiungere la più dovuta delle speranze, una vita equilibrata e decorosa. Nei piccoli sentieri, nei laboratori del lavoro, nelle stanze del dialogo e dello studio, tante persone stanno insieme, per affrontare senza paura l’insidia delle rese assai più facili della lotta, della vita disperata perché mai del tutto vissuta. Uomini e donne, uno di fronte all’altro, senza più filo spinato a mordere la carne e il cuore, a guardarsi negli occhi, dentro la fatica non certo di vivere, ma nell’impegno a ritrovare e mantenere equilibrio e dignità, amore e stima per se stessi e per chi c’è intorno, anche là dove lo sguardo muore. Non è semplice accorgersi del rifiuto che proviene dai nostri figli, prendere atto della perdita a cui si è destinati, non è facile davvero comprendere il disagio che buca ogni logica, siamo tartassati da un riduzionismo irresponsabile, diventiamo soggetti passivi, oppressi dal conflitto quotidiano proveniente dalla comunicazione che ci è data in eredità, tra ciò che è vero e ciò che è falso, nel frattempo i più giovani... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Non può esistere l’una, senza l’altra.
martedì 17 maggio 2011 di Vincenzo Andraous

Ho partecipato a un incontro pubblico in un comune del pavese, il tema: sicurezza e rieducazione. Come se questo diritto e questo dovere inalienabili, fossero improvvisamente percepiti come ingannevoli, poli opposti che non debbono convergere, perché fondamenta di una architettura malamente consumata. Eppure si tratta di diritto e rovescio della stessa partita da giocare, insieme, e non del risultato di una informazione malata, di una incapacità comunicazionale, di una notizia moltiplicata per mille, un fucile imbracciato così male da essere puntato nel mucchio, una specie di smercio e consumo della notizia, feroce nell’attualizzare ciò che è incomprensibile e irraccontabile, quale è il carcere odierno, ma che ci fa perdere contatto con la verità di questa realtà, con la necessità dell’indagine da svolgere correttamente, con gli interventi non più rinviabili. Sicurezza e rieducazione, un binomio inscindibile, non può esistere l’una senza l’altra, non può trovare tutela e garanzia l’una senza la responsabilizzazione dell’altra. Ma nuovamente questa volontà di confronto è genuflessa da un sovraffollamento carcerario che ha oramai superato il limite più disumano, dal susseguirsi di suicidi al ritmo dei sei al mese, dalle morti sospette che non sanno stare in silenzio, dalle... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Donne e bambine quotidianamente oltraggiate.
sabato 16 aprile 2011 di Vincenzo Andraous

Non passa giorno che ci arrivi addosso la notizia di una giovane donna scomparsa, o ritrovata con gli occhi reclinati. Donne e bambine afferrate, legate in qualche angolo buio dove non esiste rispetto né amore, soltanto l’infamia più grande, che non è più possibile accettare. Prese a botte, umiliate, senza un risveglio di coscienza, donne oggetto di violenza fisica, psicologica, sessuale. Siamo scandalizzati e arrabbiati, quando prendiamo atto di un sopruso su un innocente, rimaniamo sconvolti quando facciamo i conti con la notizia di una bambina rubata, dilaniata, dalla disumanità più indicibile. Eppure non siamo attenti, non mettiamo in atto partecipazione vera che avvicina alla condivisione profonda da cui ri-partire per dire basta e trasformare il male in un cambiamento che migliori le persone. Viviamo un paese storto, capovolto, monco di comportamenti e di significati che consegnano consapevolezza, un paese che stenta a dismettere i panni sporchi, a chiamare a raccolta la propria coerenza, intanto le sabbie mobili salgono vertiginosamente, rischiando di soffocarci. Nonostante questa emergenza, miserabile e intollerabile, non riusciamo a fare uno scarto, a possedere un rigurgito di vergogna dai silenzi, i mutismi, le omertà malcelate... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Come rumore di carta sfogliata.
giovedì 7 aprile 2011 di Vincenzo Andraous

Sento e vedo migliaia di persone, di ogni colore e nazione, diagnosticare terapie politiche e sociali per stabilizzare diritti e democrazie in paesi dilaniati dalla ferocia della povertà, dall’ingiustizia oramai globalizzata, che non sottrae religioni e dei dal taglione del mors tua-vita mea. Guerre e stragi, uomini in armi e bambini depredati di ogni sorriso, terre divise e derubate dei propri confini, inni alla pace gridati a tempo di musica, e richieste di giustizia licenziate con qualche parola travestita di compassione. L’Africa è in fiamme, il Medioriente tra le macerie, persone in marcia per la pace, altrettante in guerra per difenderla, altre circondate e maltrattate, per distribuire equamente il residuo di giustizia. Specialisti in relazioni spediti qui e là, equazioni e sottrazioni della comunicazione a supporto delle percentuali e delle statistiche, tutte ben contenute nella negazione del dato esponenziale, che accerta l’odio e la vendetta covare sotto il primo strato di pelle, che non si vede, ma si muove sotto carico, pronto a esplodere a ogni nuovo giorno. Scacchieri e pedine si muovono lentamente intorno a paesi dimenticati, città violentate, popolazioni abbandonate in confini inventati e frontiere frantumate. Il Far West non è poi così lontano, moltiplicato per mille, nelle sue nefandezze inenarrabili... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Alla scuola delle emozioni.
mercoledì 16 marzo 2011 di Vincenzo Andraous

Il tema trattato con i ragazzi di una scuola lombarda spaziava dall’uso e abuso di sostanze stupefacenti, al bullismo dalle classi alla strada, la violenza come strumento identitario, di consenso, di riconoscimento sociale. Giovani schierati sulla difensiva, apparentemente lì per caso, come a voler significare che non c’è bisogno di conoscere ulteriormente questi temi, eppure non ci vuole un macchinario di ultima generazione per individuare chi ha familiarità con una canna, chi con qualche beverone, chi con la prepotenza tenta di travestirsi ogni mattina prima di entrare in classe. C’è chi assiste alla lezione con un’aria di sfida, chi è in cerca di una pacca sulla spalla, chi vorrebbe sentirsi dire che la vita è bella e bisogna avere fiducia, anche quando è schiacciata dalla volontà di non averne, perché ogni volta si pensa di rimanere fregati, e quando si è giovani un comandamento non scritto recita di non dare mai le spalle, se non a qualche amico all’angolo del quadrato. Una classe nè più nè meno trasgressiva di altre già incontrate, eppure i volti, gli sguardi non hanno maschere a sufficienza per celare un certo fastidio nel relazionarsi su temi e inciampi così ostici, ingombranti dirimpettai per quanti rimangono a difesa del proprio ruolo di famosi per forza, per la paura di rimanere impigliati nella... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Precariato adolescenziale e droga.
mercoledì 16 febbraio 2011 di Vincenzo Andraous

Sul problema droga, alcol e violenza collegata, ho l’impressione che non si voglia inquadrare in maniera comprensibile il massacro cui vanno soggetti soprattutto i più giovani. Esiste un tentativo piuttosto timido di indicare un certo precariato sociale, quella parte di collettività che rimane fuori dal mercato del lavoro, mentre sul precariato inteso come mondo adolescenziale e giovane adulto è calata una cappa, costringendoli all’indietro, come a voler nascondere i cedimenti che hanno prodotto un futuro che sembra non attenderli più. Qualcuno sostiene che ci sono due milioni di ragazzi che non frequentano la scuola, non vanno al lavoro, non fanno volontariato, non svolgono nulla che non sia un girovagare sotto vuoto spinto, due milioni di nomadi in una comunità assente, costretta a guardare da un’altra parte, a pensare a se stessa e poco agli altri, tanto meno ai propri figli che domani ne prenderanno il posto di educatori. Si tratta di una degenerazione che non è riconducibile ai guasti di una globalizzazione usata male, dalle leggi del mercato mondiale oppresso dall’appetito cannibalico in preda all’ansia di guadagno. C’è qualcosa di più a fare da ponte a questo scollamento di valori e solidarietà che integra le differenze... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La fuga e la coscienza.
mercoledì 9 febbraio 2011 di Vincenzo Andraous

In un momento in cui imperversano notizie che squalificano chi legge, oltre che chi scrive (Ruby "rubacuori" e signorine della stessa risma, ad esempio), forse è giunto il momento di rioccuparci di qualcosa di più importante. Magari possiamo riflettere sul caso Cesare Battisti con più cura e attenzione per le persone ferite, per quelle che non ci sono più, e parlarne senza l’obbligo della violenza verbale, dell’invettiva che buca il video. In questa vicenda così poco onorevole, giuridicamente, mediaticamente, l’unica cosa certa è la condanna passata in giudicato, la sentenza definitiva a seguito dei tre gradi di giudizio, l’ergastolo erogato. Battisti un imputato politico, un delinquente comune, il risultato di una risoluzione politica lungi dall’essere stata riconciliata e quindi accettata come tale. Ha confessato, ha negato, ha ammiccato alla lotta armata trapassata, da scrittore, da uomo libero, da colpevole ma innocente, nella convinzione che sia "normale" sentirsi innocenti di essere colpevoli. Inaccettabile che un uomo condannato all’ergastolo possa essere un uomo libero in un paese amico, evaso da un carcere italiano abbia potuto trovare ospitalità-asilo politico in altri paesi cosiddetti amici... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



In carcere si va perché puniti. Non per essere puniti!
giovedì 20 gennaio 2011 di Vincenzo Andraous

Privazione della libertà personale nel rispetto della dignità di ogni cittadino detenuto. In questo inciso, lo scopo e l’utilità per ogni forma di prevenzione e risocializzazione possibili. Eppure qualcosa sfugge alla razionalità degli sforzi profusi per rendere il carcere un luogo di pena ma anche un tragitto di vita e di speranza. "Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti o pene inumani o degradanti", parole, una dietro l’altra, messe in fila per meglio fare chiarezza di una dimensione sottaciuta, mai del tutto svelata, parole che hanno il carico dell’obbligo assoluto e inderogabile. Sul carcere, sulle persone detenute, sulla colpa, il martello della bugia non conosce stanchezze, si alimenta sulla conflittualità quotidiana, che fa della comunicazione un’arma contundente, perché quasi certamente verrebbe alla luce una ordinaria follia di sopravvivenza. C’è un tentativo di ridurre ogni cosa a una sorta macabro gioco infantile, vittimismo, pietismo, solidarietà stiracchiata qua e là, non fanno del bene all’Istituzione carceraria, tanto meno alla popolazione detenuta, bensì, rischiano di annientare le ultime resistenze umanitarie, di cancellare maturità e speranze, di stroncare quel che rimane del senso di Giustizia, quel principio autorevole che consegna e difende il rispetto della dignità di ciascuno, anche in un penitenziario... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Proteste...
sabato 15 gennaio 2011 di Vincenzo Andraous

...e vecchi merletti.


Dove la battaglia infuria.
venerdì 7 gennaio 2011 di Vincenzo Andraous

Cosa vuoi che sia, tanto lo fanno tutti!


Riconsegnare, alle persone, il loro valore!
venerdì 7 gennaio 2011 di Vincenzo Andraous

C’è un collante misterioso che tiene insieme tragedie che in apparenza sembrano differenti. Un cittadino detenuto si toglie la vita dentro un carcere sempre meno umano e vivibile. Un ragazzo va in coma etilico alle nove del mattino, un altro in over dose nel pomeriggio. Adolescenti in gruppo picchiano e rompono nasi e denti, devastano cose e proprietà, mettono sotto coetanei e coetanee con l’arma della violenza, della prepotenza, del sopruso, infagottati da un’omertà appresa qua e là. Dimensioni che non possono essere relegate nei luoghi dell’invisibilità, neppure debbono suscitare e allargare indifferenze colpevoli, mentre moralità, etica e onestà intellettuale voltano le spalle alla coerenza e alla generosità per vestire i panni degli interessi di bottega, del consenso facile di partenza, antitesi, di quell’altro di arrivo, che invece comporta fatica, impegno e amore di Giustizia. C’è qualcosa che tiene insieme l’ingiusto di questo morire non raccontabile, così male inteso da essere accettato come evento critico ineluttabile, peggio, come interpretazione più o meno condivisibile. Forse occorre adoperarsi per una politica alta, per una società più matura, per riconsegnare alle persone il proprio valore. Ragazzi e droga, giovani e alcol, piccoli e grandi uomini alla ricerca di qualcosa... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Conoscenza e solidarietà.
martedì 14 dicembre 2010 di Vincenzo Andraous

Ad un incontro sul tema "migranti, conoscenza, solidarietà", insieme a Don Antonio Sciortino Direttore di Famiglia Cristiana. Dapprima ho ascoltato con attenzione che si è trasformata in partecipazione, ricordando le nonne e i nonni partiti tempo addietro per altre città, altri paesi, altri continenti. Quando si trattano problemi planetari come la povertà, la fame, la guerra, l’ingiustizia, non ci sono possibilità di chiamarsi fuori, occorre ripartire dai significati delle parole, da ciò che rappresentano, senza timore di farci i conti, di impegnarci tempo ed energie, perchè l’indifferenza "peso morto della storia", è già violenza delle dignità costrette a sopravvivere alle rimozioni della memoria. Ho ricordato quei due anziani seduti al bar a darsele di santa ragione a colpi di asso di bastoni e sette di denari, spesso le carte da gioco consentono di barare con la voce agli anni che incalzano. Entra il ragazzo indiano, vende roselline rosse, così rinsecchite che è un dovere acquistarne una, quanto meno per non averle più sotto il naso. Le carte sono improvvisamente ferme, gli sguardi ad altezza di uomo, le voci urticanti spingono a lato il divertimento, aprendo varchi alle parole lanciate come sassi: "ma vai al tuo paese, smettila di dare fastidio, tornatene a casa tua". Il ragazzo non proferisce parola... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La tournée nei perimetri dell’assenza.
lunedì 29 novembre 2010 di Vincenzo Andraous

I grandi delitti italiani fanno audience, costituiscono il piatto forte della nostra informazione, si parla della morte, dei contorcimenti delle vittime, delle meschinità innominabili dei carnefici, lo si fa soprattutto per sentito dire, per interpretazioni personali, per voglia di gogna, se ne parla senza alcuna compassione per le assenze eterne. Scompaiono bambini, uomini e donne, ognuno di essi viene "liquidato", con una tecnica senza preambolo, la morte sopraggiunge senza neppure concedere l’ultima volontà di un perdono. Neanche più gridare è permesso. Quando di mezzo ci sono costantemente i più giovani, quando vanno a farsi male gli indifesi, uno stato e una società coesi non mollano la presa, non arretrano di un passo, divengono radice profonda per sostenere il carico che deriva dalla cultura universale che considera illegittimo, ingiusto e disumano appropriarsi con la forza e la violenza della vita altrui, soprattutto di donne e bambini. E morte che aggredisce le carni e le menti, che spedisce al Creatore senza tentennamenti, è morte che non bisogna rimuovere ma neppure renderla una danza, una gita turistica, una maniera nuova di passare il tempo. Di fronte ad accadimenti così indicibilmente cruenti, forse occorre meno parlottio da salotto, minore orecchio al ruminare di pancia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il male di una conduzione educativa assistenziale.
giovedì 11 novembre 2010 di Vincenzo Andraous

Mi occupo di disagio giovanile da tempo ormai, e mi accorgo che c’è sempre qualcosa da imparare, da rielaborare e tenere ben a mente. Anche quando i percorsi, i metodi, le dinamiche sono tutte al loro posto, c’è un lampo che attraversa il nostro passo, e ci obbliga a fermarci per riflettere. Molti sono i giovani accolti in queste strutture, e molti sono coloro che accompagnano i loro passi, con attenzione e capacità intuitive, che a volte "servono" più delle competenze acquisite con lo studio delle tecniche educative. Certo è difficile comprendere il disagio che li avvolge, ancor più esplicare metodi educativi risolutivi, perché ogni persona è un mondo a sé, allora intervenire diventa "scienza della mente e del cuore, scienza del non ancora, ma che avverrà", e non sempre è facile riuscire dove la vita non è stata ancora vissuta, ma è stata incredibilmente lacerata fin dal suo sorgere. Le storie che incontro sono pezzi di vita che sbarrano la strada, bussano alla porta della ragione per tentare di sfiorare finalmente un senso, quel senso che i giovanissimi prendono a calci, per reazione all’indifferenza o all’incapacità dell’altro di farsi carico delle sofferenze che sono state loro imposte da un mercato che disconosce il povero e annichilisce il ricco. La nostra è una società che etichetta... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


È la droga il maggiore distruttore di identità.
domenica 17 ottobre 2010 di Vincenzo Andraous

Non si parla più di droga, del suo consumo sempre più smodato, degli innumerevoli utenti al fior di latte, degli altri dal folto pelo sullo stomaco. Non se ne parla e basta, e se proprio siamo obbligati dal chiacchiericcio, lo facciamo quando qualcuno ci lascia le pelle, oppure quando un personaggio assai famoso, confessa di farne uso per i motivi più disparati, mentre si tratta unicamente di un consumo disperato che diventa disperante. Se ne parla per "colpa" di qualche famoso che dialoga spesso agli altri, quasi mai a se stesso, oppure per qualche sfigato che rimane a terra, esalando un rantolo che somiglia a un crack, siamo bravissimi ad arrabbiarci, scandalizzarci, quando riteniamo sorprendente il comportamento di un nostro "eroe", ma sul problema vero dell’uso e abuso, della accessibilità ad ogni angolo di strada, facciamo come gli struzzi, e affermiamo di non conoscerne il dramma, mentre ognuno di noi, adulti-genitori-educatori, potrebbe scrivere un trattato sul pericolo che ne deriva e affonda gli artigli sulla carne dei nostri figli. Drogarsi è reato, ma dentro una corresponsabilità collettiva, per fare comprendere che tutte le droghe fanno male... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



La speranza che non tutto è perduto.
lunedì 11 ottobre 2010 di Vincenzo Andraous

Sono stato invitato a parlare in una scuola, da un giovane che qualche tempo fa ha svolto opera di volontariato nella Comunità Casa del Giovane (a Pavia), per partecipare a un dibattito sul tema della violenza e della giustizia, sul disagio che incancrenisce la società intera. In un momento così atomizzato dalle incurie educative, occorre davvero incontrarsi e discutere, soprattutto parlare e ascoltare, e ancora dapprima ascoltare e poi parlare, senza lesinare attenzione all’educazione che scaturisce dal confronto, educazione alla pazienza, educazione al rispetto altrui, educazione alla propria passione e fede, che non può permettersi di ammaccare né emarginare alcuno, solo perché meno numeroso o rumoroso. Il mondo dei giovani adulti non è poi così chiuso e concluso, neanche sono vittime sacrificali di un assolutismo che non c’è più, piuttosto nel chiedere aiuto agli altri, c’è tutta la volontà a leggere bene ogni riga del libro della vita, scorrerne le pagine, soffermandosi sulle pause, tratteggiando una nuova punteggiatura. Quanto accade "normalmente", nelle strade, nelle case, nelle scuole, più o meno consensualmente, è il risultato di un andazzo che non può essere licenziato come qualcosa di sconosciuto, per cui ogni volta rimaniamo sorpresi, poi tramortiti, dalle umiliazioni... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




La comunità: un nuovo stile educativo.
sabato 25 settembre 2010 di Vincenzo Andraous

Nel quotidiano bailamme di intemperanze etiche, di utopie violente, ci sono, a fare da ponte verso una qualche salvezza, realtà serie e credibili, che si mettono a mezzo a quel disagio sociale che miete vittime innocenti, mentre in seno al consorzio civile crescono persone sempre più fragili, giovani che non ce la fanno a prendersi in braccio e stringere i denti. Da molti anni c’è la Comunità Casa del Giovane a Pavia, una comunità di servizio e terapeutica per quanti sono in ginocchio a causa dell’assunzione di sostanze stupefacenti, dell’alcol, per vere e proprie patologie psichiatriche derivate dal poliabuso. Svolgendo il mio servizio di accoglienza e accompagnamento in comunità nei riguardi di chi è ultimo, azzoppato da una vita sopravissuta, mi rendo conto di quanto l’informazione sia soggetta a forme idiosincratiche, come a voler mantenere inalterati i meccanismi perversi che producono personalità disgregate o frantumate. Chi come me passa molto tempo in una comunità a lavorare e ascoltare non ha difficoltà a imbattersi nell’inganno per cui: i giovani sono il problema, e così dicendo gli adulti si autoassolvono dall’aver conciato a questa maniera non soltanto gli adolescenti, ma la società e le regole che ne tutelano i diritti e i doveri... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Famiglia... Scuola...
venerdì 10 settembre 2010 di Vincenzo Andraous

Cioè: collettività!


La dignità calpestata.
domenica 18 luglio 2010 di Vincenzo Andraous

Schiave, violentate, uccise, donne raccattate qua e là, senza un briciolo di umana desolazione, dietro la disumanità del potere, del dominio, della forza, che afferra, prende e getta via, come fanno quegli uomini che non hanno commozione agli occhi del cuore, solamente disonore dalla pancia alle tasche piene di dolore altrui. Donne ridotte a cose, che stanno alla catena con le caviglie legate, con le palpebre abbassate, con il cuore strappato, dentro una bugia travestita di domani che forse non ci sarà. Donne prese per il bavero, scaraventate ai bordi delle strade, lasciate lì a invecchiare dentro una minaccia, un insulto, un colpo di taglio, donne a morire senza proferire parola, lamento, una preghiera inascoltata. Donne di tutti i colori del mondo che non esistono più, donne nel solo colore del fondo, dove tutti gli uomini dovrebbero saper guardare per non consentire ulteriore degrado umano. Donne per strada, senza considerazione, dove non rimane neppure ipotesi di residenza, di cittadinanza, ai metri del pudore e della compassione, donne messe di lato, costrette a stare senza fissa dimora, se non quella della morte che verrà domani, perché oggi è tempo di sangue e lacrime che debbono ancora essere versate. Bambine, donne, mamme, nella tempesta... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Quando giungerà il tempo di riparare...
venerdì 2 luglio 2010 di Vincenzo Andraous

Per superare la non-raccontabilità del carcere italiano occorre avere più coraggio per ciò in cui si crede, per non lasciare inalterata questa condanna aggiunta ingiustamente alla condanna da scontare, affinché l’uomo che convive con la propria pena, colga il senso di ciò che si porta dentro. Chi sbaglia e paga il proprio debito con decenni di carcere ( quando giungerà il tempo di sostituire quel verbo "pagare" con "riparare" sarà sempre troppo tardi ), attraversa davvero tempi e contesti di un lungo viaggio di ritorno, lento e sottocarico. Non c’è più l’uomo sconosciuto a se stesso, ma uomini nuovi che tentano di riparare al male fatto, con una dignità ritrovata, accorciando le distanze tra una giusta e doverosa esigenza di giustizia per chi è stato offeso, e quella società che è tale perché offre, a chi è protagonista della propria rinascita, opportunità di riscatto e di riparazione. Continuare a parlare del carcere che ancora non c’è, del carcere che occorre quanto meno migliorare, è obbligante non solo per l’uomo detenuto, ma anche e soprattutto per la ricerca di una Giustizia giusta ed equa, una Giustizia che è anche perdono, e che comprenda un granello di pietà, perché la pietà non è mai un atto di... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Giustizia che trasforma.
sabato 29 maggio 2010 di Vincenzo Andraous

Tra gli appunti sparsi disordinatamente sulla scrivania, ho ritrovato un mio vecchio articolo sulla Giustizia e sul Carcere, facce della stessa medaglia che dovrebbero trasformare al cambiamento di mentalità il colpevole e rendere migliore l’intera società. Le parole su questa pagina ingiallita dagli anni trascorsi, possono ancora essere utili per pensare a quanti vivono nella marginalità, emarginando gli altri, e così facendo si crea una vera "giustizia ingiusta", che poggia le fondamenta su due basi: il mancato riconoscimento dei diritti altrui, e il fatto di confondere ottusamente l’omertà con la solidarietà. Due atteggiamenti di comodo, dettati da una necessità di sopravvivenza che però si maschera da "giustizia sociale". Quando si sta ai margini, ogni situazione, ogni limite e distanza, sono usate per giustificare le proprie azioni, la colpa è sempre degli altri che non ascoltano, non aiutano, rimangono indifferenti, eppure anche se povertà e solitudini creano ingiustizie, non sono sufficienti ad assolvere alcuno dalle proprie responsabilità. Quale giustizia e quale pena possono arginare l’illegalità diffusa, la furbizia assunta a valore la violenza cresciuta professionalmente... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Complici e vittime plaudenti.
mercoledì 12 maggio 2010 di Vincenzo Andraous

Sull’autostrada a giocare con la propria vita, con quella degli altri, nella frazione di un secondo più alcuna speranza. Un attraversamento folle, da non praticare neppure sotto tortura, eppure il piccolo plotone in armi virtuali, a turno decide di mandare gambe all’aria il tavolo verde, gioca e scommette contro la morte, decide di farlo con la forza ottusa dell’irresponsabilità travestita di coraggio, e quando questo accade, il più delle volte la morte passa all’incasso senza fare una piega, raccoglie il maltolto e scompare fino alla prossima occasione. Questo giro non è stata mattanza, sull’asfalto non sono rimasti occhi reclinati di innocenti, la sorte non ha chiamato "banco solo", i ragazzini sono tutti ritornati alle proprie case con una buona dose di pacche sulle spalle. Sull’autostrada a scavalcare le recinzioni a difesa delle regole, a oscurare ogni luce di emergenza, a infrangere ogni comando d’arresto salvavita, questa volta è andata bene....Questa volta. In una classe anonima del nord più attrezzato di denari e culture incrociate, s’è fatto avanti un altro gruppetto di spavaldi, di iracondi, di ometti a gambe larghe e mani in tasca, dietro il muro creato a misura dai compagni complici-vittime plaudenti: hanno afferrato una compagna, l’hanno... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il triello.
mercoledì 7 aprile 2010 di Vincenzo Andraous

"Nel 1966 Sergio Leone gira: Il buono, il brutto e il cattivo, nel finale c’è un memorabile triello in cui tutti sparano su tutti. Anche oggi accade una cosa del genere, magari con molto meno onore". Un carissimo amico mi ha scritto così, come a volermi incitare a riflettere su quanto sta minando alle fondamenta la nostra società, ma non riusciamo ad accorgercene, peggio, non vogliamo. La politica è un punto dolente per sua esplicita ammissione, infatti non fa più proseliti né sforna nuovi eroi, rimane lì, a barcamenarsi tra spot elettorali e slogan scopiazzati qua e là. Gli uomini al vertice, quelli a metà, gli altri alla base della piramide, sono a disagio nell’agire comune per programmare minimi obiettivi, per cui diventa miraggio la pratica condivisa nell’impegno di una buona vita, molto meglio stare in ordine sparso, in attesa, pronti al balzo. Famosi e sfigati sono strenuamente impegnati nell’abbattimento reciproco in corso d’opera, un piacere frontale nel mettere sotto l’altro, un piacere avvolgente nell’osservare il disfacimento personale del nemico, del rivale, dell’amico non più ritenuto tale. Un microcosmo di gestualità portate di taglio per fare più male, di parole lanciate come fossero cluster bomb per esser certi di conseguire il danno importante... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Il tirapugni del bullo.
sabato 27 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous

Un fermo di routine della Polizia di Stato ha consentito il ritrovamento di un tirapugni sull’auto di un ragazzo da poco diventato diciottenne, un tirapugni per incontrarsi dietro l’angolo. Forse non è il caso di farne un dramma, di esagerare con le parole, di mischiare quel che è successo con ciò che non è possibile prevedere, ma la mia esperienza, unita a quella di tanti altri ragazzi che faticando, lavorando, impegnandosi, ritornano a vivere nelle comunità di recupero, spingono a pensarla diversamente, a tenere ben presente il rischio che possa accadere l’irreparabile, ciò che nessun padre e nessuna madre vorrebbero succedesse al proprio figlio, ciò che un adolescente non riesce neppure a immaginare, la vita a perdere di qualcuno, la propria esistenza gettata in pasto a una cella lontana dalla propria famiglia. Troppe sono le storie anonime che mi rammentano come nasce una tragedia, un dolore insopportabile, accade sempre così, con una sciocchezza autorizzata a passare inosservata, poi è troppo tardi per tentare di rimettere insieme i cocci. Rammento una pietra raccolta in gran fretta, il mito della forza, la prevaricazione, la violenza al palo, in attesa, pronta a fare il suo "dovere", alla prima occasione, con tutto il carico di disperazione che ne è seguita. Un tirapugni come quello che nei film sta nelle tasche... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Congedarsi da queste storie anonime non è facile.
sabato 20 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous

Lutrec non c’è più, lo hanno trovato privo di vita, riverso sul ciglio della strada, con la siringa nella vena e gli occhi grandi spalancati. Questa assenza è un dolore che lacera in profondità, perché si tratta di una persona conosciuta, un giovane con tante capacità al fondo recintato delle apparenze. Lutrec l’ho conosciuto anni fa in un oratorio, aveva 13 anni, tosto al punto giusto da farmi rammentare l’acqua ferma del lago dietro casa, uno scoglio e un ragazzino, una storia anche quella amara, ma in una vita tuttora nella ricerca mai stanca di un aggrappo da consolidare, da condividere e consegnare, per resistere alle proprie derive. Ricordo bene i sussurri, i bisbigli nei riguardi di Lutrec, un presente senza passato, storpiato da chi ha meno, da chi ha poco, da chi ha nulla, come se essere nato con le dita strette a pugno, fosse già condanna, più ancora di una madre che non c’è, di un padre in galera, di un fratello che si fa coinvolgere sempre più spesso dagli spiccioli facili. Quel giorno ritornando a casa pensavo: destinazione vicolo cieco, mentre una strana sensazione mi aggrediva alle spalle. Noi, il mondo adulto, così presi dai medagliamenti, dai lavori in corso per ricollocare i luccicanti curriculum, ci siamo disposti in cerchio per consigliare Lutrec, ognuno a fare valere le proprie ragioni... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCCARE SUL TITOLO.


Libertà non è uno spazio libero.
martedì 9 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous

Ancora uomini a morire, ancora giovani a cadere, numeri che si accatastano in una fossa comune, dove la somma dei cadaveri non crea che qualche fastidio passeggero, usato per non concedere spazio alla pietà. In carcere si muore, è una continua discesa all’inferno, forse non è più praticabile alcuna osservazione e trattamento del recluso, alcun progetto di ricostruzione interiore, se non fosse per l’eroicità di qualche Direttore, Agente, Operatore penitenziario. Mi tornano in mente le parole di un grande poeta: "la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione". Come è possibile trattare di libertà, di dignità, di diritti e di doveri, in un perimetro relegato a discarica delle speranze, a contenitore muto di invivibilità, come è possibile parlarne quando ogni giorno dal carcere arrivano grida di aiuto e imprecazioni inascoltate. Libertà è partecipazione persino dentro la terra di nessuno, dentro la colpa che non è ancora consentito arretrare, così cantava il Gaber nazionale, e in questo presente di spot elettorali, c’è da svolgere una riflessione, un compito che possiede una sua obbligatorietà; se davvero intendiamo il carcere e la pena e le Istituzioni che ne compongono il senso e lo scopo per una effettiva utilità sociale, un progetto di vita futuro non solo per i detenuti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO,CLICCARE SUL TITOLO.


L’accettazione di una possibile trasformazione.
martedì 2 febbraio 2010 di Vincenzo Andraous

"La violenza regna dove l’ingiustizia ingrassa", per chi pensa che al male si risponde con altro male, nell’illusoria convinzione di risolvere i drammi individuali e le tragedie collettive. C’è sempre un momento nella vita di ciascuno, in cui occorre essere consapevoli che non è possibile sopravvivere a noi stessi, in un carcere, in una cella, dove gli occhi non vedono, le orecchie non ascoltano, mentre il corpo resta inerte, scomparsa la ragione, tramortita la fede. E’ possibile perdonare? E’ consentito all’uomo elevare la propria umanità? La risposta sta solo nel carcere, nella pena inflitta, ma forse la richiesta intima del perdono è atto che riguarda la persona, nessuno si salva, se non sa perdonarsi, se non trova nell’altro gesti e parole d’amore. Pagare il proprio debito alla Società non può significare la creazione di una nuova dimensione di violenza, in una pena distruttiva e immutabile. Un contesto disumanizzato e disumanizzante, come quello del carcere, toglie all’uomo la speranza, non solo privandolo della libertà, ma estraniandolo dalla propria dignità. Privare la persona della possibilità di rendersi conto dei propri errori, significa non consentirle di fare i conti con il peso delle proprie colpe, con le lacerazioni che hanno prodotto la rottura del vivere civile... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO


Nel fortino delle illusioni.
domenica 24 gennaio 2010 di Vincenzo Andraous

Tanti anni sono trascorsi dal mio arrivo nella Comunità Casa del Giovane, a Pavia; ho conosciuto tanti ragazzi: nei sorrisi nascondevano il dolore delle assenze, delle rinunce, delle illusioni già morte, ragazzi e ragazze che pur nel silenzio della sofferenza mantengono una loro dignità, nonostante ciò che li colpisce a tradimento, gettandoli impreparati nella devastazione dell’assunzione delle sostanze, tutte le droghe, nessuna esclusa. Ragazze violentate, ragazzi perduti, giovani dentro una guerra che non è mai stata loro, né lo sarà mai, giovani inascoltati, mal accolti, persino da Dio troppe volte inteso così lontano e remoto, una storia che ci portiamo appresso come un peso quotidiano, adolescenti che drammaticamente stramazzano davanti a noi, eppure rimaniamo incollati alla nostra vocazione di cattivi maestri, di educatori presuntuosamente inventati, obbligandoli alle nostre spalle, senza possibilità di vedere il grande bluff. Pensiamo a questi ragazzi come plotoni allineati in un perimetro tutto loro, non riusciamo neppure a impegnare tempo a sufficienza per comprendere la loro capacità di sentirsi parte di qualcosa, di qualcuno: più noi rimarremo alla finestra a guardare, più loro si sentiranno parte di una fortezza a loro misura, a tal punto... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Maicol...
venerdì 27 novembre 2009 di Vincenzo Andraous

...ci teneva a farsi capire


Fuori dal mal di vivere.
venerdì 27 novembre 2009 di Vincenzo Andraous

I fatti criminosi si ripetono in fotocopia, non risparmiano le età più tutelate, più amate: adolescenti e giovani adulti s’incontrano per la strada, sempre più spesso in un carcere, in una comunità, ribadendo la difficoltà a mettere insieme una qualche certezza, a venire fuori da un "mal di vivere " che è divenuta una vera e propria eredità sociale. Se non è la famiglia, la scuola, l’oratorio, a dover finire sul banco degli imputati, allora sarà meglio sbloccare il territorio, il pezzo di collettività che non intende emancipare sul serio i più giovani. Il leit motiv è che i ragazzi hanno tutta la libertà che vogliono, basti vedere le moltitudini in equilibrio precario a un rave party, le masse scomposte all’imbocco delle discoteche, le colonne sparse nelle periferie trasformate in sale giochi, bar, pub. Ma quale libertà è davvero loro consentita, quale accompagnamento alla consapevolezza, alla condivisione, se alle necessità sono opposti i vizi, al volere l’uso di sostanze, se al bisogno di trovare e custodire una motivazione forte, è contrapposto il luogo comune: tanto questi ragazzi pensano solamente a divertirsi, a disfare le regole e fuggire via. Non credo che gli adolescenti nascano così, piuttosto sarà meglio guardare a noi, gli occupanti-professionisti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.


Recuperare il valore delle proprie risorse.
sabato 21 novembre 2009 di Vincenzo Andraous

Il carcere può dire qualcosa di importante, può riappropriarsi della sua funzione di salvaguardia della collettività: " dal carcere ci si può licenziare con merito, oppure rimanere detenuti per ripetizione, ma non si può ripetere la stessa classe quando si è stati promossi a essere se stessi a pieni voti ". In queste poche righe sono condensate tutte le contraddizioni su cui poggia l’intera organizzazione penitenziaria, e non solo, queste parole mostrano il volto dell’indifferenza, un plotone di esecuzione nei riguardi di una umanità che è impossibile cancellare. Chi commette una ingiustizia ha bisogno di essere riammesso nel consorzio civile attraverso l’unica via possibile, la consapevolezza della riparazione, ma perché questo possa diventare pane quotidiano per ogni detenuto, in quanto persona, occorre riconsegnare normalità al metodo umano della rivisitazione del proprio vissuto, la violenza non viene mai dal di dentro, ma dal di fuori di noi stessi. Nei riguardi del carcere bisognerà parlare anche in termini umani, di speranza possibile, non solamente con la voce delle emergenze e delle indicibilità moltiplicate all’infinito, riducendo le misure risocializzanti a meccanismi da operetta, farneticando sull’istituto di riordino come dell’indulto. Per la prima volta nella sua storia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Coma etilico a tredici anni.
mercoledì 4 novembre 2009 di Vincenzo Andraous

La ragazzina è distesa a terra, il vomito alle labbra, un’adolescente in rianimazione, tra la vita e la morte, la balbuzie esistenziale che non porta conforto né riparazione, solamente disperazione, coma etilico a tredici anni, rischio di morire per abuso di sostanze. Poco più di una bambina, strangolata dall’alcol, dalla cecità ottusa dell’età, dai desideri adulti improvvisamente insopportabili, sconosciuti e prepotenti. Quando un ragazzo rotola giù dall’amore che non arriva al cuore, la consuetudine sta nell’uso delle parole sempre più inutili, anche false, perché giustificano sempre e comunque, oppure nel rifugiarsi nella riparazione della "deduzione logica", negli editti delle buone intenzioni, le solite frasi a effetto. Una bambina o poco di più e la spirale del rischio estremo, come se tutto fosse nella norma, sono accadimenti di routine, una specie di ben nota abitudine all’evento critico, non c’è altro da fare che raccogliere i cocci e sperare di riuscire ancora a rimetterli insieme. Invece c’è qualcosa in più che deteriora gli anni più belli della gioventù, c’è qualcosa in meno a cui aggrapparsi per non andare incontro a un coma etilico a dodici anni, c’è qualcosa che si sottrae confermando la sua presenza. Rammento qualche anno addietro in... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



I bambini non si toccano mai.
giovedì 22 ottobre 2009 di Vincenzo Andraous

I bambini non si toccano mai. Non so chi abbia coniato questo comandamento, ma chi lo ha fatto, aveva ragione. Ne aveva così tanta, che forse anche lui è finito pazzo per il dolore. I bambini non si toccano mai, o più propriamente gli innocenti non si toccano mai: chi lo disse, è finito crocifisso su qualche croce dimenticata, per un momento infinito è rimasto da solo, con l’urlo in gola a strangolarlo, con le braccia aperte, gli occhi ribaltati, il volto reclinato degli innocenti. I bambini non si toccano mai, muoiono per strada, sulle auto, sui campi di calcio, muoiono senza colpa né misfatti, per prossimità derivate da terzi, per una sorta di nemesi congenita, che propaga metastasi, come ogni condanna al silenzio. I bambini non si toccano mai, c’è quasi nostalgia delle leggende, delle storie che non stanno scritte da nessuna parte, delle regole e dei codici di ieri, un onore antico, di un tempo in fiamme, di un’era cretacea, dove sono andate perdute le responsabilità che almeno facevano gli uomini consapevoli della preziosità dei bimbi che "non si toccano mai". Neanche quando gli interessi sono trasformati in imbrogli e peggio in tradimenti, in quella pratica che smembra i legami affettivi, il diritto di appartenere a una città... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Una riflessione da svolgere con cura.
lunedì 12 ottobre 2009 di Vincenzo Andraous

Capita sempre più spesso di ascoltare inesattezze plateali, fino a farle diventare verità addirittura condivise, droghe pesanti e droghe leggere, una sorta di accettazione della anormalità, della canna che non fa più male di una sigaretta o di un bicchiere di vino, del calare giù settimanale, come fosse davvero un semplice fare sporadico che non ingabbia in alcuna dipendenza fisica, figuriamoci psicologica. Questa evidente menzogna, deriva proprio dal vivere male costruito a misura dalle persone mature, nel disertare quegli interventi preventivi che dovrebbero educare allo sviluppo del proprio senso critico. Quando parliamo dell’età in cui definire la propria identità contempla il rischio dimostrativo, i riti di passaggio, i totem schierati in bella mostra, non bisogna lasciare spazio alle confusioni e ai ritardi, occorre sbarrare la strada a una società incattivita e stanca, annoiata ancor più dei suoi adolescenti. Rammento un incontro con i ragazzi di una scuola, la contrapposizione tra i fautori del consumare uno spinello normalmente, e quelli che non ci stavano a ritenere la droga una cosa normale. Non rimasi colpito dalla percentuale di giovani che amavano sballarsi, piuttosto dalla confusione che riempiva le loro tasche. Racconto sempre un episodio per aiutare a fare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Rave party e danza della sordità.
lunedì 28 settembre 2009 di Vincenzo Andraous

Da più parti si vuole insinuare un dubbio: i giovani sono vuoti a perdere, inutile prendersela con la società, con la famiglia, con il mondo adulto, il problema sono loro. Ogni volta che un adolescente inceppa il potente meccanismo sociale, c’è qualcuno che innalza bandiere "giustificanti", per ribadire che la generazione precedente era migliore. Con cappa e spada e qualche artificio clownesco portiamo in scena la rappresentazione più desueta sulla vita, su come viverla al meglio, su come sopravviverle quando non è di nostro gradimento. Nel frattempo si ripetono accadimenti poco edificanti, fatti che non possiedono alcuna attrattiva se non quella di seminare indifferenza per chi è piegato in due dalle proprie fragilità e dalle proprie rese. Rave party e giovani alla spicciolata, un mondo capovolto, inverso, uno sparo diritto a ogni banale conformità, a ogni inconfessabile obbedienza, che pesa come un macigno, insopportabile da trascinare appresso. Si muore nello sport, sul lavoro, sull’auto, al parco divertimenti, si muore nel rumore e nel silenzio, in modo consapevole e più impertinente verso la vita trasformata in una danza inarrestabile in onore della sordità, del rigetto, del disamore. Si muore muovendo il corpo, ma non vedendo, non sentendo, non capendo... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Coscienze vaganti e salvadanai selvaggi.
lunedì 10 agosto 2009 di Vincenzo Andraous

Non è più sufficiente prendere in giro una legge, addirittura è lecito ribaltare la logica, la cultura, la stessa responsabilità di ognuno. Sì, perché se colpa c’è, se qualcuno ha infranto una regola, quello è il cane, l’essere vivente che non vuole essere poliglotta nonostante il terzo millennio, certamente l’ingiusto non è l’uomo, l’essere umano, il buon cristiano. Quanto accaduto a quel bambino in quel paese della cintura catanese, è terribile, non è semplice farsene una ragione accettabile, non è facile essere sereni di fronte a uno scempio così devastante, gli occhi rimangono bassi, fanno fatica a risollevarsi, sfuggono la realtà della carne fatta a pezzi, degli anni giovani impattati alla fine scellerata. Cani randagi, cani inselvatichiti, cani senza collare, cani allevati per i combattimenti, cani senza padrone, almeno fino al prossimo tradimento che farà di nuovo male al cuore. Randagi alla mercé della fame, della reazione istintuale, piccoli e grandi, di tanti incroci e una sola razza, quella degli abbandoni e dei bisogni presi a calci, buttati sulla strada, spesso su una autostrada di speranze giunte a termine. Cani asserviti all’uomo, dipendenti persino nell’abbaiare, padroni ipnotizzati dall’amore melenso per se stessi prima ancora che del proprio amico... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



L’indifferenza del sangue.
venerdì 24 luglio 2009 di Vincenzo Andraous

Chi ricorda più l’uomo rumeno ridotto al macero nella metropolitana a Napoli? Ogni giorno andava a prendere la metro in compagnia della moglie, d’improvviso s’è scatenato l’uragano, gli scooter rombavano, le pistole crepitavano, in pochi attimi per terra morente un uomo, in piedi fortunatamente illesa la moglie, a gridare disperata un aiuto che non c’è stato. Per sbaglio è stata colpita a morte una persona, poco importa se uno straniero, un uomo innocente, oppure una persona dal credito esaurito ai giorni a venire. Quanto accaduto ai tornelli di quella stazione non solo è atroce per una vita annientata, lo è anche per l’atteggiamento nei confronti di una tragedia che non può lasciare indifferente alcuno, in quegli spazi di comuni partenze, in quegli attimi di coscienze nientificate. In quel morto ammazzato, in quella sua compagna devastata dalla paura e dal dolore, in quel via vai di sconosciuti protesi a una fuga salva vita, c’è dell’altro, non si tratta solamente di un rinculo per lo spavento, c’è altro di più, c’è altro in meno. Di più nell’eccesso di abitudine alla fatalità, alla sonnolenta indifferenza, un diritto acquisito sul campo a far finta di nulla, a passare avanti, tanto è cosa di tutti i giorni, come ieri i rifiuti sparsi qua e là, la solitudine delle vittime... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il mondo adulto, che disastro!
domenica 19 luglio 2009 di Vincenzo Andraous

In questa estate di "divertimenti", ormai avviata a marciare a pieno regime, gli esami di riparazione si impongono, viene da dire "a volte ritornano", ma forse è meglio richiamare attenzione e sensibilità diverse nel promuovere qualche sano esame di coscienza. Nonostante il sipario sia calato, è meglio non dare tregua, spazio e possibilità di ritemprarsi a quel maledetto vigliacco a nome bullismo: forse è meglio non concedere vacanza alla mente e al cuore, per tentare di porre rimedio a un disagio relazionale che ci coinvolge tutti. Forse è il caso di conoscere meglio quel vicolo cieco, dove bulli e vittime recitano la loro parte, dove è semplice andare a sbattere la testa, e diventa assai più difficile rialzarsi, perché non c’è nessuno a cui chiedere aiuto, non c’è nessuno più in là del buio della solitudine, più in là della nostra malcelata fragilità. Chissà se in questo intervallo almeno per una volta sapremo ripensare a noi adulti, compromessi e stanchi, ma finalmente consapevoli del nostro ruolo e della nostra responsabilità. Il bullo, la vittima, la scuola: c’è una circolarità, un inseguimento a ritroso, come se ogni violenza e sofferenza derivassero da una dimensione di apprendimento meccanica, una polarità... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Sono cose che possono accadere!
sabato 11 luglio 2009 di Vincenzo Andraous

In una sala giochi ho incontrato degli adolescenti, si spintonano, si scherniscono, si fanno coraggio l’un l’altro. Ho chiesto loro come reagire di fronte a tre coetanei che violentano e massacrano una compagna di scuola. Mi guardano da iracondi inguaribili, vorrebbero mettermi alla porta senza tanti complimenti, forse invitati a maggior cautela dalla mia stazza fisica, ritornano alla calma piatta che li contraddistingue, poi il più scafato, quello più avanti di un dente rotto rispetto agli altri, risponde che "SONO COSE CHE POSSONO ACCADERE", forse era una che non si faceva gli affari suoi, che non faceva parte del gruppo...Questa è la sottolineatura che va al di là del male che la natura consente di sopportare, erigere a percentuale, a statistica, qualcosa che non è più sostenibile né accettabile, che manipola subdolamente la verità, che invece è sotto gli occhi di quanti non vogliono assolutamente vedere a un palmo del loro bel naso, appena rifatto a misura, per il proprio benessere psico-fisico, che tanto bene fa ai giorni da vivere da leoni. "SONO COSE CHE POSSONO ACCADERE", è la vita che si riconosce tacitamente nella violenza come mezzo di autorealizzazione... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Il colore della libertà.
venerdì 3 luglio 2009 di Vincenzo Andraous

Ho lasciato passare alcuni giorni per poterne parlare con pacatezza (nonostante gli eventi drammatici di Viareggio), di Roma città aperta, di Mario Balotelli campione del pallone e dell’età tutta ancora da giocare. Di una giornata trascorsa a passeggiare prima della partita, per fare onore alla propria bandiera, naturalmente quella italiana. Un italiano come tanti altri, con il carattere e le passioni che non fanno male ad alcuno, con il proprio diritto a esultare avendo raggiunto una meta importante, un ragazzo tranquillo e speciale, come la speranza che riveste il suo presente che è già diventato futuro, e che appartiene non solo al tifoso, ma a chiunque ne capisca di calcio. E’ un italiano nero, ma non per l’arrabbiatura, per la pelle fintamente imbronciata, dove il colore si tuffa nelle multiformità dell’ospitalità, che diviene valore nelle realizzazioni possibili, radici profonde di una umanità destinata a raccontarci ancora tanto. Violenza da curva, cultura degli estremi, senza attracco, sembrano queste le scintille che hanno messo il nostro giocatore nazionale sulla graticola dei significati svuotati di forme, di qualità, di estensioni, come se mandare a gambe all’aria la dignità delle parole, dei contenuti, delle esemplarità da mettere in gioco con cuore... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Fare teatro in carcere, cosa significa?
domenica 14 giugno 2009 di Vincenzo Andraous

Ricordandomi di avere fatto parte di un gruppo teatrale carcerario, mi viene da dire che a volte il teatro entra in carcere esclusivamente per intrattenere e divertire, infatti molti spettacoli hanno avuto come unico obiettivo il gioco, l’animazione, senza che fosse richiesta alcuna professionalità, o vi fosse interesse ad ottenerla. Il carcere può essere visto come un laboratorio in cui gli attori, in quanto dilettanti, risultano capaci di esprimere un’autenticità raramente rinvenibile in un professionista, una spontaneità e un’immediatezza che si fa evidente nei lapsus, negli scherzi, negli approcci. La stessa genuinità che possiede probabilmente qualunque uomo della strada, dal momento in cui si trasforma in attore. Il detenuto infatti anche se recita "dentro", è il frutto di un "fuori", che non può essere dissolto solo perché segregato e nascosto. L’uomo della strada e l’uomo privato della libertà che si trasformano in attori non professionisti sono però divisi da una condizione imprescindibile: la reclusione. La differenza diventa la forza e la magia del teatro in carcere, e si manifesta nel carico di "energie" che viene riversato sulla scena, un condensato di sofferenza e frustrazione, forzatamente... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Navigatori, esploratori del multimediale.
domenica 7 giugno 2009 di Vincenzo Andraous

Saggi e profani insistono a dire che la televisione trasforma gli adolescenti in barbari. Penso invece che la televisione o meglio, le televisioni, non scopriamo l’acqua calda, contengono messaggi sub-liminali ormai ben noti, input "estremi" per raccogliere guadagni...e poco contano i limiti imposti dalle regole, o il bon-ton richiesto dal vivere civile. Questo andazzo, non autorizza a pensare che ciò induca una ipnosi collettiva, la deriva che un po’ tutti affrontiamo in questo presente, è sul serio un cataclisma che ferisce, soprattutto i più giovani, coloro che non sono in possesso di strumenti difensivi. In particolare coloro che ancora non hanno sviluppato capacità critiche. Di certo la televisione non è il nostro genitore, neppure il nostro educatore, ancor meno il nostro compagno di viaggio. Per cui affermare che: "la vita mi è passata davanti, e non me ne sono accorto", perché la televisione mi ha condizionato, o peggio ipnotizzato, è davvero una mera giustificazione. La televisione è l’imputata? La corte che giudica saremmo noi? Coloro che non hanno tempo neppure per fare l’amore? Per una carezza? Per una preghiera? Mi viene da pensare che la liceità di una accusa così qualunquista al tubo catodico, sia espressa per colmare e riempire quei vuoti e lacune... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



La pedagogia della nonna...
venerdì 29 maggio 2009 di Vincenzo Andraous

Gli incontri con le classi di una scuola media secondaria sono terminati, anche quelli con i genitori e gli operatori, per tirare le somme, per tentare un bilancio sulla ricaduta avuta sui ragazzi, per prevenire gli atteggiamenti bullistici ed aiutarli ad entrare in possesso degli strumenti necessari a non risultare vittime né complici. Non è semplice disegnare una linea di confine netta, tra ciò che è una responsabilità imprescindibile nell’esser genitori, e una collettività sclerotizzata dai miti mediatici, dai maledetti per vocazione. Eppure rimanere alla finestra, abbarbicati a una linea mediana sonnolenta, a un trespolo di cera vicino a un fuoco che divampa, equivale a cadere a nostra volta, e, come ci ha detto qualcuno, " chi rimane accomodato alla balconata a osservare indifferente, non è un individuo innocuo, ma una persona inutile". Forse nei riguardi dei più giovani, non si è solamente inutili, ma anche esempi pericolosamente induttivi a sgretolare il valore della solidarietà e autorevolezza. Atti preventivi in azioni secondo coscienza, stili educativi e comportamenti equilibrati, per arginare nei giovanissimi gli atteggiamenti prevaricanti, violenti dentro le classi a studiare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.



Parole in trappola...
sabato 23 maggio 2009 di Vincenzo Andraous

E’ singolare come sulla guerra gli estremisti di ogni sponda ammettano l’uso della forza. Ci sono quelli che accettano l’uso di una violenza che sana altra violenza, con la pretesa di non esagerare troppo, e ci sono quegli altri che ancora non conoscono il colore del sangue, e non stanno da nessuna parte, se non con l’utopia della creazione di un mondo perfetto. In questa ottica c’è la nascita di un nuovo stradario, più modesto dello scudo spaziale, ma certamente più consono alla realizzazione di un rispettabile inferno, salvo poi chiederci chi riuscirà a controllare i Lucifero in maschera e i cherubini in armi. C’è davvero un grande spreco di sfide agli intendimenti, agli inganni; quando invece i morti sono morti, la guerra è guerra, i soldi sono soldi, il potere è potere..... Occorre chiamare le cose e le persone con il loro nome, avere il coraggio di indicare, sì, la strada maestra, ma dopo avere percorso per intero le vie laterali, quelle che hanno prodotto il presente. Indipendentemente dalla ragione o dalla compassione, c’è dispendio di immagini e di proclami, ma il cratere è in attesa di anime vaganti, un cratere che s’allarga e vomita tolleranze che non sono vissute, tanto meno convissute. E’ paura che procede spedita sotto i cingoli di... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TESTO.



Scuoterci... da subito!
venerdì 15 maggio 2009 di Vincenzo Andraous

Il crimine non è mai casuale, non ha forme sconosciute, neppure passaporto contraffatto, è violenza, e come tale conferma la sua avanzata o la sua ritirata, è la sua mutazione a sorprendere, la sua mimetizzazione a preoccupare, la sua codardia a fare la differenza con la realtà che si è costretti a vivere. Per chi nella vita ha percorso sentieri ingarbugliati, spesso inesistenti e inventati a propria misura, non è difficile spiegare perché si sceglie il pericolo dei rischi estremi, piuttosto che la "banalità" di una vita insieme agli altri. "Il voglio tutto e subito" lasciato a briglie sciolte, miscelato con il delirio di onnipotenza, fa da detonatore a una agire infantilizzato, e quando questa reazione prende il via, non c’è misura al dolore che arrecherà, alle tragedie che si consumeranno. Si torturano coppie di vecchi indifesi per quattro spiccioli, fino a ucciderli per arraffare i risparmi di una vita. Si bastonano a sangue due coniugi che non possono difendersi per appropriarsi della poca pensione che neppure c’è più. Si prendono a calci giovani donne per stuprarle con disprezzo per la dignità rubata. Perfino nella società sottobanco, in quella scolpita nel ferro e nel fuoco, nella cattiva vita che rigenera se stessa nella cultura della... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Quel lungo e lento viaggio di ritorno.
sabato 9 maggio 2009 di Vincenzo Andraous

Eva è una bambina dai grandi occhi sparati addosso al mondo, è una fotografia che non s’impolvera, un tempo che non finisce mai di stupire. Eva è la risposta alle domande insolute, ai quesiti addormentati e messi da parte per non affrontare gli incroci, gli ostacoli che l’esistenza propone nelle scelte che arrivano, che avvertono delle precedenze, degli arresti, delle responsabilità da rispettare. Eva è lì che ascolta il racconto di una storia vera, che serva a dedicare un pensiero di speranza a chi è all’inizio della strada, e per cominciare bene, bisogna non sentirsi mai soli. C’è sempre un momento in cui anche il più ottuso degli uomini è costretto a lasciare sguarnito il proprio quadrato delle rigidità ostinate, scegliendo di essere interprete di una nuova attenzione, di abitare finalmente la responsabilità del proprio vissuto. E’ possibile farlo nel silenzio costretto di una cella, nell’ascolto di una preghiera, nella fatica di una relazione importante, condividendo il cambiamento che aiuta a spostare i piedi e il cuore dall’angolo in cui spesso restiamo disabitati. Come raccontare a una ragazzina e a qualche bullo inebetito dal proprio ruolo, che forse per cambiare la storia dovremmo condividere una responsabilità... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Dalla famiglia, la sfida al rinnovamento.
venerdì 1 maggio 2009 di Vincenzo Andraous

"Eclisse del mondo adulto", qualcuno ha così decodificato la realtà in cui gli adolescenti si appropriano del senso di appartenenza al vuoto, un nuovo amico che tace, accondiscende nel silenzio riverente. Ogni volta che l’incontro con il mondo dei grandi prende il via, accade qualcosa che sovverte le certezze e sicurezze riposte in bella mostra, armature luccicanti in dotazione a un esercito schierato, come a voler respingere qualsiasi attacco esterno. Il nemico non è quello dei barbari al di là del confine, degli indiani relegati nelle riserve, è seduto alla nostra tavola, partecipa alle nostre feste, sta riparato dalla speranza contusa ma insopprimibile che riponiamo nei nostri figli. Discutere di violenza, di quella capacità a offendere e ferire, di quella volontà a umiliare e lacerare, con cui gli adolescenti si fanno la guerra, equivale a dichiarare aperto un altro fronte di conflitto, quello esistente tra gli adulti, ed è in questa linea mediana incendiata dall’irresponsabilità che si guadagnano i galloni da generale i bulli. Proprio in quello spazio fintamente neutro, ove sottolineare l’autorevolezza necessaria a gestire i conflitti, i grandi hanno perduto una grande occasione, confutando l’estrema importanza del rispetto delle regole, prese a calci in anni oramai consunti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Nell’angolo che non intendiamo vedere...
sabato 25 aprile 2009 di Vincenzo Andraous

Le guerre, le disgrazie e tutto quanto fa "notizia orientata sul brutto", diventano padrone della nostra casa. Le immagini si susseguono velocemente, più ancora della nostra incredulità, più ancora della nostra capacità di elaborare una difesa. Le notizie che ci inondano sono concentrati di indicibilità, impossibilità, inaccettabilità, ma noi riusciamo a comprenderne l’orrore per una sorta di compassionevole diversità. Ingerenze umanitarie, elargizioni di democrazie, pari opportunità per tutti.....solo Dio sembra rassicurarci, rimanendo fermo alla finestra a guardare, lo spreco perpetrato a Sua insaputa. Si rimane incollati al video, sulle righe di un giornale, impressionati dal sangue sparso all’intorno, eppure riusciamo a essere solidali con chi attacca, con chi si difende, con chi rimane carbonizzato su un carro o in una trincea in ultima linea... con chi resta sotto le macerie. Condividiamo l’ingiustizia della morte, i segreti inconfessabili che stanno dietro ogni verità sparata con il cannone, noi seduti alla nostra tavola con i figli di fronte, gettiamo alle spalle ogni dubbio, ogni calcolo, indifferenti a quanto accade, all’angolo che non intendiamo vedere. Nessuno può chiamarsi fuori, sentirsi estraneo alla carneficina dei terroristi e assassini prezzolati che... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Tre ingiustizie da riparare.
domenica 5 aprile 2009 di Vincenzo Andraous

In una scuola lombarda per svolgere il tema: bullismo, che fare ? C’è una grande difficoltà ad ammettere questa forma di disagio, e perfino una non troppo velata presunzione a negarne la presenza in casa propria. Che ciò non si verifichi in tutti gli istituti scolastici è chiaramente una cosa buona, ma svolgere un intervento educativo, una forma diretta di prevenzione, per conoscerne i lati oscuri, quelli meno avvistabili persino da chi è deputato a ben vedere e meglio leggere una eventuale forma di disagio nei giovani, ritengo sia altrettanto buona cosa da svolgere tutti insieme. Ho incontrato ragazzi vivaci e pronti al gioco, ma soprattutto ho avuto modo di apprezzarne la partecipazione, l’attenzione e collaborazione a fare i conti con eventuali forme bullistiche. Allievi e docenti attenti a considerare nel rispetto delle distanze che sottendono i ruoli e i significati delle parole, lo sforzo di crescere insieme, di non dare forfait sotto il peso della fatica, quella che attende il ragazzo impegnato nello studio, e l’adulto-educatore a modificare un apprendimento sociale a volte irresponsabile. Raccontare a una classe di adolescenti posizionati al nastro di partenza, l’importanza di custodire la propria libertà, nel rispetto che ci vuole per mantenerla inalterata, farlo anche dove non c’è violenza né... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Riemergenza?
domenica 29 marzo 2009 di Vincenzo Andraous

Una vita spericolata, un eufemismo, una semplicizzazione, che non aiuta a venire a capo del problema, una esistenza bruciata, calpestata, eppure quanti giovani in quel "voglio una vita spericolata " hanno trovato un inizio senza più fine, senza più arrivo, l’illusione di una meta raggiunta quando invece si trattava di un punto di partenza. Con l’imprudenza di una canna, il respiro attraente di una sniffata, una alzata di spalle alla pazienza, un palcoscenico virtuale, scompaiono i valori importanti, la fiducia in se stessi e negli altri. Ogni volta che violenza e disattenzione miscelano un futuro senza paletti a difesa, ogni volta che accade qualcosa di brutto a un ragazzo, e il mondo adulto rimane indietro rispetto al pianeta degli adolescenti, e fenomeni come bullismo, droga, devianza, scardinano le certezze in bella fila, su piedistalli di cartone, è un comando a dare veramente una mano, ad incontrare il male con il bene della coerenza, quella che non dà il fianco alle interpretazioni, alle giustificazioni, alle facili conclusioni. Alla Comunità Casa del Giovane vengono a trovarci studenti, associazioni, esperti e uomini politici, è nostra consuetudine svolgere un tour negli spazi adibiti a laboratori, nei corridoi delle strutture di nuova generazione, accompagnando gli occhi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Assalti...
sabato 14 marzo 2009 di Vincenzo Andraous

Non c’è giorno che non venga scandito da un assalto umano disumanizzato, perpetrato nei riguardi delle donne, nei confronti di un bambino, di una giovanissima. Il branco è nell’ombra, predisposto a un’opera demolitrice, a violare la realtà dell’altro, sconvolgendone l’equilibrio e compromettendone il benessere, un’azione infame nel più profondo del termine, dove non c’è lessico che tenga per definirne il raccapriccio. Ciò che deve scuotere le coscienze è l’infamia che non consente giustificazioni, né ansia da contagio, ma promuove una linea comportamentale priva di black-out ideologici: infatti con le ideologie stendiamo ipocrisie e false aspettative, non cogliamo le urgenze né le insopprimibili necessità-priorità, a riconferma che donne, bambini e anziani non si toccano, non si debbono toccare, non bisogna permettere che ciò accada. Il branco si fa beffe della bellezza, della fragilità, entra a gamba tesa dove l’innocenza e la stessa femminilità regalano al mondo il piacere dell’esistenza, e all’esistenza il miracolo del futuro che nasce e cresce, perché custodisce il segreto dell’amore più grande. Sociologi, pedagogisti, psicologi, preoccupati per le dimensioni crescenti di questo fenomeno, nella torsione in cui costringe l’attualità, che somiglia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Intifada?
domenica 8 marzo 2009 di Vincenzo Andraous

Ricordo un paese del Nord, un campo sportivo, tanti ragazzini rincorrere un pallone, scalciare e gridare. A scuola, in classe, per la strada, le solite voci, sempre quelle, come i volti e le mani additare, "ecco arriva il terrone, eccolo è arrivato". Un giorno dopo l’altro, dalle elementari, alle medie, a rimbombare nella testa quella parola "terrone". Uno sgambetto, un goal annullato, un dribbling di troppo e quel ragazzino per terra, sempre sotto, schiacciato dal peso e dalle manate dei compagni, finché un giorno accadde qualcosa di imprevisto: "il terrone" fece una scoperta inaspettata, un incontro che mutò la sua esistenza, tracciò la sua storia e purtroppo quella di tante altre persone. Mentre la squadra compatta avanzava verso l’obiettivo da atterrare, il terrone afferrò una pietra ai bordi del campetto, senza pensarci due volte e la calò con forza sulla testa del primo ragazzino che gli stava venendo addosso. Il plotone d’assalto si arrestò, le urla cessarono: da quel giorno non ci furono più sberleffi, minacce, offese, né in campo, né in paese, il ragazzino era diventato il pericolo da rispettare, quel gesto aveva trasformato l’ambiente e le persone, a 13 anni era diventato un "protagonista". Così fu con tutte le tragedie che seguirono... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Parole, sulla paglia facile a bruciare.
domenica 1 marzo 2009 di Vincenzo Andraous

Voce grossa, minacce, multe e ammende, per barboni e clochard, per pezzetti di umanità dislocata qua e là, a margine delle coscienze. Fronte comune contro queste presenze inaccettabili, nelle città, come nelle periferie, come a voler scacciare un’immagine che fa paura, semplicemente perché quella fine non vogliamo neppure che ci sia messa di fronte, come uno spaccato di qualcosa poco bello che ci passa da tempo vicino, al punto da farci infastidire e sobbalzare. "Marginalizzati e solitudinalizzati", termini ufoidi per definire una nuova classe di intoccabili, "cose" da tenere lontano, ben recintate nella nostra indifferenza e timore di averci a che fare. Queste persone ( perché di persone si tratta ), rimangono concentrate dove il buio le nasconde agli occhi innocenti, in liste ben redatte per meglio distribuirne le strategie dell’incuranza, uomini e donne che ogni giorno trasudano la propria sofferenza nella malattia dell’inconciliabilità, in una diaspora esistenziale che esprime la resa di uno spicchio non indifferente di umanità. C’è un senso di inquieta ripulsa verso chi è povero e derelitto, verso chi inciampa e cade malamente, una sensazione strana e ambigua nei riguardi di chi non ce la fa a stare al passo del più fortunato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Disconnessioni mentali.
domenica 22 febbraio 2009 di Vincenzo Andraous

Si violentano le donne, si umiliano, si offendono nella carne e nello spirito, poi si gettano via. Si bruciano vivi i barboni con una risata sgarbata, tutta l’indifferenza nei riguardi della dignità umana, un menefreghismo costruito a misura, verso quanti deboli e indifesi possono essere usati come divertimento contro la noia. Donne e clochard, scagliati in faccia alle coscienze, sempre pronte a trovare un capro espiatorio, sempre quello, sempre uguale, sempre meno attendibile: siamo circondati dagli stranieri, oramai siamo in preda al panico, ridotti al filo spinato delle parole lanciate a grappolo, dei colpi di pistola sparati nel mucchio. Come se tutti i guai fossero riconducibili ai comunitari indesiderati, certamente un fenomeno da riconsiderare nei numeri, nella qualità dei ruoli, ma altrettanto sicuramente non responsabili dei mali della nostra società. La mattina osservo gli adolescenti fermi alle stazioni dei pullman, nei pressi delle scuole, sono bestemmie e pugni sul muso, spintoni e occhiatacce, gruppi che si fronteggiano, muscoli e odio che sale nei riguardi dei più deboli, per quanti non hanno, non possiedono, non potranno avere. Nella famiglia, il microcosmo che costituisce, "costitutivamente", il macrocosmo collettività, anche lì vedo calci e... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Bullismo e contrapposizioni culturali.
giovedì 5 febbraio 2009 di Vincenzo Andraous

Bullismo in percentuale accettabile, sento dire da qualche tempo, trasgressione da ragazzi, devianza che non è ancora diventata un dato esponenziale, insomma si tratta di una violenza addomesticabile, è tutto sotto controllo, come se la scuola innanzitutto e la famiglia in coda, avessero deciso di stendere un velo su questo argomento. Bullismo che non è più riconducibile al solo disagio relazionale che assale gli adolescenti e pure qualche adulto idiota, ormai bisogna parlare di una vera e propria contrapposizione culturale: una parte non troppo marginale dei nostri giovani ha deciso di intraprendere un tragitto di vita senza servirsi degli strumenti salvavita che la prudenza e la pazienza impongono, l’esperienza che il mondo adulto gli mette a disposizione. E’ pesante la sensazione che di bullismo non si debba più parlare, quasi non si trattasse di un cancro, una metastasi culturale da estirpare. Qualcuno cita inopportunamente altri paesi, altre realtà e altri organigrammi sociali per fare intendere come si dovrebbe operare per risolvere definitivamente l’epidemia; durezza e galera, come in Inghilterra, in America, omettendo però di dire che si tratta di parallelismi assurdi. Infatti sono situazioni e... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




In ricordo di Fabrizio de André.
venerdì 30 gennaio 2009 di Vincenzo Andraous

Questa sera ti voglio parlare...


Aspiranti professionisti dell’ultima meta.
giovedì 22 gennaio 2009 di Vincenzo Andraous

Falcidiati dalla disattenzione con cui si sorvola sulle difficoltà.


Più infantilizzati di quando sono entrati.
venerdì 16 gennaio 2009 di Vincenzo Andraous

Uno Stato ha tutto il diritto di difendersi, mai di vendicarsi!


Analfabetismi affettivi e contaminazioni subliminali .
lunedì 15 dicembre 2008 di Vincenzo Andraous

Se mai qualcuno abbia svolto servizio di volontariato in un dormitorio, saprebbe come la figura del clochard sia distante da quella raccontata in certa letteratura romantica, che lo vorrebbe felice e contento del proprio abbrutimento psicofisico. Il clochard, il barbone, adagiato sul cartone o sulla panchina è soltanto un uomo solo, impreparato alle nuove sfide, oppresso dalle proprie lentezze e stanchezze, fragile e ultimo davvero, per questo dovrebbe suscitare il rispetto dovuto. In quattro si sono adoperati per estinguere il clochard di turno, per arrostirlo e spedirlo all’altro mondo, in quattro per uccidere un uomo inerme e inoffensivo, ma colpevole di essere una persona abbandonata. Hanno cosparso di benzina una persona adagiata su una panchina, hanno tentato di farne un bel falò, non per fanatismo religioso, nè per razzismo congenito, lo hanno preso di mira perché tanto è una "cosa" senza valore, anzi un fastidio da scacciare via, in fin dei conti è uno di quelli non bello da vedere, da sloggiare in fretta dai parchi, dalle vicinanze dei cassonetti, dalle chiese, perché no anche delle città illuminate. Quattro "bravi" ragazzi, ciascuno con il suo bel pedigree fornito dalla scuola, dal datore di lavoro, dalla famiglia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO,CLICCARE SUL TITOLO.



Nuove droghe e vecchi merletti.
domenica 30 novembre 2008 di Vincenzo Andraous

Cocaina e spinelli, nuove droghe e vecchi merletti, sembra questo il leit motiv con cui i giovani si distinguono a scuola, nella strada, nella vita. E nonostante il mondo dei grandi, degli educatori, dei genitori, sia consapevole del proprio passato, ci si dimentica che forse o semplicemente siamo cambiati noi nel frattempo. Droga si, droga no, punire non punire, in carcere, no in comunità, un coacervo di brutte e belle intenzioni, di mappature pedagogiche, di prosa della sordità, ognuno a elevare il proprio ruolo e la propria competenza sopra il disagio che imperversa nei ragazzi. Disagio, trasgressione, devianza, droga, un modo autistico di interpretare le emozioni, disuniti dall’inganno delle parole adulte, dagli agguati predisposti dalle casate educative, prosopopee e dubbiosità senza misure, in una sorta di consueta delegittimazione, di malanno intellettuale. È proprio un bel vedere e un bel sentire per cercare di evitare contatti devastanti con droghe sempre nuove che invadono il mercato, la pratica sta nell’addomesticare le "curiosità e gli obblighi gruppali" dei più giovani, sino al momento dell’accidente che non consente uscite di emergenza. Ma nonostante la sofferenza che trasuda ogni singola... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


La ricompensa per essere riusciti a ben educare... è averlo fatto!
sabato 22 novembre 2008 di Vincenzo Andraous

Nell’incontrare tanti giovanissimi e tanti adulti in una comunità, viene da pensare ai volti nuovi, alle carni zigrinate dagli inciampi, dalle droghe, dagli abbandoni seguiti a catena. Viene da pensare agli abiti vecchi e al tempo che ogni cosa riporterà al suo posto, ma io che di tempo ne ho avuto tanto, a ben pensare non so ancora bene cos’è, figuriamoci se posso spiegarlo ad un giovanissimo che del tempo a venire non sa che farsene. Metodo educativo e atteggiamento educativo sono indirizzi precisi, affinché chi affaticato cade, possa, attraverso un percorso di risalita, riacquistare autostima e conoscenza di sé, per poi costruire e mantenere rapporti e relazioni significative, con la capacità di custodire parte del futuro in esse contenuto. Occorre educare bene, educare con amore e fiducia! Queste sono parole grandi, affermate da chi grande è stato nel campo della pedagogia del servire. Sono passati anni, ma ancora mi stupisco di fronte all’incedere del disagio che aggredisce giovani e adulti, rimango perplesso, disarmato, senza frecce nella faretra, solo interrogativi. Ascoltando i ragazzi e le più autorevoli figure di riferimento nel campo della pedagogia e del metodo educativo, mi rendo conto che nel tentativo di " tirare fuori ", di costruire e crescere insieme... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Un passato da tenere pancia a terra.
domenica 16 novembre 2008 di Vincenzo Andraous

Quando una riforma prende a calci uno status quo consolidato, oppure mette in evidenza una rete di inefficienze, è naturale che crei dei contraccolpi, se non delle vere e proprie reazioni a catena, come ci conferma il decreto Gelmini sulla Scuola. Una contrapposizione che vede coinvolti studenti e genitori, professionisti della didattica e uomini politici, ognuno armato di parole dure, di speranze trasformate in carri allegorici delle ideologie, che confondono le idee, le progettualità, le stesse capacità di contribuire a raggiungere obiettivi comuni. In questo bailamme di primi della classe, di ideali sotto forma di offese, ecco a fare capolino la sbarra di ferro, il tubo contundente, il simbolo della virilità italica, teleguidata alla perfezione, appariscente e affascinante in tutta la sua stupidità utopistica. Nuovamente la storia diviene replicante di se stessa, siamo noi a manomettere i dispositivi di sicurezza, a imbrogliare senza mai voler pagare dazio, eppure quella storia che tanti di noi hanno contribuito a formare, ci insegna che prima o poi il pegno s’è dovuto pagare, con il peso di mille tragedie scagliate addosso alla nostra coscienza. Giudicare quanto accaduto in quella piazza a Roma, è come sparare sulla Croce Rossa, chi ha iniziato per primo... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICARE SUL TITOLO.



La condanna del silenzio.
domenica 26 ottobre 2008 di Vincenzo Andraous

Ogni giorno che passa è scandito dalla notizia di un nuovo morto, quando va bene un ferito raccolto sbrigativamente per non creare ulteriori disagi. È un bollettino di guerra in piena regola, neppure sotto guerra di mafia, di camorra, di Sparta e di Troia, c’è stata così terrificante la somma di vite umane andate in frantumi. Un cliché sbalorditivo per la monotonia ripetitiva con cui si sottolineano sempre identiche le cause, riconducibili ai soliti ultimi anelli deboli della catena produttiva, eterno maledetto l’accidente inevitabile. Uno, due, tre morti al giorno, in fabbrica, in cantiere, sulla strada, per ogni posto di lavoro rimasto sguarnito, eccone subito un altro da conquistare, rimesso in gioco per il miglior offerente, quello che arrampica veloce, che produce e tace, senza bisogno di funi salva vita, di perdite di tempo che non possono essere conteggiate, di eccessivi e improbabili ripensamenti. Un morto, uno sull’altro, tutti uguali, senza nome né storia vissuta, ma con la stessa imperturbabile insignificanza, morti sul lavoro che non costituiscono allarme sociale. Sono morti che non hanno più odore, neppure quello dell’inaccettabilità. Il silenzio che avvolge questa ecatombe è... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO



Alibi quasi perfetti.
domenica 19 ottobre 2008 di Vincenzo Andraous

L’Italia non ha bisogno di lezioni per rimanere in piedi con dignità; eppure c’è nell’aria una tensione strana, un bisogno e una necessità impellenti. Lo Stato, la società, le persone esercitano il dovere e il diritto di tutelare e essere tutelati, solo che a volte queste esigenze insopprimibili sono ridotte a battute tra serio e faceto, sebbene non abbiano niente a che vedere con il galateo, con una certa estetica, piuttosto sono espressione morale ed etica. Non viviamo nel segno della discriminazione razziale, la perplessità nasce ogni qual volta ribadiamo la nostra estraneità a questa pratica del rigetto e dell’intolleranza, come a voler sottolineare per chi legge, la nostra avversione per questo tipo di violenza. Ma la notizia non sta nell’affermare fastidio e inaccettabilità per l’odio razziale, per quei comportamenti "facili" con cui si è forti con i deboli e deboli con i forti, neppure nello schierarsi dalla parte di chi viene messo in croce per il colore della pelle o per la sua condizione precaria. La notizia diventa tale quando cresce inavvertitamente e esponenzialmente l’urto del disagio. Non desideriamo il male degli altri, perché differenti da noi, eppure questa inondazione di "nero è bello", di Nord e Sud che si incontrano, di poli... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



A difesa della dignità personale.
venerdì 26 settembre 2008 di Vincenzo Andraous

Droga sostenibile e droga che uccide...


Nuova quotidianità del vivere civile.
domenica 31 agosto 2008 di Vincenzo Andraous

la patologia dell’oblomovismo.


Certezza della pena e interesse collettivo.
sabato 9 agosto 2008 di Vincenzo Andraous

Il Parlamento ha chiuso i battenti, forse è questo il momento più propizio per riflettere sulla funzione del carcere, senza il sibilo fastidioso delle strumentalizzazioni. In Italia, di pena e di carcere si parla poco e male, come se il "recinto chiuso" fosse una periferia da rimuovere, da annotare su una pagina stropicciata e illeggibile. I reati diminuiscono, ma la percezione di insicurezza aumenta, in rete la quota di allarmismo quotidiano straripa pericolosamente, formulando la pretesa di risolvere ogni questione con la galera, con la pedagogia dell’asprezza. Come se a una doverosa esigenza di giustizia da parte della vittima, non dovesse corrispondere l’onestà intellettuale di una pena erogata con umanità, quanto meno per tentare di ricomporre la relazione tra le persone secondo reciprocità e responsabilità. La certezza della pena deve comunque riconoscere l’importanza di un percorso di cambiamento, che non è realistico se non garantito da passaggi formativi e relazionali che spingono non solamente a apprendere quanto il proprio passato sia stato errato, ma anche a sentire il bisogno concreto e autentico di essere finalmente in relazione con gli altri. Quanto c’è ancora di intuitivo e positivo del fare reciproco tra il dentro e il fuori, tra gli operatori penitenziari e i detenuti... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Mi calo e basta. La vita è tutta qui!
sabato 2 agosto 2008 di Vincenzo Andraous

In discoteca, al pub, alla festa sulla spiaggia, la droga "cala", e un’altra ragazza è stramazzata a terra, in coma, è morta. Questa volta la causa del decesso è l’Mdma, meglio conosciuta come ecstasy. E’ incredibile come dopo anni e anni di over-dose, di esplosioni chimiche, di implosioni biologiche, siamo qui a manipolare le parole, a violentare la ragione, a abusare della compostezza di una coscienza annichilita. C’è una maledetta disinformazione che parte da una comunicazione sonnolenta, ripetuta senza scalfire alcuna emozione, spesso didattica, già vecchia, troppe volte elargita da cattedre impolverate che nulla consentono alla possibilità di liberare la libertà, nel senso di immaginare un percorso di vita denudato dai falsi miti e dalle false aspettative, soprattutto da quella falsa normalità, che maschera nei migliore dei casi una avvenuta dipendenza. "Non mi calo" per essere contro, per trasgredire e stupire con rumore, " mi calo" per essere pronto a dire, a fare, a pensare svelto e non dormire. "Mi calo e basta tutto qui". Dieci, mille, diecimila a sbomballarsi, a muoversi in gruppo, in cerchio, in abissi capovolti, ma resi avventurosi, per l’incapacità di parlare, di fare i conti con le parole, che hanno un nome, una storia... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Sodoma o Gomorra? (tra bullismo e babygang)
giovedì 24 luglio 2008 di Vincenzo Andraous

Quando ci si addentra nel mondo giovanile c’è il rischio di imbattersi improvvisamente in un altro mondo vicino, c’è una difficoltà estrema a distinguere i tratti di una violenza priva di significati, soprattutto di utilità. Nel Regno Unito le babygang spadroneggiano nelle città come nelle periferie, gli adolescenti sono fotocopie di "eroi" delle playstation, i ragazzini non sono più imberbi fautori del "tutto e subito", ma veterani di una guerra che non è mai stata loro, un morto dietro l’altro. Accade in quell’Inghilterra che da anni ammiriamo, che vorremmo imitare per capacità creative e economiche. Da noi per ora, bullismo non è criminalità, non è ancora calamità nazionale, soprattutto non è ancora serbatoio di alcuna organizzazione criminale. Il nostro è un bullismo del benessere, è abuso dell’agio, persino chi non ha niente, possiede qualcosa al fondo delle tasche, non è disagio che picchia contro al mancato raggiungimento di un traguardo economico, è disagio relazionale, paura delle vita, non della morte, è incapacità e rigetto della scelta. Ciò che accade dall’altra parte della Manica è differente, perché nasce da una povertà endemica in alcuni strati sociali, da degenerazioni famigliari estese a interi quartieri, da un alcolismo adulto che insegna ai più giovani a non fare prigionieri... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Giovane.
lunedì 21 luglio 2008 di Vincenzo Andraous

Ho incontrato un ragazzo, amico fragile...


Maschere teatralmente scomposte.
giovedì 17 luglio 2008 di Vincenzo Andraous

Viaggiavo in autostrada e davanti alla mia auto, transitava un tir, di quelli che trasmettono a pelle un certo fastidio, con tante piccole finestrelle sulle fiancate, tante piccole celle, ravvicinate, troppo ravvicinate. Avevo la radio accesa, eppure nel momento del sorpasso, un suono acuto, lacerante mi ha colpito le orecchie e di più il cuore. Ho rallentato la corsa affiancandomi al mezzo, in bella mostra stavano dorsali color rosa e piccole code svolazzanti, ma non c’era sorriso in quella allegra scampagnata, piuttosto faceva pensare a ben altro carro merci e a ben altra carne da macello. Ho visto tanti, davvero tanti animali in continuo sballottamento, appiccicati alle inferriate, con i musi che parevano maschere teatralmente scomposte. Percepivo il terrore e lo smarrimento di quegli animali, era palese che tremassero non solo per il sobbalzare dell’autotreno, ma anche e soprattutto per il freddo e per la paura. L’autoarticolato è entrato in una area di ristoro, l’ho seguito, fermandomi a pochi passi dalla motrice, sono sceso dall’auto rimanendo a guardare l’infamia di fronte ai miei occhi. In spazi sporchi, angusti, ridotti all’inverosimile, stavano inscatolati vivi maiali di... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO,CLICCARE SUL TITOLO.





Abrogare la riforma penitenziaria?
venerdì 11 luglio 2008 di Vincenzo Andraous

A quale scopo una pena distruttiva e immutabile?


Ragazzi, la vita non e’ un palcoscenico!
giovedì 26 giugno 2008 di Vincenzo Andraous

Una classe di un liceo lombardo, adolescenti molto colorati, qualcuno incuriosito, in attesa di saperne di più di quest’incontro. Il luogo del confronto, "la Comunità Casa del Giovane, i temi da trattare bullismo, droga e carcere, argomenti di una socialità vissuta sopravvivendo, nella sfrontatezza degli anni corti, quelli che non posseggono ancora residenza. "Avete sentito di quei ragazzi che hanno menato un compagno fino a mandarlo in ospedale? Sì, a volte succede, bisogna vedere cosa ha fatto il ragazzo, sarà sicuramente il solito sfigato". Il solito sfigato è chiaramente quello più debole, più fragile, out rispetto al gruppo in agguato, è quello lasciato indietro. Qualche canna me la faccio, ma non sono un tossico, il fumo non è droga pesante, somiglia a un paio di birre bevute in fretta, è roba normale. Normale come guidare un auto "prelevata" e andare a sbattere a 140 all’ora contro un platano, tra una risata sguaiata e l’altra, mentre l’amico seduto al tuo fianco, meno fortunato di te, c’è rimasto secco. A 14 anni è facile indossare l’abito del duro, per essere ammirati all’interno di quel recinto che viene prima di ogni altra cosa, della famiglia, il cui rapporto è rarefatto con gli insegnanti è fittizio, mentre con gli "amici" è... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.


Altro che spegnere la speranza!
sabato 21 giugno 2008 di Vincenzo Andraous

Molti hanno detto che per conoscere le fondamenta e i caratteri di una democrazia, occorre indagare anzitutto il sistema penitenziario come la misura più indicativa della civiltà di un popolo. Da detenuto ho avuto la fortuna di conoscere un grande uomo e un grande cardinale, che mi ha mostrato in pochi minuti come la sola ritorsione non solo è contraddetta dall’etica evangelica, ma non porta i risultati desiderati. Da qualche tempo sul carcere italiano è calato un silenzio refrattario all’impegno dell’ascolto, una indifferenza che genera un trascinamento lontano dal dolore e dalla sofferenza, come se dialogare sulla umanizzazione della pena fosse diventato un atto di lassismo politico e istituzionale. Eppure il carcere è luogo deputato alla elaborazione della pena, della colpa, dove l’uomo della pena nel tempo non sarà più l’uomo della condanna, ma quale uomo potrà diventare in una condizione di perenne disagio, costretto fino alle ginocchia nel proprio malessere, e in quello dell’altro. Un tempo il dentro e il fuori interagivano, riuscendo a edificare ponti di socializzazione, attraverso una capacità di coinvolgimento-partecipativo da parte del personale penitenziario, con impegno da parte di quel volontariato solidale perché costruttivo, basato sulla fatica dialogica e... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Unica vera risposta: la formazione.
venerdì 13 giugno 2008 di Vincenzo Andraous

E’ un susseguirsi di episodi tragici, con l’impronta della minore età a fare da balzello per un mondo adulto sempre più somigliante a un impiastro da rieducare. Adolescenti prese a botte e violentate, ragazzini rapinati e percossi, professori umiliati e qualche volta feriti, studenti-combattenti in marcia verso obiettivi da allagare, distruggere, in quella violenza che il più delle volte si ritorce contro senza preavviso. Ci muoviamo "disturbati" dentro una società ridotta a ballerina di terza e quarta fila, esperti e stregoni, tutti bene intruppati su poltrone comode, visibili, snocciolano dati, aggettivi e avverbi di rara bellezza, programmi che però a fatica vengono compresi e condivisi dagli adulti, le cui tensioni riforniscono di carburante le corazzate dei bulli in attesa. E’ in atto una strage della ragione, un vero e proprio annientamento della coscienza, attraverso la composizione sistematica di significati sempre più moderni e sempre meno attendibili, quando invece occorrerebbe semplicemente fare di più e bene. Di fronte a un tredicenne che bastona a morte un compagno, o improvvisamente perde contatto con i suoi domani, quando una giovanissima prende a ceffoni un insegnante, brucia i capelli a una prof, sono davvero importanti le frasi a effetto, di alto registro? E’ difficile dismettere... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Dall’altra parte della strada.
venerdì 6 giugno 2008 di Vincenzo Andraous

La strada è affollata, i negozi aperti, una giornata di festa, dove il tempo a disposizione finalmente non è tiranno, non corrode la possibilità di camminare lentamente, consentendo agli occhi di vedere ciò che accade intorno. Il marciapiede non è di quelli stretti, possono transitarci comodamente tre pedoni, una coppietta mano nella mano è costretta a fermarsi, innanzi a loro c’è un capannello di ragazzi che sbarra il passo, parlottano e ridacchiano, mani in tasca e gambe larghe. I due giovani chiedono sottovoce di potere passare, educatamente interrogano il gruppetto dei nuovi "frontalieri", ma questi persistono a comandare alle orecchie di non udire, al corpo di informare quelli dietro del pericolo incombente. Dall’altra parte della strada osservo la scena, la coppia retrocede qualche passo, stralunata si guarda intorno, poi riprova a superare l’ostacolo, ma non resta che la ritirata strategica, la fuga come salvezza al famigerato diverbio che potrebbe fare male. E’ un film già visto troppe volte, potrebbero sembrare accadimenti di poco conto, ereditati dalla diseducazione e indifferenza. Ma alcune cose destano attenzione, proprio perché è andata bene e non è successo nulla. I deliranti, espressione di umanità nord sahariana, sono... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCCARE SUL TITOLO.



Non è possibile omologare alcuna violenza.
mercoledì 28 maggio 2008 di Vincenzo Andraous

Quando c’è di mezzo il problema sicurezza non è lecito pensare di arginare lo sconcerto per fatti incresciosi con le ideologie ed i proclami, c’è il rischio di inficiare anche le cose buone già fatte, gli intendimenti, le speranze, su cui poggia il futuro carico di attese. Da qualche tempo l’impressione è che alla realtà che viviamo sovrapponiamo la trama di un film, che però non è mai stato girato, dunque si tratta di sequenze prodotte dalla nostra fantasia o disabitudine a vedere le cose per quello che sono. I nostri confini sono valicati da colonne di umanità allo sbando, i reati connessi aumentano, ma qualcuno insiste a non vedere, piuttosto di ammettere l’inammissibilità di una ospitalità perennemente in apnea, in asfissia, ci si arrabatta in pericolose trapezie solidaristiche. Nella scuola l’eroe da imitare non è quel ragazzo silenzioso dell’ultimo banco, quello che scrive come il mio autore preferito, piuttosto è quell’altro, che mette sotto il più debole con l’aiuto degli altri, con metodo e ruolo da lager o da gulag gli bruciano i capelli e le speranze. Il gruppo è in marcia, batte i piedi, è diventato assai più importante della famiglia, è famelico nel ricercare gli obiettivi, nell’individuare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.





La gratitudine: un’ispirazione provvidenziale.
martedì 20 maggio 2008 di Vincenzo Andraous

Ogni uomo, nella propria vita deve ringraziare qualcuno che lo ha aiutato, magari anche salvato dal proprio destino. Spesso non c’è tempo per pensare, per riflettere, per essere grati a chi si è fatto così vicino da avere compassione e cura di te. Eppure occorre trovare lo spazio per recuperare equilibrio e consapevolezza, avvicinare le nostre dimenticanze alla gratitudine per l’altro che si è trovato là quando abbiamo avuto bisogno. Sono trascorsi anni da quando fui letteralmente raccolto da don Franco Tassone, dai fratelli e dalle sorelle della grande Casa del Giovane, anni uno sull’altro, un viaggio intero di scoperte, di esperienze, di obiettivi vicini e lontani, finalmente chiari alla mente e al cuore. A volte si dice grazie allo stesso modo di come agisce la robotica in una catena di montaggio, è un grazie sonnolento, senza entusiasmo, come certe verità sono segrete solo per chi non le vuole proprio vedere. Un uomo pensa alla vita che scorre e a quella che verrà, difficilmente riflette su quanto gli è stato insegnato, su come è stata costruita la sua maturità e capacità di vivere in armonia con gli altri. Si dice grazie ma molto raramente si fa grazie per il bene ricevuto, il tempo passa e noi cambiamo con la nostra età, la nostra tristezza, la felicità... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Liberare la libertà.
martedì 13 maggio 2008 di Vincenzo Andraous

Morti sulle strade, morti sul lavoro, morti per droga, morti per soldi e morti per legge di sangue, morti tutti per noncuranza. Un paese piagato dall’ingiustizia della violenza, prepotenza, arroganza, incapace di valorizzare ciò che è bene, disattento a smitizzare quanto è virtuale, ma assolutamente reale. Ogni tragedia appare come una sequela di errori sfornati in serie, tutti uguali per quantità e qualità. Un paese dalle interpretazioni sfumate, una società bullistica che non ha più niente da con-dividere, se non parole prive del Dna, atteggiamenti fotocopiati e impolverati. E’ tutto così scontato e banale, che l’abitudine alla fatica, quella che accompagna il pensare al fare, ha cambiato residenza, non abita più la nostra struttura mentale, s’è dislocata altrove, a debita distanza. Un paese di spari e di rapine, di morti per un’offesa che non scalfisce il viso, ma il portafoglio, di feriti e di umiliati dal primo venuto, un treno merci di prassi, di moventi, di simulazioni. Un paese alla berlina nell’umanità disintegrata, nelle preghiere accartocciate ai piedi di una croce resa invisibile al pentimento, che non ha più voce interiore, eppure è il nodo della questione sotto il profilo culturale e anche da un punto di vista politico. Promesse, lanci pubblicitari, matite spuntate e racconti inefficaci di uomini e donne presi per il bavero... PER LEGGERE TUTTO ILTESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Una promessa importante.
domenica 20 aprile 2008 di Vincenzo Andraous

Da qualche anno c’è in corso una diatriba politica, anzi un vero e proprio apprendimento sociale, sull’assunzione di sostanze stupefacenti. Convincimenti e interpretazioni arbitrarie che nulla hanno a che vedere con le reali metastasi prodotte dall’espansione delle droghe tutte, e non solo nella parte definita con malcelata insignificanza, droga leggera, quindi accettabile, se non addirittura omologabile al consumo quotidiano. Fraintendimenti e bugie, che alimentano un silenzio imbarazzante, quando l’ennesimo ragazzo rimane disteso sul selciato, privato di ogni sicurezza, derubato di quella libertà che sta nella capacità di affrontare delle scelte, colpevolmente mimetizzate. Trasmissioni televisive, giornali, dibattiti, fanno un gran parlare di giovani e droga, di adulti e tossicodipendenza, del pericolo derivante dal consumo delle sostanze stupefacenti. L’impressione è che ci si è adoperati affinché le droghe risultassero propaggini di luoghi comuni, tanto da sembrare non luoghi. Marginali, marginalità, a margine, come se questa devastazione fisica e mentale, appartenesse a uno sparuto gruppo di indiani, sollevati di peso, e relegati in qualche riserva, come a volere tranquillizzare la... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Un percorso educativo ostinato e contrario.
domenica 13 aprile 2008 di Vincenzo Andraous

Per sentirsi, reciprocamente, meno distanti.


Era uno di quelli...
domenica 6 aprile 2008 di Vincenzo Andraous

Su un quotidiano c’era un articolo posizionato in modo da esser letto poco e male, diceva che nella parte abbandonata di un Ferrotel, era stato trovato sopra un materasso lacero e sporco, un extracomunitario privo di vita. E’ trascorsa una settimana per scoprire nei sotterranei di una mensa-accoglienza, il corpo senza vita di una persona, di un ultimo perfino nella malattia. E’ quanto meno indecente che un episodio del genere passi sotto silenzio, come fosse la risultanza di un dazio collaterale da mettere in conto, da sopportare e digerire, a fronte di un’inondazione dell’essere "diverso", che tanto fa adirare e imprecare chi in casa propria non ha più diritto di vivere in sicurezza. E’ formidabile l’atteggiamento indifferente e anche intimidatorio dei mass-media, quando intendono cavalcare la tigre nazional-popolare, che vorrebbe le strade pulite, mai più auto in doppia o tripla fila, ma anche e soprattutto poter mandare a quel paese il vigile che redige l’eventuale sanzione. Indifferenza come strumento di difesa al dilagare della minaccia incombente, del bisogno di sicurezza e protezione, indifferenza verso chi muore senza fare baccano, verso chi disturba da vivo e finalmente diparte senza più scocciare alcuno. E’ indifferenza a voler allontanare un peso, un carico, perfino il ritaglio di un giornale... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Manca l’informazione. Quella seria...
mercoledì 19 marzo 2008 di Vincenzo Andraous

Sono continue, da parte dell’opinione pubblica le polemiche sull’uso disinvolto, da parte della Stampa, di notizie riservate (come ad esempio le intercettazioni ambientali effetttuate dagli inquirenti) e, soprattutto su come è condotta la televisione di stato. "Un oltraggio alla civiltà del diritto" è stato sentenziato, un’offesa alla dignità della persona coinvolta ingiustamente, è stato affermato. Intercettazioni e contrattazioni si sommano volgarmente, diventano gossip, peggio, terreno di conquista politica. Le vittime designate non risulteranno i protagonisti della vicenda, bensì i soliti cittadini dal silenzio imposto democraticamente. Insomma che la fa da padrona è la scolara ripetente a nome ingiustizia, anche la carta stampata non si sottrae a questo andazzo, e senza andare a parare sui paragrafi irreggimentati dei giornali di partito, è sufficiente dare un’occhiata su qualche quotidiano nazionale. La recita è talmente intenzionale e persistente da indurre a credere che sia l’utente a richiedere notizie disegnate su fiumi di sangue, sparate dagli effetti speciali, sempre chi legge a preferire l’immagine dell’orrore a discapito di una obiettività che risiede nella realtà vera delle cose. Tutto ciò è quanto meno suggestivo. Fare informazione... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO CLICCARE SUL TITOLO




Mai arrendersi a questa Società bullistica.
venerdì 14 marzo 2008 di Vincenzo Andraous

Nella Comunità Casa del Giovane sono venuti a trovarci tanti giovani del decanato meneghino, per conoscere la nostra proposta educativa, per discutere di quel disagio che apparentemente aggredisce il mondo adolescenziale, ma appartiene alla collettività tutta, divenuta essa stessa fornitrice di cultura bullistica. I bulli si moltiplicano nelle classi come nelle strade, le droghe sono intese come prodotti di uso comune, le regole un optional. Gli adolescenti si difendono attaccando, la famiglia alla finestra a aspettare, la scuola ricompone la trama trascinando i piedi come un vecchio che ne ha viste troppe per rimanere almeno un po’ indignato. Forse occorre chiedersi se l’autorevole assente in questo protrarsi di contraddizioni e accuse incrociate, sul disagio e la devianza dei più giovani, non sia il fantasma della comunicazione, quella che sottoscrive la soglia di attenzione necessaria affinché la volontà ad ascoltare e discutere si propaghi nel rispetto dei ruoli e delle competenze, e non scompaia furtivamente alle prime stanchezze dovute ai fallimenti. Raccontandoci le nostre storie personali, inizia a crearsi una via maestra dove meglio osservare per scoprire se qualche bullo/a c’è in prima fila, se qualcuno uno spinello l’ha provato... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Schiaffi in faccia al futuro.
domenica 2 marzo 2008 di Vincenzo Andraous

Nei corridoi di una scuola pavese, una studentessa ha preso a schiaffi il docente, ma soprattutto lo ha ridicolizzato, denudando il malcapitato della sua autorevolezza. Bullismo? Atti di vandalismo mentale? No, più semplicemente è il risultato di un’abitudine alla trasgressione, una specie di attitudine a mandare in pensione la prudenza, che invece serve a individuare il pericolo celato dietro l’angolo camuffato a rettilineo, con la negazione dei propri limiti, optando volontariamente per una vocazione di maledetto per forza. La ragazza è stata sospesa per quindici giorni, il fattaccio denunciato alle autorità competenti. Eppure l’impressione che se ne ricava, è che una nuova medaglia al valore sia stata appuntata al petto di una amazzone iraconda. A parte l’autocelebrazione connotata dalla gestualità della allieva, quanto accaduto è lo specchio e il riflesso di tratti caratteristici della realtà sociale in cui prendono vita. Sarà una ripetizione, una indicazione noiosa, ma c’è un processo di atomizzazione-disgregazione, che inizia da lontano, da mamme indaffarate a procurare il migliore paradiso in terra per le loro creature, da opulenze monetarie famigliari, da deresponsabilizzazioni che consentono il fiorire di ruoli non ben definiti, insufficienti ad arginare... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



Gli angeli protettori non si arrendono mai.
domenica 24 febbraio 2008 di Vincenzo Andraous

Da pochi giorni si è concluso il processo di beatificazione di don Enzo Boschetti, il fondatore della Comunità Casa del Giovane di Pavia. Quest’Uomo ci ha lasciato in eredità un patrimonio di valori e insegnamenti senza eguali: "servire il fratello " è il conio della sua opera, che, per mezzo di altri grandi uomini che con lui hanno condiviso fatiche ed emozioni esaltanti, continua nel tempo ad affiancare chi non ce la fa più. Un vero e proprio desiderio di resurrezione da parte delle tante persone che hanno avuto la fortuna di accompagnarlo in vita, indelebile l’attualità del suo messaggio, le radici di un servizio su cui poggia l’intero impianto della comunità. Don Enzo e la sua storia, che è avventura da raccontare, i suoi modi rocamboleschi nella Fede per affrontare le emergenze più disparate, le critiche più feroci, senza mai badare alle conseguenze. Per chi non l’ha praticato nel suo verbo, diventa difficile non inciampare nella leggenda, nella moltiplicazione degli eventi, ma quest’uomo è stato capace davvero di prevalere sull’errore e l’imperfezione umana, che sbarravano ogni giorno il suo cammino, obbligandolo a chinarsi, a sporcarsi fino ai gomiti nell’oceano di dolore e solitudini al suo intorno. Un uomo che seppe riconsegnare dignità e coerenza a chi non l’aveva più, e ovunque si guardi... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



L’urlo, ora, si è disperso.
domenica 17 febbraio 2008 di Vincenzo Andraous

A 14 anni non si pensa al carcere, ti ci trovi "dentro" improvvisamente e ne sei respirato e concluso. Sì, ti ci trovi dentro ed é davvero troppo tardi. L’età più bella improvvisamente devastata nell’incontro affascinante e frontale con il mito della trasgressione. Io me lo ricordo bene, ero impegnatissimo a fare vedere alle Autorità di essere un duro, e quando mi stavano portando nel "mio" primo carcere dei minorenni ho pensato " ecco sto per iniziare finalmente’’. E’ tutto accaduto in una vita precedente? No, é stato ieri. Quando vago con la mente tra questi fotogrammi impolverati e ingialliti dal tempo, rivedo la mia immagine scomposta e inquieta, mentre i pensieri mi cadono addosso e raccoglierne i cocci è un’ardua impresa. Gli anni sono trascorsi, uno dopo l’altro, passo dopo passo, uno scarpone chiodato dopo l’altro, fino a giungere a ’quell’urlo" che ha squarciato la notte. Quell’urlo che ho tenuto compresso in me, sorvegliato a vista dalla mia incredulità, contenuto nei miei tormenti, divenuto un dono prezioso da custodire. Svegliarmi nel buio, nel mezzo di una tempesta silenziosa, e due occhi bellissimi scrutarmi, scuotermi. Due occhi lucidi e profondi come l’anima che traspare al di là della coscienza, della ragione che indaga e accusa... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


Al voto, al voto!
domenica 10 febbraio 2008 di Vincenzo Andraous

Il governo è andato a farsi benedire un’altra volta. Per le strade, nei negozi, sui volti delle persone appare evidente lo sconforto per tanta ottusità politica, la derisione per l’incapacità cronica a concludere un percorso di riforme. Insomma siamo alle solite, pur di non pagare dazio per le frenesie poco politiche di qualcuno, per le mire territoriali di qualcun altro, per le somme che non debbono incontrare detrazioni da parte di altri ancora, sì è preferito recitare un copione usurato, ma alla bisogna ferocemente attualizzato. Uomini di potere allo sbando, che proprio alla frutta non sono, diciamo pure che si tratta di una ritirata strategica, un percorso all’indietro, alla faccia di chi le tasse le paga, di chi alla terza settimana fatica ad arrivare, di chi è allo stremo pensionistico. Si sciolgano le camere, si ritorni a votare, basta con i governicchi, slogans e battutacce la fanno da padrona, mentre i soliti ignoti, di certo poveracci, si aggirano inquieti tra le bancarelle del mercato, per raccattare insalata al minor costo. Nei posti di lavoro, sempre quei soliti ignoti non hanno neppure il tempo di commentare il teatrino delle maschere con voto di fiducia al seguito, perché immancabilmente e banalmente rimangono stesi sotto una pressa, dentro un forno, giù da una impalcatura. Sempre quelli, i più esposti all’accidente che verrà... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.




Neppure come cattivo maestro...
domenica 3 febbraio 2008 di Vincenzo Andraous

Tolleranza zero?


A carte scoperte.
sabato 26 gennaio 2008 di Vincenzo Andraous

La Casa del Giovane, a Pavia.


Soldato di pace.
domenica 6 gennaio 2008 di Vincenzo Andraous

Già in quel lontano 1988, quando Benazir Bhutto salì al potere in Pakistan, il mondo intero non credette al messaggio che perveniva da un’umanità sempre più derelitta. Il mondo non credette all’occasione storica di cambiamento, di emancipazione di un popolo attraverso una nuova generazione di donne, con idee e leggi morali non più mutilate da pressioni fondamentaliste non sempre riconducibili alle solite interpretazioni coraniche. Il mondo non credette a un messaggio chiaro e diretto, non tramutò quel dovere di giustizia in eredità di vita, non credette neppure al successivo richiamo delle coscienze nel 1993, non credette nella storia personale di una famiglia che gridava giustizia, per la troppa ingiustizia ricevuta e vergata nel proprio DNA. Quel mondo "intero" ora non potrà sottrarsi dal farci i conti, non potrà ritenersi escluso da una qualche responsabilità, per una morte, quest’ultima, almeno, svenduta al miglior offerente. Non un suicidio annunciato come qualcuno vorrebbe dare da intendere nell’intento di licenziare sbrigativamente l’inciampo, ma un omicidio perpetrato da esecutori ben conosciuti, ma con la complicità della disattenzione politica di Stati e Governi. Certamente questi uomini del potere non hanno fornito le pistole, gli esplosivi, il materiale umano implodente... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.





Morti...
mercoledì 19 dicembre 2007 di Vincenzo Andraous

...di nessuno.


Sfatare i luoghi comuni.
domenica 25 novembre 2007 di Vincenzo Andraous

Romeni, Sinti, migranti, nomadi, perseguitati, parti di uno stesso universo, ma distanti e differenti tra loro, una umanità non convergente ma diametralmente. Come operatore sociale ho visto, ho ascoltato, ho toccato con mano il degrado umano, quello con l’alzo zero nei riguardi di una dignità colpita a morte. Come uomo della strada ho osservato il cambiamento indotto nelle persone dalla miseria, fino a farle diventare marionette in balia del più prepotente. Come cittadino abituato a leggere la realtà che vivo, non posso non obiettare per quella letteratura di sinistra, e quell’altra non meno deleteria di destra, che vorrebbero sindacare l’indicibile, che vorrebbero programmare il vuoto di valori, e progettare futuro, senza però fare i conti con il passato. Popoli migranti con tradizioni e culture, con il proprio carico di disperazione e violenza insita nei bisogni disattesi, popoli e persone non meno malavitose di altre, in guerra tra poveri non meno di altri. Fare sociologia di comodo è affermare che tutti i Romeni rapinano, che i Sinti sono tutti ladri, che i Rom sono l’ultima linea non più sanabile della convivenza civile, una etnia a parte, addirittura esclusa dai soliti esclusi. Forse è davvero così, ma i fatti di sangue che hanno scatenato la caccia all’uomo nomade o stanziale che dir si voglia, sono accadimenti gravi non perché... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO


In ricordo di Michele Coiro.
sabato 10 novembre 2007 di Vincenzo Andraous

Ricordo il giorno della sua scomparsa, le parole scritte alla sua famiglia, gli attestati di stima, la gratitudine per quest’uomo mite e forte davvero. Il suo insediamento al Ministero non durò molto, ebbi però la fortuna di conoscere la sua grande umanità e giustezza, due valori non sempre perseguibili nell’amministrare il mondo carcerario italiano, non sempre raggiungibili all’interno di una cella. Michele Coiro ex Procuratore Generale del Tribunale di Roma, poi divenuto Direttore Generale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, sebbene desse l’impressione di non essere del tutto "scafato", dei gangli e dei meccanismi obliqui dell’apparato penitenziario, mostrava apertamente lo stupore per tanta conservazione ideologica, e allo stesso tempo affermava con la sua proverbiale risolutezza l’intendimento a voler riconsegnare al carcere strumento e funzione di salvaguardia della collettività, ma anche investire risorse per fare realmente promozione umana, emancipazione e cambiamento, affinché il carcere fosse interpretato diversamente dal solito contenitore di numeri, e l’uomo detenuto fosse posto nella condizione di attuare una seria revisione critica del proprio passato. Ho conosciuto personalmente il Prof. Michele Coiro durante una trasmissione televisiva a Roma: come sua abitudine... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SULTITOLO.



Una parte di mondo brutalmente mutilato.
venerdì 19 ottobre 2007 di Vincenzo Andraous

Accedere a Internet, viaggiare e cambiare sistematicamente percorso appare come una liberazione, perché c’è sempre la possibilità di sganciarsi dai tanti interrogativi che opprimono. Eppure non è sempre così. Inavvertitamente cliccando su una opzione è apparso un filmato sulla guerra in Cecenia ( poi ho scoperto che ci sono molteplici filmati prodotti da tutti i contendenti in campo ). Tutte le guerre, ogni conflitto, detiene il proprio record di orrore, di sangue, di strategie più o meno involute e più o meno sofisticate, per cui lo sbalordimento è mitigato dall’eccesso mediatico che ogni giorno ci investe per tramite della televisione. Eppure nell’osservare il filmato su quella parte di mondo brutalmente mutilato, ho riflettuto sulla follia di nascondere all’umanità la cancellazione di ogni diritto, tranne quello di morire in silenzio: infatti le televisioni non trasmettono nulla o quasi di quel genocidio. A differenza di altre parti del pianeta in fiamme, dove intere città, persone e cose, sono fotografate tra gli scoppi al plastico e i cappi in bella mostra, in Cecenia macellai e carne da insacco, a ruoli alterni e ben delineanti, sono e rimangono ben mimetizzati, mentre una intera nazione, un intero popolo, sono polverizzati sotto il tallone di un imperativo categorico, quello della vittoria a tutti i costi, poco importa se a discapito della democrazia. In medio oriente la violenza, i bombardamenti... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Il questore giusto.
giovedì 11 ottobre 2007 di Vincenzo Andraous

Mi è capitato tra le mani "Giovanni Palatucci il Questore giusto", scritto da Padre Vanzan, Gesuita dallo sguardo trasparente, scrittore che non conosce le opacità di comodo, e in compagnia del Signore è sempre in cerca della verità. Bella l’introduzione del Ministro dell’Interno Giuliano Amato, colma di ferma speranza a uscire dall’oblio per ricomporre una tavola di valori condivisa. In questo volume colpisce lo spessore del personaggio, Giovanni Palatucci un poliziotto di quelli che non danno il fianco al ritratto in bella mostra, un uomo semplice nelle sue scelte difficili, ma chiare, un uomo e un poliziotto " per servire meglio il prossimo ". In una contemporaneità che mette alla gogna i buoni sentimenti, che regala valore agli iracondi, che intercede con voce tonante ai miti e agli eroi che non sono, c’è a far da ponte, la storia di quest’uomo, che è bene conoscere a fondo, per comprenderne il martirio, rigettando l’ossequioso asservimento delle parole, per incontrare l’attenzione e la considerazione del suo ricordo. La vita di Giovanni Palatucci va letta con la praticità di chi osserva e ascolta, di chi annota e elabora con riguardoso rispetto, quella parte di noi mai in avanscoperta, mai in prima linea, mai giustamente corretta. Questa terza edizione ampliata da prefazioni e documenti inediti, meriterebbe miglior guida della mia, per rendere giustizia a un uomo e alla sua storia, soprattutto una migliore scoperchiatura del sommerso storico, quello che sempre più spesso rimane inculturalmente ottuso... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Attraversando la strada.
mercoledì 26 settembre 2007 di Vincenzo Andraous

Mentre attraversavo la strada per recarmi in ufficio, due ragazzi mi sono sbattuti addosso, non avevano più di tredici - quattordici anni, l’aspetto spavaldo di chi non chiede permesso, i cappellini da rapper duro, avevano un’aria tra le righe, come se non toccassero terra con i piedi. Si passavano con ingordigia una sigaretta, non proprio una siga, ma uno spinello, di quelli fatti male perché arrotolati in fretta. Il giardinetto della stazione è diventato un rifugio momentaneo, incuranti del traffico e della gente, tra uno sberleffo e una pacca sulle spalle, hanno continuato a farsi la canna senza interruzione. Mi ricordavano una scena messa in atto qualche decennio addietro, ma completamente differente non tanto nel paesaggio, piuttosto negli atteggiamenti, nelle esplicazioni trasgressive, nell’intendimento di quel tempo a fare qualcosa "contro". Questi due davanti a me, non si preoccupavano dei tanti occhi indiscreti, né come degli eventuali disturbi in agguato, derivanti da norme e leggi malamente in stand by. L’alone lasciato dal fumo disegnava l’impunità della normalità, come se nulla e nessuno potesse intaccare quello spazio di trasgressione a perdere, perché rigorosamente tollerata. La differenza tra quell’era protestataria, contestataria, quella mia, e questa attuale, sta in un disagio giovanile assai più prematuro ma, soprattutto, nel mancato “nascondimento" che faceva da corollario allo sballo dei miei tempi... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Quando la dignità viene dimenticata.
giovedì 20 settembre 2007 di Vincenzo Andraous

Il mercato del delitto non va mai in ferie, le televisioni ci rendono ciechi nella ragione, affidiamo agli occhi il compito di tradurci i messaggi, mentre con il pensiero cerchiamo altre cose da fare, qualche scorciatoia per acquistare al banco dell’usato i soliti giudizi affrettati, persino la vergogna ha il volto tumefatto dalle disattenzioni e gli abbandoni di chi è disperato. Di fronte alla morte non dovrebbe mai esserci spazio per quel chiacchiericcio che rende la pietà simile a un privilegio, al punto da non scorgere più il dolore per una dignità derubata, calpestata. Da qualche tempo fanno incetta di audience i delitti da grande fratello, quei fattacci su cui imbastire programmi televisivi, e perché no, presunte innovazioni giuridico culturali, mentre nella preoccupazione per una prevenzione di facciata, c’è comunque posto per l’esplicazione reiterata di leggi di emergenza rattoppate a una contemporaneità malata. Ci sono persone che muoiono, persone che scompongono il futuro assai incerto, che scompaiono improvvisamente, persone che lasciano ad altri la possibilità di ritrovare una parvenza di umanità, persino attraverso il tentativo estremo del suicidio. Ma per queste persone anonime, non esiste spazio di comunicazione, il grande fratello è oltre, non è interessato a questa diaspora esistenziale, dirompente, non solo per i numeri ma per l’incomprensibilità dei tanti suicidi in carcere... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Scempio e imbarazzo alla SNIA di Pavia.
giovedì 13 settembre 2007 di Vincenzo Andraous

In questo periodo di risparmi che non ci sono più, di difficoltà ad arrivare a fine mese, di disagi relazionali, sociali e politici, moltiplichiamo per dieci la nostra insofferenza per quanto siamo costretti a sopportare non condividendone l’assunto. Non si riesce a dire che siamo ormai troppi, in quest’italietta del pago per due e ne prendo tre, senza ricevere di contro umiliazioni o sberleffi. Non si riesce a esprimere un pensiero comune per questa inondazione di multiculturalità a basso prezzo, se ne ricava la sensazione di non essere più in grado di sentirci italiani in casa propria, italiani con orgoglio, con il dubbio di non possedere più il diritto di affermare quel che si pensa, a esempio sul problema della densità, delle sempre nuove presenze, sulla logica dello sviluppo, senza per questo correre il rischio di essere etichettato come "razzista". Ma cosa c’è di male ad avere timore di qualcosa, a esprimere preoccupazione per ciò che non si comprende, soprattutto a non condividere ciò che non intende essere civile, solidale, emancipato. Nella città di Pavia, come del resto in altre sparse per la penisola, vi sono realtà indescrivibili, sprazzi di inumana sopravvivenza, agglomerati urbani che nulla hanno da spartire con i principi universali dell’accoglienza e della promozione umana. Vi sono permanenze subumane che si protraggono nei tempi... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


La razzia degli intelletti.
domenica 26 agosto 2007 di Vincenzo Andraous

Mi chiedo spesso perché sull’extracomunitario da rimandare alla riva opposta, ci si spende in tanti, mentre sono davvero pochi quelli che prendono in considerazione con lo stesso furore ideologico la possibilità che c’è un’altra umanità, ed è lasciata al caso, peggio, dimenticata sul ciglio di una strada, quasi sempre sotto gli occhi indifferenti del cittadino. E’ disumana la razzia degli intelletti posti sotto il tallone delle ideologie fast food, ma forse ancor più miserabile è l’accettazione di un massacro di carne e ossa e sentimenti così ben consolidato da non creare ulteriore vergogna: l’assassinio sistematico degli animali attraverso la pratica ben oliata del loro abbandono. Certamente sono due intendimenti diversi, ma entrambi forme occulte di razzismo, comportamenti imparentati all’incultura, per cui ci si rifiuta di integrarsi da una parte, di fare proprie le regole del vivere civile dall’altra. Sono operazioni neppure tanto sotto traccia, che hanno la pretesa di passare inosservate nel rifiuto a osservare quelle misure di prevenzione, che sono sinonimo di promozione e accoglienza umana. In questo vicolo cieco, andare a sbattere non è casuale, la domanda scava nel fianco, mal tolleriamo i diversi da noi, e mal operiamo per renderli cittadini migliori. Così ogni giorno raccogliamo animali abbandonati, raccattiamo resti inguardabili di animali lacerati, animali denutriti, picchiati, lasciati al sole e alla catena, senza acqua e senza cibo. L’incultura più pericolosa è proprio il non rispetto dell’altro, perché è sostanza estranea al fattore umano che dovrebbe ricorrere in ognuno di noi, quando anche un animale in quanto essere e fratello vivente, è preso a calci, con l’impunità che deriva dal concetto tutto italiano, che tanto è costume, è tradizione, che al primo caldo si sciolga l’affetto e l’alleanza con l’amico a quattro zampe. Non credo di essere razzista a fare questi accostamenti, non riconosco piani differenti sul valore universale della solidarietà e sul richiamo a fratellanze allargate, non nutro sentimenti di avversione per chi è diverso da me culturalmente o per epidermide più o meno abbronzata dalla natura... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Quel silenzio che fa rumore.
mercoledì 18 luglio 2007 di Vincenzo Andraous

Sul malandato carcere...


Una fune sull’abisso
martedì 26 giugno 2007 di Vincenzo Andraous

Inutile nasconderlo, la prigione non riesce a piegarsi a nessuno scopo sociale condivisibile, essa sequestra i bisogni-desideri, e stabilisce quando questi debbono essere soddisfatti, persino decidendo quando e dove sarà possibile realizzarli. È in questa dinamica che la mente finisce in un anfratto remoto, in un angolo dove non è più possibile vedere niente. Penso che fino a quando non si comprenderà che in carcere si va perché puniti e non per essere puniti, questa non dimensione spingerà il detenuto privato della libertà a sedersi a tavola con la morte, decidendo di guardarla in faccia e sfidarla. Senza però tenere in considerazione che la morte quasi sempre vince. E’ una prova questa, che indica la paura del potere della morte, ma ugualmente il carcere continua a rimanere un luogo non autorizzato a fare nascere vita né speranza, non rammentando che l’uomo privato della speranza è un uomo già morto. Momento dopo momento, giorno dopo giorno, anno dopo anno, in compagnia del solo passato che ricompone la sua trama, e passato, presente e futuro sono lì, in un presente che è attimo dove non esiste futuro, e allora riconoscere i propri errori è un’impresa ardua. Le analisi sistematiche a questo punto servono poco, per rendere più umano l’inumano: dalla mia ridotta specola sono più propenso a credere che occorre convincersi dal di dentro, della possibilità di raggiungere dei traguardi e degli obiettivi, per ritornare a volersi un po’ bene, per riuscire a essere persone e non solo numeri usati per la statistica... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



Alle nove del mattino.
giovedì 14 giugno 2007 di Vincenzo Andraous

Forse occorre più attenzione. Forse...


La vergogna del sangue.
sabato 9 giugno 2007 di Vincenzo Andraous

E’ incredibile come il passato ricomponga la sua trama sulle macerie del presente, rivestito di disattenzioni e disamore per la verità. La televisione ed i quotidiani ci mostrano cortei a favore della liberazione della Lioce, dei brigatisti in carcere, di quanti sono sottoposti al 41 bis, al carcere duro. La città dell’Aquila è attraversata dai vecchi e usuranti slogan, Bologna è rapinata della propria dignità, nelle scritte sul muro dell’abitazione del Prof. Biagi, ulteriore umiliazione a un morto che non può più difendersi. Ma di quali simpatie pseudo brigatiste si tratta; quelle di oggi, quelle che imperversavano nelle piazze ieri? Di quali uomini in armi e incappucciati in piazza dobbiamo avere timore, se questo velleitarismo è ormai sconosciuto persino ai più vecchi e incalliti degli utopisti o rivoluzionari che dir si voglia. In queste camminate autocelebranti per la città, in queste scritte ordinatamente scomposte, qualcuno può pensare che ci sia una reinterpretazione a misura del nostro tempo? Mentre osservavo i volti dei contestatari, la mia esperienza spingeva la mente a misurare l’ingiustizia della spersonalizzazione, della eccessiva durezza dell’isolamento in un carcere, misure di contenimento legittime, ma che sospingono le persone a suicidarsi nella più colpevole indifferenza. Una riflessione, un dissenso, non possono però essere ghermiti come clava, per favorire speculazioni ideologiche elaborate in troppi sepolcri imbiancati... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


I tatuaggi invisibili del bullo.
martedì 29 maggio 2007 di Vincenzo Andraous

Sono stato invitato a un incontro con gli alunni delle scuole secondarie di 1 grado, con la presenza degli insegnanti e di alcuni medici di base. Ho raccontato la mia adolescenza da bullo, da prevaricatore: un cancellino lanciato alle spalle della maestra, la gomitata sulla testa del compagno più debole, il gioco del capro espiatorio che ingiustamente patisce le pene dell’inferno, e calcio dopo calcio, silenzio dopo silenzio, il gruppo si rafforza, tutti dentro quel territorio ben delimitato. I ragazzini stanno fermi sulle sedie, ascoltano la mia storia raccontata piano, comprendono che non è quella dei videogames, dei violenti scambiati per eroi, bensì è la storia della vergogna. Bulli crescono intorno a una equipe senza tanto tempo a disposizione, attraverso un giudizio espresso senza titolo, con l’impossibilità a leggere più in là di un voto elargito a piene mani. Prepotenti e sprinter dell’immediato bruciano le tappe nell’indifferenza colpevole, in quel cancellino lanciato, senza il timore del dazio da pagare, perché nessuno parlerà, nella sfida scagliata senza troppi inciampi, tatuaggi invisibili di medaglie guadagnate sul campo, un potere riconosciuto, che assomiglia a una condanna senza appello. I bulli crescono e gli insegnanti sopravvivono, i genitori indisturbati sono in gara per poter vincere il traguardo del benessere, ognuno gioca la propria partita evitando la fatica di un confronto... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




La desertificazione di ogni riservatezza.
lunedì 21 maggio 2007 di Vincenzo Andraous

Come è possibile in un paese progredito, dove a democrazia sta giustizia, dove a società sta solidarietà, che un fatto di cronaca, sebbene assordante per disumanità, ammutolente per indicibilità, possa diventare uno spazio ove fare convergere le attenzioni più morbose, a tal punto da relegare di lato quelle doverose garanzie di tutela appartenenti a ogni cittadino? I mostri pedofili di Rignano Flaminio sono stati tutti scarcerati, "inspiegabilmente " sono ritornati in seno alle proprie famiglie, vicino ai propri figli. Donne e uomini liberati dalle catene, e soprattutto, dalla infamia più grande, quella di avere abusato di bambini inermi. Processi di piazza così ben elaborati da divenire programmi da prima serata, format così ben confezionati da dirottare opinioni e giudizi. Articoli su carta stampata disegnati senza la fatica dell’indagine svolta sul campo, verifica necessaria per poi formulare eventuali convinzioni o dubbi, non per narrare trame romanzate infettate dalla dietrologia più spicciola. C’è un paese che rimane preso dentro, non dalla sofferenza di una vita malamente al macero, bensì dall’emozione scatenata dall’eventuale ipotesi da affiancare e supportare ideologicamente, per crocifiggere o assolvere repentinamente. Il risultato in ogni caso è di alterare le condizioni di equità, di pari dignità tra accusa e difesa, soprattutto di mettere al bando, fuori dalle coordinate sociali, persone innocenti fino a prova contraria... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Dove muore la civiltà.
lunedì 21 maggio 2007 di Vincenzo Andraous

Il popolo delle "galere" non ha più generazioni da consegnare alla storia...


Vanessa.
lunedì 14 maggio 2007 di Vincenzo Andraous

Una doppia tragedia che attraversa le coscienze


Nullatenenti delle relazioni.
martedì 1 maggio 2007 di Vincenzo Andraous

A riflettori spenti...


Trapezisti di umanità .
mercoledì 25 aprile 2007 di Vincenzo Andraous

Senza rete di sicurezza


Bulli con le spalle al muro.
martedì 17 aprile 2007 di Vincenzo Andraous

Guardavo il telegiornale e il servizio che andava in onda parlava di scuola, di studenti, di bullismo. Un telefonino aveva ripreso tutta la scena, il bullo che dall’ultimo banco scagliava un astuccio all’indirizzo della professoressa che stava scrivendo alla lavagna, colpendola alla nuca. Gli altri alunni seduti immobili come se nulla fosse accaduto, mentre l’insegnante in lacrime fuggiva dalla stanza. Osservando la scena alla televisione, ho sentito un brivido percorrermi la schiena: in quei fotogrammi, quel ragazzo nascosto dall’ultimo fila, quel lancio codardo a colpire alle spalle, ho rivisto un altro bullo allo sbaraglio, in quei ragazzi educatamente seduti ai loro banchi, ho ricordato altri compagni, in quella fuga scomposta l’umiliazione di altre persone incolpevoli. Il telegiornale mi ha rispedito a una classe anonima, dove rimanere un figurante non protagonista del proprio vivere, e diventare "diverso" a scuola, in famiglia, nella strada, è stato il passo più breve per fare conoscenza dapprima con un carcere per minorenni, poi con il resto del panorama penitenziario. Le risate dei ragazzi intorno al bullo risuonano come mine vaganti, il filmato ne conserva i ghigni soddisfatti, e in questa desolante attualità, fanno capolino i genitori diventati specialisti forensi, protesi all’assoluzione in formula piena, mentre gli stessi professori sono ridotti a semplici trasmettitori di mere nozioni, poco interessati alla tecnica dialogica, che però consente di instaurare relazioni importanti... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Quinto potere.
mercoledì 28 marzo 2007 di Vincenzo Andraous

La televisione della commiserazione e dell’invettiva.


Spari...
giovedì 22 marzo 2007 di Vincenzo Andraous

...alle spalle dei più giovani


Bullismo...
martedì 13 marzo 2007 di Vincenzo Andraous

...e tautologie inconcludenti


Brigate Rosse e amnesie generazionali.
sabato 24 febbraio 2007 di Vincenzo Andraous

Perché non si costruisce sulle "ceneri" del passato.


Colpi sotto la cintura.
martedì 13 febbraio 2007 di Vincenzo Andraous

In questi giorni continuano a sprecarsi lacrime, accuse, opzioni più o meno ardite per fare Giustizia di un accadimento tragico, culminato con la morte di un uomo. Ucciso a margine di una partita di pallone, volutamente a margine, per significare la distanza che ormai intercorre tra il gioco e la realtà che incombe. Per dare senso a questa morte non c’è bisogno di andare a parare nelle scienze sociali, nelle violenze di altre epoche: ove la civilizzazione è più alta, più è certa la tragedia dietro l’angolo. Se di disagio si tratta, non è certamente riconducibile alle regioni dello stivale basso, per intenderci quelle dal reddito iniquo, infatti quanto ha investito Catania, non è associabile al solito luogo comune del sud mafioso, contaminato dalle organizzazioni criminali, perché i morti ammazzati ci sono stati a Catania, come a Milano , Genova, Roma e Ascoli. Ci si ostina a quantificare i commandos spaccaossa a pochi sparuti gruppi di criminali, per cui basterebbe poco per renderli inoffensivi. Anche questa disamina appare una sorta di sociologia spicciola, è vuoto il calice della conoscenza di fronte a un uomo disteso sul selciato, riverso con gli occhi increduli sulla lacerazione inferta all’umanità. Forse per avvicinare una soluzione occorre chiederci perché le famiglie non frequentano più lo stadio, mentre i loro figli ne riempiono le biglietterie. Forse occorre osservare meglio dentro il nucleo famigliare, dove i grandi corrono... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Al mio amico Maicol.
sabato 3 febbraio 2007 di Vincenzo Andraous

... in un tempio dove la preghiera se ne sta adagiata sui cumuli di domani, con gli occhi accesi sulla notte che giunge d’improvviso.


Donne e bambini al macero...
domenica 21 gennaio 2007 di Vincenzo Andraous

In queste solitudini inconfessabili...


Indulto...
martedì 16 gennaio 2007 di Vincenzo Andraous

... e ripensamento culturale


In barba al profeta (e a Gesù sulla croce).
lunedì 8 gennaio 2007 di Vincenzo Andraous

Queste feste natalizie stavano portando molti di noi, indifferenti, alle orecchie del bambino, foss’anche per ottenere una giustificazione alle nostre innumerevoli assenze. Natale stava riuscendo a viverci, addormentando la nostra smania di vincere la vita, questa volta eravamo davvero vicini al miracolo del bambino. Invece come una spada di Damocle appesa sulla ragione dell’umanità, costretta perennemente a replicare se stessa, ecco che dall’altra parte del pianeta è stata recapitata nelle nostre case la notizia del dittatore Saddam Hussein appeso a una corda, e non contenti di questa comunicazione diretta e spropositata, ci sono state scagliate in dono, le immagini della sua esecuzione: il primo dono è stato un indomito Saddam pochi attimi prima di tirare gli ultimi, il secondo dono un albero di natale a mo’ di forca, lì, ben posizionato per gli sguardi più morbosi. A tutto ciò si sono aggiunte le molte voci peraltro inadeguate di tanti e troppi personaggi famosi, che non hanno perso tempo a giustificare e anche definire coraggioso e pieno di dignità il rais al cospetto della morte. Dimenticando che quel coraggio era imbottito di farmaci e droghe, e quella composta dignità una lontana parente del rispetto verso se stesso e gli altri, persino in quel momento. Forse per i tanti protagonisti di questo scempio della pietà è tempo di arrossire dalla vergogna, mussulmani e cristiani, religioni diverse, culture distanti, si sono incontrate oltre la linea... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Natale di trasformazione.
giovedì 21 dicembre 2006 di Vincenzo Andraous

Persino il generale inverno delle nostre interiorità piega di lato, quando inizia il conto alla rovescia per Natale, senza più la maschera del tempo, il cielo si abbassa a sfiorare orme indelebili, nella speranza di una Festività finalmente normale, non perché mediocre o banale, ma perché avvento di Giustizia e Compassione. Natale non conosce barriere, né ideologie, non consente disattenzione né indifferenza, non è un momento vano neppure per il più sciocco degli uomini, quello che lo intende per un sol giorno, come una rappresentazione imposta dalla coscienza. Natale non è catarsi da acquistare al supermercato degli affetti, né emozione costruita in laboratorio, non è veste da indossare in politica, né iconografie digitali per spot multimediali. Gesù nasce e rimane bambino nella nostra identità flessibile, Egli resta un pargolo, che incredibilmente non riusciamo ad associare a quella sua rivoluzione ancor oggi sinonimo di libertà. In questa nascita c’è la libertà che consente a ciascuno di noi di chiudere una porta per poi aprire un portone, allontanando utopie travestite di estremismi. Libertà che non si è spenta neppure nei chiodi piantati nella carne, in una croce che è venuta per nostra scelta. Di scelta si è trattato, scelta che ancora attende parole e gesti compiuti per chiedere perdono, ritrovando senso e coraggio per un Amore che non ha somme da accreditare né divisioni da marcare. Le domande che assalgono ci fanno riflettere sui grandi misteri: il nostro cuore è aperto per accogliere? Le nostre mani si alzano al cielo con purezza, o cerchiamo solo un... PER CONTIUARE LA LETURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Drogarsi...
sabato 2 dicembre 2006 di Vincenzo Andraous

... non e’ normale per niente!


Società...
giovedì 23 novembre 2006 di Vincenzo Andraous

... non e’ solo una parola.


Fare prevenzione...
giovedì 16 novembre 2006 di Vincenzo Andraous

... e’ un bisogno reciproco


Indulto e progetti inevasi...
martedì 7 novembre 2006 di Vincenzo Andraous

...ma chi è uscito, veramente, dal carcere?


Nell’angolo che non intendiamo vedere...
sabato 28 ottobre 2006 di Vincenzo Andraous

Ormai ciechi alle miserie umane.


Droga...
sabato 21 ottobre 2006 di Vincenzo Andraous

Macerie che ci lasciamo alle spalle?


Ideologia compra e vendi.
domenica 1 ottobre 2006 di Vincenzo Andraous

Il nostro è davvero un paese emblematico: decenni trapassati dagli scioperi a oltranza, di elargizioni e susseguenti prelievi, di proteste e rinculi repentini, di grida e urla forti nei riguardi dei deboli, di lamenti deboli verso i forti. Eppure mai come in questo momento di grandi sfide al cambiamento, all’innovazione delle menti, che poco hanno a che fare con le iperproduttività strutturali, c’è strisciante, il bisogno di rivendicare la propria casta, nella bottega delle proprie idee, tutto ciò per accedere ai colori della vittoria......senza fare troppo caso alle ginocchia piegate dalla necessità di fare ritorno ai propri passi, sotto il peso di un’esigenza di giustizia che rivendica nel dialetto di ciascuno quell’equità che disconosce calcolo e privilegio. Così qualcuno ammette che sorprendentemente stava meglio, prima, con il governo di centrodestra, meno tasse e più soldi nella pensione, mentre per lo stesso motivo qualcuno si morde le dita per la rabbia e la delusione di aver dato il proprio voto al governo di centrosinistra... Orientamenti politici diversi e anche assai distanti, che convergono verso lo stesso principio: il reddito pro capite è ciò che più conta, il reddito pro capite è soprattutto ciò che fa democrazia, il reddito pro capite fa celebrare il funerale dell’ideologia "compra e vendi", di quel credo politico che attraversa ogni sponda, nell’ordinata e furtiva dimenticanza di cecità sempre più ottuse. Persone diverse con lo stesso... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Violenza e viltà .
sabato 23 settembre 2006 di Vincenzo Andraous

In Italia c’è una bambina Bielorussa che è stata nascosta dai genitori adottivi, i quali hanno deciso di infrangere una norma e quindi rischiare la galera, pur di non farla rientrare nel suo paese, o meglio nel brefotrofio-orfanotrofio che la ospitava, e in cui è stata sottoposta a umiliazioni e violenze inenarrabili, in sequenze miserabili raccontate non solamente dalla stessa bimba, ma soprattutto, dai coetanei, carnefici, rei confessi. Violenza sui bambini, infamia tracotante di viltà. Fin troppo facile dare briglia sciolta all’emozione, fin troppo facile rimanere incollati al televisore, a tal punto da imbrigliare la colpa, quella colpa che è sempre di altri, ma ci sbatte addosso la nostra consueta impotenza. Bambini sottratti a una vita ancora tutta da venire, bambini rapinati della propria età e dei propri passi, bambini perduti nello strapotere dei confini eretti a stati distratti, dimentichi del rispetto della regola più naturale, quella che ci fa essere e rimanere uomini, persone, senso e parte di una umanità che sta ontologicamente dalla parte dei bambini. La piccola Maria è in Italia, in attesa che il suo paese di origine metta di lato l’orgoglio nazionale, ponendo al centro l’amore per la sua giovane cittadina, nella comprensione per la nuova famiglia incontrata. Occorre avere il coraggio di guardare fino in fondo in quegli occhi, non fermarsi alla periferia esistenziale che ci coglie sovente impreparati... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.





La nazione dei bisonti.
giovedì 14 settembre 2006 di Vincenzo Andraous

Sento e vedo migliaia di persone, di ogni colore e nazione, diagnosticare terapie politiche e sociali per stabilizzare diritti e democrazie in paesi dilaniati dalla ferocia della povertà, dall’ingiustizia oramai globalizzata, che non sottrae religioni e dei, dal taglione del mors tua-vita mea. Guerre e stragi, uomini in armi e bambini depredati di ogni sorriso, terre divise e derubate dei propri confini, inni alla pace gridati a tempo di musica, e richieste di giustizia licenziate con qualche parola travestita di compassione. L’Africa è in fiamme, il Medioriente tra le macerie, Israele difende e la Palestina muore, l’Irak è in ginocchio e il Libano scomparso. Persone in marcia per la pace, altrettante in guerra per difenderla, altre circondate e maltrattate, per distribuire equamente il residuo di giustizia. Specialisti in relazioni spediti qui e là, equazioni e sottrazioni della comunicazione a supporto delle percentuali e delle statistiche, tutte ben contenute nella negazione del dato esponenziale, che accerta l’odio e la vendetta covare sotto il primo strato di pelle, che non si vede, ma si muove sotto carico, pronto a esplodere a ogni nuovo giorno. Scacchieri e pedine si muovono lentamente intorno a paesi dimenticati, città violentate, popolazioni abbandonate in confini inventati e frontiere frantumate. Il Far West è qui, moltiplicato per mille, nelle sue nefandezze inenarrabili.... PER CONTINUARE LA LETURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Giuda accanto a noi.
lunedì 4 settembre 2006 di Vincenzo Andraous

Le immagini scorrono veloci, sembrano sequenze sparate con il lanciarazzi, ma non è il resoconto di una guerra oltre i confini nazionali, è il riassunto di una meschinità tutta nostrana, che ci riguarda da vicino, che si ripete ogni anno durante la stagione del sole. Così tra un abbandono che spesso diventa un vero e proprio assassinio, e un altro che miracolosamente si trasforma in una adozione, la mattanza canina non conosce pausa, neppure quella della coscienza. L’umano di turno "persona civile", facente parte la collettività, a volte persona preposta ai processi educativi e di crescita dei più giovani, di quanti, ad esempio i propri figli, assistono passivamente a drammi come quello di un cane spintonato sul ciglio di una strada. E’ incredibile come sottopelle, l’indifferenza e la disattenzione si insinuano senza lasciare traccia; sbalordimento e il dolore scompaiono con una scrollatina di spalle, si allontana lo sgomento per due occhi impietriti e ormai sezionati sull’asfalto, o se va bene disegnati sullo schermo di una televisione, pupille dilatate dal terrore di una solitudine imposta, senza colpa né rimando a ferire. Abbandoni e crudeltà travestite di infame perbenismo, abbandoni e dimenticanze in personalità mature infantilizzanti, abbandoni e disumanità nei ruoli e nei titoli di eccellenza nella nostra società, nelle nostre belle famiglie... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Indulto o inganno?
martedì 22 agosto 2006 di Vincenzo Andraous

Quando si parla di carcere, si rischia di incorrere in esternazioni ideologiche, per non percorrere la strada faticosa a nome Giustizia e Umanità. Per partorire davvero riforme, invece occorrono costruzioni mentali forse difficili, non basta esprimere giudizi. Tutti sappiamo che è più facile non guardare a quel che succede nei meandri di un penitenziario. Altrettanto sappiamo che è ancora meglio non interessarsi a quel che non succede in una prigione. In fin dei conti è più consono non accollarsi troppi mal di testa per "persone" che hanno sbagliato, e pagano giustamente pegno. Tranne poi scandalizzarsi e farne un dramma di coscienza, quando molte di queste persone, una volta ritornate in libertà, al termine della loro pena, ricommettono gli identici reati , creando allarme sociale e insicurezza. Allora si auspica, inasprimento delle pene, carcere duro..... il capo reclino negli strati più profondi, con l’unico risultato di nascondere la verità, quella che fa male e ci indica come corresponsabili di un’assenza che perpetua vittime e carnefici. L’impressione che si ricava dal dibattito attuale sull’indulto, è di una somma di parole che non favorisce speranza, eppure per superare lo scompenso, la diastasi tra punizione e recupero, occorre ripristinare un clima di collaborazione e di partecipazione attiva. Forse è il caso di prendere in considerazione il fatto che il reato, il delitto, necessitano anche di un risanamento oltre che di punizione... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.


Morti di serie B.
mercoledì 2 agosto 2006 di Vincenzo Andraous

Benvenuti a "Lamerica"!


Macerie umane e speranze.
martedì 25 luglio 2006 di Vincenzo Andraous

Amnistia o indulto. Problema risolto?


Riconciliazione.
sabato 1 luglio 2006 di Vincenzo Andraous

Rimanere fuori dalla società per tutto il tempo a venire?


Giudizi senza appello
domenica 21 maggio 2006 di Vincenzo Andraous

Così ciechi da non riuscire a comprendere il valore di un gesto...


Nel recinto chiuso.
domenica 7 maggio 2006 di Vincenzo Andraous

Baby Gang. Ancora.


Finita la festa ...
martedì 25 aprile 2006 di Vincenzo Andraous

...la croce ci salva sempre.


Dal baratro alla rinascita.
sabato 15 aprile 2006 di Vincenzo Andraous

...non tradire noi stessi, per non tradire l’altro.


L’infamia più grande...
sabato 8 aprile 2006 di Vincenzo Andraous

...come una freccia, privata del suo ritorno.


Al voto...
sabato 25 marzo 2006 di Vincenzo Andraous

... in ordine sparso


Un futuro chiamato Tommaso...
venerdì 10 marzo 2006 di Vincenzo Andraous

Per tutti i bambini innocenti


E’ uno di quei giorni...
sabato 18 febbraio 2006 di Vincenzo Andraous

... in cui il dolore è così feroce!


Un video per un mondo di pace
sabato 28 gennaio 2006 di Vincenzo Andraous

Un altro in meno.
domenica 15 maggio 2005 di Vincenzo Andraous

Suicidi e silenzi?


Fuori dal coro.
lunedì 4 aprile 2005 di Vincenzo Andraous

il Pontefice è salito in alto, dove gli compete. Noi, nel frattempo, rimaniamo a tenere desto il suo ricordo.


Rinascere davvero.
domenica 26 dicembre 2004 di Vincenzo Andraous

Natale corre al centro dell’Universo, verso l’Uomo che ha cambiato la nostra esistenza.


il raglio del mulo - 2.
martedì 21 dicembre 2004 di Vincenzo Andraous

Quando la vergogna entra nelle case disabitate dal cuore, non c’è più giustificazione, nè risposta che possa bastare.


La grazia del carcere che cè?
venerdì 10 dicembre 2004 di Vincenzo Andraous

Ciascuno possiede il proprio orizzonte per carpirne il riflesso migliore.


I bambini non si toccano... mai!
martedì 7 settembre 2004 di Vincenzo Andraous

L’uomo che si prepara alla sua morte è colui che " decide la sorte dei bambini ".


Quel cappio al collo...
martedì 31 agosto 2004 di Vincenzo Andraous

"In galera ci si perde per sempre, perché..."


Parole in trappola...
sabato 31 luglio 2004 di Vincenzo Andraous

Indipendentemente dalla ragione o dalla compassione, bisogna imparare ad essere "veri".


Il popolo del volontariato.
venerdì 23 luglio 2004 di Vincenzo Andraous

Per occupare gli spazi del dolore, cambiandone la storia...


Dignità disabitata.
giovedì 15 luglio 2004 di Vincenzo Andraous

La ragione sta a Dio oppure al carro armato di ultima generazione?


Vittime a perdere.
sabato 19 giugno 2004 di Vincenzo Andraous

Brigate Rosse e dinosauri


Omertà non sta a solidarietà
lunedì 31 maggio 2004 di Vincenzo Andraous

"...in questa cecità ottusa occorre imprimere il visto di entrata al cuore, e comprendere che è certamente una sola la via da seguire..."


EROI DI VERGOGNA
lunedì 24 maggio 2004 di Vincenzo Andraous

"C’è vergogna, tanta vergogna per il potere che non è servizio nè umana condivisione. Per il mondo che si scandalizza, ma rimane avvinto al proprio sepolcro imbiancato"


Pedagogia del servire
domenica 16 maggio 2004 di Vincenzo Andraous

"Occorre educare bene, educare con amore e fiducia.."


La Passione Di Cristo.
venerdì 7 maggio 2004 di Vincenzo Andraous

Riflessioni a "bocce ferme"


La memoria corta, non è Pasqua!
domenica 11 aprile 2004 di Vincenzo Andraous


Non tradite voi stessi, tradendo la possibilità di scegliere... che è data a tanti altri.


Vogliamo vedere Gesù!
martedì 30 marzo 2004 di Vincenzo Andraous

La risposta al Messaggio di Giovanni Paolo II, per la XIX Giornata Mondiale della Gioventù del 4 Aprile 2004.


Disvalori dell’indifferenza.
lunedì 8 marzo 2004 di Vincenzo Andraous

Beati gli ultimi perchè saranno i primi...parole che sono speranza per chi possiede vista prospettica, ma per chi non possiede neppure il presente.....a quale domani votarsi?


Bandane al vento...
martedì 17 febbraio 2004 di Vincenzo Andraous

Con le dita scorticate verso il cielo.


Domanda di Grazia a Gesù.
domenica 4 gennaio 2004 di Vincenzo Andraous

C’è l’uomo della condanna e c’è l’uomo della pena. C’è il viaggio di ritorno, lento e sottocarico, a fare da ponte con l’umanità ritrovata.


A te che nasci...
venerdì 26 dicembre 2003 di Vincenzo Andraous

Dal Carcere di Pavia, una poesia per la Messa di questo Santo Natale.


Sepolcri imbiancati.
lunedì 8 dicembre 2003 di Vincenzo Andraous

"Del carcere tutti sappiamo tutto, ma a pochi importa qualcosa davvero!"


Grazia... in offerta speciale!
domenica 30 novembre 2003 di Vincenzo Andraous

Anche all’interno di una prigione, la vita può riservare incontri con se stesso e con gli altri, che "disotturano" le intercapedini dell’anima...


Amico fragile.
sabato 22 novembre 2003 di Vincenzo Andraous

Lutrec, gli affanni dei passi incerti...la vergogna per un vissuto depredato ingiustamente.


Giovani a perdere.
domenica 16 novembre 2003 di Vincenzo Andraous

"A volte penso che si voglia intervenire così rumorosamente nei riguardi dei giovani, proprio perché..."


Brigate Rosse e dinosauri.
sabato 8 novembre 2003 di Vincenzo Andraous

Un articolo senza quelle "parole-valigia", dove tutto può essere detto e anche interpretato...


NO DROGA... NO PARTY!
sabato 1 novembre 2003 di Vincenzo Andraous

È il fallimento di una Società che sta a guardare?


Intervista condannata all’ergastolo...
venerdì 24 ottobre 2003 di Vincenzo Andraous

Chi sbaglia paga. Ma la pena deve essere redentiva... e non infliggere la morte civile!"


Clemenza, per il popolo degli sconfitti.
sabato 18 ottobre 2003 di Vincenzo Andraous

La pena ha un suo termine. Poi ricomincia il viaggio!


Volti nuovi e abiti vecchi.
domenica 12 ottobre 2003 di Vincenzo Andraous

A volte, l’unica ricompensa per essere riusciti a ben educare , è averlo fatto .


Come pugni nello stomaco...
sabato 27 settembre 2003 di Vincenzo Andraous

A volte, "essere" o "cambiare", è davvero un lento percorso a ritroso!


A Noi... e non agli Altri !
sabato 20 settembre 2003 di Vincenzo Andraous

Per la nascita di un nuovo progetto esistenziale... per dismettere i panni di "chi non siamo"!


Applausi a mani nude.
domenica 14 settembre 2003 di Vincenzo Andraous

Quanto tempo è scivolato addosso ai corpi e ai pensieri? Quanti giorni sono rimbalzati negli sguardi colmi di speranza di uomini "incatenati" e uomini "liberi"?


Il raglio del mulo.
venerdì 5 settembre 2003 di Vincenzo Andraous

Non esiste Nord nè Sud quando la ragione bussa alla tua porta!


Spinelli...
venerdì 29 agosto 2003 di Vincenzo Andraous

Droghe leggere, droghe pesanti, quali sono le differenze, se a perdere... sono quelli che in leggerezza hanno iniziato e con pesantezza si sono perduti?


Io, ho smesso di fumare!
mercoledì 20 agosto 2003 di Vincenzo Andraous

Non esiste differenza tra droghe leggere e droghe pesanti, esistono le droghe e sono tutte negative...


Dall’ultima fila...
domenica 17 agosto 2003 di Vincenzo Andraous

Al male non si risponde con altro male, ma con la fermezza dell’umanità ritrovata...


Crimini e Minori.
sabato 9 agosto 2003 di Vincenzo Andraous

" Ehi regista, sono stanco, fammi uscire dalla storia! "


Il falco dagli occhi lucidi.
sabato 2 agosto 2003 di Vincenzo Andraous

È sempre il più furbo che, alla fine della corsa, pagherà per tutti invecchiando "dentro", come il pezzo di carcere che lo ha sepolto...



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