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Il comune denominatore.
di Fernanda Annesi  ( fernanda_65@yahoo.it )

14 aprile 2018






Un mazzo di chiavi per le porte migliori.


Pensieri degli anni difficili

Dopo un po’ di anni ritorno nel tempio che mi sostiene nei momenti peggiori e in quelli di serenità. Là dove la mia giovinezza è garantita, dove la qualità della mia vita sarà sempre gradevole e, soprattutto, dove il risultato dei miei pensieri ha la possibilità di tradursi in parole.

Poche chiacchiere, torna tutto. Le cose che segnano non si dimenticano, soprattutto se le sintonie create anche per breve tempo ti hanno dato la possibilità di esprimerti esattamente per come sei. E ti senti sempre più te stessa.

Grazie, alle persone che mi fanno sentire esattamente per quella che sono e senza volermi in altro modo.

È vero, ho bisogno di sentire l’aria calda quando arrivo. La rigidità che blocca, il freddo che paralizza non aiuta il mio stato d’animo e mi fa perdere un po’ di me stessa.

Quando la penna scivola di mano e disegna sui fogli della presenza, ogni verità graffia se dentro rimane!

Costi quel che costi.

Il tarlo dentro corrode, scava un buco lentamente, togliendo granello dopo granello alla struttura stabile su cui si poggiava la serenità.

18 anni. Dopo 18 anni mi ritrovo faccia a faccia con la verità e, consapevole ormai che non posso fare tutto da sola, mi esprimo.

Mi esprimo come non mai, le parole escono spontanee. Più nulla da perdere, proprio più niente.

E dopo? La libertà.

L’attaccamento alla vita.

L’ansia di riempire la vita.

Vicini. A volte è difficile definire le cose, sistemarle nelle giuste posizioni.

Introduco un cambiamento. Aspetto una risposta, senza fretta; nel frattempo pregusto un nuovo modo di vivere. Vero, ho modificato una parte di me stessa, lo sforzo è stato enorme, resto senza energie e con tanta paura.

Un mazzo di chiavi per le porte migliori.

Un bel dono ho ricevuto. Ora sta a me trovare quelle giuste, senza troppo insistere forzando: quando poco ruota ci si deve arrendere e andare oltre. Non era quella giusta.

Azzero il tutto, ricomincio daccapo. Quante volte nella mia vita mi sono ritrovata a riprendere la strada che avevo lasciato e ripercorrerla, questa volta però, ad una diversa velocità?

Non importa l’obiettivo, ma sempre più il durante. In fondo, vedo un orizzonte di fronte a me e non un confine.

Inutile continuare a pensare e trovare una giustificazione ad una serie di comportamenti che hanno un comune denominatore! Tutti dettati dal soddisfacimento esclusivo delle proprie esigenze, ignorando le regole di base della buona educazione e alle quali mai mi adatterò. Mai le comprenderò.

Uno strano senso di libertà accompagna il mio per niente celato malessere.

Vedo con sempre maggiore chiarezza intorno i comunicativi gesti impercettibili, come anche un istantaneo battito di ciglia sfuggito ad un eccessivo controllo.

Dentro, rimane incapsulato dentro a viaggiare come un proiettile che non esplode. Fino a quando …

Fino a quando il sole tornerà a sorgere alla stessa ora in cui i miei occhi si apriranno.

Fino a quando avrò nelle mani la certezza che altro non si poteva avere, che altro non si poteva fare.

Fino a quando un’altra sola parola metterà fine al tormento che scava all’interno e finalmente sarò fuori dal buco.

Domenica 1 aprile 2018

Fernanda

Questa la dedico a chi mi ha fatto notare che mia madre mi ha lasciato un mazzo di chiavi per le porte migliori …



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