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Uno come me, che... (Un limite o una risorsa?)
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

30 marzo 2017


Cari Lettori, qualche giorno fa, la banca presso cui ho i conti correnti, mi ha erogato un mutuo di 80.000 euro per l'acquisto di una porzione di immobile di cui l'altra metà, era già mia, per lascito ereditario. Premessa: a causa dello smarrimento (da parte del Comune) della documentazione presentata da mio padre per il  condono edilizio per migliorare qualcosa che, al momento dell'acquisto (nel 1980) era poco più di un rudere (con una multa non indifferente, già pagata), ho dovuto rifare tutta la procedura con un costo di quasi 12.000 Euro. Torniamo al punto di partenza: gli 80.000 Euro... ho scoperto che, lo Stato, per l'erogazione di tale somma, ha preteso il pagamento di “una tassa di concessione governativa” di 2400 Euro (comprensiva dei costi della Banca). Ma non finisce qui. E no! Perchè, lo Stato, sempre lui, ha preteso, sugli stessi soldi, un'altra tassa di 3600 euro nel momento in cui li ho usati per l'acquisizione della parte dell'immobile in questione. A cui aggiungere 1900 Euro di onorario notarile (che, a ben riflettere, è un'altra tassa imposta dallo Stato). Quindi, in conclusione, per dei soldi chiesti in prestito (quindi, in teoria, che non ho, altrimenti, perchè avrei dovuto stipulare un mutuo?) ha posto una tassazione nel momento in cui li ho ricevuti e, un'altra, quando li ho utilizzati per lo scopo per cui li avevo chiesti. Ma scusa, Stato, a questo punto, come faccio a pagarti, se questi soldi erano tutti destinati ad un obiettivo specifico?PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



È come se, a un individuo bisognoso di una trasfusione ematica, noi domandassimo, in cambio della disponibilità a fornire ciò che chiede, non solo la restituzione (con gli interessi) di quanto ricevuto ma, anche, di rinunciare ad un terzo della “sacca”, come tassa per usufruire dei due terzi restanti!

Cari lettori, a questo punto, concludo con me stesso, che è decisamente meglio evitare di danneggiarmi il fegato e, decido, con il mio, onesto, lavoro, di determinare ciò che serve, al pagamento di questo, che ritengo un balzello partorito dalla mente di un FOLLE... ma non di quelli che incontro nelle case di cura psichiatriche...

No, proprio uno senza speranza!

Ebbene, scopro che, sui miei guadagni (che in parte serviranno a pagare questo taglieggiamento) lo Stato, sempre Lui, mi chiederà (come fa con qualsiasi possessore di Partita Iva) il 65% in tasse, dirette e indirette...

Un’altra modesta riflessione: quando lavoro come consulente nominato dal Giudice e faccio risparmiare all’INPS (quindi, sempre allo Stato) decine di migliaia di Euro per richieste di prestazioni (invalidità di vario genere) non spettanti, sapete come mi ringrazia colui che ha tratto grande beneficio?

Con 290 Euro (lorde) a pratica, che mi verranno pagati “a babbo morto”, visti i tempi della burocrazia.

Cari Lettori, a questo punto, comincia a non essere più strano che, chi è preposto al controllo sul corretto andamento della Cosa Pubblica (e Privata), scopra, ogni giorno di più, che non esiste limite all’industrializzazione della disonestà, anche come forma di compensazione e ribellione ad uno Stato vessatore...

Mi permetto, a questo punto, di riportare questa mia riflessione, già proposta altrove ma, molto opportuna, visto quello di cui stiamo parlando...

Affermare, prima dell’avvento dell’era Fascista, che i politici fossero dei ladri era, senz’altro, una verità ipotetica.

Sostenere la stessa tesi, intorno agli anni 70 - 80 del secolo scorso (prima dell’era "tangentopoli" e "mani pulite"), diventa una dichiarazione assertiva.

Proporlo, alla luce dello schifo che, senza ritegno, la gentaglia nominata al Parlamento ci costringe ad assistere, quotidianamente, diventa decisamente "apodittico".

Potrei aggiungere che siamo avviati verso un Tempo in cui, la stessa proposizione si sta trasformando in qualcosa di pleonastico, cioè ridondante. In parole povere, troppo scontata!

Le cose che potrei “fare”, nella mia professione...

Una volta ci si ispirava a giganti come Ippocrate, Galeno di Priamo o, più recentemente, al dottor Albert Schweitzer... ora, più modestamente (ma più concretamente), i riferimenti riguardano i tanti camici bianchi (infangati) che lucrano sul dolore e speculano senza alcuna pietà.

Avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell’esito. Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali, e quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi. Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservato un cuore da bambino, un’onestà da bambino, una freschezza e una nobiltà da bambino. (Ernesty Hemingway)

E, questo, è il mio problema...

Avere paura di lordare la mia coscienza nucleare, quella che dovrò restituire nel momento in cui chiuderò gli occhi su questa forma di vita “terrena”...

Ma non è, propriamente, bontà... è, piuttosto una saggia manifestazione di egoismo.

 Si, perchè, resto sempre convinto del fatto che, se voglio scoprire e capire come tirar fuori il meglio da me (come prototipo di essere umano), devo evitare di contaminarmi. D’altronde, chi volesse ascoltare dell’ottima musica da Camera, riprodotta su Vinile, eviterebbe, senz’altro, di utilizzare uno strumento dozzinale ma sceglierebbe un complesso stereofonico di alto pregio e valore.

"Le persone più felici non sono necessariamente quelli che hanno il meglio di tutto ma, coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia!" (Kahlil Gibran)

Il valore...

L’unica unità di misura che crea ricchezza partendo dalle materie prime: gli esseri umani. Ecco, il mio obiettivo è quello di diventare una persona sempre più seria, per provare a meritarmi le opportunità offertemi da Madre Natura.

Come ho già scritto, a ben riflettere, riusciamo a renderci conto del fatto che, in fondo in fondo, i cosiddetti furbi sono dei “fessi” privi del coraggio necessario ad affrontare la vita, rimboccandosi le maniche e senza sgambetti perchè, come sostiene Vincenzo Andraous, “Alla fine della corsa, è sempre il più furbo che pagherà per tutti invecchiando, dentro, come il pezzo di Carcere che lo ha sepolto.”

La vita ci insegna che possiamo essere in testa o restare indietro nell’agone esistenziale. Ma, questa corsa, ci si augura sia lunga e, alla fine, è solo con noi stessi. Capirlo, crea momenti “che non sottraggono mai tempo, rimanendo un passo avanti, per tutta la vita.” (Vincenzo Andraous)

BUONE RIFLESSIONI

"Buon giorno" - disse il piccolo principe. "Buon giorno" - disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. "Perché vendi questa roba?" - chiese il piccolo principe. "È una grossa economia di tempo"- rispose il mercante - "gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana". "E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?" "Se ne fa quel che si vuole..." "Io" - disse il piccolo principe - "se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..." (Antoine de Saint-Exupéry)

Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta, Counselor) - Direttore "La Strad@"


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