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Spaccati di vita
di Redazione La Strada  ( info@lastradaweb.it )

20 aprile 2002

Ancora "lettere dal fronte". Questa settimana pubblichiamo frammenti di racconti di chi, per riabilitarsi, medita, riflette e studia... augurandoci che la costruzione del ponte sul futuro, non rimanga solo un sogno!


 

 

Preg.mo

Avv. Mariano Marchese

Piazza Europa, 14

87100 Cosenza

Gent.mo Avv.

Sono Francesco Bellantoni.

Sono nato a Scilla (RC) il 01/10/1945.

Sono detenuto nella casa circondariale di Cosenza,

frequento il II anno della scuola alberghiera.

Sin dall’inizio, faccio parte della compagnia teatrale Cammino.

Infatti sono stato sacerdote del Sinedro nel: ’’Processo del Nazareno’’.

Il magnate nel: ’’Sogno?...’’

Massaro Rocco in: ’’Natale a casa di Massaro Rocco’’.

Mosè ne: ’’La Pasqua’’.

Sono felice di poter collaborare con la sua rubrica.

Colgo l’occasione per salutarla, inviandole due piccoli racconti che ho scritto per la sua rubrica.

Cosenza 07/04/2002

Bellantoni Francesco

P.S. cercherò di riscriverle presto.

 

DA: ’’UNO SPACCATO DI VITA CHE RACCONTA’’

IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA: UN SOGNO CHE DURA DA 50 ANNI

Ho 57 anni e fin da piccolo ho sentito parlare del ponte da costruire sullo Stretto di Messina. All’età di 8 anni sono andato come apprendista in una bottega di barbiere, una dei pochi centri di intrattenimento sociale perché a quell’epoca nel mio paese esistevano solo qualche bar o cantina, dove la gente poteva ritrovarsi di domenica per discutere o giocare a carte. Di solito si beveva del vino accompagnandolo con dei lupini o del formaggio che ci si portava da casa.

Il ’’Salone’’ era un luogo visto soprattutto come passatempo serale, infatti molte persone dopo aver lavorato durante la giornata e, una volta cenato, venivano a farsi la barba che era un servizio funzionante per abbonamento. Coloro i quali stavano bene economicamente si abbonavano per la barba, tre volte a settimana e per due tagli di capelli al mese; la classe operaia si abbonava invece, due volte a settimana per la barba e per un taglio di capelli al mese; infine le persone meno abbienti potevano permettersi un abbonamento che consisteva in una barba a settimana e un taglio di capelli al mese. Spiego tutto questo perché voglio farvi capire come in una ’’barberia’’ ci fossero uomini con cultura e modi di fare diversi... ed anche i discorsi erano diversi. Si spaziava dal lavoro svolto nelle campagne, dai modi di coltivazioni di determinati prodotti, dalle atrocità compiute nella seconda guerra mondiale, da poco passata, alla possibile costruzione del ponte sullo Stretto di Messina . Quest’ultimo era l’argomento più dibattuto ed anche emozionante da immaginare: un bellissimo ponte sullo Stretto che accorciava distanze e faceva sognare.

Io ero un bambino e, come tutti i piccoli non potevo proferir parola perché sarei stato scambiato per un maleducato e sospeso dal mio servizio di allievo-barbiere, ma avrei voluto tanto dire la mia in mezzo alle voci di tutta quella gente che esprimeva con parole diverse il desiderio di vedere con i propri occhi il famoso ponte.

Il tempo intanto passava, non ricordo bene se si era nel 1956, ma era certo che in quell’epoca avevamo finalmente la possibilità di vedere la televisione. Noi ragazzi andavamo presso qualche famiglia che possedeva un televisore e da lì si ascoltava qualche notizia sul ponte sullo Stretto, ma potevamo rimanere poco in quelle case perché ci mandavano via prima delle 20.00.

A 18 anni la mia vita cambia: il ’’maestro barbiere’’ parte per il Canada e mi lascia il Salone da barba, nonostante la giovane età sono riuscito a fronteggiare bene la situazione lavorativa. La mattina appena sveglio passavo dal giornalaio a comprare la ’’Gazzetta del sud’’ per i clienti, quando avevo un po’ di tempo libero la leggevo anch’io e vi trovavo qualche notizia sul leggendario ponte.

Ormai ero grande e potevo finalmente anch’io esprimere giudizi e confrontare le mie idee con quelle degli altri. Si discuteva sul fatto che se gli uomini erano potuti salire fin sulla luna, era mai possibile che non si riusciva a costruire un ponte sullo Stretto?

A distanza di tanti anni ancora si sente parlare di questo argomento, non più nelle ’’Barberie’’, ma in sedi opportune e con termini maggiormente avanzati. So che è stato fatto un progetto costato miliardi ed io sono ancora qui ad aspettare la costruzione del ponte... che spero, non rimanga solo un sogno.

Francesco Bellantoni

Classe II A - IPSSAR Cosenza (sez. ass. di Castrovillari)

 

Un fatto realmente accaduto

Tempo fa, ero presente in un luogo dove si stava costruendo una casa. Insieme agli altri operai lavorava anche un giovane. Ad un certo punto il giovane cadde per terra battendo la testa. Io lo presi e con la mia macchina lo trasportai in ospedale. Il ragazzo purtroppo era entrato in coma. Dal momento che la casa in costruzione era la mia, mi sentivo in colpa e in dovere di andare a fargli visita tutti i giorni, anche se potevamo vederlo un quarto d’ora al giorno. Io avevo allora una zia suora, che è morta nel periodo in cui fui arrestato. Non andavo a trovarla spesso, ma chiedevo sempre sue notizie ad un’altra mia parente. Un giorno questa mia cugina mi disse che la zia suora aveva chiesto di me e che lei le aveva raccontato quello che mi era successo e della mia preoccupazione provata per quel ragazzo. Mi sono un po’ arrabbiato, perché non volevo dare dispiaceri a mia zia. Intanto erano già passati diciotto giorni ed il ragazzo non si svegliava dal coma. Tutti giorni io continuavo a fargli visita in ospedale. Due giorni dopo il primo colloquio con mia cugina, lei venne a trovarmi a casa mia e mi disse: ’’Ciccio, nostra zia ha pregato per due giorni sulla tomba di Padre Catanoso e mi ha detto di riferirti che la grazia è stata fatta’’. Rimasi incredulo alle sue parole. Continuavo però tutti i giorni, dopo pranzo, a recarmi in macchina all’ospedale per far visita al ragazzo, sempre in coma, aspettando il mio turno per entrare nella camera. Si poteva entrare solo due alla volta. Entrai. Dopo cinque minuti che lo guardavo con tristezza, vidi le gambe del povero ragazzo fare un movimento. In quell’istante rimasi di ghiaccio. L’altra persona che era con me invece corse a chiamare medici e infermieri. I visitatori furono fatti accomodare nel corridoio, eravamo in tanti, tra parenti ed amici. Ancora sbalordito, me ne stavo da solo in un angolo e sentivo solo bisbigli. Da quel momento, ogni giorno, le condizioni del ragazzo un po’ alla volta migliorarono finchè non guarì quasi del tutto. Adesso lavora come bidello in una scuola di Sicilia. Io, ancora oggi, quando penso a questo fatto non so capire se la sua guarigione è stata una coincidenza o un miracolo operato da Padre Catanoso attraverso mia zia Suor Eugenia.

Bellantoni Francesco

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