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La Vita. Una questione di scelte.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

6 febbraio 2017


"La vita è un faticoso cumulo di scelte", questo era il pensiero di un valente filosofo della Grecia antica, per definire l'esperienza terrena di ogni essere umano. Cari lettori, se dessimo per buona questa definizione dovremmo riconoscere come esatta l'equazione secondo la quale, ogni decisione si fa a discapito di altre e che, tanto maggiore è lo sviluppo della nostra personalità, altrettanto maggiore sarà la nostra capacità di valutazione, “tetragona ad ogni colpo di ventura”! Chi può dire di non aver rimpianto mai qualcosa? Opportunità mancate, errori di giudizio, inibizioni inspiegabili. Uno studio scientifico sull’espressione quotidiana delle emozioni, ha mostrato che le manifestazioni di rimpianto ("Se lo avessi saputo...") vengono al secondo posto nelle conversazioni, subito dopo l’amore e gli affetti. Il rimpianto, quindi, ci accompagna passo passo? Ma che cosa dobbiamo rimpiangere e, soprattutto, fino a che punto? E, in ultimo, esiste un modo per sottrarci a queste forche caudine? Mi rendo conto che si tratta di un impegno di non poco conto: meno male che, chiunque di noi, volendo, può attingere alle fonti etimologiche, per scoprire il vero significato di quanto andiamo dicendo e pensando. Vediamo un po': "ricordo nostalgico o doloroso di cose o persone scomparse o di occasioni mancate. Ad esempio, si rimpiangono l'infanzia, le vacanze, un amore della giovinezza..."... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



"Apprezzo le incompatibilità, i disaccordi e le incertezze che dividono la realtà in frammenti di verità e illusione e aprono la porta all’invenzione. Quando Humpty Dumpty cade da un muro e rompe il suo guscio d’uovo in piccoli pezzi, esiste un’alternativa al semplice incollarli di nuovo insieme. È anche possibile ricavare una frittata da quel disastro, mischiando i resti con altri ingredienti, e non solo quelli ai quali siamo abituati. Il futuro è una serie infinita di esperimenti. Il disaccordo è una sfida all’immaginazione. Il distacco è la ricompensa dei ricordi in conflitto. Mentre la conoscenza si espande e si frammenta appaiono delle crepe tra ciò che è predeterminato e cosa non lo è. I fatti si trasformano in misteri e le domande, invece di risposte, producono altre domande. Da questo deriva un’idea più avventurosa della libertà, che non è solo un diritto ma un’abilità da acquisire, la capacità di vedere il mondo attraverso lenti diverse e diverse dalle proprie, la capacità di immaginare ciò che nessuno ha immaginato prima, di trovare bellezza, significato o ispirazione. Ogni vita è una favola sulla libertà" (Theodore Zeldin - Ventotto domande per affrontare il futuro).

Questo Ŕ lo spunto inviatomi da una persona amica, come "pensiero" per il mio compleanno..

a ben riflettere, Cartesio diceva che dal bene passato viene il rimpianto, che è una specie di tristezza.

Questo tipo di rimpianto è parente della nostalgia. E a volte, paradossalmente, può procurare un certo piacere, visto che è associato al ricordo di momenti piacevoli. Infatti, Victor Hugo, per esempio, definiva nostalgia e malinconia come "la felicità di essere tristi".

Addirittura.

Forse è per questo che, alla sera ci assale, a volte, uno stato d’animo che ci avvolge come un plaid, legato ad un misto ondivago fra lo scontento e il dispiacere, di avere fatto (o non avere fatto) qualcosa. Il rimpianto è associato a numerose emozioni conflittuali: risentimento, sensi di colpa, sentimenti inerenti ai percorsi della disistima.

Infatti, nel tempo, non ci si accontenta più di ricordare il proprio passato, ma si valuta la propria responsabilità su un comportamento passato (verso il quale ci si sente responsabilmente colpevoli) e sulle sue conseguenze attuali. A quel punto, il rimpianto smette di essere un dolore circoscritto semplicemente al passato e diventa, anche e soprattutto, una sofferenza del presente.

A noi sembra di aver peggiorato la qualità della nostra vita ma, in realtà, abbiamo compiuto un passo importante verso il traguardo della maturità.

Considerando quanto esposto, dovremmo concludere che diventa necessario potersi consentire la libertà del dubbio, ad esempio e, ancor di più, la consapevolezza di essere fallaci, con la voglia di migliorare.

Purtroppo, la nostra Società non permette ai suoi membri la facoltà di ritenersi poco “formati” perché, ciò, esporrebbe al giudizio negativo degli altri, come dire alla “gogna”, costituendo, quindi, motivo di considerevole discrimine.

Insomma, come in una canzone di Renato Zero, meglio fingersi acrobati che sentirsi dei nani?

Viene da sè che, temendo il giudizio degli altri, spesso, si è portati a paventare una personalità che non corrisponde, propriamente, alla fotografia della nostra interiorità. A quel punto bisogna fare molta attenzione in quanto, tra il dire e il fare, c’è di mezzo un vuoto capace di generare oscillazioni e vertigini, in grado di disgregare certezze e sicurezze...

In un minuto c’è il tempo per decisioni e scelte che il minuto successivo rovescerà (Cit.)

Forse bisognerebbe capire che, la Vita, è come un lungo sentiero dalle mille diramazioni con cui, prima o poi, dovremo fare i conti per stabilire quale imboccare, per poter proseguire il nostro cammino.

Da qui nasce l’esigenza di una scelta...

Ovviamente, ogni decisione (dalla più semplice alla più sofferta) dipende, sostanzialmente, da quanto abbiamo imparato con l’esperienza, che teniamo custoditi nei nostri animi e che esterniamo attraverso i pensieri.

I nostri pensieri, già, quei magnifici costrutti fatti di “Nulla” (perchè le idee non si “toccano” con la mano) ma capaci di concederci di arrivare al “Tutto”... o di precipitarci nel buco nero spazio – temporale (perché siamo ciò che pensiamo).

In fondo, ognuno di noi dovrebbe potere essere in grado di valutare il livello di crescita di quel rapporto con se stessi che si chiama “identità” utilizzando, come strumento, la realistica constatazione dei conflitti che si animano nel proprio essere, nel momento in cui, all’orizzonte, la strada non è più una linea retta ma, al contrario, diventa una radura dalle mille opzioni.

Tanto più aumenterà l’ansia di sbagliare, tanto minore sarà il livello di sviluppo della propria personalità!

Cari Lettori, in genere, i nostri insuccessi sono più dolorosi se derivano da azioni che non hanno dato i frutti sperati anziché da omissioni. Però, i rimpianti più profondi sono legati alle occasioni perdute. Il fatto è che il passare del tempo causa un’evoluzione dei nostri rimpianti: quel che tendiamo a rimpiangere nell’immediato, spesso sono soprattutto le azioni sbagliate. Più passa il tempo, invece, e più rimpiangiamo quello che non abbiamo fatto.

E allora, una domanda: come si passa dal rammarico per quello che si è fatto, al rimpianto per ciò che, invece, non si è portato a termine?

Mediante un lavoro di compensazione psicologica, che smorza spesso le frustrazioni conseguenti agli episodi negativi spingendo a concentrarsi sugli aspetti positivi della situazione, nel suo complesso.

La Natura è articolata ma fa bene il suo lavoro.

Ogni scelta è compiuta, infatti, a danno di un’altra. Non potendo diventare perfetti nella gestione delle emozioni, credo che si possa imparare a vivere i propri rimpianti con maturità e saggezza: a ben guardare, una lezione per imparare dagli insuccessi, un’opportunità per passare dal rimorso o dalla nostalgia per qualcosa che non è stato, alla consapevolezza che si può fare un uso migliore del tempo che ci resta da vivere.

Perché, se è vero che “troppo spesso, le scelte che la realtà propone sono tali da togliere il gusto di scegliere”, ha altrettanto ragione Karl Marx, quando sostiene che “gli uomini fanno la propria Storia non in maniera arbitraria o in circostanze scelte da loro stessi, bensì nei contesti che trovano immediatamente davanti a sé, determinati dai fatti e dalle tradizioni.

Si, è vero. Ma, a noi resta il dovere (che, poi, è un privilegio) di scegliere dove volgere lo sguardo, per stabilire la direzione verso cui andare!


Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta, Counselor) - Direttore "La Strad@"

Si ringrazia Maria Mazzuca per il brano di Thedore Zelldin. Da questo "dono" sono partito per riscrivere un lavoro, giÓ pubblicato nel 2015.


Un suggerimento, se rileggete l’editoriale con questo bel sottofondo musicale, riassaporerete un gusto più intenso.


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