Il Counseling....
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

15 marzo 2014





Tavole illustrate, per capire cosa sia questa disciplina e come dovrebbe operare il professionista preposto.


Counseling, per una vita migliore

 

Questo lavoro, attraverso la proposizione di gradevoli tavole illustrate, si pone l’obiettivo (dopo aver premesso tutto il necessario, sul piano storico e legale) di spiegare in maniera divulgativa come dovrebbe operare (almeno per il sottoscritto) un Counselor. Come viene spiegato nei corsi tenuti a Neverland Scarl. Una utile indicazione: benché pubblicato su un giornale, questo non è, propriamente, un articolo ma un vero e proprio trattato che, con i link indicati, arriva alla ponderosità di svariate decine di pagine. Si può leggere a più riprese e con diverse modalità iniziando, ad esempio, a divertirsi con i fumetti per poi, gradualmente, approfondirsi. Resto a disposizione di chi porrà tutte le domande che vorrà.

BUONA LETTURA

 

L’uomo vide suo figlio addormentato, nel letto e fu pervaso da sentimenti di tenerezza. Ancora non riusciva a capacitarsi del fatto che, da una piccolissima parte, era nato lui, il suo bambino. Con un gesto solo aveva creato quegli occhi scuri, quell’aria vulnerabile, tutta quell’energia, tutta quella curiosità. Lo vedeva crescere giorno dopo giorno con amore, misto ad un’incredula dolcezza.

È mio figlio!

Nello stesso tempo, però, provava paura. Aveva creato un essere meraviglioso eppure non era in grado di proteggerlo fino in fondo. Non sarebbe riuscito a difenderlo dalle malattie, dal dolore, da nulla. Quella sensazione di dolcezza che lo aveva pervaso lo abbandonò e lui, angosciato, chiese udienza al Dio dei Padri per domandare una grazia.

" Mio Signore, sono qui per mio figlio..."

" Tuo figlio? Mi risulta che stia bene e cresca sano nel cuore e nella mente. Cosa vuoi di più?"

" Mi sento impotente..."

" Ma lo sei, di cosa ti meravigli!" - Lo interruppe il Signore - "Gli hai dato la vita e sai che il tuo compito è solo crescerlo, ma non ti appartiene e vieni qui a lamentarti. Guarda!"

E, con un gesto, gli fece vedere tutti i genitori che chiedevano miracoli per i loro figli malati. La fila era lunghissima e i volti dei genitori stravolti dall’angoscia.

" Io lo so di essere fortunato mio Signore e lungi da me il venire a lamentarmi al tuo cospetto. È solo che, come ogni genitore, vorrei qualcosa di più per lui."

"Va bene, puoi chiedermi una cosa, ma una sola. Fai, quindi, attenzione!"

L’uomo rifletté, una cosa sola sembrava impossibile, ma si sforzò per non far adirare la Divinità.

"Ecco, vorrei che non soffrisse!"

" Sei sicuro? La sofferenza fisica e quella interiore sono di stimolo alla crescita, faranno di lui un uomo forte. O vuoi uno smidollato che crolli al primo soffio di vento?"

" Hai ragione Signore, allora spero che abbia sempre vicino persone che lo amino...."

"Sciocco di un umano, la cosa importante è che impari ad amare chi non lo ama, e tu gli auguri il contrario?"

"E’ vero mio Signore, ma allora non so davvero cosa chiedere, nulla è allora importante in fondo, e a quanto pare mi devo augurare che debba passare proprio quelle prove che volevo evitargli, è così difficile essere padre!"

"Le prove, fanno parte del proprio destino personale, tu hai le tue, lui le sue. Proteggerlo da questo, significherebbe togliere il senso alla sua vita."

"Ma so che ci sono persone, in qualche modo protette come da un mantello speciale, speravo che tu potessi aiutarmi a tesserlo per lui...."

" Questo posso farlo, ma rifletti, questo mantello protegge dagli inciampi del cammino? Protegge dalle disgrazie, dagli errori, dalle sofferenze?"

L’uomo rimase in silenzio e poi sussurrò, sottovoce...

"No, ma mi sembrano felici, anche quando le condizioni appaiono disperate..."

Il viso del Dio si illuminò di un dolce sorriso

" Ci stai arrivando, allora..."

Anche l’uomo sorrise.

" Si mio Signore, questa è la cosa giusta da chiedere: Voglio che mio figlio sia felice qualsiasi cosa gli accada. Voglio che comprenda che la felicità è a portata di ognuno di noi e non dipende da elementi esteriori, ma da un percorso che la sua anima dovrà saper riconoscere in mezzo a mille..."

"Tesseremo insieme questo mantello. Ora puoi andare uomo... e così sia!"

Credo non esista inizio migliore (estrapolato dal seguente articolo) per introdurre, adeguatamente, lo spirito che anima l’idea e l’operatività del Counseling...

Il sostantivo Counseling deriva dal verbo inglese to counsel, che risale, a sua volta, al verbo latino consulere, traducibile in "venire in aiuto", "agire di comune accordo". La pratica del Counseling si sviluppa negli Stati Uniti intorno alla fine degli anni ’40 come risultato di una doppia esigenza:

  • da una parte, il sostenere e reintegrare in un breve tempo (e a costi sostenibili), un considerevole numero di reduci di guerra;
  • dall’altra, il fronteggiare un nuovo modo di concepire la psicologia e, con essa, una diversa concezione della persona (responsabile, con una visione chiara del proprio destino, e in grado di gestire la propria esistenza attraverso apprendimenti corretti, adeguate motivazione, obiettivi concreti).

Empowerment

Ossia la capacità di gestire le proprie capacità nel sentirsi di essere in grado di fare, sia sul piano strettamente personale, e di conseguenza, nella Società, come essere umani protagonisti e non spettatori della propria vita.

Si può affermare che, quella del Counseling sia una disciplina "diretta" o "trasversale".

Diretta, quando il Counselor, divenuto tale per aver studiato presso una scuola di formazione afferente a delle associazioni di categoria che garantiscono sia per l’Ente che per i Counselor, sceglie di svolgere questa professione a tempo pieno e su un piano esclusivo (cioè non si applica in altre professioni prevalenti).

Trasversale, nel momento in cui si utilizzano le competenze acquisite, all’interno di altri ambiti perativi. Ad esempio, anche uno psicoterapeuta può rivestire tali panni, nel momento in cui esce dall’ambito clinico di un individuo e cerca di indurre quest’ultimo a proiettarsi verso orizzonti decisamente meno foschi, sul piano della sceneggiatura esistenziale, per spingerlo a scoprire quali e quante prospettive possa avere, sul fronte della leggerezza e leggiadria, del sentirsi normale, privo di disturbi di tipo invalidante. Per capire la differenza fra Psicoterapia e Counseling, ad esempio, si può dare un ’occhiata qui

Ad ogni buon conto, come si può evincere dall’immagine, lo Psicoterapeuta è colui il quale scende all’interno delle problematiche impegnative di un individuo, nel suo personale "inferno interiore"; con un filo di Arianna, dà una mano all’individuo aiutandolo a capire come risalire, gradino per gradino, tutta quella strada che ha impiegato del tempo a scendere. Dal momento in cui arriva alla sommità di questo "vulcano" all’interno del quale è caduto, inizia il ruolo del Counselor, che ha un compito più "divertente", se vogliamo, perchè prevede lo spiegare alle persone come imparare a "volare" verso "aria fresca", verso le stelle, verso tutto ciò che rappresenta l’ignoto con il piacere di scoprire tutto quello che c’è per andare avanti senza annoiarsi.

Il Counselor, a queste condizioni, può "albergare" (ovviamente, sempre con una specifica preparazione) in un docente, un medico, uno psicologo, un genitore...

Dal punto di vista legale...

A seguito dell’entrata in vigore della Legge n░ 04/2013, l’attività professionale del Counselor, come quella delle altre professioni non "ordinistiche" (e ce ne sono oltre 150, fra cui, l’Amministratore di Condominio, il Mediatore Familiare, il Perito delle assicurazioni, il tecnico della camera iperbarica, l’optometrista, etc.), può essere svolta individualmente o in forma associata e, i singoli professionisti, possono dare origine ad Associazioni di categoria (disciplinate dalla stessa Legge) aventi, tra gli altri, il compito di garantire gli standard di formazione e di aggiornamento dei propri iscritti nonchè, una serie di garanzie a tutela degli utenti.

C’è stato qualche problema, in passato, col Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia. Ma abbiamo risolto

Premessa

Avendo una formazione medica, non mi trovo a mio agio nel considerare "indirizzi" (cioè, modi di pensare) diversi, per affrontare medesime tematiche così come, invece, accade per il mondo della psicologia. Insieme allo staff con cui si è intrapresa la via didattica del Counseling, ho cercato di differenziare (anche nel nome delle singole materie da insegnare oltre che, naturalmente, negli obiettivi operativi) il Counseling dalla psicologia e, di conseguenza, non si è pensato di dover indicare una sorta di "ombrello" di provenienza, preferendo immaginare la pratica del Counseling, oltre che estremamente Pragmatica, anche Eclettica (nonché Epistemologica, cioè aderente a principi scientifici) e capace, al tempo stesso di riuscire ad analizzare le motivazioni delle mancate realizzazioni.

Mi rendo conto, comunque, del fatto che sia necessario indicare una sorta di pedigree di derivazione, giusto per dimostrare l’assenza di principi "campati per aria".

Da questo punto di vista, quindi, la mia idea di Counseling, risente indissolubilmente, del modello psicologico (o teoria scientifica, fate voi...) di Giovanni Russo (descritta, tra l’altro, nel libro "Un Mondo nelle tua mani" Eur Ed. - ROMA 2001) definito P(ragmatico) E(clettico) A(nalitico) che, se proprio volessimo categorizzare all’interno di un "indirizzo", potremmo inquadrare, al tempo stesso in ambito Psicodinamico e Cognitivo Comportamentale.

Giusto per intenderci...

Carl Ramson Rogers (nato nell’Illinois l’8 gennaio 1902 e morto in California, il 4 febbraio 1987) è stato uno psicologo statunitense, fondatore della terapia non direttiva e noto in tutto il mondo per i suoi studi sul Counseling e la psicoterapia all’interno della corrente umanistica della psicologia. La definizione riportata nell’immagine proposta, ricalca abbastanza lo spirito con cui, noi, ci approcciamo, sul piano del Counseling.

Infatti...

L’incontro di consulenza...

Quale che sia la richiesta che ci venga posta, prima di stabilire se siamo in grado, o meno (e se siamo disponibili), è indispensabili renderci conto di una seria di variabili. Ecco perchè, il primo incontro non pu˛ non definirsi "propedeutico" o di consulenza.

In questo incontro, come illustrato nell’immagine, si cerca di capire cosa si aspetta il cliente/utente/sofferente da noi, quali siano i suoi obiettivi e le sue motivazioni, evitando si farsi condizionare da pregiudizi legati a quanto, magari, sappiamo su di lui, o da come si mostra, ad un esame superficiale. Utile inquadrare la richiesta all’interno di una griglia di possibilità operative (per comodità, ne sono state elencate alcune delle più significative, all’interno dell’immagine proposta).

Ma facciamo un passo indietro...

Difficile pensare che qualcuno voglia prendere un appuntamento via Internetn(è possibile ma infrequente...). di conseguenza, la via più classica, resta quella telefonica. È estremamente probabile che, ogni giornata che il buon Dio (o chi per lui) manda su questa Terra, ci vede interfacciati in miriadi di comunicazioni mediali eppure, (soprattutto se si è all’inizio della professione) potremmo non essere adeguati alle circostanze, nel caso della stipula del primo appuntamento.

Per non correre rischi...

Chi ci contatta trasmette (anche senza accorgersene) una miniera di informazioni circa la sua persona, le proprie motivazioni, le legittime aspettative, etc. Concentriamoci sull’ascolto attento e riusciremo a stabilire quando inserirlo nella nostra agenda, in relazione a quanto ipotizziamo essere impegnativo incontrarlo. Evitiamo di caricarci con troppi appuntamenti o di scegliere orari incongrui: non riusciremo ad offrire il meglio di noi.

Il momento dell’incontro...

Ognuno di noi si augura di metter su un ambiente lavorativo confortevole e con collaboratori in grado di filtrarci i fastidi del mondo esterno. Ma, quando si tratta di ricevere chi ha deciso di venirci a trovare, è buona norma accoglierlo personalmente, come si farebbe con un ospite, a casa. In questo modo, costui (o costei) si sentirebbe rispettato e considerato nella giusta maniera. Come interloquire lo si scoprirà man mano.

È bene sapere che, quando ci si reca da un professionista per discutere di sé e, in un modo o nell’altro, mettersi in discussione, si vive in una condizione di disagio perchè si vanno perdendo dei riferimenti psicologici determinati dall’utilizzo di sovrastrutture (titoli, appellativi, etichette sociali, etc.). un po’ quello che accade dopo un ricovero in una struttura sanitaria: ti sembra di perdere dei diritti, ti danno del tu... ed hai la percezione che, da quel momento in avanti, la tua opinione e la tua persona (per quello che credevi di valere, sul piano sociale) conteranno poco o niente!

Ricordiamoci, quindi, di far conservare i margini di protezione della propria identità sociale (chiamiamolo pure dott. o prof. o sig. a seconda dei suoi titoli sociali) per poi, gradualmente, fargli capire che, l’importante, è percepirsi per quello che, effettivamente, siamo: esseri umani. Il resto vale ben poco!

E siamo di fronte, seduti...

Ma, prima di decidere se accettare o meno l’incarico....

L’immagine proposta è abbastanza eloquente. Utile porre l’attenzione sul numero di incontri da effettuare. Bencheè ci siano indicazioni in base alle quali dovrebbero esaurirsi in non più di 8 / 10 volte, di fatto è difficile esser così categorici. Infatti, in base al motivo per cui siamo stati contattati, la durata varia. E, anche sensibilmente. Si suggerisce di proporre dei moduli di 5 incontri, con degli obiettivi da rendicontare e che giustifichino, eventualmente, il continuare per il tempo che si riterrà necessario.

Una volta deciso...

Dopo aver raggiunto un accordo chiaro, prima di iniziare a lavorare, cerchiamo di capire quali siano i punti di forza che ha il profssionista, quali, invece, gli errori cui potrebbe andare incontro e, infine, in che modo il cliente, potrebbe rendere il percorso, più difficile.

Fra gli strumenti a nostra disposizione, noi possiamo contare su:

  • Una personalità matura, equilibrata e solida (per avere qualche spunto e capire di cosa stiamo parlando, date un’occhiata qui
  • La capacità di sapersi esprimere nella maniera più adeguata ( utile leggere questi articoli
  • La disponbilità di chiarire le cose, secondo un principio logico di realtà;
  • La facilità a rapportarsi all’altro in maniera chiara, completa, costruttiva e non conflittuale;
  • La competenza di saper analizzare oggettivamente quanto espresso dall’altro, senza interpretare soggettivamente.

Per ridurre al minimo la possibilità di sbagliare, dobbiamo evitare condizionamenti e pregiudizi. Per maggiori chiarimenti consultate lo specifico articolo su i pregiudizi e su i condizionamenti.

Qualsiasi relazione interpersonale (a maggior ragione se di tipo professionale), non può prescindere dalla conoscenza e dall’applicazione di corrette regole della comunicazione...

Per maggiori dettagli, date un’occhiata all’apposito articolo

Dunque, abbiamo deciso di accettare l’incarico perchè esistono le condizioni opportune. Qualsiasi obbiettivo (realistico) abbiamo concordato, non possiamo prescindere dalla conoscenza adeguata dell’individuo, in maniera da calibrare il nostro lavoro, in funzione (anche e soprattutto) della sua personalità.

Cosa dovremo sapere, di lui?

Per un adeguato approfondimento, in merito a ciascuno dei punti evidenziati, si possono leggere i seguenti articoli:

I bisogni degli esseri umani

Il ragionamento

La conciliazione

La capacitÓ di adattamento

L’autostima

L’autoaffermazione

Per conoscere meglio la Logica

Le frustrazioni

I conflitti interiori

Il mondo delle paure

Da dove estrapoliamo tali informazioni?

Per ciò che concerne la parte relativa all’ascolto della persona, conviene mettersi in una condizione di non invasività del mondo altrui. Non interrompiamo il suo eloquio. Semmai, proviamo a rispondere ai suoi questiti, in maniera esaustiva (secondo il principio del "breve, chiaro e semplice"). Questa modalità, consentirà lo scarico delle tensioni e una sorta di ripistino di razionalità e lucidità, favorendo la voglia di partecipare al lavoro comune.

 Per approfondire le conoscenze sul carattere, conviene dare un’occhiata ai seguente articoli:

Una questione di Carattere (parte prima)

Una questione di Carattere (parte seconda)

 Per approfondire le conoscenze sul comportamento, conviene dare un’occhiata all’articolo specifico

 Anche per questo aspetto, come spiegato precedentemente, c’è un articolo dedicato

Sostanzialmente, il percorso operativo...

 Quale che sia il motivo per cui siamo stati contattati, per raggiungere risultati duraturi nel tempo, man mano che si procede nel lavoro, attraverso tecniche specifiche, è opportuno stimolare la riflessione del nostro cliente/committente, al fine di ottenere una migliore gestione di sè attraverso il raggiungimento di 4 condizioni:

  1. Autodisciplina: disciplina deriva dal latino discipulus cioé modo o regola di insegnare; di conseguenza autodisciplina significa dare a se stesso un modo o una regola, insegnandosela.
  2. Autocontrollo: controllo deriva dal francese contròle - da contre role- significa riscontro o verifica; quindi autocontrollo significa imparare a riscontrare e verificare la qualità dei propri pensieri. La logica determina l’autocontrollo.
  3. Autocomando: dal latino cum mandare, affidare la responsabilità di qualcosa a qualcuno. Allora autocomando significa affidare a se stessi la responsabilità della gestione di una vita corretta.
  4. Autogestione: dal latino gestionem, operare, amministrare, cioè amministrare se stessi con le conoscenze corrette che ci consentono di imporci disciplina e regole adeguate per raggiungere un obiettivo, il tutto verificato con riscontro di logica.

 Questo comporta una trasformazione "educativa" e "maturativa" del soggetto (senza dover per forza confrontarsi con la psicoterapia) in maniera da renderlo più adeguato a ciò che serve per autorealizzarsi nel contesto specificamente scelto.

Un aiuto può venire dalla lettura dell’articolo che spiega i l’origine e i principi dell’Energia mentale e il rapporto col nostro Mondo Esterno

L’immagine proposta, apparentemente complessa esprime, in realtà, l’articolazione della pianificazione esistenziale che ognuno di noi, trovandosi a vivere in Società Occidentale (che ha acquisito il "peggio" dalla globalizzazione) dovrebbe rispettare per non perdere il bandolo della propria matassa e non perdersi nel precipizio delle vacuità contemporanee.

Partendo dal centro, in alto, dell’immagine, ricaviamo una importante realtà: nessuno (almeno in queste latitudini) per evitare di girare a vuoto, può esimersi dallo "spendersi" nella costruzione (o nella ricerca) di un lavoro (che, in qualche modo, consenta di potersi valutare positivamente), nella realizzazione di un mondo di affetti ( per poter dare e ricevere Amore) e, infine (ma non ultimo, per importanza) poter contare sulla libertà di gestire (in autonomia) frazioni di Tempo, senza dover rendere "troppo" conto.

Alla sinistra dell’immagine, ci viene ricordato che, come una partita di Monopoli, si ricevono, quotidianamente, 24 "gettoni di libertà" (uno per ogni ora del giorno) da utilizzare per ogni attività personale e/o sociale. Il tutto, come si evince dal lato destro dell’immagine, creando (continuamente) utili motivazioni che ci portino ad ottimizzare le nostre risorse (fisiche, mentali, economiche, temporali, etc.) del momento.

L’obiettivo di tutto ciò, consiste nel trarre piacere (sensazione che corrisponde alla percezione di una condizione positiva, fisica, biologica o psicologica) all’interno di una pianificazione che tenga conto, prevalentemente, di noi stessi e, al tempo stesso, non dimentichi l’importanza (e le aspettative) degli altri.

E come si snoda, un po’ più nel dettaglio, il lavoro "dietro le quinte" mentre si marcia verso l’obiettivo prefissato?

 In queste due immagini (estrapolate dalle spiegazioni del grande Prof. dott. Giovanni Russo) c’è lo schema di quello che è stato spiegato prima. Salta all’occhio, oltre la completezza dei particolari, anche la descrizione di compiti e ruoli, rispettivamente, del professionista e del cliente. Il percorso è articolato in 10 punti che non sono, necessariamente, consequenziali ma utilmente propedeutici. In sostanza viene evidenziata l’importanza di creare l’alleanza collaborativa e la necessità di imparare a conoscere meglio se stessi per riuscire ad affrontare e risolvere quelle frustrazioni e quei conflitti che renderebbero ostico il cammino verso l’obiettivo. Il "come" fare, lo si può approfondire mediante la lettura di tutti gli articoli suggeriti finora, mediante gli appositi link.

Giusto per chiarirsi le idee e non confondersi sul ruolo del Counselor, occupiamoci da osservare come si agisce nei diversi ambiti di sua pertinenza...

Per i necessari approfondimenti, si possono leggere gli articoli della sezione Il segreto del successo

Utilissima la lettura dell’articolo Chi ben comincia Ŕ a metÓ dell’opera

Necessario, quasi indispensabile, leggere questo articolo specifico, dal titolo Psiconeurobiologia dell’Amore

Si suggerisce una passeggiata in questa apposita Sezione

Quello che serve lo trovate ne Il dolore sociale e ne L’onore delle armi

Utili spunti, dalla lettura de Il rapporto medico - paziente

Quanto mai utile, la lettura di questo articolo scritto da un valente Magistrato.

Questo è un bellissimo progetto originale di Neverland Scarl/ONLUS/No Profit

Anche per questo aspetto, abbiamo l’articolo specifico e un utile spunto di riflessione

 Per provare ad immaginare la strada per arrivare ad una simile trasformazione, se ancora non basta quello che avete letto finora, potete dare un’occhiata ai seguenti articoli:

Essere precario

La paura del futuro

Puntare su se stessi e vincere

Dal precariato, l’inizio del riscatto

e, volendo, assaporare le decine di trasmissioni televisive di Psicoterapia e Counseling realizzate dal 2003 ad oggi.

Prima di salutarci, vorrei proporvi un aneddoto su cui riflettere, segnalato da Emanuela Governi (Assistente Sociale e Counselor)

Un giorno, nelle verdi campagne scozzesi un agricoltore di nome Fleming si affacendava nelle normali attività, nella ricerca di mantenere dignitosamente la sua umile famiglia quando, all’improvviso, senti delle grida provenire d una palude adiacente ai suoi terreni.

Corso in quella direzione, trovò un ragazzo che stava, lentamente ma inesorabilmente, affondando nel fango, preso nella "stretta" di insidiose sabbie mobili...

Per un esperto come lui, non fu difficile salvargli la vita

All’indomani, una opulenta carrozza si fermò davanti la sua abitazione. Un elegante nobiluomo si presentò come il padre del ragazzo che salvato da una morte orribile.

"Voglio ricompensarvi, voi avete evitato una tragedia e vi sarò debitore per la vita".

"Mi spiace ma non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto" rispose l’agricoltore, declinando l’offerta.

In quel momento, il figlio dell’agricoltore giunse sull’uscio...

"E’ vostro figlio?" chiese il nobiluomo.

"Si," Rispose l’agricoltore con orgoglio.

"Facciamo un patto. Permettetemi di offrire a vostro figlio lo stesso livello di educazione scolastica che può permettersi mio figlio. Se il ragazzo assomiglia appena un po’ a suo padre, non ho dubbi che diventerà un uomo di cui entrambi potremo andar fieri"

Il signor Fleming accettò e suo figlio, quindi, frequentò le migliori scuole e, nel tempo, si laureò alla St. Mary’s Hospital Medical School di Londra. Si fece conoscere in tutto il mondo come lo scopritore della Penicillina: Sir Alexander Fleming!

Tanti anni dopo, lo stesso nobiluomo il cui figlio fu salvato dalla palude, contrasse una insidiosa polmonite. Chi salvò la sua vita stavolta?

La penicillina.

Il nome del nobiluomo? Lord Randolph Churchill. Il nome del figlio? Sir Winston Churchill.

 

Giorgio Marchese - Medico Psicoterapeuta, Counselor - Presidente Neverland (Scarl - No Profit - ONLUS)

 

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