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Morale, Politica e SocietÓ.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

7 dicembre 2016






Ma un "dialogo", Ŕ possibile?


Queste riflessioni nascono, con l’aiuto del mio mentore Giovanni Russo, dalla partecipazione ad un convegno politico, nel 1994. Vista la particolare (anche se cronicizzata) condizione in cui dibattiamo le nostre coscienze, mi è sembrato idoneo tirarlo fuori dai cassetti, “spolverarlo”, arricchirlo e proporlo alla valutazione di chi vorrà dargli uno sguardo.

BUONA LETTURA

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane, ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate. Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace. Liberi, com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi... per tirare la maniglia della porta e andare fuori, come Mastroianni tempo fa, come la voce guida della pubblicità: ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già... (Samuele Bersani)

Si può parlare di Politica, Morale e Società, cercando di armonizzare i tre elementi, soltanto se ci si riferisce all’elemento fondamentale che è l’essere umano il quale, nel corso della propria vita, fa politica e vive nella Società sulla base di leggi morali.

Infatti, l’essere umano partecipa alla gestione (fa politica, quindi) della comunità in cui vive (la Società) sulla base di ciò che si riferisce ai costumi, agli atti, ai pensieri umani, considerati rispetto al bene ed al male (questa è la morale).

"Se ti disperi perché non puoi vedere la luna, non piangere, altrimenti le lacrime ti impediranno di vedere finanche le stelle!".

L’essere umano:

  • si è trovato da sempre nella necessità di appagare dei bisogni, a cominciare da quelli indispensabili fino a quelli che gli consentono di sviluppare la propria identità, correttamente (cioè essere in grado di capire se stesso);
  • ha lavorato e sofferto per conquistare sistemi di vita adeguati alle proprie necessità.

Perché l’obiettivo sia raggiunto, bisogna conoscere a fondo l’essere umano e consapevolizzare realmente ciò di cui ha bisogno.

Per fare questo, abbiamo due possibilità: chiedere se in giro c’è qualcuno in grado di indicarci la strada giusta da percorrere, oppure cercarla da soli.

Nel secondo caso, bisogna dirigere la propria attenzione e il meglio delle proprie capacità, nell’osservazione della Natura (e delle sue leggi fondamentali). Che poi, è come dire... cercare di capire qual è il senso da dare alla propria vita per non avere la percezione di girare a vuoto "senza" senso.

Come mai è possibile affermare una cosa simile?

Perché chi ci ha creato, ha voluto che fossimo a sua immagine e somiglianza!

Gli esseri umani, possono essere considerati:

  1. Uguali (nei costituenti sub atomici)
  2. Simili (nei bisogni)
  3. Diversi (nelle elaborazioni di pensiero).

Infatti, "energeticamente siamo tutti uguali", in quanto costituiti da particelle elementari (i quark, per esempio) e, di conseguenza, sottoposti alle stesse regole, portandoci in dote una immensa forza potenziale: la stessa da cui, attraverso il Big Bang, si è formato l’intero Universo.

"Siamo simili nei bisogni" perché ognuno di noi, per sopravvivere (innanzitutto) e migliorarsi in seguito (realizzandosi con se stesso e nella Società), deve appagare una serie di esigenze "standardizzate", che la Natura ci mette di fronte.

Non siamo uguali nei bisogni ma soltanto simili perché non tutti gli esseri umani sono messi nelle condizioni di conoscerli, per poterli appagare.

"Siamo diversi nelle elaborazioni di pensiero" perché, all’interno della nostra mente, esiste tutto un mondo fatto di ingranaggi che "girano" per ogni essere umano, in maniera diversa, determinando strategie funzionali proprie di ciascuno.

Tale diversità, è il risultato dell’esperienza di vita e delle relative e conseguenti "capitalizzazioni", più che a codificazioni genetiche.

Dopo tutto ciò, non è difficile capire come mai, in effetti, siamo uguali a chi ci ha creato: siamo energia, così come tutto l’universo, d’altronde.

Ed è per questo che, studiando la Natura e le leggi che la governano, noi possiamo trovare molte risposte ai tanti interrogativi che, fin dalla comparsa dei primi pensatori, ci siamo posti, in quanto pensatori.

Personalmente, credo che la strada migliore consista nel determinare il miglioramento dell’essere umano, attraverso la sua conoscenza, innanzitutto per utilizzare apprendimenti corretti in favore sia del singolo che della collettività, al fine di far vivere meglio la propria realtà umana all’interno della Società secondo leggi morali, se per morale intendiamo il prodotto della efficienza migliore degli esseri umani finalizzata alla convivenza in un rapporto di scambio corretto".

C’è chi paragona la politica ad un ranch dove, per fare un buon lavoro, bisogna necessariamente sporcarsi le mani!

Infatti, i risultati sono sotto gli occhi di tutti!

L’impegno della politica e dei politici (i quali sono essere umani e quindi hanno necessità di conoscersi, ciascuno per se stesso, per essere quello di cui tutti noi abbiamo bisogno), "deve" essere quello di uscire da uno stato di freddo morale e conquistare posizioni più alte sul piano sociale per far sì che non esista una disarmonica distribuzione di risorse, fisiche e mentali.

Nel 1902, Papa Leone XIII proprio mentre rigettava e sconfessava il materialismo, non poteva fare a meno di soffermarsi su una più avveduta giustizia sociale, su un giusto riconoscimento da assegnare al lavoro ed ai lavoratori, per rendere possibile il determinarsi di un fraterno sentimento di intesa dal momento che, per sua natura, l’essere umano è proprio a ciascuno, ma simile a tutti.

Ciascuno di noi quindi, nel rispetto di se stesso e degli altri, deve contribuire a migliorare la Società, se opportunamente preparato.

Come si migliora la Società?

Sembra ovvio ma, a distanza di millenni da quando si è arrivati a capirlo, ancora non si è trovata una risposta più adeguata... e cioè: "costruendo ciò che manca, cominciando dal singolo".

Ognuno di noi necessita di conoscere il motivo per cui utilizza se stesso e il proprio tempo vitale. Questo significa avere una buona comunicazione con se stessi, anzitutto (cioè un corretto sviluppo della propria identità), altrimenti si vive sempre "col coltello nella schiena", in allarme continuo, in crisi perenne.

Bisogna necessariamente ricondurre tutto alla migliore conoscenza dell’essere umano, perché:

  • La Società è l’insieme di tanti esseri umani.
  • La Morale è il prodotto della migliore efficienza espressa dagli esseri umani per convivere in una dimensione di equidistanza rispetto al positivo e al negativo.
  • La Politica è la gestione della conduzione degli esseri umani nella Società. Da qui la necessità di migliorare gli esseri umani, il che porta, logicamente, allo sviluppo positivo della società attraverso una politica che tenga conto anche delle indicazioni morali.

La politica, personalmente, la vedo come un dialogo nelle leggi sociali, che miri a creare le condizioni necessarie indispensabili, affinché i cittadini vengano messi in grado di capire come appagare ciò di cui hanno bisogno.

Questo non è facile; infatti si dice che: "se fai credere a qualcuno che egli pensa, ti sarà riconoscente; se lo indurrai a pensare, ti avverserà!"

Però è pur vero che la migliore garanzia di sviluppo, poggia sugli sforzi che tutti compiono, dopo aver ricevuto gli apprendimenti necessari, ciascuno al proprio livello.

C’è bisogno di educatori che ci insegnino a godere di interagenze pacifiche, ad avere consapevolezza del proprio spazio vitale per poterlo difendere dagli insulti di chi ci vuole prevaricare. C’è bisogno di "cervelli" che ci mostrino come assaporare uno scambio di opinioni e di servizi. Abbiamo " fame " di professionisti che ci insegnino a gustare una comunicazione fatta anche , in alcuni momenti , di silenzio, di solitudine per riflettere e "ritrovare" se stessi.

Buoni politici non si nasce, ma lo si diventa grazie a corretti apprendimenti.

Una politica mirante ad ottenere una Società migliore, deve avere come obiettivo quello di aiutarci a crescere rendendoci indipendenti, in grado cioè, di verificare i messaggi che ci vengono trasmessi.

Questo conduce alla convivenza pacifica in un consorzio umano che lavori compatto per il benessere di se stesso, così come la Psiche ed il Corpo, insieme, "collaborano" per il mantenimento della nostra salute globale.

Parafrasando un concetto di Elio Vittorini nel suo libro "Uomini e no", potremmo dire che la conoscenza dei requisiti per lo sviluppo e la maturazione della Società, rappresenta un patrimonio che non è dell’uno soltanto ma dell’uno e di tutti; "un tale inestimabile valore deve costituire un momento di unità fra tutti, un’occasione di stare insieme, vivere insieme (ognuno nel rispetto dell’altrui spazio vitale), insieme lavorare e credere nell’avvenire".

Nello sviluppo e nella valorizzazione delle risorse umane, si può determinare un essere umano migliore, per una società migliore sulla base di una migliore morale.

Una persona che mostra di saper pensare e che risponde al nome di Antonio Chiaia (per i più intimi, familiarmente "Totino") mi ha fatto omaggio di una interessante riflessione elaborata da un padre seminarista e che riguarda la vicenda di Lazzaro, dal vangelo di Giovanni.

Gesù dice alle sorelle: "Scioglietelo e lasciatelo andare" (v.44).

Noi possiamo leggere questa semplice frase come una frase magica di Gesù. Ma possiamo leggerla più in profondità come qualcosa che riguarda anche la nostra vita. E’ chiaro che Lazzaro è paralizzato dalle sorelle, da queste donne che lo soffocano, che gli impediscono di vivere, che gli tolgono l’aria, tutto lo spazio: sono delle donne dilaganti. Donne che prese dai loro problemi "mangiano" anche tutto lo spazio di Lazzaro. Quando esce, dice il vangelo, è avvolto da bende: e cosa sono le bende se non tutte quelle relazioni, quei rapporti che lo ingabbiano, lo legano, lo soffocano, lo stringono fino ad ucciderlo? I piedi sono la strada, l’andare, il camminare: Lazzaro non aveva nessuna autonomia, era succube nel suo andare, legato, non aveva nessuna possibilità di scelta. Le mani sono il nostro fare, il nostro produrre, la nostra creatività. Lazzaro è soffocato, legato, si trova immerso in una situazione dove non sa fare o non può fare nulla, non c’è spazio di movimento, di manovra e di libertà per lui; non può emergere ciò che vorrebbe fare, diventare; non può esprimersi, tutto è già deciso. Il volto è l’identità di una persona. Lazzaro non ha volto, è nessuno, non sa chi è, non si conosce. Che Lazzaro ci sia oppure non ci sia è la stessa cosa, perché nessuno lo vede, a nessuno interessa il suo volto. Lazzaro è av-volto. E’ chiaro che Marta e Maria si sono "mangiate" il loro fratello, e Lazzaro non trovando una sua fisionomia, soffocato, muore. Poi depongono Lazzaro in un sepolcro e vi rotolano una pietra sopra: si sbarazzano del morto.

L’insegnamento che si può trarre da questa parabola, è che Lazzaro rappresenta l’umanità intera. Tutti noi dobbiamo camminare, per andare avanti, progredire, perché ogni essere umano ha il diritto (che al tempo stesso diventa un dovere), di realizzare tutto quello che può esprimere, non quello che gli altri credono che si debba fare.

 

L’appartenenza, non è lo sforzo di un civile stare insieme; non è il conforto di un normale voler bene. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé. L’appartenenza, non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione: l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé. Uomini, uomini del mio passato, che avete la misura del dovere e il senso collettivo dell’amore, io non pretendo di sembrarvi amico. Mi piace immaginare la forza di un culto così antico... e questa strada non sarebbe disperata se in ogni uomo ci fosse un po’ della mia vita. Ma piano piano, il mio destino é andare sempre più verso me stesso... e non trovar nessuno! L’appartenenza è un’esigenza che si avverte a poco a poco, si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo: è quella forza che prepara al grande salto decisivo, che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti in cui ti senti ancora vivo. Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire "NOI". (G. Gaber)

G. M.

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