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Catastrofe sociale. E morale.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

16 dicembre 2016

Cari lettori, non so voi ma, io, ogni volta che leggo notizie allarmanti, sono solito domandarmi il perché di certi avvenimenti. E allora, quando la mia attenzione cade sul seguente annuncio: "Disturbi psichici, un problema per 8 milioni e mezzo di italiani!" - mi convinco che, forse, abbiamo raggiunto situazioni preoccupanti. In effetti, discutendo con colleghi medici di medicina generale (i cosiddetti medici di famiglia) ho conferma del fatto che, dietro a insonnia, attacchi d'ansia, nevrosi, stanchezza e ad altre problematiche riferite dai pazienti, molte volte ci sono "solo" disagi psicologici. Proprio l'altro giorno, nel mio studio, una mamma, piangendo, si sfogava per il dolore e la vergogna di avere un figlio psicotico. Ho riflettuto e mi sono reso conto di quanto sia bizzarra la nostra vita. "L'egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma, semmai, nell'esigere che gli altri vivano come pare a noi" (Oscar Wilde). Ogni giorno che il buon Dio (per chi ci crede) manda sulla Terra, incontriamo verità speculari, accettabili tutte allo stesso modo, purché si cambi prospettiva di osservazione. Come dire: "E' vero un certo assunto; ma è vero, anche, l'esatto contrario!". Contraddizioni del vivere? Forse. Ma, come la mettiamo, quando scopriamo realtà che ci portano a concludere, per esempio che l'amore sia una sublime forma di egoismo? Potremmo restare confusi! Eppure... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.


...riflettendoci bene, amiamo il nostro partner in funzione della sua capacità di amarci. O di farci percepire come utili oppure, addirittura, indispensabili. E a cosa serve rispettare le leggi sociali quando, chi le promulga, mostra (senza neppure tanto pudore) di porsi al di sopra di esse, in una dimensione amorale, al di là del bene e del male. "Ah... Mi dispiace, ma io so’ io, e voi nun siete un cazzo!" (da "Li soprani der monno vecchio" di Gioacchino Belli - riportata da Alberto Sordi ne "Il Marchese del Grillo").

Ascoltavo, l’altro giorno alla radio, argomentazioni che riconducevano a una verità "apodittica". Ho riflettuto sul fatto che, con tale termine, si identificano affermazioni che sono ampiamente dimostrabili. Invero, le proposizioni apodittiche si differenziano da quelle assertive, che si limitano ad sostenere che qualcosa sia vero o falso, e da quelle problematiche (o ipotetiche), che propongono solo la possibilità che qualcosa sia vero.

Per capire meglio, potremmo operare il seguente esempio

Affermare, prima dell’avvento dell’era Fascista, che i politici fossero dei ladri era, senz’altro, una verità ipotetica.

Sostenere la stessa tesi, intorno agli anni 70 - 80 del secolo scorso (prima dell’era "tangentopoli" e "mani pulite"), diventa una dichiarazione assertiva.

Proporlo, alla luce dello schifo che, senza ritegno, la gentaglia nominata al Parlamento ci costringe ad assistere, quotidianamente, diventa decisamente "apodittico".

Potrei aggiungere che, fra qualche tempo, la stessa proposizione si trasformerebbe in pleonastica, cioè ridondante. In parole povere, troppo scontata!

E allora, vorrei poter dire, alla madre addolorata che mi ha condýfidato le proprie pene, di non meravigliarsi di chi sceglie, per non "impazzire" sul serio, derive virtuali che il DSM (la "Bibbia dei disturbi psichiatrici) racchiude nelle varie forme di psicosi. Nessuna vergogna, cara signora, è probabile che fra lei e me, il più sano sia proprio suo figlio che, di fronte ad una Società di Minchioni ha scelto di dire "No"!

Esiste un’opzione alternativa?

Ce ne sono, addirittura due. La prima consiste nel cercare e applicare le varie forma di compensazione più o meno nevrotica, per non "pensare troppo" e sentirsi, di conseguenza, sprofondare... Cari lettori, non avete mai incontrato (magari allo specchio!) individui con caratteristiche simili a quelle che mi accingo ad elencare? Senso grandioso di importanza (per esempio, esagerando risultati e capacità, aspettando di essere notato come superiore senza un’adeguata motivazione); fantasie illimitate su successo, potere, fascino, bellezza; illusione di essere "speciale" e, di conseguenza, di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe elevata; richiesta di eccessiva ammirazione; convinzione che tutto sia dovuto, con irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative; comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

Ebbene, costoro, secondo manuali specifici, appartengono alla categoria dei "disturbati" narcisisti. Secondo una delle tante leggende della mitologia greca, quando Narciso raggiunse il sedicesimo anno di età, era un giovane di tale bellezza che ogni abitante della città si innamorava di lui ma egli, orgogliosamente, respingeva tutti. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco seguì il bel giovane tra i boschi desiderosa di rivolgergli la parola ma, al tempo stesso incapace di parlare per prima perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto: era stata, infatti, punita da Giunone perché la distraeva con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano. Narciso, sentendo avvicinarsi qualcuno furtivamente, gridò: "Chi è là?", Eco rispose: "Chi è là?" e così continuò, finché Eco non si mostrò e corse ad abbracciarlo. Narciso, ovviamente, la rifiutò sdegnato. Eco, con il cuore a pezzi, trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la voce. Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso in modo farlo da innamorare perdutamente della propria immagine riflessa nell’acqua del fiume. Con tale sortilegio, il giovane baldanzoso, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere un rapporto con se stesso, si lasciò morire struggendosi inutilmente. Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore cui fu dato il nome, appunto, di Narciso.

Ma c’è un’altra possibilitÓ.

Diventare persone più serie, smettendo finalmente di lamentarci e provando a concretizzare, in base alle circostanze e alle possibilità. "Io ritengo, carissimo Sereno, che Atenod˛ro si sia troppo sottomesso alle circostanze ritirandosi troppo presto dalla vita pubblica. Non intendo dire che non si debba mai cedere il passo ma, mi sembra, sia meglio farlo gradatamente, salvando le insegne e l’onore militare: guadagna maggior rispetto e benevolenza, chi si arrende armato ai suoi nemici. Se la sorte ostile gli negherà la libertà di azione, dovrà trovare altri modi per rendersi utile alla Società. Bada, piuttosto, che il difetto non sia dentro di te e, ricorda che, anche in una città sconvolta e in pessime condizioni, il saggio trova il modo di dimostrarsi tale; in una città florida e al culmine del benessere, regnano, spesso, la crudeltà, l’invidia e i vizi più nefandi!" (Seneca - La Serenità).

È notizia di qualche tempo fa che, in America, un tredicenne gravemente malato ha chiesto la possibilità di anticipare il Natale, per poterlo assaporare, prima che fosse troppo tardi, per l’ultima volta. Un paese intero, unito nel soddisfare questa richiesta, si Ŕ dipinto di fiocchi di candida innaturale neve, di campane di suoni che annunciano i regali, di allegria condita da una profonda tristezza, ma con un obiettivo vivo, vero e senza niente in cambio: regalare un sorriso. Forse l’ultimo, il più sincero.

Cari lettori... secondo voi, se ne esce da questo vicolo cieco?

Probabilmente non nel breve periodo. E, comunque, non fino a quando, continueremo a vivere secondo la massima di Miguel Zamacoïs: "Fingi di credere che il mondo giri attorno al sole... ma, in fondo in fondo sei persuaso che gira, esclusivamente, intorno a te".

Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta) - Direttore "La Strad@"

Si ringraziano Fernanda Annesi, Eugenio Filice e Marilena Dattis, per la collaborazione.

P.S. Questo editoriale, con qualche aggiustamento, Ŕ strutturalmente ricavato da un lavoro pubblicato diverso tempo fa. La cosa sconcertante Ŕ che, nonostante tutto, risulta considerevolmente attuale. Ci˛ Ŕ la prova che, se non cambiamo "dentro" (e ci vorrÓ tanto tempo), tutte le ricette proposte, per la risoluzione dei problemi, resteranno solo su carta. Magari virtuale.

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