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Il dolce e l’amaro.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

8 giugno 2012


C'è una cosa che, più di ogni altra, può essere definita, contemporaneamente, la più lunga e la più corta, la più svelta e la più lenta, la più divisibile e la più estesa, la più trascurata e la più rimpianta, senza la quale, niente può esser fatto, che divora ciò che è piccolo e vivifica ciò che è grande... Secondo Voltaire, si trattava di quell'insieme di istanti che contraddistingue dei termini fondamentali e che si chiama "tempo". Però, siccome la vita è come una clessidra, in cui migliaia di granelli di sabbia, uno alla volta, attraversano lo stretto passaggio centrale, per scendere giù, dove tutto è già accaduto, la misura e l'intensità di ciò che accade nell'unità di tempo, dipende dal valore che ciascuno di noi dà ad ogni singolo evento o a tutte le esperienze che colorano di sfumature ogni parte del nostro essere. A queste condizioni, è il nostro animo che "misura" ogni istante di eternità, stabilendo quanto affanno per ogni progetto. Il dolce e l'amaro. L'attesa e il commiato. Niente è più lento per chi aspetta; niente è più rapido per chi è felice. E se riuscissimo a "stendere" l'impasto, in piccolo, fino all'infinito? Forse smetteremmo di trascurare. Ed eviteremmo di rimpiangere. Ogni cosa, anche quella pił ovvia, diventerebbe "grande" meritando l'immortalità, ....Almeno nel ricordo. "Non c'č niente di pił triste...di una tristezza non capita" (Anonimo). Se tu domandassi l'età ad un ottantenne lui, subito, risponderebbe: "ottanta!" Ma se tu gli chiedessi.... PER LEGGERE TUTTO IL TESTO, CLICCARE SUL TITOLO.



di togliere dai suoi anni il tempo trascorso a compiacere amici e parenti, ad obbedire ai capi, a lavorare, a far denaro, a studiare, ad odiare e ad amare gli altri e, poi lo inducessi a riflettere su quanto, di quegli ottant’anni, è il tempo rimasto per sè, costui potrebbe, amaramente, scoprire di avere più o meno l’età di un adolescente. E allora, caro amico, breve non è la vita in sè, ma quella che veramente viviamo!"(Lucio Anneo Seneca)

Il dolce e l’amaro. Non teniamo mai al tempo presente. Anticipiamo il futuro, che ci sembra lento ad arrivare, come se volessimo affrettarne il corso; rievochiamo il passato per fermarlo, perché troppo svelto.

"Io vi auguro di vestirvi con un vestito che non seguirà mai la moda. Vi auguro robuste speranze ai piedi. Pantaloni fatti di impegno, maglie che abbiano due colori: quello della libertà e della corresponsabilità. E portate un bel cappello, quello della conoscenza e dello spirito critico. Dobbiamo vestirci di tutto questo, sempre. Questo il nostro impegno e la nostra speranza" (Don Ciotti).

Forse Leopardi aveva proprio ragione quando diceva che i momenti che preferiamo sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai di che! "Malinconia del passato, gioia del presente, pentimento del futuro: questa è la vita"( Jim Morrison). E allora? La risposta è semplice e disarmante: cerchiamo di non vagare, "imprudenti" nei tempi che non ci appartengono e, semmai, impariamo a "pensare" e a "godere" a quello che ci appartiene. Il Presente.

Giorgio Marchese - Direttore La Strad@

Si ringrazia Emanuela Governi (dottore in Scienze dei Servizi Sociali, Mediatore Familiare, Counselor in formazione) per la collaborazione offerta.

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